Mondana convertitasi dopo la perdita della sua famiglia, Angela da Foligno divenne una mistica francescana di rilievo del XIII secolo. È celebre per le sue visioni della Passione e le sue dure lotte contro le tentazioni demoniache. I suoi scritti, dettati al suo confessore, costituiscono un vertice della letteratura spirituale sull'unione a Dio attraverso la croce.
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LA BEATA ANGELA DA FOLIGNO, VEDOVA
Origini e vita mondana
Nativa di Foligno, Angela conduce dapprima una vita mondana e sensuale, lontana dai precetti evangelici, prima di intraprendere un processo di conversione.
Abbiamo, nella persona di questa umile serva di Gesù Cristo, un così bell'esempio di perfezione per le donne, e specialmente per le vedove, che c'è da stupirsi che la storia della sua vita non sia stata resa più comune. Sappiamo che essa contiene cose un po' singolari e che non sono tutte imitabili; ma questa non è una ragione sufficiente per nascondere interamente l'opera di Dio, e privare il pubblico di un bene che sembra appartenergli; si scopriranno, d'altronde, nella condotta di questa devota serva del Salvatore, un'infinità di rari esempi di pazienza, di carità, di umiltà e di molte altre virtù che edificheranno molto i fedeli.
Le persone del gentil sesso, impegnate negli imbarazzi di una numerosa famiglia, si faranno un piacere di sapere che questa pia donna era, come loro, obbligata a rispondere ogni giorno a mille eventi diversi che accadono nella vita; e quelle che, in mezzo a tanti lavori, vengono ad essere private del soccorso di uno sposo, su cui si ripone ogni fiducia, saranno ben liete di vedere la prudente condotta di una vedova che, dimorando nel mondo, carica della cura di molti figli, seppe tuttavia trovare il modo, non solo di obbedire fedelmente ai precetti evangelici, ma ancora di tendere alla perfezione dei consigli.
La beata Angela era nativa di Foligno, città d'Italia, distante tre o quattro leghe da Assisi, nell a deleg Foligno Città dove san Fiorenzo terminò i suoi giorni. azione di Perugia (Stati della Chiesa). Sappiamo poche cose d Assise Luogo dell'arresto di San Sabino. egli anni che hanno prec eduto i Pérouse Città dove il santo studiò diritto e iniziò la sua carriera prima di entrarvi in convento. l tempo della sua conversione; d'altronde, non si deve forse contare per nulla i giorni che non si impiegano al servizio di Dio e all'affare della propria salvezza? Possiamo nondimeno congetturare, da diversi punti dei suoi scritti, che essendo giovane, abbia condotto una vita poco conforme alle regole del Vangelo, e dà motivo di credere che fosse molto mondana, che non rifiutasse nulla ai suoi sensi, amando lo splendore, il piacere, le mode nuove, e tutto ciò che può contribuire a mantenere una vita dolce e sensuale; poiché, ritornata dai suoi smarrimenti, chiede molto spesso perdono a Dio di tutti i suoi disordini, dei quali lei stessa fa un dettaglio particolare.
Conversione e primi passi spirituali
Sposa e madre di famiglia, viene toccata dalla grazia e intraprende un cammino di penitenza segnato dalla confessione delle sue colpe e dal timore del giudizio.
Abbracciò lo stato matrimoniale, nel quale ebbe un gran numero di figli; sentì allora, più vivamente che mai, il peso della condizione laboriosa in cui si trovava; fu, tuttavia, nel mezzo degli impegni della sua casa, che Dio, per una singolare misericordia, la toccò e le diede i primi sentimenti di una perfetta conversione: le rivelò i pericoli in cui si trovava, nello stato di indifferenza in cui versava per la sua salvezza; conobbe la bruttezza del peccato e, riflettendo sui disordini della sua vita passata, ne fu così toccata che cominciò a piangerli amaramente. Racconta, nella sua vita, che Dio la condusse attraverso diversi gradi, che ella chiama passi spirituali, per introdurla nel cammino della penitenza; parlando del primo passo, o del primo grado, ecco cosa dice: «Cominciai a fare serie considerazioni sulla mia cattiva condotta, e Dio mi fece la grazia di darmi una chiara conoscenza dei miei peccati, il che mi gettò in una grande apprensione della dannazione eterna». Progettò, allora, di cercare i mezzi per entrare negli esercizi di una seria penitenza; si trovò tuttavia colta da una così grande confusione alla vista dei suoi peccati che, essendo dapprima frenata da un pudore naturale, che superò solo in seguito, confessò di essersi accostata più volte alla santa Mensa, senza osare dichiarare interamente ciò che aveva fatto. Aveva grandi rimorsi di coscienza per agire in tal modo; infine Dio le fece superare le sue debolezze e i suoi timori, abbastanza ordinari nelle persone del suo sesso. Fece un voto al cielo per trovare un confessore illuminato e prese la risoluzione di superare tutte le sue vergogne e le sue apprensioni con una confessione generale e sincera, anche delle minime circostanze delle sue colpe. Avendo trovato un direttore saggio e prudente, così come lo aveva chiesto, gli fece una confessione intera e perfetta, e tuttavia non provò nulla di quei sentimenti particolari d'amore che ricevette in seguito; ma sentì solo un grande dolore e un'estrema confusione per aver offeso la Maestà divina.
