Nato a Siena nel 1220, Ambrogio Sansedoni fu un illustre domenicano, discepolo di Alberto Magno e condiscepolo di Tommaso d'Aquino. Grande predicatore e diplomatico, consacrò la sua vita a riconciliare le città italiane e a difendere la Chiesa. Morì nel 1286 dopo un sermone infuocato, lasciando dietro di sé una reputazione di taumaturgo e di pacificatore.
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SANT'AMBROGIO DA SIENA
Nascita e presagi miracolosi
Ambrogio nasce a Siena nel 1220 all'interno della nobile famiglia Sansedoni, segnato da segni celesti condivisi con Tommaso d'Aquino.
Se i prodigi sono gli indizi o i presagi di qualcosa di straordinario, senza dubbio quello che accadde il giorno della nascita del Santo di cui scriviamo la vita, fu un pronostico di ciò che sarebbe stato nel seguito dei tempi: poiché in quello stesso giorno, in cui nacquero anche san Tommaso d'Aquino a Napoli, e il beato padre Giacomo da Bevagna, a Bisignano, in Calabria, si videro apparire, in pieno mezzogiorno, tre astri assai splendenti, che racchiudevano ciascuno un religioso di San Domenico, per mostrare che questi tre uomini erano destinati dal cielo a illuminare il mondo con la luce della loro dottrina.
Nacque a Siena in Tosca Sienne en Toscane Città italiana che delimita l'area di attività del beato. na, il 16 aprile 1220, dall'illustre famiglia dei Sansedoni. Sua madre, anch'essa nobile e pia, della famiglia degli Stribelini, si chiamava Giustina. Le due famiglie erano tra le prime della città per le loro ricchezze e per le vittorie che avevano riportato sui Saraceni. Il padre di Ambrogio aveva meritato per il suo valore il soprannome d i Buona-Attac Bonne-Attaque Padre di Ambrogio, membro della famiglia Sansedoni. co, e si vedeva chiamato ai concili dove ci si doveva occupare della difesa dei cristiani contro gli infedeli.
Ambrogio nacque tutto contraffatto, le braccia incollate al corpo, le gambe alle cosce, il viso scuro e sproporzionato. Sua madre ne ebbe un dolore estremo, e pregò Dio di farle la grazia di sopportare questa afflizione con pazienza. Affidò il bambino a una balia della città, chiamata Flora. Un giorno la balia lo teneva tra le braccia davanti alla sua casa, quando un pellegrino, passando di lì, si ferma e lo osserva con ammirazione. La balia coprì il viso del bambino per nasconderne la bruttezza. Il pellegrino, che era un vecchio, le disse: «Donna, non nascondete il viso di questo bambino, poiché egli sarà la luce e la gloria di questa città».
Guarigione e infanzia pia
Nato deforme, il bambino viene miracolosamente guarito nella chiesa di Santa Maria Maddalena e manifesta molto presto una devozione eccezionale per i libri religiosi.
Un anno dopo la sua nascita, la nutrice lo portava abitualmente nella vicina chiesa di Santa Maria Maddalena, che apparteneva ai Frati Predicatori, per ascoltarvi la santa messa. Vi era in quella chiesa una cappella piena di reliquie, davanti alle quali ella andava a pregare per la salute del bambino. Presto notò, così come i religiosi e i vicini, che quando si metteva in un altro luogo della chiesa, il bambino piangeva sempre, e che non diceva nulla finché rimaneva nella cappella. Un giorno, mentre la nutrice usciva dalla chiesa, il bambino si mise a piangere straordinariamente e a girare il volto verso la cappella con grandi sforzi. I religiosi e i presenti, stupiti, obbligarono la nutrice a tornare alla cappella. Non appena vi fu, il bambino trasse dalle fasce le mani e le braccia, fino ad allora incollate al fianco, e, elevandole verso il cielo, invocò tre volte, con voce molto distinta, il nome di Gesù. A questo miracolo accorsero le persone che sapevano quanto il bambino fosse deforme. I religiosi fecero togliere le fasce, e il bambino cominciò a distendere le gambe, fino ad allora incollate alle cosce: il suo volto, fino ad allora così cupo, cominciò a diventare tutto sereno e a risplendere di bellezza, con grande ammirazione di tutti i presenti. La notizia di un così grande miracolo causò una gioia estrema, non solo alla madre del bambino, ma a tutti gli abitanti di Siena: tutti fecero preghiere ed elemosine per benedire Dio. Il padre era assente in quell'epoca.
Fino all'età di sette anni, non si occupò che di intagliare piccole croci, allestire oratori, cantare salmi e inni in onore di Dio, fare processioni devote con altri bambini; in una parola, che a imitare tutto ciò che vedeva fare nelle chiese.
Non appena il piccolo bambino vedeva un libro, voleva averlo per sfogliarlo, come se vi capisse qualcosa, a tal punto che sua madre non poteva recitare davanti a lui le sue ore della santa Vergine; poiché, se non gli si dava il libro, si metteva a piangere, anche tutta la notte; non appena lo aveva tra le mani, era contento. Il padre fece fare due piccoli volumi con delle immagini, uno di personaggi del secolo, l'altro di personaggi di religione, per vedere se fossero le figure o le lettere a dare piacere al bambino. Gli presentò dapprima il volume con le immagini del secolo: il bambino rifiutava di vederle. Prese al contrario un grande piacere a guardare il volume delle immagini religiose, ma ancor più le lettere che le immagini. Imparò prontamente a leggere. La sua gioia più grande fu da allora leggere e ascoltare i salmi, che sua madre aveva l'abitudine di recitare nel suo ufficio della santa Vergine. Dall'età di sette anni, lo recitò lui stesso ogni giorno.
Ingresso nell'Ordine dei Predicatori
Dopo un'adolescenza consacrata ai poveri e ai prigionieri, supera le tentazioni demoniache per unirsi ai Domenicani nel 1238.
Non aveva ancora sette anni che già si prescrisse una forma di vita assai perfetta: poiché, fin da allora, cominciò a recitare ogni giorno il piccolo ufficio di Nostra Signora, a digiunare nelle vigilie di diversi santi e ad alzarsi a mezzanotte per studiare la loro vita. Divenuto più grande, mostrò una meravigliosa inclinazione ad assistere i poveri pellegrini, e ottenne persino il permesso da suo padre di alloggiarne cinque, ogni sabato, in un appartamento che aveva fatto arredare appositamente. Andava ad attenderli alla porta della città e li conduceva a casa, dove, dopo aver fatto loro molte premure, lavava e baciava i loro piedi con un'umiltà e una tenerezza ammirevoli. Il giorno seguente, li portava ad ascoltare la messa, faceva loro visitare i luoghi di devozione della città e infine, quando erano pronti a partire, dava loro una buona elemosina. Ogni venerdì si recava nelle prigioni per consolare coloro che i loro crimini o i loro debiti vi tenevano rinchiusi. La domenica, dopo i Vespri, si recava all'ospedale per servire i malati. Continuò questi pii esercizi fino all'età di diciassette anni; entrò allora nell'Ordine dei Frati Predicatori.
Non eseguì questo generoso disegno se non dopo aver sostenuto duri combattimenti contro il nemico della nostra salvezza: una volta, non avendo voluto presenziare a delle nozze dove era stato invitato, questo mostro infernale gli apparve sotto forma di religioso e, con il pretesto di intrattenerlo con qualche discorso spirituale, gli esaltò fino al cielo lo stato del matrimonio, al fine di fargli venire il desiderio di intraprenderlo. Un'altra volta, si fece vedere in mezzo a un bosco, sotto le sembianze di una giovane ragazza di una bellezza incantevole, che implorava la sua assistenza; ma il santo giovane, scoprendo l'inganno nascosto sotto tali artifici, si munì entrambe le volte del segno della croce e subito questi spettri e fantasmi scomparvero. Tuttavia, questo principe degli orgogliosi non si ritenne vinto per questo; ma fece ancora altri sforzi e non risparmiò nulla per distogliere Ambrogio dalla santa impresa di abbracciare lo stato religioso. Tuttavia la grazia di Dio, che trionfava nel suo cuore, gli diede abbastanza coraggio per superare tutti questi stratagemmi, e ottenne infine la vittoria con la professione religiosa che fece nell'anno 1238.
Formazione intellettuale e predicazione
Allievo di Alberto Magno a Colonia al fianco di Tommaso d'Aquino, divenne un rinomato teologo, insegnando a Parigi e predicando in Europa.
