Venerabile Margherita del Santissimo Sacramento
RELIGIOSA CARMELITANA, — FONDATRICE DELL'ASSOCIAZIONE DELLA SANTA INFANZIA DI GESÙ
Religiosa Carmelitana, Fondatrice dell'Associazione della Santa Infanzia di Gesù
Religiosa carmelitana a Beaune nel XVII secolo, Margherita del Santissimo Sacramento si consacrò fin dall'infanzia alla devozione verso il Bambino Gesù. Mistica celebre per le sue estasi e le sue visioni della Passione, fondò l'Associazione della Santa Infanzia e pregò per la nascita di Luigi XIV. Morì in odore di santità a 29 anni dopo una vita di austerità e carità.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 9
LA VENERABILE MARGHERITA DEL SANTISSIMO SACRAMENTO,
RELIGIOSA CARMELITANA, — FONDATRICE DELL'ASSOCIAZIONE DELLA SANTA INFANZIA DI GESÙ
Infanzia e pietà precoce
Nata a Beaune nel XVII secolo, Margherita manifesta fin dalla più tenera età una devozione intensa per l'Eucaristia e una carità attiva verso i poveri.
Ecco ancora un fiore di un profumo e di una bellezza incomparabili, che il sacro Ordine del Monte Carmelo ha donato alla Chiesa nel corso del XVII secolo. Nacque a Beaune Beaune Città natale e di ministero della santa in Borgogna. , piccola città del ducato di Borgogna, il 7 febbraio 1649. Suo padre, di nome Parigot, era un ricco abitante della stessa città. La si vide fin dall'infanzia prevenuta dalle benedizioni del cielo; all'età di cinque anni, ebbe grandi conoscenze di Dio; e quando la si portava in chiesa, si trovava già potentemente applicata al mistero dell'Eucaristia. La notte, non appena la donna addetta al suo servizio si era ritirata, si rialzava dolcemente e, scivolando in ginocchio contro il suo letto, passava diverse ore a pregare, insensibile al sonno e al freddo più rigoroso. Aveva la più tenera devozione per la santa Vergine e i santi angeli. Quando ebbe raggiunto il suo settimo anno, fu mandata a scuola, diretta a Beaune dalle dame di Sant'Orsola. Si notò tra gli altri indizi della sua pietà che, essendo posta durante la lezione accanto alla sua maestra, si impossessava del crocifisso attaccato al lungo rosario che quest'ultima portava, lo premeva sul suo cuore, lo baciava con amore. Amava molto i poveri; non ne poteva incontrare senza fermarsi vicino a loro, interrogarli affettuosamente sui loro bisogni e offrire loro qualche sollievo con dolci parole che rapivano i passanti. Faceva collette tra le sue giovani compagne per sollevare queste membra sofferenti di Gesù Cristo. Ogni sera, radunava dei vecchi infermi presso suo padre; li lavava, rammendava i loro abiti e baciava le loro piaghe sull'esempio dei Santi. Si dice che Gesù Cristo le apparve sotto le sembianze di un piccolo povero che venne a implorare il suo soccorso. Margherita, toccata da compassione, gli presentò la sua merenda, unico dono che poté fargli. Il bambino accettò, offrì in cambio un rosario e scomparve. A nove anni, provava già dure tentazioni; le combatté con l'orazione e andando a visitare Nostro Signore nel sacramento del suo amore.
Ingresso al Carmelo di Beaune
A undici anni entra nel monastero delle Carmelitane di Beaune, stabilito nell'antico priorato di Santo Stefano, dove si distingue per la sua umiltà e le sue estasi.
Avendo perso la madre quando aveva appena undici anni, si abbandonò nelle mani della santa Vergine, chiedendole la grazia di essere al riparo dai pericoli del mondo in un chiostro. Ottenne questo favore. Suo zio, priore di Santo Stefano a Beaune, avendo ceduto quel priorato per stabilirvi delle Carmelitane, ottenne che lei vi entrasse, all'età di undici anni, per esservi nutrita e per rimanervi, se Dio le avesse conservato il desiderio. Il 24 settembre 1630, vi fece la sua prima comunione, durante la quale si trovò come rapita in Dio e ricevette grazie inesprimibili. All'uscita dalla cappella, dove aveva ricevuto il suo Salvatore, la condussero in un eremo consacrato in onore della Madre di Dio, dove il suo volto apparve così bello, che lo si sarebbe preso per quello di un angelo. Si mise in orazione e si donò di nuovo alla santa Vergine. Le sue virtù cominciarono presto a risplendere in quella santa famiglia. La sua umiltà era profonda; la si vedeva sempre in una grande confusione di sé stessa, e non si poteva aggiungere nulla all'esattezza della sua obbedienza, né al suo amore e alla sua benevolenza verso le sorelle. La sua indifferenza per tutte le cose, la sua equanimità e la sua prudenza erano così straordinarie, che tutta la casa la guardava come un modello di virtù, e si cercava con premura la sua conversazione.
