Anna Elisabetta di Lorena
Principessa di Vaudémont
Principessa di Vaudémont, Sovrana di Commercy
Principessa della casa di Lorena nata nel 1649, Anna Elisabetta visse una vita segnata dai tormenti politici del regno di Carlo IV e dall'esilio. Nonostante il suo rango, si distinse per una pietà profonda, una grande umiltà e una rassegnazione eroica di fronte alle prove familiari e alla perdita del figlio. Concluse i suoi giorni nel ritiro e nella preghiera, lasciando scritti spirituali che testimoniano la sua fede.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 7
ANNA ELISABETTA DI LORENA.
PRINCIPESSA DI VAUDÉMONT
Introduzione e riscoperta
L'autore spiega il suo intento di far uscire dall'oblio Anna Elisabetta di Lorena dopo la riscoperta dei suoi resti nel 1856 a Nancy.
Chi si umilia sarà esaltato, ha detto e ripetuto il divino Maestro. Questa parola ci è sembrata indicarci ciò che dobbiamo fare nei confronti della virtuosa Anna Elisabetta di Lorena, nuor Anne-Élisabeth de Lorraine Principessa della casa di Lorena, nota per la sua pietà e la sua umiltà. a del duca Carlo IV.
Dopo aver, nel 1856, cercato e ritrovato i suoi resti mortali dove erano sepolti da centocinquant'anni, per riunirli a quelli della famiglia ducale, nei suoi sepolcri, a Nancy; dopo esserci procu Nancy Capitale del ducato di Lorena dove riposano i duchi. rati documenti autentici che attestano le rare qualità e l'insigne pietà di questa principessa, cercheremo di trarre il suo nome dall'oblio e di restituire alla sua memoria l'aureola che la sua umiltà aveva avuto cura di allontanare.
Origini e matrimonio
Nata nel 1649, Anna Elisabetta sposa Carlo Enrico di Vaudémont nel 1669, unendo due rami della casa di Lorena.
Nata il 6 agosto 1649 da Enrico di Lorena-Elbeuf, conte d'Harcourt, dotata di una rara bellezza, di molto spirito e di una tenera e solida pietà, Anna Elisabett Anne-Élisabeth Principessa della casa di Lorena, nota per la sua pietà e la sua umiltà. a fu chiesta in sposa al padre dal duca Carlo IV per suo figlio , Carlo Enrico, principe di Vaudém Charles-Henri, prince de Vaudémont Sposo di Anne-Élisabeth e figlio legittimato di Carlo IV. ont, legittimato di Lorena. Il matrimonio fu celebrato con grande sfarzo a Bar, il 27 aprile 1669.
Conflitti ed esilio
Le guerre di Luigi XIV costringono la principessa all'esilio tra Nancy, Vienna, Colonia e Bruxelles, mentre suo marito conduce una movimentata carriera militare.
È noto quanto tempestoso e tormentato sia stato il re gno di Car Charles IV Duca di Lorena e suocero della santa. lo IV e si comprende che i membri della sua famiglia non potessero non essere coinvolti negli esiti delle sue operazioni. Il duca inviò presto il novello sposo a Vienna, per affari di Stato; la giovane principessa era rimasta a Nancy e vi si trovava il 23 agosto, quattro mesi dopo le sue nozze, quando due commissari di Luigi XIV vennero a proporre a suo suocero degli accordi irrisori. Tre giorni dopo, uno di questi inviati, il marchese di Fournille, tornò a Nancy per impadronirsi della città e catturare Carlo, che si era ritirato verso Épinal. Fournille penetrò nel palazzo ducale, dove si erano ritirate le principesse di Lillebonne e di Vaudémont. Fu solo a gran fatica e dopo che la loro carrozza era stata brutalmente perquisita, che ottennero di ritirarsi nel convento della Visitazione.
Il principe Enrico di Vaudém Le prince Henri de Vaudémont Sposo di Anne-Élisabeth e figlio legittimato di Carlo IV. ont fu, nel 1671, nuovamente inviato a Vienna per informare l'imperatore delle violenze che venivano esercitate verso il duca suo padre. Tuttavia Carlo IV si era ritirato a Colonia e in seguito a Francoforte, dove le principesse e la nobiltà di Lorena erano andate a trovarlo. Anche suo figlio vi si recò tornando da Vienna, ma lo fece ritirare a Bruxelles con la principessa, sua moglie, la cui vita coniugale non era ancora stata e non fu quasi più che una vedovanza anticipata. Enrico di Vaudémont, incaricato di un comando negli eserciti di Luigi XIV, era spesso in campagna. Lo si incontra, nel 16 74, alla battaglia bataille de Seneff Battaglia del 1674 in cui il principe di Vaudémont rimase ferito. di Seneffe, dove fu duramente colpito; nel 1686, all'assedio di Buda, dove i Turchi furono costretti a ritirarsi, e ancora in altri scontri.
Vita spirituale e ritiro
Ritiratasi a Commercy, consacra la sua vita alla meditazione e alla perfezione cristiana, accettando con rassegnazione la perdita della sua fortuna e del suo unico figlio.
Durante tutto questo tempo, la pia principessa, qualificata sovrana di Commercy negli ultimi atti che la riguardano, si occupava, nel ritiro, della meditazione delle verità eterne e del suo progresso nella perfezione. Accettava, con perfetta sottomissione alla volontà divina, le infermità corporee, i fastidi dell'isolamento, l'allontanamento temporaneo di un figlio unico che dovette inviare a corte, e che rivide solo per chiudergli gli occhi dieci anni prima che la morte colpisse lei stessa, la perdita della sua fortuna; tutte queste afflizioni diventavano, per lei, come altrettanti gradini per avvicinarsi sempre più a Dio. Ne restano, a riprova, vari scritti scampati alla distruzione e che si conservano nel tesoro delle carte di Lorena.
Questi documenti si compongono: 1° di novantotto pagine di riflessioni fatte e di risoluzioni prese da questa degna principessa nel corso di nove ritiri spirituali che fece tra gli anni 1683 e 1713, in monasteri di Carmelitane, ad Anversa, a Innsbruck, a Vilvoorde, a Milano e a Pont-à-Mousson; 2° di ventiquattro fogli di riflessioni sui mesi ; 3° di venti Pont-à-Mousson Luogo di sepoltura scelto dalla principessa e sede di un convento di Carmelitane. lettere indirizzate alle Carmelitane di Pont-à-Mousson. Ne offriremo qui alcuni estratti che, meglio di tutto ciò che potremmo dire, faranno conoscere, almeno in parte, le tribolazioni che la oppressero e la rassegnazione veramente eroica con la quale la si vide sopportarle.
Scritti e riflessioni
Estratti dalle sue note di ritiri spirituali che testimoniano la sua fiducia assoluta nella Provvidenza nonostante i debiti e i lutti.
Ecco quanto scriveva Anna Elisabetta, a Pont-à-Mousson, nel 1713:
«Non permettete mai, mio Salvatore, che io perda il ricordo delle vostre misericordie, nel timore che il mio cuore non sia abbastanza infedele da lasciarne cancellare il ricordo. Le segno qui tanto per confondermi quanto per obbedire al mio confessore, che mi ha tanto raccomandato questa pratica che io trascuro senza sosta.
«Che io mi ricordi dunque, mio Signore, con riconoscenza e ammirazione la condotta adorabile della vostra Provvidenza sulla nostra famiglia; trovandoci nel 1690, dopo una lunga serie di mali da cui la vita può essere attraversata; oppressa da malattie, al termine di tutte le nostre risorse per sussistere, non vedendo rimedio per la vita di mio marito e la mia se non nel cambio d'aria. Quante fatiche non è stato necessario sostenere per eseguirlo? Questi indegni trattamenti che sono stati fatti a mio figlio rendono il nostro viaggio più necessario e più difficile, e in così poco tempo voi ci avete fatto trovare, attraverso risorse che quasi non potevo sperare, di che pagare o cancellare più di quarantamila scudi di debiti, i mezzi per fare il nostro viaggio, dopo tanti mali che non mi lasciavano da due anni alcun sollievo, di cui ero allo stremo. Mi davate la forza, Signore, di sostenere fatiche e un lavoro straordinario senza che tutte le mie debolezze e le mie impazienze potessero respingere le vostre bontà...
«È ai vostri piedi, Signore, che segno qui le vostre misericordie e i miei sentimenti per aiutare la mia debolezza e confondermi se non ne conservo il ricordo e se non eseguo i propositi fondati su questa stessa misericordia, che provo così infinita che non c'è nulla che io non possa ripromettermi da essa. Sono venuta qui nell'intenzione di trovare forza e consolazione nel rinnovamento del sacrificio del mio caro figlio, unendomi a tutti quelli che la nostra santa Madre ha fatto di voi, mio divino Maestro; ma mi sono trovata investita di pene più nuove e in un senso più pungenti, poiché nulla dovrebbe ferire tanto un'anima cristiana quanto il peccato. Invece di consolazione, non ho dunque trovato che turbamento, agitazione e nuova pena, ed è così, Signore, che voi consolate.
