Monaco di Fulda e discepolo di Alcuino, Rabano Mauro fu uno dei più grandi studiosi dell'epoca carolingia. Divenuto abate di Fulda e poi arcivescovo di Magonza, si distinse per la sua immensa opera letteraria, il suo zelo per la disciplina ecclesiastica e la sua carità verso i poveri. È onorato come Dottore della Chiesa in Germania.
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SAN RABANO MAURO, ARCIVESCOVO DI MAGONZA
Giovinezza e formazione
Nato a Magonza verso il 776, Rabano Mauro fu educato nell'abbazia di Fulda prima di perfezionare i suoi studi a Tours sotto la guida di Alcuino.
Raban Raban Abate di Fulda e arcivescovo di Magonza, costruttore della chiesa di Wigberto. o, che ricevette dal suo m aestro Alcuin Celebre abate sotto il quale Aldrico iniziò la sua vita monastica. Alcuino il soprannome di Mauro, era ori ginario Mayence Luogo dell'assassinio dell'imperatore Alessandro Severo. di Magonza, come egli stesso dichiara nel suo epitaffio. Nacque verso l'anno 776, da genitori nobili, come prova ancora l'epitaffio che compose per suo fratello Tutin. Fu allevato nell 'abbazia di Ful abbaye de Fulde Monastero benedettino dove Rabano fu educato e divenne abate. da, già così celebre in quell'epoca, e fece grandi progressi nella virtù così come nelle scienze. Studiava notte e giorno i libri santi. È lì che attinse quella pietà e quel sentimento delle cose divine che diffonde su tutte le sue opere uno splendore e un'unzione che non si possono misconoscere.
Il nostro Santo aveva una grande devozione per la croce; e si sentiva profondamente commosso pensando alle sofferenze inesprimibili del nostro Salvatore. La sua umiltà era grandissima; si definiva il più vile servitore dei servitori di Dio, un servitore inutile, il più miserabile degli uomini. I versi che dedicò a papa Gregorio IV pro pape Grégoire IV Papa che istituì la festa di Ognissanti in Francia nell'837. vano il suo rispetto per la Sede apostolica; non si può ammirare abbastanza il suo amore per la dottrina della Chiesa cattolica e il suo attaccamento inviolabile ai suoi dogmi. Ecco la testimonianza che egli rende a se stesso a questo riguardo: «Mi lusingo», dice, «che per la grazia di Dio ho difeso la fede cattolica in tutti i suoi punti e che non ho avanzato nulla che fosse di mia invenzione, ma che, appoggiato sull'autorità dei Padri, ho seguito le tracce di Cipriano, Ilario, Ambrogio, Girolamo, Agostino, Gregorio, Giovanni Damasceno, Cassiodoro e degli altri».
Nel prologo del suo li bro sulla Croce, livre de la Croix Celebre carme figurato di Rabano Mauro. esclama con santo entusiasmo: «Finché sarò in questo misero corpo, guidatemi, o Gesù, nella vera via della fede cattolica».
A questo spirito di pietà Rabano univa uno studio continuo; e si elevò per questo al più alto grado di conoscenze che fosse permesso raggiungere in quell'epoca. Sant'Odilone, abate di Cluny, ne fa un bell'elogio dicendo: «Rabano è molto versato nelle scienze profane; è cattolico nella sua fede, e pieno di esperienza nella vita spirituale».
Dopo essere stato ordinato diacono, fu inviato a Tours nell'anno 802, da Rutgar, vescovo di Fulda, pe r con Tours Luogo di ritiro di Clotilde presso la tomba di san Martino. tinuarvi la sua educazione sotto gli occhi del grande Alcuino.
Insegnamento e direzione a Fulda
Divenuto responsabile della scuola di Fulda, sviluppa la biblioteca e forma numerosi discepoli prima di essere ordinato sacerdote nell'814.
Non rimase a lungo a Tours. Ritornato a Fulda, fu preposto alla scuola di quella città e contribuì molto, con lo splendore della sua virtù e della sua erudizione, alla reputazione di quella bella istituzione. Proteggeva le scienze con tutto il suo potere: ma ciò che fece di più utile fu fondare una ricca biblioteca per i professori di quella scuola.
Rabano formò un gran numero di discepoli distinti per il loro sapere. I più celebri sono: Valafrido S trabone, Servato Walafrid Strabon Celebre discepolo di Rabano Mauro. Lupo, il suo biografo, Rodolfo, Otfrido e molti altri. Egli stesso non insegnava le arti liberali; ma sceglieva per tali funzioni gli uomini più abili, riservando a sé quella di dispensare gli immensi tesori delle sacre Scritture. Le belle lettere erano insegnate dal monaco Candido, il quale, lamentandosi un giorno con Rabano che le sue occupazioni non gli lasciavano il tempo di studiare la Scrittura, ricevette dal pio dottore questa risposta: «Anch'io sono stato un tempo rivestito di questo incarico; il che non mi ha impedito di comporre, con l'assistenza di Dio, il libro della Lode della Croce».
Rabano fu promosso al sacerdozio da Haistulfo, arcivescovo di Magonza, come egli stesso afferma in una lettera scritta a quel prelato. Fu ordinato nel mese di dicembre dell'anno 814.
Abbazia e influenza
Eletto abate di Fulda nell'822 dopo un viaggio a Gerusalemme, fece prosperare il monastero e divenne un influente consigliere dei principi carolingi.
Verso quel tempo, sorsero nell'abbazia di Fulda spiacevoli dissensi tra i monaci e l'abate Rutgar, che li trattava con durezza e malumore. Rabano gli indirizzò un poema nel quale cercava di ricondurlo a sentimenti più miti; ma fu senza successo. La questione fu portata davanti a Carlo Magno e, dopo la sua morte, davanti all'imperatore Ludovico, che ordinò di procedere alla nomina di un nuovo abate. La scelta cadde su Eigilo, che fece presto rinascere la pace nel convento. Durante questi torbidi, Rabano intraprese un viaggio a Gerusalemme, al ritorno dal quale fu nominato abate, nell'anno 822, essendo stato Eigilo rivestito di tale dignità per cinque anni. Sotto la guida di Rabano, il c onvento di Fulda couvent de Fulde Monastero benedettino dove Rabano fu educato e divenne abate. vide accrescere il numero dei suoi religiosi insieme alla considerazione di cui godeva; e la condotta esemplare dei suoi monaci fu celebrata in tutto l'impero dei Franchi. Il nome dell'abate si diffuse in tutta la Gallia e l'Italia; dotti e persone di distinzione di ogni contrada accorrevano per vederlo, e ci si riteneva fortunati a ottenere un posto nella sua amicizia. Principi e gentiluomini gli affidarono l'educazione dei loro figli, poiché, tanto sotto il profilo della religione quanto sotto quello delle scienze, credevano di poter attendere tutto da un così grande maestro.
Senza sosta occupato nei mezzi per elevare il culto divino al più alto grado di perfezione e per mantenere in tutta la sua severità la disciplina della Chiesa, volle egli stesso servire da esempio ai suoi monaci nell'orazione e nel digiuno. Mostrò anche uno zelo particolare per il tempio di Dio; eresse trenta chiese o cappelle nell'estensione della sua abbazia e le arricchì di un gran numero di reliquie.
Si comportò con tanta saggezza e prudenza nei dissidi che erano sorti tra Ludovico il Pio e i suoi figli, che guadagnò la fiducia di entr Louis le Débonnaire Figlio di Carlo Magno, la cui ascesa al trono fu predetta da Alcuino. ambe le parti e si rese in qualche modo lo strumento della loro riconciliazione. Dopo aver scritto una lettera per consolare quel principe, che era stato così ingiustamente spogliato della sua corona, compose un trattato sul rispetto che i figli devono ai loro genitori e che i sudditi devono al loro principe, che termina tuttavia esortando l'imperatore a usare clemenza verso i suoi figli e i loro sostenitori.
Episcopato a Magonza
Dopo un breve ritiro, viene nominato arcivescovo di Magonza nell'847, dove conduce una vita ascetica e presiede diversi importanti concili.