L'orazione occupò da allora talmente il suo spirito, che perse tutte le conoscenze naturali che aveva acquisito, e persino quella della città in cui si trovava e delle creature che vi aveva visto. Si comunicava tante volte quante ne poteva ottenere il permesso; ogni volta restava quattro o cinque ore in estasi, e apprendeva ammirabili segreti del cielo. Gli angeli e i Santi conversavano con lei in una così grande familiarità, che la si sentiva talvolta rispondere loro: «Poiché vi piace, gloriosissimi Santi, che io adori con voi, adoriamo, adoriamo senza fine il nostro Dio eterno!». Tuttavia, Nostro Signore le fece conoscere che questi favori non erano ancora nulla in confronto alla santità alla quale voleva elevarla. Operò dunque in lei una nuova consacrazione, la quale, avendo santificato la sua anima, si diffuse da lì sui suoi sensi e su tutto il suo corpo, e vi produsse una purezza ammirabile. Il suo volto divenne allora così risplendente, che non appariva più come una creatura terrena, e le religiose stesse non osavano posare lo sguardo su di lei.
Mistica della Passione
Margherita riceve grazie mistiche che la associano alle sofferenze della Passione di Cristo e ai tormenti sopportati per la conversione dei peccatori.
Dopo queste preparazioni, avendole Nostro Signore donato un amore incredibile per la croce, la incaricò di soffrire per i peccatori, al fine di placare l'ira di suo Padre irritato contro di loro. Le fece conoscere la santità dello stato delle anime religiose e la fedeltà che Egli desidera da esse, e le disse che ben poche corrispondevano all'eccellenza della loro vocazione. Ella fu dieci giorni a soffrire dolori grandissimi per loro, e non cessò mai durante tutto quel tempo di pregare per tutti gli Ordini religiosi. Vide poi quanto questo amabile Salvatore sia disprezzato e disonorato dai cristiani che lo ricevono nel Santissimo Sacramento dell'altare in stato di peccato mortale, e quali castighi siano loro preparati, e sopportò per questo motivo, per tre mesi, tormenti straordinari. Risentì allo stesso tempo fino al vivo la poca disposizione e preparazione che molti di coloro che sono in grazia apportano alla ricezione di questo augusto mistero, ed entrò in un così grande rispetto per Lui, che non osava nemmeno alzare gli occhi per guardarlo sull'altare; ciò fu causa che la sua maestra, vedendola un giorno tutta sopraffatta dal dolore e tutta compenetrata dal sentimento della propria indegnità, le permise per quel giorno soltanto di astenersi dalla santa comunione; ma appena fu ritirata nell'eremitaggio che era nel giardino, essendosi messa in preghiera, fu subitamente rapita in estasi, e Nostro Signore, rivestito degli abiti sacerdotali e accompagnato da una moltitudine di spiriti beati, la comunicò, dicendole queste parole: Qui manducat meam carnem, et bibit meum sanguinem, in me manet et ego in illo: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me e io in lui». La sua buona maestra, che l'aveva condotta in quel luogo, vide Nostro Signore con i propri occhi e udì queste parole: ed è lei che ha reso testimonianza di questa meraviglia.
Ella fu occupata tutta la vita dal mistero adorabile dell'infanzia di Gesù; ma ciò non impedì che ella avesse parte agli altri misteri, e che ne ricevesse impressioni fortissime e santificanti. All'età di tredici anni, Egli le fece provare tutti i dolori della sua Passione. Il giorno delle Ceneri, avendola condotta in spirito nel suo deserto, le scoprì che vi aveva passato giorni e notti intere a chiedere misericordia per i peccatori; che vi era rimasto per dodici e quindici ore con le lacrime agli occhi, la faccia costernata e il volto incollato contro terra; che i digiuni e le veglie di quaranta giorni, sebbene molto penosi, non erano che i minori dei suoi lavori, che i suoi combattimenti contro le tentazioni vi furono come infiniti, e che gli era stata un'umiliazione inconcepibile vedersi tentato dal demonio. Il giovedì santo, ella fu in spirito nel giardino degli Ulivi, dove Nostro Signore le scoprì grandi segreti sulla tristezza della sua santa anima, sul suo sudore di sangue e sulla sua agonia. Le fece anche risentire l'enormità del peccato di Giuda, ed ella assicurava che non si poteva concepire ciò che Nostro Signore aveva sofferto per l'infame bacio di quel miserabile. Il giorno seguente, vide in che modo era stato condotto davanti ad Anna e davanti a Caifa, e allora, per provare le pene che Egli aveva sofferto in quelle occasioni, ella fu lei stessa legata invisibilmente per tutto il corpo, in modo tale tuttavia che i segni ne apparivano sul collo e sulle braccia, e che i suoi dolori erano così brucianti, che non si poteva vederla senza versare lacrime. Apprese anche che lo schiaffo che il Figlio di Dio ricevette da uno dei servitori del sommo sacerdote era stato così violento, che il volto gliene era divenuto tutto gonfio e livido. L'afflizione che ebbe nel vedere il suo Sposo così indegnamente trattato, la fece a lungo compatire i suoi oltraggi e pregare per la conversione dei peccatori. Ebbe poi parte ai supplizi della flagellazione, dell'incoronazione di spine, del trasporto della croce e della crocifissione, e si fece sul suo corpo qualcosa di simile a ciò che si è fatto sul corpo del Salvatore; in modo che, verso le tre del pomeriggio, ella fu per qualche tempo come morta, senza che apparisse in lei alcun sentimento né movimento. Conobbe allora più che mai l'enormità dei peccati del mondo, la grandezza della severità di Dio contro i peccatori, e quanto la sua giustizia si sia appesantita sul suo Figlio, per fargli portare la pena che era dovuta ai nostri crimini. Dalla sera del venerdì santo fino al giorno di Pasqua, ella rimase in una perpetua adorazione del suo Sposo morto; ma in quel giorno, che è quello della gloriosa risurrezione, ella risuscitò per così dire lei stessa; tutte le sue pene scomparvero, fu rapita in estasi alla comunione, e in quel rapimento, vide la gloria del suo Sposo trionfante, ed ebbe parte alla gioia che vi è in cielo nel giorno di una così grande festa.
Intercessione per la Corona di Francia
Consacrata all'Infanzia di Gesù, profetizza e ottiene con le sue preghiere la nascita del delfino, il futuro Luigi XIV, per la regina Anna d'Austria.
Qualche mese dopo, ricevette un'impressione nuova e del tutto straordinaria del mistero della sua divina infanzia, che era quello al quale era principalmente consacrata. Nostro Signore si fece vedere a lei così come era al momento della sua nascita, della sua circoncisione, della sua presentazione al tempio e dei suoi colloqui infantili con la santa Vergine e san Giuseppe, e la fece entrare in una grande conformità a questi stati. Ella fu allora rivestita delle virtù e delle perfezioni incomparabili che egli vi possedeva, il che le conferiva talvolta una bellezza così ravvivante e un'aria così maestosa che le religiose non la riconoscevano più. Fu in quel tempo che il suo Sposo la incaricò della salvezza di un'infinità di anime, del successo dei più grandi affari e persino della conservazione della persona del re e dei principi. Soprattutto fu obbligata a portare i peccati di un signore del quale le fu fatto conoscere che la morte era vicina e che egli opponeva grandi ostacoli alla sua conversione. Ella pregò e soffrì per lui con grande fervore, il che ebbe un effetto così felice che, essendo al servizio del re, vi morì cristianamente lo stesso giorno che ella aveva predetto, e dopo alcuni giorni di purgatorio, durante i quali ella raddoppiò ancora le sue preghiere per la sua liberazione, egli entrò in cielo per godere eternamente della felicità che la santa sorella gli aveva procurato. Si applicò ancora con ammirevole tenerezza alla salvezza di molti altri signori, dei quali conobbe la morte e per i quali ottenne misericordia.
Durante il suo noviziato, fu provata dalla sua superiora e dalla sua maestra in ogni sorta di maniere; ma queste prove servirono solo a far risplendere maggiormente la solidità della sua virtù e a far conoscere che ciò che avveniva di straordinario in lei era una condotta di Dio e un'operazione dello Spirito Santo. Avvicinandosi il tempo della sua professione, vi si dispose con un fervore incredibile, il che le meritò un rapimento nel quale le persone della santissima Trinità si rivelarono a lei in un modo che non possiamo figurarci. Quando emise i suoi voti (il giorno della presentazione della santa Vergine, nel 1632), le religiose videro apparire sul suo corpo dei raggi di luce. Santa Teresa le fece conoscere che la prendeva singolarmente come sua figlia, e Nostro Signore contrasse invisibilmente nuove nozze con lei. Nella festa di Natale che seguì la sua professione, il santo bambino Gesù si pose tra le sue braccia, piccolo, come era al momento in cui venne al mondo. Ella lo pregò istantemente di concedere un delfino alla Francia e che fosse un principe secondo il suo cuore. Il bambino assicurò che non sarebbe morta senza aver visto i suoi desideri esauditi. In effetti, la regina Anna d'Austria diede finalmente un figlio primogenito a Luigi XIII.
Il giorno di questa felice nascita, mentre si cantava il Te Deum a Mattutino, suor Margherita ebbe un'estasi, durante la quale prese una corona che aveva fatto preparare e, ponendola con singolare rispetto su un'immagine del Figlio di Dio, disse, tutta trasportata dalla gioia: «O santo bambino Gesù! Le vostre promesse sono ora compiute; fate che questo principe che ci avete dato sia per sempre sottomesso alla vostra potenza; che non abbia alcuna grandezza che non riconosca di tenere da voi, e che ponga la sua gloria nel farvi regnare nei suoi Stati». Si seppe in seguito che questo delfino co sì deside Louis XIV Re di Francia durante il ministero di Olier. rato, che fu chiamato Luigi XIV, era nato nello stesso momento in cui ella aveva fatto questa preghiera.
Diffusione e la Cappella dell'Infanzia
Fonda una cappella dedicata alla Santa Infanzia, attirando l'attenzione di grandi figure come il barone di Renty e numerosi membri della nobiltà.
