Già nobile alla corte di Pipino il Breve e Carlo Magno, Benedetto d'Aniane abbandona la carriera delle armi per la vita monastica. Fondatore dell'abbazia di Aniane, diviene il grande riformatore dell'ordine benedettino sotto Ludovico il Pio, imponendo un'uniformità di regola in tutto l'Impero carolingio. Muore nell'821 nel monastero di Inden dopo una vita di penitenza e di servizio ai poveri.
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SAN BENEDETTO D'ANIANE, ABATE
Introduzione e origini
Presentazione di Benedetto come un importante riformatore della Chiesa, figlio del conte di Maguelonne ed educato alla corte di Pipino il Breve.
Qual è l'amministratore fedele e prudente che il padrone stabilirà sulla sua famiglia per distribuire a tempo debito la razione di grano? È colui che è sempre attivo, sempre vigilante.
Luca, XII, 37, 42.
Possiamo affermare, senza esagerazione, che il santo abate, di cui stiamo per narrare la vita, è stato uno dei più grandi uomini che siano mai apparsi nella Chiesa; poiché, se non ebbe la gloria di essere fondatore di un Ordine, avendo abbracciato una regola già stabilita, quella de l grande san Bened grand saint Benoît Autore della regola monastica adottata da Padre Muard. etto, ha tuttavia lavorato tanto, per procurare la gloria di Dio, quanto i patriarchi stessi degli Ordini più celebri: in effetti, non diremo nulla che non sia vero, quando affermeremo che egli è stato il riformatore di tutti i monasteri della Francia, nell'VIII e nel IX secolo, così come il fondatore di un gran numero di nuove case religiose, che sono state la fonte di molte altre fondate nei secoli successivi: di modo che, se questo santo abate ha avuto l'onore di portare lo stesso nome del grande san Benedetto, primo patriarca e istitutore dei monaci d'Occidente, ha anche avuto grande parte nelle qualità del suo spirito.
Benedetto nacque nella Linguadoca, che un tempo si chiamava Gothia, a causa dei popoli goti, che occupavano allora una provincia in quel paese. Aigulfe, suo padre, tanto distinto per la sua nascita quanto raccomandabile per il suo valore, possedeva la contea di Maguelon ne, chiamata così a comté de Maguelonne Contea d'origine della famiglia di Benedetto. causa di una città che portava questo nome, e che si trovava sulla riva del Mediterraneo; essa era un tempo episcopale, ma ora è distrutta. Questo signore, padre di Benedetto, diede prova del suo grande coraggio in diverse spedizioni importanti che gli aveva affidato il re Pipino il Breve, che allora regnava; si rese soprattutto celebre in una famosa battaglia contro i Guasconi, che non erano ancora sottomessi alla Francia: essi volevano impadronirsi della provincia che il conte difendeva; ma egli sostenne il loro urto con
tanta fermezza e li respinse con tanto vigore, che li sconfisse interamente. La vittoria che riportò su di loro fu così completa, che gli conciliò una stima del tutto singolare da parte del re e di tutti i grandi del regno.
Vita a corte e conversione
Dopo una carriera militare sotto Pipino e Carlo Magno, un incidente di annegamento che coinvolse suo fratello lo spinse a realizzare il suo voto di vita religiosa.
Il favore straordinario di cui godeva presso Pipino gli diede autorità sufficiente per far accogliere suo figlio Benedetto tra i giovani nobili che venivano educati a corte, per formarli agli esercizi delle armi e agli altri impieghi consoni alla loro nascita. Benedetto ricevette in questa scuola tutta l'educazione che suo padre si aspettava, e vi apprese tutto ciò che una persona del suo rango doveva sapere; aveva uno spirito naturalmente ben fatto, un giudizio solido, una condotta ragionevole e, le qualità del corpo che rispondevano a quelle del suo spirito, lo facevano amare da tutti. Il re, a cui il suo merito era ben noto, volle dargli testimonianze della sua stima. Quando lo vide in età, lo fece dapprima suo primo coppiere; ma, avendo riconosciuto in seguito che aveva grandi disposizioni per le armi, gli diede un impiego tra le sue truppe. Benedetto mostrò in ogni occasione di non avere meno coraggio del conte, suo padre, di cui imitava il valore e la saggezza.
Carlo Magno, figlio e successore di Pipino, avendo pres Charlemagne Imperatore dei Franchi e zio di San Folchino. o il governo del regno al posto di suo padre, non tardò a riconoscere da sé il merito distinto di Benedetto; così non mancò di conservarlo nei suoi impieghi e di destinarlo persino a dignità più elevate. La benevolenza, la buona accoglienza e le grandi manifestazioni di stima che questo monarca testimoniò al nostro giovane eroe erano potenti motivi per impedirgli di pensare ad altro che a trarre profitto da un così grande favore; gli era facile convincersi che sarebbe infallibilmente giunto alla più alta fortuna; il credito di suo padre presso il principe, il suo merito personale, le cariche che già occupava, l'amicizia di tutti i nobili della corte che si era guadagnato; tutto ciò sembrava dover trattenere Benedetto nel secolo.
Ma fu proprio in quel tempo che Dio, che voleva farne un grande Santo piuttosto che un grande capitano, toccò il suo cuore e gli fece conoscere la vanità di tutte le grandezze della terra; riconoscendo di giorno in giorno che la più alta fortuna a cui si può aspirare presso i grandi del mondo è sempre piccola, poiché può essere rovesciata in un momento, o dal capriccio degli uomini, o da una morte prematura, egli risolse di aspirare a una gloria meno soggetta al mutamento dei tempi. Formò dunque il disegno di abbandonare la corte e tutte le speranze che vi poteva avere. Mantenne il suo segreto in se stesso e non lo comunicò affatto a suo padre, il quale, amandolo teneramente, non avrebbe mancato di opporsi alla sua risoluzione. Dio permise che rimanesse per lo spazio di tre anni senza trovare il modo di eseguire ciò che aveva concepito; ma, se rimaneva esteriormente e per necessità a corte, aveva sempre lo spirito elevato al cielo; cominciò a esercitarsi nella pratica di tutte le virtù: si privava dei piaceri più innocenti, passava le notti in preghiera, non usava quasi più vino, parlava pochissimo, evitava tutte le compagnie pericolose per conservare una maggiore purezza: in una parola, non contando più sugli impieghi della milizia secolare, pensava solo a combattere sotto lo stendardo della Croce. Incerto sul modo in cui lo avrebbe fatto, talvolta pensava di andarsene sotto l'abito di un pellegrino sconosciuto, talvolta progettava di passare in qualche paese straniero per condurvi una vita povera e abietta; a volte si persuadeva, per un motivo di carità, che sarebbe stato bene esercitare qualche mestiere lucrativo per darne ai poveri i frutti che ne avrebbe tratto; altre volte pensava di andare a predicare il Vangelo presso gli idolatri.
Formava così una folla di disegni innocenti, quando un incidente lo determinò interamente a eseguire ciò che gli era stato ispirato dal cielo: uno dei suoi fratelli, avendo intrapreso imprudentemente di attraversare a nuoto il fiume Ticino, vicino a Pavia, senza averne ben conosciuto i pericoli, si trovò talmente sopraffatto dalla corrente dell'acqua che cominciava a perdersi. Benedetto, che era a cavallo e che aveva carità per tutti, non volle mancarne per suo fratello; si gettò, montato com'era, in quel fiume, e suo fratello, che stava annegando, avendolo preso per il braccio, lo coinvolse in un momento nello stesso pericolo in cui si trovava. I due fratelli sarebbero infallibilmente periti, se la divina Bontà, che ebbe riguardo all'estrema carità di Benedetto, non lo avesse favorito di un soccorso abbastanza pronto per vincere la violenza del torrente, dal mezzo del quale si ritirò felicemente, salvaguardando sempre suo fratello, che riportò anch'egli sulla riva e al quale salvò la vita in questo pericoloso incidente.
Inizi monastici a Saint-Seine
Benedetto entra nel monastero di Saint-Seine in Borgogna, dove pratica un'ascesi estrema e ricopre l'ufficio di cellerario nonostante le derisioni.
Benedetto riconobbe la mano di Dio su di lui in quell'occasione: fece voto seduta stante di non differire più l'allontanarsi da tanti pericoli, nei quali si trovava coinvolto in mezzo al mondo; e, animato da un nuovo fervore, compì subito ciò che aveva promesso: abbandonò la corte e la fortuna a cui poteva pretendere, e si ritirò in segreto, senza consultare altre persone che un certo religioso di nome Widmar o Guimer, che era cieco di corpo, ma molto illuminato negli affari della salvezza; questo pio solitario volle persino seguirlo ovunque. Benedetto, dunque, accompagnato da questo vero amico e dai suoi uomini, che ignoravano ancora il motivo del suo viaggio, fece un giro in Linguadoca, sua patria; ma appena vi fu arrivato, fingendo di ritornare al più presto a corte per continuarvi i suoi impieghi, partì con il suo seguito e i suoi uomini ordinari, per non dare ai suoi parenti alcun sospetto di ciò che stava per fare. Prese la strada per Aquisgrana, dove Carlo Magno faceva allora la sua residenza; ma, essendo arrivato in Borgogna, al monastero di Saint-Seine, n ella diocesi di Langres, monastère de Saint-Seine Primo monastero in cui Benedetto prese l'abito. da dove il fiume Senna trae la sua origine, chiese umilmente di essere ricevuto in quella casa: glielo si accordò, dopo che ebbe dato prove delle sue buone intenzioni e dei motivi che lo obbligavano a lasciare il secolo; dichiarò allora il suo disegno ai suoi uomini, li ricompensò e li rimandò nelle terre di suo padre, dicendo loro addio per sempre; si fece tagliare i capelli seduta stante e ricevette poi l'abito religioso.
Iniziò dapprima a piangere amaramente i suoi peccati e a farne penitenza; trattava duramente la sua carne; viveva solo di pane e acqua, e in piccola quantità, di modo che, se prendeva degli alimenti, era piuttosto per non causarsi la morte che per soddisfare la sua fame; considerava il vino come un vero veleno per lui: la terra nuda era il luogo dove prendeva un po' di riposo, dopo lunghe veglie; passava le notti intere in orazione, e abbastanza spesso lo si vedeva in piedi, a piedi nudi, sul pavimento della chiesa, in pieno inverno, cantando i salmi e pensando alle misericordie di Dio su di lui; aveva ottenuto la grazia di una vera compunzione, e possedeva il dono delle lacrime a un tal grado, che ne versava in abbondanza, non appena entrava nella considerazione, o dei suoi peccati, o dei fini ultimi. Passava anche talvolta le notti a compiere le funzioni più penose e più vili del monastero, come pulire le scarpe dei viaggiatori, spazzare e fare altre cose simili molto umilianti; non portava che abiti logori, e quando bisognava rammendarli, vi metteva lui stesso delle toppe, senza esaminare se il colore fosse lo stesso di quello dell'abito; era diventato così pallido e così secco, che lo si sarebbe piuttosto preso per un morto o un moribondo che per un uomo vivo. Un esterno così trascurato, veglie così frequenti, un'astinenza così straordinaria, unita a un silenzio continuo, che non voleva rompere se non per necessità, diedero luogo ad alcuni dei suoi fratelli, che non gradivano affatto la sua condotta, perché essa condannava la loro tiepidezza, di farlo passare per un pazzo e per un uomo che stravagava nelle sue devozioni; lo si scherniva, lo si disprezzava, lo si indicava a dito e gli si facevano altri simili oltraggi, che non scossero mai la sua pazienza e che non trassero mai alcuna lamentela dalla sua bocca; al contrario, fu rapito nel vedere come si interpretavano le sue penitenze e le pratiche della sua carità; aumentò ciò che poteva confermare i suoi fratelli nel loro pensiero, ben contento di essere trattato come Gesù Cristo, che, anche lui, fu accusato di follia dai suoi parenti, nell'istante stesso in cui dava prove del suo più grande amore per gli uomini.
