Nobile romana sposata contro la sua volontà, Francesca visse quarant'anni di matrimonio esemplare prima di fondare la congregazione delle Oblate sotto la regola di San Benedetto. Mistica favorita da visioni celesti e accompagnata visibilmente da un angelo, si consacrò ai poveri e alla penitenza. È celebre per le sue rivelazioni sull'inferno, il purgatorio e il paradiso.
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SANTA FRANCESCA, ROMANA, VEDOVA,
FONDATRICE DELLE OBLATE
Giovinezza e matrimonio forzato
Nata nella nobiltà romana nel 1384, Francesca manifesta presto un desiderio di vita religiosa ma è costretta a sposare Lorenzo Ponziani nel 1396.
Per essere nata nell'opulenza, diceva santa Francesca, una donna del mondo non è meno obbligata a seguire le massime del Vangelo.
Vedremo, nella vita di questa illustre vedova, il ritratto di quella donna forte di cui parla il Saggio, e di cui fa così grandi elogi. Nacque nell'anno di grazia 1384. Suo padre si chiamava Paolo Bussa, e sua madre Giacobella de' Roffredeschi, entrambi delle prime famiglie di Roma. Fece appa Rome Città natale di Massimiano. rire, fin dalla culla, una tale avversione per tutto ciò che è contrario alla purezza, che non poteva soffrire che alcun uomo, nemmeno suo padre, usasse delle carezze e delle libertà che la natura autorizza verso un bambino. All'età di dodici anni, avrebbe ben desiderato rinchiudersi in un chiostro per servirvi il resto dei suoi giorni il solo Sposo delle vergini; fece persino tutti i suoi sforzi per questo: ma i suoi genitori, senza consultare le sue inclinazioni, la obbligarono a sposare, nel 1396, malgrado tutte le sue ri pugnanze, Lorenz Laurent Ponziani Sposo di santa Francesca Romana. o Ponziani, giovane signore romano, la cui fortuna eguagliava la nascita: vi furono pochi matrimoni così felici, perché ve ne sono pochi così santi; la stima, il rispetto e l'amore furono reciproci, la pace e l'unione inalterabili; questi sposi vissero insieme quarant'anni senza la minima incomprensione, senza un'ombra di freddezza.
Vita domestica e obbedienza
Francesca trasforma la sua casa in una scuola di virtù, conciliando i suoi doveri di sposa con un'intensa pietà, illustrata dal miracolo del versetto scritto in lettere d'oro.
Tuttavia, appena Francesca ebbe cambiato condizione, cadde pericolosamente malata; il che fece conoscere il dispiacere che aveva avuto nell'impegnarsi nel matrimonio. Nondimeno, la sua malattia non durò a lungo; poiché san Al essio, appar saint Alexis Santo citato come modello di rinuncia per Roberto. endole di notte, le restituì in un istante una salute perfetta. La sua casa fu una vera scuola di virtù: considerava i suoi domestici, non come i suoi servi e le sue serve, ma come i suoi fratelli e le sue sorelle in Gesù Cristo, senza che tuttavia questa dolcezza le facesse allentare nulla dello zelo e della giustizia, quando si trattava dell'offesa di Dio; poiché non poteva soffrire che si facesse nulla contro gli interessi della sua gloria. La sua prima cura fu di studiare il carattere di suo marito, ed evitare scrupolosamente tutto ciò che avrebbe potuto dispiacergli. Lo considerava come il suo padrone, e come colui che teneva presso di lei il posto di Dio sulla terra; gli era così sottomessa, così obbediente, che, anche quando era occupata nella preghiera o in qualche pratica di pietà, lasciava tutto per soddisfarlo e attendere agli obblighi del suo stato: il che deve costituire l'oggetto principale della devozione di una donna impegnata nel matrimonio. Così Dio fece apparire, con un prodigio, quanto questa obbedienza gli fosse gradita. La nostra Santa, recitando un giorno l'ufficio di Nostra Signora, fu talmente pressata a interromperlo, per soddisfare a qualche dovere della sua casa, che lasciò per quattro volte uno stesso versetto; ma, sbrigata la faccenda, tornando alla sua devozione, trovò il versetto scritto in lettere d'oro, sebbene prima fosse scritto solo in caratteri comuni. Qualche tempo dopo, l'apostolo san Paolo, apparendole in un'estasi, le disse che il suo angelo custode aveva tracciato lui stesso quei nuovi caratteri, per farle conoscere il merito dell'obbedienza.
Maternità e lutti
Madre di diversi figli, affronta la perdita del figlio Giovanni e della figlia Agnese, ricevendo al contempo la protezione visibile di un arcangelo.