Poiché cercava di giorno in giorno nuovi mezzi per procurare la gloria della santa infanzia del Salvatore, ebbe il pensiero di far costruire una cappella in suo onore. Appena fu terminata, la divina Provvidenza suscitò un'infinità di persone per unirsi a suor Margherita nella devozione alla santa infanzia. Cardinali, vescovi, abati, dottori, religiosi e religiose di ogni sorta di Ordine, signori, ministri di Stato, presidenti e consiglieri delle corti sovrane le scrissero per questo motivo e per raccomandarsi alle sue preghiere. Il più notevole per pietà fu il barone di Renty; questo virtuoso gentiluomo fece un viaggio a Beaune, dove, a vendo visto qu baron de Renty Gentiluomo devoto che intrattenne un'unione spirituale con Margherita. est'anima santa, contrasse un'unione molto stretta con lei. Era già un grande servitore di Dio, ma divenne tutt'altro per suo mezzo e con l'assistenza delle sue preghiere. Si stabilì tra loro un commercio invisibile che si manteneva senza visite, senza lettere e senza l'intermediazione di alcuno, dal quale trasse vantaggi meravigliosi. Egli stesso disse, in una lettera che scrisse dopo la morte di suor Margherita, che non era che una pietra prima che lei gli avesse prestato la mano, e che era a lei che doveva l'ammorbidimento del suo cuore. Altrove la chiama un oracolo del cielo, un'anima elevatissima e un miracolo di grazia e di bontà; e altrove ancora assicura che non aveva nulla che non portasse grazia e unzione, e che ne riceveva grandi soccorsi, tanto per sé quanto per gli altri. La stessa devozione alla santa Infanzia fece sì che molti signori e dame di grande qualità e molte comunità inviassero alla cappella di suor Margherita doni magnifici per adornarla e per testimoniare il loro rispetto verso questo grande mistero. I borghesi e le altre persone di condizione inferiore vollero anch'essi avere parte a quest'opera di pietà; il che non è una piccola prova che il dito di Dio era in quest'opera, e che la santa sorella non l'aveva intrapresa che per suo movimento e ispirazione. Ma non occorre altra assicurazione che le virtù eroiche di cui la sua anima era colma e che brillavano in tutte le sue azioni.
Quanto all'amore che portava a Dio, appariva abbastanza dalla sua applicazione continua alla sua presenza. Gli altri la interrompono necessariamente con il sonno; ma per lei, che non dormiva mai, non la interrompeva mai, ed era giorno e notte in un'adorazione e un amore attuali delle sue perfezioni divine. Da qui venivano i suoi desideri ardenti e insaziabili di soffrire: da qui quella serenità e quella gioia che si leggevano sul suo volto nel mezzo dei suoi più grandi tormenti, sia che fossero causati dai demoni, o che venissero dalla violenza delle sue malattie. Il fuoco di questo amore celeste si accendeva talmente nella sua orazione, che il suo corpo ne era tutto infiammato, e la sua maestra ha lasciato scritto di averla vista, durante questo esercizio, tutta coperta e come rivestita di un sole. Impiegava la parte migliore della notte a prepararsi alla comunione; e quando era pronta a ricevere questo divino alimento, la sua bellezza aumentava mirabilmente, i suoi occhi diventavano come torce accese, il suo volto appariva tutto splendente, e dalla sua bocca e da tutti gli organi dei suoi sensi si esalava un odore squisito e ravvivante, di modo che le religiose contemplavano in lei una viva immagine dello splendore dei Santi. Molte persone hanno ricevuto grandi grazie solo per averla vista comunicare. Una dama, avendola considerata in questo stato, fu potentemente toccata da Dio; tutti i peccati della sua vita le furono chiaramente rappresentati, e concepì un ardente desiderio di servire Dio con tutto il suo cuore. Accadde la stessa cosa a un mercante che, avendo perso tutti i suoi beni per essersi reso garante per un altro, aveva una forte tentazione di disperazione. Venne ad ascoltare la messa nella chiesa delle Carmelitane; e quando si portava la comunione alle religiose, scorse la piccola sorella con un volto luminoso e angelico. Questa vista operò un cambiamento meraviglioso nella sua anima; passò come dalla terra al cielo, e all'istante stesso ebbe lo spirito guarito da tutte le sue pene. Qualche tempo dopo, avendo chiesto di parlare alla grata, fece sapere la felicità che gli era accaduta, e testimoniò che non si curava più dei beni della terra, dopo aver visto in suor Margherita un'immagine di quelli del cielo. Da allora rimase così contento e così pieno di fervore, che non poteva stancarsi di raccontare la grazia che aveva ricevuto.
Profezie e distacco
Dotata del dono della profezia, annuncia eventi militari e decessi, vivendo al contempo in un totale distacco dagli affari del mondo.
Le altre virtù di questa eccellente sposa di Gesù Cristo andavano di pari passo con il suo amore; la sua umiltà, la sua dolcezza, la sua pazienza, la sua obbedienza erano così pure e perfette che non occorrevano altri libri nel monastero se non l'esempio della sua vita e delle sue azioni. Non si scorse mai nulla in lei che apparisse riprovevole, né dove si potesse sospettare un ripiegamento su se stessa o la ricerca dei propri interessi. Seguiva in tutto il movimento dello spirito di Dio, che era talmente padrone del suo cuore da portarla sempre verso ciò che era più santo e che meno assecondava le inclinazioni della natura. Possedeva il dono della profezia in un grado eminente. Spesso scopriva i pensieri più segreti delle religiose del suo monastero. Profetizzò la morte di Madre Maddalena di San Giuseppe, religiosa carmelitana, quattro anni prima che avvenisse; assistette in spirito al suo decesso e vide la sua anima salire al cielo per il ministero degli angeli, senza passare per il purgatorio. Predisse anche la sconfitta di Matthias Gallas , generale de Mathieu Galas Generale delle truppe tedesche la cui sconfitta fu predetta. lle truppe tedesche, proprio mentre, essendo entrato in Borgogna con un esercito formidabile, portava il terrore in tutta la provincia; e in effetti fu fatto a pezzi a Saint-Jean-de-Losne, senza aver potuto eseguire nulla dei suoi grandi progetti contro la Francia.
