San Guglielmo d'Aquitania
Guglielmo di Malavalle
Conte di Poitiers, Duca d'Aquitania, penitente e confessore
Duca d'Aquitania e conte di Poitiers nel XII secolo, Guglielmo condusse inizialmente una vita di dissolutezza e scisma prima di essere convertito da San Bernardo. Dopo aver abdicato ai suoi titoli, si impose una penitenza eroica indossando una corazza a contatto con la pelle e terminò la sua vita come eremita a Malavalle. È il fondatore dell'ordine dei Guglielmiti.
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SAN GUGLIELMO D'AQUITANIA,
SAN GUGLIELMO DI MALAVALLE, E ALTRI SANTI DELLO STESSO NOME
Giovinezza e tirannia del duca
Guglielmo, duca d'Aquitania e conte di Poitou, conduce una vita di dissolutezza, incesto e violenza, opponendosi ferocemente al vescovo di Poitiers.
Il Signore attende con pazienza, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti ricorrano alla penitenza. II Pt., III, 9. Non vi è mai un contrario che appaia con più splendore che attraverso l'opposizione del suo opposto, e mai la virtù diffonde i suoi raggi con maggior lustro che attraverso l'opposizione del vizio. Ciò apparirà molto chiaramente nella vita di san Guglielm saint Guillaume Duca d'Aquitania divenuto eremita e penitente nel XII secolo. o, dapprima conte di Poitou, duc a di Guienna o Aquitania, e duc de Guyenne ou Aquitaine Ducato governato da Guglielmo. persecutore della Chiesa, poi insigne penitente e glorioso confessore della grazia di Gesù Cristo; di modo che possiamo dire queste parole del santo Apostolo: «Dove il peccato ha imperversato con maggior tracotanza, la grazia ha sovrabbondato con maggior eccesso». Questo illustre penitente nacque nel Poitou e, fin dalla giovinezza, manifestò ogni sorta di cattiva inclinazione, non respirando che libertinaggio e dissolutezza. Dopo la morte di suo padre, fu riconosciuto da tutti i baroni e i signori del paese come duca di Guienna e conte di Poitou, e ricevette in tale qualità gli omaggi e il giuramento di fedeltà di tutti i suoi sudditi. Si dice che fosse di statura così elevata da sembrare un gigante. Si notano bene alcune buone opere che compì all'inizio del suo governo, come l'edificazione di chiese; ma, la sua cattiva natura trascinandolo presto negli eccessi, rapì, davanti al suo popolo, la moglie di suo fratello e ne abusò per lo spazio di tre anni, senza che nessuno osasse parlargliene. Il solo vescovo di Poitiers, chiamato Pietro, secondo di questo nome, prese l'ardire, come un altro san Giovanni Battista, di dirgli qualche parola al riguardo; ma questo crudele principe, dopo avergli fatto subire mille indegnità in ricompensa di un così caritatevole avvertimento, lo scacciò dalla sua presenza. Questa passione lo rendeva pronto e violento e, per soddisfare i suoi appetiti, usava un grande rigore. Faceva picchiare oltraggiosamente, e talvolta persino mettere a morte, coloro che volevano opporsi ai suoi disegni, rendendosi, in tal modo, insopportabile ai suoi domestici, crudele verso gli stranieri, senza pietà per il suo popolo e nemico di se stesso. Suscitava contese tra i signori, suoi vassalli, e prendeva piacere nel vederli sgozzarsi l'un l'altro. Non sapeva cosa fosse perdonare, e l'odio che aveva una volta concepito contro qualcuno non si allontanava mai dal suo pensiero, ancor meno dal suo cuore, dove conservava sempre il desiderio di vendicarsi.
Lo scisma di Anacleto
Il duca sostiene l'antipapa Anacleto contro il legittimo papa Innocenzo II, perseguitando i vescovi fedeli a Roma.