Il superiore di questo monastero, che aveva lo spirito di Dio, non ne giudicava così; ma, riconoscendo un'alta saggezza sotto i veli di una follia apparente, gli diede l'ufficio di cellerario; questo umile religioso, accettando per obbedienza ciò che avrebbe senza dubbio rifiutato se gli fosse stato permesso di seguire la sua inclinazione, si disimpegnò bene in questo impiego, accordando tutto ciò che poteva senza ferire la sua coscienza, rifiutando ciò che gli si chiedeva contro il suo dovere, non avendo mai false compiacenze né accezione di persona nella distribuzione delle cose che gli erano affidate, ma facendo umili scuse quando non poteva soddisfare i desideri di ciascuno. Aveva grande cura di provvedere alle necessità dei poveri, alla ricezione degli ospiti che passavano, e ai bisogni dei giovani fanciulli che si formavano alla pietà nel monastero.
Fondazione di Aniane
Fuggendo l'elezione ad abate, ritorna in Linguadoca per fondare il monastero di Aniane, che diviene un modello di fervore e di povertà.
Benedetto era stato in questo ufficio per quasi sei anni, quando l'abate di quella casa morì. Si era notata tanta saggezza, uno spirito così esteso e una così grande dolcezza fino a quel momento nel nostro Santo, che i suoi più grandi nemici e coloro che lo avevano maggiormente disprezzato ebbero spontaneamente il pensiero di eleggerlo come loro superiore. Alla prima proposta che gliene fu fatta, rimase estremamente sorpreso, non potendo immaginare che si potesse pensare a lui per una tale dignità; ma nello stesso momento, ricordandosi del ritiro del Salvatore quando si parlò di farlo re, non esitò sulla scelta che doveva compiere; la sua umiltà gli fece credere che dovesse in coscienza darsi alla fuga. Lasciò dunque il monastero di Saint-Seine, perché voleva fuggire le dignità che credeva non gli fossero consone, e ritornò in Linguadoca, sulle terre stesse della contea di Maguelonne, che appartenevano a suo padre e che sarebbero state la sua eredità se fosse rimasto nel mondo: Dio lo permise così per dare modo a Benedetto di riuscire meglio nei disegni che la divina Provvidenza aveva su di lui (780). Si fermò vicino a un piccolo ruscello chiamato Ania ne, ch Aniane Abbazia e centro di insegnamento diretto da Ardone. e non era lontano dal fiume Hérault né dalla chiesa di Saint-Saturnin. Era accompagnato in quel luogo dal santo religioso Widmar, di cui abbiamo già parlato, e da alcuni altri discepoli che venivano di giorno in giorno ad unirsi a loro; questo luogo fu una vera scuola di penitenza per questi solitari; la loro occupazione era pregare, lavorare e cantare giorno e notte lodi a Dio; Benedetto, sentendo il suo cuore ardere di un amore segreto, gemeva senza sosta e versava lacrime in abbondanza, scongiurando il cielo di ispirargli i mezzi per procurare la gloria del suo Dio tanto quanto ne aveva il desiderio.
Egli contrasse, in quel tempo, una stretta amicizia con tre santi personaggi dei dintorni, ovvero: Attilio, Nibridio e Aniano, che conducevano una vita molto esemplare e che consultava nelle sue difficoltà. Andò un giorno a trovare Attilio, uno dei tre, che dimorava più vicino al suo eremo, per dirgli che era tentato di lasciare il luogo dove si trovava per ritornare sotto l'obbedienza dell'abate del monastero da cui era uscito, «perché», diceva, «quasi tutti coloro che vengono con grande fervore a chiedermi di vivere poveri e solitari, non appena sono ridotti a condurre una vita regolata e a non ricevere più che a peso e misura le cose necessarie alla vita, chiedono di ritornare nel secolo per godere della loro prima libertà»; ma Attilio, che era molto esperto e grande amico di Dio, gli fece comprendere che non bisognava abbandonare per questo l'opera che aveva iniziato, tanto più che Dio gli aveva fatto conoscere che voleva servirsi di lui come di un flambeau per spargere ovunque la sua luce.
Benedetto, che aveva il cuore docile, credette a ciò che quel santo uomo gli diceva; continuò la sua impresa e il cielo lo colmò di così grandi benedizioni che fu presto necessario aumentare il luogo che abitava con un gran numero di celle, per coloro che chiedevano di essere ricevuti; fu persino costretto, in seguito, ad abbandonare la valle dove si trovava, perché era troppo stretta per contenere tutti i postulanti che si presentavano: fu per lui un'occasione di costruire altrove un altro monastero che fu presto terminato, sebbene non vi fossero quasi che i suoi stessi religiosi ad esserne gli operai; del resto non si pensava affatto ai ricchi ornamenti dell'architettura, ma solo a moltiplicare le celle di cui si aveva bisogno. Il santo abate era il primo a trasportare la terra, il legno e le pietre; tutti seguivano il suo esempio e tuttavia non si ometteva nulla in un così grande lavoro dei doveri ordinari della regolarità; riceveva le elemosine che gli venivano fatte, ma non volle mai ricevere donazioni per iscritto né per contratto che impegnassero i donatori a spogliarsi per sempre dei beni che offrivano, volendo lasciare la libertà ai benefattori di riprendersi, quando avessero voluto, le loro liberalità.
