Sant'Amando di Maastricht
MISSIONARIO E FONDATORE DI ABBAZIE
Vescovo di Maastricht, missionario e fondatore di abbazie
Sant'Amando fu uno dei più grandi missionari del VII secolo, evangelizzando le Fiandre, i paesi slavi e la Guascogna. Vescovo di Maastricht e vicino ai re merovingi, fondò numerosi monasteri, tra cui quello di Elnon dove terminò i suoi giorni. È celebre per i suoi miracoli, in particolare la resurrezione di un condannato a Tournai.
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SANT'AMANDO, VESCOVO DI MAASTRICHT
MISSIONARIO E FONDATORE DI ABBAZIE
Giovinezza e vocazione monastica
Nato nel 594 vicino a Nantes, Amando rinuncia alla sua eredità nobile per abbracciare la vita religiosa nell'isola di Ré e poi a Tours.
San Amando nacque il 7 maggio 594, non lontano da Nantes, nel territorio di Herbauges, piccola città che non esiste più e che allora apparteneva all'Aquitania e alla diocesi di Poitiers. Suo padre, Sereno, era duca o governatore della regione, sua madre si chiamava Amantia. Il fanciullo ricevette nella casa paterna, con l'esempio delle virtù e l'amore per la religione, la scienza che si impartiva in quell'epoca ai figli delle nobili famiglie. Di buon'ora sentì nascere nel suo cuore il desiderio di consacrarsi a Dio, e questo sentimento, sviluppato presso i suoi genitori, divenne così potente da spingerlo a lasciare tutto per andare a vivere nella solitudine. Fu verso l'isola di Ré che diresse i suoi passi: vi incontrò dei religiosi santamente premurosi di accoglierlo e di rendergli tutti i servizi della più affettuosa carità. Si riconobbe prontamente la virtù del giovane novizio, e Dio permise che un fatto straordinario la manifestasse in modo eclatante. Un giorno il superiore, per mettere alla prova la sua obbedienza, lo incaricò di un ordine il cui compimento esigeva che uscisse dal monastero. Improvvisamente, in un luogo solitario dell'isola, Amando scorge a poca distanza un enorme serpente. Spaventato, si prostra a terra, rivolge al cielo la sua preghiera, poi, rialzandosi, fa il segno della croce contro il mostro e gli ordina di ritirarsi nel suo covo. L'animale, obbedendo alla sua voce, scompare subito nelle profondità del mare. Amando incontrò presto nella sua solitudine un pericolo di altra natura. Suo padre, informato del luogo del suo ritiro, venne a trovarlo e si sforzò di riportare in famiglia questo figlio unico a cui voleva lasciare i suoi beni e le sue dignità. Vedendo le sue insistenze inutili, ricorse alla minaccia e dichiarò ad Amando che non avrebbe avuto alcuna parte della sua eredità se non fosse tornato con lui nella casa paterna. «Mio padre», rispose con calma e rispetto, «c'è solo una cosa che desidero, ed è servire Dio: egli è la mia porzione e la mia eredità. Non chiedo nulla dei beni che mi promettete; permettetemi solo di dedicarmi interamente alla milizia sacra di Gesù Cristo». Poco tempo dopo, per evitare sollecitazioni più pressanti da parte dei suoi genitori, si ritirò presso la tomba di san Martino a Tours. Lì, prostrato davanti alla cassa che racchiudeva le reliquie di questo grande patrono della Francia, scongiurò il Signore di non permettere mai che tornasse nel suo paese natale, ma che piuttosto, la sua vita intera, consacrata al suo servizio, trascorresse nei lavori, nei viaggi e nelle fatiche dell'apostolato.
La reclusione a Bourges
Sotto la guida di sant'Austregisilo, Amando visse quindici anni da recluso sulle mura di Bourges prima di essere ordinato sacerdote.
Amando, essendo stato ammesso tra i religiosi di Tours, ricevette la tonsura clericale e prese posto tra i fratelli. Ma Dio, che aveva su di lui grandi disegni, volle che iniziasse allora una preparazione straordinaria e più immediata alla sua missione. Gli fece conoscere che doveva recarsi a Bourges, presso sant'Au stregisilo, per ap saint Austrégisile Vescovo di Bourges e mentore di Amando. prendere le sue volontà dalla bocca di quel pontefice. Fedele alla voce del Signore, Amando non esitò un istante; partì e arrivò a Bourges, dove sant'Austregisilo e il suo discepolo, san Sulpizio il Pio, lo accolsero con gioia. Avendo consultato insieme il Signore, fu deciso che Amando, rinchiuso in una cella sulle mura della città, vi avrebbe condotto la vita dei reclusi finché non fosse piaciuto a Dio di impiegarlo nell'opera alla quale lo destinava. In questo nuovo e più profondo ritiro, la vita di sant'Amando era consacrata a tutti gli esercizi della pietà e della mortificazione. Un pane d'orzo intriso nell'acqua era il suo nutrimento ordinario: eppure il santo penitente sembrava prenderlo solo a malincuore. Sulla sua carne innocente era applicato un cilicio che costringeva il suo corpo in una continua mortificazione. Alcuni sarmenti gettati sulla terra nuda accoglievano durante la notte le sue membra stanche; tutto, attorno a lui, annunciava la povertà, la privazione e la sofferenza. Ma nel mezzo di queste austerità, la fronte del giovane recluso brillava della gioia più dolce. È durante questi quindici anni di ritiro e di penitenza che, dopo aver ricevuto successivamente i diversi ordini del clero, fu infine ordinato sacerdote. Fu anche in questo periodo che ebbe una sorta di rivelazione che lo storico della sua vita riporta in questi termini: «Un giorno», dice, «Amando era in preghiera davanti al Signore, quando all'improvviso si vide circondato da una grande luce; poi, per lo spazio di un'ora, l'immagine del mondo sembrò srotolarsi sotto i suoi occhi con tutta la sua magnificenza e i suoi splendori». Dio voleva forse mostrargli la moltitudine di idolatri e di peccatori ai quali la sua parola avrebbe dovuto farsi sentire.
