Beato Tommaso da Cori
RELIGIOSO MINORE DELL'OSSERVANZA
Religioso Minore dell'Osservanza
Nato a Cori nel 1655, Tommaso da Cori fu un religioso francescano dell'Osservanza dedito alla vita di ritiro e di penitenza. Fondatore e guardiano di case di Ritiro a Civitella e Palombara, si distinse per il suo zelo apostolico e la sua carità verso i poveri. Morì nel 1729 dopo una vita di rigore monastico e fu beatificato nel 1786.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 8
IL BEATO TOMMASO DA CORI
RELIGIOSO MINORE DELL'OSSERVANZA
Giovinezza e umiltà a Cori
Nato in una famiglia di pastori poveri ma pii, Francesco Antonio si distinse presto per la sua virtù e l'applicazione agli studi prima di doversi dedicare al lavoro di pastore.
Cori, un tempo Cora, piccola città antichissima dell'antico Lazio, e oggi parte della campagna romana, fu la patria del beato Tommaso. Vi n acque il 4 giugno bienheureux Thomas Religioso francescano italiano, riformatore della Riformella. 1655 e al battesimo fu chiamato Francesco Antonio. Suo padre, di nome Natale Placidi, e sua madre Angela Cardilli, erano persone povere che si guadagnavano faticosamente da vivere prendendosi cura di un gregge. Ma se erano privi dei beni della terra, possedevano un tesoro più prezioso di tutte le ricchezze del mondo, il timore di Dio che trasmisero al figlio, impartendogli un'educazione cristiana. La loro sollecitudine nel condurlo sulla via della virtù fu coronata dal più felice successo. Questo fanciullo univa a un'indole felice una grande innocenza e una propensione alla pietà che annunciavano, fin dai suoi primi anni, i progressi che avrebbe fatto nel cammino della perfezione.
Quando fu in età di ricevere un'istruzione, i suoi genitori lo affidarono a un canonico della città che istruiva un gran numero di bambini e che presto ammirò, insieme a tutti i suoi allievi, la virtù precoce del suo nuovo discepolo. Essa era già così solida che non lo si vedeva mai commettere una colpa. Univa a questo vantaggio un'assidua applicazione al lavoro e possedeva una memoria fedele; per questo era considerato il primo della sua classe. Per santificare e sviluppare in sé i doni che Dio gli concedeva, vegliava continuamente su se stesso, fuggiva le compagnie che erano di puro svago, trascorreva negli esercizi della pietà cristiana i giorni consacrati al Signore e frequentava i sacramenti in modo edificante.
Sarebbe stato auspicabile che questo fanciullo, che mostrava tante buone qualità e disposizioni così felici per le scienze, potesse continuare i suoi studi; la povertà dei suoi genitori non permise loro di lasciarlo a lungo a scuola. Fu necessario dunque che egli stesso si dedicasse alla cura del gregge di suo padre e si occupasse di custodirlo; si sottomise alla volontà dei suoi genitori, ma in questo impiego non perse nulla della sua attrazione per la pietà; ricercava i luoghi più deserti per dedicarsi alla lettura e alla preghiera. Fu in questa solitudine che si formò soprattutto al santo esercizio della meditazione e che si infiammò del fuoco dell'amore divino di cui arse per tutta la vita.
Impegno tra i Francescani
Dopo la morte dei genitori, si unisce ai Francescani dell'Osservanza con il nome di Tommaso e si distingue per obbedienza e fervore durante il noviziato.