Questa disposizione durò abbastanza a lungo, e finché continuò, si accontentò di esercitarsi nelle pratiche della mortificazione e di adempiere fedelmente alla penitenza salutare che le era stata imposta dal suo confessore, per soddisfare i suoi peccati; sopportava con pazienza (poiché Dio lo voleva così) di vedersi privata di ogni consolazione sensibile; è in questo modo che cominciò a sostenere le prove della vita che si chiama purgativa, attraverso la quale bisogna risolversi a passare se si vuole rendersi degni in seguito delle altre grazie del cielo.
Progressione nella penitenza
Approfondisce la sua contrizione attraverso mortificazioni straordinarie e un'intensa devozione alla Passione di Cristo, che culminano in un voto di castità.
Angela, essendo stata fedele a questi primi passi della penitenza, non tardò a ricevere nuove grazie; poiché scorse un raggio di luce grazie al quale riconobbe l'infinita misericordia che Dio aveva esercitato nei suoi confronti, presentandole i mezzi per uscire dagli abissi dell'inferno, ritirandola dai disordini del peccato in cui era immersa, per favorirla con la grazia della penitenza; ciò la fece entrare in sentimenti di così viva riconoscenza, che pianse di nuovo i suoi peccati più amaramente di quanto avesse fatto finora; si studiava ogni giorno di inventare pratiche di una mortificazione così straordinaria e così poco imitabile, che non credette di doverne dare conoscenza agli uomini, per non dare adito ad altri di esercitare su di sé rigori che giudicava adatti solo a lei.
Man mano che avanzava nelle vie penose della croce, riceveva nuove forze dal cielo, che la sostenevano nei lavori attraverso i quali la divina Sapienza la faceva passare. Ebbe, in quel tempo, una forte impressione che le fece comprendere che, offendendo Dio, il creatore di tutte le cose, aveva offeso anche tutte le creature; questa visione le fece emettere nuovi sospiri verso il cielo e aumentò la conoscenza che aveva delle infelici conseguenze del peccato. Si credeva così debitrice verso la giustizia divina che, per avere una potente protezione presso il suo giudice, si rivolse alla santa Vergine e a diversi altri Santi in cui aveva la massima fiducia, per ottenere per loro intercessione un intero perdono di tutte le sue colpe. Apostrofava tutte le creature e persino quelle inanimate, di cui diceva di aver fatto un pessimo uso, e le scongiurava di perdonarla e di volerla risparmiare al giudizio di Dio.
I suoi sentimenti, che provenivano da un cuore veramente contrito e umiliato, le attirarono e meritarono diverse grazie straordinarie; poiché confessa di aver ricevuto come una risposta interiore che le fece intendere di essere ascoltata favorevolmente, e che le sarebbe stata fatta misericordia poiché lo chiedeva con tante lacrime e perseveranza. Ricevette ancora un'altra grazia dopo averla chiesta a lungo: quella di poter contemplare assiduamente Nostro Signore Gesù Cristo, morto in croce per il nostro amore; dichiara, tuttavia, che le considerazioni che fece dapprima su questo perfetto modello erano accompagnate da grandi aridità; ma, non stancandosi per questo di tenere gli occhi fissi sul Salvatore, scavò così bene nella profondità delle sue piaghe sacre, che meritò di scoprirvi grandi meraviglie. Conobbe come la malizia degli uomini, in generale, avesse fatto morire Gesù Cristo sul Calvario, e come lei stessa avesse contribuito in particolare a metterlo nello stato deplorevole in cui lo contemplava; si formò allora un così grande braciere d'amore e sentimenti così profondi di compunzione nel suo cuore, che, trovandosi un giorno ai piedi di un crocifisso, risolse di spogliarsi interamente di tutto ciò che avrebbe potuto esserle di ostacolo nel cammino della perfezione; fece allo stesso tempo una perfetta offerta a Dio di tutto se stessa, e pronunciò il voto di mantenere inviolabilmente la castità per il resto dei suoi giorni. Nelle serie riflessioni che non cessava di fare sui disordini della sua giovinezza, accusava e condannava spesso tutti i suoi sensi, l'uno dopo l'altro, di esserle serviti da strumento per offendere il suo Dio.
Poiché i suoi più grandi desideri si limitavano allora a chiedere la scienza della croce, e a non avere altro rifugio, nelle sue pene, che sul Calvario, fu istruita dal cielo su ciò che doveva fare. Ecco come si spiega: «Dio mi fece conoscere che, se volevo tenere il cammino della croce, dovevo liberarmi da tutte le creature e scaricarmi di tutte le cure della terra, per essere più libera in questa nobile impresa; conobbi, inoltre, che dovevo perdonare senza alcuna eccezione a tutti coloro che mi avevano offesa, e che mi era molto vantaggioso essere privata della compagnia di tutti gli uomini, essere lontana dai miei amici e dai miei parenti, lasciare tutti i miei beni e morire interamente a me stessa, per essere in grado di consacrarmi totalmente a Dio.
Liberazione dai legami terreni
Dopo la perdita successiva di sua madre, di suo marito e dei suoi figli, si consacra totalmente a Dio e si unisce al Terz'Ordine di San Francesco.
«Cominciai, per questo scopo, a disprezzare le ricche stoffe e le mode secolari; lasciai le acconciature mondane e affettate; mi privai delle vivande delicate, e confesso tuttavia che non rispondevo senza fatica ai movimenti della grazia, che mi spingevano a fare tutto ciò, ma senza alcun gusto: poiché non sperimentavo allora le gradevoli impressioni dell'amore sacro, che rendono dolci e facili le cose più amare e più difficili, e mi trovavo ancora impegnata nella necessità di compiacere un marito che il mio stato mi obbligava a considerare; ma accadde per gli ordini della divina Provvidenza che conduce tutto secondo la sua sapienza eterna, che mia madre fu ritirata da questo mondo, e devo confessare che, sebbene non mi mancasse tenerezza per la sua persona, né riconoscenza per ciò che le dovevo, non lasciavo di notare che essa mi era in qualche modo un ostacolo nelle vie della perfezione dove mi vedevo chiamata.
«Poco tempo dopo, piacque ancora alla divina Provvidenza di ritirare dalla terra il mio sposo e tutti i miei figli. La privazione di tante persone, che mi erano d'altronde molto care, non mi fu tuttavia molto sensibile, tanto più che vi ero un po' preparata dal desiderio che avevo concepito di vedermi liberata da tutti i legami della natura, e dalle preghiere che avevo fatto per ottenere da Dio questa grazia. Da quel tempo, notai che il mio cuore era d'accordo con i disegni del mio Dio su di me, e che non avevo più altra volontà che di rendermi perfettamente conforme alla sua».
La beata Angela, vedendosi così interamente libera, dal lato del secolo, e ricordandosi di ciò che dice san Paolo, che colei che è veramente vedova deve sperare in Dio e perseverare giorno e notte nell'orazione, no n pensò pi saint Paul Apostolo al quale san Rufo si unì per le sue missioni. ù che a compiacere il suo Sposo celeste, in cui riponeva tutta la sua fiducia; gli chiedeva, con continue e ferventi preghiere, che gli piacesse di scoprirle ciò che desiderava da lei affinché potesse testimoniargli un più perfetto amore; assicura di essere stata ascoltata, e che Gesù crocifisso le fece spesso conoscere tutto ciò che aveva sofferto per la sua salvezza, e le insegnò che non sarebbe stato che imitando fedelmente i tratti della sua Passione, che avrebbe potuto essergli più perfettamente simile. La grazia che ricevette nelle sue nuove impressioni, riguardanti la Passione del Salvatore, fu così considerevole, ed ella entrò in sentimenti di una compassione così vera per Gesù sofferente, che ne versava lacrime amarissime, e così brucianti che le disseccavano la pelle del viso, e l'obbligavano a servirsi di un po' d'acqua fredda per moderare quell'eccesso di dolore.
La grazia, che non rimane mai oziosa in un cuore di cui ha una volta preso possesso, le ispirò allora di cercare i mezzi per uscire interamente dal mondo, per andare a praticare, in qualche luogo solitario, la povertà evangelica; fu vivamente combattuta in questo disegno, perché era ancora giovane e temeva gli incontri pericolosi; ma un nuovo soccorso del cielo le fece superare queste difficoltà, e prese la decisione di soffrire, se fosse stato necessario, la fame, la sete, il freddo, il caldo, la confusione e tutte le più grandi incomodità della vita, e la morte stessa, per giungere alla felicità di vedersi povera e di dare per questo, a Gesù Cristo, suo maestro, testimonianze evidenti del suo perfetto distacco: si crede che fu all'incirca in quel tempo che, non potendo lasciare i suoi parenti né la sua patria, come aveva tante volte desiderato, abbracciò la regola del Terz'Ordine di San Francesco d'Assisi, per essere in grado di praticare più perfettamente l'umiltà e la povertà, di cui si fa una professione speciale in quest'Ordine.