«Sì, mio Dio, ho riconosciuto in questa condotta il vostro divino carattere e che se avessi approfittato delle vostre prove, non potrei esserne meglio ricompensata che da nuovi esercizi di pazienza, poiché nulla è così buono in questo mondo quanto ciò che ci purifica e ci aiuta a fare una solida penitenza. Vorrei occupare tutta la mia riconoscenza a rendervi grazie dei miei mali passati, presenti e futuri, della grazia che mi avete fatto di sostenermi in quest'ultima prova. Continuatela per me qui e, avendo cominciato per voi, che io non finisca per me, cioè, secondo il corso delle mie tristezze. Vi ho spesso detto: *Fo da pa mi fusté da par voy*».
Nelle sue riflessioni del mese di gennaio 1685, dopo la partenza di suo figlio sia per la corte, sia per seguire suo padre, la principessa effondeva così il suo cuore: «Non posso ammirare abbastanza la vostra Provvidenza, o mio Dio, quando considero la sua condotta su di me e da quante misericordie sono prevenuta all'epoca delle grandi feste. Dopo aver languito tutto l'Avvento nella malattia e in uno smarrimento che mi rendeva incapace di tutto, mi avete reso nove giorni prima di questa grande festa del fervore, della solitudine e di tutti i soccorsi che potevano prepararmi ad essa. Mi avete colmata di molte grazie nella celebrazione dei misteri della vostra nascita e della vostra circoncisione. Vi ho sacrificato mio figlio con tutto il mio cuore, secondo i movimenti che sentivo nella mia anima; quando trovassi la perdita nelle disposizioni per le quali la vostra Provvidenza e la ragione mi spingono ad agire, non vorrei tirarmi indietro se volete che sia per me stessa che essa si dispone; infine, mio Salvatore, sperimento più che mai il soccorso della vostra grazia. Siete voi che agite in me; quando si tratta di grandi cose, di sacrificarvi marito, figlio, mi sento animata da una generosità cristiana che mi rende irriconoscibile a me stessa; né debolezze, né la tenerezza di questo cuore che mi ha fatto tanto soffrire e mi ha resa così ribelle alle vostre grazie si trovano più...»
Nel mese di giugno seguente, tornando sulla partenza di suo figlio che le era stata così sensibile, ha scritto:
«Provo bene, mio Salvatore, che il peso della nostra propria debolezza, aumentato da tutti i peccati di cui la mia vita è piena, mi rende la pratica della virtù così difficile che le minime traversie mi fanno allentare i miei buoni propositi, poiché la continuazione della febbre che ho avuto tre mesi e i preparativi del viaggio di mio figlio mi hanno impedito, due mesi di seguito, di fare le osservazioni sullo stato della mia anima dove trovo tanta utilità; ma nonostante tutti i miei rilassamenti, nulla interrompe, mio Dio, il corso delle vostre grazie; ne sono stata colmata per sostenere i miei mali con coraggio e tranquillità e per farvi, nello stesso spirito, il sacrificio della partenza di mio figlio; mi avete sospeso questo dolore fino al momento di questa dura separazione. Se ne sono stata penetrata, ho cercato di offrirvi senza sosta ciò che ne soffrivo; non ho potuto dubitare che questo non fosse un ordine della vostra Provvidenza per la maniera sorprendente in cui essa ha concorso a questo disegno e alla sua esecuzione... Vi rinnovo con tutto il mio cuore il sacrificio delle nostre persone e di tutto ciò che ne dipende; accetto la privazione di gioia e l'aumento di pene che provo tutti i giorni dopo la partenza di mio figlio; da quando era al mondo, faceva una delle mie prime e più piacevoli occupazioni. Prendete, mio Dio, tutto il posto che teneva nel mio cuore e nelle mie occupazioni, indebolite i legami che mi attaccano alla terra...»
Morte e umiltà funeraria
Deceduta nel 1714, fu sepolta presso le Carmelitane di Pont-à-Mousson, richiedendo per testamento funerali semplici, senza pompa principesca.