Nell'842, due anni dopo la morte di questo principe, si dimise volontariamente dalla sua dignità di abate, che aveva esercitato per vent'anni, per potersi dedicare con maggiore agio alla lettura e alla meditazione delle Sacre Scritture. Si ritirò sul monte di San Pietro, situato nelle vicinanze di Fulda, dove trovò la solitudine che cercava e dove poté consacrare tutto il suo tempo alla pietà e alle scienze. Ma fu presto costretto a lasciare la sua cara solitudine per intraprendere una nuova carriera alla quale non si era preparato. Dopo la morte di Otgaro, arcivescovo di Magonza, fu chiamato a q uella s Mayence Luogo dell'assassinio dell'imperatore Alessandro Severo. ede nell'anno 847. Invano addusse come pretesto le infermità che i suoi studi assidui gli avevano procurato; l'interesse generale della Chiesa lo costrinse a cedere e ad accettare la dignità episcopale. Si impose così nuovi doveri, lavori ancora più gravosi, senza allentare in nulla gli esercizi di penitenza ai quali era abituato. Non mangiava carne e non beveva vino, sebbene fosse di costituzione molto delicata e di salute cagionevole.
Tre mesi dopo la sua consacrazione, avvenuta nell'847 verso la fine di giugno nella cattedrale di Magonza, alla presenza di Ludovico, re di Germania, tenne un concilio nell'abbazia di Sant'Albano, dove prese misure molto sagge per la riforma dei costumi e il mantenimento della disciplina ecclesiastica, ma principalmente per la conservazione dei beni della Chiesa, vero motivo che aveva provocato quel sinodo. L'anno seguente, convocò un nuovo concilio contro il monaco Gotescalco, riguardo alla predestinazione, sulla quale sc risse un' Gotescalc Monaco le cui dottrine furono condannate al concilio di Quierzy. opera che dedicò a Noting, vescovo di Brescia (secondo altri di Verona), in Lombardia; e, dopo aver condannato la sua dottrina, lo rimandò a Incmaro, arcivescovo di Reims, nella cui diocesi era stato ordinato.
Carità e fine della vita
Si distinse per la sua grande carità durante la carestia dell'850 e morì a Winkel nell'856, lasciando un'immensa opera teologica.
L'anno 850, che fu segnato da una grande carestia, gli fornì una nuova occasione per dispiegare la sua carità. Durante tutto questo tempo di afflizione, egli di morò a Winkel Luogo di morte di Rabano Mauro nel Rheingau. Winkel, nel Rheingau, dove nutriva ogni giorno più di trecento poveri, senza contare coloro ai quali dava ordinariamente da mangiare alla sua tavola.
Nell'anno 852, fu convocato a Magonza, per ordine di Ludovico, un nuovo concilio, che fu presieduto da Rabano, e al quale assistettero i vescovi e gli abati della Franconia orientale, della Baviera e della Sassonia. Vi si discussero diverse questioni canoniche.
Le occupazioni letterarie e pastorali alle quali il nostro Santo si dedicava costantemente avevano da tempo minato la sua salute; egli soccombette infine il quarto giorno di febbrai o, a W Winkel Luogo di morte di Rabano Mauro nel Rheingau. inkel, dopo aver fatto brillare in quasi tutta l'estensione della Chiesa i raggi della sua virtù e della sua scienza. Fu sepolt o nel monastero di Sant' monastère de Saint-Alban Luogo di sepoltura iniziale a Magonza. Albano, vicino a Magonza, nella cappella dei santi Martino e Bonifacio. Quando nel 1515, il primo anno del suo episcopato, l'arcivescovo Alberto visitò questa cappella, e vi trovò i santi corpi di dieci vescovi di Magonza, ai quali non si rendeva l'onore che era loro dovuto, inviò, col consenso dei canonici di questa città e della Sede apostolica, il corpo di san Rabano ad Halle, in S asson Halle Luogo di traslazione delle reliquie nel 1515. ia, dove fu solennemente inumato nella chiesa di San Maurizio. Questo grande arcivescovo non fu mai universalmente onorato nella Chiesa con il titolo di Santo; è solo in Germania che gli si rese questo onore, e principalmente nell'arcivescovado di Magonza, il cui Martirologio lo qualifica dottore della Chiesa. Il suo nome non si trova dunque nel Martirologio romano, ma bensì in diversi Martirologi della Germania.