Essendo il sacramento del matrimonio stato istituito da Dio per popolare il cielo attraverso la nascita dei figli sulla terra, questa fedele sposa pregò Nostro Signore di volerne concedere. Ebbe, tra gli altri, un figlio che, per un felice presagio, ebbe come patrono Giovanni l'Evangelista, a differenza del primogenito chiamato Giovanni Battista. Visse solo nove anni; ma in questo breve tempo fece conoscere di essere nato più per il cielo che per la terra: poiché fu dotato del dono di profezia, e predisse al padre che avrebbe ricevuto un colpo pericoloso in una parte del corpo che gli indicò, e, a un religioso mendicante, che avrebbe presto cambiato abito: queste predizioni si verificarono; Lorenzo Ponziani fu ferito in una guerra scoppiata, nell'anno 1406, tra i Romani e i Napoletani, e il religioso fu fatto vescovo. Questo santo fanciullo fu colpito dalla peste, quando essa afflisse la città di Roma, all'inizio del XV secolo. Prevedendo la sua morte, ne avvertì la sua buona madre e la supplicò di dargli un confessore, perché vedeva san Antonio e sant'Onofrio, verso i quali nutriva una particolare devozione, avanzare verso di lui per condurlo al cielo: ciò che accadde lo stesso giorno; e fu sepolto nella chiesa di santa Cecilia, al di là del Tevere. Un anno dopo, la Santa, pregando nel suo oratorio, scorse il suo piccolo Giovanni tutto brillante di luce e assistito da un altro ancora più splendente di lui; le rivelò lo stato della sua gloria nel cielo: egli era nel secondo coro della prima gerarchia, e l'angelo che lo accompagnava appariva più bello, perché era in un grado di gloria più alto del suo. Aggiunse che veniva a cercare sua sorella Agnese, di soli cinque anni, per essere posta con lui tra gli angeli. Infine, andandosene, le lasciò, come custode, quell'arcangelo che, da allora, rimase sempre con lei; ed ella confessò al suo confessore che, quando posava gli occhi su quello spirito celeste, le accadeva la stessa cosa che a una persona che guarda fissamente il sole e non può sopportare lo splendore della sua luce.
Guerre e vita di penitenza
Durante i disordini politici a Roma causati da Ladislao di Napoli, pratica un rigoroso ascetismo e si dedica ai poveri insieme alla cognata Vannozza.
Il cielo spandeva su di lei quelle dolcezze di un altro mondo, che sono l'assaggio delle gioie divine; ma le riservava una croce, e una croce terribile. Essendo stata presa Roma dal re di Napoli, Ladislao, Francesca vide la sua casa saccheggiata, i suoi beni confiscati, suo marito esiliato: sopportò questi rovesci con una costanza ammirevole. La tempesta l'agitava all'esterno; ma la calma era nella sua anima e la serenità sul suo volto. La burrasca passò; suo marito fu richiamato dall'esilio, i suoi beni le furono restituiti; la pace rientrò nella sua famiglia. La virtuosa dama approfittò di queste sventure per persuadere il suo sposo a vivere insieme in una perfetta continenza. Questo sposo, santificato dalle virtù celesti della sua teneramente amata consorte, le accordò tutto ciò che desiderava. Da allora, non mangiò più che una volta al giorno, si nutrì solo di pane e acqua, e, al massimo, di qualche verdura insipida che prendeva una sola volta al giorno. Si proibì per sempre e fino alla morte l'uso della biancheria fine, e non indossò più, sotto i suoi abiti di saia, che un aspro cilicio e una cintura fatta di crine di cavallo; portava, inoltre, un altro cerchio di ferro che le perforava la pelle. Non contenta di questo strumento di penitenza, che non toglieva mai né giorno né notte, vi aggiungeva, a diverse riprese, una disciplina fatta di catenelle di ferro con punte acuminate: la sola obbedienza, che preferiva a tutti i suoi sentimenti, le faceva talvolta diminuire questi rigori, quando il suo confessore si credeva obbligato ad apportarvi della moderazione. Univa a questa austerità la pratica delle opere di misericordia, assistendo i poveri che considerava come le immagini del suo Salvatore crocifisso. Per farlo con maggior vantaggio e libertà, si unì alla cognata Vannozza , anima Vannosa Cognata e compagna di carità della santa. molto virtuosa: andavano insieme, di porta in porta per le strade di Roma, a chiedere l'elemosina per i bisognosi. Dio gradì così tanto questa condotta che compì spesso dei miracoli in loro favore, moltiplicando il pane e il vino che donavano per suo amore.
