14 febbraio 14° secolo

San Pietro Tommaso

DELL'ORDINE DEI CARMELITANI, PATRIARCA DI COSTANTINOPOLI E MARTIRE

Patriarca di Costantinopoli e martire

Festa
14 febbraio
Morte
6 janvier 1366 (martyre)
Epoca
14° secolo

Religioso carmelitano originario del Périgord, Pietro Tommaso divenne un diplomatico influente e patriarca di Costantinopoli nel XIV secolo. Operò per l'unità della Chiesa e predicò la crociata contro i Turchi. Ferito durante la presa di Alessandria, morì a Cipro, onorato come santo e martire per il suo zelo apostolico.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 8

SAN PIETRO TOMMASO,

DELL'ORDINE DEI CARMELITANI, PATRIARCA DI COSTANTINOPOLI E MARTIRE

Vita 01 / 08

Giovinezza e ingresso nel Carmelo

Nato povero nel Périgord, Pietro Tommaso studia grazie a dei benefattori prima di unirsi all'ordine dei Carmelitani a Condom.

La nascita di sa n Pietro Tommaso no saint Pierre Thomas Celebre carmelitano, diplomatico pontificio e patriarca di Costantinopoli. n ha nulla di eclatante secondo il mondo, e la sua grandezza è fondata solo sulle grazie particolari che Dio gli fece fin dall'infanzia, e sulla fedeltà che egli ebbe nel corrispondervi fino alla morte. Nacque in un piccolo villaggio del Périgord, chiamato Sales, da genitori così poveri che erano costretti a guadagnarsi da vivere lavorando la terra e non avevano i mezzi per mandarlo a scuola. Questa povertà lo costrinse, non appena fu in età di intendere, a uscire dalla casa di suo padre e a lasciare il villaggio per ritirarsi nella città di Montpazier, che è vicina. Vi trovò persone oneste che lo assistettero con le loro elemosine e gli fornirono i mezzi per studiare. Poiché Dio lo aveva dotato di un eccellente ingegno, fece progressi così meravigliosi che, in brevissimo tempo, da piccolo scolaro divenne un grande maestro e insegnò agli altri ciò che lui stesso aveva appena appreso; andò poi ad Agen dove, con l'aiuto di altre persone caritatevoli che provvedevano al suo sostentamento, avanzò sempre più nella conoscenza delle arti liberali. Il priore dei Carmelitani di Lectoure, vede ndolo così capace, Carmes de Lectoure Ordine religioso a cui appartengono i beati citati. sebbene avesse ancora solo vent'anni, lo portò con sé per fargli insegnare le discipline umanistiche e la logica per un anno. In seguito passò, con il priore dello stesso luogo, a Condom, dove prese l'abito di questo santo Ordine e, dopo un anno di prova, vi emise la professione all'età di ventidue anni.

Dopo i voti, i superiori lo impiegarono a insegnare ai giovani frati, dapprima in quello stesso convento di Condom e poi nella città di Agen, finché, avendo raggiunto l'età richiesta per ricevere gli ordini sacri, fu fatto sacerdote per espresso comando del suo provinciale, al quale non poté resistere; da allora, fece tali progressi nella virtù che era considerato non solo come un tesoro di scienza, ma anche come un modello di modestia, di purezza e di carità. Aveva soprattutto una grandissima devozione verso la santissima Vergine, il cui amore era così fortemente impresso nel suo cuore che il beato nome di Maria tornava in ogni suo discorso. Non si metteva mai a tavola senza aver detto o fatto qualcosa in suo onore; e i cibi gli sarebbero sembrati insipidi e senza gusto se non fossero stati conditi dal ricordo di questa regina delle Vergini. In tutti i suoi lavori, in tutti i suoi affetti, era l'altare di Maria che gli serviva da asilo, era lì che trovava continuamente armi contro le insidie dei suoi nemici, e riportò, con questo soccorso, ammirevoli vittorie su di essi. Infine, l'ardore di questa pietà lo possedeva talmente che non poteva quasi più gustare, pronunciare né ascoltare altro che il nome di MARIA, e si dice che questo santo nome fu trovato inciso sul suo cuore, dopo la sua morte, come l'adorabile nome di GESÙ su quello di sant'Ignazio martire. Desiderando accrescere l'onore dovuto alla regina degli angeli, alla benefattrice degli uomini, scrisse un libro apposito per provare la sua Immacolata Concezione e si mostrò sempre un difensore intrepido di questo mistero. In cambio, la Santa Vergine lo assistette con i suoi favori e gli ottenne grazie da suo Figlio; apparendogli un giorno nel dormitorio, gli promise che non lo avrebbe mai abbandonato; e una volta, che il convento della sua residenza si trovò in estrema indigenza, questa dispensatrice dei tesori del cielo gli inviò, per mezzo di un uomo sconosciuto, che si crede sia stato un angelo, una notevole somma di denaro per provvedere ai bisogni dei religiosi.

Vita 02 / 08

L'eccellenza accademica e la predicazione

Dottore in teologia a Parigi, divenne un predicatore rinomato presso la corte pontificia di Avignone sotto Clemente VI.

Una luce così splendente non doveva certamente essere nascosta sotto il moggio: ecco perché i superiori vollero trarre profitto dai talenti del nostro Santo; lo impiegarono nell'insegnamento della filosofia e della teologia, dapprima a Bordeaux, ad Albi e ad Agen, poi a Cahors, e infine a Parigi, dove, per obbedienza, fu obbligato a conseguire il grado di baccelliere e in seguito quello di dottore; ma ciò avvenne in modo straordinario, poiché invece dei cinque anni che avrebbe dovuto impiegare per completare il suo corso, secondo gli statuti dell'Università, questo tempo, per lui, fu ridotto a tre anni, dopo i quali divenne dottore in teologia, tra gli applausi del cancelliere e di tutti i dottori; si recò poi ad Avignone, dove la Santa Sede era stata trasf erita. Il Clément VI Papa che ha approvato l'ordine. Papa Clemente VI, francese di nascita, lo nominò dottore reggente in teologia presso la sua corte pontificia, dove si fece ammirare dai più grandi intelletti del suo secolo.

Non eccelleva solo nelle scuole, ma anche nella cattedra sacra. Era un predicatore veramente apostolico che proclamava apertamente la verità, senza mai dissimularla o sminuirla per alcun rispetto umano, nemmeno alla presenza dei cardinali e del Sommo Pontefice; ciò che faceva con prudenza e con tale grazia che ognuno trovava buono ciò che diceva e ne rimaneva edificato. Fletteva i cuori e conquistava l'affetto dei suoi uditori, ora facendo scorrere le loro lacrime, ora portandoli alla gioia, e spesso lasciandoli in sentimenti straordinari di contrizione per i loro peccati, e come rapiti e fuori di sé per la forza e l'energia delle sue parole che persuadevano tutto ciò che voleva. Infatti, avendo predicato una volta, nella città di Avignone, contro il lusso delle dame, non ve ne fu una, in tutta quella grande città, che non portasse ai piedi del Santo tutti i suoi ornamenti, le sue perle e gli altri fronzoli di vanità, affinché ne facesse ciò che più gli piacesse. Non c'è da stupirsene, poiché un giorno, mentre predicava, la sua voce ebbe tanta efficacia che aprì il cielo per attirarne la pioggia, in un tempo in cui i beni della terra perivano per mancanza d'acqua. Ma ciò che ammiro di più, in tutte le funzioni che svolgeva quest'uomo grande, lettura, predicazione, confessione auricolare, è che tutto ciò non gli impedì mai di alzarsi a mezzanotte per cantare il Mattutino con gli altri religiosi, né di celebrare ogni giorno di buon mattino la santa messa, ed egli stesso confessò di ricevere molta più luce nella celebrazione e nel silenzio di questo santo mistero che in tutti i suoi studi: per questo diceva spesso cose bellissime che gli venivano predicando e a cui non aveva mai pensato; se ne riconosceva molto particolarmente obbligato a Nostro Signore e alla sua santissima Madre che lo assistette sempre, così come gli aveva promesso. Quando predicava in qualche città dove vi era un convento del suo ordine, non mancava mai di ritirarvisi, e prendeva ordinariamente i suoi pasti nel refettorio con gli altri frati, evitando così la singolarità che è la peste dei monasteri.

Missione 03 / 08

Legato e diplomatico in Europa

Innocenzo VI gli affida missioni cruciali presso Genova, Venezia, Napoli e l'Imperatore Carlo IV.

Mentre il Santo produceva frutti così grandi ad Avignone, il papa Clemente VI morì il 6 dicembre 1352. E poiché si trattò di trasportare il suo corpo in Francia, nell'abbazia di La Chaise-Dieu, nel Velay, di cui era stato religioso e abate, ne fu affidata la guida al beato Pietro Tommaso, che predicò ogni giorno una volta nel luogo in cui il corpo si fermava. Accadde che nella chiesa cattedrale di Notre-Dame du Puy, nel Velay, il Santo si trovò la voce talmente rauca, a causa delle fatiche del cammino e delle predicazioni precedenti, che quando volle iniziare il suo sermone, non poté dire una sola parola; allora, volgendo lo sguardo su un'immagine della santa Vergine, sua protettrice particolare, recuperò tutto d'un tratto una voce così chiara e così intelligibile, che non predicò mai meglio.

Inn ocenzo VI, Innocent VI Papa regnante al momento della morte della santa. che succedette a Clemente, non ebbe meno stima del suo predecessore per il beato Pietro, e se ne servì sempre negli affari importanti. Lo inviò dapprima presso i Genovesi, per negoziare la loro riconciliazione con la repubblica di Venezia. Poi lo fece suo nunzio apostolico nel regno di Napoli, presso il re Luigi e la regina Giovanna. Con una terza legazione, lo deputò presso l'imperatore Carlo IV, come anche presso il re di Rascia, che si faceva chiamare imperatore di Bulgaria; ma, poiché questa legazione era più importante delle altre due, il Papa volle che il suo nunzio fosse onorato della dignità di vescovo di Patti e Lipari, in Sicilia. Il Santo trascorse più di un anno in questa ambasciata, durante la quale gli accaddero diversi eventi, anche miracolosi; poiché un giorno, viaggiando per mare sulle coste della Schiavonia, la barca su cui si trovava fu attaccata da una nave turca; ma una grande nube essendosi posta tra l'una e l'altra, sottrasse la nave dei cristiani alla vista di questi nemici della fede. Un'altra volta, trovandosi la stessa barca in grande pericolo a causa di una furiosa tempesta nella quale ognuno si credeva perduto, il Santo fece una preghiera con intera fiducia nella santa Vergine, sua potente protettrice, e subito il vascello fu miracolosamente trasportato in un lago vicino e separato dal mare, finché la tempesta non fu cessata. Lasciamo queste meraviglie da raccontare agli autori che hanno scritto più ampiamente la sua vita, per seguirlo alla corte del Papa, dove si recò verso la fine dell'anno 1355.

Missione 04 / 08

L'unione con l'Oriente

Negoziò il ritorno dell'imperatore Giovanni Paleologo alla fede cattolica e visitò i Luoghi Santi a Gerusalemme.

L'anno seguente, fu ancora onorato di una nuova legazione per Luigi, re d'Ungheria, discendente dal sangue di Francia per il ramo dei re di Sicilia, al fine di negoziare qualche accomodamento tra lui e i Veneziani, contro i quali era in guerra; il nostro santo nunzio assolse questa missione con un felicissimo successo. Ma ecco la più celebre ambasciata di cui il beato Pietro Tommaso fu onorato: avendo il Papa appreso che Giovanni Paleologo, imperatore di Costantinopoli, voleva rientrare nel grembo della Chiesa cattolica, tutta la corte romana volse lo sguardo sul vescovo di Patti, per incaricarlo di questa riunione. Egli vi lavorò con tanta fortuna che l'imperatore, rinunciando allo scisma e a tutti gli errori dei Greci, fece la sua professione di fede e promise obbedienza al capo della Chiesa, il Pontefice romano, legittimo successore di san Pietro.

Al suo ritorno, passò p er il regno di Ci royaume de Chypre Luogo di conservazione della croce del buon ladrone. pro, dove il re Ugo, dell'illustre casa di Lusignano, gli fece il miglior accoglienza possibile; il Santo vi si ammalò, e la regina Eleonora, figlia del principe d'Aragona, preparava e serviva lei stessa i piatti di cui aveva bisogno. Per il resto del tempo in cui soggiornò a Famagosta, dove era approdato, alloggiò sempre nel convento del suo Ordine, al fine di osservarvi più liberamente tutte le sante pratiche della vita religiosa. Passò poi fino a Gerusalemme, per visitarvi il santo sepolcro e gli altri luoghi sacri, bagnati dal prezioso sangue di Gesù; ovunque celebrò la messa e predicò pubblicamente, sebbene a rischio della sua vita, poiché fu spesso cercato per farlo morire. Il re di Cipro, vedendo che aveva recuperato la salute, attribuì ciò a un miracolo. Si racconta che dopo il suo ritorno, facendo una volta le sue preghiere notturne, si videro scendere come dei globi di fuoco che si fermarono sulla sua camera.

Questa legazione al regno di Cipro felicemente terminata, verso la fine dell'anno 1358, Pietro Tommaso tornò ad Avignone, dove il Papa, pienamente informato, dalle lettere dell'imperatore e del re di Cipro, e dalla sua stessa esperienza, delle grandi qualità del Santo, fece, col parere dei cardinali, spedire una bolla con la quale, dopo aver elogiato la sua virtù, lo stabilì legato generale e speciale della Santa Sede per tutta la Tracia: vale a dire, nel patriarcato di Costantinopoli, nel regno di Cipro, e negli arcivescovadi di Creta, di Smirne, di Atene e di altre città dell'Oriente, revocando tutti gli altri legati particolari di quelle contrade. Inoltre, il Santo Padre lo trasferì dal vescovado di Patti a quelli di Corone e di Negroponte, quest'ultimo dipendente dall'arcivescovado di Atene, e l'altro da quello di Patrasso.

Missione 05 / 08

Guerra e riforma in Oriente

Legato in Oriente, partecipa ai combattimenti contro i Turchi e lavora alla conversione dei Greci a Creta e a Cipro.

Il servo di Dio, munito di questo incarico dal Papa, partì per Costantinopoli con una moltitudine di navi e galee, ben fornite di soldati cristiani, che aveva raccolto da diversi luoghi, per condurli all'imperatore al fine di assisterlo nella guerra che sosteneva contro i Turchi; e, come legato, gli tenne fedele compagnia, corse spesso pericolo della sua persona e della sua vita, esponendosi liberamente ai rischi per la gloria di Dio. Fu lui a far prendere con la forza il castello di Lepséke, poco lontano dal mare, perché da lì i Turchi molestavano notevolmente i viaggiatori cristiani; e poiché, al ritorno, la sua piccola truppa si trovò circondata da un grosso numero di nemici, senza speranza di poter sfuggire a quel pericolo, lui solo, fortificato da una virtù celeste, incoraggiò talmente i soldati che passarono sopra i Turchi, uccisero il loro capo e ne lasciarono trecento morti sul campo. Tralasciamo molte altre azioni marziali che questo invincibile soldato di Gesù Cristo compì con la spada materiale, durante i quattro anni che durò la sua legazione, perché il racconto sarebbe senza dubbio troppo lungo e oltre i limiti che ci siamo prefissati in questo compendio. Ma aggiungeremo che non usò meno utilmente la spada spirituale e le censure ecclesiastiche, per purgare tutte le province dell'Oriente dagli errori dei Greci e da altri abusi che vi trovò. Nell'isola di Creta, ora Candia, fece citare davanti a sé, come inquisitore generale contro l'eresia, tutti i capi di un pernicioso errore che vi era sorto, e li condannò.

Non si comportò con meno energia nel regno di Cipro, dove, dopo aver consacrato re il principe Pietro di Lusignano, alla presenza di suo padre e della regina sua madre, intraprese il prince Pierre de Lusignan Re di Cipro consacrato da Pietro Tommaso e capo della crociata. compito di ristabilire in quest'isola la purezza della fede cattolica. In effetti, Dio benedisse talmente il suo zelo che ricondusse infine, con le sue esortazioni e le sue cure, il primate dei Greci con tutti i loro vescovi e tutti i loro sacerdoti, all'obbedienza della Chiesa romana; tutte le potenze del mondo avevano inutilmente lavorato fino ad allora per ottenere questo risultato.

Da Cipro, il nostro santo legato fece vela verso l'Acaia, per visitarvi il suo vescovado di Corone; fu lì che fece valere più che mai le sue dignità di legato e di vescovo, predicando e lavorando senza sosta per ricondurre i Greci all'obbedienza della Santa Sede. Riformò le chiese dei Latini e i loro pastori; affermò e fortificò i principi nella fede; nutrì il popolo con la parola divina e compì molte altre belle azioni che aumentarono mirabilmente la devozione e il timore di Dio nel cuore dei fedeli; ma i miracoli che compì durante i suoi viaggi lo resero singolarmente raccomandabile a tutti. Con le sue preghiere, ottenne un figlio a uno dei signori della provincia di Arcadia; placò una furiosa tempesta sul mare, quando tutti coloro che erano sulla nave si credevano perduti; prese una croce e, legandola a una corda, la gettò tra i flutti, dopo essersi messo in ginocchio e aver elevato gli occhi e il cuore al cielo per implorarne il soccorso: all'istante la tempesta si calmò; fece cessare il flagello della peste in tutto il regno di Cipro, ordinando penitenze pubbliche e processioni generali, dove appariva per primo, coperto di un sacco e di un cilicio, la cenere sul capo, la corda al collo e i piedi nudi, per placare l'ira di Dio. Egli stesso, arrivando al porto di Pafo per l'incoronazione del re di Cipro, fu liberato da una grave malattia, contro ogni speranza umana, per i meriti di san Gregorio, come disse espressamente al decano della chiesa di Nicosia. Ma torno al seguito della sua storia.

Vita 06 / 08

Patriarca di Costantinopoli e Crociata

Nominato Patriarca, organizza una nuova crociata con il re di Cipro e pacifica Bologna per il Papa.

Il santo legato, vedendo che gli affari della Cristianità erano in condizioni abbastanza buone nelle province d'Oriente, e che il nuovo re di Cipro, Pietro di Lusignano, che egli aveva consacrato, come è stato detto, si risolveva al passaggio in Terra Santa per recuperare il regno di Gerusalemme, lo persuase a venire prima di persona a chiedere soccorso ai principi dell'Occidente, e a conferire con il Papa che era allora Urba no V. Il Urbain V Papa riformatore di origine francese, 200º papa della Chiesa cattolica. re trovò buono questo consiglio: dispose la sua casa e partì da Cipro verso la fine dell'anno 1362, conducendo con sé il beato Pietro Tommaso; questi, lasciando il re a Genova per alcuni affari, venne ad attenderlo ad Avignone. Vi fu ricevuto con tutto l'onore possibile dai cardinali e particolarmente dal Papa, il quale, per esaltare maggiormente i meriti del servo di Dio, lo nominò di sua spontanea volontà all'arcivescovado di Candia, vacante per il decesso di Orso, già legato della Santa Sede a Smirne.

In questo stesso tempo, sorse un grande dissidio tra Sua Santità e il duca di Milano, per alcune pretese rispettive che essi avevano sulla città di Bologna; fu causa questa che il Papa, il quale conosceva l'esperienza del nostro beato nella conduzione degli affari, pose gli occhi su di lui e lo scelse per terminare questa contesa. In effetti, egli se ne disimpegnò con tanta prudenza che, contro ogni apparenza umana, portò infine quel principe a rimettere la città di Bologna sotto il potere della Santa Sede; Dio, senza dubbio, accordò questo felice successo al fervore dell'orazione e alle penitenze del Santo, che non cessava di importunare la sua divina Maestà per la conclusione della pace, nel timore che questa guerra particolare non ostacolasse l'impresa della Terra Santa. Per assicurare maggiormente questo trattato (durante il quale fu liberato miracolosamente da diversi pericoli e imboscate, che i nemici del riposo pubblico gli avevano teso per assassinarlo), fu obbligato a dimorare qualche tempo a Bologna; là, avendo dato prove del suo raro spirito e della sua grande santità, fu scelto dai dottori dell'Università di quella città per essere la pietra fondamentale di una facoltà di teologia che essi vi stabilirono in quello stesso tempo, con l'autorizzazione del Papa; ne hanno conservato la memoria fino ad oggi, riconoscendo il beato Pietro Tommaso come loro principale istitutore. Quando era in quella stessa città, avendo appreso che alcuni spiriti inquieti parlavano in modo malevolo dell'ordine del Monte Carmelo e d ei favori che esso h ordre du Mont-Carmel Ordine religioso a cui appartengono i beati citati. a ricevuto dal cielo, fece ricorso alla madre di Dio, suo asilo ordinario, e non cessò di pregarla finché ella non gli apparve il giorno di Pentecoste, dopo il Mattutino; ella gli disse: «Pietro, abbi fiducia: poiché l'ordine dei Carmelitani persevererà fino alla consumazione dei secoli, essendo questa grazia e questo favore già stati ottenuti per esso molto tempo fa da Elia, suo fondatore». Dopo di che ella scomparve, lasciando il Santo colmo di consolazione.

Fu durante queste importanti negoziazioni di san Pietro Tommaso che la crociata fu risolta. Il Papa nominò come capo e generale di questa grande impresa Giovanni, re di Francia, che si era recato ad Avignone per visitare Sua Santità, e come legato universale il cardinale di Talleyrand-Périgord. Per il re di Cipro, fu pregato di preparare e disporre ogni cosa, essendo vicino agli infedeli. Ma la morte del re di Francia, capo di questo pio partito, essendo sopravvenuta, con grande rammarico di tutta la cristianità, e il cardinale di Talleyrand essendo anch'egli passato da questa vita all'altra, tutta la faccenda fu affidata al nostro Pietro Tommaso, al suo ritorno da Bologna e da Venezia, con il titolo di legato universale della Santa Sede in Terra Santa e in tutte le altre province d'Oriente. Al fine di onorarlo ancora maggiormente e di dargli più potere in Oriente, il Papa, secondo il consiglio dei cardinali, lo nominò al patriarcato di Costantinopoli. Le bolle dell'uno e dell'altro gli furono spedite verso la fine del mese di giugno dell'anno 1364; il vicario di Gesù Cristo, in queste bolle, lo qualifica come «uomo secondo il cuore di Dio, splendente per la purezza della sua vita, eccellente in scienza, ammirevole in umiltà, dottissimo nella legge del Signore e nella fede cattolica, prudente, generoso e clemente».

Pietro Tommaso prese congedo dal Santo Padre e ricevette la sua benedizione per andare a Venezia al fine di affrettare il soccorso che aveva ottenuto dalla repubblica. In attesa che il re di Cipro vi si recasse nel giorno assegnato, il nostro zelante legato non vi rimase ozioso: si occupò di guadagnare diverse anime al servizio di Dio, tanto con i suoi discorsi familiari quanto con le sue predicazioni animate da un fuoco celeste che infiammava i cuori. In effetti, un gran numero di gentiluomini si unirono a lui, e, per dargli un segno più sicuro della loro fedeltà, ricevettero dalla sua mano la croce di Gesù Cristo, protestando che erano pronti a dare il loro sangue e la loro vita per la gloria del suo nome. Ma il re di Cipro non essendosi recato nel giorno stabilito e non avendo condotto, da allora, con sé che un assai mediocre soccorso da parte dei principi cristiani, mancò di far rompere tutta l'impresa dei Veneziani che ritirarono la loro parola, e la nobiltà crociata cominciò a stancarsi di un così lungo ritardo. Tuttavia, né questa disgrazia, né un nuovo dissidio sorto da parte dei Genovesi che, tenendosi offesi da alcune ingiurie ricevute dagli ufficiali del regno di Cipro, erano sul punto di dichiarare guerra al loro re, abbatterono il coraggio del nostro santo legato, capo della crociata; egli placò i Genovesi con la sua prudenza, e fece risolvere il re di Cipro a confidare nella potenza di Dio e a perseguire il suo disegno.

Martirio 07 / 08

La presa di Alessandria e il martirio

Ferito dalle frecce durante la presa di Alessandria, muore a causa delle ferite dopo il ritiro delle truppe.

L'isola di Rodi fu designata per il raduno generale dell'esercito. Quando giunsero circa dodicimila combattenti, tutta la cura del nostro Santo fu di stabilire un buon ordine tra le truppe, particolarmente per quanto riguardava la coscienza dei crociati. Li dispose tutti, dal primo all'ultimo, a ricevere il corpo di Gesù Cristo, che egli amministrò di propria mano al re, a tutti i signori e alla maggior parte dei soldati; essi ne ricevettero forze molto sensibili e un coraggio intrepido per attaccare i nemici; due capi turchi che conobbero queste disposizioni ebbero paura; inviarono i loro ambasciatori al re di Cipro per mettersi sotto la sua protezione e rendersi suoi tributari; inoltre, gli diedero un notevole soccorso di uomini d'arme e di viveri.

Infine, verso gli ultimi giorni del mese di settembre dell'anno 1365, l'esercito partì da Rodi e la navigazione fu così felice che, in meno di quattro giorni, tutte le navi, che una furiosa tempesta aveva disperso qua e là in mare, si trovarono, nonostante un vento ostile e contrario, riunite alla vista l'una dell'altra, con grande stupore dei piloti, di fronte ad Alessandria che si voleva attaccare per prima. I n Alexandrie Luogo di rifugio e di studio durante la persecuzione. emici non ebbero appena scorto questa flotta che, uscendo ben armati, si misero in difesa tra la città e il porto per impedire lo sbarco dei cristiani, i quali non furono poco spaventati all'inizio nel vedersi tanti infedeli davanti. Ma il santo legato, facendo ricorso alle sue armi ordinarie, vale a dire alle lacrime, all'orazione e alle potenti esortazioni che rivolgeva ai soldati, salì sul luogo più elevato della sua nave, senza voler usare alcuno scudo per coprirsi, e di lì, tenendo una croce in mano, incoraggiò così bene i cristiani che, nonostante una grandine continua di frecce che venivano scagliate su di loro da ogni parte, essi approdarono e poterono infine sbarcare; dopo un combattimento ostinato di un'ora intera, gli infedeli voltarono le spalle e fuggirono nella città. Ma furono presto forzati e costretti ad abbandonarla; di modo che il re, il santo legato e tutto l'esercito vi entrarono trionfanti, il quattro ottobre dello stesso anno 1365, rendendo mille lodi e mille azioni di grazie a Dio per aver dato loro una così bella vittoria senza che avessero quasi sofferto alcuna perdita.

Tuttavia, se si può chiamare perdita la morte di un uomo di bene la cui vita dovrebbe durare secoli, questa stessa vittoria fu molto funesta ai cristiani, perché il B. Pietro Tommaso, che nel più forte dell'attacco di questa città di Alessandria si teneva in mezzo all'esercito, la croce in mano, fu trafitto da tanti colpi di frecce e di dardi che, se le sue ferite non gli tolsero la vita sul momento, furono nondimeno così gravi che ne morì tre mesi dopo, come vedremo. Non perseguendo con sufficiente energia le conseguenze della vittoria che Dio metteva nelle loro mani, i cristiani non ebbero nemmeno il coraggio di trattenere e conservare la città che avevano preso con tanta fortuna. Qualunque cosa potessero fare il santo legato e il re di Cipro per sollevare la viltà dei soldati, promettendo loro grandissime ricompense, fu del tutto impossibile dissuaderli dal ritornare; il che non poteva essere che estremamente vergognoso e funesto alla cristianità. Dio, che desidera ardentemente la gloria del suo nome, non lasciò impuniti gli autori di tale viltà; poiché, al loro infelice ritorno, furono così fortemente agitati sul mare che fecero tre o quattro volte il viaggio da Alessandria a Cipro, e da Cipro ad Alessandria, finché, toccati dal pentimento, ma troppo tardi, confessarono infine che questi disastri accadevano loro per non aver seguito il consiglio del santo uomo e il comando del loro re.

Culto 08 / 08

Ultimi giorni e posterità

Si spense a Famagosta nel 1366. Il suo culto come santo e martire fu confermato dalla Congregazione dei Riti nel 1618.

Ecco dunque il nostro santo legato di ritorno a Cipro, carico di fatiche e di anni, oppresso da veglie, digiuni e penitenze, e sofferente per le sue ferite, ma soffrendo ancor più per la tristezza che gli causavano la perdita di Alessandria e la viltà dei cristiani. Seguì il re fino alla città di Nicosia, da dove prese congedo da Sua Maestà per Famagosta , con l'in Famagouste Città di Cipro dove il santo è deceduto. tento di fare ancora un viaggio ad Avignone, e di rendervi conto a Sua Santità della loro spedizione. Ma Dio, che tiene nelle sue mani i momenti della nostra vita, gli preparava un viaggio più lungo e più felice, quello del cielo dove doveva riconoscere e ricompensare le fatiche che il suo servo aveva sofferto sulla terra. Si recò dunque a Famagosta per la festa della Natività di Nostro Signore, e si alloggiò, secondo la sua consuetudine, nel convento dei Carmelitani, da dove andò nella chiesa cattedrale, vi assistette a tutto l'ufficio e vi cantò le tre grandi messe: una a mezzanotte, l'altra al mattino e la terza durante il giorno. Le feste seguenti, celebrò anche pontificalmente in diverse chiese. Il giorno di San Giovanni, andò a dirla fuori città, a Nostra Signora di Cena, dove si recò a piedi nudi, nonostante il fango, e si tenne sempre allo stesso modo sul pavimento durante il servizio. Poiché i suoi domestici gli fecero notare che eccedeva in ciò e faceva torto alla sua salute, egli rispose loro: «Ebbene! i nostri antichi Padri del deserto non andavano forse sempre a piedi nudi? perché non dovremmo imitarli?»

Verso la fine delle feste, fu colto da una febbre che gli fece conoscere l'avvicinarsi di quell'ora beata dopo la quale aveva così a lungo sospirato, e di cui predisse positivamente il giorno al gran ciambellano di Cipro, Pietro Marcelli. Il cancelliere dello stesso regno, chiamato Philippe Mazzeri Cancelliere di Cipro e primo biografo del santo. Filippo Mazzeri, che era suo intimo amico, essendolo venuto a visitare in questa malattia, il Santo gli fece una dichiarazione di tutta la sua vita, fino al minimo dei suoi difetti, che voleva far passare per grandi offese. La domenica mattina, fece la sua confessione generale al padre Arnolfo di Solins, religioso carmelitano, suo confessore; in seguito udì la messa con una fervente devozione, e volle che tutti i suoi domestici vi comunicassero in sua presenza; dopo di che li esortò a perseverare nel timore di Dio, il migliore di tutti i maestri, il più potente per ricompensarli; poi distribuì loro di sua propria mano mille fiorini, prevenendo, con questa azione, ciò che avrebbe voluto che si facesse dopo la sua morte.

Si coprì con un sacco tutto strappato, si mise una grossa corda al collo e si fece coricare sulla terra nuda, e in questo stato, gli fu portato, secondo il suo desiderio, il santo corpo del Figlio di Dio, che ricevette le mani giunte e gli occhi bagnati di lacrime, avendo prima chiesto perdono a tutti gli astanti e fatto una generosa professione di fede; lo rimisero poi sul letto, sempre con quel sacco e quella corda che non volle mai lasciare. Allora il nemico del genere umano lo volle spaventare con spettri e fantasmi; ma la santissima Vergine, sua potente protettrice, apparendogli in questa estremità, li fece presto svanire con la sua presenza; il santo malato ne fu talmente consolato che non poté dissimulare la sua gioia a due santi sacerdoti che erano venuti a visitarlo. Poiché la sua malattia aumentava sempre, chiese il sacramento dell'Estrema Unzione; e, per disporsi, si fece mettere ancora una volta a terra con la croce e l'acquasantiera al suo fianco, e diversi ceri accesi attorno a lui; poi comandò che la sua camera fosse aperta a chiunque volesse entrarvi. In questo stato, ricevette con tutta la devozione possibile, questo ultimo Sacramento che gli fu amministrato dal vescovo; lo si supplicò di soffrire che lo riportassero sul suo letto, ma egli rifiutò, dicendo «che il cristiano non doveva morire altrove che sulla cenere e sul cilicio». Diede la sua benedizione agli astanti e pregò il vescovo di ritornarsene con il suo clero; poi si fece leggere la passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Questo divino Salvatore lo consolava spesso con la sua presenza durante i più grandi dolori della sua malattia; gli fece conoscere il giorno e l'ora della sua morte e gli diede assicurazioni che era nel numero degli eletti; di qui viene che assicurò davanti a tutti gli astanti, prima di rendere l'anima, che moriva contento e in pace di spirito. Gli fu presentato del cibo per dargli un po' di forza; ma egli si voltò verso la croce, e prendendola tra le mani, proferì queste parole con una fiducia meravigliosa: «È questo il solo alimento che desidero, e non punto altro; è il frutto di vita che mi governa e mi sostiene e in cui ho riposto tutte le mie speranze». Infine, dopo aver così messo buon ordine alla sua coscienza e ai suoi affari, provveduto all'interesse dei suoi domestici e ordinato che lo seppellissero all'entrata del coro, al fine di essere più spesso calpestato, rese pacificamente la sua anima a Dio il giorno dell'Epifania, alle due di notte, l'anno di Nostro Signore 1366. Il suo corpo esalò, dopo il suo decesso, come un eccellente profumo, e il suo volto divenne vermiglio e bello come quello di un angelo. Raggi di luce furono scorti sul suo corpo, che ne fu talmente riscaldato, che ne colò un certo sudore da tutte le parti; fu necessario asciugarli con del cotone che è servito da allora a diverse guarigioni miracolose. Si conservò questo deposito sacro sei giorni interi, esposto nel coro del convento dei Carmelitani, a Famagosta, dove era deceduto, senza che vi si scorgesse in tutto quel tempo la minima traccia di corruzione. Tutti gli onori che si rendono ordinariamente ai Santi gli furono resi dal popolo, anche dagli scismatici che, durante la sua vita, lo tenevano per un anticristo e per loro nemico mortale. Il titolo di santo gli è rimasto tra i cattolici come anche quello di martire, perché è morto in seguito alle ferite che aveva ricevuto nel combattimento, in una guerra santa contro gli infedeli. Ciò non è un piccolo motivo di gioia e di consolazione per i nostri generosi soldati cristiani che, quando li si conduce contro il nemico di questo glorioso nome, danno liberamente la loro vita per opporsi alle sue conquiste; poiché ne possono attendere il illustrissimo e gloriosissimo titolo di martiri di Gesù Cristo, così come il re san Luigi chiamava i suoi soldati deceduti in una simile guerra. In effetti, per quanto riguarda il nostro B. Pietro Tommaso in particolare, la Santa Sede non gli ha mai rifiutato le qualità di santo e di martire, poiché ha permesso a tutto l'Ordine dei Carmelitani di celebrarne messe e di farne l'ufficio, come di un santo Martire, il 14 febbraio, perché il giorno del suo decesso è occupato dalla festa dell'Epifania: tale è il senso di un decreto della sacra Congregazione dei Riti, dato a Roma, l'11 giugno dell'anno 1618.

Si rappresenta il B. Pietro Tommaso con un ramo d'ulivo alla mano: è il simbolo delle numerose missioni di pacificazione che in qualità di legato compì, sia in Oriente, sia in Occidente.

La vita di questo grande Santo è stata primieramente scritta da Filippo Marzori, canonico del regno di Cipro, secondo ciò che aveva visto con i propri occhi e ciò che aveva udito dalla bocca stessa del beato, poco prima che passasse da questo mondo. E da allora, tutte le cronache e tutti i Martirologi dell'Ordine dei Carmelitani, come anche quello di Francia, lo riconoscono sotto questa qualità di Santo e di Martire.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Ingresso tra i Carmelitani a Condom all'età di 21 anni
  2. Dottorato in teologia a Parigi in tre anni
  3. Nunzio apostolico a Napoli e presso l'imperatore Carlo IV
  4. Conversione dell'imperatore Giovanni Paleologo al cattolicesimo
  5. Presa di Alessandria nel 1365, dove viene ferito da frecce
  6. Morto a Famagosta per le ferite riportate

Miracoli

  1. Ottenimento della pioggia tramite la predicazione ad Avignone
  2. Protezione di una nave contro i Turchi tramite una nube miracolosa
  3. Placamento di tempeste in mare tramite la preghiera
  4. Guarigione dalla peste a Cipro
  5. Apparizione della Vergine Maria che conferma la perennità dell'ordine dei Carmelitani

Citazioni

  • Il cristiano non deve morire altrove che sulla cenere e sul cilicio. Parole riferite durante la sua agonia

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo