25 marzo 1° secolo

Nostra Signora di Le Puy

Nostra Signora di Francia

Madre del Salvatore

Il santuario di Nostra Signora di Le Puy trova la sua origine nelle apparizioni della Vergine Maria sul monte Anis a una vedova e successivamente a una donna paralitica. La chiesa, detta 'angelica' perché consacrata dagli angeli, divenne un centro di pellegrinaggio maggiore che accolse papi, re e santi. Ospitava una statua miracolosa portata da san Luigi, distrutta durante la Rivoluzione e sostituita in seguito da una copia fedele.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 7

NOSTRA SIGNORA DI LE PUY E NOSTRA SIGNORA DI FRANCIA.

Fondazione 01 / 07

Origini e prime guarigioni

Una vedova di Velaune viene guarita sul monte Anis dopo una visione della Vergine, segnando l'inizio del carattere sacro del luogo.

Se si vuole credere a leggende di alta antichità, una pia vedova, nata vicino a Velaune, l'antica capitale del Velay, e convertita da san Marziale, sofferente da lungo tempo di una febbre ribelle a ogni rimedio, si rivolse alla Santa Vergine, che le fece intendere che la salute le sarebbe stata restituita sul monte Ani mont Anis Città natale della santa in Francia. s: si chiamava così la cima di un cono tronco sul quale è edificata oggi la chiesa di Le Puy.

La malata, giunta nel luogo indicato, si riposa e si addormenta su una pietra quadrata, a forma di altare, che vi trova; e, nel suo sonno, vede una schiera di angeli; in mezzo a loro, una dama vestita di abiti reali, raggiante di luce. «Ecco», le dice uno degli spiriti celesti, «la Madre del Salvatore; essa si è scelta questo luogo per il suo santuario; e affinché tu non prenda ciò che ti dico per un sogno, sei guarita».

A queste parole, la visione scompare e la malata si risveglia in piena salute.

Fondazione 02 / 07

Fondazione e consacrazione angelica

I vescovi san Giorgio e san Vosy organizzano la costruzione della chiesa, la cui consacrazione viene miracolosamente compiuta dagli angeli.

San Giorgio governava allora la chiesa del Velay. Informato del fatto, salì sul monte Anis, scorse una parte dell'altopiano coperta di neve, sebbene fosse l'11 luglio, epoca di grandi calori, e in mezzo a questa neve un cervo che, prendendo la corsa al suo avvicinarsi, tracciò con l'impronta dei suoi passi il perimetro di una chiesa. Il santo vescovo circondò di una siepe di spine il perimetro segnato; e san Marziale, ch saint Martial Primo apostolo dell'Aquitania e discepolo del Signore. e evangelizzava le contrade vicine, essendo venuto a visitare a sua volta il monte Anis, che la fama segnalava fin d'allora all'attenzione pubblica, designò il luogo dell'altare e lasciò come reliquia alla futura chiesa una scarpa della Santa Vergine, che aveva portato da Roma.

Tuttavia, la chiesa rimase allo stato di progetto fino all'episcopat o di san V saint Vosy Vescovo del Velay verso il 220, iniziatore della costruzione della chiesa. osy, verso l'anno 220. Allora una donna paralitica, del villaggio di Ceyssac, essendosi fatta portare sulla stessa pietra della vedova di Velaune, e avendovi avuto la stessa visione, udito le stesse parole e ottenuto una guarigione simile, si affrettò ad avvertirne san Vosy. Questi, dopo tre giorni di digiuni e preghiere, salì sulla roccia seguito da tutto il popolo e trovò il perimetro formato dalla siepe ancora coperto da una neve spessa. A questa vista, colto da un santo trasporto, esclamò: «Questa è la casa di Dio e la porta del cielo», e prese la risoluzione di trasferirvi la sede episcopale, che era allora a Saint-Paulien. Per questo occorreva il consenso del Papa; si recò a Roma, ottenne l'autorizzazione necessaria e ricondusse con sé Scrutaire, giovane romano di stirpe senatoria, tanto abile nell'architettura quanto pio e modesto. Si mise subito mano all'opera: ricchi e poveri, tutti vi prestarono il loro concorso. Lì, non si cercava l'arte e l'ornamentazione: è una perfetta unità di forme; sono modanature delle più ordinarie; sono mosaici di pietre di diversi colori, formanti quadrati e losanghe; è infine l'architettura dell'epoca, solida, ma perfettamente semplice. Così, in sette anni, si terminarono l'abside e la prima cupola, vale a dire la rotonda che occupano oggi gli stalli del capitolo e quella che viene chiamata la camera angelica.

Terminato questo edificio, il vescovo e il giovane Scrutaire giudicarono opportuno andare a renderne conto al Papa e chiedergli il permesso di farne la consacrazione solenne. Avevano appena fatto un quarto di lega, che due anziani vestiti di bianco, portando ciascuno una cassetta d'oro, si presentarono a loro, consegnarono loro delle reliquie che dissero venire da Roma, li invitarono a tornare, a piedi nudi, a portarle alla chiesa del monte Anis, «la cui consacrazione», aggiunsero, «si compie in questo momento per il ministero degli angeli».

E subito scomparvero. Il prelato e il suo compagno, colti da rispetto, si tolsero le scarpe, tornarono con le preziose cassette e dissero a coloro che incontravano ciò che era appena accaduto. La notizia si sparse ovunque con la rapidità del fulmine. Il popolo accorse, si unì al vescovo e si formò una processione, che presto arrivò in cima al monte Anis. Le porte della chiesa si aprirono da sole, il santuario apparve illuminato da una moltitudine di torce e l'altare cosparso di un olio il cui profumo inebriava la chiesa intera. Il vescovo, nel suo rapimento, intonò il cantico di ringraziamento, gli assistenti lo seguirono con allegrezza. Finita la preghiera, si raccolsero più di trecento torce, di cui due si conservano ancora nel tesoro della chiesa, e, a partire da quel giorno, la cattedrale di Le Puy è conosciuta sotto il bel nome di chiesa angelica, che tutti i secoli le hanno conservato.

La fama portò lontano la notizia di questi prodigi: si accorse al nuovo santuario e, felici di ripararsi alla sua ombra, molti fecero la loro abitazione nelle vicinanze, fino a formare in poco tempo una piccola città, poi una città più grande, che divenne la capitale del Velay, come era già la sede dei vescovi.

Culto 03 / 07

La statua e le prove rivoluzionarie

San Luigi offre una statua della Vergine portata dalla Terra Santa, che sarà distrutta durante la Rivoluzione prima di essere sostituita.

Sebbene il massimo splendore della chiesa di Le Puy scaturisca dalla camera angelica, la cui erezione è stata così ricca di miracoli, è vero dire che la statua miracolosa, che vi è stata venerata per diversi secoli, ha influito ancora di più sulla sua gloria. Questa immagine era stata portata dalla Terra Santa, nel 1254, da san Luigi, che saint Louis Re di Francia che visitò le reliquie di san Ildeberto. venne appositamente a Le Puy per farne omaggio alla basilica di Maria. Era di legno duro, di setim secondo alcuni, di quercia o di ebano secondo altri, e rappresentava la Santa Vergine seduta su una sorta di sgabello, che teneva il Bambino Gesù sulle ginocchia. Delle bende strettamente serrate alla maniera delle mummie egiziane avvolgevano l'immagine del Figlio e della Madre, e lasciavano intravedere solo il loro volto.

Da cinque secoli, la gloriosa Vergine del monte Anis riceveva gli omaggi delle folle frementi, quando nel 1793 fu strappata dal suo santuario dal fanatismo incredulo, trascinata ignominiosamente per quelle strade un tempo testimoni del suo trionf o, e bruciata sulla piazza del M brûlée sur la place du Martouret Immagine in legno riportata dalla Terra Santa, bruciata nel 1793. artouret, tra le grida insensate di alcuni faziosi, ma nel mezzo della costernazione di tutta la parte sana di una popolazione eminentemente cattolica.

Fortunatamente il regno dell'empietà non dura mai a lungo. Subito dopo la Rivoluzione, una nuova statua, copia fedele dell'antica, rimise sotto gli occhi i tratti che avevano venerato i secoli; la pietà dei fedeli riprese il suo slancio, e Maria ricevette e riceve ancora tutti i giorni, sotto la sua nuova immagine, tante testimonianze di fiducia e di amore quante sotto l'antica, così cara ai nostri avi.

Culto 04 / 07

Reliquie e doni prestigiosi

La cattedrale custodisce reliquie insigni, tra cui frammenti della Vera Croce e della Corona di spine, donati da papi e re.

