Patriarca di Antiochia nel IV secolo, Melezio fu un tenace difensore della fede cattolica contro l'arianesimo. Nonostante tre esili successivi sotto gli imperatori Costanzo, Giuliano e Valente, mantenne l'unità dei fedeli e presiedette il concilio di Costantinopoli prima di morire nel 381.
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SAN MELEZIO, DETTO IL GRANDE,
PATRIARCA DI ANTIOCHIA
Il flagello dell'arianesimo
Dopo le persecuzioni pagane, la Chiesa affronta l'eresia di Ario che nega la divinità di Cristo, seducendo imperatori e prelati.
Durante i primi tre secoli, la Chiesa fu perseguitata dai Giudei e dai pagani; e queste persecuzioni costarono la vita a migliaia di cristiani; almeno la loro anima non subì alcun danno. Ma appena la pace esteriore fu finalmente stabilita in modo solido nella Chiesa, sorse nel suo seno una formidabile eresia, che le sottrasse un numero assai considerevole di anime: l'arianesimo.
Un sacerdote di nome Ario iniziò a inse gnare Arius Eretico la cui dottrina negava la divinità di Cristo. che Gesù Cristo non è Dio, ma solo la più alta e la più nobile delle creature. In poco tempo, questa dottrina eretica si diffuse con la rapidità del fulmine: l'imperatore, e persino vescovi e molti sacerdoti la condivisero, e perseguitarono coloro che continuarono a credere nella divinità di Gesù Cristo, che era la vera fede.
Ascensione alla sede di Antiochia
Melezio, originario dell'Armenia ed ex vescovo di Sebaste, viene eletto patriarca di Antiochia in un clima di divisione tra cattolici e ariani.
Or, vi era a quel tempo un sacerdote cattolico di nome Melezi o, che Mélèce Patriarca di Antiochia e difensore della fede nicena contro l'arianesimo. fu eletto vescovo di Antiochia, quella sede che fu più tardi illustrata da san Giovanni Crisostomo. Questa città soprattutto era stata infestata dall'eresia. Gli ariani, sperando che Melezio fosse dei loro, andarono ad incontrarlo, insieme ai cattolici, quando venne a prendere possesso della sua sede episcopale, e non mostrarono meno gioia e rispetto di questi ultimi. Dopo la sua morte, san Gregorio di Nissa e san Crisostomo pronunciarono ciascuno un panegirico che ci fa ben conoscere questo santo vescovo e la purezza della sua fede.
San Melezio era di Melitene, città della piccola Armenia; proveniente da una delle più nobili famiglie del paese, era istruito e virtuoso. Fu eletto dapprima vescovo di Sebaste, per succedere ad Eustazio, semi-ariano, che gli ariani avevano deposto in un concilio tenutosi a Costantinopoli, nel 360. Questa elezione fatta dagli ariani fece per qualche tempo dubitare della purezza della fede di Melezio. Egli provò a compiere le sue funzioni di vescovo, ma il suo popolo era indisciplinato. Fu costretto ad abbandonarlo e a vivere nella solitudine. Si ritirò più tardi a Berea, in Siria. Dall'esilio di sant'Eustazio (331), la chiesa di Antiochia era nello stato più deplorevole: non aveva avuto come vescovi che intrusi o ariani. Dopo la deposizione di Eudosio, uno di loro, Melezio, fu elevato al patriarcato di Antiochia, dove, come abbiamo già detto, fu ricevuto tra gli applausi dei cattolici e degli ariani; poiché, da una parte, gli ariani credevano che fosse della loro opinione, e, dall'altra, i cattolici sapevano che la sua fede non era meno pura di quanto la sua vita fosse santa. Questa elezione fu confermata dall'imperatore Co empereur Constance Imperatore romano che esiliò Eusebio per la sua opposizione all'arianesimo. stanzo, che, al ritorno dalla guerra contro i Persiani, era giunto ad Antiochia, e se ne redasse un atto firmato dai cattolici e dagli ariani, che fu mess o nelle mani di Eusebio, v Eusèbe, évêque de Samosate Vescovo di Samosata e martire, difensore della fede ortodossa contro l'arianesimo. escovo di Samosata, santo prelato e generoso difensore della verità.
La professione di fede e il segno delle tre dita
Convocato per spiegarsi davanti all'imperatore, Melezio afferma la Trinità con un gesto simbolico nonostante l'opposizione fisica di un arcidiacono ariano.
Non appena si vide sul seggio patriarcale (361), si sentì in dovere di fortificare gli ortodossi nella vera fede e di combattere gli errori degli eretici. Per rendere gli animi degli uni e degli altri più ricettivi alla sana dottrina, essendo egli estremamente eloquente, iniziò predicando loro la riforma dei costumi, mostrando la bellezza della virtù e la bruttezza del vizio. Ognuno era impaziente di sapere per chi si sarebbe dichiarato riguardo alla dottrina; lo si seppe presto: l'imperatore ordinò a lui e ad alcuni altri vescovi di spiegare quelle parole della Scrittura, di cui gli Ariani abusavano per rovinare la consustanzialità del Figlio di Dio: «Il Signore mi ha creato all'inizio delle sue vie!». Furono persino incaricate delle persone di scrivere parola per parola tutto ciò che avrebbe detto. Allora Melezio mostrò così chiaramente quale fosse la verità cattolica, che tutti lo applaudirono. Ma l'arcidiacono della sua chiesa, che era ariano, avendo avuto l'insolenza di chiudergli la bocca con la mano, per impedirgli di continuare a parlare, egli spiegò con segni ciò che la sua lingua non poteva più dire; poiché, dopo aver mostrato al popolo tre dita, ne ripiegò due, affinché, non restandone più che una, facesse conoscere che vi erano tre persone le quali, essendo uguali, formavano insieme un solo Dio.
Primo esilio sotto Costanzo
Accusato di sabellianismo, Melezio viene esiliato in Armenia dall'imperatore Costanzo, mentre Eusebio di Samosata protegge l'atto della sua elezione.
Questa generosa professione di fede fu causa del suo esilio, poiché gli Ariani, seguaci di Eudosio, intruso sulla sede di Costantinopoli dopo essere stato deposto da quella di Antiochia, vollero far passare Melezio per un Sabelliano, e ne persuasero così bene l'imperatore che egli lo relegò in Armenia; ma si fu costretti a farlo uscire durante la notte, a causa del grande affetto che il popolo nutriva per lui: non era passato che un mese da quando era patriarca. Eusebio, che aveva l'atto di questa elezione, come è stato detto, si ritirò nel suo vescovado; ma Costanzo, su sollecitazione degli Ariani, che temevano che questo atto potesse nuocere loro, inviò un corriere al suo inseguimento, con l'ordine di minacciarlo di tagliargli la mano destra se si fosse rifiutato di consegnarlo. Questo generoso prelato, avendo letto la lettera del principe, presentò non solo la mano destra, ma anche la sinistra, affinché fossero tagliate, dicendo: «Non restituirò mai questo scritto, che convince gli Ariani di una manifesta malizia».
Lo scisma di Antiochia e il regno di Giuliano
Richiamato da Giuliano l'Apostata, Melezio trova una Chiesa divisa tra Meleziani ed Eustaziani prima di essere esiliato una seconda volta.
Morto l'imperatore Costanzo per apoplessia (361), dopo aver purtroppo abbandonato la fede del grande Costantino, suo padre, Giu liano l'Apostata Julien l'Apostat Imperatore romano persecutore dei cristiani. , che si vide unico padrone dell'impero, per meglio ristabilire l'idolatria, permise l'esercizio di ogni sorta di religione e richiamò tutti i vescovi esiliati da Costanzo; Melezio tornò dunque ad Antiochia, che trovò piena di divisioni, anche tra i cattolici; poiché alcuni, chiamati *Meleziani*, erano rimasti fedeli a san Melezio; ma gli altri non volevano riconoscere la sua elezione, alla quale avevano partecipato gli Ariani. Essi continuarono le assemblee che tenevano dalla morte di sant'Eustazio; da qui il loro nome di *Eustaziani*. Elessero come loro vescovo Paolino, che fu consacrato da Lucifero di Cagliari. Questo scisma durò ottantacinque anni nella Chiesa di Antiochia. Melezio non godette a lungo del suo richiamo. Giuliano, trovando in lui un ostacolo troppo forte al ristabilimento del paganesimo, lo scacciò una seconda volta dalla sua sede e lo rimandò in esilio.
Restaurazione sotto Gioviano
L'imperatore cattolico Gioviano ristabilisce Melezio, che presiede un sinodo ad Antiochia dove alcuni ariani fingono di aderire al concilio di Nicea.
Ma, qualche tempo dopo, essendo stato ucciso questo principe apostata nella guerra contro i Persiani, tutti i soldati volsero lo sguardo verso Gioviano che era cristiano e cattolico, protestando di avere la stessa fede nel cuore e che il solo timore di Giuliano era la causa per cui avevano fatto, in apparenza, professione di paganesimo. Questo pio imperatore iniziò il suo regno facendo la pace con i Persiani, per non pensare più che all'avanzamento della religione cristiana. A tal fine, non appena fu di ritorno, fece chiudere i templi dei falsi dei, proibì il culto degli idoli e richiamò i vescovi esiliati. Così Melezio fu ristabilito sulla sua sede (363). Gioviano, che riconobbe la virtù del santo Patriarca, ne ebbe una stima del tutto particolare e lo onorò come un insigne difensore della fede. Gli ariani, di cui Acacio era il capo, ne furono costernati. Seguendo la massima degli eretici, che si regolano secondo il favore di cui godono presso le potenze secolari, ricorsero all'ipocrisia; sottoscrissero, in un sinodo che Melezio tenne ad Antiochia, una formula di fede che sant'Atanasio aveva dato all'imperatore, e così finsero all'esterno di abbracciare la dottrina del concilio di Nicea riguardante la consustanzialità del Figlio con il Padre.
Persecuzione di Valente e formazione dei discepoli
Sotto l'imperatore ariano Valente, Melezio subisce un terzo esilio ma forma illustri discepoli, tra cui san Giovanni Crisostomo.
Si poteva sperare molto dallo zelo di un così pio imperatore, quando, otto mesi dopo essere salito al trono, fu soffocato dal vapore del carbone che era stato acceso nella sua stanza. Fu una grande perdita per la Chiesa, poiché Valentiniano, essendo stato elevato all'impero al suo posto, associò Valente, suo fratello, che non fu a lungo cattolico; essendo sua moglie ariana, si fece battezzare a Costantinopoli dal patriarca Eudosio, che lo obbligò, con giuramento, a dichiarare guerra alla Chiesa. Questo principe la perseguitava in modo spaventoso, mentre tollerava le detestabili cerimonie dei pagani, dei Giudei e di tutti coloro che professavano una dottrina contraria a quella del Vangelo. Tuttavia, san Melezio vegliava con ammirevole cura sul suo popolo e continuava a far risplendere l'ardore del suo zelo per la fede del concilio di Nicea; e, poiché vedeva il bisogno che la Chiesa aveva di fedeli ministri, che potessero opporsi alla malizia degli eretici, si applicò a formarne molti: di questo numero fu l'illustre Acacio, poi vescovo di una città della Siria; Diodoro, vescovo di Tarso; Flaviano, patriarca di Antiochia; Elpidio, vescovo di Laodicea, e un'infinità di santi anacoreti. Ma si può dire che il più celebre di tutti i suoi discepoli fu il grande Crisostomo, al quale amminis grand Chrysostome Patriarca di Costantinopoli il cui sostegno causò l'esilio di Anatolio. trò il battesimo e di cui ebbe una cura straordinaria fin dai suoi più teneri anni; fu lui a distoglierlo dalla scuola di Libanio, dove imparava solo un'eloquenza umana, e lo ritrasse insensibilmente dallo studio delle cose profane per applicarlo allo studio della sacra Scrittura.
Valente, che era giunto ad Antiochia (372), impiegò ogni sorta di artifici per coinvolgere un così grande personaggio nel suo partito, persuadendosi che avrebbe ridotto, con questo mezzo, tutti gli altri. Ma avendo trovato Melezio inflessibile, lo inviò per la terza volta in esilio. Il popolo, non potendo soffrire questa ingiustizia, si sollevò a tal punto che avrebbe ucciso a colpi di pietra l'ufficiale che lo portava via sul suo carro, se il Santo non si fosse messo davanti a lui e non lo avesse coperto con il suo mantello. Ben lungi dal diminuire la costanza dei fedeli, questa persecuzione li animava sempre più a soffrire ogni sorta di ingiurie per la confessione della fede di Gesù Cristo, tanto le istruzioni di Melezio avevano acceso nei loro cuori il fuoco della carità e stabilito nei loro spiriti i dogmi della vera fede. I santi anacoreti che li visitavano spesso cercarono di mantenere queste divine fiamme fino al ritorno del santo Pastore, che ebbe luogo nel 378, alla morte del persecutore. Valente, essendo stato sconfitto vicino ad Adrianopoli, si salvò in una capanna dove la giustizia divina permise che fosse bruciato dai Goti. Graziano, che gli succedette, pubblicò diversi editti per il richiamo dei vescovi esiliati e per il ristabilimento della fede cattolica in Oriente. Di ritorno ad Antiochia, Melezio, trovando che la divisione tra i cattolici continuava più che mai, fece ciò che poté con il grande Basilio per placarla: offrì persino a Paolino di governare insieme la chiesa di Antiochia, a condizione che colui dei due che fosse sopravvissuto all'altro avrebbe governato da solo i due greggi. Ma Paolino non avendo accettato questa proposta, il nostro Santo non continuò meno a vivere con lui in uno spirito di unione e di carità. Si impiegò interamente a pascere le pecore che erano sue, con la dottrina, con la parola di Dio; e con l'esempio delle sue virtù, si acquistò una tale stima nello spirito del suo popolo, che molti davano il suo nome ai loro figli, credendo che con ciò avrebbero attirato ogni sorta di benedizioni sulle loro famiglie; si incideva anche la sua immagine su anelli, in vasi e contro le mura delle case, per segnare il rispetto che si portava a un così eccellente uomo. San Gregorio d i Nazianzo ci ha lasciato Saint Grégoire de Nazianze Dottore della Chiesa che ha elogiato Leonzio. il suo ritratto in poche parole: «Era», dice, «un prelato santo, religioso, semplice, sincero, pieno di Dio, affabile, generoso, modesto, e in cui si vedeva brillare il carattere dello Spirito Santo».
Concilio di Costantinopoli e morte
Teodosio il Grande convoca Melezio al concilio del 381, dove il santo muore dopo aver confermato Gregorio di Nazianzo sulla sua sede.
Teodosio Théodose Imperatore romano sotto il cui regno inizia il racconto. , che, dopo la sconfitta dei Goti, era stato associato all'impero da Graziano, volendo pacificare tutti i torbidi delle chiese, e terminare in particolare una grande disputa che era sorta riguardo a san Gregorio di Nazianzo, trasferito dal vescovado di Sasima a quello di Costantinopoli, convocò un con cilio i concile Concilio ecumenico del 381 che conferma la fede ortodossa. n quest'ultima città, e pregò specialmente Melezio di presenziarvi. Questo pio imperatore nutriva un affetto singolare per lui, poiché, qualche tempo prima della sua ascesa all'impero, aveva avuto una visione, nella quale aveva visto in sogno questo santo patriarca rivestirlo della porpora imperiale e porgli la corona sul capo; lo ricevette con testimonianze straordinarie di stima e di tenerezza. Melezio, che la sua santità poneva al di sopra di tutti gli altri Padri del concilio, che erano in numero di 150, fu il primo a mostrare che la traslazione di Gregorio non era affatto contraria ai santi canoni, poiché era stata fatta solo per il maggior bene della Chiesa. Il suo parere fu seguito da quello degli altri prelati: Gregorio fu confermato vescovo di Costantinopoli. Pochissimo tempo dopo questa azione, il beato patriarca passò da questa vita a una migliore, nell'anno 381, con grande rammarico di tutta la città, e principalmente di Teodosio, che ebbe cura di far trasferire il suo corpo ad Antiochia, dove fu onorevolmente sepolto presso la tomba di san Basilio. Questo pio imperatore volle, contro l'usanza dei Romani, che, lungo il cammino, lo si facesse entrare in tutte le città, e che vi fosse ricevuto con tutta la magnificenza possibile.
Culto e posterità
Il santo è onorato il 12 febbraio; il suo elogio funebre fu pronunciato da Giovanni Crisostomo e Gregorio di Nissa.
Gli Acta Sanctorum dei Bollandisti e il calendario greco-moscovita rappresentano in piedi san Melezio il Grande. Non sappiamo se questa figura sia somigliante.
Il martirologio romano e il codice dei Greci fanno memoria di san Melezio il 12 febbraio. San Giovanni Crisostomo, nell'elogio che ha fatto in suo onore, lo chiama martire; e tutti gli storici concordano, e tutti parlano di lui con molta venerazione. Per quanto ci riguarda, abbiamo tratto ciò che abbiamo detto dalle Osservazioni di Bollandus, al 12 di questo mese.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Elezione a vescovo di Sebaste (360)
- Elevazione al patriarcato di Antiochia (361)
- Primo esilio in Armenia sotto l'imperatore Costanzo (361)
- Richiamo da parte di Giuliano l'Apostata e successivo secondo esilio
- Reintegrazione da parte dell'imperatore Gioviano (363)
- Terzo esilio sotto l'imperatore Valente (372)
- Ritorno definitivo ad Antiochia (378)
- Presidenza del Concilio di Costantinopoli (381)
Miracoli
- Visione dell'imperatore Teodosio che lo vede incoronarlo prima della sua ascesa al trono
Citazioni
-
Era un prelato santo, religioso, semplice, sincero, pieno di Dio, affabile, generoso, modesto, e in cui si vedeva brillare il carattere dello Spirito Santo
San Gregorio di Nazianzo