San Benedetto
Patriarca dei monaci d'Occidente
Primo Abate di Montecassino, Patriarca dei monaci d'Occidente
Nato a Norcia verso il 480, san Benedetto abbandonò gli studi a Roma per la solitudine di Subiaco. Fondatore dell'abbazia di Montecassino e autore di una Regola celebre per la sua discrezione, organizzò la vita monastica in Occidente. Morì nel 543, lasciando un'eredità spirituale e culturale immensa attraverso l'ordine benedettino.
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SAN BENEDETTO, PRIMO ABATE DI MONTECASSINO,
PATRIARCA DEI MONACI D'OCCIDENTE.
Origini e giovinezza a Roma
Benedetto nasce verso il 480 a Norcia in una famiglia nobile e parte per studiare a Roma, che lascia rapidamente per timore della corruzione morale.
Berthario, santissimo abate di Montecassino e illustrissimo martire di Gesù Cristo, considerando il tempo in cui san Benedet saint Benoît Fondatore dell'ordine benedettino, citato come riferimento cronologico. to venne al mondo, fa un'osservazione approvata dal cardinale Baronio e da altri dotti autori: ovvero, che questo grande Santo vi apparve come una luce in mezzo alle tenebre, o come un medico inviato da Dio per guarire le piaghe dell'umanità in quell'epoca; poiché allora non vi era re né principe sovrano sulla terra che non fosse ateo, idolatra o eretico, tanto il secolo era corrotto.
Nacque verso l'anno 480, nel paese dei Sabini, che oggi chiamiamo Umbria o ducato di Spoleto, e nella città di Norcia; alcuni hanno scritto che egli fosse, per parte di suo padre Eutropio, dell'antica famiglia degli Anicii, che ha dato a Roma un gran numero di consoli e imperatori, e per parte di sua madre Abbondanza, l'ultimo germoglio dei signori di Norcia. San Gregorio, papa, che è il primo autore del Saint Grégoire, pape Papa e autore dei Dialoghi, principale narratore della vita di Servulo. la sua vita, assicura che il nome di Benedetto gli fu imposto per segnare misteriosamente le benedizioni celesti di cui doveva essere colmato.
Fin dall'infanzia mostrò forti inclinazioni per la virtù; e, in un'età che sembra avere la leggerezza come parte, testimoniava già una grande maturità nelle sue azioni, disprezzando tutte le cose della terra e respirando solo quelle del cielo. Fu mandato a sette anni a studiare a Roma, e vi fece, nei sette anni in cui vi rimase, un progresso notevole: dava motivo di sperare, se avesse continuato i suoi studi, che sarebbe diventato uno degli uomini più abili del suo tempo; ma, temendo che il cattivo esempio di una gioventù dissoluta di cui quella città era piena potesse fare qualche impressione sul suo cuore, risolse, a quattordici anni, di ritirarsene segretamente: preferiva rimanere meno dotto e diventare più virtuoso, piuttosto che rendersi perfetto nelle scienze umane e diventare vizioso.
La solitudine di Subiaco
Si ritira nel deserto di Subiaco, vive da eremita in una grotta per tre anni e supera le tentazioni carnali.
In seguito a questa risoluzione, abbandonò Roma e tutto ciò che aveva di parenti e amici, e, con una saggia follia e una dotta ignoranza, per usare i termini di san Gregorio, andò a cercare nei deserti, e fuori dal commercio del mondo, un genere di vita in cui potesse servire Dio con più fervore e meno pericolo. La sua nutrice, che si chiamava Cirilla e che lo amava teneramente, lo seguì: e fu in occasione di ciò che, essendo arrivato in un villaggio chiamato Afide, compì il primo dei suoi miracoli di cui sia giunta a noi notizia; avendo questa donna rotto per caso un vaso di terra che aveva preso in prestito da alcune povere persone del luogo, il Santo ne riunì i pezzi e lo ripristinò con la sua preghiera nello stato in cui era prima; in memoria di questo miracolo, gli abitanti lo appesero alla porta della loro chiesa, dove rimase fino all'irruzione dei Longobardi. Ben presto Benedetto fu considerato un Santo in tutto il vicinato: questo fu per lui un motivo estremamente potente per ritirarsene. Si sottrasse dunque segretamente a coloro che erano stati testimoni del prodigio, e alla sua stessa nutrice, e se ne andò in un luogo distante da Roma quaranta miglia, chiamato Subiaco, dove c'eran Sublac Luogo di ritiro e di formazione monastica in Italia. o dei monaci che vivevano in una santissima austerità. Santa Ildegarda assicura, nelle sue rivelazioni, che vi fu condotto da due angeli, che lo avevano anche tratto fuori da Roma. Mentre saliva su una montagna per trovare il luogo che desiderava, Dio permise che fosse scorto da uno di questi solitari, chiamato Romano; costui, ammirando il suo fervore, si offrì di assisterlo e di cooperare al suo pio disegno in tutto ciò che gli sarebbe stato possibile. Avendo Benedetto accettato questa offerta, Romano gli diede dapprima un abito religioso, poi lo condusse in una caverna estremamente segreta e quasi inaccessibile, che la natura aveva scavato nell'incavo di una roccia, e che ora viene chiamata la Santa Grotta. Era l'anno 494.
Fu lì che questo grande Santo, coperto da un cilicio e separato da tutti gli uomini, iniziò quella terribile penitenza, il cui pensiero è capace di stupire i più audaci. Romano lo nutrì per tre anni, calandogli di tanto in tanto, in un paniere, un pezzo di pane, che costituiva tutto il suo sostentamento. Non rompeva per questo il suo silenzio, ma lo chiamava con un campanello attaccato alla corda del paniere. Il nemico comune degli uomini, non potendo sopportare né l'austerità dell'uno né la carità dell'altro, ruppe un giorno questo campanello. Ma la sua malizia non impedì loro di continuare sempre il loro santo commercio, finché non piacque a Dio di scoprire al mondo la santità del suo servo, e di farlo apparire per la salvezza di un'infinità di persone. Ecco come accadde la cosa.
Un santo sacerdote, parroco, se si deve credere alla tradizione, di un borgo chiamato Monte Preclaro, distante quattro miglia da quella grotta, si era fatto preparare la cena per il giorno di Pasqua; Nostro Signore gli apparve in sogno e gli disse: «Il mio servo muore di fame in una caverna, e tu ti prepari cibi deliziosi». A questa voce, si alza e, prendendo ciò che era stato disposto per la sua tavola, si mette in cammino per cercare il santo sconosciuto. Camminò a lungo tra le montagne e le rocce senza sapere dove andasse né dove dovesse andare; ma la mano di Dio guidandolo, arrivò infine nella grotta di Benedetto. Vi trovò il Santo, si mise in preghiera con lui e, dopo l'orazione, lo invitò a prendere il cibo che Nostro Signore gli inviava, perché era quel giorno la festa della sua Risurrezione, in cui la Chiesa è solita rompere il digiuno. San Benedetto, conoscendo che Dio lo aveva inviato, acconsentì alla sua preghiera: mangiarono insieme ciò che aveva portato e, dopo un colloquio pieno di luce e di unzione sui mezzi per piacere a Dio e arrivare alla perfezione, si separarono, il sacerdote ritornando alla sua chiesa e il Santo rimanendo nella sua grotta, pieno di riconoscenza verso il suo divino benefattore. Qualche tempo dopo, dei pastori lo scorsero da lontano e ne ebbero persino spavento, dapprima perché era coperto di pelli di bestie, poi perché non potevano immaginare che un uomo come gli altri potesse fare la sua dimora ordinaria in quelle rocce. Ma essendosi avvicinati, riconobbero, con i propri occhi e attraverso le istruzioni salutari che egli diede loro, che era effettivamente un uomo, e molti ne furono così toccati che, da rozzi che erano, divennero uomini di grazia e persone spirituali, come nota san Gregorio. È così che questo ammirevole Solitario fu scoperto a poco a poco, e in seguito molte persone del vicinato venivano a visitarlo e, portandogli ciò che era necessario per il suo sostentamento, ricevevano da lui un alimento ben più eccellente, cioè la parola di Dio.
Avendo dei così felici inizi gettato il terrore nello spirito di Satana, egli risolse di soffocare nella culla questa santità nascente. Per riuscirvi, prese la figura di un merlo e, sotto questa figura, venne a volteggiare attorno a lui, e vi si avvicinò persino così tanto che il santo giovane lo avrebbe facilmente preso con la mano; ma poiché questo bravo soldato di Gesù Cristo era già ben esperto nella milizia spirituale, sospettando di cosa si trattasse, formò su di sé il segno della croce: il che fece svanire subito quel prestigio. Tuttavia sentì nello stesso istante una così furiosa tentazione della carne che era sul punto di soccombere, e che, nel turbamento in cui si trovava, cominciava quasi a deliberare se non dovesse lasciare la sua solitudine. Ma lo spirito della grazia fu più forte in lui di quella tentazione, e gli diede all'istante l'accortezza e il coraggio di spogliarsi e di gettarsi nudo in un campo di spine e di rovi, in mezzo ai quali si rotolò così a lungo che, attraverso un'infinità di escoriazioni e di piaghe, fece uscire il sangue da ogni parte del suo corpo; così, attraverso il dolore sensibile e attraverso quei rivoli di sangue, estinse l'ardore che la concupiscenza aveva acceso nelle sue membra. In seguito, il serafico san Francesco, visitando per devozione la grotta di san Benedetto, abbracciò e baciò per devozione quei rovi e quelle spine e, facendovi sopra il segno della croce, li trasformò in rose che sono poi servite a dare la salute a una quantità di malati. La vittoria del nostro Santo fu così perfetta che fu dotato, a partire da quel giorno, di una purezza angelica, e che il demonio non ebbe più il potere di tentarlo su questa materia.
Prime fondazioni e miracoli
Dopo un tentativo di avvelenamento da parte di monaci indisciplinati, fonda dodici monasteri nella provincia di Valeria.
Dopo questo trionfo, divenne da soldato capitano, e da novizio gran maestro nella scuola della virtù. In effetti, cominciò da allora a farne lezione, sia a voce, sia con i suoi buoni esempi, a molti che vennero a porsi sotto la sua disciplina. L'abate di un monastero vicino era deceduto, i religiosi gettarono subito gli occhi su di lui e lo elessero al suo posto; ma poiché erano caduti in un grande rilassamento e non potevano sopportare la forza dei suoi rimproveri, si pentirono presto della loro scelta, e giunsero fino a quell'eccesso di furore di cospirare insieme la sua morte e di mettere del veleno in un bicchiere che gli presentarono. Non poterono tuttavia nuocergli, perché Dio, che rivela quando gli piace i pensieri più segreti degli uomini, fece conoscere al suo servo il pericolo in cui si trovava, come se una pietra vi fosse caduta dentro. La cospirazione essendo così scoperta, il Santo disse loro senza turbarsi: «Dio vi perdoni, fratelli miei! non vi avevo forse ben detto che i vostri costumi non si accordavano affatto con i miei? Cercate un altro abate che vi governi a vostro piacimento; quanto a me, non rimarrò più con voi».
San Benedetto lasciò dunque quel luogo dove non produceva alcun frutto, e si ritirò nella sua prima solitudine; non avendo più che il corpo sulla terra, conduceva una vita più angelica che umana, assorbendosi nella contemplazione delle perfezioni divine, e studiandosi di formarne in se stesso un'immagine e una viva somiglianza. Ma la carità che consumava il suo cuore non potendo nascondere le sue fiamme, molte persone, desiderose di imitarlo, vennero in quel deserto; presto, al posto di un monastero che aveva lasciato, ne fondò dodici; in ciascuno mise dapprima dodici religiosi con un superiore per condurli. E, per quanto riguarda lui, come sovrintendente di tutti, vegliava su di loro e andava dall'uno all'altro per assisterli nei loro bisogni. Questi monasteri erano nella provincia di Valeria, poco distanti gli uni dagli altri; quello di Santa Scolastica, dove il Santo faceva la sua residenza, e quello della Santa Grotta sono i soli che sussistono oggi. Non vi è più al posto degli altri che rovine e alcune celle. Non fu solo ricercato da coloro che volevano lasciare il mondo e arruolarsi sotto la bandiera della croce: lo fu anche da molti signori, che, per una stima singolare verso la sua persona, gli portarono i loro figli, affinché li formasse di sua mano alla pratica della virtù, e affinché apprendessero le scienze umane sotto i maestri che egli avrebbe dato loro: Equizio gli portò suo figlio Mauro, di dodici anni, e Tertullo, patrizio, gli po rtò Maur Discepolo di san Benedetto che salvò Placido dall'annegamento. suo figlio Placido, di soli sette anni. Ciò può dare motivo d i crede Placide Giovane discepolo salvato dalle acque da Mauro per ordine di Benedetto. re a ciò che alcuni autori hanno scritto: il nostro Santo, secondo loro, fece un viaggio a Roma durante la fondazione di questi dodici primi conventi, e vi operò tanti miracoli durante due anni, che guadagnò la stima e l'affetto di tutto il senato e delle persone più ragguardevoli della città. È vero che san Gregorio non parla affatto di questo viaggio: ma ha potuto ometterlo, sia per abbreviare, sia per altre ragioni che non possiamo conoscere. È già stato parlato, nella vita di san Mauro, del miracolo insigne che il santo Abate gli fece compiere, per ritirare il piccolo Placido da un lago dove stava per annegare; san Mauro camminò sulle acque a piedi asciutti e come sulla terra ferma. San Gregorio ne segna ancora altri che hanno preceduto la sua uscita dalla solitudine di Subiaco.
In uno dei suoi monasteri, c'era un religioso che non poteva rimanere all'orazione; ma appena i fratelli si prostravano per farla, usciva dall'oratorio per dare intera libertà ai suoi pensieri. Il superiore gliene fece spesso la correzione; ma poiché era senza successo, lo condusse da san Benedetto, affinché l'autorità di un così grande uomo ottenesse su di lui ciò che i suoi rimproveri non potevano ottenere. Questo povero Fratello promise bene di essere più fervente in futuro; ma la sua risoluzione durò solo due giorni: di modo che il superiore fu obbligato a dare avviso al Santo che lo scandalo continuava. Venne lui stesso a portarvi rimedio e condusse san Mauro in sua compagnia; essendosi messo in orazione con i fratelli, vide un fanciullo nero che tirava il religioso per la veste: «Scorgete», disse al superiore e a san Mauro, «colui che corrompe questo Fratello?». Risposero di no: «Preghiamo dunque Nostro Signore», aggiunse, «che vi scopra questo segreto». Dopo due giorni, san Mauro lo vide, e san Benedetto avendo seguito questo vagabondo, che era uscito, secondo la sua abitudine, prese una bacchetta e ne colpì il colpevole; ciò che lo liberò interamente da questa tentazione del demonio. Tra le dodici case che aveva fatto costruire, ve n'erano tre sulle rocce che non avevano affatto acqua. I religiosi, che avevano una pena estrema per andare a cercarla in basso nel lago, perché la discesa era difficile e pericolosa, lo pregarono di potervi andare o di cambiare la loro dimora; egli promise loro di accontentarli, e, avendo fatto una preghiera fervente, fece scaturire dalla roccia una fontana le cui acque scorrono ancora abbondantemente fino nella pianura. Uno dei suoi novizi, goto di nazione, lavorando presso il lago, per dissodarne i bordi, diede un colpo così forte nel legno, che il ferro del suo strumento, staccandosi dal manico, saltò nell'acqua senza che vi fosse modo di ritirarlo. Il Santo vi venne, prese il manico dalla mano del suo novizio, lo mise nel lago, e subito il ferro risalì da sé, e, nuotando sull'acqua, venne a rimettersi nel suo manico. Il Santo rese lo strumento al novizio, e avendolo consolato, gli comandò di continuare il suo lavoro.