Il Figlio di Dio era così geloso della sua santità che non le permetteva di prestare attenzione a ciò che si diceva quando si parlava di cose futili o di affari del mondo. Un giorno, la sua maestra avendola condotta al parlatorio, dove una sua parente la richiedeva, e il discorso essendo caduto insensibilmente sul contratto di matrimonio di un suo cugino, ella fu talmente rapita fuori di sé che non udì nulla di quella notizia. Essendole accaduta la stessa cosa molte altre volte, la sua maestra le chiese infine da dove venisse il fatto che non rispondesse affatto. Fu allora costretta a dirle che, non appena si iniziavano discorsi secolari, i suoi fratelli, gli angeli e i Santi, la rapivano spiritualmente nella loro compagnia e, separandola da tutto ciò che era terreno, la facevano lodare Dio con loro. Se accadeva che alcune persone venissero a trovarla in stato di peccato mortale, era impossibile farla andare al parlatorio. Una donna, la cui reputazione era cattiva, avendo un giorno desiderato parlarle, poiché non si trovò alcun pretesto ragionevole per rifiutare la sua richiesta, si cercò di condurla da lei; ma nello stesso istante ella divenne immobile, e poiché diverse religiose si sforzarono di smuoverla dal suo posto, ella fu sollevata da terra, con il volto raggiante, le braccia distese e un'aria così maestosa che non si osò farle violenza. Queste meraviglie devono servire da grande istruzione alle anime consacrate a Gesù Cristo, per insegnare loro con quanta cura debbano fuggire i colloqui e le conversazioni del mondo.
Agonia e morte sacrificale
Dopo una lunga malattia segnata da estreme austerità e incessanti vomiti, muore nel 1648 predicendo il giorno esatto del suo trapasso.
Il nutrimento ordinario di suor Margherita non era che un po' di erbe e radici cotte nell'acqua, di cui mangiava solo una volta al giorno. Verso la fine della sua vita, la si obbligò a prendere un uovo, a causa delle sue grandi austerità; ma era già molto se lo faceva in tre giorni. Le sue malattie più acute non le facevano tralasciare nulla delle sue penitenze; e, per quanto fosse debole, non mancava di prendere ogni giorno durissime discipline e di portare quasi continuamente sul corpo una cintura e dei braccialetti di ferro, irsuti di punte. I suoi superiori tuttavia vi apportarono alla fine qualche moderazione, ma non le impedirono di fare ogni giorno qualche penitenza nuova e straordinaria. Quando ebbe venticinque anni, Nostro Signore le disse che voleva attirarla a sé entro quattro anni. Si fece ancora conoscere a lei tale quale era alla sua nascita, e le disse che questo stato doveva essere in futuro l'oggetto continuo dei suoi pensieri. Si sentì allora così separata da tutte le cose presenti, e così fortemente attirata alla culla del suo Salvatore, che da quel momento non la si è mai vista separarsene. Sarebbe una negligenza vedere l'avvertimento che Dio diede a suor Margherita, della sua morte, quattro anni prima che dovesse arrivare, senza riflettere che noi, che siamo peccatori molto grandi, abbiamo l'obbligo di stare in guardia per tempo, per prevenire quest'ora formidabile; e che dobbiamo impiegare tanto più tempo e cure quanto più siamo infinitamente lontani dalla santità di questa sposa di Gesù Cristo. Essendo infine caduta malata nel mese di marzo 1648, le sopraggiunsero grandi vomiti che le durarono quasi due mesi e la privarono a lungo della santa comunione; Dio le fece poi la grazia di riceverlo ogni giorno. Lo sforzo dei suoi vomiti era tale che la religiosa che l'assisteva, sebbene la più robusta della casa, diventava in un istante tutta sudata nel sostenerla. Passava così i giorni e le notti, priva di ogni sollievo, e senza tuttavia far apparire alcun fastidio né perdere nulla della tranquillità del suo cuore, e appariva sempre sulla sua fronte e nei suoi occhi una dolcezza e una bellezza meravigliose.
