Già proconsole di Cipro convertito dall'apostolo Paolo, Sergio Paolo divenne il primo vescovo di Narbona nel I secolo. Dopo essere sopravvissuto a crudeli supplizi a Roma sotto Nerone, evangelizzò il sud della Gallia e la Spagna. Morì pacificamente a Narbona dopo aver organizzato le chiese della regione.
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SAN SERGIO PAOLO, VESCOVO DI NARBONA
Identità e Tradizione
Il testo identifica san Paolo di Narbona con il proconsole Sergio Paolo convertito dall'apostolo Paolo a Cipro, basandosi sulle antiche tradizioni ecclesiastiche.
I secolo.
Sergio Paolo, uomo prudente... Atti degli Apostoli, XIII, 7. L'uomo prudente è colui che vede da lontano... Isid. di Siviglia, lib. X delle Etimologie.
Secondo le antiche tradizioni delle chiese di Francia, d'Italia, di Spagna e del mondo cattolico, san Paolo, primo vesc saint Paul, premier évêque de Narbonne Proconsole di Cipro convertito, primo vescovo di Narbona e apostolo delle Gallie. ovo di Narbona, è lo stesso Sergio Paolo, proconsole, convertito dall'apo l'apôtre saint Paul Apostolo che convertì Sergio Paolo a Cipro e lo accompagnò nelle sue missioni. stolo san Paolo nell'isola di Cipro. Uomini dotti, è vero, lo hanno contestato nel secolo scorso: tuttavia, poiché si tratta della testimonianza di molti secoli, a cui molti martirologi, e soprattutto quello Romano, non hanno avuto difficoltà ad aderire, e poiché, d'altronde, se l'opinione contraria ha qualche prova su cui appoggiarsi, non si è mancato di rispondervi in modo molto solido, abbiamo ritenuto che, senza entrare ulteriormente nella discussione, potevamo sicuramente attenerci all'antica tradizione.
Conversione a Cipro
Proconsole a Pafo, Sergio Paolo si converte dopo che l'apostolo Paolo ha colpito con la cecità il mago Elima che si opponeva alla sua predicazione.
Il Paolo di cui parliamo apparteneva alle più illustri famiglie di Roma e aveva ricoperto le cariche più considerevoli della Repubblica: inviato proconsole a Cipr o per Chypre Luogo di conservazione della croce del buon ladrone. governarla in nome dell'imperatore e del senato, desiderava ascoltare san Paolo che predicava il Vangelo di Gesù Cristo in quell'isola con grande reputazione; poiché la sua predicazione era sostenuta da un'ammirabile santità di vita e da miracoli così frequenti e inauditi, che mostrava chiaramente come Dio stesso autorizzasse la sua dottrina. Il nostro
Santo risiedeva allora a Pafo; e quando l'Apostolo vi giunse, egli gli fece manifestare il desiderio che aveva di vederlo. Ciò non avvenne, tuttavia, senza difficoltà: poiché aveva presso di sé un giudeo, mago, chiamato E lima, o Bar-Gesù, Élymas, ou Barjésu Mago giudeo che si oppose alla conversione di Sergio Paolo. il quale, facendosi passare per profeta, lo distoglieva con ogni mezzo dall'ascoltare questo nuovo Dottore e dall'abbracciare la religione che annunciava; ma la grazia nascente fu in lui più forte della suggestione di questo strumento del demonio. L'Apostolo andò dunque a trovarlo, accompagnato da san Barnaba, che era suo collega nella predicazione del Vangelo; gli illustrò la falsità della religione pagana, che, riconoscendo molti dei, non ne riconosceva alcuno vero; e la solidità della religione cristiana, che non adorava altro Dio se non il Creatore del cielo e della terra, con suo Figlio Gesù Cristo, venuto al mondo per trarre gli uomini dalle tenebre della loro ignoranza. Elima, presente a questo insegnamento, si compiacque di contraddire ciò che diceva il santo Apostolo, per timore che, convertendosi il proconsole, egli perdesse tutto il credito di cui godeva presso di lui. Ma san Paolo, guardandolo con occhio indignato e volto severo, gli disse, per un moto improvviso dello Spirito Santo: «O malvagio seduttore! figlio del demonio, nemico di ogni giustizia, non cesserai dunque mai di ostacolare le vie diritte del Signore? Sappi che la mano di Dio sta per abbattersi su di te e rimarrai cieco, senza vedere il sole, fino a un certo tempo che la sua giustizia ha stabilito». Questa terribile sentenza fu immediatamente eseguita: il mago perse la vista e fu costretto a chiedere qualcuno che lo conducesse per mano! Quanto al proconsole, ne trasse un frutto meraviglioso; e, ammirando insieme il braccio di Dio e la santità della sua dottrina, credette in Gesù Cristo e si fece gloria di essere discepolo di san Paolo. Si dice che fu da lui che l'Apostolo prese questo nome di Paolo, poiché, in precedenza, negli Atti degli Apostoli viene chiamato solo Saulo, ed è soltanto dopo questa conversione che si comincia a chiamarlo Paolo.