Questi prodigi e un'infinità di altri facevano volare da ogni parte la reputazione di questo nuovo Eliseo; ma il demonio, che un così felice progresso metteva in una rabbia estrema, intraprese di turbare il suo riposo per mezzo di un invidioso. Era un ecclesiastico, chiamato Fiorenzo, che dimorava presso il p rincipa Florent Autore dell'antica biografia di Rusticola. le dei dodici monasteri: di quello dove san Benedetto faceva ordinariamente la sua residenza. Quest'uomo, veramente indegno del suo Ordine e del suo carattere, attaccò dapprima il Santo con maldicenze segrete: «Non era così santo come si faceva credere; non era in realtà che un ipocrita e un furfante, che, sotto belle apparenze di virtù, macchinava qualche cattivo disegno». Ma vedendo che non avanzava in nulla contro la sua reputazione con tutti i suoi cattivi discorsi, cercò di togliergli la vita con un pane avvelenato, che gli inviò come un segno di amicizia e di benevolenza, allo stesso modo che si inviava ancora, nel secolo scorso, il pane benedetto. Il Santo lo ringraziò molto civilmente, sebbene non ignorasse la qualità di quel pane. Ma un corvo, che nutriva di sua mano, essendo volato verso di lui, il Santo gli ordinò di prendere il pane e di portarlo in un luogo scostato dalla vista degli uomini; l'animale non osava farlo per il timore del veleno, finché il santo Abate non lo ebbe assicurato che non ne avrebbe ricevuto alcun danno, perché non gli comandava di mangiarlo, ma solo di portarlo in un luogo sconosciuto, dove non potesse nuocere a nessuno. Non è tutto: questo infelice uomo si inventò un'altra malizia ancora più nera delle precedenti: guadagnò sette ragazze di malaffare e le fece entrare segretamente nel giardino del monastero, per ballarvi senza pudore e farvi mille insolenze alla vista delle celle dei religiosi. Non avendo potuto nuocere al santo Abate, né nella sua reputazione con la maldicenza, né nella sua vita con il veleno, voleva almeno affliggerlo nei suoi figli con lo scandalo che avrebbe dato loro; era toccarlo alla pupilla dei suoi occhi. Così il santo Padre, che non si era affatto mosso né per le calunnie del suo persecutore, né per l'attentato che aveva commesso contro la sua persona, volendolo far morire, lasciò a quel colpo la partita, e, cedendo alla tempesta, si ritirò da quel monastero con alcuni dei suoi discepoli. Ma che può la malizia dell'uomo contro la sapienza di Dio? Le calunnie si erano dissipate, e l'attentato, essendo stato scoperto, non aveva avuto alcun effetto; allo stesso modo, la vittoria che Fiorenzo pretendeva di aver riportato con la fuga del Santo, non fu di lunga durata; mentre si divertiva su una galleria del suo alloggio, essa crollò sotto i suoi piedi e lo schiacciò nella sua caduta, restando il resto della casa intero, tale quale era prima. A questo proposito, non vogliamo omettere un atto della perfetta carità di san Benedetto: vedendo che il suo discepolo Mauro appariva gioioso nell'apprendere la morte di Fiorenzo, e nel mandargli a dire che poteva ben tornare in sicurezza, poiché il suo nemico non era più al mondo, lo riprese aspramente e gli impose una severa penitenza. In questa occasione, Pietro Diacono, secondo san Gregorio, esclamò che quest'uomo grande è stato riempito dello spirito di tutti i Santi, poiché fa vedere lo spirito di Mosè, traendo acqua da una roccia; lo spirito di Elia, facendosi obbedire da un corvo; lo spirito di Eliseo, facendo nuotare il ferro sulle acque; lo spirito di san Pietro, dando a Mauro, suo discepolo, il potere di camminare su un grande lago come sulla terra ferma, e lo spirito di Davide, perdonando così generosamente a colui che cercava di rovinarlo e piangendo amaramente la sua morte.
L'insediamento a Montecassino
Nel 529, fonda l'abbazia di Montecassino sulle rovine di un tempio di Apollo ed evangelizza le popolazioni locali.
Non fu questo l'unico bene che Dio trasse dalla malizia del sacerdote Fiorenzo: poiché essendosi san Benedetto allontanato, come abbiamo detto, con alcuni dei suoi figli, Dio gli fece conoscere che voleva servirsi di lui per la conversione di molte anime, che lo avrebbe favorito in tutto ciò che avrebbe intrapreso, e avrebbe reso il suo nome e la sua congregazione celebri in tutto il mondo. Il Santo benedisse Dio per una disposizione così favorevole e lasciò con gioia le rocce di Subiaco, santificate dalle sue penitenze e da tante opere miracolose che vi aveva compiuto, per recarsi dove il cielo lo ch iamava. Era Mont-Cassin Monastero di riferimento per la regola benedettina. a Montecassino, situato nel regno di Napoli, a dodici leghe e mezza da Subiaco e a diciotto leghe da Roma. Due angeli, in forma di giovani uomini, lo condussero lì e lo misero in possesso del luogo che, da vescovado che era, fu trasformato in una celebre abbazia, capo di un'infinità di mon asteri dell'Ordine fondato da questo g Ordre fondé par ce glorieux Patriarche Ordine religioso che occupa il monastero di Honnecourt. lorioso Patriarca. Vi erano ancora, su questa montagna e nei dintorni, come in molte altre province d'Italia, alcuni resti del paganesimo, tra gli altri un tempio di Apollo, dove questo idolo era onorato come un Dio dai contadini della contrada. La prima cosa che fece san Benedetto, dopo un ritiro e un digiuno di quaranta giorni per disporsi alle funzioni dell'apostolato, fu di rovesciare l'altare, di mettere l'idolo in pezzi e di bruciare il bosco vicino, che serviva alle superstizioni del paganesimo; avendo così purgato il tempio, lo trasformò in un oratorio al quale diede il nome di San Martino, e ne costruì un altro in onore di san Giovanni Battista, nello stesso luogo dove l'idolo di Apollo si trovava in precedenza. Lavorò poi, con ferventi predicazioni, alla conversione del popolo circostante, e non contento di farlo da solo, addestrò i suoi religiosi a un così santo ministero; e così, tanto per mezzo loro quanto per i suoi grandi miracoli e la sua vita tutta celeste, che sosteneva mirabilmente la sua parola, fece ovunque un cambiamento considerevole; in brevissimo tempo, il paese fu liberato dalle superstizioni e dai vizi che Satana vi aveva seminato, e che i prelati vi avevano lasciato crescere per la loro negligenza. Tale fu l'origine del celebre monastero di Montecassino, di cui il grande san Benedetto gettò le prime fondamenta nell'anno 529, al quarantottesimo anno della sua età, il terzo di Giustiniano, sotto il pontificato di Felice IV, essendo Atalarico re dei Goti in Italia.
Il demonio, spaventato da tante gloriose vittorie, rinnovò le sue prime persecuzioni contro il Santo. Non era di notte né in sogno che gli appariva: lo ossessionava continuamente sotto figure orribili, gettando fuoco dagli occhi, dalla bocca e dalle narici, e dicendogli in furore: « Benedetto! Benedetto! » e poiché il Santo non faceva finta di vederlo né di sentirlo, per testimoniargli maggior disprezzo, questo nemico aggiungeva: « Maledetto sii tu, e non benedetto! Che sei venuto a fare in queste contrade? Che hai da spartire con me? Perché ti compiaci di perseguitarmi? » Essendo tutti questi sforzi inutili, intraprese di ostacolare la costruzione del nuovo monastero che il Santo cominciava a edificare. Un giorno, mentre i fratelli volevano sollevare una pietra per metterla in opera, egli si pose sopra e la rese così pesante che era del tutto impossibile muoverla. Ne avvertirono il Santo: egli venne sul luogo, fece il segno della croce sulla pietra, e la benedizione ebbe tanta forza che questa pietra passò tutto d'un tratto da quella pesantezza estrema a una leggerezza straordinaria, che fece sì che la si sollevasse senza alcuna difficoltà. La si conserva ancora adesso a Montecassino, in memoria del miracolo. Subito dopo, si scavò, per ordine del Santo, nello stesso luogo da cui l'avevano estratta, e vi si trovò un piccolo idolo di rame. I religiosi lo portarono in cucina senza alcun disegno; ma vi apparve subito un fuoco così grande, che sembrava voler consumare tutti gli uffici; ciascuno si mise all'opera per spegnerlo gettandovi dell'acqua, ma il Santo, essendo sceso al rumore che udì, fece loro vedere che la fiamma non era che immaginaria, e che non era che un prestigio che aveva ingannato la loro vista. Un'altra volta, mentre i religiosi lavoravano per obbedienza a innalzare un muro, il demonio venne nella sua cella e gli disse sfacciatamente che stava andando a visitare i suoi lavoratori. Il buon Padre comprese bene cosa volesse dire e inviò immediatamente dei messaggeri verso i fratelli per avvertirli di stare in guardia. Appena ebbero ricevuto questo avviso, un tratto del muro cadde e schiacciò sotto le sue rovine un piccolo novizio, fanciullo di stirpe patrizia. Questo incidente afflisse infinitamente i suoi confratelli; andarono a trovare il loro santo Abate e gli esposero con sospiri la sventura di quel giovane. Egli comandò che gli portassero il corpo del defunto, ma era così spezzato che dovettero portarlo in un sacco. Fece un'orazione per lui con un fervore straordinario e, appena l'ebbe terminata, il morto risuscitò e tornò allo stesso stato in cui era prima di quell'incidente. Il Santo, per trionfare più perfettamente sul nemico, gli ordinò di tornare al lavoro e di ristabilire, con gli altri, il muro sotto il quale era stato schiacciato. Così, tutti gli artifici del demonio non poterono impedirgli di costruire questa casa, che doveva essere la dimora di tanti Santi e il capo di quest'Ordine che stava per propagarsi presto in tutto il mondo.
Incontro profetico con Totila
Benedetto smaschera il re dei Goti, Totila, e gli predice con precisione la durata del suo regno e la sua prossima morte.
Ma questo spirito profetico apparve con ben più grande splendore nell'incontro che ebbe co n Totila, re dei Goti Totila, roi des Goths Re dei Goti che risparmiò Roma in seguito all'intervento di Aureliano. . Questo principe, che devastava tutta l'Italia, avendo sentito dire che Benedetto era un grande Profeta, al quale nulla poteva essere nascosto, volle accertarsene per sua propria esperienza; avanzò verso il suo monastero e gli mandò a dire di venire di persona al suo cospetto. Prima di avvicinarsi, per meglio mettere alla prova il Santo, fece vestire uno dei suoi scudieri come un re, lo fece accompagnare dalle sue guardie e dai primi ufficiali della sua corte, e gli comandò di marciare davanti a lui in questo assetto, per vedere se Benedetto si sarebbe lasciato ingannare. Lo scudiero obbedì, andò fino all'interno del monastero e fino al luogo dove si trovava il Santo; ma quest'uomo grande non si turbò affatto per tutto il tumulto di quei barbari e, non appena credette che lo scudiero potesse udirlo, esclamò: «Deponete, figlio mio, deponete questi ornamenti reali: non vi appartengono». A queste parole, lo scudiero, che prima faceva il fiero, e tutti quelli del suo seguito, si prostrarono a terra e, non osando avvicinarsi al Santo né parlargli, tornarono a dire a Totila ciò che avevano visto e udito. Totila venne egli stesso e, avendo scorto san Benedetto che era seduto su uno sgabello, si gettò anch'egli a terra senza osare avanzare oltre. Il Santo gli gridò due o tre volte di alzarsi; ma fu necessario che egli stesso venisse a rialzarlo. In seguito, gli parlò con più forza e libertà di quanto il profeta Natan avesse mai parlato a Davide, poiché, senza usare parabole né temere di urtare un re che faceva tremare tutta l'Italia, lo riprese per i suoi crimini e gli predisse le ultime avventure della sua vita: «Voi fate molto male», gli disse: «ne avete fatto molto; è tempo che poniate fine alle vostre iniquità; entrerete a Roma, passerete il mare, regnerete nove anni e al decimo morirete». A questo oracolo, Totila fu colpito da un nuovo timore: si raccomandò istantemente alle preghiere del Santo e si ritirò. Da quel momento, non fu più così crudele come lo era stato in precedenza. Prese Roma, passò in Sicilia e, alla fine di dieci anni, per un giusto giudizio di Dio, perse il regno e la vita.
La Regola e la spiritualità
Il santo redige la sua celebre Regola monastica, incentrata sull'umiltà e la discrezione, che diventerà la norma in Occidente.
Il tempo in cui compose la sua rego sa règle Codice di vita monastica redatto da Benedetto. la non è del tutto certo; santa Ildegarda assicura, nelle sue Rivelazioni, di aver appreso dalla Santa Vergine che la compose mentre era ancora a Subiaco; tuttavia, è assai probabile che vi abbia apportato ritocchi in seguito e che vi abbia aggiunto diverse cose che l'esperienza e la meravigliosa propagazione del suo Ordine gli fecero giudicare necessarie; e può darsi che la luce ammirevole che ricevette nella visione di cui abbiamo appena parlato, abbia contribuito molto alla sua perfezione finale. Comunque sia, non si può aggiungere nulla alle lodi che i Padri e gli autori, vissuti in seguito, gli hanno tributato. San Gregorio Magno dice che, essendo la vita di san Benedetto tutta santa, non può essere che anche la sua regola non sia stata tutta santa, poiché quest'uomo grande non prescrisse altre leggi se non quelle che già impartiva con i suoi esempi; aggiunge che questa regola deve essere posta al rango dei suoi miracoli, ed è soprattutto ammirevole per la saggezza e la discrezione che mantiene in tutte le sue ordinanze. Diversi concili, tenuti in Francia e in Germania, ne hanno anche parlato con molto onore; e, per dirla tutta, la si chiamava per eccellenza la Santa Regola. Un altro san Benedetto, fondatore dell'abbazia di Aniane, e poi abate di Inden, vicino ad Aquisgrana, fece vedere, attraverso un eccellente libro chiamato la Concordia delle Regole, che essa era interamente conforme a quella dei santi Padri che avevano preceduto il nostro Santo; e, dopo questa concordia, essa fu la regola di tutto l'Ordine monastico in Europa, essendosi sottomessi ad essa i monasteri che erano più antichi di san Benedetto. Vi sono persino buoni autori che sostengono che essa fosse ricevuta ovunque prima di quel tempo, vale a dire prima dell'anno 817; e che la Concordia che fece il santo abate di Inden, servì solo a rinnovarne lo zelo e l'osservanza, che si erano estremamente affievoliti, in diversi luoghi, a causa della miseria delle guerre: ciò che lasciamo esaminare ai dotti critici. Aggiungiamo solo che questa regola si estese molto finché il santo Patriarca era in vita; poiché si pensa che egli stesso la portò a Roma e che vi trovò un gran numero di discepoli: è certo che la inviò in Sicilia tramite san Placido, in Francia tramite san Mauro e in Sardegna tramite san Rainero.
È tempo di giungere al suo beato trapasso. Dio gliene aveva rivelato il tempo diversi mesi prima, ed egli lo aveva dichiarato al suo discepolo, san Mauro, prima di farlo partire per la Francia. Sei giorni prima di tale termine, avendo fatto aprire il sepolcro dove riposava sua sorella, santa Scolastica, fu colto da una febbre che lo tormentò estremamente; essa non gli impedì, tuttavia, di prepararsi a questo ultimo passaggio con tutto l'ardore e la pietà che si possono immaginare in un uomo che non respirava più che per il cielo.
Al sesto giorno, per quanto debole fosse, si fece portare all'oratorio consacrato a san Giovanni Battista: lì, sostenuto dalle braccia dei suoi discepoli, ricevette il corpo e il sangue del suo Salvatore; poi, ponendosi sul bordo della fossa, ma ai piedi dell'altare, e con le braccia tese verso il cielo, morì in piedi pronunciando un'ultima preghiera. Fu il sabato santo, 21 marzo, l'anno di Nostro Signore 543: aveva 62 o 63 anni.
Nel momento in cui il santo Patriarca morì, un religioso, che si trovava nello stesso monastero, e san Mauro, che era a Font-Rouge, vicino ad Auxerre, in Francia, videro come una grande via, coperta di tappeti preziosi e bordata da un'infinità di fiaccole, che si estendeva fino al cielo, e un uomo venerabile e tutto splendente che disse loro: «Questa è la via per la quale Benedetto, il diletto di Dio, è salito al cielo». Così egli adempì la promessa che aveva fatto, di far sapere ai suoi discepoli assenti il beato momento in cui sarebbe andato a godere della gloria. Benedetto era di statura elevata e ben proporzionata, e nel suo aspetto esteriore aveva una gravità mescolata a tanta dolcezza, che obbligava tutti coloro che lo guardavano ad amarlo e a rispettarlo. La sua astinenza fu prodigiosa; durante le Quaresime, mangiava solo due volte la settimana e si accontentava allora di pane e acqua. Benedetto visse vergine e morì vergine. Amava estremamente la solitudine, e sebbene il suo Ordine si estendesse da ogni parte, a stento si trova che sia uscito due volte da Montecassino. È che trovava le sue delizie nel fare orazione e nel trattenersi solo a solo con il suo Dio. Il suo corpo fu inumato nella cappella di San Giovanni Battista, che egli stesso aveva fatto costruire e che si era destinata per sepoltura. Nostro Signore non lo ha onorato meno dopo la sua morte con miracoli, di quanto avesse fatto durante la sua vita. Se ne sono fatti interi libri, che si possono vedere nelle grandi biblioteche e nei continuatori di Bollandus.
San Gregorio dipinge in due parole il carattere del glorioso patriarca dei monaci d'Occidente: dice di lui, raccontando il suo ritorno da Vicovaro a Subiaco, che dimorava con se stesso. Queste parole portano con sé l'idea della più grande, della più sublime perfezione. Che cos'è, in effetti, nel linguaggio dei Santi, dimorare con se stessi? È unire la solitudine dell'anima a quella del corpo; è svuotare il proprio cuore da ogni attaccamento alle cose terrene; è concentrarsi nella conoscenza di Dio e di se stessi. Un uomo può essere solo, può essere rinchiuso in un chiostro, senza possedere la grande arte di dimorare con se stesso. Tali sono tutti coloro che, dopo essersi separati dal mondo, lasciano errare la loro immaginazione su mille oggetti che dapprima li dissipano, poi catturano il loro cuore, eccitandovi una folla di desideri frivoli e spesso criminali. Non basta dunque porre un freno alla propria lingua e contenere i propri sensi; bisogna, per essere veramente solitari, imporre un silenzio assoluto a tutte le facoltà della propria anima, e possederla in un raccoglimento continuo, non arrestare i propri pensieri se non su Dio e su se stessi, purificare i propri affetti e infiammarli con la contemplazione del sommo bene.
Di tutte le virtù, non ve n'era alcuna di cui san Benedetto inculcasse più fortemente la pratica, che l'umiltà; ne ha segnato dodici gradi nella sua regola: 1° eccitarsi a una viva compunzione di cuore, temere Dio e i suoi giudizi, camminare senza sosta umiliati alla divina presenza; 2° rinunciare interamente alla propria volontà; 3° obbedire prontamente e senza riserve; 4° sopportare pazientemente le sofferenze e le ingiurie; 5° scoprire umilmente i propri pensieri più segreti al proprio superiore o al proprio direttore; 6° essere contento e rallegrarsi nelle umiliazioni; compiacersi nell'esercitare i ministeri più bassi, nel portare abiti poveri, ecc.; nell'amare la semplicità e la povertà; considerarsi un cattivo servitore in tutto ciò che viene ordinato; 7° stimarsi il più miserabile, l'ultimo degli uomini, il più grande di tutti i peccatori; 8° evitare la singolarità nelle parole e nelle azioni; 9° amare e osservare il silenzio; 10° guardarsi da una vana gioia e da un riso immoderato; 11° non parlare mai a voce alta, e osservare le regole della modestia in tutte le proprie parole; 12° essere umile in tutte le proprie azioni esteriori. San Benedetto aggiunge che, quando si sarà passati attraverso questi diversi gradi di umiltà, si arriverà a quella carità perfetta che bandisce il timore.
Morte e ascesa al cielo
Benedetto muore in piedi nell'oratorio nel 543, poco dopo sua sorella Scolastica, e la sua morte è segnalata da una visione luminosa.
Non ricorderemo tutti gli attributi che, nelle arti, caratterizzano san Benedetto: menzioneremo quelli che sono più o meno fondati sulla storia.
Culto e traslazione delle reliquie
Le sue reliquie furono trasferite a Fleury-sur-Loire nel VII secolo, sebbene anche Montecassino ne rivendichi il possesso.
[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE. — ABBAZIA DI MONTECASSINO.]
Essendo stato il monastero di Montecassino rovinato dai Longobardi nel 583, le reliquie di san Benedetto, sepolte sotto le macerie, vi rimasero a lungo sconosciute. San Aigulfo, religioso dell'abbazia di Fleury, chiamata in se guito Saint-Benoît-sur Saint-Benoît-sur-Loire Luogo di conservazione delle reliquie di Benedetto in Francia. -Loire, essendo stato inviato a Montecassino verso l'anno 650 da san Monmoie, suo abate, ebbe la fortuna di ritrovarle tra le rovine e di portarle in Francia, nel suo monastero. Essendo avvenuta questa traslazione l'11 luglio, se ne celebrò la memoria lo stesso giorno in tutti i monasteri di Francia; e il 4 dicembre aveva luogo un'altra solennità, chiamata dell'Illuzione, in memoria di una seconda traslazione che si fece delle stesse reliquie, quando, essendo state trasferite a Orléans per timore dei Normanni, furono riportate al monastero di Fleury.
I religiosi di Montecassino, in Italia, pretendono, contro quelli di Fleury in Francia, di essere in possesso delle beate spoglie del loro santo Patriarca, e producono a loro favore una bolla di papa Urbano II, con la quale pronuncia anatema contro coloro che negano che il corpo di san Benedetto sia a Montecassino; ma poiché i più illuminati, e soprattutto il cardinale Baronio nei suoi Annali, hanno ben riconosciuto che questa bolla era supposta, e che, d'altronde, l'antica tradizione, confermata da un'infinità di miracoli, favorisce interamente i religiosi di Fleury, siamo obbligati a riconoscere con loro che è la Francia, e non l'Italia, a possedere un così grande tesoro. Tuttavia, una piccola porzione delle reliquie di san Benedetto dovette essere riportata a Montecassino, in seguito alle richieste del beato Carionan, zio di Carlo Magno e monaco di quel monastero, richieste appoggiate dal papa san Zaccaria.
Monsignor Bernier, vescovo di Orléans, avendo visitato Fleury-sur-Loire il 15 ottobre 1803, trovò nella cassa contenente le reliquie di san Benedetto: 1° dodici ossa, tra le quali vi erano i due femori e diversi frammenti ossei; 2° diverse bolle di vari papi, relative a queste sante reliquie; 3° un libro manoscritto, composto dal benedettino Sandot, avente per oggetto di constatare l'autenticità delle reliquie.
Le religiose benedettine dell'Adorazione perpetua, a Parigi, ottennero, il 3 agosto 1810, un frammento di una delle costole di san Benedetto. Nel 1828, il vescovo di Orléans ebbe l'intenzione di inviare all'abbazia di Solesmes, nella diocesi di Le Mans, dove si riedificava l'opera di san Benedetto, le reliquie del Santo conservate a Fleury-sur-Loire; ma la popolazione, venuta a conoscenza di questo progetto, vi si oppose con minacce. Il vescovo indietreggiò davanti a questa specie di sommossa e si accontentò di inviare a Solesmes una parte del cranio, presa dal retro. Questa insigne reliquia è conservata con grande onore nella chiesa dell'abbazia. I Trappisti hanno ottenuto, sotto monsignor de Beauregard, numerosi frammenti delle costole di san Benedetto. Monsignor Dupanloup ha donato una costola intera all'abbazia di Einsiedeln e un'altra costola al monastero di La Pierre-qui-Vire.
Per ratificare e completare quanto abbiamo detto, secondo gli autori, nella nota a pagina 573, daremo qui le interessanti informazioni che ci ha inviato, il 3 giugno 1872, Dom Albéric M. Panella, prevosto dell'Ordine di San Benedetto a Subiaco, sulla statua miracolosa di san Benedetto e sui due monasteri di Santa Scolastica e del Sacro Speco di Subiaco:
«La statua in marmo che rappresenta san Benedetto all'età di quindici anni è collocata nella grotta che egli abitò per lo spazio di tre anni. Questa statua non è in ginocchio (come hanno detto i viaggiatori francesi), ma seduta su una pietra, nell'atteggiamento della contemplazione. È verissimo, come credete, che dalla grotta, e talvolta persino dalla statua, fuoriesca una specie di sudore o di manna; ciò che è considerato presagio di calamità imminenti. Citerò solo alcune date recenti:
«1853, il 29 e il 30 giugno, sudore in tutta la grotta e su tutta la statua: carestia, epidemia, soprattutto a Roma e nei suoi dintorni; terremoto, guerra d'Oriente;
«1858, trasudamento nella grotta il giorno del Corpus Domini: guerra di Lombardia l'anno seguente;
«1859, il 5, 6 e 7 luglio, trasudamento nella grotta, sudore sulla statua: battaglie di Solferino e di Castelbelforte;
«1860, dal 13 novembre al 25 giugno dell'anno seguente, trasudamento nella grotta senza interruzione: gli eventi di cui l'Italia fu teatro in quell'epoca sono sufficientemente noti;
«1870, trasudamento nella grotta NEL MESE DI MAGGIO: Guerra tra la Francia e la Prussia, invasione di Roma;
«1871, dall'inizio di giugno al 24 agosto, una goccia resta sospesa, senza mai cadere, poi si ritira. Si è interpretato ciò come l'annuncio di un nuovo flagello di cui la misericordia divina ha sospeso l'effetto.
«Questo liquido si conserva e se ne dà ad alcune persone: si ottengono per suo mezzo grazie straordinarie.
«I due monasteri di Santa Scolastica e del Sacro Speco si trovano nelle seguenti condizioni: Prima di tutto, bisogna sapere che nel 1850 Pio IX chiamò da Genova il padre abate Cesaretto con una colonia di giovani religiosi di una riforma monastica, che questo padre abate aveva fatto da diversi anni, affinché popolasse questi monasteri e vi facesse rifiorire l'antica Osservanza dell'Illustre Congregazione di Montecassino. La cosa è riuscita, non senza grandi difficoltà. Questa riforma si è estesa in tutta Europa e anche fuori. Di conseguenza, il Santo Padre ha permesso che si redigessero costituzioni proprie, che sono state definitivamente approvate quest'anno 1872. Pio IX, vedendo così rinnovata e ringiovanita la Congregazione di Montecassino, l'ha distinta dall'altra chiamandola Congregazione di Montecassino della stretta Osservanza.
«Il monastero di Santa Scolastica di Subiaco è diventato la residenza dell'abate generale di questa nuova Congregazione. Il Sacro Speco è frequentato da un gran numero di pellegrini».
Ecco, sull'abbazia di Montecassino, una nota interessante scritta da M. de Montalembert:
«Il viaggiatore che visita l'abbazia di Montecassino ritrova a ogni passo i ricordi di san Benedetto e di santa Scolastica, ai quali si aggiunge quello di Abbondanza, questa felice madre, che precedette la sua stirpe benedetta nei cieli. Si entra nel monastero attraverso una lunga e buia grotta fatta di ciottoli, nella quale, secondo la tradizione, Benedetto avrebbe abitato. Sopra, si mostrano la cella e la finestra da cui il pio solitario vide l'anima della sua beata sorella prendere il volo verso il cielo. In questa cella, eretta a cappella, un grazioso quadro rappresenta questo episodio toccante della vita del santo Abate. L'apparizione della brillante basilica e del suo doppio cortile sulla sommità di questa solitudine agreste dell'Appennino è meravigliosa. Entrando nel primo di questi cortili, si scorgono subito ai due lati della scalinata le statue colossali di san Benedetto e di santa Scolastica...
«Al centro del primo cortile c'è un pozzo: secondo le tradizioni del chiostro, è il simbolo di quell'acqua viva della Scrittura, che richiede la vita eterna. Un'ampia e bella scalinata conduce al secondo cortile, attorno al quale la riconoscenza ha collocato le statue dei benefattori dell'abbazia: lì rivivono Gregorio Magno, Gregorio II, Zaccaria, Vittore III, Benedetto XIII, Benedetto XIV, Urbano V e Clemente XI, accanto a Ferdinando IV, Carlo III di Borbone, Roberto il Guiscardo, Lotario III e l'illustre Carlo Magno...
«Ma entriamo nella chiesa; il suo splendore e la sua magnificenza abbagliano lo sguardo; il marmo e l'oro brillano ovunque nel suo recinto: delle tre porte che corrispondono alle tre navate, una di esse, commissionata a Costantinopoli da Desiderio nel 1066, offre sculture notevoli: vi si vedono in lettere d'argento i nomi delle terre, castelli e villaggi dipendenti dall'abbazia. Ricche cappelle, numerosi quadri, tra i quali si nota nella navata centrale la Consacrazione della chiesa, di papa Alessandro II, affresco lodato, di Giordano; la cupola di Coronzio; l'altare maggiore, ornato di pietre preziose, alabastro, marmo nero e verde antico, lapislazzuli e broccatello; infine, una superba cassa d'organo, concorrono all'ornamento di questo magnifico tempio».
San Benedetto è il padre di questa immensa famiglia benedettina le cui influenze sono state così grandi nel mondo religioso, sociale e letterario. Prima di lui, l'Ordine monastico esisteva già, non solo in Oriente, dove aveva gettato un vivo splendore, ma anche in Occidente, fin dal V secolo. Allo scopo di soddisfare in modo più vasto e intelligente le aspirazioni alla vita cenobitica che si manifestavano nella Chiesa, san Benedetto compose una Regola e conservò, dagli antichi istituti, la celebrazione comune degli uffici divini, un sermone e un'astinenza severi; il lavoro, diviso in operazioni manuali e letture: ma questi diversi esercizi furono temperati da una discrezione e una saggezza che non tardarono a far accogliere la nuova Regola in tutti i monasteri dell'Occidente. Fu il mezzo di cui la Provvidenza si servì per salvare il cristianesimo e la civiltà, così gravemente compromessi dall'invasione dei barbari e dal rinnovamento forzato dei costumi europei, dopo questo grande evento. I Benedettini furono gli apostoli degli Anglosassoni, dei Germani, degli Slavi, degli Scandinavi; conservarono il deposito delle lettere; dissodarono le foreste, costruirono le città, e li si vide simultaneamente seduti sulla cattedra di san Pietro, sulle diverse sedi della cristianità, nel consiglio degli imperatori e dei re.
Ecco, in sintesi, la storia dei diversi rami dell'Istituto di San Benedetto.
San Benedetto fondò dapprima dodici monasteri nella solitudine di Subiaco, dove iniziò la sua carriera. Più tardi si recò a Montecassino, dove costruì la celebre abbazia che deve essere considerata come il centro di tutto l'Ordine.
La Sicilia fu la prima contrada dove fu portata la Regola di San Benedetto. Questo grande patriarca vi inviò san Placido, verso l'anno 534. Qualche anno dopo, san Mauro fu designato per andare in Francia, dove arrivò nel 543. Costruì sulla Loira il monastero di Glanfeuil, che prese il suo nome.
Il nuovo Istituto si diffuse rapidamente, non solo nelle Gallie e in Italia, ma anche in Spagna, in tutta la Germania e nel regno del Nord.
Il rilassamento, che si era insinuato in questa santa istituzione, rese necessaria una riforma nel X secolo. Essa ebbe luogo in tutti i monasteri di Francia e degli altri paesi sottomessi a Ludovico il Pio, per cura di questo imperatore e lo zelo di san Benedetto, abate di Aniane. Il concilio di Aquisgrana, nell'817, proclamò articoli di osservanza che diedero una nuova vita a questo vasto corpo. Da quell'epoca, il vigore interno dell'Ordine benedettino ha prodotto nuove riforme, ogni volta che il rilassamento lo ha reso necessario. Le prime riforme presero esse stesse il nome di Ordini, principalmente quando iniziarono in qualche monastero nuovo che produceva una filiazione; tali sono gli Ordini di Cluny, dei Camaldolesi, di Vallombrosa, di Grandmont, di Cîteaux, ecc., sebbene queste istituzioni non siano esse stesse, a rigor di termini, che rami dell'Ordine di San Benedetto. Le riforme che hanno avuto luogo per l'unione di diversi monasteri già esistenti, che si impegnavano a mantenere le stesse costituzioni e osservanze, hanno preso il nome di Congregazioni, lasciando l'appellativo di Ordine a tutto l'insieme della famiglia benedettina.
La prima e la più illustre delle Riforme è l'Ordine di Cluny. Fondato nel 910, contò sotto la sua giurisdizione fino a duemila monasteri; ma a causa del rilassamento, delle guerre, delle nazionalità e della commenda, si vide, dopo tre secoli, questa vasta potenza ridotta a proporzioni molto deboli. Subì un'ultima riforma che iniziò nel 1612, per cura di Dom Jacques d'Arbouze, gran priore, e prese il nome di Stretta osservanza di Cluny.
L'Ordine dei Camaldolesi fu fondato, sotto la Regola di San Benedetto, da san Romualdo nel 1012. La sua sede principale è all'abbazia di Camaldoli, in Toscana. Dom Paolo Giustiniani iniziò una celebre riforma di questa Congregazione sul monte Corona, nel 1518.
Nel 1036, l'Ordine di Vallombrosa fu fondato da san Giovanni Gualberto. Non ha avuto riforme.
Nel 1082, la Congregazione, conosciuta sotto il nome di Grandmontini, a causa dell'abbazia di Grandmont, vicino a Muret, fu fondata, sotto la Regola di San Benedetto, da santo Stefano di Muret.
Nel 1098, fu fondato l'Ordine di Cîteaux, che è, dopo quello di Cluny, la più importante frazione della famiglia benedettina. Conta tre fondatori: san Roberto, abate di Molesme, sant'Alberico e santo Stefano. Cinquant'anni dopo il suo stabilimento, cinquecento abbazie ne erano già uscite, e dopo un secolo il numero totale superò i milleottocento. Si dà il nome di Figlie di Cîteaux alle quattro abbazie di La Ferté, Pontigny, Clairvaux e Morimond, perché sono le prime della filiazione di questa abbazia. Le principali riforme dell'Ordine di Cîteaux sono, in Spagna, la Congregazione dell'Osservanza, fondata nel 1425 da Dom Martin de Vargas; in Toscana e in Lombardia, la Congregazione detta di San Bernardo, fondata nel 1497; la Congregazione dei Foglianti, stabilita in Francia nel 1574 da Jean de la Barrière; la Stretta Osservanza di Cîteaux, che deve la sua origine a Denys l'Argentier, abate di Clairvaux, nel 1615. Seguono poi tre riforme di un'estensione troppo minima per essere contate tra le Congregazioni. Sono: Orval, riformata nel 1605 da Bernard de Montgaillard; la Trappa, nel 1662, dal famoso abate di Rancé; Sept-Fonts, nel 1663, da Eustache Beaufort. Dopo la soppressione degli Ordini monastici in Francia da parte dell'Assemblea costituante, il titolo di abate generale di Cîteaux è devoluto all'abate del monastero di San Bernardo alle Terme, a Roma, e i diversi monasteri della Trappa, stabiliti in Francia dal 1815, sono retti dall'abate della grande Trappa, vicino a Mortagne. Inquel, in virtù di un decreto apostolico del 1835, prende il titolo di vicario generale dell'abate di Cîteaux.
Nel 1099, l'Ordine di Fontevraud fu fondato dal beato Roberto d'Arbrissel.
Nel 1102, l'abbazia di Tiron fu fondata, sotto la Regola di San Benedetto, dal beato Bernardo.
Nel 1119, san Guglielmo da Vercelli preparava sul monte Vergiliano, presto chiamato Montevergine, vicino a Napoli, una nuova istituzione monastica che doveva accrescere il numero delle Congregazioni benedettine.
Nel 1156, i Guglielmiti furono fondati, vicino a Siena, da san Guglielmo di Malavalle.
Gli Umiliati furono fondati a Milano, nel XIII secolo.
Nel 1231, Fabriano, nella Marca d'Ancona, vide sorgere la Congregazione dei Silvestrini.
Nel 1254, l'Ordine dei Celestini fu fondato, sotto la Regola di San Benedetto, da san Pietro da Morrone (Celestino V), nel regno di Napoli.
Nel 1319, la Congregazione degli Olivetani, così chiamata a causa dell'abbazia di Monte Oliveto, vicino a Siena, che fu la culla di questa nuova opera, fu fondata da san Bernardo Tolomei.
Quest'ultima Congregazione fu la sola che vide sorgere il XIV secolo. L'Ordine di San Benedetto si era indebolito e, per salvarne i resti, il mezzo migliore era riformare l'intero Ordine; ecco perché, in una celebre costituzione, chiamata la Bolla benedettina, il papa Benedetto XII, nel 1330, promulgò regolamenti destinati a riportare l'Osservanza in tutti i monasteri benedettini. Questa bolla divide l'Ordine di San Benedetto in trentasette province, e conta in questa divisione interi regni come province, come la Scozia, la Boemia, la Danimarca, ecc.
Nel 1408, Ludovico Barbo, provvisto dell'abbazia di Santa Giustina di Padova dal papa Gregorio XII, iniziò, l'anno seguente, una riforma che presto si estese in tutta l'Italia, tanto che l'abbazia di Montecassino, nel 1584, sollecitò di essere essa stessa unita a questa Congregazione. Per onore verso la sede di san Benedetto, il sovrano Pontefice decretò che la riforma di Santa Giustina prendesse il nome di Congregazione di Montecassino, conservando tuttavia, in secondo luogo, il titolo di Santa Giustina di Padova. Attualmente, le guerre che hanno devastato l'Italia da mezzo secolo, avendo portato alla soppressione dell'abbazia di Santa Giustina, hanno indotto la Congregazione di Montecassino, già essa stessa molto indebolita, a cancellare dal suo titolo il nome di questa stessa abbazia.
Nel 1418, si vide iniziare, nell'abbazia di Melk, un'importante Congregazione che riformò tutti i monasteri d'Austria; essa dovette la sua origine alla pietà dell'arciduca Alberto V d'Austria.
Nel 1419, la Congregazione di Bursfeld, in Germania, fu fondata da Giovanni di Meden. Tuttavia, questa Congregazione fu impotente a trattenere nel suo seno tutte le abbazie che si erano mostrate dapprima disposte a prenderla come centro. Nel XVII secolo, diverse frazioni di questo corpo si costituirono esse stesse in Congregazione. Così, nel 1602, iniziò la Congregazione Elvetica, formata dalle nove abbazie della Svizzera, di cui San Gallo era la principale ed Einsiedeln la seconda; nel 1686, il papa Innocenzo XI eresse i diciannove monasteri di Baviera in Congregazione sotto il titolo dei Santi Angeli Gordiani. Altre quattro Congregazioni tedesche si costituirono, vale a dire: quella di San Pietro di Salisburgo, formata da nove abbazie; quella di Svevia, il cui monastero principale era a Costanza e che contava undici abbazie; un'altra di Svevia, diversa dalla precedente, e il cui capoluogo era un monastero di Augusta, composta da sette abbazie; infine quella d'Alsazia e Brisgovia, che ne aveva undici.
In Spagna, la Congregazione di Valladolid, il cui capo era il monastero di San Benedetto fondato in quella città nel 1391, iniziò solo nel 1490 e fu approvata da Innocenzo VIII solo nel 1492. Questa riforma fu in pieno esercizio nel 1493, quando Ferdinando V e Isabella decretarono che tutti i monasteri benedettini dovevano esservi incorporati. Le abbazie che non si sono fuse in questa Congregazione hanno formato la Congregazione claustrale o Tarragonese.
Nel 1488, una riforma si preparava nell'abbazia di Chezal-Benoît, nella diocesi di Bourges. Essa fu composta solo da cinque abbazie e si fuse, nel 1634, nella Congregazione di San Mauro.
Nel 1566, la Congregazione Portoghese, eretta da Pio V, contava più di venti abbazie.
Verso il 1569, la Congregazione di Saint-Vaast, stabilita da Dom Sarrazin, contava sette abbazie.
Nel 1580, si formò la Congregazione degli Esenti, i cui principali monasteri furono Marmoutier, la Trinità di Vendôme, Saint-Benoît-sur-Loire, Rhodon, ecc. L'abbazia di Saint-Denis vi si era unita in seguito, questa Congregazione cambiò il suo primo nome in quello di Congregazione di Saint-Denis. I monasteri che la componevano si fusero in quella di San Mauro.
Nel 1600, la Congregazione detta di Saint-Vanne e Saint-Hildulphe fu fondata da Dom Didier de la Cour. Ha contato fino a quaranta monasteri; ma il suo più grande onore è stato quello di dare origine alla Congregazione di San Mauro (1618), che ha contato fino a centottanta monasteri. Si sa quali immensi servizi la Congregazione di San Mauro abbia reso alla scienza storica, tanto per le sue ricerche sull'antichità ecclesiastica quanto per i suoi lavori sulle nostre origini nazionali. Alcuni dei suoi membri tentarono di risollevarla nel 1817; ma la mancanza di un'autorizzazione legale fece fallire l'impresa.
Nel 1617, la Congregazione dei Benedettini inglesi fu fondata da Dom Sigebert Buckley; essa ha potuto formare diverse case in Inghilterra.
Nel 1618, la Congregazione dei Paesi Bassi iniziò con la riforma della famosa abbazia di Saint-Hubert, nelle Ardenne. Si compose solo di un piccolo numero di monasteri ed è stata distrutta dalla conquista, alla fine del secolo scorso.
I Benedettini, ai giorni della Cavalleria, produssero valorosi Ordini militari, come quelli del Tempio (1146), di Calatrava (1158), di Alcántara (1177), d'Aviz (1204), del Cristo in Portogallo (1319), di Montesa (1316), dei Santi Maurizio e Lazzaro (1572), di Santo Stefano in Toscana (1561), ecc.
Questo è il quadro abbreviato delle principali Congregazioni dell'Ordine di San Benedetto, fino all'epoca delle distruzioni violente che le hanno annientate.
Da quell'epoca nefasta, diverse Congregazioni sono sorte, alcune delle quali sono state erette da Gregorio XVI. La prima fu fondata dal re Ludovico I di Baviera, nei suoi Stati, allo scopo di propagarvi l'istruzione religiosa. Conta diversi monasteri, il principale dei quali è Santo Stefano di Augusta. La seconda è stata eretta con lettere apostoliche del 1° settembre 1837, sotto il titolo di Congregazione di Francia, succedendo alle Congregazioni di Cluny, Saint-Vanne e San Mauro. La sede di questa Congregazione, la cui prima origine risale al 1833, è al monastero di Solesmes, diocesi di Le Mans, che è stato eretto in abbazia, con diritto di filiazione. La terza è stata ristabilita canonicamente, nel 1872, sotto il titolo di Congregazione dei Celestini dell'Ordine di San Benedetto. La sede di questa Congregazione, stabilita dapprima al monastero di Notre-Dame de la Duchère, nella diocesi di Nantes, è stata trasferita al sobborgo di Taillebourg, a Saint-Jean-d'Angély (diocesi di La Rochelle).
Oltre a queste fondazioni, vi è anche quella dei Benedettini del Sacro Cuore di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria, nel 1850, dal R. P. Mourd, al monastero di La Pierre-qui-Vire, nella diocesi di Sens. Molto recentemente, la Congregazione degli Olivetani è stata ristabilita nella diocesi di Auch. Una Congregazione di Cistercensi si è formata, nel 1849, nella diocesi di Avignone, dapprima a Notre-Dame de la Cavalerie, poi nell'antica abbazia di Sénanque. Questi religiosi si votarono principalmente all'agricoltura, come i Trappisti.
Il numero delle Benedettine, o religiose viventi sotto la Regola di San Benedetto, è stato immenso; poiché, oltre a un'infinità di monasteri femminili sottomessi agli ordinari, la maggior parte delle Congregazioni di cui abbiamo parlato, fino a quella degli Olivetani inclusa, hanno prodotto uno o più rami di religiose della loro riforma. Si sono formate, inoltre, alcune Congregazioni di suore benedettine, tra le quali si devono distinguere quella di Notre-Dame du Calvaire, stabilita nel 1617 da Astoriacite d'Orléans; e quella dell'Adorazione perpetua del Santissimo Sacramento, fondata nel 1653 da Catherine Mechtilde de Bar.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Norcia verso il 480
- Studi a Roma e successiva vita eremitica a Subiaco (494)
- Vita eremitica di tre anni nella Sacro Speco
- Fondazione di dodici monasteri a Subiaco
- Fondazione dell'abbazia di Montecassino nel 529
- Redazione della Santa Regola
- Incontro profetico con il re Totila
- Morto in piedi in preghiera dopo aver ricevuto l'Eucaristia
Miracoli
- Riparazione miracolosa di un vaso di terra (crivello) rotto
- Il ferro di una scure che risale dal fondo dell'acqua
- San Mauro che cammina sulle acque per salvare Placido
- Obbedienza di un corvo che porta via un pane avvelenato
- Resurrezione del figlio di un contadino
- Visione dell'anima di san Germano di Capua che ascende al cielo
Citazioni
-
Lascia, figlio mio, lascia questi ornamenti reali: non ti appartengono.
Parole rivolte allo scudiero di Totila -
Maledetto tu sia, e non benedetto!
Parole del demonio rivolte al Santo