27 marzo 4° secolo

San Giovanni d'Egitto

il Profeta

Profeta e recluso nella Bassa Tebaide

Festa
27 marzo
Morte
Fin du IVe siècle (vers 394 ou 395) (naturelle)
Epoca
4° secolo

Ex falegname divenuto eremita nella Bassa Tebaide, san Giovanni d'Egitto si distinse per un'obbedienza assoluta e un dono di profezia eccezionale. Recluso per quasi cinquant'anni in una grotta, consigliò l'imperatore Teodosio il Grande e operò numerosi miracoli. Morì in preghiera all'età di novant'anni.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 9

SAN GIOVANNI D'EGITTO

Vita 01 / 09

Origini e rinuncia al mondo

Nato a Licopoli, Giovanni esercita il mestiere di falegname prima di ritirarsi nella solitudine all'età di venticinque anni per consacrarsi alla propria salvezza.

Se vogliamo riposare eternamente, bisogna rinunciare al riposo temporale.

Massima dei Padri del deserto.

Nessun solitario, dopo sant'Antonio, ebbe una maggiore fama di santità e fu più venerato di san Giovann i d'Egitto, profeta saint Jean d'Égypte Solitario e celebre profeta della Bassa Tebaide nel IV secolo. e recluso nella Bassa Tebaide.

Lico o Licopoli, oggi Siou Lycopolis Patria di san Giovanni situata vicino al Nilo. t, vicino alla riva sinistra del Nilo, fu la patria di san Giovanni. Imparò in gioventù il mestiere di falegname e lo esercitò fino all'età di venticinque anni. Dopodiché, toccato dal desiderio di lavorare solo alla propria salvezza, rinunciò interamente al secolo per ritirarsi nella solitudine. Sebbene i beni che abbandonò fossero poca cosa, si può dire di lui ciò che san Girolamo dice di san Pietro, che lasciò molto, perché non rimase nel suo cuore alcun affetto per i beni della terra.

Vita 02 / 09

La scuola dell'obbedienza

Sotto la guida di un anziano solitario, Giovanni pratica un'obbedienza assoluta, illustrata dall'annaffiatura quotidiana di un bastone secco per un anno.

Questo primo sacrificio fu seguito da quello della propria volontà. Si pose sotto la guida di un anziano solitario per esercitarsi nell'obbedienza, e lo servì con tanta umiltà, zelo e persino destrezza, che il buon vecchio temette che agisse per costrizione o per qualche affetto naturale, il che lo portò ad assicurarsi della purezza delle sue intenzioni, ordinandogli cose probabilmente impossibili, o che sembravano urtare il senso umano.

La prima che gli ordinò fu di annaffiare due volte al giorno un bastone secco e mezzo marcio, finché non avesse messo radici e germogliato foglie e rami. Questa prova durò un anno, durante il quale Giovanni non venne mai meno alla sua obbedienza, sebbene fosse costretto ad andare a cercare l'acqua a due miglia di distanza.

La sua sottomissione cieca fu nota ai religiosi dei monasteri vicini, dove si faceva caso solo alla pratica delle virtù; e molti di loro vennero a vedere il suo superiore per accertarsene di persona e per edificarsi con l'esempio di un così eccellente discepolo. Poiché ne parlavano con ammirazione, il vecchio chiamò Giovanni e gli disse, in loro presenza, di andare a gettare dalla finestra un'ampolla d'olio che costituiva tutta la loro provvista: cosa che egli eseguì all'istante, senza ragionare sul bisogno che ne avevano.

Cassiano, che r iporta Cassien Autore agiografico che riporta gli esempi di obbedienza di Giovanni. questi esempi della sua obbedienza, dice che Dio lo ricompensò con il dono della profezia, al quale lo elevò in seguito. Giovanni si esercitò così per undici o dodici anni nel rinnegamento della propria volontà. Dopodiché, essendo morto il suo padre spirituale, rimase circa cinque anni in diversi monasteri per perfezionarsi sempre più nelle virtù religiose, e si ritirò infine nel deserto per vivervi da perfetto anacoreta.

Vita 03 / 09

La reclusione sulla montagna

A quarant'anni, si rinchiude in una grotta vicino a Licopoli, comunicando solo attraverso una finestra durante il fine settimana e rifiutando ogni contatto con le donne.

Il luogo che scelse per il suo ritiro fu una montagna deserta a due leghe da Licopoli. Vi scavò una grotta in una roccia di difficile accesso e ne murò l'ingresso, per essere meno distolto dagli esercizi della vita interiore e contemplativa. Aveva quarant'anni o quarantadue quando vi si ritirò, e vi rimase rinchiuso fino all'età di novant'anni, senza aprirla a nessuno, eccetto l'ultimo anno della sua vita in cui vi introdusse Palladio, dal quale abbiamo appre so la s Pallade Discepolo e storico di san Giovanni, futuro vescovo di Elenopoli. ua storia.

Per quanto avesse il desiderio di vivere lì solo con Dio, non poté impedire che si ricorresse a lui da ogni parte; cosicché fu costretto a permettere che si costruisse un alloggio a una certa distanza dalla sua cella, affinché coloro che venivano a trovarlo fossero al riparo dalle intemperie e vi si esercitasse verso di loro l'ospitalità, così fortemente raccomandata nel Vangelo. Ma parlava solo il sabato e la domenica attraverso la finestra che gli serviva per ricevere ciò di cui aveva bisogno; e non volle mai permettere che alcuna donna si avvicinasse alla sua cella.

La vita che conduceva in quel luogo era tutta celeste. Attendeva senza sosta alla preghiera e alla contemplazione; il suo cuore, distaccato dalla terra e affrancato dalle sollecitudini del mondo, si elevava a Dio con una libertà totale: e Dio, comunicandosi alla sua anima in proporzione al suo distacco, la riempiva di luci e di grazie abbondantissime. È a questa purezza di cuore che Rufino attribuisce il dono di profezia che ricevette, come Cassiano lo attribuisce alla sua obbedienza; esso può essergli stato concesso in virtù dell'una e dell'altra, poiché entrambe concorrono a disporre meravigliosamente un'anima al più intimo commercio con Dio.

Vita 04 / 09

Lotte contro i demoni

Il santo subisce gli assalti dei demoni che tentano di ingannarlo con falsi digiuni e apparizioni beffarde per mettere alla prova la sua vigilanza.

Dio, che lo favorì con grazie straordinarie, come vedremo presto, non lo dispensò dal passare attraverso la tentazione, poiché la fa servire a mettere alla prova i più grandi Santi. I demoni si sforzarono spesso di turbarlo durante la notte, per impedirgli di pregare o di prendere un po' di riposo; e aggiungendo l'insulto alla pena che gli causavano, gli apparivano al mattino sotto forme sensibili, e fingevano di chiedergli perdono del male che gli avevano fatto durante la notte.

Questi spiriti di malizia, sempre attenti ad approfittare presso i servitori di Dio delle minime occasioni per sedurli, ebbero in un incontro un piccolo vantaggio su di lui. Lo persuasero a prolungare il suo digiuno fino a due giorni di seguito, al fine di abbattere più facilmente il suo spirito, abbattendo del tutto il suo corpo, già logorato dalla vecchiaia ed esausto per la sua astinenza ordinaria.

Il Santo, che l'amore della penitenza avrebbe portato a soffrire tutto, cadde nell'illusione; e quando alla fine del secondo giorno volle mettersi a tavola, il demone si fece vedere a lui sotto la figura di un etiope orrendo, e gettandosi ai suoi piedi, gli disse, con una derisione insultante: «Perdonatemi, se vi piace, sono io che vi ho spinto a questo lungo digiuno»; a questa confessione, il Santo tornò in sé, e sebbene molto abile nel discernimento degli spiriti, comprese a quel colpo di essere stato sedotto. È da Cassiano che teniamo questo: lo apprese dall'abate Giuseppe, nella conferenza che ebbe con lui sulla necessità di usare discrezione. Ma ciò servì solo a conservare questo grande servitore di Dio in una vigilanza maggiore; e questa debole vittoria dell'artificio del demone non fu nulla rispetto a quelle che egli riportò sempre su di lui a sua volta.

Vita 05 / 09

Il profeta della Tebaide

Giovanni riceve il dono della profezia, annunciando le piene del Nilo, leggendo nei cuori e predicendo vittorie militari agli ufficiali romani.

Erano trent'anni che viveva così rinchiuso nella sua cella, quando ricevette da Dio il dono della profezia, con tale abbondanza di luce che nulla sfuggiva alla sua conoscenza.

Molti venivano a lui, sia da paesi lontani che dalle vicinanze, ed egli dichiarava loro, quando necessario, ciò che credevano ben nascosto nel profondo del loro cuore; e quando avevano commesso qualche grave peccato in segreto, li correggeva in privato, con zelo e dolcezza, per spingerli al pentimento e alla correzione. Annunciava anche in anticipo se le piene del Nilo sarebbero state abbondanti o scarse, da cui dipendeva il buon o cattivo raccolto, e avvertiva gli uomini quando erano minacciati per i loro peccati dall'ira di Dio, facendo conoscere i crimini che lo irritavano contro di loro ed esortando i peccatori a prevenire la sua giusta vendetta con il pentimento e il cambiamento di vita.

Questi erano solo gli oggetti minori delle sue predizioni. Tra le altre che fecero più rumore, si può annoverare quella della sconfitta degli Etiopi, quando entrarono nelle terre dell'impero dal lato di Siene, la prima città che si incontrava nell'alta Tebaide usce ndo da Sienne Città italiana che delimita l'area di attività del beato. l loro paese. Avevano inizialmente fatto a pezzi le truppe che erano state loro opposte, causato molti danni e portato via un ricco bottino. C'era da temere che spingessero oltre le loro conquiste, poiché erano di gran lunga superiori in numero alle truppe romane; di modo che il generale che comandava queste ultime non trovò risorsa migliore che nei consigli e nelle preghiere del nostro Santo.

Venne dunque a consultarlo su ciò che doveva fare; e il servo di Dio gli rispose, indicando il giorno in cui la sua predizione doveva compiersi, che poteva marciare senza timore contro i nemici; che avrebbe riportato quel giorno su di loro una vittoria completa, che si sarebbe arricchito delle loro spoglie e che avrebbe recuperato ciò che avevano sottratto. L'effetto seguì la predizione; e quando quell'ufficiale, al ritorno dalla sua spedizione, venne a ringraziarlo, gli predisse ancora che sarebbe stato in grande credito presso l'imperatore: cosa che l'evento verificò.

Un altro ufficiale essendo venuto a trovarlo, sua moglie, che aveva lasciato incinta, partorì lo stesso giorno in cui egli era arrivato alla sua cella; ma era in pericolo di morte. Al che il Santo gli disse: «Rendereste grazie senza dubbio al Signore, se sapeste che vi ha dato oggi un figlio. Sua madre è in pericolo; ma Dio l'assisterà e la troverete guarita. Ritornate a casa vostra in fretta; arriverete il settimo giorno dalla nascita del bambino. Fatelo chiamare Giovanni. Nutritelo presso di voi fino all'età di sette anni, senza permettere che abbia alcuna comunicazione con i pagani; e dopo questo tempo, affidate la sua educazione a qualche solitario per elevarlo in una santa e celeste disciplina».

Vita 06 / 09

Consigliere dell'imperatore Teodosio

Predisse con esattezza le vittorie dell'imperatore Teodosio sui tiranni Massimo ed Eugenio, così come la morte imminente del sovrano in Italia.

Le sue predizioni più famose furono quelle che fece all'impe ratore Teodosio il Grande, c l'empereur Théodose le Grand Imperatore romano sotto il quale Teodulo fu prefetto. he informò in anticipo, in diverse occasioni, delle irruzioni dei barbari nelle province, della sollevazione dei tiranni, dei mezzi per domarli e di molti altri eventi del suo regno. Questo principe lo fece consultare principalmente su due nemici che dovette combattere. Uno fu il tiranno M assimo, già tyran Maxime Usurpatore imperiale in Gallia. vittorioso sui due imperatori Graziano e Valentiniano, del primo dei quali aveva causato la morte nel 383, e cacciato l'altro dai suoi Stati nel 387. Giovanni lo fece rassicurare sulla vittoria. Teodosio marciò sulla sua parola, sebbene con truppe inferiori; sconfisse Massimo in due combattimenti in Pannonia, passò le Alpi senza ostacoli, lo inseguì e lo sorprese infine ad Aquileia, dove i suoi soldati gli tagliarono la testa. Eugène Gentiluomo pagano, fidanzato di Vittoria e responsabile della sua prigionia.

Quattro anni dopo, essendosi Eugenio impadronito dell'impero d'Occidente, grazie al credito del conte Arbogaste, che aveva fatto strangolare il giovane Valentiniano, Teodosio risolse di marciare contro di lui per vendicare la morte di quel principe. Eugenio, che se lo aspettava, si preparò da pagano attraverso le superstizioni dell'idolatria e della magia. Fece consultare un uomo che si occupava di predire il futuro tramite sortilegi. Gli idolatri di Roma facevano anche per lui grandi sacrifici, scrutavano curiosamente nelle viscere delle vittime e credevano di trovarvi felici presagi. Ma Teodosio, guidato dalla vera religione, cercò la verità in fonti più pure. Inviò nella Tebaide l'eunuco Eutropio, per cercare di convincere san Giovanni a venire a trovarlo, o per sapere da lui se fosse volontà di Dio che egli prevenisse il tiranno, o se dovesse attendere che il tiranno venisse ad attaccarlo.

Eutropio eseguì la sua commissione da servitore zelante. Fece forti istanze al Santo per indurlo a recarsi presso l'imperatore; ma non potendo persuaderlo a lasciare la sua solitudine, apprese da lui che l'imperatore avrebbe riportato la vittoria; che sarebbe stata più sanguinosa di quella riportata su Massimo; che avrebbe fatto perire il tiranno; che non gli sarebbe sopravvissuto di molto; che sarebbe morto in Italia e avrebbe lasciato a suo figlio l'impero d'Occidente. Tutto ciò si compì alla lettera. Teodosio marciò contro Eugenio e pensò inizialmente di essere sconfitto; poiché perse diecimila Goti nella prima giornata; ma il giorno seguente la vittoria si dichiarò interamente per lui, e apparve evidente che la doveva solo alle preghiere del Santo, poiché era stato in così grande pericolo di perderla. La battaglia si svolse nella pianura di Aquileia il 6 settembre dell'anno 394. Teodosio vi sopravvisse solo fino al 17 gennaio dell'anno seguente e lasciò con la sua morte l'impero d'Oriente ad Arcadio e quello d'Occidente a Onorio, i suoi figli.

Miracolo 07 / 09

Miracoli e discrezione

Opera guarigioni a distanza e appare in sogno alla moglie di un ufficiale per rispettare il suo voto di non vedere mai una donna in volto.

Il dono della profezia che san Giovanni aveva ricevuto da Dio fu accompagnato da quello dei miracoli. Ne operò persino in sua assenza, soprattutto in favore di alcune donne, poiché non volle mai permettere che nessuna si avvicinasse alla sua cella. La moglie di un senatore, divenuta cieca, non cessava di pregare il marito di condurla dal Santo. Il marito, che sapeva che il Santo non lo avrebbe mai permesso, non trovò espediente migliore che venire a scongiurarlo di pregare almeno per lei. Egli lo fece e le inviò inoltre dell'olio che aveva benedetto; la malata, avendosene frizionato gli occhi, riacquistò la vista. Oltre a operare meraviglie senza quest'olio benedetto, se ne serviva abitualmente affinché si attribuisse meno la guarigione dei malati a lui che alla virtù della benedizione. È così che nascondeva per umiltà la grazia che aveva ricevuto. Ne attribuiva anche gli effetti alla fede di coloro che si rivolgevano a lui, assicurando che non era esaudito per alcun merito che vi fosse in lui, ma solo perché Dio voleva concedere tali favori a quelle persone.