Il pellegrinaggio a Roma e la chiamata apostolica
A Roma, una visione di san Pietro ordina ad Amando di evangelizzare le Gallie in qualità di vescovo regionario.
San Amando aveva circa trentatré anni quando Dio lo chiamò a Roma per manifestargli la sua vocazione. Partì con un solo compagno, continuando durante questo lungo pellegrinaggio le opere sante che era solito compiere. Arrivato a Roma, visitò le chiese e gli oratori consacrati a Dio, i luoghi che richiamano il ricordo dei confessori, i supplizi dei martiri e le testimonianze della fede dei primi cristiani. Alla fine della giornata si ritirava nella chiesa di San Pietro per rivolgere a Dio la sua preghiera. Ora, una sera che vi si era recato secondo la sua consuetudine, mentre tutti i fedeli uscivano dal tempio silenziosamente e le guardie si disponevano a chiuderne le porte, Amando rimase solo, sperando di non essere visto e di poter soddisfare il grande desiderio che aveva di passare un'intera notte in quel santuario. Si teneva inginocchiato in disparte, effondendo la sua anima davanti al Signore, quando uno dei portinai lo vide e, credendo senza dubbio che fosse un uomo che nascondeva qualche cattivo disegno, lo costrinse, con poco rispetto, a uscire dalla chiesa. Questa umiliazione non turbò il beato; egli obbedì subito e, prosternandosi davanti al portale, continuò la sua preghiera. All'improvviso si sentì come rapito fuori di sé e circondato da una luce sfolgorante. Ai suoi occhi si presenta un venerabile vegliardo, la fronte cinta da un'aureola di gloria. San Pietro, il principe degli Apostoli, si fa conoscere ad Amando e gli dichiara le volontà del cielo. «Nel nome di Dio, egli andrà a predicare la fede nelle Gallie e a convertirvi una moltitudine di anime a Gesù Cristo. La messe è abbondante e cresce di giorno in giorno; egli vi lavorerà come un buon e vigilante mietitore. Come premio delle sue fatiche, una grande ricompensa gli è riservata nei cieli». Amando, stupito, interdetto da queste parole, si sottomise pienamente agli ordini del cielo e riprese, il cuore pieno di gioia, la via della Francia. I bisogni della Chiesa, a quel tempo, avevano fatto comprendere la necessità di un certo numero di vescovi le cui funzioni, tutte di zelo, si esercitassero nei confronti di alcune contrade meno favorite dalla fede. Questi vescovi, che venivano chiamati regionari, perché percorrevano
Evangelizzazione delle Fiandre e miracoli
Amando evangelizza la regione di Gand e le Fiandre, operando la resurrezione di un condannato a Tournai per convertire le popolazioni.
predicando il Vangelo nelle regioni dove la loro ispirazione li spingeva, non avevano una sede speciale né una diocesi soggetta alla loro giurisdizione. È di una missione simile che san Amando fu incaricato dal re Clotario II, nel 628: in seguito ai suoi primi tentativi e ai suoi primi successi nell'apostolato, ricevette l'unzione episcopale dalle mani di sant'Acario, vescovo di Noyon, e andò quasi subito a evangelizzare gli abitanti della regione di pays de Gand Città in cui soggiornò Livino e di cui è patrono. Gand. Questo popolo, ancora dedito in gran parte al culto degli idoli, respingeva ostinatamente coloro che volevano insegnargli la fede. Sarebbe impossibile dire tutto ciò che dovette sopportare da parte loro: le persecuzioni e le violenze giunsero a tal punto che i suoi compagni, considerando la conversione di quei barbari come impossibile, si ritirarono in attesa di tempi migliori. Amando rimase solo, esposto a tutti i maltrattamenti ai quali opponeva la più eroica pazienza. «Quante volte non fu lacerato, percosso, contuso dai colpi? Quante volte le donne stesse non lo precipitarono nelle acque della Schelda e degli altri fiumi che bagnano queste contrade?»
L'infaticabile missionario continuò a percorrere le vaste solitudini delle Fiandre, del Brabante e dei paesi vicini, fino al giorno in cui un eclatante miracolo, operato a Tournai, aprì gli occhi a quegli infedeli. Mentre sant'Amando era di passaggio in quella città, accadde che Dotton, governatore in nome del re dei Franchi, fece condurre davanti al suo tribunale un uomo accusato di brigantaggio, e già talmente sopraffatto dai colpi del popolo in furia, che sembrava non avere più che un soffio di vita. Un grido minaccioso usciva da tutte le bocche: «Merita la morte, sia condannato a morte». Nel momento in cui questa scena si svolgeva sulla piazza dei giudizi, si vede accorrere il santo vescovo Amando. Si avvicinò, si fece largo tra la folla e arrivò ai piedi del tribunale; supplicò il conte di concedergli la vita del ladro. La sentenza era appena stata pronunciata. Dotton rimase inesorabile, e i carnefici, impadronendosi del criminale, lo condussero al patibolo dove spirò sotto gli occhi della moltitudine. Non appena fu trascorso il tempo, Amando si affrettò a tirar giù il cadavere dal patibolo e lo trasportò nella sua dimora. A un segno che fece, i suoi discepoli si ritirarono: lui allora, prostrandosi a terra, scongiurò il Signore di restituire quel disgraziato alla vita. All'improvviso il ladro, uscendo come da un sonno profondo, apre gli occhi e si trova in presenza del santo missionario a cui non sa come esprimere la sua sorpresa e la sua felicità. Passò il resto della notte con lui. Arrivato il mattino, sant'Amando, chiamando i suoi discepoli, chiese loro dell'acqua che essi si affrettarono a portare, credendo che fosse per lavare il corpo, secondo l'usanza, prima di seppellirlo. Ma quale non fu il loro stupore, quando, entrando nella stanza, videro il morto della vigilia conversare con il loro maestro. Amando lavò le sue piaghe che guarirono subito; poi lo invitò a tornare dalla sua famiglia e a testimoniare la sua riconoscenza a Dio con una condotta cristiana. Appena la notizia di questo miracolo si fu diffusa, da ogni parte le popolazioni accorsero verso il Santo per chiedergli il battesimo. Gli abitanti della regione di Gand stessi ne furono prontamente istruiti e, rinunciando ai loro vecchi errori, vennero ad ascoltare con docilità la parola di Dio. In poco tempo, un cambiamento ammirevole si operò in tutta la provincia, e i due monasteri di Gand e del Mont-Blandin non tardarono a sorgere nel luogo dove apparivano in precedenza le statue dei falsi dei. Tali sono stati gli inizi della religione cristiana in questa contrada, divenuta uno dei più bei appannaggi della Chiesa di Gesù Cristo.
Conflitto e riconciliazione con Dagoberto
Dopo aver criticato i costumi del re Dagoberto, Amando viene esiliato prima di essere richiamato per battezzare il futuro san Sigeberto.
Fu verso quell'epoca (630) che sant'Amando, di ritorno nell'interno della Francia, rivolse al re Dag oberto corag roi Dagobert Re dei Franchi sollecitato da Sulpizio per annullare un'imposta. giose rimostranze sugli scandali della sua condotta. Tale iniziativa era stata sollecitata e preparata da prelati e nobili signori del palazzo, che gemevano per i disordini ai quali si abbandonava il re d'Austrasia. Il principe, in quell'ora di grazia, non ascoltò che i cattivi suggerimenti della passione; invece di riconoscere le sue colpe, si irritò e cacciò dal suo regno il santo apostolo che gliele rimproverava. Amando, senza scomporsi, si ritirò dal palazzo deplorando l'accecamento dei principi abbandonati alle colpevoli voluttà. Amando si rifugiò negli stati di Cariberto, re d'Aquitania. Qui si colloca il primo viaggio di Amando in Guascogna o Paese B Vasconie Regione di evangelizzazione di sant'Amando nei Pirenei. asco: si trovava nel monastero di Saint-Sever-Cap-de-Gascogne, quando i religiosi gli appresero che, in fondo alle gole dei Pirenei e sulle vette più inaccessibili di quelle montagne, campeggiava un popolo a parte, fiero e agile nei combattimenti, che si vedeva spesso scendere nella pianura, ma che raramente si raggiungeva nei suoi trinceramenti. Questo popolo era in gran parte idolatra e credeva più agli stregoni, agli incantatori e agli auguri che a Dio. Amando volle andare a portare a quella nazione la luce del Vangelo, troppo felice, diceva, di trovare l'occasione di subire il martirio. Questa prima
Amando, le seguenti riflessioni: «Due secoli, circa, dopo i primi insediamenti dei Franchi nel Belgio e nel resto della Gallia, sopravvenne un nuovo ordine di cose e di persone, la cui religione era e doveva essere il primo scopo, ma da cui la polizia e l'agricoltura ricevettero di rimando grandi vantaggi: fu l'istituzione delle prime abbazie in monasteri, di cui sant'Amando fu il padre e il fondatore nei nostri cantoni. Quando vi apparve, trovò il suolo di questo paese tanto selvaggio quanto i suoi abitanti. Sandemondo, contemporaneo e discepolo di sant'Amando, che viveva a Gand nell'abbazia di San Pietro, stabilita poco tempo prima, ce ne parla in questi termini: *Propter ferocissimum gentis illius usque ad terram infarcunditatem, omnes sacerdotes prædicationi loci illius* (i dintorni di Gand) *se substraxerunt*. Un altro scrittore ne parla allo stesso modo: *Qui pagus* (Gundensis) *propter ferocissimum gentis et terra infarcunditatem prædonibus derelictus est*. Un terzo non attribuisce a questo paese che luoghi aridi e sterili. — Ecco quale era a quel tempo la Fiandra, questa contrada così popolata e così fertile qualche secolo dopo, che, per la bellezza del terreno e l'industria degli abitanti, non cede da lungo tempo a nessuna porzione dell'universo, e che il Tasso ci ha dipinto con colori tanto appropriati quanto belli, quando parlando dei primi crociati di questa nazione, che si videro sotto le insegne di Goffredo di Buglione, dice: La Fiandra, l'esitante Fiandra era reputata nel VII secolo una terra ingrata e sterile. I suoi popoli erano selvaggi o briganti; come selvaggi, bisognava civilizzarli; come briganti, dare loro costumi, religione, virtù.
È in quest'ottica duplice che furono stabiliti i primi monasteri; è in quest'ottica che i re e i popoli fecero loro tanto bene; e ciò è così vero, i successi di tali istituzioni furono così eclatanti, che i principi, come Montesquieu notò in particolare riguardo a Carlo Magno, guardavano ai doni immensi che facevano alle chiese, meno come un'azione religiosa che come una dispensa politica. Vedere *Mémoires de l'Académie de Bruxelles*, t. II, p. 682.
missione di sant'Amando in Guascogna è poco conosciuta. Non si può quasi ricordare che questa parola del suo agiografo: «Come un vero apostolo di Gesù Cristo, percorse questo vasto paese, predicando ovunque il Vangelo, guadagnando le anime a Dio e ricevendo spesso, come prezzo del suo zelo e dei suoi lavori, insulti e oltraggi».