I medici, non comprendendo più nulla del suo male, testimoniarono di non sapere come potesse sussistere, e dissero alle religiose di farle dare gli ultimi sacramenti. Per prepararsi, fece la sua confessione generale e chiese umilmente perdono ai suoi superiori e a tutte le religiose del monastero. Nonostante l'estremità a cui i dolori l'avevano ridotta, si fece mettere in ginocchio per ricevere l'Estrema Unzione, e la ricevette in uno stato tale di penitenza e di contrizione, che sembrava a vederla che fosse la più criminale di tutte le creature. La superiora, vedendola in un così grande e continuo orrore dei suoi peccati, le chiese quale di tutti quelli che aveva commesso le causasse più dolore. Rispose che era una bugia; la Madre avendole chiesto in quale tempo della sua vita l'avesse fatta, disse che era ancora piccola; ma, la Madre avendole replicato che i bambini non erano capaci di grandi peccati, disse che lo sapeva bene, ma che ciò mostrava il fondo di malizia che era in lei; inoltre, che aveva perso tanto tempo e che aveva servito così male il santo bambino Gesù, che ciò le causava un estremo dispiacere. Aveva confessato cento e cento volte questa bugia e ne aveva fatto durissime penitenze: tuttavia, quando se la rappresentava, era per lei un'afflizione che non si può esprimere.
Sebbene, durante tutta questa grande malattia, prendesse solo due o tre cucchiaiate di brodo al mattino e altrettante al pomeriggio e che il suo stomaco le rigettasse nello stesso istante, non mancò di sussistere per tre mesi in questo stato, con lo stupore di tutti. Il giorno prima della sua morte, mentre era assediata da dolori così estremi che non si aspettava altro che l'ora in cui avrebbe reso lo spirito, disse queste parole: «Muoio figlia della Chiesa, muoio con gioia, e, sebbene io abbia grande motivo di temere, a causa dei miei peccati, spero tuttavia dalla bontà del mio Dio che mi farà misericordia. Muoio in una fede viva in tutti i nostri santi Misteri, chiedo perdono al mio Dio per tutti i miei grandi peccati». In seguito si accusò pubblicamente di tutte le offese che pensava di aver commesso nella sua vita, vale a dire di quella bugia proferita nella sua infanzia, delle sue perdite di tempo, di non aver ben servito Dio e di alcune altre colpe di simile natura, che considerava come grandi crimini.
Lo stesso giorno, verso sera, dopo aver risposto alle preghiere che si dicono per gli agonizzanti, perse la parola; ma, essendo tornata in sé e il Padre confessore avendole detto che non sarebbe morta così presto, gli chiese se sarebbe stato ancora per molto. Su che la priora le disse: «Mia sorella, vi stancate di soffrire?» — «Oh che no! oh che no!» disse, «è tutta la mia gioia, ma ho grande desiderio di andare a Dio». La Madre le replicò: «Ma, mia sorella, ho avuto tanta amicizia per voi, non avete dunque alcun dispiacere a lasciarmi e a lasciarmi così afflitta?» Ella le rispose: «Quando l'ora del santo bambino Gesù sarà giunta e gli piacerà di tirarmi a sé, oh! non voglio più che lui solo». Il confessore avendole chiesto se non avesse lo spirito turbato: «Sono», rispose, «in una pace perfetta; muoio sovranamente contenta; mi sembra che il santo bambino Gesù mi chiami con la sua dolcezza infinita per andare a lui». Il confessore aggiunse: «Quando sarà dunque, mia sorella, che vi farà questa grazia?» Entrò in un grande raccoglimento e disse: «È oggi lunedì, sarà martedì». E fu infatti il martedì che morì.
Qualche ora prima della sua morte, mentre tendeva le braccia a una sorella per essere un po' sollevata sul capezzale, il confessore le disse: «Mia sorella, eccovi sul rogo del vostro sacrificio; bisogna rimanerci legata come Isacco e attaccata come il Figlio di Dio sulla croce, e immolare ogni sorta di sollievo al suo amore». All'istante stesso, abbassò le mani e non mostrò alcuna inclinazione a muoversi, per quanto dolore sentisse; ma si trattenne come se fosse stata incollata al suo posto. Qualche tempo prima di spirare, rimase per lo spazio di un buon quarto d'ora con gli occhi elevati al cielo con un volto pieno di gioia. Era il santo bambino Gesù che, accompagnato dagli Angeli e dai Santi, veniva per portarla con loro. Essendo vicina a rendere lo spirito, si voltò tutto a un tratto verso il confessore, e, sebbene sopraffatta dai dolori, si percosse lo stomaco per tre volte con tanta forza, che l'infermeria risuonò del rumore, chiedendo per ciò l'ultima assoluzione. La ricevette, e nello stesso istante andò a godere della gloria nei cieli e a ricevere la ricompensa che le avevano meritato i suoi lavori e le sue sofferenze. Spirò con la dolcezza di un bambino piccolo, con la pace di un'anima perfettamente innocente e con l'amore di una vera sposa di Gesù Cristo, il 26 maggio 1648, all'età di ventinove anni, tre mesi e qualche giorno.
Destino delle reliquie e Rivoluzione
I suoi resti, preservati durante la Rivoluzione francese grazie a interventi provvidenziali, furono trasferiti nel nuovo monastero di Beaune nel XIX secolo.
