Jean-Baptiste Rauzan
Fondatore e primo Superiore generale della Società delle Missioni di Francia
Jean-Baptiste Rauzan fu un sacerdote bordolese, fondatore della Società delle Missioni di Francia. Dopo aver attraversato le turbolenze della Rivoluzione in esilio, consacrò la sua vita alla predicazione di missioni in tutta la Francia e all'educazione cristiana. Morì a Parigi nel 1847 dopo aver fatto approvare la sua congregazione dalla Santa Sede.
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LE T.-R. P. JEAN-BAPTISTE RAUZAN,
Giovinezza e vocazione a Bordeaux
Nato a Bordeaux nel 1757, Jean-Baptiste Rauzan supera l'opposizione paterna per diventare sacerdote nel 1782 e dedicarsi ai poveri e alla predicazione.
1847. — Papa: Pio IX. — Re di Francia: Luigi Filippo.
Jea n-Baptiste Rauzan na Jean-Baptiste Rauzan Fondatore della Società dei Preti della Misericordia. cque il 5 dicembre 1757, a Bor deaux, i Bordeaux Città e diocesi di cui Amando fu vescovo. n seno a una di quelle famiglie patriarcali che Dio ama benedire, e dove sceglie volentieri i suoi ministri: era il primogenito di sette figli, il più giovane dei quali abbracciò anch'egli lo stato ecclesiastico. Tutti furono mirabilmente preparati a una vita solidamente cristiana dalla loro pia madre, che li abituò fin da piccoli a ricercare la virtù per istinto, ancor prima che la loro ragione potesse conoscerla. Grazie ai suoi insegnamenti, Jean-Baptiste fu, fin dall'infanzia, il modello dei suoi compagni, per la sua obbedienza e per un lavoro assiduo, mediante il quale suppliva con vantaggio al talento equivoco di una concezione pronta, che Dio gli aveva negato.
Queste felici disposizioni, aiutate e sviluppate in lui dagli esempi di due santi sacerdoti, lo condussero a poco a poco a scegliere per se stesso la carriera ecclesiastica. Ma la sua vocazione fu fin dal principio messa alla prova e incontrò per seguirla le stesse difficoltà di san Francesco di Sales. Essendosi opposto suo padre, Jean-Baptiste, per obbedirgli, si dedicò allo studio del diritto; ma allo stesso tempo consacrò tutti i suoi momenti di svago allo studio della teologia. Illuminato da tanta saggezza e perseveranza, suo padre cedette spontaneamente alla chiamata di Dio: Jean-Baptiste entrò in seminario e, il 25 maggio 1782, ricevette il sacerdozio dalle mani di Monsignor de Saint-Sauveur, vescovo di Bazas. Due anni dopo, ottenne il diploma di dottore in teologia, poi rimase per qualche tempo senza impiego presso la sua famiglia, dove testimoniò, con la sua sollecitudine per i giovani della parrocchia, quale sarebbe stata la predilezione di tutta la sua vita. Nominato vicario di Saint-Projet, la sua riservatezza, il suo zelo, tanto illuminato quanto prudente, gli attirarono presto la fiducia di tutti: non si fece meno notare per il suo amore verso i poveri, in particolare per i figli dei poveri, che era felice di chiamare a sé e di guadagnare a Dio con le sue elemosine. È lì che, dopo un'assenza di alcuni mesi durante i quali diresse il piccolo seminario di Saint-Raphaël, l'abate Rauzan, divenuto parroco della parrocchia, prese presto posto tra gli oratori, molto rari in quell'epoca, e al fine di sviluppare maggiormente il talento che aveva ricevuto per la cattedra, si mise alla scuola di due oratori celebri, il P. Beauregard e Monsignor de Roquelaure, li studiò, li consultò e pose ogni cura nel trarre profitto dai loro saggi consigli.
L'esilio durante la Rivoluzione
In fuga dalla Rivoluzione, si esiliò in Inghilterra, in Belgio e poi in Germania, dove esercitò il suo ministero presso gli emigrati e convertì membri della nobiltà.