Eredità letteraria
Autore prolifico soprannominato il 'Precettore della Germania', lasciò commentari biblici, trattati di grammatica e poesie come il Veni Creator.
## SCRITTI DI SAN RABANO MAURO.
Le opere complete di san Rabano Mauro furono pubblicate in sei volumi in-folio. Colonia, 1627. Eccone una panoramica:
1° Il libro della Grammatica, estratto da Prisciano il Grammatico, che scrisse verso l'anno 535. 2° Un'opera intit olata de Un de Universo Enciclopedia in ventidue libri. iverso, scritta verso l'anno 844. È divisa in ventidue libri e non contiene quasi altro che definizioni di nomi e parole che si riferiscono alla Sacra Scrittura. È indirizzata all'imperatore Ludovico. 3° Due libri dell'Elogio dell Eloge de la Croix Celebre carme figurato di Rabano Mauro. a Croce, composti su richiesta del suo maestro Alcuino. Sono stati stampati separatamente, a Pforzheim, nel 1501, e ad Augusta, nel 1605. Quest'opera godette a suo tempo di una grande reputazione; è piena di idee bizzarre e non offre quasi alcuna utilità. 4° Commentari sulla Scrittura, che non sono propriamente che una compilazione di quelli degli antichi. Una parte fu stampata a Colonia nel 1532. L'opera era composta da trenta libri.
5° Omelie su diversi punti della morale cristiana, sulle feste dell'anno, ecc., ecc. 6° Trattato sulle allegorie della Scrittura. 7° Trattato sull'istituzione dei chierici e sulle cerimonie della Chiesa o sugli uffici divini, diviso in tre libri. È una delle opere più importanti di Rabano Mauro. 8° Trattato sui sacri Ordini, sui sacramenti e sugli abiti sacerdotali; poi tre libri sulla disciplina ecclesiastica. Queste due opere trattano quasi dello stesso argomento della precedente. 9° Un libro sulla visione di Dio, la purezza del cuore e il modo di fare penitenza. Non sono che estratti di ciò che l'autore aveva letto presso i Padri. 10° Un Penitenziale, distribuito in quaranta capitoli, e composto dai canoni dei concili e dai decreti dei Padri. 11° Trattato sul matrimonio tra parenti e sui maghi. 12° Dell'anima e delle virtù. 13° Un martirologio, scritto verso l'anno 845, che Canisio fece stampare per primo. Mabillon ne ha inserito il prologo nei suoi Analect., pagina 419, da un manoscritto della biblioteca di San Gallo. 14° Poesie diverse, in tre parti; pubblicate in seguito a quelle di Fortunato, dal Padre Brouwer, a Magonza, 1617, in-4°. Si trova ancora una raccolta di queste poesie in Baluze, I. 4, Miscell. Vi si vede anche il Veni Creator, il che ha fatto credere ad alcuni che Rabano ne fosse l'autore. 15° Il libro dell'invenzione delle lingue, dall'ebraico al tedesco, stampato da Goldast, con osservazioni sulle parti del corpo umano, nel suo tomo II, Rerum Allemansarum, Francof. 1606. Le opere nominate fin qui sono le sole che si trovano nell'edizione di Colonia di cui abbiamo parlato più sopra, e che è dovuta alle cure di Colvenère, cancelliere dell'Università di Douai. 16° Diverse Lettere, che contengono spesso cose importanti sul dogma, la disciplina, il diritto canonico, ecc. 17° Trattato su diverse questioni dell'Antico e del Nuovo Testamento, tanto contro gli Ebrei quanto contro gli infedeli o gli eretici giudaizzanti: è una raccolta di passi tratti dai Padri e dai libri santi. Dom Martène lo pubblicò da un antico manoscritto dell'abbazia di Saint-Serge d'Angers. Nei suoi Anecd., t. v, p. 401, Schunk dice: « È dubbio che questo libro sia di Rabano ». 18° Un trattato sui corepiscopi, pubblicato da Baluze alla fine della Concordia Sacerdotii et Imperii, di Pierre de Marca, e della collezione dei concili del P. Labbe, t. VIII. Baluze vi aggiunse ancora un'altra opera di Rabano, intitolata: Sul rispetto che devono avere i figli verso i loro padri, e i sudditi verso i loro principi. 19° Il libro dei vizi e delle virtù, stampato ad Anversa, nel 1560, in una raccolta di antichi riti della Chiesa, da Wolfgang Lazius. 20° Discorso sulla sofferenza, stampato da Dom Bernard Pez, da un manoscritto vecchio di circa tre secoli, dell'abbazia di Maulk, Anecd., t. IV, part. 2, p. 8. — Vi si trova l'inno Gloria, laus, honor, senza indicazione d'autore, che, come si sa, non è altro che Teodulfo d'Orléans, morto nell'821, dopo aver prodotto diversi capitolari, così come diverse altre opere in versi e in prosa, di cui il P. Sirmond pubblicò un'edizione nel 1646. Vedi Opera Sirmondi. Venetiis, 1728, t. II. 21° Un trattato di Computo o calcolo, che Baluze ha fatto stampare, t. 1, Miscell., p. 1, e Præfat. in I. 1 Miscell. 22° Un trattato contro coloro che combattono la regola di san Benedetto, stampato da dom Mabillon, Annal. Ben., t. II, append., p. 726, da un antico manoscritto dell'abbazia di Molh. 23° Un Glossario latino-tedesco sui libri dell'Antico e del Nuovo Testamento. Giovanni Giorgio d'Eckard lo ha inserito nel terzo volume di rebus Francie Orient. Vedi Lambecius, Bibl. t. 2, c. v, p. 415, 416 e 952. 24° Alcuni altri scritti che sono perduti. Gli sono state anche attribuite diverse opere che non sono sue, come il Trattato sul sacramento dell'Eucaristia, stampato a Colonia nel 1551, che è di Pascasio Radberto; un libro delle Rivelazioni citato da Possevino; la Glossa ordinaria su tutta la Scrittura, che è di Valafrido Strabone: un trattato sui Misteri della Messa; un altro sugli uffici divini, e un Dizionario delle significazioni mistiche. Il trattato dell'Anticristo, attribuito ora a sant'Agostino, ora ad Alcuino, e stampato tra le opere di Rabano, non è di nessuno di loro, ma di Adso, monaco e poi abate di Moutier-En-Der. Rabano mostra molto spirito ed erudizione nelle sue opere. Nato con grandi talenti per ogni sorta di scienza, ve ne furono poche che non intraprese di coltivare, e lo fece con successo. Sebbene si trovino nei suoi scritti alcuni punti che hanno bisogno di spiegazione, il suo stile tuttavia è semplice, chiaro, naturale e conciso; scrive meno bene in versi che in prosa; gli sono persino sfuggiti errori contro la prosodia, il che, in quei secoli, non ha nulla di sorprendente. Vedi Cave, Hist., Lettre, t. II, p. 36; Dom Cellier, Hist. des aut. eccl., t. XVIII, p. 755; Dom Rivet, Hist. lit. de la France, t. v; e Richard Simon, Critique de Dupin, t. 1, p. 202; Cont. de Godesc.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita verso il 776 a Magonza
- Istruzione presso l'abbazia di Fulda
- Studi a Tours sotto Alcuino nell'802
- Ordinazione sacerdotale nell'814
- Nomina ad abate di Fulda nell'822
- Dimissioni dalla carica di abate nel 842 per la solitudine
- Elezione all'arcivescovado di Magonza nell'847
- Presidenza di diversi concili a Magonza
- Soccorso ai poveri durante la carestia dell'850
Citazioni
-
Finché sarò in questo misero corpo, guidami, o Gesù, nella vera via della fede cattolica.
Prologo del libro della Croce -
Mi lusingo che per la grazia di Dio ho difeso la fede cattolica in tutti i suoi punti e che non ho avanzato nulla che fosse di mia invenzione.
Testimonianza personale