Prima e dopo la sua morte, dolcissimi profumi furono avvertiti in tutto il monastero, ed ella si fece vedere a diverse religiose che liberò dalle loro pene. Le sue lenzuola, i suoi abiti e il suo sangue emanano ancora lo stesso odore, senza che vi sia mai stato apportato alcun artificio. Si trovò la sua pelle trapassata in un'infinità di punti, sia per la durezza delle sue ossa, sia per la violenza dei dolori che l'avevano consumata. Per quanta cura si prendesse di tenere segreta la sua morte, fu impossibile nasconderla. Il popolo accorse in folla alla chiesa per avere la consolazione di vederla. Rimase esposta per due giorni, durante i quali tre sacerdoti furono continuamente occupati a far toccare dei rosari al suo corpo. I religiosi e le persone di qualità furono tra i primi a venire a visitarla e a chiedere, come una grande grazia, persino un petalo di rosa che l'avesse toccata. I malati si fecero trasportare lì, e coloro ai quali l'eccesso del male non lo permetteva vollero avere qualche fiore che fosse stato sulla sua bara, e ve ne fu un grandissimo numero di guariti.
## RELIQUIE. — MONASTERO DELLE CARMELITANE DI BEAUNE.
Il corpo di Margherita fu inumato nella piccola cappella del santo Bambino Gesù, e si pose sulla sua tomba una lastra di rame sulla quale fu incisa una breve iscrizione. Alla Rivoluzione, le Carmelitane di Beaune furono cacciate dal loro monastero; i loro edifici furono convertiti in prigione. Poi, come se l'empietà, nella sua follia, avesse sperato di annientare persino i ricordi che la irritavano, venne a sollevare la pietra della tomba di colei che il popolo amava, per strapparne le ossa. L'involucro di piombo che guarniva la bara fu rimosso e trasportato all'Hôtel de Ville, e la bara aperta; tuttavia, contro ogni previsione, i resti di Margherita furono rispettati. Il capo della municipalità, avvertito di ciò che stava accadendo, poté arrivare in tempo e far rigettare il corpo nella fossa, che fu subito richiusa. Approfittò solo di questa circostanza per rimuovere, senza che nessuno se ne accorgesse, l'osso frontale del cranio della venerabile Margherita, che consegnò a sua sorella, antica priora delle Carmelitane.
Qualche anno dopo, tornata la pace alla Chiesa, il corpo di Margherita fu di nuovo minacciato dal progetto di apertura di una strada, che tagliava in due gli edifici dell'antico convento delle Carmelitane. Le tombe delle due venerate fondatrici della casa, Madre Élisabeth de Quatrebarbes e Madre Marie de la Trinité, erano questa volta compromesse quanto quella di Margherita. Non c'era da esitare: con il permesso del sindaco, il signor Brunet de la Serve, accompagnato da un medico, dal cappellano delle Carmelitane e da diverse persone, si recò all'antico convento del Carmelo. Si rimossero le tre bare e si condussero nella nuova casa delle Carmelitane, dove se ne fece l'apertura. I corpi delle antiche fondatrici erano intatti. Quello di Margherita, che era stato aperto e rigettato senza precauzione nel suo sepolcro, era slogato; le ossa non stavano più insieme. Fu facile riconoscerle per la loro piccola dimensione, essendo Margherita del Santissimo Sacramento assai piccola. Tuttavia, per meglio assicurarsene, un medico ricompose tutto lo scheletro al quale mancavano solo alcune ossa delle dita, ritrovate poi nel sepolcro, e l'osso frontale. Fu allora soltanto che la priora delle Carmelitane, presente a questo riconoscimento, disse ai visitatori che, dopo l'espulsione della comunità, il signor Terrand le aveva consegnato un osso della loro venerabile sorella, preziosamente conservato da lei in una scatola sigillata con il sigillo delle Carmelitane. Aperta la scatola, il medico riconobbe che conteneva l'osso frontale, che, applicato sul vuoto del cranio, vi si adattò così bene che non si sarebbe mai sospettato che ne fosse stato staccato. La sottrazione fatta dal signor Terrand era diventata una prova incontestabile dell'autenticità dei resti mortali di Margherita.
Il corpo della beata sorella fu rinchiuso in una nuova e solida cassa di quercia, che fu depositata, con le bare contenenti i resti delle due prime fondatrici, vicino all'ingresso del coro della cappella. È lì che sono rimasti fino al momento in cui la comunità è stata trasferita nel monastero attuale. La casa acquisita dalle Carmelitane, all'uscita dalla Rivoluzione, per praticarvi la loro regola, mancava di aria e di spazio. La cappella non poteva contenere i fedeli che vi si accalcavano il venticinquesimo giorno di ogni mese, per ricevervi la benedizione del Santissimo Sacramento, data in conformità al piccolo ufficio della Santa Infanzia di Gesù, composto da suor Margherita. Nel 1836, si fece costruire in uno dei sobborghi della città il monastero attuale, consacrato al santo Bambino Gesù e a santo Stefano, per ricordare allo stesso tempo la devozione stabilita dalla santa religiosa che fa la gloria del convento di Beaune e la memoria del primo monastero fondato nell'antico priorato di Saint-Étienne. I resti mortali delle due fondatrici della casa vi sono stati depositati con il cuore di M. de Bretigny, uno dei principali fondatori del Carmelo francese.
La bara interna nella quale Margherita era stata dapprima inumata, e che era assai ben conservata, è stata messa da parte ed esposta alla venerazione dei fedeli in una piccola sala che precede il parlatorio. Un gran numero di persone viene a depositare ogni giorno oggetti appartenenti ai malati raccomandati a Margherita. La fiducia che si aveva un tempo in lei si perpetua, e fatti numerosi, che coloro che ricorrono a lei guardano come miracolosi, alimentano questa pia venerazione.