Non appena ebbe emesso i voti, i suoi superiori ritennero opportuno inviarlo a Parigi per compiere i suoi studi, che proseguì fino alla teologia; dopo di che si recò a Colonia, in Germania, e studiò sotto il santissimo dottore Alberto, soprannominato il Grande, alla cui scuola si tro vava anche s saint Thomas Santo citato come esempio di resistenza alla tentazione. an Tommaso. Il nostro Santo, sotto un così buon maestro, fece tali progressi nelle scienze che i professori stessi si recavano a trovarlo nella sua cella per consultarlo sui loro dubbi, e ne tornavano assai illuminati e soddisfatti; ma queste frequenti visite non gli erano affatto gradite, e si irritava nel vedere che il luogo destinato al suo ritiro fosse così trasformato in un luogo di conferenza e di discussione. Per questo supplicò i suoi superiori di permettergli di sottrarsi a tale imbarazzo, affinché potesse più comodamente parlare a Dio, pensare alla propria salvezza e conversare solo con il cielo: questa grazia gli fu accordata; ma non per molto tempo: poiché le persone zelanti per la gloria di Dio, che si rammaricavano che il pubblico fosse privato di un uomo di così eminente pietà e di così profonda erudizione, obbligarono i superiori a impegnarlo nell'insegnamento e nella predicazione: a cui sembrava essere divinamente destinato. Insegnò dunque, per tre anni, teologia a Parigi; ma con una così alta reputazione che si abbandonavano gli altri collegi dell'Università per andare ad ascoltarlo. Predicò dapprima in Germania, poi in Francia e infine in Italia; e ovunque Nostro Signore confermava le verità che predicava con la forza dei miracoli, alcuni dei quali sono riportati nel processo di beatificazione. Si vide più volte, durante i suoi sermoni, lo Spirito Santo scendere su di lui sotto forma di colomba e posarsi sul suo capo: ciò conferì una tale autorità alle sue parole che i peccatori più incalliti erano toccati da compunzione, e i più ostinati rimettevano i loro interessi nelle sue mani e si riconciliavano con i loro nemici.
Mediatore e diplomatico della Chiesa
Svolse missioni di grande importanza per il papato, riconciliando città italiane rivali e predicando la crociata.
Fu anche impiegato in affari pubblici della massima importanza. Riunì, con il suo zelo e la sua eloquenza, gli animi divisi dei principi elettori che erano alla vigilia di accendere, con le loro dispute particolari, una guerra civile assai crudele. Fermò i nuovi eretici di Boemia, che stavano per causare uno strano disordine. Gregorio X gli diede l'incarico di predicare la crociata: cosa che fece con tale successo che, in poco tempo, si vide pronto un esercito assai numeroso per il recupero della Terra Santa. Riconciliò con la Chiesa i senesi, che erano incorsi nella scomunica e nell'interdetto per aver favorito Manfredi, bastardo dell'imperatore Federico II, nemico della Chiesa.
Alcuni autori scrivono che, quando entrò nel Concistoro per chiedere questa grazia al Papa, il suo volto apparve tutto raggiante e che, alla vista di questa meraviglia, il Santo Padre si sentì così fortemente spinto a perdonare il popolo di Siena che escl amò: «Padre Ambr peuple de Sienne Città italiana che delimita l'area di attività del beato. ogio, non è necessario che mi spieghi la sua missione; le accordo tutto ciò che vuole chiedermi». Questo grande servizio ha spinto i senesi a prenderlo come loro patrono e a festeggiare la sua ricorrenza, che celebrano con una magnificenza straordinaria. Riconciliò il popolo di Firenze e quello di Pisa, che erano sul punto di giungere a una guerra aperta. Ristabilì la pace, rotta da lungo tempo, tra le repubbliche di Venezia e di Genova. Infine, fu impiegato in molti altri affari assai importanti, dei quali si disimpegnò con tutta la gloria possibile.
Umiltà e dottrina sul perdono
Il santo si distingue per la sua umiltà di fronte ai potenti e per il suo rigoroso insegnamento contro la vendetta, considerata come un'idolatria.
