Successore di San Colombano alla guida dell'abbazia di Luxeuil, Eustasio fu un grande riformatore e missionario del VII secolo. Evangelizzò i Varaschi e i Bavaresi, sviluppò la scuola di Luxeuil e difese la regola monastica contro lo scisma di Agrestio. Morì nel 625 dopo aver scelto di soffrire trenta giorni per affrettare il suo incontro con Dio.
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S. EUSTASIO, ABATE DI LUXEUIL NELLA FRANCA CONTEA
Successione a Luxeuil
Eustasio, nobile burgundo e discepolo di san Colombano, succede a quest'ultimo come abate di Luxeuil dopo il suo esilio forzato per ordine del re Teodorico.
Tra i grandi uomini che la Borgogna ha dato alla Francia e alla Chiesa, questo beato Abate occupa senza dubbio uno dei primi posti. Apparteneva a una famiglia nobilissima; ma egli stesso la nobilitò ancor più con i suoi meriti e la sua eminente virtù. Il suo storico, che è Giona, uno dei suoi successori, ce lo presenta dapprima sotto la guida del grande san C olombano, fond saint Colomban Fondatore dell'abbazia di Luxeuil e amico di san Niceto. atore e primo abate del monaste ro di Luxeuil. In po monastère de Luxeuil Monastero dove Achaire fu formato. co tempo fece progressi così grandi sotto la sua disciplina, che meritò di essere messo al suo posto, quando la persecuzione di Teodorico, re di Borgogna, e di Brunechilde, sua nonna, lo costrinsero a ritirarsi. I religiosi si accorsero a malapena dell'assenza del loro Padre, sotto la guida di un così ammirevole successore. Amministrò quest'abbazia con tanta prudenza e dolcezza, da rendere gradevoli le più grandi austerità della vita solitaria. Difatti, vide presto la sua casa popolata da seicento religiosi.
Virtù e governo monastico
L'abate dirige la sua comunità di seicento religiosi con prudenza e dolcezza, distinguendosi per il suo ascetismo e la sua compassione verso i penitenti.
Le passioni della carne non avevano alcun dominio sul suo spirito, poiché ne preveniva i movimenti con una guerra implacabile che muoveva a se stesso e con dure penitenze con cui si tormentava. Il suo cuore era così infiammato dall'amore di Dio attraverso la meditazione continua delle verità eterne, che non poteva fare a meno di prendersi cura della salvezza di tutti. Si nota in particolare che nutriva un'estrema tenerezza per i penitenti che gli confessavano le proprie colpe e che, prevenendo le loro lacrime con le proprie, riempiva i loro cuori di un'indicibile consolazione. Gli insegnamenti che impartiva ai suoi religiosi, riguardanti la mortificazione, la carità reciproca e l'orazione, erano ammirevoli; e poiché erano sempre sostenuti dal suo esempio, producevano frutti meravigliosi.
Missioni e miracolo di santa Fara
Eustasio viaggia in Italia per ritrovare Colombano, poi evangelizza i Varaschi e i Bavaresi. Guarisce miracolosamente santa Fara dalla cecità.
Egli fece un viaggio in Italia, per ordine del re Clotario II, per ricondurre san Colombano in Francia: questi due Santi ebbero un'estrema consolazione nell'abbracciarsi ancora una volta durante la loro vita; ma, impedendo grandi ragioni a san Colombano di ritornare, sant'Eustasio fece comprendere al re che egli restasse fuori dal regno. Recandosi un'altra volta a corte per i bisogni del suo monastero, passò per il castello di Oppigny, a due leghe da Meaux, appartenente al conte Cagnerico. Vi era già passato alcuni anni prima con il suo maestro san Colombano: a quel tempo, questo santo Patriarca vi aveva ricevuto il voto di verginit sainte Fare Vergine e badessa fondatrice di Faremoutiers nel VII secolo. à di santa Fara, figlia del conte; ma, in seguito, questo conte, senza aver riguardo al voto di sua figlia, l'aveva fidanzata e voleva assolutamente maritarla. Il dolore della Santa ne era così grande e accompagnato da tante lacrime, che ne aveva perduto la vista ed era caduta malata allo stremo. Sant'Eustasio ne ebbe pietà e, dopo averla consolata, compì grandi miracoli in suo favore: le rese la vista, la guarì interamente dalla febbre e decise infine suo padre, per quanto ostinato fosse, a darle il permesso di farsi religiosa. Sbrigate le faccende che aveva a corte, ritornò al suo monastero e si applicò alla predicazione del Vangelo in tutto il paese circostante: convertì molti peccatori e guadagnò un gran numero di servitori a Gesù Cristo. Andò persino, seguendo il corso del Doubs, ad annunciare la parola di Dio ai Varaschi, di cui una parte era ancora idolatra, e l'altra, imbevuta degli errori di Fotino e di Bonoso, considerava Gesù Cristo come un puro uomo, e lo Spirito Santo come la virtù di Dio, non come una persona; poi ai Bavaresi, che san Severino n on aveva Bavarois Regione di nascita del santo. interamente cristianizzato.