Posterità e fonti biografiche
Nonostante il degrado dell'antico convento, la sua memoria perdura in Borgogna. La sua biografia si basa sui lavori di Louis de Cissey e di Padre Amelotte.
Ecco la descrizione del monastero delle Carmelitane di Beaune, nel triste stato in cui si trova oggi:
Al centro della piccola città di Beaune, si trova un vasto quartiere le cui strade silenziose sono percorse quasi sempre solo dallo straniero. Qua e là si estendono lunghi edifici, il cui intonaco antico non toglie ancora l'aspetto severo attraverso la fredda prospettiva di strati figurati che si scaglionano, con una singolare monotonia, dalla base dei muri alla linea dei tetti. Vasti cortili pavimentati isolano questi edifici gli uni dagli altri. Alcuni sono interamente disabitati; altri sono stati destinati a servizi pubblici: la città vi ha collocato la sua caserma di gendarmeria, le sue prigioni e le sue scuole.
Uno di questi edifici domina tutti gli altri per la sua altezza e la sua massa più imponente; aperture irregolarmente praticate e mutilazioni considerevoli ne alterano talmente la fisionomia primitiva, che il viaggiatore si domanderebbe inutilmente quale ne sia potuta essere la destinazione, se il timpano del sud, ritagliando la sua facciata acuta sulle masse nere che lo circondano, non indicasse un'antica chiesa. Si vedono ancora su questo timpano resti di cornicione e fregi scolpiti nel gusto del Rinascimento, medaglioni dello stesso stile, e due nicchie riccamente incorniciate; ma le nicchie sono vuote; una finestra insignificante, stabilita in un'ampia apertura, ha spezzato l'armonia della decorazione principale, e la grande porta è stata murata.
Nel lato laterale di questa chiesa, è stata aperta una piccola porta che dà nella bottega di un povero calzolaio, attraverso la quale si penetra nell'edificio. Esso è al presente tagliato nella sua altezza da diversi solai, e diviso da numerose pareti divisorie, erette man mano secondo le necessità della sua nuova destinazione. La parte inferiore del santuario serve da sala di ricreazione per dei bambini; i piani superiori sono occupati da classi; le linee architettoniche del retablo sono distrutte, e le belle decorazioni che circondavano le statue colossali della Madre di Dio e di san Giuseppe sono scomparse.
Si sa vagamente che questo edificio era la chiesa di un convento del Carmelo, e che tutti questi cortili deserti, questi lunghi corridoi vuoti sono stati calpestati da pie cenobite. Ma chi sa che tutta la Francia aveva, due secoli fa, gli occhi fissi su questo monastero? Chi sa che le porte oggi sigillate di questa chiesa si aprivano allora, senza sosta spalancate, davanti alla folla innumerevole dei pellegrini, e che i re stessi venivano, in tutta la pompa della loro maestà, ad inginocchiarsi su queste lastre per venerare i resti di una delle umili figlie che hanno abitato questi luoghi?
La memoria di colei che aveva ottenuto tanta celebrità non è tuttavia spenta; essa è sopravvissuta alle rivoluzioni che hanno abbattuto le potenze del secolo, sconvolto il mondo e cacciato dal loro pio ritiro delle religiose, ben deboli contro la tempesta che spazzava via le dinastie reali; questa memoria vive ancora in Borgogna nel cuore del popolo, e si incontra presso povere famiglie l'immagine della santa Carmelitana di Beaune, della venerabile Margherita de l Santissim pape Pie IX Papa che ha canonizzato Giosafat nel 1867. o Sacramento.
Il papa Pio IX ha conferito il titolo di Venerabile a questa illustre serva di Dio.
Ci siamo serviti, per comporre questa biografia, della Vita di Margherita del Santissimo Louis de Cissey Biografo di Margherita del Santissimo Sacramento. Sacramento, di Louis de Cissey, e di quella scritta dal P. Amelotte.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Beaune il 7 febbraio 1619
- Ingresso nel Carmelo di Beaune all'età di undici anni
- Prima comunione il 24 settembre 1630
- Professione religiosa nel giorno della Presentazione 1632
- Fondazione della cappella e della devozione alla Santa Infanzia
- Preghiera per la nascita del delfino (Luigi XIV)
- Morta all'età di ventinove anni
Miracoli
- Apparizione di Gesù sotto le spoglie di un poverello
- Comunione miracolosa da parte di Nostro Signore nell'eremo
- Stimmate invisibili e dolori della Passione
- Raggi di luce sul suo corpo durante i voti
- Profezia della nascita di Luigi XIV
- Guarigioni di malati al contatto con le sue reliquie
- Soavi profumi emananti dal suo corpo e dalle sue vesti
Citazioni
-
Poiché vi piace, gloriosissimi Santi, che io adori con voi, adoriamo, adoriamo senza fine il nostro Dio eterno!
Testo fonte (parole in estasi) -
Qui manducat meam carnem, et bibit meum sanguinem, in me manet et ego in illo
Parole di Gesù durante una visione -
Muoio figlia della Chiesa, muoio con gioia
Ultime parole