Prove e combattimenti spirituali
Angela subisce duri assalti demoniaci e tentazioni contro la purezza, vivendo una 'notte oscura' fisica e spirituale per due anni.
Le fiamme del divino amore, crescendo così sempre più nel suo cuore, le fecero concepire un grande desiderio del martirio. «Desideravo», diceva questa generosa amante, «che si potesse trovare qualcuno che mi privasse della vita, purché fosse in odio alla fede, e per dare al mio Dio una testimonianza evidente dell'amore di cui sento che il mio cuore è infiammato per lui». Aggiunge, tuttavia, che poiché si credeva indegna della grazia del martirio, avrebbe desiderato soffrirne tutti i dolori, senza riceverne la gloria; dichiara che non poteva allora immaginarsi un genere di supplizio, per quanto vile potesse essere, di cui non si credesse degna di qualche morte ancora più vergognosa; ciò che le faceva dire, in un sentimento di fiducia nella misericordia divina e di disprezzo per se stessa: «Signore, quand'anche fosse vero che mi avreste condannata alle fiamme eterne per i miei peccati, non lascerei tuttavia di fare penitenza e di ridurmi alla più grande povertà che potessi; e, qualunque cosa mi accada, non cesserò mai di rimanere al vostro servizio».
Sebbene questa santa vedova ricevesse di giorno in giorno nuove luci, tuttavia il suo cuore era sempre nella sofferenza, finché, chiedendo una volta a Dio che le concedesse qualche favore, per servirlo con più libertà, fu esaudita. Un giorno che recitava con grande fervore l'Orazione domenicale, per la quale aveva una singolare devozione, conob be così chiarament Oraison dominicale Preghiera centrale nell'esperienza mistica di Angela. e l'eccesso delle bontà divine da una parte, e l'abisso delle proprie indegnità dall'altra, che confessa di non avere espressione per far conoscere ciò che le fu ispirato su questo soggetto. «Mi si spiegava», diceva, «nel fondo del mio cuore, tutte le parole del Pater, con tanta nettezza, e ne pronunciavo tutte le parole con tanta contrizione e raccoglimento interiore, che, sebbene fossi immersa in un grande dolore per il ricordo dei miei peccati, sentivo tuttavia d'altronde una grande consolazione, e assaporavo qualcosa di quelle dolcezze celesti di cui Dio fa talvolta parte ai suoi favoriti; e non ho mai trovato mezzo migliore», continua, «per ben conoscere le misericordie e le bontà di Dio sugli uomini, che recitare questa Orazione, di cui Gesù Cristo stesso è l'autore». I falsi spirituali possono qui riconoscere il loro errore, quando dicono, sotto pretesto di elevazione, che si può e si deve persino lasciare tutte le preghiere vocali per ascoltare la voce di Dio in un silenzio più grande.
La nostra beata discepola della Croce, camminando per vie così solide, fece grandi progressi nella virtù; fu favorita da un dono di orazione straordinario; vi sentiva tanto attrazione, che dimenticava facilmente il bere e il mangiare, e sarebbe persino caduta in grandi illusioni a questo proposito, se una luce speciale del cielo non l'avesse soccorsa; poiché si sentì più volte tentata di non pensare affatto ai suoi bisogni corporei, o di non prendere che un nutrimento molto leggero, sotto pretesto di vacare più a lungo e più puramente agli esercizi della contemplazione, ma riconobbe che era una vera tentazione dello spirito maligno; si esercitò dunque, ma con discrezione e dopo aver preso consiglio, in un'infinità di altre dure penitenze esteriori, senza tuttavia che la sua salute ne fosse minimamente alterata, e contava persino per nulla ciò che sarebbe stato insopportabile a molti altri.
Diceva che i beni temporali, come le ricchezze e gli onori, non erano che come le più piccole briciole di pane che cadevano dalla tavola di Dio; ma che le croci erano i piatti delicati di quella tavola sacra, e che per questo si davano ai favoriti; assicurava che coloro che soffrivano molto erano seduti a quella tavola, accanto all'adorabile Gesù, che mangiavano nello stesso piatto ed erano nutriti degli stessi cibi: essendo persuasa di queste verità, intraprese una volta un pellegrinaggio di quaranta leghe per ottenere il grande dono della croce nella povertà.
Il fuoco dell'amore sacro prese anche un tale accrescimento nel suo cuore che, quando sentiva parlare di Dio, entrava in fremiti di una gioia celeste così violenti, e di cui era così poco padrona, che, quando le fosse costato la vita, non avrebbe potuto impedirsi di farli apparire all'esterno; alla vista dei quadri che le rappresentavano qualcosa della Passione del Salvatore, entrava subitamente in redoppi di amore così veementi, causati da un'agitazione interiore che non sembrava affatto naturale, che ne cadeva subito in languore; «da cui deriva che la sua compagna ordinaria, volendo evitare che ella non risentisse troppo frequentemente questi eccessi d'amore o di gioia interiore, i cui effetti si producevano spesso troppo all'esterno, era obbligata a velare prudentemente, in certe occasioni, le immagini che rappresentavano alcuni tratti della morte e della passione del Salvatore».
Queste grandi comunicazioni che ricevette dal cielo non furono che come preparazioni ai duri assalti che doveva sostenere poi dal lato dell'inferno; poiché Dio, che voleva formare nella persona di Angela un modello di forza e di coraggio, che tutte le persone del suo sesso avrebbero potuto imitare nelle vie austere della vita soprannaturale, diede permesso alle potenze delle tenebre di provare, come su un altro Giobbe, la virtù della sua serva. Ecco come parla di questa nuova disposizione: «Per paura», dice, «che il numero e la grandezza delle rivelazioni e delle visioni non mi gonfino il cuore, e che le delizie di cui sono riempita non mi suggeriscano vane compiacenze, Dio permette che io sia tentata e afflitta in un'infinità di maniere. Sono consegnata alla malizia di diversi demoni, che mi fanno soffrire tormenti senza numero in tutte le parti del mio corpo, e non credo che sia possibile darne il dettaglio per iscritto; non sono mai senza sentire dolore; soffro uno stato di languore perpetuo; sento così grandi debolezze che sono costretta a rimanere quasi sempre distesa su un letto; sono sopraffatta da una stanchezza universale; non c'è membro in me che non abbia il suo tormento e la sua piaga particolare; sono sempre inferma e dipendente da tutti; inoltre, sebbene sia costretta a rimanere coricata, soffro straordinariamente a tenere questa postura difficile da cambiare, non potendo quasi darmi alcun movimento; non saprei prendere il nutrimento che mi è necessario, e oltre a tutti i mali corporei, ne sento ancora altri nel fondo della mia anima che sono ben più insopportabili».
In effetti, fa conoscere che tutte le sue passioni si rivoltarono contro se stessa, che sentì gli attacchi di diversi vizi che aveva superato, e di diversi altri che non aveva mai conosciuto; che fu tentata su ogni sorta di oggetti; che la carne si rivoltò contro lo spirito, che i sensi sembravano superare la ragione, e che la ragione rifiutava di sottomettersi alle leggi della grazia; si immaginava di non aver mai conosciuto la virtù; nulla le faceva più pena che credersi privata dell'inclinazione che aveva avuto un tempo, diceva, per il bene; il solo pensiero di credersi lontana dal suo Dio, e di sentire allora delle ripugnanze per gli esercizi della pietà, le causava un dolore così sensibile che ne versava torrenti di lacrime molto amare, senza che potesse ricevere alcuna consolazione da nessuno; si immaginava di aver commesso crimini di cui non avrebbe ricevuto il perdono; vide nascere in sé nubi così spesse, che non poteva distinguere la vera virtù da quella che ne aveva solo l'apparenza; voleva mettersi al di sopra di tutti gli attacchi che i demoni le sferravano, e vincere i vizi che si ripresentavano al suo spirito, e sentiva tuttavia una debolezza che sembrava smentire il suo grande coraggio.
Ma ciò che le causò il più duro di tutti i tormenti, furono i frequenti e diversi assalti che ebbe a sopportare da parte dei demoni contro la purezza, la più cara delle sue virtù; ci esenteremo dal riportarne qui il dettaglio, che si potrà vedere nella sua vita che ha dettato al suo confessore: assicura che i combattimenti che ebbe a sostenere le sono stati così insopportabili, che avrebbe preferito soffrire tutte le malattie e tutti i generi di mali che possono accadere a un corpo umano, e accettare i più duri martiri, che vedersi esposta a simili tentazioni. Piacque tuttavia alla divina Sapienza di lasciare, per lo spazio di due anni, questa fedele amante della croce in queste dure prove, e la fedeltà con cui si è sempre comportata, unita ai mezzi del tutto singolari di cui usava per superare attacchi così continui e pericolosi, dà prove molto evidenti dell'innocenza e dell'amore della purezza che la beata Angela possedeva.
