Figlia di Pipino di Landen, Gertrude rifiutò gli onori del mondo e un matrimonio reale per consacrarsi a Dio. Divenne la prima badessa del monastero di Nivelles, fondato da sua madre santa Itta, dove si distinse per la sua conoscenza delle Scritture e la sua carità. Morì a 33 anni, come aveva predetto san Ultano.
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SANTA GERTRUDE, VERGINE
Giovinezza e consacrazione
Proveniente dalla nobiltà franca, Gertrude rifiuta un matrimonio reale per consacrarsi esclusivamente a Gesù Cristo fin dalla più tenera età.
Il solo vantaggio delle grandezze umane è quello di poterle calpestare per amore di Dio.
Non ripeteremo qui ciò che abbiamo già detto altrove dei genitori di santa Gertrude, sia riguardo a san sainte Gertrude Santa di cui Evermaro visita la tomba. Pipino di Landen, s uo padre, e primo pri saint Pépin de Landen Padre di santa Gertrude e maggiordomo di palazzo. ncipe del Brabante, sia in occasione della sua cugina e figlioccia santa Gudula, patrona di Bruxelles. Diremo solo che, essendo stata allevata nel timore di Dio per cura della sua santissima madre Itta, fece così grandi pro gres Itte Madre di santa Gertrude e cofondatrice di Nivelles. si nella virtù che, essendo interamente presa dall'amore divino, concepì un disprezzo generale per tutte le delizie e per tutti i vani onori del mondo: di modo che, fin da allora, prese una ferma risoluzione nel suo cuore di non avere altro Sposo che Gesù Cristo, al quale consacrò la sua verginità, come fece ben apparire nella circostanza che stiamo per narrare.
Il re dei Franchi, Dagoberto, che aveva fatto del principe Pipino il magg Dagobert Re dei Franchi, parente di Sigelaico e benefattore di Sigirano. iordomo del suo palazzo, lo sollecitò a darla in sposa a un giovane signore franco che voleva favorire, e che aveva posato gli occhi su di lei per sposarla. Rappresentò a Pipino che questo partito era vantaggioso per sua figlia; ma, vedendo che non gli dava alcuna risposta soddisfacente, volle parlarne lui stesso a Gertrude. La fece venire alla sua presenza e le propose lo sposo che le destinava e che desiderava lei accettasse. La giovane principessa gli rispose vivamente che non avrebbe mai preso uno sposo terreno; che non ne voleva alcuno se non Gesù Cristo.
Questa risposta fu motivo di tristezza e di rabbia per il giovane signore che la corteggiava; ma fu oggetto di stupore e di ammirazione per tutta la corte e per il re stesso, il quale, essendo d'altronde un principe molto religioso, stimò più che mai questa virtuosa fanciulla e l'onorò come una grande santa e una fedele sposa di Gesù Cristo.
La fondazione di Nivelles
Dopo la morte di suo padre Pipino di Landen, Gertrude fonda con sua madre Itta il monastero di Nivelles sotto i consigli di sant'Amando.
Da quel momento, Gertrude rimase sempre ritirata presso la sua santa madre, per lo spazio di quattro anni (e non quattordici) che Pipino visse ancora; non fece altro che praticare la devozione, senza preoccuparsi degli affari del mondo: usciva dal palazzo solo per andare in chiesa; quando vi aveva terminato le sue preghiere, ritornava subito al palazzo per ricominciare altri esercizi di pietà. Essendo deceduto san Pipino (646), Itta, seguendo il consiglio di sant'Amando, vescovo di Maastricht, fece costruire un celebre monastero a Nivelles, dove si Nivelles Luogo di una celebre scuola per giovani fanciulle nobili. ritirò con Gertrude, per condurvi una vita religiosa. Questa pia madre volle tagliare lei stessa i capelli di sua figlia: cosa che fece in forma di corona; la Santa si stimò più gloriosa che se avesse portato sul capo tutti i diademi dei regni e degli imperi.
Furono presto seguite in una così santa impresa da un buon numero di fanciulle, che formarono una congregazione e si chiamarono canonichesse: la beata Itta trovò opportuno stabilire Gertrude superiore e badessa di questa celebre comunità. Così, la madre obbedì alla figlia, e la figlia comandò alla madre; questa santa donna rimase dodici anni in questa umile sottomissione, dopo di che morì molto santamente, il 21 febbraio (652).
Governo e vita mistica
Divenuta badessa, si dedica allo studio delle Scritture e alla carità, manifestando doni mistici come il globo di fuoco.
Gertrude, dopo la morte della sua santa madre, rimase sola a farsi carico della guida di tutta quella compagnia; e, poiché questa grande cura l'avrebbe distratta dai suoi esercizi ordinari di orazione e di contemplazione, regolò le cose in questo modo: affidò la cura degli affari temporali esterni a dei canonici, e quelli interni ad alcune delle sorelle, e si riservò l'autorità solo sullo spirituale per la guida delle sue figlie; per questo si dedicò alla lettura della Sacra Scrittura con tale ardore e assiduità, che la sapeva quasi tutta a memoria; e, cosa ancor più ammirevole, ne penetrava il senso e i misteri per spiegarli agli altri. Non è difficile da credere, viste le comunicazioni interiori e divine che riceveva dallo Spirito Santo durante le sue preghiere. Eccone una prova miracolosa: un giorno, mentre faceva orazione davanti all'altare di san Sisto, martire, un globo di fuoco apparve sopra la sua testa alla vista delle altre sorelle; ciò significava, dice lo storico della sua vita, che la sua anima era allora colma delle luci dello Spirito Santo; in effetti, ne era talmente penetrata che non respirava che un amore ardentissimo per il suo Dio e una carità perfetta per il suo prossimo. Il primo rifulgeva in tutte le sue azioni, e la seconda, punto così essenziale al cristianesimo e così raccomandato da Gesù Cristo, è apparsa principalmente negli ospedali che fece costruire per accogliervi i poveri, i pellegrini, le vedove e gli orfani, a ciascuno dei quali forniva abbondantemente ciò di cui avevano bisogno.
Ultimi giorni e morte
Indebolita dalle austerità, si dimette a favore della nipote Wilfetrude e muore a 33 anni, come predetto da san Ultano.
Il trattamento che riservava al suo corpo mostrava chiaramente che non se ne curava affatto: lo afflisse talmente con veglie, digiuni e altri tipi di austerità, che finì per contrarre una grande debolezza; Dio le fece conoscere tramite rivelazione che ciò l'avrebbe condotta alla morte. Non appena si vide colpita, si dimise dalla sua carica di badessa e sostituì santa Wilfetrude al suo posto. Era una nipote, sainte Wilfetrude Nipote di Gertrude e sua successore come badessa. di vent'anni, che aveva cresciuto fin dalla giovinezza in quella stessa casa e che divenne una serva di Dio così perfetta che, dopo aver amministrato tale carica per dieci anni, meritò di essere onorata come Santa.
Tuttavia, più le forze di Gertrude diminuivano, più il suo ardore per la mortificazione sembrava aumentare: infatti, invece di sollevare il suo corpo estenuato dalla malattia, raddoppiò le sue austerità, indossando segretamente un ruvido cilicio coperto da un vecchio panno e servendosi solo di un povero velo che una religiosa di passaggio le aveva un tempo donato per elemosina; questo fu l'abbigliamento con cui ordinò di essere sepolta, dicendo che le cose superflue non si addicono né ai vivi né ai morti. Infine, quando si sentì estremamente indebolita, inviò uno dei suoi canonici al monastero di Fosse, che aveva fatto costruire nella diocesi di Liegi, per sapere da san Ultano, fratello di san Fursy e di san Foillano, saint Ultan Santo che profetizzò la morte di Gertrude. in quale momento avrebbe lasciato questo mondo. Il Santo rispose al messaggero: «Domani, durante la celebrazione della santa messa, la sposa di Gesù Cristo, Gertrude, uscirà da questa vita per andare a godere di una vita immortale: ditele che non ha nulla da temere e che san Patrizio, accompagnato dai beati angel i, riceverà l saint Patrice Evangelizzatore dell'Irlanda e maestro spirituale di Guigner. a sua anima per metterla in possesso della gloria». Essendole state portate queste gradite notizie, il suo cuore ne fu colmo di gioia e la sua bocca piena delle lodi del suo divino Sposo; il giorno seguente, che era la seconda domenica di Quaresima, verso le sei del mattino, si fece portare il santo Viatico e l'Estrema Unzione e, seguendo la profezia di san Ultano, quando il sacerdote recitava le orazioni prima del prefazio, rese l'anima a Gesù Cristo, la domenica 17 marzo 664, secondo alcuni; 659, secondo altri. Aveva trentatré anni. Secondo il suo ordine, fu sepolta nel suo cilicio, senza lenzuolo né sudario; aveva detto prima di morire: Gli ornamenti superflui delle tombe non servono né ai vivi né ai morti.
Miracoli e culto
Numerosi miracoli, tra cui resurrezioni e protezioni contro gli incendi, confermano la sua santità dopo il trapasso.
L'autore che ha scritto questa vita, riportata da Surio, racconta, come testimone oculare, che un odore molto gradevole si esalò dal suo corpo e riempì tutta la stanza, e che ella apparve al momento della sua morte a una santa badessa chiamata Modesta, nel monastero di Rombach, nei Vosgi, assicurandole che in quella stessa ora lasciava il mondo per andare a Dio; questa badessa ne diede avviso a san Clodolfo (o san Cloud), vescovo di Metz e figlio di sant'Arnolfo.
Dieci anni dopo, apparve visibilmente sopra il refettorio del collegio di Nivelles, spegnendo le fiamme di un grande incendio che vi si era dichiarato. Un'altra volta, un bambino che era annegato in un pozzo fu posto sulla sua tomba. La madre di questo bambino dubitava della gloria della Santa. Una religiosa difese il suo onore: «È qui», esclamò, «o grande Santa, che bisogna far apparire il potere dei vostri meriti». A questa invocazione, l'annegato riacquistò la vita. L'abbadessa Agnese, che era succeduta a Wilfetrude, fece costruire un bel tempio, dove pose il lettino sul quale la nostra Santa era deceduta; ma, in seguito, fu trasportato in un'altra chiesa che santa Begga, sua sorella, le fece anche costruire, e tanto nell'una quanto nell'altra, Dio ha compiuto numerosi miracoli.
La memoria di Gertrude è sempre viva; i suoi benefici non sono mai stati dimenticati; si conserva di lei, ancora oggi, più di un prezioso ricordo. C itiamo qui la coppa detta di coupe dite de sainte Gertrude Oggetto prezioso conservato a Nivelles, strumento di miracoli. santa Gertrude, opera che risale forse al VI secolo, che fu ammirata e venerata nel 1864, all'esposizione di Malines, e che fa parte del tesoro della chiesa di Nivelles. Questa coppa è stata lo strumento di molti miracoli che sono stati più volte oggetto di interessanti racconti. — Una delle sue reliquie è venerata a Cérisy-Gailly.
Iconografia e tradizioni popolari
Rappresentata con dei roditori, viene invocata contro i ratti e per la protezione dei raccolti, particolarmente in Belgio.
Nelle immagini che sono state fatte di santa Gertrude, topi, ghiri e topolini corrono attorno a lei e persino si arrampicano sul suo pastorale. Ecco la spiegazione: nell'abbazia di Nivelles, si attingeva l'acqua racchiusa sotto la cripta della chiesa, e la si usava per aspergere i campi infestati dalle arvicole e da altri roditori nemici dei raccolti. Si invoca specialmente contro i ratti e i topi, contro la follia; per i gatti, per un buon alloggio in viaggio, contro la febbre. È soprattutto in Belgio, tra la gente delle campagne, che il suo culto è diffuso: il Belgio conta una moltitudine di chiese a lei dedicate: là dove non ci sono chiese, vi è il suo altare o la sua statua. Il giorno della sua festa, in molti villaggi, si ha l'usanza di offrire del grano come primizie del raccolto, al fine di preservare quest'ultimo, per intercessione della Santa, dal flagello dei ratti. È particolarmente onorata a Gertruydenberg, a Breda e a Nivelles, in Olanda e in Belgio.
Evoluzione del monastero di Nivelles
Il monastero si evolve da una comunità benedettina verso un capitolo nobile di canonichesse dotato di grandi privilegi politici.
## MONASTERO DI NIVELLES.
Non vi è pieno accordo sull'Ordine a cui appartenesse il monastero di Nivelles. Fu, verso la fine, occupato da canonichesse; ma alla sua fondazione, si trattava probabilmente di benedettine.
Nel IX secolo, le devastazioni dei Normanni sovvertirono la disciplina monastica a Nivelles, come appare da un diploma dell'imperatore Enrico IV, concesso nel 1063. Questo principe divise i beni del monastero in tre parti: una per l'ospedale, la seconda per l'abbadessa e la terza per il capitolo di entrambi i sessi. Tale spartizione fu confermata nel 1136 dall'imperatore Lotario, che ricavò dalla terza parte settantadue prebende per altrettanti fratelli e sorelle. È così che l'antico monastero fu trasformato in un capitolo dei due sessi, composto, negli ultimi tempi, da quaranta canonichesse e trenta canonici.
Venivano ammesse come canonichesse solo coloro che dimostravano una nobiltà di quattro quarti paterni e quattro quarti materni. Esse non emettevano voti solenni e potevano tornare nel mondo, ad eccezione dell'abbadessa e della prevosta.
L'abbadessa era la prima dignitaria; la sua nomina era riservata al sovrano. Essa conferiva tutte le prebende delle canonichesse. Quelle dei canonici e dei cappellani venivano conferite alternativamente con la Santa Sede. Era signora della città e delle sue dipendenze, tanto per lo spirituale quanto per il temporale, e assumeva il titolo di principessa di Nivelles. I Sommi Pontefici, gli imperatori e i duchi di Brabante le accordarono grandi privilegi, tra cui quello di battere moneta.
La seconda dignitaria era la prevosta, che aveva il diritto di convocare le canonichesse e di presiedere il capitolo con voto decisivo.
I canonici celebravano l'ufficio nel loro oratorio di San Paolo, eccetto nei giorni di alcune feste solenni in cui cantavano l'ufficio insieme alle canonichesse. La prima dignità del capitolo dei canonici era quella di prevosto, e la seconda quella di decano, che esercitava le funzioni pastorali e che aveva come assistenti due vicari chiamati settimanari.
Alla fine del secolo scorso, il capitolo di Nivelles condivise la sorte di tutti i nostri istituti religiosi. Fortunatamente, la bella collegiata, dedicata dapprima a san Pietro e poi a santa Gertrude, è stata preservata dalla distruzione; essa è oggi la chiesa parrocchiale primaria della città.
Il papa Onorio III emanò il decreto della sua canonizzazione, come osservato dal cardinale Baronio ne lle sue note su pape Honoré III Papa che ha canonizzato San Ugo. l martirologio romano; la memoria della nostra Santa è segnata non solo in un martirologio, ma in quelli di Beda, di Usuardo e di Adone, e in quello dei Santi di Francia.
Sant'Agricolo di Chalon
Il testo narra anche la vita di Agricolo, vescovo di Chalon-sur-Saône nel VI secolo, noto per la sua eloquenza e per le sue opere di costruzione.
S. AGRICOL S. AGRICOL Vescovo di Chalon-sur-Saône nel VI secolo. O, VESCOVO DI CHALON-SUR-SAONE (580).
Agricolo o Aregio, come lo chiama san Gregorio di Tours che visse ai suoi tempi e che lo conosceva molto particolarmente, era di famiglia senatoriale, vale a dire della prima nobiltà delle Gallie: la nobiltà senatoriale serviva a distinguere le antiche casate galliche o romane del paese dai Franchi e dai Burgundi che avevano introdotto una nuova nobiltà: quella della spada. Era stato anche ben educato negli esercizi che servono a formare lo spirito e il cuore, e possedeva una grandezza d'animo che riparava vantaggiosamente ciò che la piccolezza della sua statura avrebbe potuto togliergli in credito e autorità tra i popoli che si lasciano ordinariamente prevenire dall'apparenza delle cose esteriori e sensibili. Era molto eloquente nei suoi discorsi, molto garbato nei suoi modi, molto prudente nelle sue risoluzioni e nei suoi passi, saggio e moderato in tutta la sua condotta. Queste eccellenti qualità, che lo distinguevano grandemente nel mondo, erano esaltate e santificate da una pietà solida e da tutte le altre virtù convenienti a un cristiano e a un vescovo. Se si vuole credere alla maggior parte degli autori, contrasse nella sua giovinezza un'amicizia molto stretta con il celebre Fortunato, poeta cristiano, che fu in seguito vescovo di Poitiers. Furono istruiti nella stessa scuola e sotto la disciplina di uno stesso maestro. Questa scuola non fu altro che la casa paterna di Agricolo; e questo maestro comune non fu altro che suo padre, che accolse in casa sua Fortunato, lo amò, lo mantenne, lo formò e lo provvide come un proprio figlio. Finché visse un così buon padre, Fortunato non guardò san Agricolo che come suo fratello; ma, quando lo vide morto, scongiurò il figlio, che era già vescovo, di voler prendere il suo posto nei suoi riguardi, e di tenergli luogo di padre e di maestro.
Fu l'anno 532, sotto il regno dei figli di Clodoveo, che Agricolo fu elevato sulla sede episcopale di Chalon-sur-Saône, dopo la morte di san Silvestro, sesto vescovo della città. L'obbligo di tenere il suo rango con splendore e di osservare le convenienze della sua dignità nel mondo, non apportò né cambiamento né diminuzione nel suo primo genere di vita austera e penitente. Viveva, secondo san Gregorio di Tours, in un'astinenza molto grande. Non mangiava mai prima di sera, e non iniziava a mangiare che sul tardi, prendendo solo un pasto molto leggero. L'applicazione che poneva nell'edificare e nel purificare i templi viventi dello Spirito Santo non impediva che si occupasse anche di costruirne di materiali, per sostenere e aumentare la pietà dei fedeli: li abbellì con marmi, pitture a mosaico e vari altri ornamenti. Lavorò persino alla riparazione e all'ingrandimento della sua città episcopale, sempre dedito al bene pubblico e particolare del suo popolo, tanto per lo spirituale quanto per il temporale, come il padre comune della sua chiesa e della sua patria. Non era meno zelante per il bene della Chiesa universale. Sottoscrisse al terzo concilio di Orléans, tenutosi l'anno 538, per il ministero del sacerdote Avolo che vi aveva inviato al suo posto. Ma assistette di persona al quarto della stessa città, l'anno 541, e al quinto, che fu riunito nel 549; e da lì si recò al secondo concilio d'Alvernia, che si tenne lo stesso anno, per farvi confermare, con i suoi colleghi, i canoni e i bei regolamenti che erano stati fatti a Orléans, e per ristabilire l'uniformità della disciplina con la purezza dei costumi e della fede nelle chiese di Francia. Si trovò ancora al secondo concilio di Parigi, riunito l'anno 555, e infine al secondo di Lione, sua metropoli, l'anno 567. Il tempo del suo episcopato fu onorato dalla vita e dai miracoli di un santo sacerdote chiamato Desiderio, per corruzione Dirie e Didier, recluso nella sua diocesi. Per procurare un nuovo ornamento alla sua città, trasportò il suo corpo dal monastero di Gourdon, dove era morto, nella chiesa di un ospedale di lebbrosi che aveva fatto costruire di recente nei sobborghi di Chalon.
Sant'Agricolo, dopo aver governato il suo popolo per lo spazio di quasi quarantotto anni, morì all'età di ottantatré anni, l'anno 580, che era il quinto del giovane Childeberto, re d'Austrasia, e ebbe per successore san Flavio, referendario di Gontrano, re d'Orléans. Fu sepolto nella chiesa di San Marcello, dove il suo corpo fu trovato, l'anno 878, con quelli di san Silvestro, suo predecessore, e del sacerdote san Dirie, di cui abbiamo parlato. Il vescovo Girboldo ne fece la traslazione lo stesso anno, e si pretende che il papa Giovanni VIII, ritornando da Troyes in Italia attraverso la città di Chalon, stabilì in quell'occasione o autorizzò il culto pubblico di questi Santi. Le sue reliquie sono ancora conservate e onorate ai nostri giorni, nella chiesa di San Marcello, vicino a Chalon; sono collocate sull'altare maggiore, con quelle del beato martire san Marcello.
Gli storici della sua vita riportano un gran numero di miracoli operati per l'intercessione di questo misericordioso servitore di Dio. Racconteremo solo un tratto della sua beneficenza. Un uomo chiamato Salomen, nativo della Turenna, cieco da dieci anni, ricevette in sogno l'avviso di andare in Borgogna nel luogo dove avrebbe trovato un monastero in onore di san Marcello. La voce del cielo lo avvertiva che non appena si fosse prostrato davanti alla tomba di sant'Agricolo, che era in quell'abbazia, avrebbe recuperato la vista per l'intercessione di questo grande Santo. Questo sfortunato si mise in cammino sotto la protezione di un parente che doveva offrire un clero alla tomba. Salomen non aveva ancora fatto la metà del cammino, quando i suoi occhi cominciarono ad aprirsi. Arrivò a San Marcello perfettamente guarito. Restò tre giorni interi presso il mausoleo di sant'Agricolo in continue azioni di grazie per un così grande beneficio. Poi lo si vide ritornare nel suo paese senza aver bisogno di guida.
Nota: Légendaire d'Anton; Histoire de Châlon.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.