In questo frangente scoppiò la Rivoluzione che interruppe bruscamente i suoi lavori e lo gettò nell'esilio. L'abate Rauzan partì per l'Inghilterra, travestito da soldato, scampando a stento, per una protezione particolare di Dio, alle ricerche e ai proiettili dei soldati della Repubblica. Arrivato a Londra, dedicò ogni sua cura alla salvezza dei suoi compatrioti e accettò dei confronti con i ministri protestanti. Il suo soggiorno fu di breve durata: dopo un anno si recò a Liegi, dove strinse amicizia con l'abate Augé, e poco dopo ad Anversa, dove dispiegò i suoi talenti oratori. Fu in questa città che pronunciò un mirabile discorso sulla Provvidenza, dopo il quale Monsignor il vescovo di Anversa, che era presente, lo fece chiamare: «Avete parlato mirabilmente della Provvidenza», disse; «voglio essere la vostra Provvidenza». L'abate Rauzan divenne da quel momento ospite e amico del vescovo. Nonostante ciò, il suo soggiorno ad Anversa non fu lungo, poiché dovette presto fuggire davanti alle armate repubblicane, e dopo essere stato per poco tempo a Münster e a Düsseldorf, si stabilì infine a Berlino, dove entrò come cappellano presso una contessa. Le virtù dell'abate Rauzan non tardarono a fare impressione nella capitale: innanzitutto il suo disinteresse, che rendeva tanto più meritoria la situazione precaria dell'esule e che si manifestò nel rifiuto costante di somme di denaro che gli furono offerte; poi la sua dedizione per i suoi compatrioti sfortunati; e soprattutto il suo zelo instancabile per salvare le anime. Ebbe la consolazione di ricondurre a Dio la contessa, sua benefattrice, e fu particolarmente felice di riconoscere così la generosa ospitalità che questa dama gli aveva offerto, e che non volle mai scambiare con proposte più brillanti.
I talenti tanto veri quanto modesti dell'abate Rauzan non tardarono ad essere apprezzati, sia nei suoi rapporti con le persone più istruite che nella cattedra cristiana, dove fu spesso chiamato. A Berlino, come a Bordeaux, rivolse la sua sollecitudine verso i giovani: e tra loro ebbe la felicità di condurre a Dio un'anima eletta, il P. Magalon, che era allora paggio del re di Prussia, e che fu più tardi fondatore dell'Ordine di San Giovanni di Dio.
Prima fondazione a Lione
Tornato in Francia, fonda con il cardinale Fesch una società di missionari a Lione, prima che Napoleone sciolga l'organizzazione per ostilità verso il clero.
Tuttavia la Francia cominciava a ritrovare una calma da lungo tempo sconosciuta: l'abate Rauzan, come tutti gli esuli, si affrettò a rientrare nella sua patria e venne a Parigi con l'intenzione di continuarvi l'opera di santificazione delle anime. Vi rimase assai poco tempo; dopo alcuni sermoni che attirarono su di lui l'attenzione pubblica, la sua umiltà si spaventò e, sia per proteggersi, sia per rispondere all'appello di Mons. d'Aviau, il suo nuovo arcivescovo, ritornò nella sua diocesi, dove ricevette fin dal suo arrivo i più grandi segni di fiducia e di distinzione: Mons. d'Aviau lo scelse come vicario generale onorario e lo incaricò della visita di una parte della diocesi dell'arrondissement di Blaye. Compiuta questa prima missione di fiducia, dovette impiegare il suo talento di predicatore per rimediare ai mali prodotti dalla Rivoluzione: predicò a Bordeaux, su invito del suo arcivescovo, una missione tra le più fruttuose, in seguito alla quale gli fu offerto un canonicato. L'abate Rauzan rifiutò con il più delicato disinteresse in favore di un ecclesiastico povero e, rimasto libero e senza impiego, sempre fedele alla propensione che lo attirava verso l'infanzia, riprese con felicità i suoi catechismi ai quali consacrò tutte le sue cure e che interruppe solo per andare per obbedienza a predicare una Quaresima a Lione, nel 1806. La volontà di Dio stava per manifestar si in questa citt Le cardinal Fesch Arcivescovo di Lione e zio di Napoleone, protettore di Rauzan. à. Il cardinale Fesch formava il progetto di fondare nella sua diocesi una casa di missionari destinati ad andare in aiuto al clero delle parrocchie: ma occorreva prima di tutto un superiore per questa casa, e M. Courbon, vicario generale, fu incaricato di occuparsene. I successi dell'abate Rauzan nella predicazione e la sua pietà nella celebrazione del santo sacrificio della messa fissarono la scelta del gran vicario, che si affrettò a segnalarlo al cardinale. Questi, sicuro della dedizione dell'abate Rauzan, si occupò subito di chiederlo all'arcivescovo di Bordeaux; ma fu con pena che Mons. d'Aviau si arrese alle istanze del cardinale. L'impresa delle missioni fu subito condotta con grande attività. Gli eventi, del resto, sembrarono prestarvisi nel modo più ina tteso: p Napoléon Imperatore dei Francesi le cui decisioni hanno influenzato la società di Rauzan. oiché Napoleone, scontento di suo zio, troppo buono, a suo parere, verso il sovrano Pontefice, lo richiamò da Roma, e il cardinale, liberato dalla cura di ogni altro affare, ottenne dall'imperatore l'approvazione del suo progetto e installò immediatamente i missionari a Lione, sotto la direzione del loro superiore che fu nominato allo stesso tempo canonico della metropoli, membro del consiglio dell'arcivescovo e gran vicario onorario.
Gli inizi dei missionari a Lione furono molto brillanti: erano appena giunti ad ottenere dall'imperatore una viva approvazione, quando, con un improvviso voltafaccia, questi, irritato dalla resistenza di Pio VII, e avvolgendo nella sua odio contro il clero la società nascente, le fece interdire ogni esercizio del ministero nelle parrocchie. La società sciolta non fu tuttavia interamente distrutta: una parte dei suoi membri rimase a Lione, e il cardinale Fesch prese con sé, a Parigi, gli abati Rauzan e Guyon, che fecero da allora parte della sua famiglia. La vita che l'abate Rauzan condusse a Parigi è poco conosciuta; sebbene fosse cappellano dell'imperatore, preferiva sempre il silenzio e l'oscurità: tuttavia fu due volte obbligato a predicare davanti a lui. Nel suo primo discorso, espose il mistero della croce con tanta fede e semplicità che ne ricevette immediatamente le congratulazioni del sovrano. Il suo secondo discorso, sfortunatamente distrutto, come il precedente, dall'autore stesso, fu ancora più a sua gloria per la maniera leale e allo stesso tempo abile, con la quale seppe, nell'elogio funebre del cardinale Caprara, rispettare i diritti della Chiesa, pur salvaguardando le suscettibilità del potere.
Tuttavia le difficoltà tra il Papa e il sovrano diventavano di giorno in giorno più grandi: una commissione ecclesiastica fu scelta per statuire sul dissidio; ma gli eminenti membri del clero che la componevano, non avendo dato la soluzione desiderata, l'imperatore convocò subito un Concilio nazionale, e questo sembrò all'inizio dover essere più docile. Forse stava persino per tradire del tutto i suoi doveri, senza una parola dell'abate Rauzan, che portò fortunatamente diversi vescovi a ritrattarsi: questi vescovi furono imprigionati, ma la Chiesa di Francia era salva.
La rinascita delle missioni nel 1814
Sotto la Restaurazione, rilancia la sua opera a Parigi con l'abate di Forbin-Janson, moltiplicando le missioni popolari attraverso le grandi città di Francia.
Dopo questi eventi, l'abate Rauzan rimase ancora tre anni a Parigi, dedicandosi a tutte le opere di pietà e preparandosi, attraverso il ritiro, la preghiera e lo studio, a riprendere l'opera a cui pensava sempre e che era così necessaria alla Chiesa in quell'epoca. L'ignoranza, infatti, era generale tra i cristiani; alcuni avevano dimenticato, altri non avevano nemmeno appreso i loro doveri verso Dio. Coloro che, per eccezione, sapevano ancora cosa gli dovevano, non osavano pregarlo per rispetto umano; poiché l'odio per la religione era stato molto vivo e sussisteva ancora in molti cuori. Ora, le missioni combattevano precisamente tutti questi ostacoli: aprivano al popolo tutti i canali attraverso i quali la grazia arriva nell'anima e la prepara: istruivano, mettendo la parola evangelica alla portata di tutti, dotti e ignoranti, attirando su di essa, tramite preghiere molto più numerose, le benedizioni di Dio che la fecondano. Poi l'entusiasmo che producono, questa corrente religiosa che attraversa una città durante le missioni, aiuta la debolezza, fa tacere i pregiudizi, in una parola, eleva al di sopra del rispetto umano. E dopo questo primo risultato ottenuto, i cantici, le cerimonie più solenni, la parola di Dio più toccante, talvolta la maggiore facilità di far conoscere a confessori stranieri confessioni che pesano da lungo tempo, portano la salvezza a un gran numero di anime. Tale è la missione, tali sono, in sintesi, i suoi frutti, che l'abate Rauzan non vedeva l'ora di procurare alla sua patria così provata e tanto più amata.