Persecuzione a Roma
Dopo la sua conversione, segue gli apostoli a Roma dove subisce crudeli torture sotto l'imperatore Nerone, alle quali sopravvive miracolosamente.
Questo è tutto ciò che il testo sacro ci insegna su Sergio Paolo; di modo che bisogna trarre, dalla tradizione della Chiesa e dagli autori ecclesiastici, il resto che abbiamo da dire sulla sua vita. Il nuovo neofita, condotto alla fede in modo così miracoloso, non esitò un istante a fare alle sue convinzioni i sacrifici più penosi. Fedele alla voce di Dio che lo chiamava all'apostolato, mise ordine negli affari del suo governo e seguì a Roma coloro dai quali aveva ricevuto il beneficio della religione, volendo condividere i loro lavori e i loro destini. Era correre incontro ai più grandi pericoli. In effetti, a Claudio era succeduto l'imp eratore Nerone, l'empereur Néron Imperatore romano sotto il quale avvenne il martirio. troppo noto per la sua crudeltà perché i nostri santi apostoli ignorassero che, recandosi nella città dei Cesari, si esponevano ai tormenti e al martirio. Questa considerazione non li fermò; forse fu persino per loro un motivo per intraprendere quel viaggio, tanto era grande il loro desiderio di soffrire per il nome di Gesù Cristo. Non furono appena arrivati a Roma che il tiranno diede l'ordine di arrestare san Paolo e di gettarlo in prigione. Paolo-Sergio fu ugualmente preso dal suo canto e minacciato dei più orribili supplizi se avesse rifiutato di rinnegare la sua fede e di ritornare al culto degli idoli. Ma egli rifiutò generosamente di obbedire a ordini empi e confessò Gesù Cristo con un coraggio ammirevole in mezzo alle più crudeli torture. «Nel tempo», dice l'autore degli Atti del Santo, «in cui un principe sacrilego perseguitava con furore i cristiani e faceva a pezzi i loro corpi, si notò tra i generosi confessori il nostro vescovo Paolo, valoroso soldato di Gesù Cristo, che correva al combattimento, cinto dalla spada della religione, coperto dallo scudo della devozione, dalla corazza della fede e dall'elmo della confessione. Egli rese gloria a Gesù Cristo, nostro capo, davanti alla moltitudine, senza temerne le minacce. Nulla poté scuotere il coraggioso atleta, né la fame, né i disprezzi, né i tormenti più spaventosi. Il demonio, irritato in qualche modo dal suo eroismo, inventò nuovi generi di supplizi fino ad allora inauditi. Gli lacerarono il corpo, gli strapparono le unghie delle dita e lo percossero di colpi. Ma questo raffinamento di crudeltà servì solo a fargli riportare una vittoria più eclatante sui nemici della religione. Una folla di confessori colse la palma del martirio senza aver sofferto quanto san Paolo. Dio voleva, senza dubbio, conservargli miracolosamente la vita affinché diventasse la luce delle nostre contrade e procurasse a noi e ai nostri discendenti i benefici della vocazione alla fede».