Si confessava ordinariamente ogni mercoledì e sabato, e faceva la comunione almeno una volta alla settimana; frequentava molto la chiesa di San Pietro in Vaticano; quella di San Paolo fuori le mura; quella di Santa Maria in Ara Coeli; quella di Santa Maria Nova e quella di Santa Maria in Trastevere, sempre in compagnia della cognata. Si racconta che un giorno andarono alla chiesa di Santa Cecilia per farvi le loro devozioni: un sacerdote, che non approvava che delle donne sposate facessero la comunione così spesso, diede all'una e all'altra delle ostie non consacrate; ma Francesca se ne accorse subito, non sentendo la presenza del suo Sposo, come era solita fare quando riceveva la santa comunione; se ne lamentò con padre Antonio da Monte Savello, il suo confessore, che andò a trovare il sacerdote: quest'ultimo gli confessò la verità della cosa e fece penitenza per la sua colpa.
Lotte contro il demonio
La santa subisce violenti attacchi fisici e psicologici dal demonio, sui quali trionfa attraverso la preghiera e l'esorcismo.
Il demonio, che vedeva solo con rammarico la virtù della nostra Santa, decise di combatterla. Impiegando ogni sforzo per perderla, si presentò a lei in mille posture spaventose, con gesti ridicoli e immodesti. La attaccava spesso durante le sue preghiere, le premeva il viso contro terra, la trascinava per i capelli, la picchiava e la frustava crudelmente. Una notte, mentre prendeva un po' di riposo dopo un duro combattimento, egli trasportò il corpo di un uomo morto nella sua stanza e la tenne su quel cadavere per un lungo lasso di tempo: ciò le fece una tale impressione che, da quell'incidente, le sembrava che quell'oggetto fosse sempre vicino a lei, senza che potesse liberarsi dell'odore che esalava: che dico? la sola vista degli uomini era per lei un supplizio, sentendo al loro avvicinarsi un fremito universale in tutte le sue membra. Sarebbe impossibile riportare qui tutte le persecuzioni che il demonio le fece e le vittorie che ella riportò su di lui. Ella trionfò della sua malizia, non solo quando la impiegò contro di lei, ma anche quando la impiegò contro gli altri: talvolta convertiva donne dedite al vizio, talvolta le cacciava da Roma, o dagli altri asili dove si ritiravano, per impedire loro di pervertire l'innocenza.
Ella ottenne, con le sue preghiere, che il suo confessore fosse liberato da uno spirito maligno che lo spingeva all'ira. Prevedeva le tentazioni di molte anime e le preservava dal caderci con i suoi buoni consigli. Una volta, il demonio precipitò Vannosa dall'alto di una salita verso il basso, e le spezzò quasi tutto il corpo; ma Francesca, con le sue preghiere, la ristabilì subito in perfetta salute. Così, il demonio rimaneva sconfitto da ogni parte.
Da quando si era associata alla pia Vannosa, sua cognata, non faceva nulla che non fosse di concerto con lei. Un giorno Dio volle mostrare, con un prodigio, quanto la loro santa unione Gli fosse gradita: mentre si erano ritirate in disparte in un lato del giardino, all'ombra di un albero, per deliberare insieme sui mezzi per lasciare il mondo, delle pere estremamente belle e gustose caddero ai loro piedi, sebbene fosse primavera. Queste due sante donne portarono quei frutti ai loro mariti, al fine di rafforzarli, con quel prodigio, nella volontà di servire Dio, e di dare loro piena libertà di farlo.
Fondazione della congregazione
Nel 1425 fonda la congregazione delle Oblate sotto la regola di San Benedetto, approvata da papa Eugenio IV.
L'anno 1425, la nostra Santa intraprese l'erezione di una congregazione di fanciulle e donne vedove, che si dedicassero perfettamente alla pietà e alla devozione, sotto la regola di San Benedetto. Fu confermata in questo pio disegno da diverse visioni celesti in cui le apparvero gli apostoli San Pietro e San Paolo, San Benedetto e Santa Maddalena, che le prescrissero le regole per le sue religiose. Le sembrò di vedere un giorno che San Pietro, dopo averla velata e benedetta solennemente, la offriva a Nostra Signora, per essere accolta sotto la sua protezione e la sua speciale salvaguardia; fu allora che, tornata in sé, redasse per iscritto le regole che sono state osservate, da allora, nel suo monastero, così come le erano state dettate in quelle ammirevoli visioni; e, avendole comunicate al suo padre spirituale, le fece approvare da p apa Eugenio IV pape Eugène IV Papa che inviò Niccolò Albergati al concilio di Basilea. .