In questo ministero, alla carità più ardente, Ambrogio univa l'umiltà più profonda. Un uomo potente, irritato dai suoi sforzi e dai suoi successi per la pacificazione generale, gli disse un giorno con minaccia: «Voi siete un impostore, un seduttore del popolo cristiano, un uomo pieno di ambizione e di vana gloria, degno dell'ultimo supplizio, che vi riservo, se non desisterete dalla vostra impresa». Il santo uomo gli rispose umilmente: «Dio si chiama il re della pace; ecco perché ogni fedele deve desiderare la pace con il prossimo. Dio la concede solo a coloro che la accordano di buon cuore agli altri. Ciò che faccio, non lo faccio per me stesso, ma per la volontà di colui che ha potere su di me. Ora dunque, se è a causa mia che vi turbate, ve ne chiedo perdono; prego Dio che perdoni parole proferite in modo inopportuno, e che non ve lo imputi a peccato. Che se merito ogni sorta di supplizio, li sopporterò di buon cuore per la remissione delle mie colpe». A queste parole piene di umiltà e di calma, il magnate così crudele e feroce, che non aveva alcun timore di Dio, si sentì toccato fino al fondo dell'anima; si gettò ai piedi del Santo e gli disse: «Perdonatemi, servo di Dio, e pregate per me, affinché mi conceda una pace vera; quanto a me, sono pronto a farla con voi». Il Santo lo rialzò, lo abbracciò teneramente, pregò per lui, e lo trovò da allora in poi un eccellente cristiano. Il beato Ambrogio diceva nelle sue predicazioni che la vendetta era un peccato di idolatria, dato che la vendetta appartiene a Dio solo, e che, di conseguenza, colui che si vendica usurpa il posto di Dio. Un giorno, nonostante tutte le sue esortazioni, un uomo di Siena si ostinava a non voler perdonare. Allora il Santo gli disse: «Io pregherò per voi. — Non ho che farmi delle preghiere, replicò duramente il vendicativo». Il Santo non tralasciò di fare per lui la seguente preghiera: «Signore Gesù Cristo, per la grandissima provvidenza e sollecitudine che avete senza sosta per il genere umano, vi prego di interporre la vostra potenza in questa vendetta progettata, e di riservarla a voi, affinché tutti conoscano che la punizione degli offensori appartiene solo a voi, e affinché la sensualità non impedisca la conoscenza della vostra giustizia». Ambrogio insegnò pubblicamente questa preghiera ai popoli, esortandoli a dirla per coloro che avrebbero trovato ostinati nel non voler perdonare le ingiurie. Nell'ora stessa in cui il santo uomo faceva per lui questa preghiera, il vendicativo si concertava con i suoi amici e i suoi parenti per non fare pace né ascoltare Ambrogio. Ma la preghiera del giusto fu più potente. Tutto a un tratto quest'uomo così duro si sentì penetrare di compunzione, tutte le ragioni del santo uomo gli tornarono alla memoria, passò due giorni senza quasi né mangiare né dormire. Infine venne con i suoi amici a trovare il beato Ambrogio, per pregarlo di fare la pace tra loro e di perdonargli la sua colpa.
Vita ascetica e trapasso
Rifiutando l'episcopato, conduce una vita di austerità estreme prima di morire nel 1286 in seguito a uno sforzo oratorio durante un sermone.
Il Papa gli inviò le bolle di un vescovado, con l'intento di elevarlo ancora a una dignità più alta; ma Ambrogio, che amava la santa povertà più di tutte le grandezze del mondo, lo ringraziò umilissimamente e non volle mai accettare. Dopo la morte di Gregorio, si ritirò in un convento per vivervi nella solitudine. Fu allora che le virtù regolari brillarono meravigliosamente in lui: spazzava spesso la chiesa, il chiostro e i dormitori; fuggiva la conversazione delle donne, anche dei suoi parenti; ogni venerdì digiunava a pane e acqua. Per quarantanove anni, durante i quali fu religioso, non mangiò mai carne se non una sola volta, per pura obbedienza; dormiva solo quattro ore; dopo il Mattutino restava due ore in coro in orazione, e studiava il resto della notte fino alla Prima; portava giorno e notte un rude cilicio e una larga piastra di piombo sui reni; praticava molte altre mortificazioni che il suo fervore gli suggeriva. Tuttavia, né la sua tarda età, né le sue rigorose austerità, gli impedivano di predicare, e lo faceva sempre con molto fuoco; ma all'inizio della Quaresima dell'anno 1286, si animò talmente in un sermone contro gli usurai, che si ruppe una vena nel petto: il che gli fece perdere molto sangue dalla bocca. Il giorno seguente, essendosi il sangue arrestato, volle continuare lo stesso sermone; ma la vena si riaprì, e vomitò una tale abbondanza di sangue, che comprese bene che la sua fine si avvicinava.
I religiosi lo avevano esortato a concedersi qualche riposo in un esercizio così violento; ma lo zelo per la salvezza delle anime, che egli amava più della propria vita, non gli aveva permesso di desistere se non quando si vide costretto dalla violenza del male. Infatti, poiché esso aumentava di giorno in giorno, fu obbligato a mettersi a letto per farsi curare, o piuttosto per attendervi la volontà di Dio, che riconobbe attraverso questo incidente volerlo presto ritirare dal mondo.
Per prepararsi a questo ultimo passaggio, fece una confessione generale di tutta la sua vita, nella quale il suo confessore non notò un solo articolo che avrebbe potuto fargli perdere la grazia di Dio, particolarmente per quanto riguarda la castità, che aveva sempre conservato perfettissima e inviolabile. Terminata la confessione, supplicò i Padri del monastero di lasciarlo in riposo, e chiese che la sua camera non fosse aperta se non al medico, al superiore e al fratello infermiere, al fine di prepararsi meglio, attraverso questa solitudine, a morire in Gesù Cristo; ma quando fu vicino a questo ultimo momento, fu ben lieto di vedere tutti i religiosi attorno al suo letto, per essere assistito dai loro suffragi. Essendo dunque munito dei Sacramenti della Chiesa, e soccorso dalle preghiere dei suoi confratelli, levò gli occhi al cielo, e rese pacificamente l'ultimo respiro, che fu l'inizio della sua felicità eterna, il 20 marzo, l'anno di Nostro Signore 1286, e della sua età il sessantaseiesimo.
Riconoscimento e posterità
Accreditato di numerosi miracoli, divenne patrono di Siena e il suo culto fu confermato da diversi papi successivi.
Il compendio della sua vita, stampato in italiano in occasione della sua beatificazione, racconta fino a centottanta miracoli da lui compiuti, tutti autentici e comprovati, tra i quali si nota la resurrezione di sedici morti. I Sommi Pontefici furono spesso sollecitati a procedere al decreto della sua canoniz zazione. Papa Eug Le pape Eugène IV Papa che inviò Niccolò Albergati al concilio di Basilea. enio IV permise ai senesi di celebrare ogni anno la sua festa, nella chiesa di San Domenico, pubblicamente, come quella di un santo canonizzato, il venerdì precedente la domenica di Passione. Da allora, i papi Gregorio XIII, Sisto V, Gregorio XIV e Paolo V hanno concesso l'indulgenza plenaria a coloro che visiteranno il suo sepolcro nel giorno della sua festa. Papa Gregorio XV permise a tutto l'Ordine di San Domenico di celebrarne l'ufficio come quello di un confessore non pontefice.
Nelle immagini e nelle sculture che sono state fatte di sant'Ambrogio, gli si mette spesso sulla mano la città di Siena, per ricordare il servizio che rese alla sua patria.
Porta ugualmente il giglio per aver conservato la sua verginità fino alla morte.
Si devono alle preghiere del Beato la conclusione di un gran numero di matrimoni che non sembravano destinati a comporsi. Per questo si è conservato a Siena l'uso di accendere un cero davanti alla sua tomba per la riuscita dei fidanzamenti.
Il R. P. Jean-Baptiste Fentilet, religioso dello stesso Ordine, nella provincia di San Luigi, ne ha composto la vita in modo molto esteso nel terzo tomo della sua Année Dominicaine, al 26 marzo, giorno in cui si celebra la sua festa a Siena.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Siena il 16 aprile 1220
- Guarigione miracolosa di un'infermità congenita nella chiesa di Santa Maria Maddalena
- Ingresso nell'Ordine dei Frati Predicatori nel 1238
- Studi a Parigi e a Colonia sotto Alberto Magno
- Insegnamento della teologia a Parigi per tre anni
- Missioni diplomatiche di pace tra città italiane e riconciliazione di Siena con la Chiesa
- Predicazione della crociata sotto Gregorio X
- Decesso a seguito della rottura di una vena polmonare durante un sermone contro gli usurai
Miracoli
- Guarigione istantanea dei suoi arti deformi durante l'infanzia
- Apparizione dello Spirito Santo sotto forma di colomba durante i suoi sermoni
- Resurrezione di sedici morti menzionata nel suo processo
- Volto risplendente davanti al Papa
Citazioni
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Dio è chiamato il re della pace; ecco perché ogni fedele deve desiderare la pace con il prossimo.
Risposta a un uomo potente -
La vendetta è un peccato di idolatria, poiché la vendetta appartiene a Dio solo.
Predicazioni