Missione in Gallia e in Spagna
Accompagnando san Paolo, evangelizza il sud della Gallia e la Spagna, fondando comunità a Béziers prima di stabilirsi a Narbona.
In effetti, l'Apostolo delle genti, tornato in libertà dopo una prigionia di due anni, pensò seriamente di eseguire il disegno che aveva formato di andare a evangelizzare la Spagna. Partì con diversi discepoli tra i quali si trovavano san Crescente e san Paolo Sergio, attraversò le Gallie predicando il Vangelo, e per finire di guadagnare a Gesù Cristo queste belle contrade, vinte dalle armi romane, lasciò in mezzo ad esse alcuni degli zelanti missionari che lo accompagnavano.
San Paolo Sergio si fermò dapprima a Béziers, che si trova sulla strada per Narbona e per la Spagn a. Vi pr Narbonne Città di origine e di martirio di san Prudenzio. edicò con grande successo e costruì diversi oratori per celebrarvi i santi misteri. Essendosi diffusa fino a Narbona, dove il culto delle divinità pagane era in grande onore, la voce delle meraviglie che vi operava, gli abitanti lo pregarono di venire in mezzo a loro per istruirli sulla nuova religione che annunciava. Il Santo si arrese alle loro preghiere, non credendo di dover lasciar sfuggire un'occasione così favorevole per estendere il regno di Dio; e dopo aver ordinato vescovo sant'Afrodisio, di cui conosceva il merito, g li affidò il gove saint Aphrodisius Discepolo di Sergio Paolo, ordinato primo vescovo di Béziers. rno della Chiesa di Béziers e andò a Narbona, dove fu ricevuto come un padre in mezzo ai suoi figli. Presto la città cambiò volto; i templi dei falsi dei furono abbandonati e sulle loro rovine sorsero diverse chiese; le antiche superstizioni scomparvero e la verità, annunciata con lo zelo di cui il nostro Apostolo era animato, fece ogni giorno nuove conquiste, nonostante gli ostacoli che incontrava nelle passioni e nei pregiudizi di questo popolo idolatra, fortemente attaccato ai suoi errori. Questo soggiorno e queste predicazioni di Paolo Sergio a Béziers appaiono tanto più verosimili in quanto questa città si trova sulla strada che doveva seguire per andare a Narbona.
Anche gli spagnoli vogliono che sia stato il loro Apostolo e che, avendo ricevuto la missione da san Paolo, abbia percorso le loro più belle province per propagarvi il Vangelo. La poca distanza che c'è da Narbona alla Spagna rende questa opinione abbastanza probabile; d'altronde, come vediamo da cento esempi, i primi predicatori del Cristianesimo non si attaccavano tanto a una chiesa da non portare la fede in altre province, e persino nei luoghi più lontani, per verificare queste parole del profeta Isaia: «Chi sono costoro che volano come le nubi?» e queste altre del Re-Profeta: «Il suono della loro predicazione si è diffuso per tutta la terra».
È naturale pensare che, essendo partito da Roma con l'apostolo san Paolo e avendolo accompagnato nel sud della Gallia, egli ebbe il desiderio di seguirlo in questa contrada, dove, secondo le testimonianze più autorevoli, annunciò la parola santa con frutti di salvezza così grandi che le autorità pagane se ne commossero e presero la risoluzione di cacciare dal paese tutti gli operai evangelici. Questa missione, attestata da una folla di scrittori rispettabili, trova una prova di grande forza in un'iscrizione che sembra fatta per conservarne il ricordo, e che gli storici ci riportano in questi termini: «A Nerone, Cesare Augusto, per aver purgato la provincia dai briganti e da coloro che insegnavano agli uomini una nuova superstizione». Così, al tempo dell'imperatore Nerone, il cristianesimo era stato predicato in Spagna, poiché lo si congratula per averne espulso i missionari apostolici, così visibilmente designati da coloro che insegnavano una nuova superstizione.
Ma quali sono i missionari che, in quell'epoca, hanno diffuso la buona novella in questa contrada? Le tradizioni più antiche e più universalmente accreditate non ci parlano forse dell'apostolo san Paolo e di san Paolo Sergio, vescovo di Narbona? Di qui la popolarità di cui il nome di questo santo Prelato era circondato in Spagna, fin dai tempi apostolici, e la venerazione profonda che vi si è conservata per lui, al punto da attribuirgli i primi successi della predicazione evangelica in queste diverse province e di considerarlo come l'Apostolo.
Questa tradizione si è perpetuata di secolo in secolo, e secondo la testimonianza degli autori della Gallia christiana, era ancora talmente viva nel XVII secolo che si vedeva in certi periodi dell'anno una folla prodigiosa di fedeli accorrere da tutte le parti di questo regno nei luoghi dove riposano i suoi resti mortali.
Tamaius Salazar, nel suo martirologio dei santi di Spagna, conferma questa credenza generale in questi termini: «San Paolo Sergio, discepolo degli Apostoli, venne in Spagna con l'apostolo san Paolo e annunciò il vangelo a Cordova, a Barcellona e nella maggior parte delle città della provincia». La predicazione di san Paolo Sergio in diverse parti di questa contrada appare dunque un fatto acquisito alla storia.
Episcopato e morte a Narbona
Primo vescovo di Narbona, organizza la Chiesa locale, nomina successori per Narbona e Avignone e muore pacificamente nella sua chiesa.
Diversi autori sostengono persino che vi giunse in due epoche differenti, e affermano che, dopo aver lasciato la Spagna nel momento in cui i missionari ne furono espulsi, come si è visto più sopra, vi ritornò in seguito a un avvertimento ricevuto dal cielo. Ecco quanto riporta a questo proposito Pierre Mulard, sacerdote della chiesa di San Paolo di Narbona, che compose nel 1364 la vita di questo santo Vescovo basandosi su manoscritti antichi: «L'apostolo san Paolo, dopo il suo glorioso martirio sotto l'imperatore Nerone, apparve miracolosamente a san Paolo Sergio e gli ordinò di andare a Narbona e in Spagna per predicarvi di nuovo il regno di Dio».
«Al ritorno da questa missione, dove ottenne numerose conversioni, tornò a Narbona che ebbe la felicità di condurre interamente alla fede. Avendo appreso attraverso tre apparizioni successive dell'apostolo san Paolo che la sua fine si avvicinava, consacrò vescovi il diacon o Ste Rufus Sacerdote ordinato vescovo di Avignone da Sergio Paolo. fano e il sacerdote Rufo, designando il primo come suo successore a Narbona e il secondo per occupare la sede di Avignone. Fu l'ultimo atto della sua vita; poiché poco dopo rese dolcemente l'anima al suo creatore nella sua stessa chiesa, dove era in preghiera, e dove fu sepolto tra le lacrime dei suoi diocesani».
Alcuni autori hanno scritto che Paolo Sergio aveva versato il suo sangue per la fede e colto la palma del martirio. Ma questa opinione non sembra avere altro fondamento che gli orribili supplizi che dovette soffrire a Roma, e che avrebbero dovuto condurlo alla morte, se non fosse stato conservato miracolosamente.
Culto e Reliquie
Le sue reliquie, conservate a Narbona, sono sopravvissute parzialmente alle profanazioni della Rivoluzione francese e sono oggetto di una persistente devozione popolare.
[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE DI SAN SERGIO-PAOLO.]
Il corpo di questo santo Vescovo, diceva il P. Giry nel 1685, riposa nel sobborgo di Narbona, in una chiesa collegiata a lui dedicata, eccetto tuttavia qualche parte che si dice essere a Rochechouart, nella diocesi di Limoges.
All'epoca della Rivoluzione francese, il corpo di san Paolo fu profanato, dato alle fiamme. Alcune particelle di questo prezioso tesoro furono tuttavia sottratte al furore dell'empietà, riposte in un reliquiario fatto sul modello dell'antico, e collocate, come un tempo, sul tabernacolo dell'altare maggiore della sua chiesa, dove sono tuttora oggetto del culto non solo degli abitanti della città, ma di quelli dei dintorni e dei paesi vicini. Ogni giorno una grande quantità di ceri brucia in onore del glorioso Apostolo, ed è raro che ne passi uno senza che si vedano pii fedeli circolare nove volte attorno alla sua tomba, sotto forma di novena di preghiere.
Ma è soprattutto il 22 marzo e l'11 dicembre che si è testimoni di uno spettacolo che ricorda gli antichi giorni di fede. In queste due epoche dell'anno, tutta la città e le contrade circostanti si affrettano a gara a rendere al loro santo patrono il tributo del loro rispetto e del loro amore: al punto che la sua vasta chiesa non può contenere la folla che vi si reca da ogni parte, dalle quattro del mattino fino alle sei di sera. E questa non è una vana dimostrazione, né un resto di abitudine, senza vero significato religioso. I narbonesi hanno tanta fiducia nella sua intercessione che lo invocano in tutte le loro afflizioni, e il suo ricordo basta spesso a ispirare loro in punto di morte i sentimenti più cristiani. Non è raro nemmeno sentire nelle case, e talvolta in mezzo alle strade, questa invocazione: Mio Dio! san Paolo!, che segna quanto il nome dell'apostolo della contrada sia ancora popolare, nonostante l'indebolimento della fede e l'impero degli interessi materiali.
Questi sentimenti, bisogna dirlo, non sono particolari agli abitanti della città; il fatto seguente ne fornisce una prova assai lampante. Da più di trent'anni le feste del 22 marzo e dell'11 dicembre non sono state annunciate nelle parrocchie che circondano Narbona, e tuttavia esse continuano a fornire a queste solennità un gran numero di pellegrini che offrono in questo religioso pellegrinaggio i più begli esempi di pietà. Si è fatta un'altra osservazione abbastanza importante, perché conferma le antiche tradizioni sulle predicazioni di san Paolo-Sergio, ed è che il 22 marzo la maggiore affluenza di stranieri proviene dai luoghi che egli dovette attraversare per giungere a Narbona. Se si crede a un'antica tradizione, l'attuale chiesa di Saint-Paul, costruita all'epoca di transizione tra il periodo romanico e quello ogivale, racchiude nella sua vasta e magnifica cinta il luogo in cui il nostro Apostolo fece erigere un oratorio in onore della santa Vergine, che era scomparso dal suolo non si sa in quale epoca.
Fonti e Autorità
La vita del santo si basa sugli Atti degli Apostoli, sui martirologi antichi e sui lavori di storici come Padre Giry e l'abate Robitaille.
Riteniamo utile riportare la leggenda della festa di san Paolo-Sergio, dell'11 dicembre, giorno della sua morte, inserita nel proprio dei Santi della diocesi di Carcassonne, alla quale appartiene ora Narbona, approvata dalla Congregazione dei riti, poiché contiene il compendio dei fatti che abbiamo appena riferito e conferisce loro una grande autorità, rivestendoli dell'approvazione del vescovo e di quella del tribunale romano.
« Paolo, primo vescovo di Narbona, così celebre nella Chiesa nel IV e nel VII secolo, fu discepolo degli Apostoli, secondo l'antica tradizione di Narbona e di Vienne, attestata da Usuardo e Adone, e designato dall'apostolo san Paolo, nel suo viaggio da Roma alla Spagna, per predicare il Vangelo ai Narbonesi, come san Trofimo agli abitanti di Arles e san Crescenzio a quelli di Vienne. Se si crede all'autore dei suoi atti, avrebbe sofferto molto a Roma per la fede, prima di essere inviato nelle Gallie. Ne percorse le province meridionali annunciando la parola di Dio con uno zelo ardente, che portò al cristianesimo un gran numero di pagani.
« Arrivando a Béziers, consacrò un altare al vero Dio; si pensa comunemente che vi abbia fatto costruire una chiesa cattedrale. La sua reputazione di santità essendosi poi diffusa nelle contrade vicine, la città di Narbona gli inviò una deputazione per pregarlo di venire a predicare la vera religione e di esserne il vescovo. Egli acconsentì alle loro richieste, persuaso che per il numero dei suoi abitanti e le sue relazioni con gli stranieri, essa gli avrebbe fornito i mezzi facili per estendere il regno di Gesù Cristo.
« Avendo dunque ordinato Afrodisio vescovo di Béziers, andò immediatamente a Narbona, dove si celebra ancora il suo felice arrivo l'undicesimo giorno delle calende di aprile (22 marzo). Vi elevò dapprima un piccolo oratorio, e presto, diventando considerevole il numero dei fedeli, costruì un'altra chiesa, che dedicò alla santissima Vergine. Infine, dopo essersi attirato l'ammirazione generale sia con la pratica delle più sublimi virtù, che con lo splendore dei suoi miracoli e l'estensione delle sue conquiste in seno alle popolazioni pagane, si addormentò pacificamente nel Signore.
« Fu inumato nella chiesa che aveva fatto costruire oltre il ponte, e questo luogo divenne celebre per le guarigioni miracolose ottenute per sua intercessione, e per il culto che vi si rendeva ai suoi pii resti, accuratamente conservati attraverso i secoli. Ma verso la fine del XVIII secolo, e durante i torbidi da cui la Francia era allora agitata, il suo corpo, tolto violentemente dalla chiesa che lo racchiudeva, fu gettato in un fuoco preparato apposta da uomini empi. Fortunatamente alcune parti sottratte alle fiamme da persone animate da uno zelo coraggioso, furono ricollocate nella chiesa dedicata in suo nome, e vi sono oggetto di un rispetto e di un culto universali. »
Abbiamo completato la vita di san Sergio-Paolo, di Padre Giry, per mezzo di quella composta, nel 1857, dal signor abate Robitaille, canonico titolare di Arras, che è seguita da una dissertazione in cui si prova che il *processus converti* è il fondatore della chiesa di Narbona. Segnaliamo quest'eccellente piccola opera con tanto più piacere, in quanto è venduta a beneficio di una buona opera. Ci rammarichiamo che la mancanza di spazio ci impedisca di riprodurre la parte del lavoro del signor abate Robitaille intitolata: *Testimonianze sulle quali è appoggiata la tradizione dell'apostolato di san Paolo-Sergio*. Vi rimandiamo, così come alla dissertazione generale sull'evangelizzazione delle Gallie nel IV secolo, che troverà il suo posto in uno dei nostri ultimi volumi.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Proconsole di Cipro convertito dall'apostolo Paolo a Pafo
- Trionfo sul mago Elima (Bar-Gesù)
- Viaggio a Roma sotto Nerone e prigionia
- Torture subite a Roma (unghie strappate, percosse)
- Missione in Gallia e in Spagna con san Paolo
- Fondazione della chiesa di Béziers
- Primo vescovo di Narbona
- Morte serena in preghiera nella sua chiesa
Miracoli
- Cecità istantanea del mago Elima per la parola di san Paolo
- Sopravvivenza miracolosa a torture estreme a Roma
- Apparizioni postume di san Paolo per guidarlo
- Guarigioni miracolose sulla sua tomba
Citazioni
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Surget et Paule pretiosa Narbo
Prudenzio -
Sappi che la mano del Signore è sopra di te e sarai cieco, incapace di vedere il sole per un certo tempo
San Paolo rivolgendosi a Elima