Il disordine di questo vizio spianò la strada a crimini più esecrabili, poiché egli sfogò la sua rabbia contro il santuario di Dio, sforzandosi, per così dire, di dividere la tunica di Gesù Cristo che i soldati lasciarono intera, e di fare a pezzi la Chiesa, che è sempre una, senza poter essere divisa. I torbidi di quel tempo servirono molto al suo pernicioso disegno: dopo la morte di papa Onorio II, sorse un pericoloso scisma nella Chiesa. Pietro Pierleoni, per la malizia di alcuni, usurpò ingiustamente la Sede apostolica e si fece nominare Anacleto, contro papa Innocenzo II, che era stato eletto per tutte le vie giuste e canoniche. Il partito di Innocenzo aveva dalla sua parte la giustizia e l'equità, e quello di Anacleto la violenza e la temerarietà dei signori; tanto che Innocenzo fu costretto a cedere alla forza e a rifugiarsi in Francia. Egli convocò un concilio nella città di Étampes, grazie alla vigilanza e alla sapienza di san Bernardo, sa saint Bernard Abate di Chiaravalle e maestro spirituale di Raoul. pienza autorizzata dalla santità della sua vita: i prelati dichiararono che l'elezione di Innocenzo era canonica, e quella di Anacleto contraria alle leggi divine e umane. A questa conclusione, che veniva considerata come un giudizio del cielo, si sottomisero il re di Francia, Luigi VI, detto il Grosso, quello d'Inghilterra, e con loro quasi tutta la cristianità. Non vi furono che Gerardo, vescovo di Angoulême, e il duca d'Aquitania, che rimasero ostinati e che, protestando contro il concilio, fecero appello all'antipapa. Innocenzo mostrò loro dolcemente la giustizia della sua causa e inviò dei delegati per ricondurli al loro dovere per la via della dolcezza, ma essi non ne tennero alcun conto. Per questo motivo il vero Papa, vedendo che i rimedi dolci non giovavano a nulla, prese in mano la spada dell'anatema e li tagliò fuori dal numero dei fedeli. Il duca ne fu così irritato che pubblicò un editto in tutte le sue terre in favore di Anacleto, imponendo pene severissime a tutti coloro che si rifiutassero di riconoscerlo come papa; bandì i vescovi che seguivano il partito di Innocenzo e si impadronì dei loro beni; e, di sua mano, come esecutore della giustizia nella propria causa, rimosse il vescovo di Poitiers, anch'egli chiamato Guglielmo, soprannominato Adelin, dalla sua sede e lo cacciò dalla città.
Il confronto con san Bernardo
San Bernardo interviene per ricondurre il duca all'obbedienza; un miracolo eucaristico a Parthenay provoca l'immediata sottomissione di Guglielmo.
Per porre rimedio a questi disordini e ricondurre il duca alla ragione, il Papa inviò san Bernardo con Josselin, o Gosselin, vescovo di Soissons, conferendo loro la qualità di legati in Guascogna. Il Santo trovò il duca molto ostinato e assai difficile da avvicinare: ciò lo costrinse a ritirarsi in un monastero del suo Ordine; ma, dopo che vi ebbe soggiornato per qualche tempo, il duca lo visitò e conversò con lui per sette ore, durante le quali san Bernardo gli parlò solo dell'incertezza e della brevità di questa vita, della vanità delle grandezze del mondo, della pena dei malvagi e della ricompensa dei buoni.
Ma il frutto non era ancora maturo: il duca non ascoltava né la grazia né la ragione; così, ben lungi dal trarre profitto dalle parole di san Bernardo, si inasprì maggiormente contro di lui, protestando che se non avesse lasciato quel luogo, dove credeva di essere al sicuro, lo avrebbe fatto morire. Il santo abate era turbato da questo cattivo umore del duca, e ancor più dal suo operato, poiché nominava nuovi vescovi di sua parte, mettendoli al posto di quelli che aveva cacciato; il che faceva dubitare del felice esito della faccenda. Il Papa, essendone stato avvertito, aggiunse agli altri legati Godefroi, vescovo di Chartres, e molti altri prelati celebri per dottrina e santità. Il duca, avendone ricevuto la notizia, contro ogni aspettativa generale, fissò un giorno per trovarsi a Parthenay, dove, dopo diverse conferenze, acconsentì ad abbandonare Anacleto per obbedire a Innocenzo, a condizione che i vescovi da lui nominati fossero mantenuti nelle loro sedi, poiché, avendo annesso la maggior parte dei beni ecclesiastici al suo dominio, non aveva voglia di restituire ciò che aveva così usurpato.
Poiché si disper ava di ottene saint Bernard Abate di Chiaravalle e maestro spirituale di Raoul. re qualcosa da lui, san Bernardo disse che non servivano tante trattative, ma che era necessario ricorrere a Dio, che prende piacere nel far apparire il suo potere quando la potenza umana è al limite. Tutta l'assemblea entrò in chiesa, eccetto il duca e i suoi seguaci, poiché erano scomunicati; e san Bernardo si presentò all'altare per offrire a Dio l'augusto sacrificio di suo Figlio, per i cui interessi ci si era riuniti, dato che la faccenda riguardava la Chiesa, sua sposa. Dopo la consacrazione, il santo abate prese il corpo di Gesù Cristo sulla patena e, uscendo dal santuario, avanzò verso la porta della chiesa con un volto pieno di zelo, occhi scintillanti di carità e un tono di voce che incuteva terrore; e, tenendo così tra le mani quel prezioso pegno della nostra redenzione, parlò al duca in questo modo: «Ti abbiamo pregato e tu ci hai disprezzato; tutti questi servitori di Dio ti hanno supplicato e tu non ne hai tenuto conto: ecco il Figlio della Vergine, il Capo e il Signore della Chiesa che perseguiti, che viene davanti a te; ecco il tuo Giudice, e la tua anima passerà presto per le sue mani; vediamo se farai caso a lui, o se gli volterai le spalle come a noi».
Il duca, non potendo sopportare il vigore della voce di san Bernardo, e ancor meno la presenza del Dio vivente, fu colto da tale spavento che cadde a terra e, schiumando come un forsennato, non riusciva a dire una sola parola; fu risollevato dai suoi ufficiali, ma ricadeva altrettante volte, finché san Bernardo non lo ebbe toccato con il piede, ordinandogli di alzarsi e di dichiarare ad alta voce le sue intenzioni. In quel momento, la mano dell'Onnipotente operò un tale cambiamento nel cuore indurito di Guglielmo che, avendolo reso da figlio della ribellione un figlio dell'obbedienza, promise, alla presenza di tutta la compagnia, di rinunciare ad Anacleto, di riconoscere Innocenzo come il vero e legittimo Papa, di rimettere i vescovi nelle loro sedi e di restituire i loro beni; come prova della sua obbedienza, diede il bacio di pace al vescovo di Poitiers e impiegò per ristabilirlo la stessa mano che gli era servita per cacciarlo dal suo palazzo. Quanto ad Anacleto, fu portato via qualche tempo dopo da una morte improvvisa, così come lo sventurato Gerardo d'Angoulême, che si ruppe il collo cadendo da cavallo.
L'ingresso in penitenza
Toccato dalla grazia, Guglielmo abdica in favore di sua figlia Eleonora e si impone una penitenza estrema, indossando una corazza a contatto con la pelle.
Avendo la legazione avuto finalmente un così felice successo, san Bernardo ritornò a Chiaravalle; e poiché il duca, pur avendo abbandonato lo scisma, non aveva del tutto lasciato le sue dissolutezze, egli si mise a pregare per la sua conversione, aggiungendo alle sue preghiere quelle dei religiosi, e ottenne dalla misericordia di Dio ciò che chiedeva, poiché il duca si sentì toccato interiormente e, ricordandosi dei rimproveri che san Bernardo gli aveva fatto in quel colloquio di sette ore, divenne un altro uomo e perse in un momento il desiderio delle libertà che gli facevano amare la vita. Il suo spirito non era più occupato che da santi pensieri, e pronunciava spesso queste parole dal più profondo del suo cuore: «Non entrare in giudizio con il tuo servo, Signore, perché nessun uomo potrà mai giustificarsi davanti a te».
Guglielmo, non pensando più che alla salvezza della sua anima e al perdono delle offese di cui era carica, fu avvertito che vi era un eremita in una foresta, vicino a Poitiers, la cui vita era assai esemplare; decise di andarlo a trovare e di chiedere il suo consiglio su ciò che doveva fare per riparare ai disordini della sua vita passata. Questo santo personaggio, che non era istruito nella sua solitudine delle notizie del secolo, non sapeva nulla del cambiamento avvenuto nel suo signore; quando dunque seppe del suo arrivo, immaginò che, dopo aver perseguitato i vescovi delle città, venisse nel deserto per tiranneggiare gli eremiti; dapprima lo respinse e gli rimproverò la sua cattiva vita; ma, dopo aver visto l'abbondanza delle sue lacrime e le proteste che faceva di emendarsi, gli aprì la porta e gli parlò per qualche tempo sulla necessità di fare penitenza. Poiché Guglielmo desiderava conoscerne i mezzi, l'eremita, non ritenendosi abbastanza illuminato per questo, lo inviò a un altro più dotto e più capace di lui. Questi lo ricevette con carità, congratulandosi per la sua conversione e assicurandolo della divina misericordia, sebbene fosse stata infinitamente offesa da tutte le sue impurità. In seguito gli consigliò di non pensare più che al cielo, di abbandonare i suoi Stati temporali per non condurre più che una vita crocifissa.
Questo principe, per il quale tutta la Chiesa aveva versato lacrime come per un figlio perduto, e che aveva avuto in esecuzione come il nemico giurato della sua pace, ritornò risoluto a questo cambiamento esemplare, che causò tanta gioia agli angeli e tanta consolazione ai fedeli. Volle, tuttavia, procedere senza rumore in questa santa impresa, per non essere ostacolato dai suoi parenti né distolto dai suoi familiari, che, in simili circostanze, non sono i minori nemici. Mise ordine ai suoi affari pubblici e privati, e fece testamento, con il quale lasciava le sue due figlie sotto la protezione del re di Francia, destinando la primogenita, chiamata Eleonora, al principe Luigi, figlio dello stesso re, e assegnandogli come dote del suo matrimonio la Guienna e il Poitou. Fece anche molti lasciti pii a diversi monasteri e distribuì le sue finanze ai poveri; infine prese i suoi anelli e i suoi gioielli per farne lo stesso uso. Avendo così regolato ogni cosa, si allontanò segretamente dalla sua corte e andò a rivedere quel santo eremita senza essere seguito da nessuno. Essendo incontrato in questo povero equipaggio da alcuni signori, essi giudicarono male di lui e del suo disegno, e gli rivolsero mille imprecazioni; ma Dio, che penetra nel fondo delle anime, lo colmò di mille benedizioni per quella maledizione.
Quando fu arrivato, l'eremita gli parlò in questo modo: «Voi non avete dimenticato i crimini che avete commesso, quanto sangue avete sparso, in quali incesti e in quali adulteri vi siete immerso, quanti omicidi e furti sono stati fatti a vostro nome in tutti i vostri Stati. Dio è misericordioso, è vero, ed egli tende le braccia a coloro che ritornano a lui; ma bisogna che la penitenza sia in rapporto con la grandezza e con la moltitudine dei peccati, e che, senza lusingarsi, ci si sforzi di soddisfarvi. È molto che dopo tante abominazioni Dio si mostri favorevole al peccatore e che non voglia rifiutargli la sua grazia. Non trovate dunque strana la penitenza che voglio ingiungervi; essa è conveniente alla qualità delle vostre offese: per espiare tutti i crimini che avete commesso per i moti della vostra impurità, porterete il cilicio e digiunerete per il resto dei vostri giorni. Per i furti e i brigantaggi dei vostri soldati, venderete i vostri gioielli e darete il denaro ai poveri, senza riservarvi altro che la divina Provvidenza; e per il sangue umano che è stato crudelmente sparso dalle vostre violenze, vi è in questo deserto un armaiolo che farà delle armi sulla misura del vostro corpo; e invece di portarle come prima sopra i vostri vestiti, le porterete sulla carne, coperta soltanto da un cilicio».
Questo penitente, colto da un estremo dolore per l'enormità dei suoi peccati, si spogliò incontanente dei suoi abiti, prese un rozzo cilicio, mise l'elmo in testa, indossò la corazza e si legò tutto attorno dieci catene. L'armaiolo ribatté così abilmente i chiodi ai quali esse tenevano che non le poteva togliere, e l'eremita gli comandò di andare in questo equip pape Eugène III Papa che ha traslato le reliquie di san Vannes nel 1147. aggio a gettarsi ai piedi del papa Eugenio III (Innocenzo era deceduto da poco), al fine di essere assolto dai suoi crimini e dalla sua scomunica che non era ancora stata revocata.
Pellegrinaggi e assoluzione papale
Dopo essere stato ricevuto da papa Eugenio III a Reims, si reca a Gerusalemme per nove anni di rigoroso ascetismo prima di tornare in Italia.
L'orrore dei suoi peccati e il timore di essere colto da una morte improvvisa gli pesavano così tanto sul cuore che si recò immediatamente dal papa Eugenio, che si trovava a Reims: e lì, gettandosi ai suoi piedi, gli chiese, con profonda umiltà, di essere assolto da tutti i suoi crimini. Eugenio, vedendolo in quello stato, non riusciva a credere che fosse il temibile duca d'Aquitania, ma piuttosto un impudente che si umiliava in apparenza per ottenere denaro. Dapprima lo respinse e lo trattò con molta durezza; Dio ispirò questa severità al capo della Chiesa, per mettere meglio alla prova la fedeltà del suo nuovo servitore. Il duca si ritirò battendosi il petto, gridando misericordia e confessando pubblicamente i suoi peccati, i suoi omicidi, il suo incesto di tre anni, la sua disobbedienza e la sua ribellione alla Chiesa, ma con tante lacrime e sospiri che tutti i presenti, invece di scandalizzarsene, ne furono edificati. Si presentò una seconda volta al Papa, ma Sua Santità non volle riceverlo finché non fu certa che fosse veramente pentito, finché non ebbe udito i suoi singhiozzi, visto le lacrime che scorrevano dai suoi occhi e saputo che il suo letto era il selciato e che portava una corazza inchiodata sul corpo, segni di contrizione che non si trovano facilmente in un'anima dissimulata. Allora il Papa indirizzò un breve al patriarca di Gerusalemme, con il potere di assolvere pienamente quel penitente dalla scomunica per i suoi crimini.
Il duca, più soddisfatto che se avesse avuto il capo cinto di tutte le corone dell'universo, partì subito da Reims e si mise in cammino per l'Italia; al primo porto di mare, avendo trovato una nave a proposito, si imbarcò e arrivò in pochi giorni a Gerusalemme; andò dun Jérusalem Città santa dove la Croce fu perduta e poi riportata. que a prostrarsi ai piedi del patriarca e gli presentò, con abbondanza di lacrime e singhiozzi, il breve del Papa, supplicandolo di volerlo assolvere. Il patriarca, vedendo la sua grande penitenza, il dolore del suo cuore, il lungo cammino che aveva fatto, i piaceri e gli onori che lasciava, e sapendo che era il duca d'Aquitania, revocò la scomunica e gli diede un'assoluzione generale da tutti i suoi crimini. Quel prelato avrebbe ben voluto trattenerlo nel suo palazzo, perché suo padre aveva servito un tempo il defunto duca d'Aquitania; ma quel principe penitente lo ringraziò con molta umiltà, accontentandosi di un buco nel muro che somigliava alla capanna di un lebbroso: vi rimase nove anni, senza altro nutrimento che pane nero e acqua pura. Non aveva altro abito che la sua corazza; il cilicio gli serviva da camicia, la terra da letto, un sasso da guanciale e il tetto da copertura. La sua pelle era scorticata e la sua carne tutta contusa a causa delle armature che non si toglieva mai; ma il suo fervore non si attenuò affatto in mezzo a queste austerità e il suo spirito ne divenne persino più vigoroso. I suoi occhi si aprivano solo per guardare il cielo; si batteva il petto, piangeva continuamente e passava tutte le notti in orazione, dicendo a coloro che ne erano sorpresi che il servitore di Dio deve pregare senza sosta, dedicarsi alle buone opere e non mangiare e bere che con misura, anche se si trattasse solo di acqua. Infine, non aveva vergogna di confessare pubblicamente i suoi peccati e di protestare che il sole, dalla creazione dei secoli, non aveva visto un peccatore simile a lui.
Tuttavia, la sua assenza mise in pena la gente della sua casa: lo cercarono da ogni parte e, saputo che aveva preso la via di Gerusalemme, si imbarcarono immediatamente. Avendolo trovato in quella povera capanna, non poterono dapprima risolversi a parlargli, a causa dello stato pietoso in cui lo vedevano; tuttavia, alla fine lo fecero e si sforzarono di persuaderlo a tornare e a lasciare le sue rigorose austerità, rappresentandogli che avrebbe meritato di più alla sua corte, dove avrebbe mantenuto il suo popolo in pace e fatto buone ordinanze, che in quella solitudine, e che la sua qualità lo obbligava a lavorare piuttosto per l'utilità pubblica che per il suo interesse proprio e particolare. Il Santo chiuse le orecchie alle loro parole come al sibilo di un serpente, sapendo bene che mostravano l'esca e nascondevano l'amo, e che coprivano con un pretesto specioso i pericoli evidenti ai quali sono esposti i principi del mondo e ai quali sfuggono solo a stento. Costoro dunque, vedendo che non potevano ricondurlo con la dolcezza né vincerlo con le loro ragioni, risolsero di portarlo via con la forza; ma questo disegno essendo giunto a conoscenza del Santo, egli si ritirò nei deserti; dopo esservi rimasto alcuni mesi, ripassò il mare per tornare in Italia e prese infine terra sui confini della signoria di Lucca.
Prove in Italia e visione mariana
Dopo una breve tentazione di riprendere le armi a Lucca, viene colpito da cecità temporanea e si ritira nella foresta di Livania dove la Vergine lo guarisce.
In quello stesso tempo, i lucchesi erano in guerra contro molti dei loro vicini; e quando questo nuovo pellegrino approdò nelle loro terre, essi avevano posto da alcuni giorni l'assedio davanti a un castello di cui non riuscivano a rendersi padroni. Il duca Guglielmo, il cui umore marziale non era ancora spento, si sentì commosso da un oggetto così gradevole al suo ricordo: avendo allentato un poco le sue austerità, le abbandonò poi del tutto, ruppe le catene di cui era cinto, si spogliò delle armi che erano come incollate al suo corpo e, prendendo gli abiti che l'occasione gli presentò, se ne venne a Lucca, si rivolse ai principali dello Stato e, offrendo il suo servizio per la guerra, diede loro parola di mettere in loro potere, entro ventiquattr'ore, il castello che tenevano assediato. O risoluzioni mortali, quanto siete leggere! O costanza umana, quanto sei incostante! A che cosa bada questo penitente, e dove si volge il cuore dell'uomo quando Dio l'abbandona? Ma Nostro Signore non l'ha condotto fin qui per perderlo, né affinché serva da trofeo al demonio.
I lucchesi, giudicando dalla sua statura e dal suo portamento, ma ancora più dalla sua parola, ciò che egli era in effetti, accettarono la sua offerta e gli diedero il comando dell'esercito. Ma, mentre si disponeva a eseguire ciò che aveva promesso, e prendeva le armi per mettersi in campagna alla testa dell'esercito, divenne cieco, e pregò qualcuno di dargli la mano per camminare, perché non vedeva più. Ciò accadde alla presenza dei capitani, che non sapevano cosa pensare di un così strano incidente: ma egli riconobbe bene che era un colpo della potente mano di Dio, e una condotta della sua santa Provvidenza, che lo volle affliggere senza perderlo, e, per questo accecamento corporeo, rendergli la luce dell'anima. Si prostrò pubblicamente a terra e, tutto bagnato di lacrime, confessò il suo peccato e riprese il suo primo fervore. Partì da Lucca dopo aver recuperato la vista e s'imbarcò per tornare a Gerusalemme, risoluto di espiare il resto dei suoi crimini. Essendo in mare, fu preso dai pirati, di cui soffrì mille mali, e che, senza dubbio, non gli avrebbero lasciato la vita, perché era cristiano, se Dio non l'avesse preso sotto la sua protezione, e non gli avesse fornito il mezzo di scappare dalle loro mani non appena lo ebbero messo a terra. Vedendosi in libertà, risalì sul mare per andare in Galizia, a visitare le reliquie dell'apostolo san Giacomo; dopo di che tornò in Italia, e si nascose nella foresta di Livania, che non era che un rifugio di animali selvatici e un covo di rettili velenosi. Fu in questo luogo che ricominciò la sua penitenza, risoluto di continuarla, malgrado tutti gli attacchi dei demoni, che impiegavano mille artifici per spaventarlo: la foresta sembrava talvolta tremare alle grida orribili e agli urli spaventosi di quegli spiriti d'inferno; ma, per il favore del cielo, egli era senza timore in mezzo a tanti soggetti di spavento, e godeva, tra quelle tempeste, di una grande tranquillità, provocando persino i suoi nemici al combattimento. Un demone gli apparve sotto la forma del duca, suo padre, e gli comandò di lasciare il deserto, assicurandolo che i suoi crimini erano perdonati, e che era la volontà di Dio. Guglielmo scorse presto questo artificio, e protestò che avrebbe raddoppiato la sua penitenza, poiché essa faceva loro tanto dispetto: vi mise un coraggio invincibile e tormentò così crudelmente il suo corpo, che sembrava o non essere suo, o essere di bronzo.
Una volta, la porta della sua cella fu sfondata sotto lo sforzo dei suoi nemici che lo ferirono di tal sorta che rimase come morto, ed era in pericolo di vita, perché essendo il luogo molto solitario, non vi era alcuna apparenza di soccorso umano. Ma la santissima Vergine, di cui aveva implorato il favore durante il combattimento, gli apparve, seguita da altre due sante, brillante come un sole; e, toccando dolcemente le sue piaghe, gli rese la salute e gli diede un nuovo coraggio per perseverare nella sua resistenza contro i nemici della sua salvezza.
Fondazione dei Guglielmiti
Guglielmo struttura una comunità di eremiti, imponendo una regola rigorosa di mortificazione che si diffonderà in Europa.
Tuttavia, poiché la fama della sua santità si diffondeva in tutto il paese, molti vennero a lui per porsi sotto la sua guida: ciò lo spinse a intraprendere il ripristino dell'Ordine degli Eremiti, che era completamente decaduto dall'osservanza regolare. Ordinò che coloro che vi venivano accolti facessero voto di obbedienza a un superiore, si lasciassero guidare dai suoi consigli e non intraprendessero nulla senza di lui. Dio diede la sua benedizione a questo disegno; cosicché quest'Ordine si estese in molte province di Francia, Sassonia e Boemia, e la Chiesa ne ricevette un grande servizio.
Le sue azioni predicavano solo la mortificazione e i suoi discorsi vertevano solo sulla penitenza; diceva spesso ai suoi religiosi: «Che molte anime, che un tempo avevano fatto professione di religione, bruciavano negli inferi e sospiravano per il cilicio di san Girolamo, per le lacrime di Arsenio, per il letto di Eulalio, per la nudità di san Paolo, per il nutrimento di Eliseo e per le più dure austerità; ma che questi desideri non servivano loro a nulla, perché non li avevano messi in pratica durante la loro vita».
Ultimi giorni a Mala-Val
Terminò i suoi giorni nella solitudine di Mala-Val vicino a Siena, dove morì nel 1157 dopo aver predetto il suo decesso.
Governò per qualche tempo questa comunità in pace; ma in seguito fu tormentato dai suoi stessi discepoli, permettendolo la Provvidenza divina affinché la sua vita fosse un martirio continuo: fu persino costretto, dalle loro calunnie, a lasciare il deserto, da dove non era potuto essere scacciato da tutti gli spiriti maligni. Si ritirò dunque su una montagna chiamata Perea, ma la lasciò subito a causa dei pastori che vi conducevano le loro greggi e disturbavano la sua solitudine. Di lì scese nella città di Castiglione Aretino, in Toscana, dove guarì miracolosamente la moglie del suo ospite, e quando vide che la città, per questa guarigione, cominciava a considerarlo e a fargli molti onori, partì di notte e giunse in una valle, vicino a Siena, chiamata la Stalla di Rodi, altrimenti Mala-Val. Rimase solo in qu el deser Mala-Val Valle vicino a Siena dove il santo terminò la sua vita. to finché, sentendosi estenuato dalla vecchiaia e fiaccato da tante austerità, fu costretto a prendere un servitore, chiamato Alberto, per assisterlo nelle sue necessità. Aveva cura di istruirlo nella virtù, e l'altro, in ricompensa, gli andava a cercare di che vivere. Un giorno che erano in orazione, la lampada che li illuminava cadde a terra e si spense, e tutto l'olio fu versato; ma il tutto fu rimesso nel suo stato originario dalla preghiera del Servo di Dio.
Al termine di due anni, fu colpito da una malattia di cui predisse l'esito al medico, assicurandolo che i suoi rimedi non gli sarebbero serviti a nulla, poiché lo Spirito Santo gli aveva rivelato il giorno e l'ora del suo decesso. Per disporsi ad esso, volle ricevere il santo Viatico, al fine di munirsi contro i nemici della nostra salvezza, che fanno i loro ultimi sforzi quando gli uomini sono sul punto di lasciare questo mondo. Il suo compagno non gli mancò in questa estremità: fece venire un sacerdote, che gli portò il corpo di Nostro Signore; lo ricevette con testimonianze di pietà e di raccoglimento, che traevano le lacrime dagli occhi di coloro che erano presenti. Predisse ad Alberto, che si rattristava per la loro separazione, che Dio lo avrebbe provveduto di un fedele compagno; e non ebbe appena terminato questo discorso, che Reginaldo, uomo dabbene, saggio e ricco, si presentò a lui e gli promise di abbandonare il mondo e di passare il resto dei suoi giorni in quel deserto. Infine, il decimo giorno di febbraio, l'anno 1157, alzando le mani in alto per ringraziare la divina Bontà delle grazie che ne aveva ricevuto, rese l'anima al suo Creatore. Il suo corpo fu sepolto in un piccolo giardino che egli stesso coltivava, e sopra la sua tomba fu eretto un oratorio che i cristiani visitano con molta venerazione, a causa delle grazie che vi ricevono da Dio per i meriti del Santo. Ma quando non vi fosse altro miracolo che quello della sua conversione e della sua penitenza, non è forse più che sufficiente per farci ammirare la forza e riconoscere l'eccesso della divina misericordia, che non appare meno ammirevole nel trarre l'uomo dal suo peccato di quanto la sua potenza appaia infinita nel trarre il mondo dagli abissi del nulla?
Distinzione storica dei Guglielmo
Il testo sottolinea la confusione storica tra Guglielmo di Malavalle e il duca Guglielmo X d'Aquitania, precisando le fonti di Thibault e Surius.
La sua vita è stata scritta molto dettagliatamente dal vescovo Thibault e abbreviata da Surius, al quale l'abbiamo presa in prestito.
Gli storici riconoscono oggi diversi Guglielmo, dei quali non è facile distinguere le azioni. Ciò che racconta il P. Giry si riferisce soprattutto a Guglielmo di Malavalle e a Guglielmo di Guienna. Il suo racconto è così interessante che non abbiamo osato cambiarlo. Ci limiteremo a integrarlo con diverse note.
*San Guglielmo* di Malavalle, eremita.— La sua giovinezza è sconosciuta. Fece il pellegrinaggio a Roma; papa Eugenio III lo inviò a Gerusalemme per l'espiazione dei suoi peccati. Partì nel 1145. Nel 1153, si fece eremita in Italia. Nel 1155, entrò nella spaventosa solitudine di Malavalle. Morì nel 1157. La sua vita è raccontata dal P. Giry, come si è appena visto, con i più grandi dettagli.
I solitari, suoi discepoli, costruirono un eremo con una cappella sulla sua tomba. Tale fu l'origine dell'Ordine dei Gugli Ordre des Guillelmites Ordine religioso fondato dai discepoli di Guglielmo di Malavalle. elmiti, che Gregorio IX pose sotto la regola di San Benedetto. Questa congregazione è stata in seguito unita a quella degli Eremitani di Sant'Agostino. Portavano un abito bianco come i Cistercensi. Si celebrava la festa di san Guglielmo, a Parigi, nella chiesa dei Blancs-Manteaux, che appartenne ai Guglielmiti dal 1297 al 1618.
*San Guglielmo*, fondatore degli Eremitani di Montevergine, nel regno di Napoli. Questo Santo è nominato il 25 giugno nel martirologio romano.
*Guglielmo il Debonario*, conte d'Alvernia, fondatore della celebre abbazia di Cluny, in Borgogna, fondazione che abbiamo raccontato nel nostro tomo IV, nella vita di san Bernone. Fu chiamato duca d'Aquitania perché l'Alvernia faceva allora parte dell'Aquitania. Non fu affatto duca di Guienna. Ma avendo conservato religiosamente al suo pupillo Ebolo la successione di suo padre, Ranulfo II, che comprendeva la seconda Aquitania e la contea di Bordeaux, vale a dire ciò che è stato chiamato in seguito Guienna e la contea di Poitou, fu causa che la Guienna e il Poitou divenissero ereditari in seguito e appartenessero in proprio ai discendenti di Ebolo.
*Guglielmo*, ultimo duca di Guienna.— Ebolo, che morì nel 963, ebbe per successore: Guglielmo II, detto *Testa di Stoppa* (morto nel 963); Guglielmo III, che visse quasi fino alla fine del secolo; Guglielmo IV, soprannominato *Fierabrace* o *Braccio di Ferro* (1030); Guglielmo V, detto il *Grande* (1036); Guglielmo VI (1053); Guglielmo VII (1086); Guglielmo VIII, suo figlio, padre di Guglielmo IX.
Guglielmo IX, che molti qualificano come Guglielmo X, è colui di cui il P. Giry racconta la vita, confondendolo con san Guglielmo di Malavalle. Venne al mondo l'anno 1099, succedette a suo padre l'anno 1126. Gli si attribuiscono molti dei disordini di suo padre, con il quale gli storici lo confondono spesso. Si comportò egli stesso molto male. Pose tuttavia qualche limite alle sue dissolutezze con il suo matrimonio con Eleonora, sorella del visconte di Châtellerault, dalla quale ebbe, nel 1123, Eleonora, sua erede. Dopo la morte di questa prima moglie, prese in seconde nozze Emma, figlia del visconte di Limoges, già vedova del signore di Cognac, la quale gli fu sottratta in sua assenza dal figlio del conte d'Angoulême. Il P. Giry racconta il resto della sua vita. Soltanto, coloro che non vogliono confondere questo Guglielmo con Guglielmo di Malavalle, invece di farlo ritirare in Italia, dicono che morì nel suo pellegrinaggio a Santiago di Compostela.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita nel Poitou
- Successione come duca di Aquitania e conte di Poitou
- Sostegno all'antipapa Anacleto contro Innocenzo II
- Conversione per opera di San Bernardo a Parthenay
- Pellegrinaggio a Roma e Gerusalemme per penitenza
- Ritiro nel deserto di Maleval in Toscana
- Fondazione dell'Ordine dei Guglielmiti
Miracoli
- Cecità improvvisa e guarigione a Lucca come segno divino
- Guarigione miracolosa della moglie del suo ospite a Castiglione Aretino
- Restaurazione miracolosa di una lampada e del suo olio tramite la preghiera
- Apparizione della Vergine Maria per curare le sue ferite dopo un attacco demoniaco
Citazioni
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Dove il peccato ha imperversato con maggiore tracotanza, la grazia ha sovrabbondato con maggiore eccesso
San Paolo (citato nel testo) -
Non entrare in giudizio con il tuo servo, Signore, perché nessun uomo potrà mai giustificarsi davanti a te
San Guglielmo