Successore di san Domenico alla guida dell'Ordine dei Frati Predicatori nel XIII secolo, Giordano di Sassonia fu un predicatore di un'eloquenza eccezionale, attirando migliaia di giovani alla vita religiosa. Rinomato per la sua carità verso i poveri e la sua dolcezza verso i suoi confratelli, morì in un naufragio di ritorno dalla Terra Santa nel 1237. Il suo culto fu ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa nel 1826.
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IL BEATO GIORDANO DI SASSONIA, DOMENICANO
Origini e vocazione domenicana
Proveniente dalla nobiltà sassone, Giordano studia a Parigi dove incontra frate Reginaldo e decide di entrare nell'Ordine dei Frati Predicatori con il suo amico Enrico di Colonia.
Così come la vita del corpo si sostiene con la mescolanza di cibo e bevanda, allo stesso modo per sviluppare la vita dell'anima, bisogna passare alternativamente dall'orazione allo studio delle sacre Scritture. Massima del beato Giordano, riportata dal *Brev. Dom.*
Tra gli eroi celesti che illustrarono la nascente famiglia di san Domenico, non bisogna dimenticare il beato Gi ordano. La Sassonia bienheureux Jourdain Successore di san Domenico che accolse Alberto nell'ordine. guarda come una gloria il fatto di essere la sua patria. Egli nacque nel XIII secolo, dalla famiglia dei conti di Ebernstein, la cui pietà eguagliava la nobiltà. Dopo aver iniziato i suoi studi in Germania, venne a continuarli a Parigi. Divenne abile nelle scienze profane e pubblicò, fin dalla sua giovinezza, alcune opere di matematica. Non riuscì meno nello studio della teologia, alla quale si dedicò interamente, come a quella che soddisfaceva allo stesso tempo il suo spirito e il suo cuore. L'Ordine di San Domenico, istituito verso la fine dell'anno 1216, aveva ricevuto nel suo seno uno dei più grandi servitori di Nostra Signora, frate Reginaldo; egli predicava con tanta forza che si temeva di andare ai suoi sermoni, nel timore di lasciarsi conquistare dalla grazia che scaturiva dalle sue labbra. Il nostro Beato, che lo ascoltò, ne fu toccato e fece voto dentro di sé di entrare nel suo Ordine, pensando di aver trovato la via sicura della salvezza, che cercava da molto tempo. Desiderò procurare la stessa felicità al suo compagno inseparabile, all'amico del la sua anima, En Henri de Cologne Amico intimo di Giordano e priore di Colonia. rico di Colonia: entrambi fecero voto di entrare il più presto possibile nell'Ordine dei Frati Predicatori. Tuttavia, essendo morto frate Reginaldo, differirono la loro presa d'abito fino al tempo della Quaresima, e nell'intervallo guadagnarono uno dei loro compagni, frate Leone, che succedette poi a frate Enrico nella carica di priore. Infine, giunto il giorno in cui la Chiesa, con l'imposizione delle ceneri, avverte i fedeli della loro origine e ricorda loro che sono usciti dalla polvere e che ritorneranno polvere, si disposero ad adempiere il loro voto. Si recarono tutti e tre al convento di San Giacomo, nel momento in cui i frati cantavano: *Immutemur habitu*: cambiamo abito. Non si aspettavano la loro visita; ma, sebbene imprevista, non mancò di essere opportuna; spogliarono l'uomo vecchio per rivestire quello nuovo, mentre si cantava ciò che stavano facendo. Alla morte di Reginaldo, un religioso aveva avuto una visione meravigliosa; in quello stesso chiostro di San Giacomo, a Parigi, aveva visto una fonte limpidissima che, spargendosi per le piazze della città, e, di lì, per tutte le province, purificava, abbeverava, rallegrava tutto il mondo, e, aumentando sempre, si gettava nel mare: era il nostro Beato. In effetti, egli succedette presto a Reginaldo, predicò dapprima a Parigi, poi in tutto l'universo, per vent'anni, trascinò più di mille persone nel suo Ordine, si rese ovunque gradito a Dio, fu rispettoso verso i prelati della Chiesa romana, portò il clero e il popolo alla penitenza, invitandoli ad entrare nel regno di Dio, finché non terminò il suo corso terreno, come un grande fiume nel mare, che fu per lui la beata eternità. Non erano passati che tre mesi da quando era novizio, quando i suoi superiori lo chiamarono al primo Capitolo generale dell'Ordine, che si tenne a Bologna alle feste della Pentecoste 1220. Al suo ritorno Bologne Città natale e di ritorno dopo la conversione del beato. in Francia, fu incaricato di spiegare la Sacra Scrittura ai giovani religiosi del convento di San Giacomo, e di annunciare la parola di Dio nella capitale del regno cristianissimo. Nel secondo Capitolo del suo Ordine, tenuto a Bologna nel 1221, fu eletto priore provinciale della Lombardia, e al terzo Capitolo che seguì la morte di san Domenico, fu scelto all'unanimità per succedere al santo patriarca: erano passati appena due anni e mezzo da quando era entrato nell'Ordine. Ma non si possono mettere troppo presto tali luci sul candelabro; questa illuminò presto la famiglia di san Domenico e la Chiesa intera dello splendore delle più belle virtù.
Successione di san Domenico
Dopo aver insegnato a Parigi, viene eletto provinciale di Lombardia e successivamente succede a san Domenico come Maestro generale dell'Ordine nel 1222.
Egli aveva sempre avuto per i poveri viscere di padre; mai nessuno si allontanò da lui a mani vuote: donava a tutti, ma soprattutto al primo che incontrava. Quando studiava teologia a Parigi, si era alzato una notte, secondo la sua consuetudine, ed era partito con precipitazione per l'ufficio della santa Vergine a Notre-Dame; temendo di essere in ritardo, aveva preso solo la cintura e il mantello sopra la camicia: un povero si presenta e gli chiede l'elemosina; non trovando nient'altro da dargli, gli donò la sua cintura. Era in anticipo, invece di essere in ritardo, come temeva. Essendo dunque entrato in chiesa, si mise in preghiera davanti a un crocifisso; poiché alzava spesso gli occhi su di esso per devozione, lo vide circondato dalla cintura che aveva appena dato al povero per amore di Gesù crocifisso. Quando entrò in religione, questa carità divenne tale che si spogliò più di una volta nelle strade, per coprire le membra sofferenti e nude del suo Salvatore: cosa per la quale i frati furono obbligati a riprenderlo e persino ad accusarlo in un Capitolo generale.
Carità e governo dei frati
Rinomato per la sua grande carità verso i poveri e la sua dolcezza verso i novizi e i frati tentati, privilegia la consolazione alla severità.
Quanto ai frati, era così buono con loro, non solo compatendo le loro infermità e provvedendo con ogni mezzo alle loro necessità, ma anche perdonando la fragilità umana, che ne guadagnò di più con il fascino della sua dolcezza di quanto ne corresse con la severità, sebbene sapesse servirsi di quest'ultima a seconda dei tempi, dei luoghi e delle persone, avendolo imparato da Colui dal quale si impara tutto. Ma la sua tenerezza e la sua compassione erano rivolte principalmente agli infermi e ai tentati, consolandoli spesso con la sua presenza, rincuorandoli con le sue parole, i suoi esempi, le sue esortazioni e le sue preghiere. Aveva l'abitudine, appena arrivato in un convento, di visitare gli infermi, di invitare i novizi alla sua tavola e di far venire coloro che erano tentati per consolarli. Quando giunse a Bologna, accadde che i frati gli parlassero di un novizio che era tentato di lasciare il monastero; egli aveva, nel secolo, condotto una vita così mondana, così delicata, per gli abiti, i mobili, il cibo, i giochi, in una parola, per tutto ciò che può lusingare la carne, che non sapeva cosa fossero la pena e l'afflizione dello spirito. Nessuna malattia, nessun motivo di scontento, nessuno sforzo, se non per lo studio, nel quale brillava molto; non digiunava che il venerdì santo; non si astenne quasi mai dalla carne durante la settimana se non in quel giorno, che ricorda la sofferenza di un Dio privato di tutto, e abbeverato di fiele e aceto; non si era mai confessato; di tutto ciò che si recita nella Chiesa, non sapeva che l'orazione domenicale. Essendo venuto al convento per curiosità, lo si era ricevuto, perché aveva una franchezza che non sapeva nascondere nulla; ma la noia gli fece presto rimpiangere il mondo: tutto ciò che vedeva, tutto ciò che sentiva, tutto ciò che percepiva gli sembrava la morte; non poteva più né mangiare né dormire, e, sebbene non si fosse mai adirato nel secolo, la tentazione lo aveva reso così irascibile che un giorno voleva colpire il sottopriore che lo aveva fatto entrare in religione. Il nostro Santo, avendolo fatto venire, si mise a consolarlo; dopo alcune esortazioni, lo condusse all'altare del beato Nicola, gli ordinò di mettersi in ginocchio e di recitare il Pater noster, perché non conosceva alcuna preghiera. Quanto a lui, ponendo le mani sulla testa del novizio, pregò Dio con tutto il fervore della sua anima di allontanare da lui ogni tentazione; mentre pregava così, sembrava al novizio che una dolcezza segreta entrasse a poco a poco nella sua anima, e che il suo cuore non fosse più lo stesso, e, quando il Santo levò le mani sopra la sua testa, gli sembrò, come ha raccontato in seguito ai frati, che due mani che premevano il suo cuore lo abbandonassero improvvisamente, e che la sua anima restasse in una grande tranquillità e dolcezza; si trovò così consolato, divenne così fervente, che sopportò, da allora, grandi pene, e fece diverse cose utili. Il Signore aveva conferito al beato Giordano una grazia speciale per la preghiera, che nessun ufficio tra i suoi frati, nessuna fatica nei viaggi, nessuna occupazione, nessuna sollecitudine potevano fargli trascurare. Il suo modo abituale era di pregare in ginocchio, le mani giunte, il corpo dritto, talvolta seduto; versava tante lacrime che i suoi occhi ne divennero malati; si abbandonava anche tutto intero alla meditazione, sia al convento, sia in viaggio, e vi sentiva dolcezze meravigliose. In viaggio, aveva l'abitudine di consacrare tutto il suo tempo alla preghiera e alla meditazione, a meno che non recitasse il santo ufficio, o che non avesse, con i suoi compagni, qualche colloquio su argomenti utili; eppure aveva momenti regolati per questo, e consigliava agli altri di fare altrettanto; si separava spesso dai frati: talvolta cantava in cammino, a voce alta e piangendo: Jesu, nostra redemptio, o Salve Regina: Gesù nostra Redenzione, o Salve Regina del cielo. Talvolta, tutto assorbito da meditazioni e gioie interiori, si smarriva; ma non lo si vide mai né turbarsene, né lamentarsene, né accusare i frati; al contrario, consolava gli altri, quando se ne turbavano: «Siate tranquilli, miei frati», diceva loro; «una sola strada merita che ce ne si occupi: quella del cielo». Possedeva ad un alto grado le grazie che si chiamano gratuite, soprattutto quella dei miracoli.
Miracoli e predicazione itinerante
Il testo narra diversi miracoli, tra cui una moltiplicazione dei pani nelle Alpi e guarigioni in Turingia, illustrando la sua santità durante i viaggi.
Una volta, recandosi dalla Lombardia in Germania, in compagnia di due frati e di un chierico secolare che più tardi divenne frate, incontrò un villaggio chiamato Ursace, nelle Alpi. Ecco come fornì miracolosamente ai suoi compagni le cose necessarie in una contrada deserta. Sopraffatti dalla stanchezza e morenti di fame, entrarono in una locanda e chiesero che venisse apparecchiata la tavola e servito da mangiare; l'oste rispose: «Non ho più pane, poiché prima di voi sono passati diversi viaggiatori e hanno consumato tutte le provviste che hanno trovato qui, eccetto due pani che ho riservato per la mia famiglia e per me; ma cosa sono due pani per tante persone?». I frati replicarono: «Serviteci ciò che avete, poiché siamo pressati dal bisogno». Si portano dunque i due piccoli pani e il beato Giordano, avendoli benedetti, si mette a fare larghe elemosine ai poveri accorsi da ogni parte; l'oste e i frati, tutti inquieti, gli dicono: «Cosa fate dunque? Avete dimenticato che non si può procurare pane qui e che si è chiusa la porta apposta per impedire ai poveri di entrare?». Il nostro Santo, per tutta risposta, ordina di lasciare la porta spalancata e continua le sue elemosine; dà a ciascuno dei suoi poveri, che erano in numero di trenta, una porzione così abbondante che sarebbe potuta bastare a tutti insieme; lui stesso placa la sua fame così come quella dei suoi tre frati, e ciò che resta è sufficiente per il pasto dell'oste e della sua famiglia che, alla vista di questo miracolo, esclamarono: «Quest'uomo è veramente un Santo». In un viaggio in Turingia, guarì una donna da un flusso di sangue e, nel villaggio di Aren, un prete abbandonato dai medici. Un'altra volta, passando per le Alpi, restituì l'uso di un occhio a un fabbro che l'aveva perso per l'ardore del fuoco.
Nel predicare la parola di Dio, aveva tanta persuasione e calore che difficilmente si troverebbe il suo simile: questa prerogativa, questa grazia speciale che Dio gli aveva dato non brillava solo nei suoi discorsi pubblici, ma anche nei suoi colloqui più intimi; in qualunque luogo si trovasse, con qualunque persona conversasse, lasciava sfuggire dalla sua bocca, o piuttosto dal suo cuore, parole così infuocate, si spiegava con esempi così appropriati, così efficaci, parlava così bene a ciascuno secondo la sua condizione, si piegava talmente al gusto di ognuno, che tutti avevano sete della sua parola.
Gettava soprattutto le reti della sua eloquenza nelle città dove la gioventù studiava; andava a tal fine a passare la Quaresima a Parigi o a Bologna e, grazie al suo zelo, i conventi di queste due città somigliavano ad alveari dove entravano continuamente nuove api e da cui uscivano celesti sciami per le altre province. Era così sicuro di attirare gli studenti nel suo Ordine che, arrivando, faceva preparare in anticipo abiti da novizi, e il successo superava talmente le sue speranze che non si sapeva più dove prendere abiti per i giovani che si presentavano. Il giorno della Purificazione, ricevette un esercito di scolari di Parigi; ci furono quel giorno molte lacrime versate, poiché da un lato i frati piangevano di gioia e i secolari di dolore, nel vedere così strappato al mondo il fiore delle famiglie. Un giorno di festa, dopo il sermone, riceveva nel suo Ordine uno scolaro e molti altri erano testimoni della cerimonia; rivolgendosi a questa assistenza, esclamò: «Se qualcuno di voi andasse solo a una festa, a un grande banchetto, gli altri sarebbero abbastanza incuranti da non volerlo accompagnare? Ebbene! Vedete, amici miei, che questo giovane è invitato dall'autorità di Dio a un grande banchetto: lo lascerete entrare tutto solo?». Cosa meravigliosa! La sua parola fu così potente che improvvisamente uno scolaro, che fino ad allora non aveva avuto la minima idea di entrare in religione, si fa avanti e dice: «Maestro, vengo, alla vostra voce, ad associarmi a costui, nel nome di Gesù Cristo»; ed entrambi ricevettero l'abito nello stesso momento. Una delle sue più belle conquiste fu un giovane signore tedesco, ancora più notevole per la sua innocenza che per la nobiltà della sua origine e per le sue ricchezze. Il suo governatore e i suoi condiscepoli, vedendolo vicino a lasciare il mondo alla voce del nostro Beato, si fecero ministri di Satana per tentarlo; non temettero di rinchiudere con lui, nella sua stanza, una persona molto bella secondo la carne, che, attraverso i piaceri sensuali, doveva distogliere l'anima del santo giovane dal suo pio disegno; ma egli fu vincitore, o piuttosto fu Nostro Signore che trionfò in lui, e trascinò persino in seguito il suo governatore al suo seguito nella famiglia di san Domenico. Ma suo padre, ricco e potente, non aveva altro figlio; informato del suo passo, ne fu triste fino alla morte e venne, con una numerosa scorta, dalla Germania a Padova, nella ferma risoluzione o di rapire suo figlio, o di uccidere il beato Giordano. Arrivando in questa città, incontrò il nostro Santo, che non conosceva, e gli chiese, con un volto in collera e con una voce minacciosa, dove avrebbe potuto trovare maestro Giordano. Egli, ricordandosi del suo Dio, che dice ai Giudei: «Sono io», rispose anche con un volto gioioso e un cuore pieno di umiltà: «Sono io che sono maestro Giordano». Questa calma, questa dolcezza, questa franchezza, e senza dubbio anche la grazia di Dio che accompagnava queste parole, colpirono il signore tedesco: scende da cavallo, si getta ai piedi del Beato e gli confessa con lacrime il cattivo disegno che aveva concepito contro di lui.
Gli uomini non erano i soli a lasciarsi prendere dai fascini che Dio dava alla parola del suo servo. Un giorno che i frati lo precedevano in un viaggio, all'uscita di Losanna, una donnola passò davanti a loro; essendosi i frati fermati attorno al buco dove era scomparsa, il Beato, che sopraggiunse, disse loro: «Perché vi fermate qui?». — «È», dissero, «che una graziosa, una incantevole bestiolina è entrata in questo buco». Allora, chinandosi verso terra, esclamò: «Esci, bella bestiolina, affinché possiamo vederti». Questa, uscendo subito sul bordo del suo buco, alzò i suoi piccoli occhi per contemplare il santo uomo, che la fece salire su una delle sue mani e, con l'altra, la accarezzò sulla testa e sul dorso; essa lo lasciò fare. Allora le disse: «Ora, ritorna nella tua piccola casa, e che sia benedetto Dio tuo Creatore!». Essa obbedì all'istante e scomparve.
Il richiamo della gioventù studentesca
Predicatore eloquente, reclutò massicciamente negli ambienti universitari di Parigi e Bologna, attirando numerosi studenti e nobili nell'Ordine.
Era così umile che fuggiva la pompa del secolo e tutti gli onori che gli venivano offerti con molta saggezza e prudenza. Un giorno, mentre si avvicinava a Bologna, l'intera città, al rumore del suo arrivo, voleva avanzare in processione incontro a lui; ma egli allungò umilmente il passo per eludere la folla e, facendo il giro della città, giunse attraverso sentieri tortuosi alla casa dei Frati Predicatori senza che nessuno se ne accorgesse. Avendo una volta ricevuto uno schiaffo da un servitore, offrì all'istante l'altra guancia, secondo il consiglio del Salvatore. Era soprattutto nei Capitoli generali che brillavano la sua umiltà e la sua pazienza. Un giorno, mentre lo si invitava a scusarsi, rispose umilmente: «Si devono forse ascoltare le scuse di un brigante?». Tutti furono edificati da questa parola. Il P apa Gregorio IX, pape Grégoire IX Papa che ha attestato i miracoli di Bruno. che aveva per lui molta considerazione, avendolo trattenuto a cena un giorno in cui doveva lasciare Roma, egli poté partire solo tardi da quella città. Sorpreso dalla notte, chiese ospitalità nel luogo in cui era giunto: fu respinto e non poté trovare alloggio con i suoi compagni se non presso una povera donna. Ella non aveva che della paglia da offrire loro; il Beato se ne rallegrò dicendo a coloro che lo accompagnavano che stavano tornando all'umile stato di cui facevano professione. Quando ebbe perso un occhio, in seguito a una grave malattia, disse ai frati riuniti in Capitolo: «Miei fratelli, ringraziate Dio, che mi ha liberato da un nemico; ma pregatelo, se ciò gli piace e mi è utile, che si degni di conservarmi l'altro».
Umiltà e devozione mariana
Nonostante la sua fama, conserva una profonda umiltà e un'intensa devozione alla Vergine Maria, istituendo consuetudini liturgiche in suo onore.
Che dirò del suo continuo raccoglimento? La vita interiore lo occupava interamente; le cose esteriori erano per lui come se non esistessero, al punto che gli si faceva prendere un indumento per un altro senza che se ne accorgesse: come accadde un giorno a un grande del mondo, il quale, per devozione, ottenne da lui il cordone delle sue scarpe e, in cambio, gli fece accettare le proprie; il Beato non vide che erano dorate, e osò apparire così tra i frati.
Nutriva una singolare devozione per Nostra Signora, la beata Vergine Maria; sapeva che questa Stella del mare si era fatta carico di dirigere in particolare la nave di cui egli era il pilota. Ecco un esempio dei favori che ne ottenne:
Una notte, un frate (si trattava senza dubbio del nostro Santo), essendosi alzato per pregare ai piedi del suo letto, vide la beata Vergine, accompagnata da fanciulle celesti, attraversare il dormitorio e aspergere i frati e le celle con l'acqua benedetta che portava una delle fanciulle. Passando davanti alla cella di un certo frate, non lo asperse affatto. Colui che era testimone di questa azione corse a gettarsi ai piedi di Nostra Signora per dirle: «Per grazia, ditemi chi siete e perché non avete asperso questo frate». Ella rispose: «Io sono la Madre di Dio e sono venuta a visitare questi frati. Non ho asperso costui perché non è abbastanza coperto; digli dunque di coprirsi, poiché amo il vostro Ordine di un amore speciale, e ciò che, tra le altre cose, mi è soprattutto gradito, è la vostra abitudine, qualunque cosa facciate o diciate, di iniziarla e finirla con la mia lode. Inoltre, ho ottenuto da mio Figlio che nessuno possa restare a lungo nel vostro Ordine in stato di peccato mortale, senza che venga scoperto, che si penta o che venga cacciato, per timore che egli turbi il mio Ordine favorito». San Domenico e il frate Raon ebbero la stessa visione; bisogna intendere che la promessa della santa Vergine riguardava gli inizi dell'Ordine, ancora in tutta la fervore della sua origine, ma non il tempo del rilassamento. Il Beato raccontò anche in un Capitolo ciò che vide un frate pieno di devozione per la santa Vergine, e tutti supposero che parlasse di se stesso. Alla festa della Purificazione, quando si iniziava a cantare l'invitatorio *Ecce venit*, questo frate vide una bella dama avanzare con suo figlio verso l'altare e prendere posto su un trono preparato per lei; da lì guardava affettuosamente i frati rivolti verso l'altare, secondo la consuetudine, e, quando si inchinarono al *Gloria Patri*, questa Regina celeste, prendendo la mano di suo Figlio, fece con quella mano il segno della croce su di loro e su tutto il coro.
Missione in Terra Santa e naufragio
Muore in un naufragio il 15 febbraio 1237 di ritorno dalla Terra Santa. Il suo corpo, ritrovato sulla riva, viene sepolto a Tolemaide.
Il servo di Dio governava con saggezza da quindici anni l'Ordine dei Frati Predicatori, quando il desiderio di visitare i Luoghi Santi, così come i conventi dei Domenicani stabiliti in quelle contrade, lo determinò a imbarcarsi. La traversata fu felice, e poté soddisfare la sua pietà percorrendo quella parte di terra che ha avuto l'incomparabile privilegio di essere onorata dalla presenza visibile del Salvatore; ebbe anche la consolazione di lavorarvi alla conversione degli infedeli e alla correzione dei costumi cristiani. Dopo alcuni mesi che santificò con tutto il lavoro dello zelo e gli esercizi della pietà, pensò di ritornare in Europa e si imbarcò con due frati e ventinove altre persone. Appena il vascello che lo portava si fu allontanato dalla costa, un'orribile tempesta lo assalì e finì per farlo colare a picco, il 15 febbraio 1237. Il Beato, i suoi compagni e quasi tutti i passeggeri perirono. I corpi di questi santi naufraghi furono gettati dal mare sulla riva, e ogni notte si videro luci celesti fermarsi al di sopra. Questo prodigio attirò gli abitanti del paese; sentirono avvicinandosi un profumo di tale intensità, che coloro che seppellirono i santi corpi ne conservarono le tracce sulle mani per dieci giorni; questo soave odore si estese ben più lontano. I Domenicani di Tolemaide vennero a raccogliere con rispetto queste preziose spoglie e le seppellirono nella loro chiesa. Questo naufragio fu rivelato a un frate di Limoges. Il nostro Beato apparve a una santa religiosa del Brabante, chiamata Lutgarda, per consolarla nelle sue aridità e annunciarle che sarebbe stata presto chiamata nel seno della gloria di cui egli brillava con i Profeti e gli Apostoli. Numerosi miracoli si operarono per sua intercessione dopo la sua morte. Lo si è sempre onorato come Beato, e papa Leone XII approvò il suo culto il 10 maggio 1826, e permise all pape Léon XII Papa che ha proceduto alla beatificazione di Giuliano. 'Ordine di San Domenico di celebrare la sua festa.
Scritti e posterità
Autore di una cronaca dell'Ordine e di una corrispondenza spirituale, in particolare con Diana Dandolo, il suo culto è stato ufficialmente approvato nel 1826.
## SCRITTI DEL BEATO GIORDANO DI SASSONIA.
Il beato Giordano aveva composto alcuni commentari e sermoni che non sono giunti fino a noi. È anche l'autore di una piccola cronaca o relazione degli inizi dell'Ordine dei Frati Predicatori. Gli si attribuisce l'ufficio di san Domenico che si canta ancora nelle chiese di quest'Ordine. Componendolo, volle soddisfare la sua devozione verso quell'illustre patriarca, che aveva molto amato e di cui procurò la canonizzazione nel 1234.
Nel 1866 sono state pubblicate cinquantaquattro lettere del beato Giordano. Ciò che si rivela ovunque nelle sue lettere è l'amore per la gioventù cristiana, la tenerezza del suo cuore per tutte le anime che aveva conosciuto e amato nel mondo; è soprattutto la sua profonda e indissolubile amicizia per Enrico di Colonia, che aveva incontrato nelle scuole di Parigi e che convinse a entrare insieme a lui nei ranghi dei figli di san Domenico. Enrico morì giovanissimo nel convento di Colonia, appena cinque anni dopo il suo ingresso nella vita religiosa. Non si può leggere nulla di più toccante della lettera nella quale Giordano esprime il suo dolore in occasione di questo trapasso; questa lettera è indirizzata alla beata Diana Dandolo, di Bologna, figlia spirituale di san Domenico Diane Dandolo Domenicana di Bologna e corrispondente di Giordano. e insigne benefattrice dell'Ordine nascente (1225).
Gli storici di questo santo amico di Dio ci hanno conservato diverse sue risposte che sono molto spirituali.
Un secolare gli fece un giorno questa domanda: Maestro, il Pater ha lo stesso merito nella nostra bocca, noi che siamo laici e non ne conosciamo il valore, che in quella dei chierici che sanno ciò che dicono? Tanto, gli rispose Giordano, quanto una pietra preziosa che ha sempre il suo prezzo nella mano di chi non sa quanto valga.
Abbiamo tratto questa vita da Umberto e da altri autori che si possono consultare negli *Acta Sanctorum*, Feb., tomo II.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Studi a Parigi e incontro con Enrico di Colonia
- Ingresso nell'Ordine dei Frati Predicatori presso il convento di San Giacomo (1220)
- Elezione a Priore provinciale di Lombardia (1221)
- Succede a San Domenico come Maestro dell'Ordine (1222)
- Naufragio al largo delle coste della Palestina (1237)
- Approvazione del culto da parte di Leone XII nel 1826
Miracoli
- Moltiplicazione di due pani per sfamare trenta poveri e i suoi compagni a Ursace
- Guarigione di una donna da un flusso di sangue in Turingia
- Guarigione di un sacerdote ad Aren
- Restituzione della vista a un fabbro nelle Alpi
- Apparizione di una cintura donata a un povero su un crocifisso
- Apparizione postuma a santa Lutgarda
Citazioni
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Una sola via merita che ce ne si occupi: quella del cielo.
Testo fonte -
Il Padre Nostro ha tanto merito sulla bocca di un laico quanto una pietra preziosa che conserva il suo valore nelle mani di chi non sa quanto valga.
Testo fonte