Avendo Dio concesso un erede a Dagoberto, questo principe tornò a migliori sentimenti e richiamò sant'Amando dal suo esilio. Il servo di Dio, lasciando subito il paese dei Guasconi, si recò alla corte. Il re era nella sua villa di Clichy, vicino a Parigi, quando il Santo lo avvicinò con modesta gravità. Appena Dagoberto lo vede in sua presenza, dimenticando la sua dignità reale, o piuttosto cedendo al sentimento che lo domina, si getta ai suoi piedi e lo scongiura di perdonargli l'oltraggio che gli ha fatto. Sant'Amando, affrettandosi a rialzarlo, gli dichiara che questo errore passeggero è dimenticato e che non ha lasciato alcun ricordo nel suo cuore. «Quanto mi pento», riprende ancora Dagoberto, «di aver agito verso di voi come un insensato, e di non aver seguito i saggi consigli che il vostro affetto paterno vi ispirava! Ora, vi prego, santo Pontefice, dimenticate interamente questa ingiuria, e non disdegnate di accondiscendere alla richiesta che sto per farvi. Dio mi ha dato un figlio, sebbene io non abbia affatto meritato questo favore: ho posato gli occhi su di voi, e vi ho scelto affinché purifichiate la sua anima nelle acque del battesimo, e che vi serviate da padre spirituale. È mio figlio, è l'erede della mia corona, voglio che diventi anche vostro figlio, e che imitando un giorno i vostri esempi, diventi l'erede delle vostre virtù». Queste parole gettano Amando in una grande sorpresa e in un estremo imbarazzo. Pregò il re di non esigere da lui un simile ministero. «Amando», dice uno dei suoi biografi, «temeva la corte dei re, dove la virtù più ferma è talvolta esposta a flettere, e non voleva, lui, combattente devoto per la causa di Gesù Cristo, implicarsi negli affari del secolo». Avendo dunque espresso al re con rispetto i motivi del suo rifiuto, si ritirò.
Dagoberto si rammaricava di non aver potuto determinare il santo apostolo ad accettare questo invito, nel quale vedeva una eclatante riparazione della sua colpa. D'altronde, desiderava ardentemente che questo bambino, su cui riposavano tutte le sue speranze, fosse battezzato dalle mani di un Pontefice, la cui eminente virtù gli dava come una garanzia che la morte non sarebbe venuta a rapirlo alla sua tenerezza. Fece nuove istanze, e avendo chiamato i suoi consiglieri intimi, sant'Eligio e sant'Audoeno, allora ancora semplici laici, ordinò loro di recarsi presso il santo missionario e di cercare con ogni mezzo di ottenere il suo consenso. I due illustri personaggi avvicinarono Amando con tutta la venerazione che la sua santità ispirava loro, e lo scongiurarono di accordare al re il favore che sollecitava. Gli rappresentarono che accettando tale incarico, avrebbe potuto operare un grande bene a palazzo; che questo bambino, destinato a diventare un giorno re dei Franchi, avrebbe fatto avanzare molto l'opera di Dio attraverso le sagge lezioni che avrebbe ricevuto dalla sua bocca e i sentimenti virtuosi che esse gli avrebbero ispirato. Del resto, aggiungevano, questo consenso, che colmerà di gioia Dagoberto, vi lascerà, se lo desiderate, tutta la libertà per predicare il Vangelo nel regno e nelle contrade vicine. Quest'ultima parola non poteva mancare di fare impressione su Amando, soprattutto sulla bocca di due uomini così religiosi e così potenti a corte. Cedette dunque, e subito furono ordinati i preparativi della cerimonia, alla quale il re voleva dare una magnificenza straordinaria. La città di Orléans fu scelta per la sua celebrazione; tutta la corte e una moltitudine di signori vi si trasferirono. Accanto a Dagoberto appariva suo fratello Ariberto, re d'Aquitania; doveva con sant'Amando tenere il bambino al fonte battesimale. Un autore grave e contemporaneo riporta, e altri hanno ripetuto dopo di lui, che nel momento in cui sant'Amando finiva una delle orazioni del battesimo, il bambino, che aveva allora solo trenta o quaranta giorni al massimo, rispose molto distintamente *Amen*, il che riempì tutti gli assistenti di stupore e di ammirazione. — Questo bambino meraviglioso doveva essere san Sigeberto.
Compiuto il suo ministero, Amando si allontanò dalla corte e tornò ai suoi lavori apostolici, lasciando una potente famiglia nella gioia, un regno nel la speranza e saint Sigebert Re d'Austrasia il cui passaggio del corpo a Lambres funge da punto di riferimento cronologico. un re tornato a sentimenti migliori.
Missione presso gli Slavi e ritorno a Roma
Tenta senza successo di evangelizzare i popoli slavi del Danubio prima di tornare a Roma e fondare il monastero di Elnon.
Il nostro santo vescovo, che non terminava una buona opera se non per intraprenderne una nuova, si diresse poco tempo dopo verso il paese slavo, sulle rive del Danubio, della Sava e della Drava. Tutto porta a credere che furono le guerre di questi popoli contro i Franchi e l'ascesa bizzarra e straordinaria di Samone, mercante di Soignies nell'Hainaut, o di Sens, che questi barbari avevano preso per re, a determinare la sua risoluzione. Pieno di fiducia in Dio, partì attraverso paesi sconosciuti e arrivò infine in mezzo a un popolo dedito a tutti gli errori e a tutti i disordini dell'idolatria. Infiammato da quello zelo ardente che non fa che accrescersi davanti agli ostacoli, predicava Gesù Cristo a uomini per i quali questo nome era del tutto estraneo. Percorse le loro vaste pianure e i loro accampamenti fortificati che servivano loro da città; ovunque la sua voce si fece sentire e le sue mani sparsero con abbondanza benedizioni e benefici. Nonostante gli sforzi del suo zelo, Amando non poté ammorbidire quei cuori feroci, le cui abitudini criminali erano così opposte alla morale del Vangelo. Tuttavia non si lasciò abbattere né dalle loro resistenze né dagli oltraggi che gli prodigavano; continuò a predicare loro le verità sante e si sforzò con ogni mezzo di guadagnarli a Dio.
Amando aveva seminato; altri avrebbero mietuto più tardi i frutti dei suoi lavori. Per quanto lo riguarda, dopo aver sopportato con inalterabile pazienza gli oltraggi e i maltrattamenti, dovette abbandonare quegli uomini «che i loro crimini rendevano indegni dei favori del cielo»; ed è allora che per la seconda volta si recò a Roma presso il sovrano Pontefice, per istruirlo sulle opere che aveva compiuto e rendere omaggio ai santi apostoli. È anche in questa circostanza che collocò in diversi monasteri degli schiavi che aveva riscattato e che testimoniavano il desiderio di abbracciare la vita religiosa. Lo si vede ancora procurarsi a Roma, al centro della cattolicità, dei libri per l'istruzione dei discepoli che aveva già riunito, particolarmente nel monastero di Elnon.
Per tornare, sant'Amando si imbarcò vicino a Roma, arrivò dapprima a Centumcellae, oggi Civitavecchia, e di là prese la direzione verso le coste della Francia. Durante questa traversata, Dio manifestò in modo eclatante la potenza delle preghiere del suo servo. Un giorno in cui i marinai, riuniti sul ponte della nave, ascoltavano le istruzioni dell'uomo di Dio, scorsero un pesce enorme, che sembrava giocare tra i flutti: gettando subito le reti, lo presero, lo uccisero e invitarono tutti i membri dell'equipaggio a prendere parte a quel banchetto inatteso. Ma nel momento in cui finiva il pasto, il cielo si coprì di grosse nuvole, il mare divenne agitato, i flutti si sollevarono, i venti muggirono: una tempesta spaventosa scoppiò e la nave, sballottata qua e là dai flutti, minacciava di inabissarsi a ogni istante. In mezzo ai lamenti che strappava la vista di una morte imminente, i marinai si prostrarono ai piedi di Amando e lo scongiurarono di pregare Dio affinché fossero liberati da un così pressante pericolo. Il missionario consolò tutti quegli uomini abbattuti. Li esortò a riposarsi dalle fatiche che avevano sopportato e a rimettere la loro sorte alla Provvidenza. Era notte. Tutti distesi sul ponte si abbandonarono al riposo. Anche Amando sonnecchiava vicino al timone, come se avesse voluto prendere la direzione della nave. All'improvviso l'apostolo san Pietro si presentò ai suoi occhi: «Non temere, Amando, gli disse, tu non perirai, né coloro che sono con te». Poi, voltandosi verso i flutti irritati, comandò loro e subito si fece una grande calma. Al loro risveglio, i marinai videro che la loro nave navigava su un mare tranquillo; in poco tempo approdarono alla riva, benedicendo Dio che li aveva liberati dalla morte per le preghiere del suo servo. Il santo apostolo, rientrato nel suo monastero di Elnon, continuò a evangelizzare gli abitanti delle contrade vicine.
Episcopato a Maastricht e lotta contro l'eresia
Nominato vescovo di Maastricht, lotta contro i disordini locali e l'eresia monotelita con il sostegno di papa Martino I.
Il vescovo di Maastricht, Giovanni, soprannominato l'Agnello, essendo morto verso quell'epoca (649), sant'Amando fu chiamato dai suffragi del clero e del popolo, e dalle sollecitazioni di Sigeberto, re d'Austrasia, a governare quella chiesa. Il Beato se ne difese a lungo; ma infine dovette cedere alla volontà di Dio, che si manifestava chiaramente, e dirigere quel popolo in mezzo al quale incontrò grandi difficoltà. Infatti, in quella diocesi di Maastricht, così devastata durante le invasioni, e dove si erano stabilite diverse tribù, si incontravano ancora molte usanze contrarie alla morale del Vangelo. Sant'Amando fece tutti gli sforzi che ci si poteva aspettare dal suo zelo per correggere gli abusi. Riuscì presso alcuni; ma altri rimasero ostinatamente attaccati ai loro disordini, nonostante le sue preghiere e i suoi avvertimenti. Fu allora che scrisse al papa san Martino I per chiedergli una pape saint Martin Ier Papa martire mandato in esilio da Costante II. regola di condotta. La sua lettera non è giunta fino a noi; ma si intuisce cosa contenesse dai termini stessi della risposta del sommo Pontefice. La prima parte fornisce regole molto sagge riguardanti le pene da infliggere ai chierici che sono venuti meno alla santità del loro stato. Ma il venerabile vescovo non ebbe il dolore di infliggere lui stesso queste punizioni meritate: il Signore prese in mano la sua causa e fece sentire che non è invano che si respinge la parola dei suoi servitori. Infatti, nel momento in cui sant'Amando si ritirava con alcuni discepoli verso contrade più vicine al mare, per evangelizzare i popoli ancora barbari della costa, diversi flagelli si abbatterono sul paese di Maastricht, vi causarono grandi devastazioni e tolsero, con una morte funesta, i più induriti nel male.
La seconda parte della lettera di san Martino I conteneva una risposta alle richieste di sant'Amando, riguardanti l'eresia dei monoteliti, che faceva molto rumo re nel mondo cattolico. hérésie des monothélites Eresia cristologica sostenuta da Costante II. Il sommo Pontefice, dopo aver esposto gli artifici dei patriarchi e degli imperatori di Costantinopoli, incaricò il vescovo di Maastricht di recarsi lui stesso presso i re di Neustria e d'Austrasia, Clodoveo II e Sigeberto II, e di convocare concili nei due regni, affinché i decreti emanati a Roma in concilio fossero confermati dai vescovi della chiesa di Francia. Sant'Amando si adempì con zelo dell'onorevole incarico che gli era stato affidato; ma la penuria di documenti non permette di dare dettagli su questi eventi.
I vescovi avendo rimesso nelle sue mani gli atti dei diversi concili di Francia, egli andò a presentarli a loro nome al sommo Pontefice. Questa missione rispondeva alle vedute del Beato, che desiderava ottenere dalla Santa Sede l'autorizzazione a lasciare il suo vescovado di Maastricht, per riprendere le sue corse apostoliche. Fece questo terzo viaggio in compagnia di sant'Umberto, che incontrò sulle rive dell'Helpre, vicino ai possedimenti che questo servitore di Dio aveva appena acquisito con la morte dei suoi genitori. Amando fece conoscere le risoluzioni prese nei concili tenuti in Francia, ed espresse allo stesso tempo il suo desiderio personale. Il sommo Pontefice vi acconsentì con bontà. Di più, per aiutarlo nei lavori evangelici, gli accordò il sacerdote Landoaldo e alcuni altri servitori di Dio. Tutti insieme tornarono a Maastricht, dove, per consiglio di Amando, i suoi compagni si legarono a san Remaclo, divenuto suo successore su quella sede, mentre lui se ne andò a continuare il corso delle sue missioni apostoliche.
Fondazioni monastiche e rete di santi
Amando collabora con le grandi famiglie merovingie per fondare numerosi monasteri come Nivelles o Hautmont.
Qui iniziano soprattutto le sue relazioni con le famiglie di Pipino di Landen e di san Mauger. Il primo, già unito da amicizia a sant'Amando fin dal battesimo del giovane Sigeberto, aveva lasciato per succedergli il figlio Grimoaldo, che non seguì le sue orme e perì con suo figlio vittima della sua colpevole ambizione. Poco tempo prima di questa tragica fine, sant'Amando aveva aiutato santa Gertrude, figlia del beato Pipino, e santa Itta, sua vedova, a fondare il monastero di Nivelles, che divenne una fonte di benedizioni per tutto il paese. Quasi nello stesso tempo, assisteva con sant'Aubert di Cambrai alla consacrazione del monastero che san Ghislain stava ultimando a La Celle. È lì che, ascoltando i discorsi dei due santi vescovi, un signore della contrada, Mauger, sposo di santa Valdetrude, decise di consacrarsi a Dio. Avendo lasciato il mondo, questo nobile leude andò a fondare il monastero di Hautmont, dove in diverse epoche si riunivano i principali apostoli della contrada, in mezzo ai quali Amando faceva udire la parola santa. Fu lì che un giorno la vergine Aldegonda venne a presentarsi a lui e a sant'Aubert per ricevere dalle loro mani il velo delle vergini prima di fondare, in mezzo ai boschi che coprivano la Sambre, il monastero che diede origine alla città di Maubeuge.
Seconda missione in Guascogna e miracoli finali
A 70 anni, torna a evangelizzare i Baschi e fonda abbazie nel sud della Francia, in particolare a Nant.
Erano trascorsi circa trent'anni dalla prima missione di sant'Amando in Guascogna. Il venerabile apostolo, dimenticando il peso dell'età (aveva 70 anni), pensava di visitare ancora i suoi rudi discepoli dei Pirenei. Poteva essere incoraggiato nelle ispirazioni del suo zelo dalla circostanza che la Guascogna obbediva allora ai suoi pronipoti, Boggis e Bertrand, riconosciuti duchi ereditari dell'Aquitania e della Guascogna. Ma ciò che lo determinò fu che, secondo il dotto annalista Mabillon, egli fu chiamato dagli stessi Baschi. Venne dunque nell'anno di grazia 665. La grazia coronò i suoi sforzi e molte conversioni vennero a consolarlo delle sue fatiche e degli oltraggi che subì in più di un incontro. Una volta, tra le altre, che il vecchio missionario predicava davanti alla moltitudine radunata attorno a lui, un buffone, pieno di orgoglio e molto corrotto nei costumi, si avvicinò a lui e, imitandolo nella voce e nei gesti, cercò di provocare le risate degli spettatori. Sant'Amando, senza essere scosso da questa sacrilega insolenza, perdonò nel suo cuore il miserabile che non sapeva nemmeno rispettare i suoi capelli bianchi e continuò il suo discorso al popolo. Ma Dio, per vendicare il suo ministro oltraggiato e dare allo stesso tempo una lezione capace di colpire quegli spiriti vani e frivoli, punì all'istante quell'uomo audace.
In mezzo alla folla che era stata testimone della sua empietà, apparve all'improvviso agitato dai più violenti trasporti, lanciò grida orribili, si rotolò per terra con rabbia e spirò tra le più atroci sofferenze. Questa fine tragica fece una profonda impressione su tutti gli spettatori e ne convertì molti che erano rimasti fino ad allora indifferenti. Non si può dubitare che la seconda missione di sant'Amando tra i Baschi abbia avuto il successo più completo. Poiché, da allora, la storia non parla più della loro idolatria. Al contrario, non ha che da esaltare, di età in età, la loro invincibile fermezza nella fede cattolica.
Sant'Amando, lasciando quelle contrade, predicava ovunque la fede e confermava con nuovi miracoli l'alta opinione che ovunque si aveva della sua virtù. Un giorno arrivò in una città che alcuni autori credono essere Limoges. Il vescovo del luogo lo accolse con rispetto e gli rese tutti i doveri dell'ospitalità. Egli stesso offrì al vecchio l'acqua e il bacile per lavarsi le mani, secondo l'usanza; allo stesso tempo raccomandò a uno dei suoi chierici, che si trovava vicino a lui, di conservare quell'acqua. Qualche momento dopo, mentre il missionario riposava dalle fatiche del viaggio, il vescovo va a prendere il vaso che contiene l'acqua e si dirige verso la sua chiesa cattedrale. Lì mendicava ogni giorno un povero cieco ben noto in tutta la città. Arrivato vicino a lui, il vescovo gli disse: «Figlio mio, se hai fede, bagna i tuoi occhi in quest'acqua con la quale il servo di Dio, Amando, ha lavato le sue mani; ho fiducia che per i suoi meriti recupererai la vista». Il cieco obbedì all'istante: si tocca gli occhi, li bagna e ritrova la vista. All'istante il vescovo e il cieco guarito fanno esplodere la loro allegrezza; il rumore di questo miracolo si diffonde nella città, dove si levano da ogni parte grida di benedizione e di riconoscenza. Ma già l'umile taumaturgo si era allontanato. Appare presto sui confini dell'antica provincia del Borbonese, nel luogo dove si trova oggi la città di Saint-Amand. Questa città deve la sua origine a un monastero costruito dal Santo al suo ritorno dalla Guascogna e dove lasciò alcuni dei discepoli che lo avevano accompagnato.
È apparentemente verso quest'epoca, come indica un diploma di Childerico II, datato al secondo anno del suo regno (666), che un'altra abbazia fu costruita da sant'Amando, a Nant, nel paese degli antic hi R Nant Luogo di fondazione di un'abbazia nel Rouergue. uteni, vicino al luogo dove la Dourbie si getta nel Tarn, nella diocesi di Rodez. Un certo Mummole, irritato dal fatto che il santo missionario avesse ottenuto dal re un terreno per costruire il monastero di Nant, risolse di opporvisi. Non indietreggiò nemmeno davanti al pensiero di un omicidio. Dei malfattori, ai quali comunicò il suo disegno, vennero a presentarsi a sant'Amando con tutte le testimonianze del più profondo rispetto. Gli dichiararono la loro intenzione di mostrargli un luogo conveniente per l'ubicazione del monastero che si proponeva di costruire. Allo stesso tempo lo pregano di accompagnarli, al fine di riconoscere essi stessi la verità delle loro parole. Questo progetto nascondeva un tradimento, e pare che il Signore lo rivelò al suo servo. Tuttavia, Amando, rimettendo la sua sorte alla Provvidenza, e forse anche spinto dallo spirito di Dio, seguì i suoi assassini, senza mostrare diffidenza. Già si era arrivati alla sommità della collina dove si proponevano di tagliargli la testa, quando all'improvviso il cielo si copre di nuvole, il tuono brontola, il fulmine scoppia, i torrenti di pioggia cadono e le più fitte tenebre si diffondono tutto attorno. Colpiti da queste testimonianze sfolgoranti della giustizia di Dio, gli assassini si gettano tremando ai piedi di sant'Amando, e lo scongiurano, con le lacrime agli occhi, di lasciar loro la vita. Il Beato, toccato egli stesso da tutto ciò che vede, si prostra con la faccia a terra e supplica il Signore di perdonare a quegli uomini l'attentato che avevano meditato. Allo stesso momento la calma rinasce, l'oscurità si dissipa, e gli assassini, colpiti da ammirazione e da timore, si ritirano chiedendo perdono a Dio di aver concepito l'orribile progetto di far perire il suo servo.
Ultimi anni a Elnon e posterità
Si spense nell'abbazia di Elnon nel 684 all'età di 84 anni, lasciando un'eredità di costruttore e missionario.
Dopo aver disposto ogni cosa in quella contrada e aver potentemente avanzato l'opera di Dio, san Amando ritornò nel suo monas tero di Elnon, il monastère d'Elnon Monastero fondato da sant'Amando dove visse Chrodobaldo. più importante tra tutti quelli che aveva fondato e dove abitualmente dimorava. Gli autori più antichi fanno risalire la sua fondazione all'anno 639, ovvero all'epoca in cui il Santo, dopo il battesimo di Sigeberto e il felice cambiamento di Dagoberto, cominciò a godere di un grande credito a corte. Questa data conferma anche quanto avanzato dalla maggior parte dei cronisti riguardo alla cessione fatta da quel monarca al vescovo missionario delle terre sulle quali fu edificato il monastero, nonché dei favori e dei privilegi che degnò accordargli. Tale è stata del resto la costante tradizione di dodici secoli. «Fu dunque allora che Amando, uomo di grande pietà, caro agli uomini e al Dio del cielo», fondò questa abbazia di Elnon (Saint-Amand), che, nel suo pensiero, doveva essere come un centro per la civilizzazione di tutta la contrada, attraverso la conoscenza e la pratica del Vangelo. Dagoberto, che sapeva apprezzare i vantaggi che i suoi popoli traevano da tali istituzioni religiose, favorì soprattutto questa, come testimonia a sufficienza un diploma che egli concesse allora a garanzia della donazione reale. Il nostro Beato ne fu il primo abate, come indicano tutti i cataloghi. Tuttavia veniva sostituito dai suoi discepoli quando i bisogni della Chiesa e delle sue missioni, o altri affari importanti, lo chiamavano in diverse contrade.
Oltre alle fondazioni di cui si è parlato, ricordiamo quella dell'abbazia eretta nel territorio di Aalst, non lontano dal luogo in cui fu martirizzato san Livino, le abbazie di Ronse, Torhout, Leuze e Deurne, presso Anversa.
Ad Anversa stessa, centro delle popolazioni barbare della contrada, Amando eresse una chiesa per mantenere nella fede coloro che aveva aperto a Gesù Cristo.
Presso Dendermonde, sulla riva destra della Schelda, una parte della chiesa e un villaggio che la circonda portano il suo nome. A Condé, alla confluenza della Schelda e della Haine, sorgeva un monastero sotto l'invocazione della Santa Vergine, fondato, si dice, da san Amando; è lì che san Vignon, giunto in quei luoghi dalle lontane montagne della Scozia, imparava a popolare la dottrina e la morale del Vangelo.
La chiesa di Calloo, vicino alle foci della Schelda, venera anch'essa san Amando come suo patrono e fondatore.
Si ricorda l'abbazia di Nivelles, costruita da santa Itta e santa Gertrude, sua figlia: si potrebbe ancora aggiungere quella di Andenne, che santa Begga, seconda figlia di Pipino il Vecchio e madre di Pipino di Herstal, eresse sulle rive della Mosa.
Verso i confini del Brabante e dell'antico paese dei Batavi (Olanda), presso una delle foci di questo fiume, si trova ancora la chiesa di Gertrudenberg o monte di Gertrude, eretta e consacrata da san Amando.
Ad Aardenburg, san Amando unì un monastero e una chiesa costruita da sant'Eligio.
Kortrijk, sulla Lys, venera anch'essa questi due grandi apostoli come suoi padri nella fede.
L'antica diocesi di Vabres dove, secondo la tradizione e i monumenti, san Amando ha predicato la fede, lo ha onorato per un gran numero di secoli come suo patrono. L'antica chiesa cattedrale, dedicata sotto il suo nome, esiste ancora. In questa contrada è conosciuto sotto il nome di sant'Alano.
Si potrebbero citare ancora altri luoghi nei quali san Amando ha predicato la fede e fondato chiese o monasteri, dove si crede almeno di riconoscere tracce del suo passaggio. La provincia del Bugey, in particolare, gli ha votato un culto fin dai tempi più remoti e gli attribuisce la fondazione di monasteri importanti, come quello di Nant, attorno al quale si sarebbe formata la città di Nantua; quelli di Chézery, di Meyria e di Saint-Claude. Strasburgo, Worms e Magonza si gloriano di averlo posseduto, forse all'epoca in cui si recava nel paese degli Slavi. La Spagna stessa pretende che egli abbia governato per qualche tempo una delle sue chiese. Così si era diffusa lontano la reputazione di san Amando.
Rientrato nel suo monastero di Elnon, per non lasciarlo più, Amando volle consacrarlo solennemente. Al suo invito, vescovi e abati si recarono con premura presso il santo vegliardo, la cui anima era colma delle più dolci emozioni. Terminata la cerimonia, tutti si riunirono nella sala del capitolo, ed è lì che in loro presenza egli lesse il suo testamento, scritto sotto la sua dettatura da Baudemondo, suo discepolo e più tardi storico della sua vita.
Qualche anno dopo, san Amando rese pacificamente la sua anima a Dio, in mezzo ai suoi discepoli, il 6 febbraio 684: egli era allora nel suo ottantaquattresimo anno.
Si rappresenta san Amando: 1° mentre tiene una piccola chiesa e il suo pastorale; dietro di lui un grande drago che vuole strapparglieli: figura delle persecuzioni che l'inferno ha suscitato contro il Santo; 2° mentre resuscita un impiccato; 3° mentre tiene in mano le catene dei numerosi prigionieri che ha liberato; 4° mentre porta una bandiera, simbolo che, nelle arti, si accorda abbastanza volentieri ai missionari che hanno arruolato anime sotto il vessillo di Gesù Cristo.
## RELIQUIE DI SAN AMANDO.
Il suo corpo fu deposto nell'oratorio di San Pietro, costruito per sua cura; ma presto le guarigioni e i miracoli che vi si operavano resero questo luogo troppo stretto per la devozione dei fedeli. Si eresse dunque, sulle donazioni degli abitanti della contrada, una chiesa più spaziosa, nella quale il vescovo di Tournai e di Noyon trasportò il corpo santo, che fu trovato, dopo uno spazio di quindici anni, senza la minima traccia di corruzione. Durante l'invasione dei Normanni, il deposito sacro fu salvato nell'abbazia di Saint-Germain-des-Prés, a Parigi. Il monastero di Elnon fu invaso dai Barbari, che massacrarono i religiosi mentre cantavano nella chiesa le lodi di Dio. Essendo stata quest'abbazia nuovamente distrutta da un incendio, l'11 febbraio 1066, i religiosi, con il permesso dei vescovi della provincia, portarono processionalmente le reliquie del loro santo patrono in diverse contrade, per ottenere soccorsi che li aiutassero a risollevarla dalle sue rovine. Un gran numero di miracoli furono allora operati a Cambrai, Coucy, Laon, Chauny, Noyon e in altri luoghi. Nel 1107 un'altra processione fu fatta anche nel Brabante, per ottenere soddisfazione da certi signori che volevano impadronirsi di una parte dei beni dell'abbazia di Elnon. Guarigioni straordinarie furono allora ottenute ad Anvaleg-sur-la-Honne, Saint-Sauveur, Grammont, Minove e Tournai. Per noi, dice il cronista che riporta questi fatti di cui era testimone, le nostre anime ammiravano ancora di più le guarigioni operate nelle anime, gli odi placati, i nemici riconciliati e i peccatori strappati alla morte eterna.
L'abbazia di Elnon divenne col tempo così celebre che si formò accanto ad essa una città considerevole come oggi, dove il nome di Saint-Amand-les-Eaux, e il cui dominio temporale apparteneva all'abate che ha creato il titolo di conte fino alla Rivoluzione. L'abbazia, che era stata ricostruita con magnificenza nel secolo scorso, serve oggi da stabilimento termale. Saint-Amand è capoluogo di cantone (Nord. — 10.000 abitanti).
Il culto di san Amando è stato di ogni tempo celebre, non solo nel nord della Francia e del Belgio, ma anche in una moltitudine di altre contrade: lo stesso avveniva in Inghilterra dove aveva un ufficio a nove lezioni nel Breviario di Sarum. Abbiamo detto già che il suo nome è uno dei più conosciuti nel Bugey, dove gli si attribuisce la fondazione di diversi monasteri. San Amando è ancora venerato in Bretagna, dove tutte le diocesi, eccetto quella di Quimper, celebrano il suo ufficio. Nelle diocesi di Cambrai, Arras, Tournai, Gand, Liegi, Poitiers, ecc., una folla di chiese o cappelle lo riconoscono per loro patrono.
San Amando è anche il patrono di Erches, dove ci si reca in pellegrinaggio il giorno della sua festa (26 ottobre), e di Vieuventers. Le Clarisse di Amiens possiedono sue reliquie.
*Vie des Saints de Cambrai et d'Arras*, dell'abate Destombes; *les Saints de Bretagne*, di Albert le Grand e Dom Lobineau; *Hagiographie de Belley*, di Mons. Depéry; *Biographie saint-omerienne*, di M. Rainguet; *les Bollandistes*; il Padre Giry; l'abate Auber, *Hagiographie de Poitiers*; *Saint Amand*, apôtre des Basques, di M. Menjoulet, vicario generale di Bayonne; Godescard, Baillet, Rubibacher, Migne, e l'*Hagiographie du diocèse d'Amiens*, dell'abate Corhlet.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita nel 594 vicino a Nantes
- Ritiro all'Île de Ré
- Recluso a Bourges per quindici anni
- Visione di San Pietro a Roma
- Consacrazione episcopale come vescovo missionario nel 628
- Evangelizzazione della regione di Gand e delle Fiandre
- Esilio per ordine di Dagoberto I, poi richiamato per battezzare Sigeberto
- Missioni presso gli Slavi sul Danubio
- Episcopato a Maastricht (649)
- Missioni in Guascogna (Paesi Baschi)
- Fondazione dell'abbazia di Elnon
Miracoli
- Espulsione di un serpente gigante nel mare all'Île de Ré
- Resurrezione di un ladro impiccato a Tournai
- Placamento di una tempesta in mare dopo una visione di San Pietro
- Guarigione di un cieco a Limoges con l'acqua delle sue abluzioni
- Castigo divino di un buffone beffardo in Guascogna
Citazioni
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Non desidero che una cosa sola, servire Dio: egli è la mia parte e la mia eredità.
Risposta a suo padre Sereno