Fu nel 1814 che trovò la possibilità di riprendere i suoi lavori così prematuramente interrotti. Il vincitore dell'Europa era in esilio e il suo prigioniero di nuovo libero sulla cattedra di San Pietro: la Chiesa riuniva i fedeli attorno ai pulpiti e il popolo ascoltava con felicità la parola di Dio così a lungo muta; rivedeva con commozione le cerimonie proscritte da tanti anni, che molti ricordavano a stento. In verità, accanto a ciò vi era contro la Chiesa un odio vivissimo: erano i suoi nemici ingannati nelle loro speranze, i rinnegati che non potevano perdonarle il loro crimine; erano anche i nemici del trono che ricominciavano la guerra contro le due potenze unite e spargevano a profusione sull'una e sull'altra le menzogne più grossolane. L'abate Rauzan vedeva tutto ciò: accettò la speranza e la lotta. Era appena stato nominato cappellano del re e aveva conquistato l'amicizia di un uomo potente, il cardinale Talleyrand-Périgord: ma non era quella la sua strada; abbandonò gli onori e riprese di nuovo pazientemente la sua opera. Questa volta, Dio sembrava favorirlo; gli inviò un uomo ugualmente notevole per nascita, talenti e fortuna, l'abate di Forbin-Janson, che si offrì all'abate Rauzan e lo aiutò potentemente grazie all'influenza che gli davano il suo nome e la sua famiglia. Si stabil irono subito in una picc l'abbé de Forbin-Jeanson Importante collaboratore di Rauzan e co-fondatore delle missioni. ola casa in rue Notre-Dame des Champs con i primi missionari di Lione e altri due ecclesiastici. La casa era povera, il suo arredamento ancora più povero; ma Dio le concesse di essere protetta dall'abate Frayssinous, dai signori Augé e Liautard; e soprattutto dal signor Legris-Duval; ebbe inoltre la fortuna di interessare la pietà di diverse dame illustri e, grazie allo zelo che dispiegarono, così come alle elemosine che ottennero per loro, gli operai evangelici poterono fin dall'inizio del 1815 inaugurare i loro lavori.
Le missioni tenute in quell'epoca sono numerosissime: diciamo una parola su quelle a cui l'abate Rauzan prese parte e che furono le più importanti. La prima, tenuta a Beauvais, fu purtroppo interrotta dai Cento Giorni, durante i quali l'abate Rauzan seguì il re a Gand, per farvi ritorno solo dopo la nuova e definitiva caduta di Napoleone. La piccola casa di Notre-Dame des Champs era stata rispettata: il Superiore vi riorganizzò prontamente il suo personale, poi aprì nel mese di novembre la missione di Orléans, feconda dei risultati più belli, che pie associazioni mantennero a lungo in città. Non tutto però era stato facile; erano sorte contrarietà; ma l'abate Rauzan, con la sua prudenza e con l'unzione persuasiva che si trova nell'oblio di sé e nell'amore per le anime, trionfò su tutte le resistenze e ricondusse persino i più induriti nel grembo della Chiesa. Lo stesso successo si rinnovò ad Angers, nonostante gli sforzi degli empi che furono ridotti al silenzio tanto dalla pazienza e dalla dignità dei predicatori quanto dall'atteggiamento cristiano e sprezzante della popolazione; poi a Nantes, dove si verificarono due fatti abbastanza notevoli: il teatro vi fu lasciato interamente deserto nonostante gli sforzi del direttore, e la croce di missione, per una circostanza tanto fortuita quanto commovente, fu piantata nel luogo stesso in cui Charette era stato fucilato.
In seguito a questi primi lavori, i missionari si divisero in due gruppi, per poter rispondere a tutte le richieste: uno di questi gruppi, diretto dall'abate di Forbin-Janson, andò a evangelizzare Poitiers e Tours, mentre l'altro, presieduto dall'abate Rauzan, andava a tenere una missione a Caen, dove il successo si fece attendere un po', ma dove poi la pesca fu davvero miracolosa. Fu in questa città che si ammalò per la fatica e dovette per un istante cedere il suo posto all'abate Guyon. Quella tra tutte le missioni che rispose meglio alle aspirazioni del cuore del santo sacerdote fu, senza dubbio, quella di Bordeaux, la sua patria, che amava tanto e alla quale fu felice di portare le benedizioni di Dio.