La beata Francesca aveva allora circa quarantatré anni; ne aveva già trascorsi ventotto nel matrimonio. Nei dodici che vi trascorse in seguito, Dio fece risplendere la sua santità attraverso diverse meraviglie e guarigioni miracolose; ma la sua umiltà gliele faceva dissimulare con l'applicazione di rimedi sulla parte ferita, sebbene tali rimedi fossero del tutto contrari al male. Non diciamo nulla dell'assistenza particolare che gli angeli le hanno reso. Abbiamo già visto che, oltre al suo angelo custode, Dio le ne diede un secondo, che l'accompagnava visibilmente: se accadeva che il demonio prendesse le sembianze di un angelo di luce per ingannarla, questo fedele custode non mancava mai di svelarle l'artificio del suo nemico, e la sua anima era immediatamente colmata di un odore così gradevole, da esserne mirabilmente consolata. Se, quando era in compagnia, le sfuggiva un'azione o una parola meno necessaria, o se si lasciava trasportare da pensieri superflui riguardanti la sua casa, o altri soggetti, questo spirito celeste, testimone continuo di tutta la sua vita, si sottraeva ai suoi occhi e, con la sua assenza, la obbligava a rientrare in se stessa e a riconoscersi. Da qui deriva il fatto che si dipinge questa Santa con al fianco un angelo che le funge da guida e da governatore.
La morte, che non risparmia nessuno, avendole tolto il marito, l'anno 1436, ella regolò in poco tempo tutti i suoi affari e, abbandonando i suoi beni ai figli che aveva ancora al mondo, si recò al monastero che aveva fondato; lì, prosternandosi a terra, con la corda al collo e gli occhi bagnati di lacrime, supplicò umilissimamente le figlie, di cui era madre in Gesù Cristo, di riceverla nel monastero in qualità di piccola serva; cosa che esse fecero con tutta la gioia immaginabile. Poco dopo, la elessero loro superiora, nonostante tutte le sue resistenze.
Queste religiose sono chiamate oblate, perché consacrandosi a D io usan oblates Congregazione religiosa fondata dalla santa. o la parola oblazione e non quella di professione: invece di dire come le altre, faccio professione, esse dicono mi offro; non fanno voti; promettono semplicemente di obbedire alla madre presidente. Hanno pensioni, ereditano dai loro genitori e possono uscire con il permesso della loro superiora. Vi sono nel convento che hanno a Roma diverse dame di alto lignaggio.
Ecco dunque Santa Francesca assolutamente madre della pia congregazione che lei stessa aveva stabilito. La portò in seguito a una tale perfezione, che si può dire che vi abbia lasciato l'idea più perfetta della vita religiosa. Inizialmente erano alloggiate in modo poco comodo: per questo acquistarono un'altra casa più pulita e meglio situata, ai piedi del Campidoglio, dove si trasferirono solennemente dopo aver tutte fatto la comunione; questa casa fu chiamata la Torre dello Specchio, a causa di una torre che si trova nello stesso luogo, e che è stata ornat a, sulla superfic la Tour du Miroir Casa madre della congregazione delle Oblate ai piedi del Campidoglio. ie, con alcuni rilievi simili a specchi.
Miracoli e vita comunitaria
Dopo la morte del marito nel 1436, si unisce al suo monastero dove moltiplica le guarigioni e gli atti di profonda umiltà.
Dio continuò, e anzi accrebbe i favori che concedeva alla nostra Santa, e compì per mezzo suo molti miracoli, che si possono vedere nella bolla della sua canonizzazione. Liberò dal mal caduco un bambino di cinque anni, ponendogli la mano sul capo. Con lo stesso mezzo, ne guarì un altro da un'ernia; restituì la salute a molti altri malati con la sola imposizione delle mani. Una donna, di nome Angela, che era paralizzata a un braccio per la violenza della gotta, avendo incontrato la Santa per strada, implorò il suo soccorso e ricevette da lei, all'istante, una perfetta salute. Un giorno diede da mangiare molto abbondantemente a quindici religiose con alcuni pezzi di pane, che a stento sarebbero bastati per tre, e tuttavia ne avanzò ancora un paniere pieno. Un'altra volta, avendo alcune religiose seguito lei per tagliare legna fuori dalla città, poiché soffrivano la sete, Dio fece spuntare in una vigna tanti grappoli d'uva quante erano le ragazze con lei, sebbene fosse il mese di gennaio. Tralasciamo il resto dei suoi miracoli, per dire una parola sulle sue virtù, in particolare sulla sua umiltà, per mezzo della quale si è elevata alla vera grandezza.
Non ha mai sofferto, né nel chiostro né nella casa di suo marito, che la si servisse, sebbene fosse la padrona e la superiora; ma, praticando alla lettera la parola di Nostro Signore, preferiva servire gli altri ed essere trattata da serva: si compiaceva persino singolarmente di essere stimata la minore di tutte, e, se le avessero creduto, non le avrebbero dato titoli più onorevoli di quello di «peccatrice, vaso d'impurità, e donna assai vile e miserabile». Questa umiltà apparve ancora di più nelle sue azioni che nelle sue parole: poiché la si è vista tornare dalla sua vigna, che era fuori dai sobborghi, con un fascio di sarmenti sulla testa, e conducendo davanti a sé un asino carico, che impiegava per il servizio dei poveri; faceva vedere con ciò che nulla è difficile alla carità; e che, quando questa virtù ci fa agire, si calpestano i piedi al rispetto umano, anche quello che appare il più ragionevole. Nelle sofferenze, la sua pazienza era invincibile: quando suo marito fu mandato in esilio, i suoi beni furono confiscati e tutta la sua casa rovinata (durante i disordini che seguirono l'invasione di Roma da parte di Ladislao, re di Napoli, e durante il grande scisma che lacerò la Chiesa, sotto il pontificato di Giovanni XXIII, l'anno 14 13), non disse mai altro che quest grand schisme qui déchira l'Église Periodo di crisi della Chiesa menzionato come contesto delle prove della santa. e belle parole di Giobbe: «Il Signore me li ha dati, il Signore me li ha tolti; sia benedetto il suo santo nome!». Aveva una grande devozione verso il santo Sacramento dell'altare; alla sua presenza si elevava a Dio con tanto fervore, che rimaneva talvolta a lungo immobile e tutta rapita in spirito. Quanto alla Passione di Nostro Signore, la meditava con una così grande tenerezza, che ne versava abbondanti lacrime, e provava persino realmente dolori acuti nelle parti del suo corpo dove Gesù Cristo aveva sofferto nel suo, come dice espressamente la bolla della sua canonizzazione. Infine, Dio volle terminare una così santa vita con una felice morte.
Transito e riconoscimento ecclesiale
Muore nel 1440 e viene canonizzata nel 1608 da Paolo V dopo numerosi miracoli constatati al suo sepolcro.
Giovanni Battista, il suo figlio primogenito, essendo caduto in una malattia molto pericolosa, Francesca si credette obbligata a prodigargli le sue cure, poiché non le rifiutava agli stranieri. Il suo confessore le ordinò di passarvi la notte, perché era troppo lontano per tornare al suo monastero, al di là del Tevere; ma essa stessa fu colta quella notte da una febbre ardente, che aumentò così tanto che, non essendo in grado di poter uscire da quel luogo, fu costretta a disporsi alla morte ricevendo i sacramenti. Avendole Dio fatto conoscere che il settimo giorno della sua malattia sarebbe stato l'ultimo della sua vita, ne diede avviso quattro giorni prima, dicendo: «Dio sia benedetto! giovedì al più tardi passerò da questa vita a una migliore». L'evento verificò questa predizione; infatti, il mercoledì seguente, 9 marzo 1440, rese il suo spirito a colui che l'aveva creato, con una tranquillità ammirevole e senza alcun segno di dolore. Aveva cinquantasei anni: ne aveva passati dodici nella casa di suo padre, quaranta nel suo matrimonio e quattro in religione.
Il suo corpo fu portato alla chiesa di Santa Maria Nova, dove rimase tre giorni esposto alla vista di tutto il popolo, che vi accorreva in folla per ammirarvi le meraviglie di Dio. Si esalava da questo prezioso tesoro un odore così gradevole, che si sarebbe detto che tutta la chiesa fosse riempita di gelsomini, garofani e rose. Molti miracoli furono compiuti al suo sepolcro toccando le cose che le erano appartenute; soprattutto in favore delle persone afflitte dalla peste. Un profumiere, chiamato Girolamo, essendo in punto di morte, ne fu tratto per aver toccato l'abito della nostra Santa; e una donna, chiamata Maddalena di Clarelle, ne fu preservata per la sola invocazione del suo nome. Una folla di malati furono guariti per il merito delle sue preghiere. Un turco, chiamato Beli, era così indurito che non si era mai potuto ottenere nulla dal suo spirito; tutto ciò che si poté trarre da lui fu che avrebbe detto queste parole: «Francesca, serva di Dio, ricordatevi di me». Si convertì.
Tutte queste meraviglie hanno spesso fatto sollecitare i sovrani Pontefici a procedere alla canonizzazione di questa illustre Romana. Eugenio IV, Niccolò V e Clemente VIII vi lavorarono; Paolo Paul V Papa che approvò la bolla di erezione dell'Oratorio. V terminò questo santo affare il 29 maggio 1608. Innocenzo X ha comandato di celebrarne la festa, con ufficio doppio: cosa che si fa il 9 di questo mese. Il corpo di santa Francesca rimase in terra per più di duecento anni. Fu esumato nel 1638 e rinchiuso in una bella cassa di rame dorato.
La festa di santa Francesca è festiva a Roma, come lo era a Parigi quella di san Rocco prima della rivoluzione, vale a dire che senza essere di precetto, è l'occasione di una grande solennità.