Dio le faceva ben spesso conoscere che immaginazioni così immonde e rappresentazioni così terribili non le erano suggerite che da parte dei demoni; ma ella rimaneva altre volte in così grandi perplessità e in dubbi così penosi sulla sua salvezza, che non sapeva a cosa risolversi; essendo tuttavia un po' rientrata nella calma, comprendeva che, per quanto fastidiose e dolorose potessero essere le sue prove, non erano che effetti della sapienza e della bontà di Dio, che fa passare per queste vie straordinariamente penose le anime anche più innocenti, per purificarle, come l'oro, nel crogiolo della tribolazione. «Più un'anima», dice, «è afflitta, annientata e umiliata in questa maniera, più è purificata, elevata e capace delle nobili comunicazioni divine, e il grado delle umiliazioni fa sempre il grado delle elevazioni». Si può vedere, nel 50° capitolo della sua Vita, con quale luce, quale sapienza e quale esperienza ella descrive l'utilità di questi grandi combattimenti spirituali.
Illuminazioni e carità attiva
Favorita da visioni mistiche sulla Trinità, concilia questa vita interiore con un servizio eroico presso i lebbrosi e i poveri negli ospedali.
Ciò che accadde alla beata Angela, dopo così dure tentazioni, è una prova evidente di quanto ella insegna nei suoi scritti; poiché fu favorita in seguito da un'infinità di luci che dissiparono in brevissimo tempo tutti i suoi scrupoli, tutti i suoi dubbi e tutte le sue penose rappresentazioni, e il suo cuore fu colmato di così dolci consolazioni che perse presto il ricordo delle amarezze e delle angosce in cui si era vista così spesso ridotta.
In effetti, all'uscita dal Calvario, fu introdotta nelle cantine dello Sposo; e le fu fatto gustare ciò che aveva di più delizioso. Ricevette conoscenze ammirabili sul mistero della santa Trinità e sui principali at tributi di Dio sainte Trinité Concetto centrale simboleggiato dalle tre finestre della torre. , come sulla bontà, sulla sapienza, sulla potenza, sulla giustizia, sull'amore e su molte altre simili perfezioni divine. Si legge, nella sua Vita, capitoli interi su ciascuno di questi attributi; fu inoltre divinamente istruita su un gran numero di circostanze che riguardano la persona della santissima Vergine, la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, il venerabile sacramento dell'Eucaristia; un compendio non permette di poter riferire tutte le belle lezioni che ne ha ricevuto da Dio, che ha lasciato ai posteri, e che servono utilmente d'istruzione a tante persone.
Questa virtuosa vedova non era del numero di quelle persone che, sotto pretesto di qualche alta contemplazione di cui credono di essere favorite, trascurano le opere esteriori di pietà; ma, possedendo le qualità che lo Spirito Santo richiede dalla donna forte e adempiendo ai doveri che san Paolo esige dalle vere vedove, si metteva al lavoro; e, per quanto debole e languente fosse, non tralasciava di andare e di condurre persino le altre agli ospedali, per offrirvi i suoi servizi, farvi elemosine ed esortare alla pazienza i poveri malati, dei quali cercava tanto la salvezza quanto la salute: ben lungi dal credere che le sue occupazioni esteriori diminuissero l'attrattiva che aveva per l'orazione e che interrompessero il dolce silenzio della sua anima, ella dichiara, al contrario, che il commercio che aveva con il suo Dio diventava più intimo e più abbondante nelle sue azioni di carità. «Andiamo», diceva alla sua compagna, «andiamo all'ospedale, forse avremo il vantaggio di trovarvi Nostro Signore Gesù Cristo tra i poveri»; e Dio non mancava di ricompensare la sua fiducia e la sua carità con comunicazioni e delizie interiori che dice di non poter esprimere.
Non andava a mani vuote in quei luoghi; sapeva che i poveri non ascoltano bene le lezioni del cielo se non quando ricevono qualche piccolo beneficio dalla mano di coloro che li visitano e li esortano alla pazienza: è con questo sentimento che portava loro sempre qualcosa. Un giorno accadde che non aveva nulla da dare loro; ma siccome l'amore della carità è sempre ingegnoso, le venne in mente di ispirare alle sue compagne che non dovevano far altro che dare i veli con cui si coprivano il capo e altri piccoli indumenti simili, per farli vendere a profitto dei poveri; in effetti, avendo messo tutto ciò nelle mani della serva dell'ospedale, la pregarono di andare a cercarne il prezzo e di servirsi subito del denaro che ne sarebbe derivato per portare qualche dolcezza e qualche piccolo ristoro ai malati; unendo dunque il pane che avevano precedentemente questuato in città a ciò che fu portato dal mercato per il prezzo di ciò che avevano fatto vendere, distribuirono il tutto ai malati con una gioia incredibile.
Non si accontentavano di dare i loro beni, rendevano ancora agli infermi di quelle povere case i servizi più vili, senza prestare attenzione alle incomodità che ne derivano di solito, preferendo gli uffici di carità alla loro salute e alla loro vita; non volevano conoscere la distinzione delle malattie comuni da quelle che erano pericolosissime; affrontavano persino i pericoli per non temerli; seguivano alla lettera il consiglio dell'Apostolo, che desidera che le vedove esercitino l'ospitalità e lavino i piedi dei Santi, di modo che un giorno, dopo aver lavato le mani di un lebbroso, che la malattia rendeva sporche e infette, ebbero abbastanza coraggio per berne l'acqua; c'è di più, poiché bisogna che le nostre orecchie delicate ascoltino il coraggioso linguaggio della carità: Angela assicura che le sembrava di aver, in quell'occasione, gustato un liquore ammirabile, che diceva provenire dalle qualità di quell'acqua, tanto più che aveva sentito nella sua bocca qualche piccola crosta caduta dalle ulcere e dalle piaghe di quel lebbroso.
Dottrina spirituale e influenza
Insegna l'importanza dell'orazione vocale e dell'umiltà radicale, influenzando grandi autori spirituali come san Francesco di Sales.
Queste ammirevoli azioni di carità fanno ben conoscere che questa santa donna viveva in uno stato di orazione che non era soggetto all'illusione, poiché le buone opere ne erano il fondamento principale. Non voleva che si separasse mai l'azione dalla contemplazione, ed è per questo che nelle belle lezioni che ha lasciato per iscritto riguardo alla preghiera, parla così spesso di un'orazione che chiama corporea; vale a dire quella in cui si fa servire utilmente il corpo per elevare lo spirito a Dio e mantenerlo nel fervore. «Questa orazione», dice, «è accompagnata da preghiere vocali, genuflessioni, inclinazioni e altri simili esercizi esteriori; non dimentico mai», continua, «di servirmi di queste pratiche, perché lo stato di trasformazione dell'anima in Dio non essendo continuo, bisogna usare ogni sorta di mezzi per rientrare in questa bella unione. La divina Sapienza, che fa tutte le cose con ordine, peso e misura, ha voluto che nessuno arrivasse a fare bene l'orazione mentale, se non ci si esercita anche nelle azioni esteriori, che aiutano a sostenerne il fervore. Questa stessa Sapienza», continua la nostra Santa, «vuole che ci si adempia con fedeltà alle preghiere vocali, nel tempo stabilito a tal fine, a meno che una grande ragione non ne esenti. Volendo fare orazione mentale, ho spesso sperimentato che ne perdevo il frutto che ne attendevo, sia a causa di un certo assopimento che mi sorprendeva, sia anche per una pigrizia naturale, alla quale il corpo ci porta ordinariamente; ma le sante posture esteriori mantengono lo spirito nell'attenzione conveniente alla preghiera».
Questa dottrina e queste precauzioni che prendeva questa fedele serva di Gesù Cristo mostrano quanto fosse lontana da ogni inganno; diffidava ancora estremamente delle proprie luci: perciò voleva che si appoggiasse tutto l'edificio della vita interiore sulla conoscenza delle proprie miserie che si dovevano riconoscere in se stessi, piuttosto che su grandi elevazioni che intrattengono abbastanza spesso le anime nella presunzione. «Le visioni», dice, «le rivelazioni e gli altri esercizi della contemplazione non servono a nulla, se non si ha la vera conoscenza di Dio e di se stessi». È con questi sentimenti che esorta perpetuamente tutti a meditare la morte e la passione di Nostro Signore Gesù Cristo crocifisso, che dice essere il libro della Vita, nel quale si trovano tutte le lezioni che si possono desiderare per imparare a conoscersi bene; prova molto chiaramente che, poiché tutta la vita del Salvatore è stata accompagnata da povertà, disprezzo e dolore, è necessario che lo seguiamo in questa via, e che ogni altra via può essere sospetta.
È secondo questi stessi principi che parla così frequentemente della virtù dell'umiltà, e che assicura che l'orazione, che non suppone affatto questo fondamento, non produrrà mai alcun frutto. Si può giudicare, per un ragionamento contrario, della solidità e della verità delle nobili disposizioni soprannaturali di questa sapiente discepola di Gesù Cristo, poiché è difficile trovare una persona che abbia sofferto cose più umilianti, e che si sia anche più umiliata di lei. Aggiungerò alle prove che ne abbiamo già dato, che diceva apertamente, e credeva molto sinceramente di essere la più indegna e la più spregevole di tutte le creature, e che desiderava molto ardentemente che la si trattasse come tale; dichiara ancora, a proposito dei suoi scritti, che non si devono affatto stimare: «Io sono una cieca», dice, «e non sono affatto la depositaria della verità; guardate tutte le mie parole come potendo essere soggette all'errore, e come provenienti da una persona che è piena di malizia; censurate molto rigorosamente tutto ciò che dico, non credete a nulla di ciò che affermo, se non nella misura in cui lo troverete altrove conforme alle massime di Gesù Cristo, e che le mie lezioni vi porteranno a imitarne le virtù». È così che si spiega la beata Angela, parlando delle sue opere. Questa dottrina, tuttavia, disprezzata solo da colei che ne è l'autrice, è servita da fiaccola a un'infinità di grandi uomini che ne hanno ornato i loro scritti, e vi sono pochi autori che abbiano trattato degli stati della vita spirituale senza citare questa sapiente maestra, che ha conosciuto per esperienza ciò che ha dettato nelle sue opere. San Francesco di Sales, tra gli altri, non ha mancato di autorizzare con la testimonianza di questa Santa ciò che afferma parlando degli stati penosi della vita spiritu ale, come si può vedere Saint François de Sales Vescovo di Ginevra che profetizzò la vocazione di Olier. soprattutto nel libro VII del suo Trattato dell'amor di Dio.
Morte e culto
Muore nel 1309 a Foligno, lasciando dietro di sé scritti dettati al suo confessore. Il suo corpo è conservato nella chiesa dei Francescani.
È tempo che parliamo della sua preziosa morte. Questa santa vedova, vedendosi in procinto di partire per l'eternità, diede, per l'ultima volta, belle istruzioni a coloro che ebbero la fortuna di assisterla in quegli ultimi momenti; li esortò a disprezzare gli onori, le cariche e l'autorità che tutti vogliono avere sopra gli altri; fece loro tuttavia comprendere che vi era ancora molto più pericolo nel voler passare per sufficienti e per grandi dottori nelle vie soprannaturali, come, per esempio, parlando spesso di Dio, spiegando le sacre Scritture e facendo intendere di essere grandemente occupati negli affari spirituali; è a questo proposito che, esortando coloro ai quali parlava a non occuparsi che del proprio nulla, esclamò quanto le sue forze glielo poterono permettere: *O nulla sconosciuto! o nulla sconosciuto!* In verità, aggiunse, non possiamo mai avere visioni più belle, né acquisire scienze più alte che conoscere il nostro nulla, e saper dimorare con pazienza e sottomissione nel carcere dell'umiliazione dove Dio ci ha rinchiusi. Il giorno che precedette quello della sua morte, ripeteva senza sosta queste parole che rivolgeva a Dio: «Padre mio, rimetto l'anima e lo spirito mio nelle vostre mani». Quel medesimo giorno, tutti i dolori, tanto del corpo quanto dello spirito, di cui era oppressa da lungo tempo, cessarono di colpo, ed ella fu colmata di una così dolce gioia, e parve godere di un così grande riposo, che sembrava che cominciasse a entrare nel soggiorno della gloria; ricevette i Sacramenti in questa bella disposizione. Infine, il 4 gennaio dell'anno 1309, il giorno dell'Ottava degli Innocenti, verso mezzanotte, rese dolcemente l'anima a Dio per andare a godere del frutto delle sue fatiche.
Nelle immagini che sono state fatte di santa Angela, Nostro Signore Gesù Cristo le appare e l'invita ad accostarsi alla santa Comunione dalla quale i suoi scrupoli la tenevano lontana; ella incatena il diavolo che voleva spingerla alla disperazione rappresentandole la sua vita passata.
Il suo corpo si conserva a Foligno, nella chiesa dei Padri Francescani, racchius o in un Foligno Città dove san Fiorenzo terminò i suoi giorni. 'elegante urna.
Abbiamo composto questa vita su quella che ella stessa ha dettato al suo confessore, contenente settanta capitoli; Rollandue li ha riportati fedelmente, nel suo primo tomo, dopo averli c Rollandue Agiografo che ha compilato la vita di Angela. onfrontati con gli originali.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Giovinezza mondana a Foligno
- Matrimonio e nascita di numerosi figli
- Conversione in seguito alla presa di coscienza dei propri peccati
- Morte successiva della madre, del marito e dei figli
- Ingresso nel Terz'Ordine di San Francesco d'Assisi
- Pellegrinaggio di quaranta leghe per ottenere il dono della croce
- Periodo di due anni di dure tentazioni demoniache
- Redazione delle sue visioni ed esperienze mistiche da parte del suo confessore
Miracoli
- Guarigione improvvisa da tutti i suoi dolori la vigilia della sua morte
- Gusto di un liquore mirabile bevendo l'acqua usata per lavare un lebbroso
Citazioni
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O nulla sconosciuto! o nulla sconosciuto!
Ultime parole riportate nel testo -
Padre mio, rimetto la mia anima e il mio spirito nelle vostre mani
Parole pronunciate il giorno precedente la sua morte