La piccola società moltiplicava i suoi lavori: nel 1817 e 1818, Arles, Grenoble, Clermont furono successivamente evangelizzate e quasi ovunque il frutto delle predicazioni si manifestava con riconciliazioni eclatanti. Ma quasi ovunque anche la contraddizione che si era legata a Gesù Cristo si legava ugualmente alla sua opera: a Bayonne e a Tolone il P. Rauzan dovette subire gli insulti violenti dei nemici della religione, che si sforzavano con ogni mezzo di paralizzare l'azione del suo zelo; tuttavia, la grazia prevaleva sempre e Dio continuava a benedire visibilmente i lavori dei suoi ministri. Dava loro persino di tanto in tanto quelle gioie che fanno dimenticare al missionario tutte le altre pene e gli rendono un coraggio nuovo per il suo compito così spesso difficile; così fu per il P. Rauzan il successo insperato che ottenne presso i galeotti di Tolone e che rimase una delle sue grandi consolazioni fino alla fine della sua vita. È forse a Parigi che il successo fu pagato più a caro prezzo che altrove: i malvagi si erano coalizzati, i cattivi giornali raddoppiando insulti e sforzi avevano sollevato tanto odio che i missionari stessi vi corsero i più grandi pericoli e che il loro ministero fu lungi dall'ottenere i frutti che si erano ripromessi; tuttavia, grazie all'intervento del governo e alle buone intenzioni dei veri fedeli, la loro predicazione non fu interamente infeconda e il P. Rauzan ne ricevette più tardi le testimonianze più serie. Ciò accadeva nei primi anni dell'episcopato di Monsignor de Quélen, nel 1821-1822.
Durante i due anni seguenti, il P. Rauzan si dedicò poco alle missioni; ciò che lo occupò maggiormente furono i ritiri ecclesiastici e la creazione di associazioni e confraternite per conservare i felici effetti delle missioni: l'azione più importante della sua vita in quell'epoca fu l'orazione funebre di Luigi XVIII che pronunciò nel 1824. Rientrato nella mischia, il P. Rauzan raccolse l'anno seguente un'abbondante messe di gioie, poiché Digione, Strasburgo, Besançon risposero con un'unanimità meravigliosa alla voce dei missionari, e particolarmente queste due ultime città dove l'intera guarnigione con i suoi capi rese ogni rispetto u Louis XVIII Re di Francia di cui Rauzan pronunciò l'orazione funebre. mano non solo impotente, ma impossibile, con la sua sollecitudine nell'adempiere ai doveri di cristiani. La missione di Rouen fu lungi dall'essere altrettanto consolante e vi scoppiarono persino disordini con violenza; ma poco tempo dopo la Provvidenza riconfortò il coraggio dei suoi apostoli con quella di Lione dove il P. Rauzan, sempre vivo nei ricordi, fu largamente consolato dalle numerose conversioni che ebbero luogo.
Diversità delle opere sociali
Fonda o sostiene numerose istituzioni: il collegio Stanislas, l'istituto Sainte-Clotilde per le ragazze e rifugi per ex detenuti.