La principessa scriveva da Commercy, il 15 ottobre 1708, alla superiora delle Carmelitane di Pont-à-Mousson: "Non vi rendo grazie per i voti che avete fatto per la mia conservazione, se non a condizione che li continuiate per la mia conversione e per fare miglior uso del poco di vita che il Signore vuole prolungare in me; poiché ho sentito, in questa malattia, tutto il peso delle mie miserie e della mia debolezza nel servirlo...". Anna Elisabetta, giunta al punto di perfezione che è facile determinare da quanto appena citato dai suoi scritti, rese la sua bella anima a Dio il 5 agosto 1714. Aveva scelto come luogo di sepoltura il monastero delle Carmelitane della stessa Pont-à-Mousso Pont-à-Mousson Luogo di sepoltura scelto dalla principessa e sede di un convento di Carmelitane. n. Il cartulario di questo convento ha conservato i dettagli della sua inumazione; eccoli: "Il 2 febbraio 1713 fu eletta priora la reverenda Madre Anna della Passione, che, della serenissima principessa di Vaudémont era stata dama d'onore e da lei molto stimata. Se questa augusta principessa, che l'aveva donata a questa casa preferendola a molte altre, ebbe la consolazione di vederla superiora di questa casa prima di morire; questa buona Madre ebbe il dolore, durante il suo priorato, di vederla portare morta nella sua casa. Poiché veniva ogni anno nel monastero per farvi i suoi esercizi, aveva avuto cura di segnare il luogo della sua sepoltura. È nel chiostro, proprio accanto alla porta che entra nel coro, affinché le religiose, entrando e uscendo, si ricordino di lei. Morì a Commercy, luogo ordinario de lla sua Commercy Luogo di residenza abituale della principessa. residenza, il 5 del mese di agosto 1714, e fu portata il giorno seguente con tutta la pompa funebre dovuta al suo rango e ricevuta allo stesso modo. Fu esposta nella nostra chiesa, per tre giorni, su un letto di parata, e tutti i giorni vi si fecero servizi solenni con gran numero di messe. Il 9, fu inumata. E mentre ci si preparava per la quarantena, giunse un ordine di Monsignor il principe di Vaudémont di cessare ogni pompa funebre, per conformarsi alle sue ultime volontà, con le quali chiedeva che non si facesse di più per lei che per una semplice borghese. Quale umiltà per una principessa uscita dalla famiglia di Lorena... Sarebbe qui il luogo di farne l'elogio; ma poiché lo ha proibito con il suo testamento, chi oserebbe contravvenire alle sue ultime volontà?... Ci donò per la sua sepoltura e per avere parte alle nostre preghiere SEIMILA LIVRE".
Conclusione morale
L'autore contrappone l'umiltà della principessa alla vanità dei borghesi del suo tempo, sottolineando il valore della semplicità cristiana.
Quale contrasto tra la semplicità cristiana e realmente borghese di persone della nascita e del rango di Philippe de Gheidres, di Margherita di Baviera, di Margherita d'Alençon, di Anna Elisabetta di Lorena-Elbeuf e le pretese ridicolmente lussuose di molti borghesi di mediocre fortuna, di ancor più mediocri principi, fin sopra le fosse in fondo alle quali il loro corpo non sarà presto che putredine! Possa ciò indurre a una seria riflessione almeno alcuni di questi ultimi e ricordare loro che, se è bene onorare la sepoltura dei defunti, è crudele abbandonare la loro anima senza preoccuparsi di procurare loro un posto nel luogo dell'eterno e celeste riposo!
Nota dovuta all'estrema cortesia del signor abate Guillaume, cappellano della cappella ducale a Nancy, che l'ha redatta basandosi su autografi della defunta.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita il 6 agosto 1649
- Matrimonio con Carlo Enrico di Lorena a Bar il 27 aprile 1669
- Fuga nel convento della Visitazione durante l'invasione di Nancy da parte delle truppe di Luigi XIV nel 1670
- Esilio a Bruxelles, Anversa, Innsbruck e Milano
- Perdita del suo unico figlio dieci anni prima della propria morte
- Ritiri spirituali regolari presso le Carmelitane tra il 1683 e il 1713
- Deceduta a Commercy il 5 agosto 1714
Citazioni
-
Fo da pa mi fusté da par voy
Scritti autografi di Anna Elisabetta di Lorena -
Vi ho sacrificato mio figlio con tutto il cuore, secondo i moti che sentivo nella mia anima
Riflessioni del mese di gennaio 1685