Soldato cristiano arruolato a Chio sotto l'imperatore Decio, Isidoro fu denunciato da un centurione geloso per la sua fede. Nonostante il supplizio della lingua tagliata, che provocò la perdita miracolosa della parola del suo giudice Numeriano, rimase saldo nella sua fede. Morì decapitato, rendendo grazie a Dio per la sua corona celeste.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 4
SANT'ISIDORO DI CHIO, MARTIRE
Contesto storico e vocazione
Sotto il regno dell'imperatore Decio e il pontificato di Cornelio, Isidoro viene arruolato come soldato a Chio, distinguendosi per la sua pietà e la sua conoscenza delle Scritture.
III sec. — Papa: san Cornelio. — Imperatore: Decio.
I soldati della terra sono sempre pronti a partire, non importa il luogo in cui vengono inviati, a maggior ragione i soldati di Cristo devono obbedire con prontezza al loro generale Gesù Cristo. Sant'Agostino, de salut et duc.
Il primo anno del regno di Flavio Decio, avendo questo imperatore pubblicato un editto per reclutare truppe, si vide arrivare a Chio una nave che portava il decreto relativo a questa città. Tra coloro che furono arruolati si trovava il beato Is idoro, Isidore Soldato romano e martire cristiano a Chio. che si mostrò costantemente un buon e valoroso soldato in Gesù Cristo Nostro Signore. Infatti, quando era stata predicata la divina dottrina di Nostro Signore Gesù Cristo a coloro che ne erano degni, il santo e venerabile martire di Cristo l'aveva abbracciata con premura e la praticava da allora con zelo. E dopo che si fu fortificato in ogni modo attraverso le sante Scritture e i comandamenti di Cristo, sentì in modo meraviglioso la sua anima rinvigorita, il suo spirito rianimato e il suo corpo stesso pieno di vigore. Provava anche in se stesso una certa emulazione celeste, pensando a coloro che erano morti soffrendo il martirio per il Signore; e allo stesso tempo si preparava alle prove, alle minacce e alle persecuzioni dei tiranni. Era giusto, pio, al riparo da ogni biasimo, in una parola, perfetto in ogni cosa. Non si scorgeva in lui né leggerezza, né sconvenienza; e mai né il vizio, né la malizia, né alcuno dei difetti provenienti da uno spirito poco sottomesso a Dio, vennero a offuscare una così bella anima; ma tutta la sua condotta era improntata a pietà, modestia e onestà.
Denuncia e arresto
Il centurione Giulio, geloso dell'integrità di Isidoro, approfitta degli editti di persecuzione per denunciarlo al prefetto Numeriano come cristiano che rifiuta di sacrificare agli idoli.
Qualche tempo dopo la pubblicazione del primo editto imperiale, ne fu emanato un altro, secondo il quale si dovevano costringere ad abbandonare la religione di Cristo e ad abbracciare gli empi errori dei demoni tutti coloro, chiunque essi fossero, che servivano il Signore Gesù Cristo e che, invece di obbedire agli ordini degli imperatori, preferivano obbedire ai comandamenti dello stesso Signore Gesù Cristo, in conformità con gli oracoli dei profeti. In quel tempo giunsero a Chio dei soldati appena arruolati, sotto la guida di un cer to Numer Numérien Fratello di san Germano. iano. Ora, il beato Isidoro, che i Cesari, per affetto verso di lui, avevano incaricato dell'amministrazione delle provviste, distribuiva con perfetta equità il necessario a tutti coloro di cui era responsabile; poiché era per loro come un buon padre di famiglia; e poiché detestava tutti gli errori del paganesimo, se gli veniva ordinato qualcosa che non fosse giusto ed equo, non ne teneva conto. Ora, un centurione di quell'esercito, di nome Gi ulio, Jules Centurione romano che denuncia Isidoro per invidia. spinto dalla demenza e dall'invidia, come Caino, decise di accusare il beato Isidoro presso Numeriano, prefetto della milizia, affinché fosse deposto dalla dignità che occupava nell'esercito; ma temeva che i suoi disegni non fossero coronati da successo. Non è che si preoccupasse del benessere dei soldati: poiché era un vile mercenario e non cercava, sotto il nome di centurione, che di depredare coloro che avrebbe avuto sotto i suoi ordini. Questo centurione, avendo abbandonato la via della verità per abbandonarsi alla menzogna, era disceso nel più profondo abisso della perversità; e quando apparvero gli editti dell'imperatore Decio contro i cristiani, non arrossì di onorare gli idoli con preghiere e sacrifici.
Giulio andò dunque a trovare Numeriano e gli denunciò Isidoro come colui che non sacrificava agli idoli. Numeriano gli ordinò di farlo venire.
Giulio, montando subito su un carro, se ne andò con altri tre soldati dal carattere feroce, si impadronì di Isidoro, che ignorava ciò che stava accadendo, e gli disse: «La giustizia vendicatrice dei nostri dei mi ordina ciò che faccio in questo momento, per punire la profonda negligenza nella quale vivi nei loro confronti. Poiché devi sacrificare agli dei e onorarli religiosamente: così ordina l'imperatore Decio». Il beato martire di Cristo, Isidoro, fremendo della più viva allegrezza, preparato com'era al combattimento dalla grazia dello Spirito Santo, rispose modestamente a Giulio: «Sì, che sia così; partiamo lietamente; l'ora del combattimento è giunta. È, lo confesso, con grande piacere che scenderò nell'arena per combattere contro Belial, sentendomi colmo dello Spirito Santo, tutto inondato e penetrato dalla rugiada della grazia, e rapito di gioia nell'attesa di una magnifica corona: è per questo che, senza la minima esitazione e con solidi ragionamenti, compirò, sotto gli occhi di coloro che devono venire con me, una lotta coraggiosa; affinché Dio, toccato dalle preghiere dei suoi Santi, doni a tutti coloro che lo amano dal profondo del cuore la vita eterna per Gesù Cristo Nostro Signore».
Interrogatorio e supplizi
Isidoro confessa la sua fede davanti a Numeriano, affermando l'immortalità della sua anima. Nonostante l'asportazione della lingua, continua a glorificare Cristo mentre il prefetto perde l'uso della parola.
Isidoro fu dunque condotto da Giulio e dai suoi soldati davanti al tribunale di Numeriano, capo della milizia. Non appena questi lo ebbe scorto: «Qual è il tuo nome?» — «Isidoro». — «Non sei tu quello che rifiuta di obbedire agli editti dell'imperatore e di sacrificare agli dei?» — «Quale può essere la virtù o la potenza di questi dei deboli e impotenti, affinché io sacrifichi a esseri che non sono da nessuna parte?» — «Oh, indomabile durezza della tua anima perversa! Come hai osato impiegare contro gli dei queste espressioni così colpevoli? Ma la loro ira è pronta a scagliarsi su di te per punire la tua audacia: temiamo solo che, per le tue parole di blasfemia, essi non puniscano noi stessi». — «Avrai un bel dire, le tue parole non mi causeranno alcun danno. Cristo, che ha creato tutto ciò che esiste, e che tutto il genere umano deve servire, è pronto a tagliarti in due, te, Giulio e il tuo imperatore». — «Ebbene! Vediamo il giudizio del tuo Dio, come ti proteggerà, se vuoi ancora rifiutare di sacrificare ai nostri dei». — «Mi sembra di aver già acquisito la corona celeste con una gloriosa vittoria sui nemici del Figlio di Dio». — «È in mio potere infliggerti supplizi rigorosi; ma piuttosto, sii docile ai miei consigli e, conformemente agli editti del nostro imperatore, sacrifica agli dei; altrimenti la mia ira esploderà contro di te». — «Resisterò sempre alle tue minacce; poiché tu vuoi intimidirmi, come se potessi uccidere la mia anima. Ma è solo sul mio corpo, e per nulla sulla mia anima, che può esercitarsi la tua potenza: la mia anima, e lei sola, vive di una vita imperitura. Del resto, fa' tutto ciò che ti piacerà; mai mi indurrai a perdere per viltà la corona di una gioia senza fine; poiché essa è per me il pegno della sola vita vera. Fa' dunque, te l'ho detto, fa' dunque ciò che vuoi nella tua testa; mai scaccerò dal mio spirito né dal mio cuore Cristo, a cui tutto è sottomesso con timore».
Allora Numeriano, trasportato dall'ira, gli disse: «Darò l'ordine di tagliare questa lingua perversa». — «Se mi fai tagliare la lingua, non mi persuaderai affatto per questo, poiché adoro Gesù Cristo crocifisso sotto Ponzio Pilato, risorto dai morti e salito ai cieli: no, no; mai riuscirai a persuadermi a fare ciò che egli mi proibisce». L'empio Numeriano ordinò allora che gli si tagliasse la lingua. Il beato Isidoro soffrì questo supplizio schernendo il tiranno. Ma, nello stesso momento, Numeriano, cadendo a terra, perse l'uso della propria lingua. Vedendo ciò, tutti i presenti furono fuori di sé per la caduta che aveva appena fatto il capo della milizia, e un buon numero di loro credette nel Signore Gesù Cristo. Dopo che lo ebbero rialzato da terra, ci si accorse che era privato dell'uso della parola. Per lui, chiese a gesti che gli portassero delle tavolette, e vi scrisse questa sentenza: «Le leggi del Cesare Decio ordinano che Isidoro, che non ha voluto obbedire alle leggi, né sacrificare agli dei, perda la testa per il taglio del gladio». Il beato martire di Cristo, Isidoro, prendendo le tavolette, lesse la sentenza e disse: «Vi ringrazio, o Signore Gesù Cristo, di aver trovato grazia davanti a voi; vi lodo, Signore, voi che siete la vita del mio spirito; vi glorifico, Signore, che siete l'anima della mia anima e tutta la mia forza, voi che mi avete dato una lingua al di sopra di ogni offesa».
Esecuzione e sepoltura
Condannato alla decapitazione, Isidoro muore rendendo grazie presso la Fossa della Valle. Il suo compagno Ammonio ne cura la sepoltura e gli erige un monumento.
I littori si impadronirono di Isidoro e lo condussero al luogo del supplizio; egli vi si recò fremendo di gioia, ma come un agnello innocente che sta per essere immolato: e come Isacco offrì un tempo doni a Dio, così Isidoro, con la sua morte subita per Cristo, fu dato come esempio agli altri. Giunti nel luogo chiamato Fossa della Valle, si mise in ginocchio e, dopo aver fatto il segno della croce su tutte le parti del suo corpo, disse: «Ti benedico, o Padre del mio Signore Gesù Cristo, per aver permesso che io sia stato tradotto oggi e per avermi condotto al termine della mia vita. Ti prego, o Signore Gesù Cristo, Salvatore misericordiosissimo, di non negarmi la parte dei tuoi Santi nella vita eterna». Dopo aver così pregato, pose il capo sotto la spada, il cui taglio gli tolse la vita.
Un certo Ammonio, pieno di pietà e di timore di Dio, che era sta Ammonius Compagno di Isidoro che ne seppellisce il corpo. to compagno del santo martire, aiutato da alcuni fratelli, scavò una fossa nello stesso luogo, vi depose il corpo del beato Isidoro con grandi onori e gli fece costruire un monumento.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Arruolamento nell'esercito romano a Chio sotto l'imperatore Decio
- Nomina all'amministrazione delle provviste
- Denuncia da parte del centurione Giulio per essersi rifiutato di sacrificare agli idoli
- Comparizione davanti al prefetto Numeriano
- Supplizio della lingua tagliata
- Decapitazione con la spada
Miracoli
- Perdita dell'uso della parola da parte del giudice Numeriano dopo aver ordinato di tagliare la lingua del santo
Citazioni
-
È solo sul mio corpo, e per nulla sulla mia anima, che può esercitarsi il tuo potere: la mia anima, e soltanto essa, vive di una vita imperitura.
Testo fonte, dialogo con Numeriano