Il bell'ordine, la santità di vita e il buon odore che questo monastero spandeva ovunque, produssero un così grande entusiasmo che si videro in poco tempo un gran numero di altri simili monasteri, riempiti di santi Solitari, attorno a quello di Benedetto: lo si riconosceva ovunque come il primo abate. Era infaticabile; provvedeva con una cura senza eguali a tutte le sue case, sia per lo spirituale che per il temporale; visitava di tanto in tanto tutti i suoi cari discepoli e li sosteneva sempre, tanto con i suoi esempi quanto con i suoi discorsi, nei duri lavori della vita austera che avevano abbracciato.
Carità e protezione imperiale
La sua carità verso i poveri e i ladri attira la stima di Carlo Magno, che finanzia la costruzione di un monastero più vasto.
La sua carità non si limitava a provvedere ai bisogni dei soli suoi religiosi, ma si estendeva a tutto il popolo della contrada: ordinò, durante una grande carestia che colpì il paese, che si condividessero con i poveri i beni del suo monastero, senza preoccuparsi del domani, e ripeté per tre volte diverse questa stessa azione di carità. Il suo distacco era così grande, e si preoccupava così poco dei beni di questa vita che, quando gli annunciavano che era stato rubato qualcosa nel monastero, non voleva che se ne facesse ricerca. Gli abitanti del paese, avendogli un giorno portato un uomo che avevano già coperto di ferite perché aveva rubato durante la notte diversi cavalli appartenenti a una delle sue case, finse dapprima di impossessarsi di questo ladro; ma era solo per sottrarlo alle mani della giustizia da cui era minacciato, poiché il vero servitore di Dio, più caritatevole in questo del Samaritano, fece venire subito, in sua presenza, un chirurgo molto esperto, al quale diede incarico di lavare e fasciare le ferite di quell'uomo; in seguito si prese cura di dissipare con la sua dolcezza abituale il timore di cui lo vedeva preda; lo fece ben rifocillare e, dopo avergli fatto conoscere, non tanto il torto che aveva fatto alla sua casa, quanto l'offesa che aveva commesso contro il suo Dio e la ferita che aveva causato alla sua anima, lo rimandò in piena libertà.
È con questo stesso spirito di carità che non volle che si corresse dietro a un uomo che, essendo stato ben accolto e ben alloggiato in uno dei suoi conventi, ne aveva portato via tutto ciò che aveva potuto: «Lasciamo quest'uomo», diceva il pio abate, «egli perde più di noi in questa occasione, poiché, credendo di fare un guadagno rubando ciò che è nostro, fa una perdita notevole privandosi della grazia di Dio». Uno dei suoi religiosi credette ancora un giorno di doverlo avvertire di aver riconosciuto tra le mani di un certo uomo un cavallo che era stato loro rubato da poco, e che, se avesse voluto, glielo avrebbero fatto restituire. Il Santo, la cui carità gli faceva coprire le più grandi colpe del suo prossimo, riprese severamente questo religioso, dicendogli che non bisognava credere così facilmente al male del proprio fratello; che quell'uomo, che accusava, poteva avere un cavallo simile a quello che avevano perso, ma che non bisognava immaginare per questo che fosse lo stesso.
Dio, la cui saggia provvidenza sa ricompensare al centuplo coloro che non hanno alcun attaccamento alla terra, ispirò allora a Carlo Magno, che conosceva il perfetto disinteres se del Sant Charlemagne Imperatore dei Franchi e zio di San Folchino. o, di fargli costruire un monastero, nel quale potesse ricevere in piena libertà tutti coloro che si sarebbero presentati per condurre la vita monastica sotto la sua guida: questo monarca volle che non si risparmiasse, in questo edificio, né la ricchezza della materia, né l'industria dell'arte. Si fece allo stesso tempo una chiesa magnifica, proporzionata all'elevazione dell'edificio; tutti i grandi del regno vollero condividere con l'imperatore la gloria di aver contribuito a quest'opera, e questo celebre monastero è diventato il capo di un'infinità di altri, sia nella Linguadoca, sia nei luoghi più lontani.
Restaurazione della regola e scienze
Benedetto restaura la regola di san Benedetto nella sua purezza originale e promuove le scienze sacre formando maestri e una biblioteca.
Il pio abate credette di non poter meglio testimoniare a Dio la sua riconoscenza, per tanti benefici, se non facendo osservare una vita tutta celeste ai suoi religiosi; intraprese il far rifiorire la prima e la vera regola del grande san Benedetto; e p véritable règle du grand saint Benoît Autore della regola monastica adottata da Padre Muard. oiché era un po' alterata e confusa, a causa di diverse costituzioni e addolcimenti che i rilassamenti vi avevano fatto introdurre, impiegò tutte le sue cure per farne rinascere la purezza: raccolse, a tal fine, tutte le altre regole e, inoltre, consultò in merito i più grandi uomini del suo secolo: di modo che ebbe la fortuna di recuperare, nella sua integrità, questa santa regola che è servita da fiaccola a tanti illustri personaggi in scienza e in santità; dopo averla messa in ordine, e averne chiarito le difficoltà, si applicò a farla osservare il più esattamente possibile. Il numero dei religiosi essendo divenuto assai considerevole, stabilì dapprima ogni sorta di ufficiali per ben celebrare il servizio divino. In seguito, non ignorando di quale utilità siano le scienze, sia per combattere gli eretici, sia per occupare santamente i solitari, formò maestri in ogni sorta di discipline; così, senza alterare l'esatta regolarità che attirava l'ammirazione di tutti, fece fiorire in questa casa reale scuole per le discipline umanistiche, la filosofia, la teologia e l'intelligenza delle sacre Scritture; si prese anche cura di raccogliere libri, il che gli diede modo di comporre una bella biblioteca: è così che questo grande uomo trovò il mezzo di scacciare dalla provincia in cui si trovava le tenebre dell'ignoranza, e che elevò un gran numero di soggetti che hanno reso in seguito, sia in qualità di vescovi, sia in qualità di dottori o di missionari, sia in qualità di abati, dei servizi assai considerevoli alla Chiesa.