Si rappresenta talvolta la Santa mentre spinge un asino davanti a sé. — Altre volte, si pone vicino a lei un piccolo angelo, ordinariamente vestito in maniera di diacono e raggiante di luce. — Si sa che il suo angelo custode le appariva quasi tutti i giorni, e secondo il più o meno splendore che diffondeva, la Santa aveva imparato a comprendere se Dio fosse contento di lei, o se avesse qualcosa da rimproverarsi. La chiarezza che l'angelo diffondeva attorno a sé era talvolta tale che la Santa poteva leggere di notte senza altra luce. — La si rappresenta anche mentre riceve il Bambino Gesù dalle mani di Nostra Signora che glielo rimise un giorno in cui era appena andata a visitare la chiesa di Santo Stefano, affinché lo portasse fino alla chiesa vicina. — La si vede ancora portare al braccio un cesto di verdure per mostrare che adempiva con gioia ai bassi uffici della comunità.
Visioni del Cielo e dell'Inferno
Il testo dettaglia le 93 visioni della santa, includendo descrizioni precise della gerarchia celeste, del purgatorio e dei tormenti infernali.
Santa Francesca ha lasciato novantatré visioni che ella stessa dettò al suo confessore. Il trattato dell'inferno, in particolare, è assai notevole.
Nella tredicesima visione, ella vede la Santa Vergine la cui testa è ornata di tre corone: quella della sua verginità, quella della sua umiltà e quella della sua gloria.
Nella quattordicesima visione, ella racconta il cielo: questo è diviso in cielo stellato, cielo cristallino e cielo empireo. Il cielo degli astri è luminosissimo; il cristallino lo è ancora di più, ma queste luci non sono nulla in confronto a quelle che illuminano il cielo empireo: sono le piaghe di Gesù che illuminano questo terzo cielo.
Nella diciassettesima visione, Dio le mostra la sua divinità: ella la vide come un grande cerchio che non aveva altro sostegno che se stesso, e gettava uno splendore così vivo che la Santa non poteva guardarlo in faccia: lesse nel mezzo le seguenti parole: «Principio senza principio e fine senza fine». — Vide poi come avvenne la creazione degli angeli: furono tutti creati nello stesso momento, e la potenza di Dio li lasciò cadere come fiocchi di neve che le nubi versano sulle montagne durante la stagione invernale. Coloro che hanno perduto la gloria del cielo per sempre, formano il terzo dell'immensa moltitudine di questi spiriti.
Il 13 febbraio 1432, — è la ventunesima visione, — il coro delle vergini, condotto da santa Maddalena e santa Agnese, le fece udire il seguente cantico:
«Se qualcuno desidera entrare nel cuore di Gesù, deve spogliarsi di tutte le cose tanto interiori quanto esteriori; — disprezzare se stesso e giudicarsi degno del disprezzo eterno; — agire in tutta semplicità, non affettare nulla che non sia conforme ai suoi sentimenti, non cercare mai di apparire migliore di quanto si è agli occhi di Dio; — non tornare mai sui propri sacrifici; — rinunciare a se stessi e conoscere la propria miseria al punto da non osare più levare gli occhi per guardare il proprio Dio; — odiare se stessi al punto da chiedere vendetta al Signore; — rendere all'Altissimo i doni che se ne sono ricevuti: memoria, intelletto, volontà; — guardare le lodi come un supplizio e un castigo; — se accade che vi si testimoni avversione, guardare questa pena come un bagno d'acqua di rose nel quale bisogna immergersi con una vera umiltà; — le ingiurie devono risuonare alle orecchie dell'anima che tende alla perfezione come suoni gradevoli; — bisogna ricevere le ingiurie, i maltrattamenti come carezze: non basta, bisogna renderne grazie a Dio, bisogna ringraziarne coloro da cui si ricevono; — l'uomo perfetto deve farsi così piccolo che non si deve più scorgere di un chicco di miglio gettato in fondo a un fiume profondo».
Le fu detto poi che una sola anima si era trovata al mondo ornata di tutte le virtù in un grado supremo: quella di Maria.
Nella quarantatreesima visione, tenne Gesù sulle sue ginocchia: aveva la forma di un piccolo agnello. Vide poi un altare magnificamente ornato sul quale era un agnello che portava le stimmate delle cinque piaghe. Ai piedi dell'altare vi era un gran numero di ricchi candelabri disposti in un bell'ordine. Al primo rango — era il più lontano — ve n'erano sette che significavano le virtù principali; al secondo rango, ve n'erano dodici che significavano i dodici articoli del simbolo; al terzo, ve n'erano sette che significavano i sette doni dello Spirito Santo; al quarto, ve n'erano altri sette che rappresentavano i sette sacramenti della Chiesa.
Questa visione, che ebbe luogo un giorno di Ognissanti, durò tredici ore. Vide ancora i principali ordini di santi che avanzavano sotto le loro insegne. I patriarchi erano condotti da san Giovanni Battista; — gli apostoli da san Pietro e san Paolo; — gli evangelisti da san Giovanni e san Marco; — i martiri da san Lorenzo e santo Stefano; — i dottori da san Gregorio e san Girolamo; i religiosi da san Benedetto, san Bernardo, san Domenico e san Francesco; — gli eremiti da san Paolo e sant'Antonio; — le vergini da santa Maria Maddalena e santa Agnese; — le vedove da sant'Anna e santa Sabina; — e le donne sposate da santa Cecilia.
Il trattato dell'inferno, abbiamo detto, è il più notevole degli scritti che ha dettato santa Francesca. Eccone un'idea:
Un giorno che la serva di Dio era molto sofferente, si rinchiuse nella sua cella per dedicarsi all'esercizio della contemplazione. Erano circa le quattro del pomeriggio. Subito fu rapita in estasi, e l'arcangelo Raffaele, che non vide allora, venne a prenderla per condurla alla visione dell'inferno. Arrivata alla porta di questo regno spaventoso, lesse queste parole scritte in lettere di fuoco: «Questo luogo è il luogo dell'inferno; inferno senza speranza, inferno senza intervallo nei tormenti, inferno senza riposo». La porta si aprì e Francesca guardò: vide un abisso così profondo, così spaventoso, da cui uscivano grida così orribili e odori così insopportabili, che da allora non ne poteva parlare senza che il suo sangue si gelasse nelle vene. L'inferno le apparve diviso in tre regioni, una superiore, l'altra inferiore, l'altra intermedia. I tormenti erano più gravi nella regione inferiore che nelle altre due. Nella regione superiore sono posti gli Ebrei che, a parte la loro ostinazione, vissero esenti da grandi crimini; quelli dei cristiani che trascurarono la confessione durante la vita e ne furono privati alla morte.
Nel più profondo dell'inferno sono i Sodomiti e tutti coloro che si sono abbandonati a peccati contro natura; i demoni li trafiggono con bocche infuocate. Vengono poi gli operai, che sono stesi su tavole di bronzo arrossate al fuoco; i demoni versano loro in bocca secchi di metallo liquefatto; — ai bestemmiatori, i ministri della vendetta celeste tirano la lingua con uncini; — ai traditori e agli ipocriti, strappano senza sosta il cuore, che senza sosta rimettono al suo posto; — gli omicidi e le donne che fanno perire il loro frutto nel proprio seno sono portati senza fine da una vasca dove c'è sangue in ebollizione a un'altra vasca dove c'è ghiaccio; — gli apostati sono segati in due; — gli incestuosi sono immersi in vasche piene di lordure puzzolenti; gli incantatori, gli stregoni e coloro che credono alla loro arte ridicola ricevono dischi infuocati che i demoni gettano loro in faccia. Poi vengono le pene dei sette peccati capitali; infine il supplizio dei ladri, dei figli snaturati, dei religiosi che violano i loro voti, dei calunniatori, delle vergini stolte, delle vedove viziose, delle donne idolatre della loro bellezza. Ci rammarichiamo di non poter dare tutti questi dettagli, ma coloro che fossero interessati all'argomento possono leggere gli Bollandisti.
Al momento della caduta degli angeli cattivi, un terzo rimase nell'aria, un altro terzo rimase sulla terra, e l'ultimo terzo cadde fino nell'inferno. Questa differenza proviene dalla differenza della colpa comune.
Lucifero è il monarca degli inferi, ma monarca incatenato e più infelice di tutti gli altri; ha sotto di sé tre principi ai quali tutti gli spiriti infernali divisi in tre corpi sono assoggettati per volontà di Dio. Il primo di questi tre principi è Asmodeo; era nel cielo un cherubino. Presiede ai peccati disonesti. Il secondo è Mammona; era un trono. È il demone del denaro. Il terzo è Benizhuth; apparteneva al coro delle dominazioni; è stabilito ora sui crimini che commettono gli idolatri. Questi tre capi, così come Lucifero, non escono mai dalla loro prigione, solo, quando Dio lo permette loro, inviano sulla terra legioni di demoni subordinati. I demoni subordinati dell'inferno sono classificati nell'abisso secondo l'ordine gerarchico: cherubini, serafini, ecc. Si ritrovano queste stesse gerarchie tra i demoni che abitano la terra e l'aria, ma non hanno alcun capo e vivono in una specie di uguaglianza. Sono loro che fanno del male agli uomini, e per questo mezzo diminuiscono la loro fiducia nella Provvidenza, e li fanno mormorare contro la volontà di Dio. I demoni che vivono sulla terra si concertano e si aiutano a vicenda a perdere le anime. Il solo mezzo per sfuggire a questo complotto infernale sarebbe di rialzarsi prontamente dalla prima caduta, e questo è precisamente ciò che non si fa. Nulla paralizza meglio gli sforzi dei demoni e non causa loro maggiori supplizi che pronunciare il santo nome di Gesù. Quando le anime vivono nell'abitudine del peccato mortale, i demoni si installano nel loro cuore; ma quando ricevono l'assoluzione, essi sloggiano al più presto e si pongono accanto a loro per tentarle di nuovo; ma i loro attacchi sono meno vivi, e più ci si confessa, più essi perdono le loro forze.
Il limbo è contiguo all'inferno, ma non comunica con esso: un angelo ne guarda la porta, non vi si soffre alcuna altra pena che la privazione della luce. È là che si trova la dimora dei bambini morti senza battesimo. Nella prima delle tre regioni di cui si compone anche il limbo, si trovano i bambini nati o concepiti da genitori cristiani; la parte intermedia è abitata dai bambini degli Ebrei e dei pagani; nella parte inferiore sono rinchiusi i bambini nati o concepiti da un crimine contrario al voto solenne di castità o di affinità spirituale. Là regna una notte più profonda che nelle altre due parti.
Il purgatorio è distribuito come l'inferno; la serva di Dio vide scritto alla porta queste parole: «È qui il purgatorio, luogo di speranza». Nella parte inferiore bruciano le anime che non hanno soddisfatto per peccati mortali: sette anni di sofferenze vi corrispondono alla pena temporale meritata per un solo peccato mortale. È l'angelo custode di ogni anima che raccoglie i suffragi offerti per essa sulla terra. Quando un'anima — si noti bene questo — ha fatto dei lasciti pii prima del suo trapasso, Dio li accetta immediatamente, e li ricompensa anche se non ricevessero la loro esecuzione per colpa di coloro che ne erano incaricati. Ma per le anime che rimandano le loro buone opere dopo la loro morte, per attaccamento alle ricchezze, Dio non ricompensa queste opere che alla scadenza del tempo fissato per il loro compimento. Le messe, le indulgenze e le buone opere offerte per certe anime dai loro parenti e amici non sono loro integralmente applicate; ne ricevono bene la parte migliore, ma il resto è ripartito tra tutte le anime del purgatorio. Le offerte fatte in favore di anime che godono della beatitudine celeste profittano innanzitutto a coloro che le fanno sulla terra, e poi alle anime rimaste in purgatorio. I soccorsi accordati dai vivi ad anime sfortunatamente reprobe profittano integralmente ai loro autori, non permettendo Dio che siano applicati alle anime del purgatorio.
La parte più ardente del purgatorio inferiore è riservata ai religiosi e ai sacerdoti, anche se avessero commesso peccati minori dei secolari. Francesca vide in questo carcere un sacerdote assai pio, ma che aveva troppo sacrificato alla sua debolezza per la tavola e il buon vino. Il purgatorio intermedio è destinato all'espiazione dei peccati venerei, e il purgatorio superiore alla purificazione delle imperfezioni.
Fonti della vita della santa
La biografia si basa sui racconti del suo confessore Giovanni Mattiotti e sulla bolla di canonizzazione.
La vita di santa Francesca fu scritta dal romano Giova nni Mattiotti, Jean Mattiotti Confessore e biografo della santa. che era stato suo confessore per dodici anni. Ve n'è un'altra, sotto il nome di Maria Maddalena dell'Anguillara, superiora delle Oblate, che Hollandia ha riportato insieme alla precedente, con le ammirevoli visioni che lei stessa scrisse per ordine del suo confessore. André Valladier, abate di Saint-Arnoult, di Metz, che si trovò a Roma durante la sua canonizzazione, ne compose l'elogio in latino e in francese, sotto il titolo di Specchio della Sapienza matronale: è da loro che abbiamo raccolto questo sommario, così come dalla Bolla della sua canonizzazione, di cui ci siamo principalmente serviti, in quanto fonte più pura della verità.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Roma nel 1384
- Matrimonio forzato con Lorenzo Ponziani nel 1396
- Fondazione della congregazione delle Oblate nel 1425
- Morte del marito nel 1436 e ingresso in monastero
- Canonizzazione da parte di Paolo V il 29 maggio 1608
Miracoli
- Guarigione istantanea per intercessione di sant'Alessio
- Versetto dell'ufficio scritto in lettere d'oro da un angelo
- Moltiplicazione del pane e del vino per i poveri
- Apparizione di uva in pieno mese di gennaio
- Guarigione dalla peste e da varie infermità
Citazioni
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Il Signore me li ha dati, il Signore me li ha tolti; sia benedetto il suo santo nome!
Parole della santa che cita Giobbe durante l'esilio del marito -
Sia benedetto Dio! Giovedì al più tardi passerò da questa vita a una migliore
Predizione della propria morte