Questa statua non era l'unica ricchezza della chiesa di Le Puy. Il possesso delle reliquie più insigni costituiva una delle sue altre glorie. Verso la fine del secolo scorso, ne possedeva un numero considerevole, come prova l'inventario che ne è stato conservato; e l'oro, l'argento e le pietre preziose abbellivano i reliquiari in cui erano custodite. Ma nel '93, l'empietà rivoluzionaria consegnò alle fiamme la maggior parte di queste reliquie, e i reliquiari che le contenevano divennero preda della cupidigia. Di tante ricchezze, non resta di notevole che due reliquie insigni della Vera Croce; una, con il suo reliquiario, donata da papa Innocenzo III; l'altra, proveniente dall'abbazia di La Chaise-Dieu, alla quale l'aveva inviata Clemente VI. La chiesa di Le Puy possedeva un tempo un frammento considerevole della corona di spine, di cui san Lu igi le avev saint Louis Re di Francia che visitò le reliquie di san Ildeberto. a fatto dono nel 1239; ma essendo questo frammento passato alla chiesa principale di Saint-Étienne-en-Forez, insieme alla lettera firmata dal pio monarca che ne stabilisce l'autenticità, il cardinale de Bonald, quando era vescovo di Le Puy, sembrò voler risarcire la sua cattedrale di questa perdita, donandole una piccola particella della santa spina.

Contesto 05 / 07

Papi, re e santi pellegrini

Il santuario divenne un centro di pellegrinaggio maggiore, attirando numerosi papi, sovrani e grandi santi della cristianità.

Tutte le condizioni, dalla più elevata alla più umile, sembrano essersi date appuntamento a Notre-Dame du Puy, e questo in ogni epoca della storia, fin dalla fondazione di questo santuario. Vi si vedono papi e re, principi e grandi signori, santi di cui molti canonizzati, tutte le classi del popolo e della società.

I papi che hanno visitato questa illustre basilica sono: Urbano II (1095), Gelasio II (1110), Callisto II (1111), Innocenzo II (1130), Alessandro III (1162).

I re e i principi che vennero a chinare il capo davanti alla Madonna del Puy sono: Carlo Magno, Ludovico il Pio, Carlo il Calvo, Oddone, Roberto, san Luigi e Margherita di Provenza, sua moglie, Filippo III, Filippo IV, Carlo VI, Carlo VII, Luigi XI, Carlo VIII, Francesco I; Raimondo, conte di Tolosa, e Alfonso II d'Aragona: questi ultimi due posero fine alla loro lunga inimicizia abbracciandosi davanti allo stesso altare. Nel 1062, Dermid, conte di Bigorre, venne a renderle omaggio per la sua contea in un celebre diploma, tutto intriso dello spirito cristiano.

Ma non erano solo i re e i grandi signori a visitare la chiesa angelica. I Santi, che hanno al più alto grado l'istinto del bene, vi giungevano per primi. Vi vediamo tre abati di Cluny: sant'Odilone, che guarì al Puy un cieco, sant'Oddone e Pietro il Venerabile. Vi vediamo san Roberto, fondatore della Chaise-Dieu; sant'Etienne, fondatore dell'Ordine di Grammont; sant'Oddone, abate del Monastier; sant'Ugo di Grenoble, san Domenico, sant'Antonio da Padova, santa Coletta e soprattutto san Vincenzo Ferreri, che vi giunse preceduto da cento penitenti vestiti di sacco, cammina ndo a piedi, a due a saint Vincent-Ferrier Predicatore spagnolo celebre per le sue missioni a Le Puy. due, e che, per la mancanza di una chiesa abbastanza vasta da contenere la moltitudine accorsa da quindici a venti leghe per ascoltarlo, si fece erigere un anfiteatro con un altare nell'immensa prateria del Breuil, la quale comprendeva, oltre alla piazza di questo nome, tutto il locale occupato dalla prefettura, dal tribunale, dal museo e dalla passeggiata. Lì, mentre il Santo si preparava a offrire il santo sacrificio, i penitenti si davano, davanti alla moltitudine stupita, una dura disciplina, esortando i peccatori a imitare il loro esempio; poi, coperti di sangue, salivano sull'anfiteatro al seguito di uno stendardo dove era dipinto il Salvatore flagellato. Durante la messa, che era sempre cantata, Vincenzo finiva di intenerire i cuori versando un torrente di lacrime. Prendeva poi la parola e folgorava i vizi con la libertà di un apostolo e l'ardore di un'anima infiammata dall'amore di Dio. Predicò così per quindici giorni consecutivi, senza che la sua voce si alterasse o anche solo si affievolisse, sebbene il suo corpo logoro sembrasse vicino al cedimento. Prodigio ancora più grande, sebbene, essendo spagnolo, non conoscesse quasi il francese, si fece comprendere da tutti e le conversioni furono innumerevoli.

San Francesco Régis non mostrò meno devozione verso la Vergine del monte Anis. Legato dai suoi superiori alla missione del Puy, attingeva ai piedi di Maria la grazia dell'apostolato e da lì si diffondeva nei borghi e nelle campagne del Velay per evangelizzarli.