Mentre questo giovane servo di Dio lavorava così per santificarsi, il Signore chiamò a sé i suoi genitori. Questa morte, lasciandolo libero di seguire le proprie volontà, e la sua inclinazione verso lo stato religioso, lo portarono a provvedere alla sistemazione delle due sorelle che aveva, dopodiché sollecitò e ottenne l'ammissione tra i Francescani dell'Osservanza che avevano un convento vicino a Cori. Prese l'abito religioso all'età di ventidue anni, il 7 febbraio 1677, nella casa di Orvieto, e gli fu dat o allo Thomas Religioso francescano italiano, riformatore della Riformella. ra il nome di Tommaso, con il quale è stato conosciuto da quel momento. Con le vesti di frate minore, il nuovo novizio ricevette lo spirito di questo santo Ordine in modo così abbondante che non tardò a possedere tutte le virtù di un degno discepolo di san Francesco. La sua obbedienza, la sua modestia, il suo distacco da tutte le cose create, il suo zelo nell'istruirsi sui propri doveri lo fecero presto considerare un modello di regolarità dai religiosi, che gli diedero all'unanimità il loro voto per la professione, alla quale fu ammesso l'8 febbraio 1678.
Un merito così eclatante non poteva sfuggire all'attenzione dei superiori. Risolsero dunque di far continuare gli studi a fra Tommaso e lo inviarono a tal fine al convento di Viterbo, poi a quello di Velletri. Si dedicò con ardore al lavoro per acquisire la conoscenza delle scienze che gli venivano insegnate; ma ebbe cura di nutrire così bene la sua pietà che, per tutto il tempo che durò il suo corso, non perse nulla del suo primo fervore. Al termine della sua teologia, ricevette l'ordine sacro del sacerdozio. I suoi sentimenti di devozione furono così vivi, quando celebrò la sua prima messa, che versò lacrime in abbondanza. Queste preziose disposizioni non svanirono con l'occasione che le aveva fatte nascere: il servo di Dio le conservò per tutta la vita e mostrò costantemente, da allora, lo stesso rispetto che aveva manifestato fin dall'inizio per i nostri augusti misteri.
Formazione e direzione spirituale
Nominato maestro dei novizi a Orvieto, dirige i suoi discepoli con un misto di dolcezza e rigore, praticando egli stesso le penitenze che impone.
L'edificazione che il santo religioso aveva dato a Orvieto, durante il suo noviziato, determinò i superiori a rimandarlo in quella casa con l'incarico di maestro dei novizi. Vi si recò e vi fu accolto con gioia, a causa dell'idea vantaggiosa che si aveva della sua virtù e della sua capacità. L'attesa del bene che avrebbe operato non andò delusa; dirigeva i novizi con tanta carità, prudenza, zelo e discrezione, che provò prontamente il suo talento per l'impiego che gli era stato affidato. Formava con estrema cura i suoi discepoli alla perfezione religiosa, trattandoli tuttavia con molta dolcezza e compatendo la loro debolezza. Se infliggeva loro qualche penitenza, la condivideva con loro. Sua consuetudine era di non prescrivere agli altri che gli atti di virtù che egli stesso aveva praticato per primo. Questo modo di agire, così saggio e caritatevole, lo fece amare da tutti i novizi ai quali rendeva più leggero il giogo della religione; perciò desideravano vivamente conservarlo; ma fu presto chiamato a un nuovo genere di vita.
La chiamata alla vita eremitica
Rispondendo al desiderio di Innocenzo XI di restaurare le case di ritiro, Tommaso si ritira nel convento di Civitella per condurre una vita di estrema austerità.
È un antico uso dell'Ordine di San Francesco avere in ogni provincia alcuni conventi di ritiro e di raccoglimento nei quali i religiosi che li abitano conducono una vita più ritirata, più penitente e più austera che nelle altre case. Questo pio uso non sussisteva più in Italia nel XVII secolo, quando il Papa Innocenzo XI, di venerabile memoria , zelante p Innocent XI Papa che ha autorizzato l'ufficio di santa Edvige il 17 ottobre. er la perfezione religiosa, manifestò il desiderio che fosse ristabilito. I superiori dei Francescani dell'Osservanza si affrettarono a compiere le intenzioni del Sommo Pontefice e designarono tra gli altri conventi di ritiro quello di San Francesco, situato sul territorio della celebre abbazia di Subiaco, vicino a Civitella, in un luogo circon dato da m Civitella Luogo del convento di San Francesco dove Tommaso stabilì la sua riforma. ontagne coperte di fitte foreste. Molti buoni religiosi chiesero ai loro superiori il permesso di ritirarvisi; e di questo numero fu Padre Tommaso, che ne ottenne il permesso senza difficoltà, perché si volevano popolare queste case con soggetti solidamente virtuosi. Vi corse dunque, non portando con sé che il suo breviario, che era l'oggetto più prezioso che avesse in uso. L'aspetto di questo soggiorno era adatto a soddisfare la sua attrazione per la penitenza. In mezzo a boschi fitti, si trovava una povera casa, che era come un eremitaggio posto in un deserto. Tale fu, per diversi anni, la dimora del servo di Dio. Vi conduceva una vita estremamente povera e mortificata, si dedicava all'orazione, esercizio al quale consacrava una parte del giorno e persino della notte. Vi aggiungeva i lavori esteriori più faticosi e più adatti a umiliarlo. Così acquisì in questa solitudine nuovi gradi di perfezione.
Il desiderio di missione e l'apostolato locale
Sebbene attratto dalla missione in Cina, viene incoraggiato dai suoi confratelli a dedicarsi alla santificazione delle popolazioni italiane attraverso la predicazione e il confessionale.
Ma occupandosi della propria santificazione con tanto zelo e successo, il beato Tommaso pensava spesso a procurare quella del prossimo. Era soprattutto toccato dal deplorevole stato in cui si trovano tante infelici contrade che non hanno la fortuna di possedere l'inestimabile tesoro della fede. Credette dunque di doversi strappare al suo caro ritiro per andare a portare questo divino fiaccola alle nazioni che dormono ancora nelle tenebre dell'incredulità. Di conseguenza, si offrì ai suoi superiori per la missione della Cina. Dio, che voleva accontentarsi della buona volontà e della dedizione del suo servo, non permise che le sue offerte fossero accettate. Due dei suoi confratelli, i Padri Antonio Li nasco, spagnolo Antoine Linasco Missionario spagnolo che ha consigliato Tommaso. , missionario apostolico, morto in odore di santità, e Giovanni Batt ista da Iliceto, martir Jean-Baptiste d'Ilicito Missionario francescano e martire. izzato in seguito dagli infedeli, gli assicurarono ugualmente che avrebbe operato un bene maggiore tra i cristiani che nelle missioni straniere. Gli consigliarono entrambi di lavorare alla santificazione dei popoli del paese in cui abitava. Deferendo umilmente a questo consiglio, il servo di Dio si applicò con tutto il suo potere a guadagnare le anime con le sue predicazioni, le sue missioni, le sue esortazioni caritatevoli, le sue buone cure e la sua assiduità al confessionale, unita a ferventi preghiere che rivolgeva tra le lacrime al Signore. Tanti sforzi non furono infruttuosi; guadagnò a Dio un grandissimo numero di peccatori e anche dei più criminali; impedì un'infinità di colpe, mentre divenne un modello per i religiosi e stabilì in Italia un Ritiro ben più austero per l'Ordine di San Francesco di quello che era stato praticato fino ad allora.
La riforma della Ricolta
Divenuto guardiano di Civitella, mantiene una regola rigorosa nonostante l'abbandono dei suoi confratelli, prima che nuovi discepoli giungano a consolidare la sua opera.
La Provvidenza fornì al beato Tommaso i mezzi per stabilire definitivamente questa Ricolta, permettendo che fosse eletto guardiano del convento di Civitella, nell'anno 1686. Non appena si vide a capo dei suoi confratelli, fece ogni sforzo per riportare tra loro quello spirito di penitenza e di mortificazione che distingueva primitivamente l'Ordine di San Francesco. Per raggiungere questo scopo, stabilì diversi regolamenti severi che furono inizialmente osservati con fervore dai buoni religiosi che abitavano quella casa; ma essendo partiti alcuni di loro per la Cina in qualità di missionari, coloro che rimasero persero coraggio, e sebbene il loro santo superiore li esortasse alla perfezione con le sue parole e i suoi esempi, sebbene si adoperasse con tutto il suo potere per sollevarli, fino a compiere gli uffici di portinaio e di questuante, finirono per abbandonarlo tutti e per ritirarsi in conventi mitigati. Rimase così solo per otto mesi, sostenendosi solo con la pazienza e l'orazione; ma alla fine di questo tempo cominciò a essere sconcertato. Un giorno, mentre era tutto abbattuto, rivolse al Signore questa preghiera: «Aiutatemi, o mio Dio, le forze corporali mi abbandonano; non posso più resistere a questo stato così penoso. Lo sopporto volentieri per la vostra maggior gloria, per quanto posso; ma sono ormai giunto a un punto tale che, se il vostro soccorso non mi fortifica, dovrò partire da questo convento e abbandonare l'impresa». Il Signore spesso affligge i suoi servi solo per mettere alla prova la loro virtù e ricompensarla anche fin da questa vita; la preghiera del Beato ottenne prontamente il suo effetto. Dei soggetti giunsero da vari luoghi al convento di Civitella per porsi sotto la guida del santo superiore. Egli li formò alla perfezione, e molti di loro ne divennero in seguito dei modelli; tali furono tra gli altri il Padre Francesco Boyvin, francese di nazione, e il venerabile Padre Teofilo da Co rte, in Corsica, l Théophile de Corte Discepolo di Tommaso da Cori a Civitella. a cui canonizzazione prosegue a Roma.
Segni divini e nuovi insediamenti
Moltiplicazioni miracolose di viveri confermano la sua missione, mentre fonda una seconda casa di ritiro a Palombara nonostante l'opposizione iniziale.
Sebbene a capo di una comunità divenuta numerosa, il beato Tommaso non trascurò le sue opere di zelo verso i secolari, che assisteva in ogni loro bisogno spirituale. Si prendeva anche cura particolare dei poveri e voleva che si facesse loro sempre l'elemosina, per quanto povera fosse la casa stessa. Dio si compiacque di mostrare, attraverso due eventi che hanno del miracoloso, quanto la carità del suo servo gli fosse gradita. Una volta che il vino mancava per la tavola dei religiosi, il santo superiore vi fece mettere dell'acqua, e quasi nello stesso istante si vide arrivare un barile che fornì vino a sufficienza, non solo per i frati, ma anche per gli ospiti e i poveri. Un'altra volta i religiosi, entrando in refettorio, non vi trovarono nulla da mangiare. Il servo di Dio li condusse in chiesa per recitare le grazie; mentre facevano questa preghiera, suonarono alla porta: erano dei benefattori che mandavano pane e vino per tutta la comunità.
L'edificazione che dava il convento di Civitella fece desiderare ai superiori di formare una seconda casa di Ritiro, simile alla prima. Scelsero a tal fine quella di Palombara, e vi inviarono, nel 1703, Padre Tommaso con alcuni dei suoi r eligiosi. Palombara Luogo della seconda casa di Ritiro fondata da Tommaso. Altri vi si recarono ugualmente; e dopo alcuni anni, la nuova casa si trovò piena. Il demonio, geloso di quest'opera santa, indispose contro l'uomo di Dio gli abitanti del paese, che gli causarono diversi disagi, perché aveva iniziato col distruggere alcuni abusi; ma, con la sua dolcezza, la sua pazienza e la reputazione di santità che acquisì, li fece ricredere così bene dai loro pregiudizi che gli diedero interamente la loro fiducia e professarono per lui una venerazione particolare.
Ultimi giorni e beatificazione
Soprannominato l'apostolo di Subiaco, morì nel 1729 dopo una vita di sofferenze fisiche offerte a Dio, e fu beatificato da Pio VI nel 1786.
Il Beato, avendo consolidato l'istituzione di Palombara, ottenne dai suoi superiori il permesso di ritornare nella sua cara solitudine di Civitella; vi visse vent'anni, durante i quali fu più volte scelto per governare quella casa. Non cessò inoltre, per tutto quel tempo, di lavorare per la salvezza delle anime, e meritò il titolo di apostolo di Subiac o. Aff Sublac Luogo di ritiro e di formazione monastica in Italia. litto, durante i suoi ultimi anni, da una profonda ulcera alla gamba e da diverse altre infermità molto dolorose, non volle né esentarsi da alcuna delle pratiche della sua regola, né abbandonare nessuna delle sue opere di zelo. Quando lo si esortava a prendersi un po' di cura della sua salute, rispondeva: «Figlio mio, sono alla fine della mia carriera; devo correre fino alla fine per ottenere il premio». Tali furono i sentimenti e la condotta di quest'uomo di Dio fino ai suoi ultimi momenti. In seguito a una mattinata trascorsa al confessionale, il 4 gennaio 1729, fu colto dalla febbre alla quale si aggiunse presto un'emottisi. Il progredire della malattia, avvertendolo del pericolo che correva, lo spinse a confessarsi più volte e a chiedere poi la santa Eucaristia; quando gli fu portata, si mise in ginocchio sul letto e con profonda umiltà chiese perdono per tutti i cattivi esempi che pretendeva di aver dato. Dopo aver fatto la comunione, il suo volto divenne tutto infiammato per poi tornare al suo stato ordinario. Quando si avvicinò alla fine, assunse un'aria ridente che annunciava la soddisfazione della sua anima. Il guardiano del convento avendogli presentato il crocifisso, il santo moribondo baciò con gioia l'immagine del Salvatore ed spirò poi tranquillamente l'11 gennaio 1729. Aveva quasi settantaquattro anni e ne aveva trascorsi più di cinquanta in religione. Il suo corpo rimase fresco e vermiglio fino al momento in cui fu sepolto. Apparve a diverse persone pie, poco tempo dopo la sua morte, e si sono ottenute grazie miracolose per sua intercessione. Il Papa Pio VI pose, il 18 agosto 1786, il se rvo di Pie VI Papa citato come colui che ha approvato il culto di Giulia nel 1821. Dio tra i beati che la Chiesa onora con un culto pubblico. Il breve di questo Pontefice fa un bell'elogio della carità e dello zelo di Tommaso per la salvezza del prossimo.
Godescard, edizione di Bruxelles.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Cori il 4 giugno 1655
- Ingresso tra i Francescani di Orvieto il 7 febbraio 1677
- Professione religiosa l'8 febbraio 1678
- Ordinazione sacerdotale dopo gli studi a Viterbo e Velletri
- Nomina a maestro dei novizi a Orvieto
- Ritiro nel convento di Civitella presso Subiaco
- Elezione a guardiano del convento di Civitella nel 1686
- Fondazione di una seconda casa di ritiro a Palombara nel 1703
- Beatificazione da parte di Pio VI il 18 agosto 1786
Miracoli
- Apparizione miracolosa di una botte di vino quando la comunità aveva solo acqua
- Arrivo provvidenziale di pane e vino da parte di benefattori dopo una preghiera in chiesa
- Corpo rimasto fresco e roseo dopo il decesso
- Apparizioni post-mortem e grazie ottenute per sua intercessione
Citazioni
-
Aiutami, o mio Dio, le forze corporali mi abbandonano; non posso più resistere a questo stato così penoso.
Preghiera al Signore durante la sua solitudine a Civitella -
Figlio mio, sono alla fine della mia carriera; devo correre fino alla fine per ottenere il premio.
Risposta ai consigli sulla sua salute