Tuttavia l'opposizione cresceva di giorno in giorno: nonostante i loro eloquenti difensori alla Camera, nonostante la buona volontà di un governo troppo poco energico, i missionari vedevano gli ostacoli moltiplicarsi davanti a loro, e veri disordini scoppiare a ogni istante per istigazione dell'empietà: così a Chartres nel 1827, e nel 1828 a Limoges e a Tulle, che furono quasi le ultime date dalla piccola società, prima della rivoluzione del 1830. I rimproveri fatti ai missionari, le calunnie diffuse contro la loro opera, furono in verità riconosciuti da uomini istruiti come altrettante menzogne. Non vogliamo dire tutte le invenzioni ispirate dall'odio dei malvagi, così come non ci è possibile in questo breve compendio far conoscere le numerose apologie che vennero a consolare i missionari e a sostenere la loro fiducia. Del resto, poche delle recriminazioni dei loro nemici erano nuove, e la maggior parte cadevano da sole. Il P. Rauzan non se ne spaventava affatto; mai la sua fiducia ne fu scossa e la sua serenità nel mezzo delle lotte più vive rimaneva intatta, grazie alla profonda persuasione in cui era, che le contraddizioni non possono nulla contro l'opera di Dio che le permette, riservandosi di farle cessare a suo tempo. Dio, infatti, benediceva gli sforzi dei suoi apostoli: le numerose associazioni, che avevano fondato per continuare in mezzo ai popoli l'opera delle missioni, sussistevano ancora e affermavano la perseveranza di queste numerose conversioni, che gli increduli si compiacevano tanto di trattare come passeggere: sarebbe troppo lungo esaminare una a una queste diverse associazioni o confraternite, vediamone almeno l'insieme e il carattere generale. Invariabile nel bene che era il suo scopo, facendo volentieri piegare i suoi piani particolari quando lo riconosceva utile o alla salvezza del prossimo o alla gloria di Dio, nemico di ciò che mette al di fuori dei doveri comuni, preferendo anzi di gran lunga il loro esatto adempimento alle opere straordinarie, dimentico di se stesso, vivendo, pregando, agendo sempre per Dio e per le anime, il P. Rauzan animò dello stesso spirito tutte le istituzioni che aveva fondato. Così si può vedere nelle associazioni stabilite a Sainte-Geneviève nel 1822, sia per gli uomini che per le dame, dove esige da ogni membro la dedizione più assoluta per rendere facile a tutti la fedeltà agli impegni presi e proficue alla gloria di Dio, le buone opere comuni, e dove per combattere più efficacemente l'amor proprio e l'invidia, questi due figli dell'orgoglio così abili a distruggere, egli inclina con l'insieme dei suoi consigli e con la propria condotta, a preferire al bene che si fa da soli, il bene che si aiuta a fare. Non possiamo nemmeno citare una dopo l'altra tutte le sue opere; diciamo dunque solo che nessuna delle numerose classi che si trovano nella Chiesa rimase estranea alla sua dedizione. A tutti i cristiani, in generale, offrì luoghi dove la fede e la pietà potevano venire a ritemprarsi quasi ogni giorno allo spettacolo delle solennità più imponenti e più toccanti della religione: tale fu il Calvario del Mont-Valérien fino al 1830. Ai cristiani fedeli offrì l'appoggio delle opere comuni, delle confraternite e delle associazioni pie. Ma il pentimento aveva avuto anche una larga parte nella sua sollecitudine: la casa del Buon Pastore offrì alle ragazze detenute e pentite, all'uscita dalla prigione, un asilo che facilitava loro la perseveranza assicurando loro con il buon esempio un lavoro sufficiente per vivere; lo stesso asilo fu offerto ai giovani detenuti: erano queste due opere di cui M. Legris-Duval aveva avuto il primo pensiero senza avere la felicità di realizzarlo. L'infanzia cristiana, grazie alla previdente sollecitudine del venerabile sacerdote, ebbe, anch'essa, sagge istituzioni, create appositamente per essa; e ciò che è da notare nel collegio Stanislas destinato ai ragazzi, e ancor più nella casa di Sainte-Clotilde destinata alle ragazze e opera privilegiata del P. Rauzan, è l'obbligo impos to da lui ai maestri e al maison de Sainte-Clotilde Istituto educativo femminile fondato da Rauzan. le maestre di vivere interamente per i loro allievi, con i loro allievi, e di cessare di appartenere a se stessi per essere tutto interi ai loro allievi, al fine di procurare all'infanzia la vita di famiglia, di cui la mancanza nella nostra epoca si fa così vivamente sentire. Tale è all'incirca l'insieme delle opere che la Chiesa di Francia deve alla dedizione del P. Rauzan, e alle quali non cessò di dare le sue cure fino alla fine della sua vita, senza trascurare per questo la sua opera più importante, la Congregazione delle Missioni. Ci resta da vedere quale perseveranza fu necessaria al pio fondatore per dare una regola a questa nuova società, per sostenerla e assicurarne l'esistenza nello spirito che si era sforzato di ispirarle fin dai primi giorni.
Costituzione e approvazione della Società
Dopo i disordini del 1830, si reca a Roma per far approvare le costituzioni della sua società, ormai denominata i Preti della Misericordia.
Erano giunti i giorni agitati del 1830: nonostante il bene che avevano compiuto, i missionari furono esposti al più vivo odio e designati ai primi colpi degli uomini di disordine. Così la piccola casa, centro della Società, che il P. Rauzan aveva avuto tanta difficoltà a ottenere, e che gli aveva dato in seguito tanta gioia e speranza, fu invasa, saccheggiata, quasi incendiata, mentre i preti della società e il venerabile superiore stesso sfuggivano a stento al furore popolare. Trovandosi i missionari nell'impossibilità di riunirsi di nuovo, il superiore diede ai suoi preti alcuni consigli in previsione di un futuro migliore, si assicurò della loro perseveranza e risolse di utilizzare il tempo della tempesta per dare alla Società la sua costituzione definitiva. Era affermare la sua incrollabile fiducia, rendere la sua opera duratura e, allo stesso tempo, i suoi lavori più utili, collegando gli sforzi di un gran numero attraverso l'unità che ne garantisce il successo. Per questo partì per Roma l'8 settembre, al fine di attingere là, alla sua fonte, lo spirito di Gesù Cristo e della Chiesa, di cui voleva animare le sue costituzioni. Nulla di più affettuoso e di più consolante dell'accoglienza che vi ricevette dal sovrano Pontefice Pio VIII e da tutti coloro che avevano sentito parlare delle missioni; nulla di più sincero delle congratulazioni di quegli uomini eminenti che tutti avevano seguito con interesse i suoi lavori apostolici. Il P. Rauzan si mise dunque subito in preghiera e non conobbe più riposo finché la sua opera non fu pronta a ricevere la sanzione del Santo Padre. Dio sembrava finalmente voler ricompensare la fede del suo apostolo, tanto gli rese facile la realizzazione delle sue più care speranze: a Pio VIII, già così favorevole a Rauzan, era succeduto Gregorio XVI, che si diceva suo amico e che lo sollecitava, per benedirla, a completare al più presto la sua opera; diversi membri del Sacro Collegio lo assicuravano del loro appoggio e lo incoraggiavano, di modo che, quando la calma tornata in Francia gli permise di rientrarvi, il venerabile prete poté presentare le sue costituzioni completate all'approvazione del sovrano Pontefice, che la concesse qualche tempo dopo, il 18 febbraio 1834.
A quell'epoca, il P. Rauzan era da diversi mesi di ritorno a Parigi; vi aveva ritrovato con felicità la maggior parte dei suoi preti, i suoi figli di un tempo, accorsi per mettersi di nuovo sotto la sua direzione, la dedizione di tutti gli amici che aveva lasciato e l'attaccamento così filiale delle sue Figlie dell'Istituzione di Santa Clotilde, che la sua lunga assenza non aveva potuto scemare. Ma accanto a ciò, il P. Rauzan non trovava più presso il governo le stesse disposizioni di un tempo: al posto di benevolenza e appoggio, c'era la diffidenza, che avrebbe ristretto il quadro dei suoi lavori e posto dei limiti al suo zelo. Tuttavia i missionari si misero coraggiosamente all'opera, rassegnati alla situazione che era stata loro fatta, ma consolati dalla presenza del loro venerato superiore e dalla speranza di dedicarsi fino alla morte nella Società definitivamente approvata. Le contraddizioni e l'odio che in un cer to numero perseveravano nei confronti Société des Prêtres de la Miséricorde Congregazione religiosa fondata da Jean-Baptiste Rauzan. della Società dei Preti della Misericordia (nuovo titolo dei missionari), gettarono sulla vita del P. Rauzan un velo di tristezza. Da quel momento cessò quasi interamente di apparire all'esterno; una volta però acconsentì a predicare a Versailles dove commosse ancora un numeroso uditorio, ma tutta la sua attenzione e tutto il suo tempo erano assorbiti dalla cura delle sue istituzioni principali. Fu solo lì che si fece ascoltare nell'intimità, al Consiglio delle Dame a Santa Clotilde e nella sua comunità dei Preti della Misericordia, e lì brillavano con tanto più splendore, quanto più parlava con abbandono, l'ardore della sua fede, la penetrazione del suo spirito, la sua dedizione intera alla causa di Dio e delle anime.
Fine della vita ed eredità
Nonostante la tarda età, continua ad espandere la sua congregazione prima di spegnersi a Parigi nel 1847; il suo corpo viene solennemente riportato a Bordeaux.
Tuttavia, man mano che la Società diventava più numerosa, era stato necessario pensare a creare nuovi stabilimenti: i primi tentativi non furono felici, poiché una casa fondata inizialmente a Roma si mantenne a stento e cessò di esistere nel 1849 per mancanza di soggetti. Un'altra casa, fondata a Marsiglia, era appena nata, poiché la Società essendo assai poco numerosa in quell'epoca, i missionari avevano dovuto esserne richiamati subito. Ma l'anno 1837 vide formarsi due stabilimenti che ebbero più successo. Vi era a Bordeaux un santuario assai rinomato, consacrato all'apostolo san Giacomo, che, in parte distrutto dalla Rivoluzione, fu venduto e trasformato per qualche tempo in teatro: il signor Allary, parroco a Bordeaux, concepì il progetto di restaurare questo santuario, e il P. Rauzan, informato di questo progetto, adottò per sé l'impresa, che gli sembrava indicata da Dio, e che il suo amore per la patria gli rese tanto più cara. Venne egli stesso a Bordeaux all'età di ottant'anni, terminò prontamente le negoziazioni, e un anno più tardi i Preti della Misericordia vi furono installati. Allo stesso modo, a Orléans, la Società fu installata nell'abbazia di Saint-Euverte, profanata dalla Rivoluzione e destinata fino ad allora a un uso profano: fu il P. Caillau, così rinomato per la sua erudizione, a dirigere fino al 1850 questa casa fiorente, dove il P. Rauzan non ebbe mai la felicità di venire. Infine, alcuni missionari andarono anche in America con Monsignor de Forbin-Janson, e vi fecero conoscere vantaggiosamente la Società dei Preti della Misericordia; ma il Superiore non vi partecipò in alcun modo: indebolito dall'età e dalla malattia, si accontentava di congratularsi con i suoi coraggiosi figli, di seguirli con il pensiero e di benedirli.
Durante gli ultimi anni della sua vita, la sua salute sempre più vacillante non gli permetteva più di assistere agli esercizi comuni della comunità; gli occorrevano persino i più grandi sforzi e l'appoggio di un servitore devoto, per venire, come sant'Alfonso Maria de' Liguori, a contemplare il Dio nascosto, dalla soglia della cappella socchiusa. Una sola cosa in lui rimaneva ferma: era la sua fede; ma Dio lo avvertiva con una debolezza generale che invadeva a poco a poco le sue facoltà intellettuali così come il suo corpo che il tempo della ricompensa era vicino. Infine, diventando la sua debolezza estrema, si riconobbe che l'ultimo giorno era giunto, e il venerabile sacerdote stesso se ne accorse senza timore; ricevette con la più viva devozione i sacramenti della Chiesa, benedisse un'ultima volta quelli dei suoi che erano a Parigi e che aveva chiamato vicino a sé, poi cadde in una lunga prostrazione, da cui non uscì più che per un istante. Uno dei suoi preti si era avvicinato a lui per dirgli: Padre mio, benedite anche le vostre figlie di Sainte-Clotilde? Sì, sì, sì, rispose. Furono le sue ultime parole; ricadde nel suo assopimento fino alle sei di sera, quando rese l'ultimo respiro. Era domenica 5 settembre 1847: aveva ottantanove anni e nove mesi.
La sua morte, per quanto prevista, gettò ovunque un grande lutto, e rivelò quale profonda venerazione professassero per lui tutti coloro che l'avevano conosciuto. Le sue esequie ebbero luogo a Notre-Dame de l'Abbaye-aux-Bois, e una folla numerosa e raccolta venne a pregare un'ultima volta per il santo sacerdote che era servito da guida e da modello a un così gran numero per lunghi anni. Il suo corpo fu poi trasportato a Bordeaux, su richiesta di quella città, e inumato nel mezzo della sole nnità pi Bordeaux Città e diocesi di cui Amando fu vescovo. ù grande e più degna, in quella chiesa di San Giacomo che aveva tanto amato, dove aveva fatto la sua prima Comunione, e che aveva restituito al culto cattolico.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Bordeaux il 5 dicembre 1757
- Ordinato sacerdote il 25 maggio 1782
- Esilio in Inghilterra e in Germania durante la Rivoluzione
- Fondazione della Società delle Missioni di Francia a Lione
- Cappellano dell'imperatore Napoleone I e poi del re Luigi XVIII
- Approvazione delle costituzioni della Società dei Preti della Misericordia da parte di Gregorio XVI nel 1834
- Restauro del santuario di San Giacomo a Bordeaux
Citazioni
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Voglio essere la vostra Provvidenza
Vescovo di Anversa all'abate Rauzan -
Sì, sì, sì
Ultime parole di Jean-Baptiste Rauzan