Consigliere di Ludovico il Pio
Ludovico il Pio lo chiama presso di sé ad Aquisgrana e fonda per lui il monastero di Inden, facendone il suo consigliere e il protettore degli oppressi.
La condotta di questo grande servitore di Dio fu talmente approvata da tutti, e la sua reputazione si diffuse così lontano, che ci si faceva un piacere e un merito di offrirgli da ogni parte terre e grandi somme per costruire monasteri nelle province; si fa menzione di dodici principali di cui egli era riconosciuto come primo abate; ognuno desiderava vederlo, parlargli o aiutarlo nelle sue imprese. Ludovico il Pio, ave ndo lasciato l'Aqui Louis le Débonnaire Re dei Franchi che nominò Aldrico suo consigliere e comandante del palazzo. tania, di cui era stato re, per assumere il governo dell'impero al posto di Carlo Magno, suo padre, che era morto, non poté rimanere a lungo privo della presenza di Benedetto. Avendo riconosciuto, per sua stessa esperienza, di quale utilità gli fossero stati i suoi consigli, gli fece dire che lo pregava di avvicinarsi alla città di Aquisgrana, dove questo principe aveva stabilito la sede del suo impero; gli diede dapprima, a tal fine, il monastero di Maur-Munster, in Alsazia; ma, giudicandolo ancora troppo lontano dalla sua persona per averlo comodamente, quando avesse avuto bisogno del suo consiglio, gli fece costruire, in un luogo abbastanza vicino al suo palazzo imperiale, un monaster o celebre, chiamato di Inden, a monastère célèbre, nommé d'Inden Monastero costruito da Ludovico il Pio vicino ad Aquisgrana dove morì Benedetto. causa del fiume vicino che portava questo nome.
Benedetto approfittò della benevolenza del monarca, non per i suoi interessi particolari, ma per essere il mediatore e il protettore di tutti i popoli; infatti, per sua intercessione, i poveri e gli afflitti erano ascoltati dal principe, che prendeva a suo agio conoscenza dei loro bisogni, nelle udienze frequenti che concedeva loro, e che accordava a Benedetto in loro favore. Questo imperatore trovava così buono che questo santo abate si facesse difensore e protettore delle vedove e degli orfani, che, quando egli giungeva al palazzo, lo precedeva e gli andava incontro, portando con aria gradevole la sua mano nella veste di questo amabile e zelante procuratore del bene dei poveri, per trarne lui stesso il fascicolo delle richieste che egli gli veniva a presentare in loro favore; le leggeva seduta stante e vi rispondeva favorevolmente il più presto possibile.
L'inclinazione che egli aveva a far regnare la giustizia ovunque lo portò ancora a persuadere l'imperatore ad arrestare il disordine dei secolari, che possedevano i beni delle chiese e dei monasteri, e che li distoglievano a usi profani, contro l'intenzione dei fondatori, e con grande scandalo dei popoli; egli gli espose, in dettaglio, tutta l'estensione di questo disordine, il che portò questo principe a fare su questo punto una riforma ammirevole e degna della sua pietà.
Le rimostranze che questo santo abate faceva a questo monarca apparvero sempre così giudiziose e così utili al bene del suo impero, e i suoi avvisi su ciò che era opportuno fare furono sempre trovati accompagnati da un così grande senso, che il suo consiglio non era mai trascurato, perché ci si era sempre trovati bene ad averlo seguito.
Unificazione del monachesimo occidentale
Nell'817, presiede un'assemblea che impone l'uniformità della regola benedettina in tutto l'impero e intrattiene un'amicizia intellettuale con Alcuino.
L'imperatore diede una grande prova di ciò che sosteniamo a gloria di Benedetto, quando, su parere del suo consiglio, volle che questo santo abate fosse in qualche modo il primo superiore di tutti i monasteri dei suoi Stati, e che lavorasse, in tale qualità, a una riforma generale di tutto ciò che fosse opportuno eliminare nelle singole case: fu per obbedire alle volontà del suo principe che egli riunì (817) tutti i superiori dei monasteri di Francia, e, dopo aver ben esaminato, in questa assemblea generale, tutto ciò che c'era da riformare o da stabilire, redasse statuti così giudiziosi, così conformi alla vera vita religiosa e così necessari per far rivivere l'antico spirito dei santi solitari, che furono accolti e approvati dall'assemblea. Confermati dall'autorità dell'imperatore, furono pubblicati ovunque e osservati esattamente: era una cosa degna di ammirazione vedere tante case diverse, sparse in tutte le province, non avere più che una stessa regola, quella di san Benedetto, un medesimo modo di vivere, un medesimo spirito, lo stesso canto, lo stesso abito, gli stessi pesi e misure per il pane e il vino; in una parola, una conformità, o piuttosto un'uniformità così perfetta come se si fosse trattato di una sola casa sotto un solo superiore.
Occorreva uno spirito vasto come quello dell'incomparabile Benedetto, e l'autorità dell'imperatore per far riuscire una simile impresa: la cosa non sembrerà incredibile, se si ricorda che parliamo dell'VIII e del IX secolo, in cui tutti i religiosi o solitari dell'epoca pretendevano di seguire la regola di san Benedetto: ognuno, in verità, la interpretava e l'addolciva a modo suo, ma il nostro Santo la ridusse a una forma che tutti furono obbligati ad approvare e a seguire. L'Ordine di San Benedetto sarà eternamente debitore a questo santo abate, non solo delle cure che si prese a suo tempo per ristabilire l'antica regolarità, ma anche dell'opera intitolata la Concordia delle Regole, che compose e lasciò per iscritto: in essa mostra quale sia il vero spirito e il senso della regola del grande patriarca san Benedetto, in rapporto alle regole degli altri Padri, confrontandole le une con le altre e mostrando come questa regola di san Benedetto sia sostenuta e autorizzata da tutte le altre di cui racchiude lo spirito. Quest'opera, che è stata, in seguito, arricchita di dotte note dal R.P. Hugues Ménard, benedettino, non è la sola che il nostro Santo abbia composto: gliene si attribuiscono ancora alcune altre, come collezioni o conferenze tratte dalle Omelie dei Padri, e atte a eccitare i religiosi a una maggiore perfezione, e altre simili, che fanno ben vedere come questo umile abate non avesse solo una grande virtù e uno spirito naturalmente vasto e capace di grandi imprese, ma che fosse anche dotto e grande amico delle belle lettere. Le scuole che stabilì nei suoi monasteri ne sono ancora una prova: si prese lui stesso la briga di formare i lettori; spiegava i sacri canoni della Chiesa ai suoi religiosi, dava loro l'intelligenza degli scritti dei santi Padri, andava a esporre nei monasteri il senso delle sacre Scritture, e forniva soluzioni chiare a tutti i dubbi che gli venivano proposti.
Il famoso Alcuino, che fu il precettore di Carlo Magno e l'oracolo del suo tempo, distinse così bene la capacità e la pietà del nostro San to, che contrass Le fameux Alcuin Celebre abate sotto il quale Aldrico iniziò la sua vita monastica. e con lui un'amicizia inviolabile, e intrattenne un così grande commercio di lettere con lui, soprattutto da quando fu eletto abate di San Martino di Tours, che se ne sarebbe potuto comporre un grosso volume; la storia stessa aggiunge che Alcuino gli inviò doni come testimonianza di stima, e che, trovandosi nella sua abbazia di San Martino, lo pregò di inviargli dei religiosi formati dalla sua mano, come ne aveva inviati a tanti altri prelati che glieli avevano richiesti. Dal canto suo, Teodulfo, abate di Fleury e vescovo di Orléans, impiegava talvolta la sua musa a celebrare il merito e le virtù di Benedetto. Non fa difficoltà, in uno dei suoi poemi, a paragonarlo a san Benedetto di Montecassino. Se, infatti, quest'ultimo fu il creatore, il primo fu il restauratore della disciplina monastica in Occidente.
Lotta contro l'eresia e miracoli
Combatté l'eresia adozionista di Felice di Urgel e compì diversi miracoli, superando al contempo le calunnie degli invidiosi a corte.
Le vittorie che Benedetto riportò sugli eretici del suo tempo sono ancora prove convincenti della profondità, della solidità e dell'integrità della sua dottrina. Felice, v escovo di Urgel, in S Félix, évêque d'Urgel Vescovo di Urgell, promotore dell'eresia adozionista. pagna, diffondeva ovunque il veleno di un'eresia perniciosa, che aveva già infettato alcune province della Francia; egli non attaccava nulla meno che la filiazione del Verbo divino, asserendo che Gesù Cristo, in quanto uomo, non fosse che il Fi glio adottivo del Padre eter Fils adoptif du Père éternel Eresia cristologica che afferma che Gesù è figlio di Dio solo per adozione. no; ciò bastava a rinnovare le più pericolose eresie che la Chiesa avesse dovuto combattere nei secoli precedenti. Il nostro Santo, unendosi ai più zelanti difensori della fede dei nostri misteri, lavorò con cure instancabili all'estinzione di questa cattiva dottrina; intraprese persino, per tre volte diverse, il lungo e penoso viaggio in Spagna per andare a trionfare sull'eresia nella sua fonte e nel suo principio, e non poco contribuì alla convocazione del sinodo tenutosi proprio a Urgel, città dove si trovava la sede del vescovo eretico, che vi fu condannato e la cui dottrina fu dichiarata temeraria e interamente contraria a quella della Chiesa. Abbiamo ancora altri tre concili tenuti, uno a Ratisbona, l'altro a Francoforte e il terzo ad Aquisgrana, che hanno tutti fulminato anatema contro l'errore di cui parliamo.
Il grande zelo che Benedetto mostrò per gli interessi della Chiesa in generale non diminuì nulla delle cure che il suo incarico lo obbligava ad avere per tutti i monasteri della Francia di cui era stato dichiarato padre oltre che riformatore. Intraprendeva penosi e lunghi viaggi per andare a dare nuove forze ai suoi discepoli nella professione che avevano abbracciato. Si riportano diversi miracoli che Dio fece in suo favore durante questi viaggi: i religiosi di un monastero che era povero erano nel dolore di non poter fare al loro santo abate un'accoglienza degna del suo merito; Dio vi provvide, facendo trovare pesci di una qualità e di una grandezza straordinarie in acque dove non ve ne potevano essere naturalmente. Un'altra volta, in una simile occasione, dei poveri religiosi erano nell'afflizione di non poter presentare alcun ristoro a questo degno Pastore, sopraffatto dalla stanchezza e dalla fatica: la divina Provvidenza, che non manca nel bisogno, fece trovare dell'eccellente vino e in abbondanza in un vaso dove non ve n'era affatto. Ma non furono queste le sole meraviglie che accaddero nel corso della vita di questo grande servitore di Dio: quelle che abbiamo appena riportato erano puri effetti della divina Provvidenza, che provvedeva ai bisogni di colui che era povero e che aveva insegnato ai suoi discepoli a dimorare nella povertà per seguire i consigli di Gesù Cristo; ma ecco ciò che il santo abate fece lui stesso in favore del prossimo. Egli ha arrestato, per la virtù delle sue preghiere e delle sue lacrime, l'impetuosità di un
1. Quod fuit Anonmiis Benedictus reuter in orvis, Hoc modo tu in nostris es, Benedictis, lucis. Ut cerebro Ruphoris Samius satus esse putatur, Bic Nord patris in te resorviator opus.
torrente che stava per sommergere case già a metà allagate; più volte, in incendi che gettavano tutti nella costernazione, ha comandato al fuoco di sospendere la sua attività e di portare altrove le sue fiamme: seppe, come un altro Mosè, far morire un'enorme quantità di cavallette che cominciavano a devastare i beni della terra. I suoi religiosi, animati dal suo spirito, compivano anch'essi azioni miracolose: diversi ossessi che venivano loro portati erano liberati quando avevano pregato e vegliato per questo scopo; persone malate hanno ricevuto una perfetta salute con gli stessi mezzi; ma rimandiamo il lettore alla storia intera della sua vita per avere una perfetta conoscenza di tutte queste meraviglie. Aggiungeremo solo che il santo abate aveva ricevuto da Dio un dono particolare per penetrare fino in fondo ai cuori: ha riportato più volte al loro dovere, con questo mezzo, dei religiosi che erano sul punto di abbandonare la loro vocazione, facendo loro conoscere che sapeva la deplorevole disposizione in cui si trovavano, e non scopriva mai queste specie di malattie spirituali senza apportarvi subito il rimedio necessario.
Questi grandi favori, che san Benedetto riceveva dal cielo, uniti alla singolare benevolenza che gli mostrava uno dei più grandi monarchi della terra, non mancarono, permettendolo Dio così, di attirargli molti invidiosi, che non sopportavano che con pena tanta prosperità; diversi ecclesiastici di apparente merito interpretarono molto male le sue innocenti intenzioni: si pubblicò che si attribuiva tutte le elemosine che gli venivano fatte; si sollevarono con intrighi segreti gli ufficiali e le guardie del palazzo dell'imperatore contro di lui; signori della corte appoggiarono le calunnie che erano state diffuse; si volle sorprendere il principe e prevenire contro il Santo; di modo che il partito non aspettava altro che vedere cacciato dalla corte colui che ne costituiva il più bell'ornamento; falsi amici vollero persino persuaderlo a ritirarsi in segreto, senza aspettare un esilio che dicevano gli sarebbe stato molto vergognoso; ma Benedetto sapeva bene chi era il protettore della sua causa, e Dio fece presto vedere che sa giustificare l'innocente quando vuole; il Santo andò a trovare l'imperatore come al solito, e questo saggio monarca, che sapeva discernere il vero dal falso, e l'uomo di bene dall'ipocrita, abbracciò teneramente Benedetto alla vista di tutti i gelosi, e, per dargli una prova più evidente della sua benevolenza e della sua stima in un'occasione in cui ci si aspettava di vederlo esiliato, gli presentò da bere di sua propria mano: ciò che mostrò a tutto il partito che colui che Dio protegge è al riparo da tutte le malizie degli invidiosi.
Morte ed eredità letteraria
Benedetto muore nell'821 nel monastero di Inden; il testo elenca le sue opere principali, tra cui la Concordia delle Regole, essenziali per la tradizione benedettina.
È tempo di parlare del trapasso di questo grande Santo che non avrebbe mai dovuto morire, secondo i desideri di tutti i popoli. Dio, che non volle lasciare un così generoso soldato senza occasione di riportare continue vittorie, fece succedere le penose prove della malattia ai lavori della carità: il Santo fu attaccato da una febbre e da molte altre infermità, unite a una grande età; non tralasciò tuttavia nulla di tutte le sue mortificazioni ordinarie; sospirava senza sosta verso la patria celeste e versava una grande abbondanza di lacrime, nella speranza e nell'attesa di potervi giungere; lo si trovava spesso, o prostrato contro terra, o in piedi, avendo la testa e le braccia elevate verso il cielo, o ricevendo nelle sue mani le lacrime che scorrevano dai suoi occhi, per paura che la loro troppa abbondanza non sporcasse le pagine della santa Scrittura che aveva davanti a sé; leggeva, o si faceva leggere, la morte dei santi Padri, per imitare il loro esempio nei suoi ultimi momenti, come aveva cercato di imitare la loro condotta durante la sua vita.
VIES DES SAINTS. — TOME II. 39
L'imperatore, che era ancora Ludovico il Pio, lo volle s Louis le Débonnaire Re dei Franchi che nominò Aldrico suo consigliere e comandante del palazzo. empre avere nel suo palazzo, per quanto malato fosse, per approfittare, finché avesse potuto, dei saggi consigli che ne riceveva, tanto per il buon governo dei suoi Stati quanto per il riposo della propria coscienza. Non fu che dopo una lunga e familiare conferenza, nella quale gli testimoniò ogni sorta di amicizia e di riconoscenza, che permise infine ai suoi religiosi di prelevarlo per trasportarlo al monastero vicino, affinché questo degno e amabile Padre potesse finire i suoi giorni tra le braccia dei suoi figli.
Non vi fu appena arrivato, che tutti si affrettarono a informarsi in che stato fosse: poiché, siccome non c'era nessuno che non avesse concepito una stima e una benevolenza particolari per lui, e poiché era stato la consolazione e il consiglio dei grandi e dei piccoli, dei ricchi e dei poveri, degli ecclesiastici e dei secolari, tutti i grandi della corte, i vescovi, gli abati, i magistrati e il comune popolo, vennero a mescolare le loro lacrime a quelle dei figli e dei discepoli di questo degno padre, e si guardava la loro perdita come una perdita comune a tutto l'impero. Benedetto aveva riconoscenza per l'amicizia che gli veniva testimoniata nei suoi ultimi momenti; ma non tralasciava di chiedere spesso in grazia che gli si accordasse di essere solo per conversare più liberamente e più tranquillamente con il suo Dio. Una volta, accadde che dopo aver passato tre ore nella dolcezza della contemplazione, sebbene nel mezzo dei dolori della malattia, vennero a chiedergli come si sentisse, rispose che non aveva mai avuto momenti più dolci durante la sua vita: vengo, aggiunse, di avere la felicità di trovarmi davanti al mio Dio, nel mezzo dei cori dei Santi.
I sentimenti dell'amore sacro, di cui Dio lo favoriva allora, non gli fecero affatto dimenticare il desiderio ardente che aveva della salvezza e della perfezione degli altri: così fece ancora spedire, prima di morire, lettere di istruzioni per l'imperatore, da cui sapeva che la felicità e la salvezza dei popoli dipendevano, per alcuni dei suoi monasteri, o per altri particolari. Si vedono alcune di queste lettere, piene di carità, nella storia della sua vita, riportata da Bollandus. Dio permise che dichiarasse ai suoi religiosi che, da quasi cinquant'anni che aveva la felicità di essere in uno stato di penitenza, non gli era mai accaduto di mangiare il pezzo di pane che aveva l'abitudine di prendere ogni giorno per il suo nutrimento, senza spargere prima davanti a Dio una grande abbondanza di lacrime.
Recitò sempre regolarmente l'ufficio divino, fino al giorno stesso della sua morte, e fu dopo essersi assolto da questo nobile dovere che disse un ultimo addio ai suoi cari figli, e che li avvertì che stava per lasciarli in un momento; dicendo queste parole: «Voi siete giusto, Signore, abbiate riguardo alla vostra misericordia per giudicare il vostro servitore», lasciò questa vita laboriosa per entrare nel soggiorno della gloria. Si dice che il vescovo di Maguelonne ebbe rivelazione della perdita che la chiesa aveva appena fatto: uscendo dal sonno in cui era allora, raccontò sul momento agli assistenti ciò che era appena accaduto al monastero di Inden, che era lontano qu asi duecento legh monastère d'Inden Monastero costruito da Ludovico il Pio vicino ad Aquisgrana dove morì Benedetto. e da Maguelonne. Questo grande Santo morì l'11 febbraio dell'anno 821. Ludovico il Pio gli fece dare un sepolcro in rapporto al suo merito, nel luogo stesso dove morì, nel monastero di Inden, chiamato poi di San Cornelio, papa, sotto il nome del quale il nostro Santo ne aveva fatto Saint-Corneille, pape Papa contemporaneo di Dionigi, oppositore di Novaziano. dedicare la chiesa. È là che le sue sante reliquie hanno riposato, senza che da allora nessuno abbia potuto scoprirle.
San Benedetto d'Aniane è rappresentato: 1° in costume da eremita; 2° spegnendo un incendio: rese più di una volta questo servizio alle popolazioni del suo vicinato.
## SCRITTI DI SAN BENEDETTO D'ANIANE.
Abbiamo ancora di san Benedetto: 1° un Codice di regole che scrisse essendo semplice monaco a Saint-Seine; questo codice è stato stampato a Roma nel 1661, sotto questo titolo: *Codex regularum, collectus a S. Benedicto Ananio, auctus a Luca Holstenio*, ecc.; 2° un libro di Omelie per l'uso dei monaci, tratte dalle opere dei santi Padri, secondo l'usanza di quel tempo; 3° un Penitenziale, stampato nei supplementi ai capitolari; 4° una Concordia delle regole monastiche. Vi si trova il testo della regola di san Benedetto con quello delle regole degli altri patriarchi della vita monastica. Lo scopo dell'autore era di mostrare l'uniformità di questi grandi uomini negli esercizi che prescrivono. Dom Ménard ha fatto stampare questa concordia a Parigi, nel 1638.
Abbiamo composto questa vita sugli atti riportati da Bollandus, ma ci siamo specialmente serviti delle sapienti osservazioni del R.P. Dom Jean Mabillon, benedettino, che riunisce, nella sua ricca prefazione del IV secolo del suo Ordine, e nella vita del nostro Santo, tutto ciò che si può desiderare di sapere su questo soggetto.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Educazione alla corte di Pipino il Breve
- Servizio militare sotto Carlo Magno e incarico di primo coppiere
- Salvataggio del fratello dall'annegamento nel Ticino
- Ingresso nel monastero di Saint-Seine in Borgogna
- Fondazione del monastero di Aniane nel 780
- Riforma generale dei monasteri dell'Impero nell'817
- Lotta contro l'eresia di Felice di Urgell
Miracoli
- Apparizione miracolosa di pesci per nutrire i suoi ospiti
- Moltiplicazione del vino in un vaso vuoto
- Arresto dell'impetuosità di un torrente tramite la preghiera
- Estinzione miracolosa di incendi
- Distruzione di una nuvola di locuste
- Dono di scrutare i cuori
Citazioni
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Lasciamo quest'uomo, egli perde più di noi in questa occasione, poiché, credendo di guadagnare rubando ciò che è nostro, subisce una perdita notevole privandosi della grazia di Dio.
Parole riferite durante un furto al monastero -
Tu sei giusto, Signore, abbi riguardo alla tua misericordia nel giudicare il tuo servo.
Ultime parole