L'influenza della scuola di Luxeuil
Sotto la sua direzione, Luxeuil divenne un centro intellettuale di primo piano, attirando la nobiltà e formando numerosi futuri vescovi e missionari.
Alcuni autori hanno sostenuto che fu verso l'epoca del suo ritorno dalla Baviera che nell'abbazia fu inaugurata la Lode perpetua, di cui fa menzione san Bernardo. Questa opinione è poco fondata; ma è certo almeno che quest'uso di cantare perpetuamente le lodi di Dio fu mantenuto e sviluppato sotto il governo di Eustasio, e che il pio Abate presiedette sempre con gioia a questa salmodia, il cui frutto più prezioso doveva essere, secondo lui, la vita della fede. D'altro canto, vediamo prosperare, grazie alle sue cure, la famosa scuola di Luxeuil. Questa scuola, stabilita nel monastero, divenne il ritrovo di un gran numero di signori di Borgogna e anche di diversi stranieri. Lione, Autun, Langres, Châlons-sur-Marne e Strasburgo inviavano la loro gioventù a studiare a Luxeuil. È facile comprendere tutta l'estensione del bene che ne risultò. Non è invano che coloro che sono chiamati a governare un paese, o almeno ad esercitarvi una grande influenza, lavorano per formarsi in una scuola di sapere e di virtù. Del resto, sant'Eustasio non annoverava tra i suoi figli solo quella folla di giovani laici, che tessevano le sue lodi diventando l'edificazione della provincia; il suo monastero era fecondo anche per la Chiesa e, nello spazio di pochi anni, ne vediamo uscire san Cagnoaldo, vescovo di Laon; sant'Achario, vescovo di Noyon; san Donato, vescovo di Besançon, ecc., senza contare diversi abati e missionari, che lavorarono con uno zelo ammirevole all'instaurazione del regno di Dio tra i popoli. Coltivato da queste mani pure, il deserto germoglia, fiorisce, emana un profumo che inebria ogni cosa: in questo campo irto di rovi e di cespugli selvatici, nascono i mirti; al posto delle spine, crescono i gigli, e la posterità di Eustasio è benedetta come quella di Abramo.
Il conflitto con Agrestio
Eustasio affronta lo scisma e le calunnie di Agrestio, un ex monaco ribelle, durante il concilio di Mâcon, predicendo la tragica fine del suo oppositore.
Non era possibile che l'opera di Dio continuasse con tanto successo, senza sollevare il furore e la gelosia del demonio. Colui che aveva saputo trovare un Caino per uccidere un Abele, e un Giuda per tradire Gesù Cristo, non tardò a scoprire nella famiglia di Eustasio un falso fratello, deciso ad assecondare le più nere imprese.
Agrestio o Agrestino, che era stato segretario del re Teodorico, e si era fatto in seguito religioso a Luxeuil, chiese il permesso al santo Abate di andare a predicare il Vangelo agli infedeli: il Santo, che non lo giudicava capace di questo ministero, gli fece notare a lungo che per questo bisognava essere chiamati da Dio; e che, se Mosè e Geremia erano stati spaventati da una missione così temibile, non era affatto opportuno che egli vi si intromettesse di sua iniziativa: ma questo presuntuoso, continuando sempre le sue importunità, Eustasio fu infine costretto a lasciarlo partire. Agrestio percorse senza frutto una parte della Baviera; e vedendo che non vi otteneva nulla, si recò nella città di Aquileia, i cui abitanti erano allora scismatici e separati dalla Chiesa riguardo al fatto dei Tre Capitoli. Il male maggiore è che egli abbracciò il loro scisma e che, tornando in Francia, si sforzò di coinvolgervi sant'Eustasio e i suoi religiosi, insieme ai cattolici che poté incontrare. Il santo Abate lo combatté con un vigore e una luce ammirevoli, e lo costrinse a tacere su questo argomento. Ma egli volse le sue armi altrove, e si mise a censurare la Regola e le Costituzioni di san Colombano, dicendo che contenevano cose ridicole ed errori. La faccenda giunse a tal punto, che il re Clotario fu obbligato a far riunire il terzo concilio di Mâcon pe troisième concile de Mâcon Assemblea ecclesiastica del 585 che ha scagionato Teodoro. r dirimere questa controversia. Agrestio vi si presentò, sostenuto da alcuni vescovi che aveva sedotto. Ma sant'Eustasio, dopo averlo confutato in tutte le sue proposizioni, per punire la sua ostinazione, lo citò a risponderne, un anno dopo, in presenza di san Colombano, davanti al tribunale di Dio. Alcuni degli assistenti che lo favorivano, molto stupiti da questa intimazione, supplicarono il Santo di ritrattarla e di salvare, con la sua dolcezza, colui che era vicino a perire. Il generoso Abate vi acconsentì, a condizione che Agrestio riconoscesse la sua colpa. Lo fece in apparenza: ma questa finta penitenza non durò a lungo, poiché questo infelice scismatico, riprendendo le sue prime follie, se ne andò di nuovo per i monasteri per sorprendere i più semplici. In effetti, ne ingannò alcuni, anche tra quelli che sembravano i più perfetti. Ma la giustizia divina, che non lascia nulla impunito, fece sì che in meno di un anno, essi perirono quasi tutti, gli uni per la rabbia dei lupi, che vennero a divorarli fin dentro il loro recinto, e gli altri per il fulmine, che distrusse un intero convento. Ce ne fu persino uno, chiamato Plerea, che, essendo posseduto dal demonio, si impiccò e si strangolò. È vero che il più criminale di tutti, che era Agrestio, scampò a tutti questi disastri, la divina Bontà dandogli ancora modo di fare penitenza: ma infine, poiché non divenne affatto più saggio per la sventura altrui, fu ucciso con un colpo di scure dal suo stesso servitore. Così lo scisma cessò, e coloro che questo sedizioso aveva sedotto, e che gli sopravvissero, ritornarono sulla via della verità.
Ultimi miracoli e discepoli illustri
Il santo continua le sue guarigioni, in particolare quella di santa Salaberga, e forma una generazione di santi vescovi come sant'Audomaro.
Tuttavia sant'Eustasio lavorava sempre più all'avanzamento della gloria di Dio e alla salvezza dei fedeli, e la sua parola era autorizzata dalla forza dei miracoli: poiché rese la vista a una giovane ragazza, dopo averla obbligata a digiunare per due giorni e averle messo dell'olio benedetto sugli occhi. Si chiamava Salaberga, e fu in seguito una santissima badessa, che la Chiesa onora il 22 settembre. Guarì anche dalla febbre un religioso di nome Agilo, fratello del conte Cagnerico e zio di santa Fara, il quale fu poi primo abate di Rebais, e tiene il suo rango tra i Santi, il 30 agosto. Ma non è il solo dei discepoli di questo grande Abate ad aver brillato nella Chiesa per la sua dottrina e per la sua pietà; poiché è ancora dalla sua scuola che sono usciti sant'Agnodo, vescovo di Laon; sant'Aicardo, vescovo di Saint-Quentin e di Noyon; sant'Aud omaro, ves saint Omer Celebre predecessore di Folcuino a Thérouanne. covo di Thérouanne; san Romarico e sant'Amato, abati, e Rachnario, vescovo di Autun e di Basilea: tutti eccellenti personaggi e degni discepoli di un così eccellente maestro. Estese anche la regola di san Colombano in molti luoghi e costruì diversi monasteri.
Morte del santo
Dopo una visione che gli lasciava la scelta della sua agonia, Eustasio muore il 29 marzo 624 o 625, dopo trenta giorni di sofferenze purificatrici.
Infine, vedendosi avanzato in età, e giudicando bene che l'ora della sua partenza non potesse essere molto lontana, si spogliò interamente di tutte le occupazioni esteriori e temporali per applicarsi unicamente alla meditazione dell'eternità. In questi esercizi, fu colto da una malattia estremamente violenta e dolorosa; e come una notte la natura ne era quasi sopraffatta, ebbe una visione nella quale gli fu chiesto cosa preferisse, se soffrire questi mali ancora trenta giorni, o riceverne un sollievo, o morire solo tra quaranta giorni. Il Santo, che ardeva dal desiderio di essere liberato dal suo corpo, per andare a godere della presenza di Dio, scelse la prima opzione; così, trenta giorni dopo, carico di meriti e di anni, e interamente purificato da questi ultimi dolori, dopo aver esortato i suoi religiosi all'amore della loro regola e ricevuto i santi Sacramenti, uscì da questo mondo per entrare nel possesso dell'eternità beata. Fu il 29 marzo dell'anno 624 o 625.
Storia e traslazione delle reliquie
Le reliquie del santo, conservate a Vergaville e poi salvate durante la Rivoluzione, riposano ora nel priorato di Flavigny-sur-Moselle.
## RELIQUIE DI SANT'EUSTASIO.
I continuatori di Bellandus notano che il suo corpo si trovava ancora, nel XVII secolo, nell'abbazia dei Benedettini di Vergav Vergaville Luogo in cui riposarono le reliquie del santo fino alla Rivoluzione. ille, nella diocesi di Metz, in Lorena, dove operava grandi miracoli, tanto per la liberazione degli ossessi quanto per la guarigione di coloro che erano caduti in demenza; e che vi era onorato da un grande concorso di pellegrini.
Il signor De Blaye, parroco di Imling, ci scriveva, il 2 dicembre 1862, riguardo alle reliquie di sant'Eustasio:
L'abbazia di Vergaville è stata totalmente distrutta; credo che non ne resti più che il suolo con il muro di cinta.
Le reliquie di sant'Eustasio furono portate via nel 1792 dai religiosi che lasciavano il loro monastero; non furono affatto conservate senza pericolo; poiché madame de la Marche, l'ultima badessa, fu costretta ad affidarle per diversi anni al signor Labrosse, parroco di Suriaoville; esse furono riconosciute e approvate il 25 giugno 1894, da monsignor Antoine-Eustache Oumond, vescovo di Nancy, sulla testimonianza delle antiche religiose, del signor Labrosse e del signor Vuillemin, direttore delle religiose prima della Rivoluzione, che le aveva ritirate dalle casse e dai reliquiari; esse sono perfettamente certe e autentiche e sono attualmente venerate in due casse in legno dorato, nel priorat Flavigny-sur-Moselle Tenuta di famiglia e luogo della traslazione finale delle reliquie. o di Flavigny-sur-Moselle (Meurthe), dove le Benedettine di Flavigny sono definitivamente stabilite dal 1824.
Queste reliquie consistono nel capo e in diverse grandi ossa, tra le quali si trovano una tibia e un perone destri, di uno sviluppo minore e di una buona conservazione; esse appartengono a un altro Santo e non sono specificate.
Nel 1679, delle ossa di sant'Eustasio e di san Valberto furono scambiate tra Vergaville e Luxeuil; non sarebbe impossibile che la tibia e il perone incompleti suddetti siano di san Valberto.
A Vergaville, non resta più nulla di sant'Eustasio: nella chiesa parrocchiale si conservano alcune reliquie tra le quali un certo numero di ossa non specificate. Ma il nome di san Sigisico (Sigéricus), fondatore dell'abbazia, trovato su vecchie iscrizioni tra queste ossa, fa pensare che esse appartengano a lui e forse anche alla beata Delta, sua sposa. I loro corpi, che riposavano a Vergaville ancora durante il XVII secolo, come constatato dagli inventari delle reliquie, sembrano non essere stati portati via con quelli di sant'Eustasio. Queste ultime reliquie, che sembrano essere tutto ciò che resta dei fondatori di questa grande e antica abbazia, sono state mal conservate. Non so se una revisione seria, ma che sarebbe un po' difficile, potrebbe restituire a queste ultime reliquie un po' della certezza che hanno perduto, come anche determinare a quale Santo appartengano la tibia e il perone destri che non sono di sant'Eustasio.
Ecco i nomi delle ossa di sant'Eustasio: 1° Il capo; 2° l'anca sinistra incompleta; 3° metà inferiore di un femore; 4° metà superiore del femore destro; 5° omero sinistro; e 6° scapola sinistra.
La sua vita, come abbiamo detto, è stata scritta da Giona, uno dei suoi religiosi, che si crede sia stato persino uno dei suoi successori: è da lui che l'abbiamo tratta e dalla prefazione che vi è stata aggiunta molto tempo dopo la sua composizione. Santa Fara vi è chiamata Burgondofure; ma forse è lo stesso nome, e Burgondofure è come dire Fara in Fara di Borgogna. Su quale fatto si può vedere Baronius nell'ottavo tomo dei suoi Annali, nell'anno 640, e gli stessi continuatori di Bellandus il 3 aprile.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Discepolo di san Colombano a Luxeuil
- Nominato abate di Luxeuil dopo l'esilio di Colombano
- Viaggio in Italia per ordine di Clotario II per riportare Colombano
- Guarigione miracolosa di santa Fara a Oppigny
- Missione di evangelizzazione presso i Varaschi e i Bavaresi
- Opposizione allo scisma di Agrestio durante il concilio di Mâcon
- Sviluppo della scuola di Luxeuil e della Lode perpetua
Miracoli
- Guarigione dalla cecità e dalla febbre di santa Fara
- Guarigione dalla cecità di santa Salaberga con olio benedetto
- Guarigione dalla febbre del religioso Agile
- Profezia della morte di Agrestio e dei suoi seguaci