Come questi santi personaggi, la venerabile madre Agnese, questo prodigio precoce di santità che Dio colmò di grazie così straordinarie, faceva le sue delizie della chiesa angelica; vi rinnovò il voto di verginità perpetua e, quando fu obbligata ad allontanarsi per essere superiora del monastero di Langeac, almeno una volta al giorno si metteva in ginocchio, con il volto rivolto verso il Puy, per offrire i suoi omaggi come un tempo alla Madre di Dio. Infine, il signor Olier, quest'uomo di Dio che ha fondato la compagni a dei sa M. Olier Fondatore del seminario di Saint-Sulpice. cerdoti di San Sulpizio, aveva la più tenera devozione per questo santuario di Maria. Nel 1632, volle passare per il Puy per recarsi a Viviers, dove il suo dovere lo chiamava; e appena arrivato, salì alla cattedrale e vi rimase a lungo in orazione, offrendosi a Nostro Signore e alla sua santa Madre. Nel 1635, sentendo la sua fine avvicinarsi, fece una seconda volta il pellegrinaggio del Puy, ed ecco come ne rende conto lui stesso: «Sono in un luogo», scriveva, «dove finirei la mia vita con gioia, ai piedi di Notre-Dame du Puy, alla quale sono debitore di ogni sorta di grazie».

Non potendo rimanere sempre presente di corpo in questa chiesa, lasciò vicino all'immagine di Maria una statua d'argento, dove si era fatto rappresentare nella postura di un supplice, inclinato davanti a lei, con una medaglia d'oro dove era inciso il seminario di San Sulpizio che le presentava, scongiurandola di prenderlo sotto la sua protezione.

Culto 06 / 07

Fervore popolare e privilegio del giubileo

Le Puy beneficia di un privilegio unico di giubileo che attira centinaia di migliaia di fedeli provenienti da tutta Europa.

Stimolate da tanti begli esempi, le masse si accalcavano davanti alla Vergine del monte Anis. Vi si accorreva non solo da tutte le province di Francia, ma dai regni stranieri, fino dalla Grecia e dalla Polonia. La Spagna soprattutto vi inviava tanti pellegrini che a Tolosa fu costruito un ospizio per accoglierli al loro passaggio. Veniamo, dicevano, a onorare e pregare Nostra Signora di Francia. Alle principali feste dell'anno, raccontano le cronache, le strade battute non bastavano più, si camminava attraverso i campi vicini. Tale era persino l'ardore della pietà che, assai spesso, nel pieno dell'inverno, si faceva a piedi nudi la maggior parte del cammino; e non appena si scorgeva dall'alto delle montagne vicine il santuario venerato, si cadeva in ginocchio sulla neve, sul ghiaccio, sulla pietra fredda, e talvolta persino nel fango, e si salutava Colei che si era venuti a visitare con tante fatiche.

Tutto concorreva a incoraggiare questi pellegrinaggi. La città di Le Puy aveva un ospizio per alloggiare i pellegrini; lo Stato, più indulgente verso coloro che vi erano sorpresi dalla malattia, non esigeva che la presenza di due testimoni per la validità del loro testamento, mentre altrove ne esigeva sette. I tribunali imponevano persino talvolta questo pellegrinaggio come pena espiatoria per i delitti.

Ma i sovrani Pontefici vi impegnavano ben più potentemente con le loro indulgenze. Pio VI legò un'indulgenza plenaria alla visita della chiesa, in qualsiasi giorno dell'anno, a condizione di comunicarvisi; e vi aggiunse il privilegio delle stazioni romane, in modo tale che, andando a pregare ai sette altari designati dall'Ordinario, si ottenevano le stesse indulgenze che andando a pregare alle sette grandi chiese di Roma. Oltre a tutti questi favori, la Santa Sede ne accordò un altro del tutto speciale, di cui non gode nessun'altra chiesa nell'intera cristianità, ovvero la grazia di un g grâce d'un jubilé Privilegio concesso quando l'Annunciazione cade il Venerdì Santo. iubileo ogni volta che l'Annunciazione coincide con il venerdì santo: concessione assai antica, poiché nel 1418, Elie de Lestrange, vescovo di Le Puy, rappresentò al papa Martino V, nel concilio di Costanza, che la sua chiesa era in possesso di questo giubileo da tempo immemorabile, e che tre cardinali presenti confermarono questa asserzione.

L'ultimo giubileo del XVIII secolo fu quello del 1765: vi si contano ottantamila pellegrini, vale a dire due o tre volte meno di quelli che lo avevano preceduto.

Il giubileo che seguì si fece attendere a lungo e cadde solo nel 1842; ma, cosa ammirevole, dopo tanti sconvolgimenti nelle idee e nelle cose, vi si accorse come un tempo, e vi si trovarono non meno di centocinquantamila pellegrini. Poco dopo, la Santa Sede accordò alla cristianità due giubilei consecutivi; e l'anno 1853 portava un nuovo giubileo nella chiesa angelica, si sarebbe potuto credere che non avrebbe più avuto per i popoli lo stesso interesse; ma sarebbe stata un'illusione. Mai al contrario si vide un giubileo più magnifico. Il freddo era dei più rigidi, le nevi coprivano tutte le montagne, le vie pubbliche erano interrotte; non importa, nessuna difficoltà ferma; ci si apre una strada attraverso i ghiacci e le nevi, e quasi trecentomila pellegrini vengono a guadagnare il giubileo. Non c'è posto in città per alloggiarli: si ritirano nelle chiese e passano la notte a pregare Maria, a cantare le sue lodi, e il vescovo, rendendo conto di queste cose in una lettera pastorale, può dire: «D'ora in poi si crederà meglio a ciò che ci raccontano dei giubilei passati gli antichi documenti della nostra chiesa; cosa hanno ammirato i nostri padri, che noi non abbiamo ammirato noi stessi? Vi fu, in nessun'altra epoca, un movimento più generale, un'affluenza più numerosa, un più grande zelo? Oseremmo quasi dire: Vi furono più segni di una fede viva?... più conversioni in tutti i ranghi della società?»

Contesto 07 / 07

Statuto speciale del vescovado

Il vescovo di Le Puy gode di privilegi eccezionali, tra cui l'uso del pallio e una dipendenza diretta dalla Santa Sede.

La gloria di Nostra Signora di Le Puy doveva necessariamente riflettersi sul vescovo e sul capitolo che ogni giorno officiavano alla presenza di questa potente regina e formavano come la sua corte. Perciò diversi sovrani Pontefici, come Leone X nel 1510, Pasquale II nel 1165, Eugenio III nel 1145, si compiacquero di dichiarare con bolle espresse il vescovo di Le Puy sottratto a ogni giurisdizione metropolitana, suffraganeo della Santa Sede, dalla quale doveva dipendere per sempre come i primati e i patriarchi, ed è per questo che vediamo diversi vescovi di Le Puy farsi consacrare a Roma o altrove, per mano stessa del Papa. A questo primo privilegio, la Santa Sede ag Pallium Insegna onorifica concessa eccezionalmente al vescovo di Le Puy. giunse il *Pallio*, insegna onorifica data dapprima dai sovrani Pontefici a coloro che ne giudicavano degni, e più tardi riservata specialmente agli arcivescovi e ai primati. Nel 1040, il papa Leone IX scriveva al vescovo di Le Puy, Étienne de Mercœur: «Concediamo il *pallio* alla vostra fraternità, per rispetto alla beata e gloriosa Vergine, Madre di Dio, la cui memoria è più amata e venerata nella vostra chiesa che negli altri santuari che le sono dedicati». I re di Francia conferirono dal canto loro al vescovo di Le Puy tutti i privilegi in loro potere: lo costituirono signore della città e lo investirono di tutta l'autorità che si ricollegava a questo titolo. La Rivoluzione del '93 fece scomparire queste prerogative, e la sede stessa fu soppressa. Ma, non appena il concordato del 1802 ebbe restituito a Le Puy il suo vescovo, la Santa Sede lo decorò subito del *pallio*, unico privilegio che gli è rimasto del suo glorioso passato.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Apparizione a una vedova di Velaune sul monte Anis
  2. Guarigione miracolosa dalla febbre su una pietra quadrata
  3. Miracolo della neve e del cervo l'11 luglio
  4. Apparizione a una donna paralitica di Ceyssac verso l'anno 220
  5. Consacrazione angelica della chiesa
  6. Dono di una statua da parte di san Luigi nel 1254
  7. Distruzione della statua originale a causa di un incendio nel 1793
  8. Giubilei storici (1418, 1765, 1842, 1853)

Miracoli

  1. Guarigione da una febbre ribelle
  2. Guarigione di una paralitica
  3. Nevicata miracolosa l'11 luglio
  4. Tracciato della chiesa da parte di un cervo
  5. Consacrazione della chiesa da parte degli angeli
  6. Olio profumato e torce celesti
  7. Dono delle lingue per San Vincenzo Ferrer

Citazioni

  • Questa è la casa di Dio e la porta del cielo San Vosy
  • Sono in un luogo dove finirei la mia vita con gioia, ai piedi di Nostra Signora di Le Puy M. Olier (1635)

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo