10 febbraio 13° secolo

Beata Chiara da Rimini

Beata

Festa
10 febbraio
Morte
13 février 1346 (naturelle)
Epoca
13° secolo
Luoghi associati
Rimini (IT) , Urbino (IT)

Nobile dama di Rimini nel XIII secolo, Chiara si volse verso una penitenza eroica dopo un secondo matrimonio e tragedie familiari. Fondò un monastero, si dedicò ai poveri e ai prigionieri e praticò mortificazioni estreme. Morì nel 1346, celebre per i suoi miracoli e le sue estasi mistiche.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 7

BEATA CHIARA DA RIMINI

Vita 01 / 07

Origini e vita mondana

Chiara nasce a Rimini in una famiglia nobile nel XIII secolo. Dopo una prima vedovanza e le prove familiari legate alla guerra civile, conduce una vita dedita alle vanità mondane.

Ci sono belle cose da dire sulla Beata Chiara da Rimini: si p otrann Rimini Città italiana dove il santo ha operato e predicato. o vedere nella sua Leggenda, pubblicata dal cardinale Giuseppe Garampi; ne da cardinal Joseph Garampi Cardinale e autore della Leggenda di santa Chiara da Rimini. remo qui solo un compendio. Nacque verso la metà del XIII secolo, a Rimini, dove un grande miracolo doveva accadere ai nostri giorni. Suo padre si chiamava Chiarell o e sua m Chiarello Padre di santa Chiara da Rimini. adre Gaudian a; appar Gaudiana Madre di santa Chiara da Rimini. tenevano entrambi a una famiglia nobile e opulenta. Chiara si sposò giovane e, rimasta vedova poco tempo dopo, il suo cuore divenne come una grande strada, dove il buon seme che vi gettava lo Spirito Santo veniva calpestato dal mondo e portato via dal demonio; poiché questo cuore era talmente aperto alle vanità, che nemmeno le sventure riuscivano a chiuderlo: esiliata in seguito a una guerra civile, tornò solo per vedere salire sul patibolo suo padre e uno dei suoi fratelli; aveva persino contratto seconde nozze, quando Nostro Signore, che la cercava da tempo come sua sposa, la invitò infine a questa divina unione.

Conversione 02 / 07

Conversione e pentimento

Toccata da una voce mistica presso i Francescani e poi da una visione della Vergine Maria, Chiara rinuncia al mondo per abbracciare una vita di estrema penitenza con il consenso del suo secondo sposo.

Un giorno, essendo entrata nella chiesa dei Francescani, le sembrò di udire una voce che le diceva: «Sforzati, Chiara, di dire un Pater e un Ave a lode di Dio e, come segno del tuo ricordo, di recitarli con attenzione, senza pensare ad altro». Non comprese subito cosa significasse questo avvertimento, ma esso la portò alla riflessione. Da quel momento abbandonò le assemblee tumultuose per ritirarsi nei suoi giardini e nei luoghi più solitari.

È nel raccoglimento che Dio parla alle nostre anime: Chiara ricevette una visita celeste: la santa Vergine venne per così dire a prenderla per mano e a strapparla al mondo; questa Regina delle vergini, circondata da una moltitudine di angeli, apparve alla nostra Beata, nella stessa chiesa di San Francesco, e, volgendosi verso di lei: «Chiara, le disse, a che cosa servirono al tuo primo marito, che tanto amavi, le sue grandi ricchezze, la sua forte giovinezza, il soccorso dei medici, la grandezza della sua casa, i suoi superbi palazzi, poiché un po' di febbre, conducendolo alla morte, lo ha infine separato da te?». Queste parole toccarono il suo cuore: quella luce del cielo le fece vedere gli smarrimenti della sua vita; risolse di trascorrerla d'ora in poi ai piedi del suo Salvatore, bagnandoli con le lacrime della penitenza. Suo marito le permise di vivere come religiosa e di portarne l'abito; e, poiché egli morì poco tempo dopo, Chiara, vedendosi libera di prendere Gesù Cristo come suo unico sposo, si votò a grandi austerità; per mortificare la sua delicatezza, camminava a piedi nudi: cosa che fece per il resto della sua vita. Per punire il suo corpo dei gioielli e delle perle che lo avevano ornato, portava al collo, alle braccia e alle ginocchia dei cerchi di ferro; aveva anche una specie di corazza dello stesso metallo, che si conserva ancora a Rimini; non d Rimini Città italiana dove il santo ha operato e predicato. ormiva più che su grosse assi, per espiare il piacere di aver riposato su letti soffici, e il suo stomaco fece penitenza della sua buona tavola non ricevendo più che il cibo più povero; si trattava solitamente di pane e acqua, ai quali aggiungeva un po' d'olio le domeniche e le grandi feste.

Vita 03 / 07

Ascetismo e combattimenti spirituali

Si impone mortificazioni rigorose, portando cerchi di ferro e praticando digiuni severi per trionfare sulle tentazioni, in particolare quella della gola.

Queste erano le armi che impiegava per combattere le sue antiche abitudini, che, soprattutto agli inizi, le diedero grandi battaglie. Quanto coraggio le fu necessario, principalmente per trionfare sul demone della gola, che le ricordava le delizie dei suoi banchetti di un tempo! Un giorno, mentre era quasi vinta su questo punto, Gesù Cristo, che pregava con fervore, le ispirò di pronunciare queste parole: «Alzatevi, o Cristo, e soccorretemi! Alzatevi, o voi che siete il Difensore degli uomini; o germoglio di Davide! Alleluia». Chiara non ebbe appena pronunciato queste parole, che si sentì piena di forza contro la tentazione; ma volendola distruggere fin nella sua radice, intendo dire nell'inclinazione e nell'abitudine, divenuta una seconda natura, andò a cercare una bestia disgustosa, la fece arrostire e la portò alla bocca, dicendo a se stessa: «Mangia, golosa; mangia questo cibo delizioso!». Annientato dopo una simile sconfitta, questo nemico non l'attaccò più in seguito. Non contenta di queste austerità e dei digiuni rigorosi che si imponeva, dalla festa di san Martino fino a Natale, e dall'Epifania fino a Pasqua, vi aggiungeva le veglie, passando in preghiera la maggior parte delle notti; durante la Quaresima, si ritirava in un ridotto che le offriva l'antico muro della città; lì, esposta al freddo, alla pioggia e a tutte le intemperie, chiedeva misericordia a Dio, confessava le sue colpe e recitava più di cento volte al giorno l'Orazione domenicale, versando abbondanti lacrime.

Missione 04 / 07

Carità ed esilio a Urbino

Esiliata a Urbino per curare suo fratello, vi conduce una vita di mendicità e di servizio verso i poveri e i prigionieri prima di ritornare a Rimini.

Attingeva, in questo amore per Dio, una tenerezza soprannaturale per gli infelici, e suo fratello ne provò gli effetti tra i primi. Era stato proscritto una seconda volta, a seguito dei disordini che agitavano la sua patria, e si trovava malato a Urbino. Chiara volò v Urbino Territorio e città dove il santo ha studiato. icino a lui, gli diede tutti i soccorsi di cui aveva bisogno e lo aiutò a santificare le sue sofferenze. C'era, vicino alla cattedrale di Urbino, una torre solitaria e abbandonata; è lì che questa santa colomba si ritirò, rivolgendo al Signore, dal mezzo della pietra, gemiti ispirati dallo Spirito Santo. Ne usciva solo per mendicare alle porte un po' di pane, di cui i poveri approfittavano più di lei; per dare a suo fratello le cure di una madre, aiutare la domestica nei dettagli più umili della casa, consolare i prigionieri, sollevare i malati le cui piaghe le sembravano quelle del suo Salvatore. Verso sera, visitava le chiese e tornava a gemere nella sua torre: «Mio Dio», esclamava spesso, «aiutatemi; mio Dio, soccorretemi; voi siete il nostro unico sostegno, o figlio di Davide!». Tornata la calma, ritornò a Rimini con suo fratello e il resto della sua famiglia, e vi continuò le sue opere di carità, che sapeva molto bene conciliare con i suoi pii esercizi e con la santa comunione, che riceveva spesso. Le sventure della guerra avendo obbligato le clarisse di Begnode a rifugiarsi a Rimini, dove si trovavano in grande miseria, C clarisses de Begnode Ordine religioso contemplativo fondato da santa Chiara, al quale appartiene Caterina. hiara non appena ne fu informata andò di casa in casa a chiedere l'elemosina per queste povere religiose.

Erano prive di legna: un giorno, la nostra Beata avendo trovato in campagna un tronco d'albero, lo caricò sulle sue spalle per le sue care protette. Mentre passava davanti al palazzo di Dino, quest'uomo, che era suo parente, la scorse e ordinò a uno dei suoi domestici di pren Dino Genitore di Chiara a Rimini. dere l'albero e di portarlo dove lei volesse; ma Chiara, dopo aver dato mille benedizioni al suo parente per la sua carità, non volle che le si togliesse il merito di portare senza rispetto umano, attraverso la città di Rimini, questo legno per il suo Salvatore, che non aveva arrossito di portare per lei il legno della croce davanti a tutto il popolo di Gerusalemme. Un povero di Rimini avendo il più pressante bisogno di spedire un messaggio a Urbino, durante l'inverno, l'umile serva dei poveri fece questo penoso viaggio attraverso il freddo e la neve: il fuoco dell'amore divino la riscaldava contro i ghiaccioli che irsuti la sua tunica. Ospitava i pellegrini, riconciliava i nemici e le famiglie divise, placava le fazioni. Si mise persino in vendita per riscattare un uomo condannato ad avere la mano tagliata; e i signori della città, commossi da questa carità, fecero grazia al colpevole. Ma lei, che otteneva la grazia degli altri, non la fece mai a se stessa, quando credeva di aver offeso i suoi fratelli. Le era sfuggita verso qualcuno una parola che non era abbastanza gentile; il dolore di avergli causato pena la fece tornare subito alla sua cella, e, prendendo delle tenaglie, si tenne la lingua fuori dalla bocca per un tempo così considerevole che se la mise tutta in sangue, e che fu in seguito diversi giorni senza poter parlare. Il suo amore per il prossimo non si limitava alle necessità corporali; ardeva di zelo per la salvezza delle anime, e Dio la favorì con la grazia delle conversioni.

Fondazione 05 / 07

Conversioni e fondazione monastica

Chiara converte peccatori di ogni condizione e fonda il monastero di Nostra Signora degli Angeli a Rimini per riunire le sue compagne.

Tra le anime che conquistò al regno dei cieli, si nota soprattutto una vedova che si abbandonava al lusso e a tutti i piaceri della terra, alla quale lei stessa tagliò i capelli e rivestì del cilicio; il tiranno di Mescotello, che abbandonò i su tyran de Mescotello Signore convertito da Chiara che divenne eremita. oi domini per la vita da eremita; infine, uno studioso dedito alle sue passioni: fu senza dubbio la più difficile delle sue conquiste; fece tanto che egli lasciò tutto per darsi a Dio.

Diverse persone pie, volendo approfittare delle grazie che Dio accordava alla nostra Beata, si misero sotto la sua guida e, secondo il consiglio di Dio stesso, che si manifestò a lei di notte durante la sua orazione, ella acquistò, con l'aiuto di persone buone, strumenti della Provvidenza, il terreno dove si trovava la sua cella, nelle vecchie mura della città; vi costruì un monastero che fu dapprima conosciuto con il titolo dell'Annunciazione e prese poi quello di Nostra Sig nora degli Angeli, n Notre-Dame des Anges Monastero fondato da Chiara a Rimini. ome che portava ancora nel secolo scorso. Chiara non si costrinse alla clausura in questa casa; ma se usciva, non era che per attendere più liberamente alle opere di misericordia. Nulla le mancava per far fruttificare il suo zelo verso il prossimo: Dio le aveva dato le grazie chiamate gratuite; soprattutto la favorì con il dono dei miracoli. A Gubbio, guarì un signore gra vement Gubbio Città italiana di cui Giovanni da Lodi fu vescovo. e malato toccandolo con la mano. Sulla porta della città di Baroncello, un bambino cieco riacquistò la vista quando lei gli ebbe posto la mano sulla testa. Mentre si recava da Assisi alla chiesa della Porziuncola, che n Assise Luogo dell'arresto di San Sabino. e dista circa un m iglio, le s Portioncule Chiesa presso Assisi dove Chiara fu portata dagli angeli. ue compagne videro che i suoi piedi non toccavano affatto il suolo: gli angeli la portarono fino alla chiesa della loro Regina. Le sue religiose l'avevano un giorno chiusa a chiave nella sua cella, affinché non potesse tornare al suo ritiro delle mura della città, dove era solita abbandonarsi alle più rigorose penitenze: ella scomparve, sebbene la porta rimanesse chiusa. Lungi dal valersi di questi miracoli, se ne puniva come si farebbe di una colpa: in quei casi, si sottraeva agli applausi del popolo, passando la notte tra lacrime e macerazioni, per evitare la vana gloria. È con lo stesso pensiero di umiltà che andava incontro alle prove. A volte non ricavava dalla sua carità che ingiurie e calunnie; allora soltanto si credeva ben ripagata. Fu persino accusata pubblicamente di eresia. Non bastava questa somiglianza con il suo Gesù, volle rappresentare nella sua persona tutte le circostanze più dolorose della sua passione: un anno, il Venerdì Santo, si mise una corda al collo, si fece legare le mani dietro la schiena, poi fu trascinata per le vie della città, come un tempo Nostro Signore in quelle di Gerusalemme; fu legata a una colonna dove sopportò le derisioni, il disprezzo della folla; fu colpita con verghe, le si fece in una parola, secondo il suo ordine, bere il calice del suo Salvatore fino alla feccia. Ripeté per diversi anni questa scena, più degna dell'ammirazione del cielo che imitabile per i figli della terra. In ricompensa, ebbe la felicità di contemplare, in una visione che durò quindici giorni, tutti i dettagli delle sofferenze del suo Sposo, come se avesse assistito a quella sanguinosa tragedia. Quale non era la sua tenera compassione, quando quell'Amante beneamato tendeva alla sua Amante, dall'alto della sua croce, le sue braccia inchiodate dall'amore! Quando voleva attirarla a sé, la chiamava spesso con queste parole: «Alzati, mia Diletta, e vieni». Sarebbe troppo lungo raccontare qui le sue estasi e le altre carezze di cui Dio la favorì. Rimase una volta cinque giorni interi senza l'uso della parola, perduta nella più alta contemplazione. Un altro giorno dopo la santa comunione, una mano invisibile le pose sulla testa una corona così pesante che non poteva fare alcun movimento, e gli angeli furono costretti a riportarla dalla chiesa alla sua cella. Essendo apparso Nostro Signore una notte, su un trono maestoso, e circondato dagli Apostoli e da san Giovanni Battista, egli degnò di mostrare alla sua cara Chiara la piaga del suo costato, dicendole di attingere da quella fon te tutte le grazie saint Jean-Baptiste Santo la cui festa coincide con quella del beato Giovanni. che avrebbe voluto.

Miracolo 06 / 07

Miracoli e imitazione della Passione

Dotata di doni di guarigione e di levitazione, si infliggeva supplizi pubblici per imitare la Passione di Cristo e riceveva numerose visioni mistiche.

Pregava spesso per le sue compagne e i suoi benefattori davanti a un'immagine di Nostro Signore: un giorno questa immagine le disse: «Non posso rifiutarmi alle tue istanze; sii certa che le persone che ami, noi le iscriveremo nel Libro della vita»; promessa che l'evento ha dimostrato veritiera. Si accorre ancora in folla alla chiesa della nostra Beata, durante l'Ottava della sua dedicazione, per ottenere il perdono dei peccati; questa festa è chiam ata il Perdono della beata Chiar Pardon de la bienheureuse Claire Indulgenza particolare ottenuta dalla santa per la sua chiesa. a, che ottenne da Dio questa indulgenza, come testimonia l'iscrizione del grande altare, posta nel 1568. I demoni, gelosi di tanti favori, non dimenticarono nulla per farglieli perdere; arrivarono fino a precipitarsi su di lei con urla spaventose; la gettavano a terra, la cacciavano violentemente dal suo letto; ma ella trionfò agevolmente di tutta la loro malizia con la sua umiltà e le sue austerità. Meditando sul digiuno di Nostro Signore, risolse di privarsi di ogni bevanda: quando questa privazione stava per farla morire, il cielo fece avvicinare alle sue labbra una bevanda divina in una coppa d'oro: avendone bevuto, la sua sete scomparve interamente. Nostro Signore le portò egli stesso, durante la notte, un liquore così soave che, durante gli ultimi dodici anni della sua vita, non poté mai, nonostante la sua sete divorante, bere altro nel suo esilio che il sangue di Nostro Signore, compiendo così le parole del profeta Geremia: «Vi saranno persone che non potranno più bere vino né acqua, e che non avranno sete che dell'Agnello senza macchia». Verso la fine della sua vita, sembrò tornare alla semplicità dell'infanzia; rimase sei mesi priva di ogni sentimento esteriore, vivendo ormai solo in Dio: perse la vista e, uscita infine da questa estasi, non poteva tuttavia intrattenersi con nessuno. Infine, quando Nostro Signore l'ebbe distaccata gradualmente dalla terra, l'ultimo filo che la vi legava fu spezzato da uno sforzo d'amore. Volò nella dimora del suo Sposo, dicendo: «Signore, rimetto la mia anima nelle vostre mani», il 13 febbraio dell'anno 1346. Dopo la sua morte, il suo volto divenne risplendente e tutto il suo corpo diffuse un soave profumo, per testimoniare la gloria in cui abitava la sua anima. Fu onorata da allora come una Santa. Fu sepolta nella chiesa del suo monastero, dove si conservano le sue reliquie onorate da diversi miracoli. Il suo culto fu approvato nel 1784, da papa Pio VI, il 10 febbraio.

Culto 07 / 07

Morte e riconoscimento del culto

Muore nel 1346 dopo un periodo di estasi prolungata. Il suo culto è ufficialmente approvato da papa Pio VI nel 1784.

Palma serafica.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita a Rimini a metà del XIII secolo
  2. Matrimonio in giovane età e successiva vedovanza
  3. Esilio in seguito a una guerra civile e esecuzione del padre e del fratello
  4. Seconde nozze e conversione nella chiesa dei Francescani
  5. Vita di estrema penitenza con il consenso del suo secondo marito
  6. Ritiro in una torre a Urbino per curare il fratello
  7. Fondazione del monastero dell'Annunciazione (Nostra Signora degli Angeli) a Rimini
  8. Approvazione del culto da parte di Pio VI nel 1784

Miracoli

  1. Guarigione di un signore a Gubbio tramite il tocco
  2. Restituzione della vista a un bambino cieco a Baroncello
  3. Levitazione durante un viaggio verso la Porziuncola
  4. Scomparsa da una cella chiusa a chiave
  5. Cessazione della sete tramite una bevanda divina portata da Cristo

Citazioni

  • Alzatevi, o Cristo, e soccorretemi! Alzatevi, o voi che siete il Difensore degli uomini; o germoglio di Davide! Alleluia Preghiera di Chiara contro la tentazione
  • Signore, rimetto la mia anima nelle vostre mani Ultime parole

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo