Generale nell'esercito di Licinio nel IV secolo, Teodoro si distinse dapprima uccidendo un drago a Eucaita. Dopo aver distrutto gli idoli imperiali per distribuirli ai poveri, subì crudeli tormenti, fu miracolosamente guarito sulla croce da un angelo, prima di essere decapitato nel 319. Le sue reliquie, fonte di numerosi miracoli, furono onorate a Costantinopoli e poi a Venezia.
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SAN TEODORO DI ERACLEA, MARTIRE
Giovinezza e miracolo del drago
Teodoro, comandante militare in Tracia, abbatte un drago devastatore nel nome di Cristo, provocando numerose conversioni.
Questo illustre martire di Gesù Cristo era nato da genitori cristiani in una città della Tracia, chiamata Eucaita, verso il Ponto Eusino; si racconta di lui un fatto notevole e degno di un coraggio veramente cristiano. Mentre portava le armi e comandava un reggimento nelle truppe di Licinio, cognato dell'imperatore Costantino, apprese che in un luogo della città appariva un drago furioso, il quale, uscendo al mattino dalla sua caverna, divorava tutto ciò che si presentava davanti a lui; volle mostrare quale fosse la sua devozione e decise di attaccarlo, essendo sicuro di averne ragione nel nome del suo Salvatore e per la forza invincibile della santa croce. Si recò dunque sul luogo che doveva essere il campo della sua vittoria; e scongiurando il mostro con il nome temibile del grande Dio, affinché uscisse dalla sua caverna, lo trafisse a colpi di spada e lo calpestò sotto gli zoccoli del suo cavallo. Molti Gentili che sentirono parlare di questa azione, toccati da una luce celeste, riconobbero la verità e abbracciarono la fede di Gesù Cristo crocifisso. L'imperatore, essendone informato, inviò dei personag Théodore Martire del IV secolo, comandante militare e protettore di Venezia. gi della sua corte a pregare Teodoro di venire a trovarlo nella città di Nicomedia. Il Santo, dopo aver fatto offrire, per tre giorni, grande banchetto ai suoi inviati, diede loro una lettera per l'imperat ore; lo Héraclée Città della Tracia di cui Filippo era vescovo. supplicava di venire lui stesso a Eraclea, dove si trovava, per onorare i suoi sudditi con la sua presenza.
Confronto con Licinio
Invitato dall'imperatore Licinio, Teodoro finge di accettare di sacrificare agli idoli per meglio infrangerli e distribuire l'oro ai poveri.
Licinio, lasciandosi persuadere da questa lettera e dal racconto che gli inviati gli fecero della magnificenza di Teodoro, si mise subito in cammino. Il Martire, avendone avuto rivelazione, si rivestì dei suoi abiti preziosi e gli andò incontro. L'imperatore lo ricevette con tutte le testimonianze possibili di benevolenza. Ma, quando ebbe fatto il suo ingresso a Eraclea, chiese a Teodoro quale giorno volesse scegliere per sacrificare agli dei dell'impero. Il Santo lo supplicò di affidarglieli per qualche tempo in casa sua, al fine di disporsi a offrire loro sacrifici in pubblico. L'imperatore, rapito da queste parole, e immaginando già di aver trionfato sulla fede di Teodoro, gli fece subito portare le sue false divinità. Ma, non appena il Santo le ebbe in suo possesso, poiché si trattava di statue d'oro e d'argento e di altri materiali preziosi, le infranse, le ridusse in pezzi e ne distribuì i frammenti ai poveri. Non è possibile esprimere quanto l'imperatore, venuto a conoscenza di questo inaudito gesto di Teodoro, ne rimase irritato, e con quanta rabbia fece preparare i tormenti di cui era solito servirsi contro coloro che si dichiaravano nemici dell'idolatria. Ma Dio, che non abbandona mai i suoi eletti e che conosceva i pericoli ai quali il suo servitore doveva essere esposto, lo aveva, per fortificare la sua risoluzione e accrescere il suo coraggio, rassicurato della sua protezione con una voce celeste, che gli aveva detto: «Teodoro, prendi coraggio e confida in me, poiché io sono con te». Queste parole lo animarono a tal punto che si offrì a Dio in sacrificio e sentì in sé una forza divina e una costanza incrollabile per sopportare ogni sorta di tormento. L'imperatore lo fece dapprima stendere in tutta la sua lunghezza e, in quella postura, gli fece dare cinquecento colpi di nervo di bue sulle spalle nude e cinquanta sul ventre. Dopo di ciò, gli si spezzò il corpo con corde piombate alle estremità e gli si strappò la carne con unghie d'acciaio; poi gli si bruciarono le piaghe con torce ardenti e gli si raschiò il sangue rappreso con cocci di vasi rotti. In seguito, per dargli il tempo di respirare, lo si mandò in prigione, dove rimase cinque giorni senza bere né mangiare: al termine di questo tempo, il tiranno lo fece legare su una croce e ordinò che gli si trafiggessero con uno spiedo le parti più segrete e sensibili; durante questo crudele supplizio, si incitavano i bambini a lanciargli pietre e il popolo a insultarlo e a esercitare sul suo corpo mille indegnità. Il Santo, tra tanti mali, si raccomandava a Gesù Cristo, per il quale soffriva, rivolgendogli qualche lamentela amorosa sui suoi tormenti, poi tacque. Licinio, credendolo già morto, lo lasciò legato alla croce; ma, al principio della notte, un angelo discese dal cielo, lo sciolse e lo guarì interamente, dicendogli: «Rallegrati, Teodoro, e fortificati nel tuo Signore che è con te; non dire più che egli ne è lontano; termina arditamente il combattimento che hai intrapreso e trionfa per ricevere la corona dell'immortalità». Il Martire rese grazie a Dio per la sua salute ristabilita e per la vittoria che sperava di riportare con l'aiuto della sua grazia. Tuttavia l'imperatore ordinò a due centurioni, chiamati Antioco e Patrizio, di portargli, prima che facesse giorno, il corpo di Teodoro (che credeva morto), per gettarlo in mare, al fine di privarlo dell'onore che i fedeli non avrebbero mancato di rendergli. I centurioni giunsero al luogo del supplizio, trovarono la croce dove il Santo era stato legato e videro lui stesso libero e godente di una perfetta salute. Questo evento li mise fuori di sé e il loro stupore fu molto accresciuto dalla luce del cielo che lo circondava: vollero essere cristiani e riconobbero la divinità di Gesù Cristo, insieme a ottanta dei loro soldati. Licinio, avvertito di queste conversioni, inviò il proconsole Sesto, con trecento uomini armati, per passare a fil di spada coloro che si erano fatti cristiani. Questi nuovi soldati marciarono con la risoluzione di eseguire il comando dell'imperatore; ma non appena ebbero riconosciuto le meraviglie che il Creatore del cielo operava per mezzo di Teodoro, vollero mettersi al suo servizio così come gli altri. Furono allo stesso tempo seguiti da una grande moltitudine di popolo che gridò: «Viva il Dio dei cristiani! Egli è il solo vero Dio e non ve n'è alcun altro». La crudeltà dell'imperatore aveva eccitato una sorta di sedizione nella città; il santo Martire la soffocò sul nascere, insegnando ai fedeli che, poiché adoravano Gesù Cristo crocifisso per gli uomini, il quale non aveva permesso ai suoi Angeli di vendicare la sua morte, essi non dovevano pensare a vendicare la sua. Nondimeno, i cristiani non vollero mai abbandonarlo, ma lo seguirono fino alla morte. Mentre passava davanti alla prigione, tutti i prigionieri si misero a gridare: «Teodoro, servitore di Dio, abbi compassione di noi!». Il Santo, toccato dalla loro miseria, spezzò le loro catene con una sola parola e li rimandò liberi dicendo loro: «Andate in pace e ricordatevi di me!». Una moltitudine di Gentili, che videro questo miracolo, ricevettero la fede di Gesù Cristo. Inoltre, un gran numero di indemoniati, sui quali impose le mani o che toccarono i suoi abiti, furono subito liberati. Queste cose essendo giunte a conoscenza di Licinio, che temeva una sedizione popolare, ordinò che gli fosse tagliata la testa. Teodoro, avendo udito questa sentenza, fece il segno della croce su tutto il corpo, supplicò coloro che erano presenti di farlo portare nella città di Eucaita, sua patria; e dopo aver terminato la sua preghiera, disse addio a tutti i presenti e tese il collo al carnefice, che troncò il corso della sua vita, il 7 febbraio, verso le tre del pomeriggio, l'anno 319. A seguito di questa esecuzione, il suo corpo fu portato a Eraclea, con grande pompa e cerimonia, per esservi sepolto; e da allora si sono verificati molti miracoli presso la sua tomba.
Supplizi e guarigione miracolosa
Dopo atroci torture e una crocifissione, Teodoro viene miracolosamente guarito da un angelo, il che converte i suoi carcerieri.
Il martirio di san Teodoro fu scritto da un autore di nome Augard Augard Autore contemporaneo e testimone oculare del martirio di Teodoro. , che vi fu presente e che fu pregato dal Santo stesso di scriverlo e di far portare le sue reliquie a Eucaita per seppellirle nell'eredità dei suoi antenati, e di ordinare che, quando lui stesso fosse morto, lo si mettesse nel suo sepolcro alla sua sinistra.
Ultimi miracoli ed esecuzione
Nonostante una sedizione popolare in suo favore, Teodoro accetta il suo destino e muore decapitato dopo aver liberato dei prigionieri.
I Greci hanno rappresentato san Teodoro il generale in sella a un generoso destriero e con una barba folta, per distinguerlo da san Teodoro il Recluta. Accan saint Théodore le Conscrit Altro santo di nome Teodoro, distinto dal Generale tramite l'iconografia. to a lui viene posto un drago o un coccodrillo, come simbolo delle statue di falsi dei che egli distrusse.
Fonti e iconografia
Il racconto si basa sulla testimonianza di Augard e precisa gli attributi visivi del santo per distinguerlo da Teodoro il Tiro.
## RELIQUIE E CULTO DI SAN TEODORO.
Culto e reliquie
Il culto si sviluppa a Eucaita (Theodoropolis) e poi a Venezia, dove fu il primo patrono prima di san Marco.
Il suo corpo fu in seguito trasferito dalla città di Eraclea, dove subì il martirio, a quella della sua nascita, chiamata Eucaita, come egli aveva desiderato. Per questo motivo fu chiamata Theodoropolis, ovvero la città di Teodoro, e divenne celeberrima per i miracoli che si operarono presso la tomba del suo martire. La devozione vi attirava un gran numero di pellegrini da tutte le contrade d'Oriente. L'imperatore di Costantinopoli, Giovanni I Zimisce, credendosi debitore all'intercessione di san Teodoro per una vittoria completa che aveva riportato sui Saraceni nel 950, fece ricostruire con grande magnificenza la chiesa di Eucaita, dove erano state deposte le sue reliquie. Nel Veneto si nutre una singolare venerazione per la memoria dell'illustre martire, ed egli fu il primo patrono di Ve nezia, Venise Luogo finale del trasferimento delle reliquie nel 1200. prima che il corpo di san Marco vi fosse stato trasportato. Si vede anche a Venezia la statua di san Teodoro su una delle magnifiche colonne che ornano la piazza di San Marco. Le sue reliquie si trovano nella chiesa di San Salvatore della stessa città; vi furono portate da Costantinopoli nel 1260 da Marco Dondolo; questi le aveva ricevute da Giacomo Dandolo, ammiraglio delle galee della Repubblica, che le aveva trovat e nel 125 Mésembrie Città della Romania (odierna Bulgaria) dove furono ritrovate le reliquie nel 1256. 6 a Mesembria, città arcivescovile della Romania.
Surius riporta questa vita nel suo primo tomo. Il Martirologio romano fa menzione di questo illustre martire, così come i Greci nel loro Menologio. Questi ultimi lo onorano tra i santi ai quali hanno dato il titolo di Grandi Martiri, come san Giorgio e san Pantaleone.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Combattimento e vittoria contro un drago furioso a Eucaita
- Comando di un reggimento sotto Licinio
- Distruzione degli idoli d'oro e d'argento dell'imperatore
- Supplizio della croce e guarigione miracolosa per mezzo di un angelo
- Conversione di soldati e della folla
- Decapitazione per ordine di Licinio
Miracoli
- Vittoria su un drago nel nome di Dio
- Guarigione totale operata da un angelo dopo essere stato trafitto sulla croce
- Liberazione dei prigionieri con una sola parola
- Liberazione di indemoniati attraverso il tocco delle sue vesti
- Luce celeste che circonda il santo
Citazioni
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Teodoro, fatti coraggio e abbi fiducia in me, perché io sono con te
Voce celeste citata nel testo