La ferma risoluzione che aveva preso di non parlare ad alcuna donna diede luogo a una meraviglia singolare, della quale sant'Agostino fece grande conto. Un comandante, che conduceva delle truppe a Siena, dove sua moglie lo seguiva, si recò, su sollecitazione di lei, alla cella del Santo per ottenere che egli permettesse che anche lei vi si recasse a ricevere la sua benedizione; l'estremo desiderio che ne aveva l'aveva fatta correre grandi pericoli. San Giovanni gli rispose che non aveva mai visto donne da quando si era rinchiuso nella sua cella e che ciò che chiedeva era del tutto impossibile. L'ufficiale non si arrese; continuò a insistere con maggiore fermezza, assicurando che se gli avesse rifiutato questa grazia, sua moglie ne sarebbe morta di afflizione, mentre accordandogliela, avrebbe ricevuto un meraviglioso vantaggio dalla felicità di averlo visto.

Il Santo, ammirando la sua fede e la sua perseveranza, e non volendo causare né a lui né alla sua sposa il dolore di un rifiuto totale, né mancare d'altronde alla sua risoluzione, gli disse: «Andate, vostra moglie mi vedrà senza venire qui e persino senza uscire di casa sua». L'ufficiale si ritirò dopo questa risposta, rimuginando nel suo spirito quale potesse esserne il senso; ciò che non diede meno materia di riflessione a sua moglie, quando glielo riferì; ma la notte, quando fu addormentata, il Santo le apparve in sogno e le tenne questo discorso: «O donna, la vostra fede è grande e mi obbliga a venire qui per soddisfare la vostra preghiera. Vi avverto tuttavia di non desiderare di vedere il volto materiale dei servitori di Dio, ma di contemplare piuttosto con gli occhi dello spirito la loro vita e le loro azioni. Poiché la carne non serve a nulla; ed è lo spirito che vivifica. Quanto a me, non è affatto in qualità di giusto e di profeta, così come pensate, ma solo in virtù della vostra fede che, avendo pregato per voi, Dio vi ha concesso la guarigione di tutti i mali che soffrivate nel vostro corpo. Godrete dunque, voi e vostro marito, a cominciare da oggi, di una salute perfetta, e tutta la vostra casa sarà colma di benedizione; ma non dimenticate mai entrambi i benefici che avete ricevuto da lui. Vivete sempre nel suo timore, non desiderate nulla al di là degli stipendi che sono dovuti al vostro incarico e, infine, accontentatevi di avermi visto in sogno, senza chiederne di più».

Al suo risveglio, questa donna raccontò al marito ciò che aveva visto e udito, e gli descrisse così bene i tratti del volto del Santo, il colore e la forma del suo abito e tutti gli altri segni per i quali poteva essere riconosciuto, che egli non poté dubitare che il Santo gli fosse apparso durante il sonno; così, pieno di stupore, ritornò alla grotta di san Giovanni, gli raccontò tutto ciò che era accaduto alla sua sposa, gli rese grazie e, dopo aver ricevuto la sua benedizione, proseguì il suo viaggio in un appagamento perfetto.

Vita 08 / 09

L'incontro con Palladio

Il futuro vescovo Palladio gli fa visita; Giovanni discerne i suoi pensieri impazienti e gli predice il suo futuro episcopato e le sue future prove.

Bisogna parlare ora della visita che gli fecero Palladio e altri solitari, e delle ammirevoli istruzioni che ne ricevettero. Palladio si trovava nel deserto di Nitria con Evagrio suo maestro, Albino, Ammone e altri tre. Mentre un giorno discutevano della fama di cui godeva san Giovanni, Evagrio testimoniò che avrebbe avuto una grande gioia nel conoscere al vero quale fosse l'eminenza della sua virtù, tramite qualcuno che fosse capace di discernere il suo spirito e il suo modo di pregare.

Palladio, sentendosi abbastanza forte per intraprendere il viaggio e andare sicuramente da solo, poiché aveva allora solo ventisei anni, partì senza dir nulla a nessuno e arrivò infine con molta fatica alla montagna del Santo. Oltre al fatto che vi erano diciotto giornate di cammino, che fece in parte a piedi e in parte per acqua, poiché era il tempo della piena del Nilo, durante il quale le malattie erano frequenti, si ammalò come molti altri.

Arrivando, trovò che il vestibolo della cella del Santo era chiuso e apprese che lo si apriva solo il sabato e la domenica. Attese fino a quel momento che gli fosse permesso di entrare, e vide il Santo seduto alla sua finestra, attraverso la quale parlava a coloro che si avvicinavano. Non appena il Santo lo vide, lo salutò e gli chiese tramite un interprete di quale paese fosse; quale motivo lo conducesse, aggiungendo che gli sembrava della compagnia di Evagrio.

Palladio soddisfece tutte queste richieste; ma mentre conversavano così, il governatore della provincia, chiamato Alipio, entrò e si avvicinò a san Giovanni in gran fretta. Il Santo lasciò allora Palladio, che si ritirò in disparte per lasciarli parlare in libertà. Poiché la loro conversazione era lunga, Palladio cominciò ad annoiarsi di attendere, e nel suo cuore sorsero sentimenti di mormorio, come se il Santo avesse fatto troppo poco conto di lui e vi fosse, nel suo procedere, accettazione di persone; tanto che pensava di ritirarsi del tutto.

Il Santo conobbe in quel momento ciò che accadeva nella sua anima e gli inviò il suo interprete, chiamato Teodoro, per dirgli di non entrare in impazienza, che stava per congedare presto il governatore. Questa parola fece rientrare Palladio in se stesso. Riconobbe quanto il Santo fosse illuminato dal cielo, poiché aveva penetrato i suoi pensieri, e attese senza pena che il governatore si fosse ritirato.

Allora san Giovanni lo chiamò e gli fece una dolce correzione sul giudizio che aveva espresso e sul mormorio interiore al quale si era lasciato andare; dopo di che, per consolarlo, gli disse: «Non sapete che è scritto che non sono gli uomini in buona salute, ma i malati che hanno bisogno del medico: io posso parlare a voi quando voglio, e voi a me, e quando non potrò consolarvi, ci sono altri padri e altri fratelli che possono farlo. Ma questo governatore, essendo impegnato sotto la potenza del demonio negli affari temporali di cui si occupa, ed essendo venuto da me per ricevere qualche consiglio salutare, in quel poco tempo che ha avuto per respirare, come uno schiavo che fugge la dominazione di un padrone fastidioso e insopportabile, che ragione c'era che io lo lasciassi per parlare a voi, che vi occupate continuamente di ciò che riguarda la vostra salvezza?»

Palladio, in seguito a ciò, lo supplicò di pregare per lui; ma il santo vecchio, dandogli un piccolo schiaffo, come al suo bambino, con una gaiezza dolce e gradevole, continuò a parlargli in questi termini: «Non sarete esente da pene, e avete già sostenuto grandi combattimenti nel pensiero di lasciare la vostra solitudine; ma il timore di offendere Dio vi ha fatto differire la vostra uscita. Il demonio vi tormenta su questo, e non manca di addurre ragioni apparenti e pretesti di pietà. Vi ha rappresentato il rammarico che ha vostro padre per la vostra assenza, e che il vostro ritorno porterebbe vostro fratello e vostra sorella ad abbracciare la solitudine. Ma vi annuncio una buona notizia, assicurandovi che l'uno e l'altra sono al sicuro, poiché hanno rinunciato al mondo, e che vostro padre vivrà bene ancora sette anni. Rimanete dunque con un cuore fermo e costante nella solitudine, e non pensate più a ritornare per amore loro al vostro paese, poiché è scritto: Chi, dopo aver messo la mano all'aratro, volge la testa all'indietro, non è adatto al regno di Dio».

Queste parole consolarono e fortificarono molto Palladio; e il Santo, avendogli poi chiesto con la stessa gaiezza se non desiderasse essere vescovo, rispose di no, perché lo era già, poiché secondo l'etimologia greca, questa parola significa un intendente e un sorvegliante. Di quale città siete dunque vescovo? gli disse il Santo. Lo sono, rispose Palladio ridendo, della cucina, della dispensa, della tavola, poiché veglio con cura su tutte queste cose; ecco il mio episcopato e l'intendenza che la mia delicatezza mi ha fatto scegliere. Cessate di scherzare, gli disse il Santo sorridendo; poiché sarete un giorno vescovo, e sopporterete molti lavori e afflizioni. Ma se volete evitarli, non uscite dalla vostra solitudine, poiché finché vi rimarrete, nessuno può ordinarvi vescovo».

Egli provò in pochi anni la verità di questa profezia: poiché, dopo tre anni, essendo minacciato di idropisia, acconsentì che lo si inviasse ad Alessandria, da dove, per i consigli dei medici, passò in Palestina e in seguito in Bitinia, dove fu fatto vescovo di Elenopoli. Si trovò poi coinvolto nella persecuzione che san Giovanni Crisostomo soffrì, e fu undici mesi nascost évêque d'Hélénopolis Discepolo e storico di san Giovanni, futuro vescovo di Elenopoli. o in una stanza molto oscura. Si ricordò allora che quel grande Profeta gli aveva predetto le pene che stava sopportando.

Tuttavia il Santo, volendo incoraggiarlo a soffrire pazientemente la sua solitudine, gli disse che erano quarant'anni che viveva rinchiuso nella sua senza aver mai visto alcuna donna, né una sola moneta, né aver visto mangiare nessuno.

Palladio ritornò poi a Nitria, dove raccontò a Evagrio e agli altri cinque ciò che aveva visto di quell'uomo ammirabile, e ispirò loro con il suo racconto un desiderio più ardente di andare a vederlo loro stessi; cosa che fecero due mesi dopo. Riferirono al loro ritorno a Palladio ciò che era accaduto nella loro visita; ma egli non l'ha inserito nella sua storia.

Vita 09 / 09

Transito e memoria

Giovanni muore in orazione all'età di novant'anni. La sua iconografia tradizionale lo rappresenta mentre annaffia un bastone secco, simbolo della sua obbedienza.

San Giovanni rese lo spirito a Dio essendo in ginocchio e in orazione, dopo aver trascorso tre giorni di seguito senza lasciarsi vedere da nessuno.

Si rappresenta il santo solitario mentre annaffia un bastone secco: questa semplicità gli è valsa il Jean l'Obéissant Solitario e celebre profeta della Bassa Tebaide nel IV secolo. nome di Giovanni l'Obbediente.

I Bollandisti e Boiteau ritengono che san Giovanni d'Egitto morì nel mese di settembre o di ottobre dell'anno 594. Tillemont pensa che potrebbe essere stato nel marzo o nell'aprile dell'anno 495. I martirologi, a partire dal XII secolo, iscrivono la sua festa al 9 marzo. Barocque dice che i Greci la celebravano il 13 dicembre; ma i Bollandisti sostengono che non la celebrino affatto. — Vedi i Padri dei deserti d'Oriente.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Esercita il mestiere di falegname fino ai 25 anni
  2. Prova del bastone secco innaffiato per un anno per obbedienza
  3. Ritiro in una grotta su una montagna vicino a Licopoli all'età di 40 anni
  4. Dono di profezia e predizione della vittoria di Teodosio su Massimo ed Eugenio
  5. Visita di Palladio e profezia sul suo futuro episcopato
  6. Morto in orazione all'età di 90 anni

Miracoli

  1. Annaffiatura di un bastone secco che finisce per mettere radici (prova di obbedienza)
  2. Guarigione di una cieca (moglie di un senatore) tramite l'invio di olio benedetto
  3. Apparizione in sogno alla moglie di un maestro di campo per guarirla
  4. Dono di profezia sulle piene del Nilo e sulle vittorie militari

Citazioni

  • Se vogliamo riposare eternamente, dobbiamo rinunciare al riposo temporale. Massima dei Padri del deserto (in epigrafe)
  • Va', tua moglie mi vedrà senza venire qui, e anche senza uscire di casa sua. Parole di San Giovanni all'ufficiale

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo