Nata a Nanterre nel V secolo, Genoveffa si consacra a Dio fin dall'infanzia sotto l'influenza di san Germano d'Auxerre. Diventa la protettrice di Parigi, allontanando la minaccia di Attila con la preghiera e rifornendo la città affamata. Figura politica e spirituale di primo piano, fu consigliera dei primi re franchi, in particolare di Clodoveo.
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SANTA GENOVEFFA, VERGINE,
Origini e vocazione precoce
Nata a Nanterre verso il 422, Genoveffa viene notata fin dall'infanzia da san Germano d'Auxerre, che profetizza la sua santità e riceve il suo voto di verginità.
422 o 423-512. — Papi: San Celestino I; Simmaco. — Re di Francia: Faramondo, Childeberto I e i suoi fratelli.
La pietà è utile a tutto... Con le loro preghiere, le persone pie sono una via celeste, che allontana le calamità dalle nostre città e dalle nostre campagne. Se in un giardino si ama vedere cavoli e alberi da frutto, si ama, senza dubbio, trovarvi anche gigli splendenti di bianchezza o maestosi girasoli. È così per le piante umane poste nel giardino di Dio come per le verdure, i fiori e i frutti che crescono nei giardini degli uomini. Non denigrate dunque mai la pietà delle vergini.
La città di Parigi, sebbene la più ricca e la più magnifica del mondo, sarà eternamente obbligata al piccolo borgo di Nanterre, che ne dista solo tre leghe verso occidente, per averle dato la sua illustrissima patrona, santa Genoveffa. Questa fanciulla ammirevole nacque in que sto borgo verso sainte Geneviève Santa patrona di Parigi, presso la quale fu sepolto Cerauno. l'anno di grazia 422 o 423, sotto l'impero di Onorio e di Teodosio il Giovane, poco tempo dopo l'instaurazione della monarchia francese.
Suo padre si chiamava Severo, e sua madre Geronzia; contavano tra le persone ricche e ragguardevoli di Nanterre, e vivevano nel timore di Dio. Gli Spiriti beati fecero festa alla sua nascita, e tutto il cielo
ne fu in letizia, come assicurò in seguito il grande san Germano, vescovo di Auxerre.
I suoi primi anni trascorsero in un'innocenza e una devozione che superavano di molto la portata della sua età; il che faceva già vedere a quale grado di grazia e di santità era chiamata.
Accadde, in quel tempo, che lo stesso san Germano e san Lupo, vescovo di Troyes, recandosi in Gran Bretagna, chiamata p oi Inghilterr saint Germain Modello spirituale di Aquilino. a, per combattervi l'eresia di Pelagio che vi faceva grandi stragi, attraversarono Parigi e passarono per il borgo di Nanterre. Essendo gli abitanti venuti in gran numero e con molto rispetto incontro a loro per ricevere la loro benedizione, san Germano fece loro un'eccellente predicazione; e, avendo notato nella piccola Genoveffa, che si trovò tra la folla, qualcosa di celeste e di angelico, la fece avvicinare, la baciò sulla fronte e le testimoniò una benevolenza tutta paterna; si informò persino del suo nome e di quello dei suoi genitori, e, avendoli fatti venire, disse loro: «Avete grande motivo di benedire il giorno che vi diede una tale figlia; gli Angeli si sono rallegrati della sua nascita, le sue virtù la renderanno preziosa agli occhi di Dio, ed ella compirà così perfettamente la risoluzione che ha già preso di servirlo, che gli uomini più perfetti se la proporranno un giorno come modello».
Rivolse poi la parola a questa eccellente vergine e le chiese se fosse nel proposito di non avere altro sposo che Gesù Cristo. Ella rispose, con un volto ridente che testimoniava la gioia del suo cuore, che era da molto tempo che desiderava fare voto di verginità e che avrebbe avuto un'estrema soddisfazione se egli avesse gradito che lo facesse tra le sue mani e con la sua benedizione. Su ciò, egli la abbracciò ancora, l'esortò a perseverare; e, essendo andato in chiesa, vi fece cantare l'Ora Nona e i Vespri, durante i quali tenne sempre la sua mano destra, alla vista di tutto il popolo, sulla testa di Genoveffa. Dopo le preghiere, la fece mangiare in sua compagnia, poi la rimandò con i suoi genitori, avvertendoli di riportarla il giorno seguente. Essi lo fecero, e il Santo la trovò molto salda nel suo generoso proposito. Allo stesso tempo scorse a terra una moneta sulla quale era incisa la figura della Croce; la prese e la diede a questa santa sposa di Gesù Cristo, come un ricco dono che le faceva il suo Sposo, ordinandole di portarla sempre con sé, di rinunciare per sempre ai vani ornamenti delle donne e di non desiderare che quelli che abbelliscono l'anima e la rendono gradita agli occhi di Dio. Alcuni autori hanno scritto che ella avesse allora solo sei anni; ma ciò è poco verosimile: le circostanze di questa azione fanno abbastanza giudicare che fosse più grande; e, circa cinque anni dopo, quando san Germano ripassò per Parigi, per andare una seconda volta in Inghilterra, atti eclatanti l'avevano già resa molto celebre e le avevano suscitato molti invidiosi; di modo che ella non poteva allora avere molto meno di sedici anni. Così, non faccio alcuna difficoltà a darle dieci o undici anni quando ricevette la benedizione di san Germano.
Primi miracoli e consacrazione
Dopo aver guarito la madre dalla cecità, Genoveffa riceve ufficialmente il velo delle vergini dalle mani del vescovo di Parigi o di Chartres.
Dopo la partenza dei santi prelati, ella si applicò più che mai alla contemplazione delle cose celesti, e tutta la sua gioia era, nelle ore che poteva sottrarre alle occupazioni domestiche, di correre in chiesa per godere della presenza e della dolce conversazione del suo amato. Un giorno (era un giorno di festa), la madre di Genoveffa, preparandosi ad andare in chiesa, fu seguita dalla bambina che voleva accompagnarla. La madre si oppose; ma la bambina disse piangendo: Ho promesso al vescovo di vivere santamente; devo dunque andare spesso in chiesa. La madre, irritata, la colpì duramente; ma subito divenne cieca. Dopo essersi trovata in questo stato per ventuno mesi, si ricordò delle parole del vescovo riguardo a sua figlia e la fece venire. — Prendi questa brocca, le disse, e va a riempirla d'acqua alla fontana. — La bambina, arrivando vicino alla fontana, si mise a piangere perché sua madre era cieca per causa sua; così le sue lacrime si mescolarono all'acqua che attinse alla fontana. Quando fu tornata presso sua madre, questa levò le mani al cielo e disse a Genoveffa di fare il segno della croce sull'acqua; poi ne prese e si lavò tre volte gli occhi, e dopo la terza volta riacquistò la vista. Questo grande miracolo obbligò lei, così come suo marito, a lasciare la santa fanciulla in piena libertà per la scelta di uno stato di vita. Ma la scelta era già fatta, e colei che aveva promesso a san Germano di prendere Nostro Signore come sposo, non poteva abbracciare altro stato che quello di una vergine consacrata a Gesù Cristo. Non sembra che vi fosse a Parigi alcun monastero di religiose né comunità di fanciulle; ma coloro che volevano vivere nella continenza e fare voto di verginità, si rivolgevano semplicemente al vescovo e ne ricevevano il velo con le preghiere e le cerimonie ordinarie della Chiesa; dopo di che, era loro permesso di ritirarsi presso le proprie case. Santa Genoveffa si presentò per questo al vescovo di Parigi, san Marcello, o più probabilmente san Felice, verso il 435 o 440, o al vescovo di Chartres, Villico. Altre due fanciulle si presentarono con lei per lo stesso scopo, e tutte e tre ottennero la grazia che chiedevano; ma il vescovo, che era un uomo illuminato da Dio, riconoscendo in Genoveffa una virtù superiore al comune, la fece passare avanti alle sue due compagne, sebbene fossero più anziane e di condizione migliore della sua.
Vita ascetica e prove a Parigi
Stabilitasi a Parigi, conduce una vita di estrema austerità e preghiera, affrontando calunnie prima di essere difesa da san Germano.
Morti i suoi genitori, lasciò Nanterre e venne a dimorare a Parigi, presso una donna che era sua madrina. Appena giuntavi, Dio la afflisse con una paralisi così violenta e universale che non poteva servirsi di alcuno dei suoi membri, e questo male giunse a un tale eccesso che rimase, una volta, per lo spazio di tre giorni, senza alcun altro segno di vita se non qualche palpitazione di cuore e un po' di rossore che appariva sulle sue guance. Ma, mentre il suo corpo era in tale debolezza, fu rapita in spirito tra i cori degli Angeli, dove vide i beni ineffabili preparati per coloro che amano Dio, e molti altri segreti che il suo storico si è astenuto dal riferire in dettaglio, a causa dell'incredulità degli uomini. Avendole Dio restituito la salute, cominciò a brillare come un sole, nel mezzo di Parigi, per la santità dei suoi esempi; penetrava, grazie a una luce soprannaturale, nel profondo delle coscienze, e spingeva tutti, con discorsi infuocati, all'amore di Gesù Cristo. Passava la sua vita in preghiere e in lacrime continue, e ne versava una tale abbondanza che il pavimento della sua stanza ne era tutto inzuppato. La sua astinenza era prodigiosa, e a stento si potrebbe crederci, se non se ne vedesse un eccellente modello nella vita del suo maestro e direttore, san Germano d'Auxerre. Poiché si dice che mangiasse solo due volte la settimana, ovvero la domenica e il giovedì; in quei giorni, tutti i suoi pasti consistevano in un pezzo di pane d'orzo e alcune fave cotte in acqua da molto tempo; osservò inviolabilmente questa astinenza dall'età di quindici anni fino a quella di cinquanta; a quell'epoca, per obbedire ai sacerdoti del Signore che governavano la sua coscienza, e per sostenere il suo corpo abbattuto da un digiuno così rigoroso, acconsentì a mangiare con il suo pane d'orzo un po' di latte e di pesce; ma, quanto a carne e vino, non poté mai risolversi a farne uso. Aveva con ciò dodici altre compagne spirituali, ovvero: la fede, la fiducia in Dio, la carità, la prudenza, la magnanimità, la pazienza, la semplicità, l'umiltà, lo zelo della disciplina, la purezza, la concordia e la verità, che non l'abbandonavano mai, o piuttosto che lei stessa intratteneva con grande cura e sapeva molto bene occupare.
Una santità così sfolgorante le attirò presto degli invidiosi. Non potendo soffrire le lodi che le venivano date, né la grandissima reputazione che si stava acquistando, la descrissero ovunque, e fecero correre la voce che non fosse che un'ipocrita, che ingannava il mondo con un'austerità apparente e una devozione finta e studiata. Questo veleno cominciava già a insinuarsi negli spiriti, quando il grande san Germano, di cui abbiamo parlato, essendo stato richiamato in Inghilterra per combattere di nuovo l'eresia pelagiana, che vi si era ristabilita dopo la sua partenza, passò una seconda volta per Parigi. Erano passati cinque o sei anni dal suo primo viaggio. La malizia di questi impostori fu così grande che non fecero alcuna difficoltà a calunniare Genoveffa in presenza di questo santo vescovo, e vollero fargli credere che non fosse tale come egli pensava. Ma, poiché la conosceva perfettamente, non tenne alcun conto dei loro discorsi; al contrario, conducendoli nella stanza della Santa, la salutò con profondo rispetto, come una persona nella quale venerava la presenza di Dio; dopo di che fece un discorso al popolo: vi confutò le false accuse pubblicate contro di lei e dichiarò quale fosse il suo merito davanti a Dio; il che fece cessare tutte le voci che si erano diffuse a pregiudizio della sua reputazione.
Ciò che abbiamo detto fa abbastanza vedere che era ancora molto giovane quando questa persecuzione le fu suscitata; ma ciò non impedì che la si elevasse poco dopo a una carica che si considerava molto in quel tempo: era quella di avere come l'intendenza e la direzione delle altre fanciulle che facevano professione di verginità; e lei se ne disimpegnò così degnamente che molte di queste fanciulle pervennero, grazie ai suoi buoni consigli, a un distacco perfetto da tutte le cose e a una santità eminente; tra loro vi era, si dice, santa Auda, vergine parigina di cui si mostrava, prima del 1793, l'urna, con quella di san Cirano, venticinquesimo vescovo di Parigi, e quella di santa Clotilde, moglie del grande Clodoveo, nella chiesa della nostra santa Genoveffa. Tuttavia, poiché sapeva di non poter essere utile agli altri se non per le luci e le grazie che riceveva dall'alto, non cessava di passare talvolta giornate e settimane intere in una stretta solitudine, per attendere unicamente a Dio; e si era persino fatta questa legge di rimanere ogni anno rinchiusa nella sua piccola stanza dalla festa dei Re fino al giovedì santo, senza alcun altro colloquio che quello di Nostro Signore Gesù Cristo e degli spiriti beati. Chi potrebbe descrivere le penitenze e le mortificazioni che vi faceva, i torrenti di lacrime che vi spargeva, gli atti di amore e di religione che vi produceva, le dolcezze e le consolazioni che vi riceveva, e le comunicazioni intime con Dio di cui vi era favorita? Così ne usciva come il ferro esce da una fornace ardente, vale a dire tutta colma, penetrata e infiammata dal fuoco della divinità. Una donna ebbe un giorno la curiosità di spiare a cosa si occupasse la Santa durante un così lungo ritiro; ma non ebbe appena avvicinato la vista alle fessure della porta che divenne cieca, il che le durò fino alla fine della Quaresima: Genoveffa, uscendo dalla sua solitudine, pregò per lei, fece il segno della croce sui suoi occhi e le restituì la vista che aveva perduto per la sua leggerezza.
La protezione di Parigi contro Attila
Nel 451, ella persuade i parigini a non fuggire davanti agli Unni, profetizzando con successo che la città sarebbe stata risparmiata dal flagello di Attila.
Il demonio, pieno di rabbia contro questa beata vergine, a causa delle insigni vittorie che riportava continuamente sull'inferno, le suscitò una nuova persecuzione in cui fu sul punto di perdere la vita. Ciò avvenne in occasione di Attila, re degli Unni, sopr Attila, roi des Huns Capo degli Unni responsabile della distruzione di Besançon. annominato il flagello di Dio, che entrò nelle Gallie alla testa di cinquecento o seicentomila combattenti. Poiché questo barbaro faceva ovunque devastazioni spaventose, saccheggiava le città, depredava e bruciava le chiese, metteva tutto a ferro e fuoco, riempiva le campagne di omicidi e non lasciava dove passava che un'immagine orribile della morte; Parigi, che era sulla sua strada, aveva motivo di temere di essere avvolta in questo straripamento, in questa desolazione generale. I borghesi più ricchi pensavano a salvarsi con ciò che potevano portare via dei loro beni, in altre città più forti o meno esposte al passaggio di un così terribile nemico. Santa Genoveffa, al contrario, animata dallo spirito di Dio, faceva ogni sforzo per trattenerli a Parigi, assicurando loro che, se avessero voluto fare penitenza e placare l'ira del cielo con le loro lacrime, questo flagello non sarebbe caduto su di loro, e che sarebbero stati in maggiore sicurezza nelle loro case che nelle città dove volevano ritirarsi. Alcune donne, persuase dai suoi discorsi, si riunirono nella chiesa, dove passavano i giorni e le notti in preghiera per distogliere questo flagello di Dio. Vi furono anche degli uomini che le imitarono e risolsero di non cercare la loro salvezza che nella protezione dell'Onnipotente; tanto più che la stima che avevano della santità di Genoveffa faceva sì che si fidassero interamente della sua parola e che non dubitassero affatto che ella fosse capace di liberarli con le sue preghiere. Ma il demonio ne sollevò altri contro di lei, suggerendo loro che le sue profezie non erano che sogni con i quali addormentava i migliori cittadini e li trascinava a una rovina inevitabile. Su questo, eccitarono una sedizione in cui si cospirava già di farla morire; ma Dio, che l'aveva liberata la prima volta per le rimostranze di san Germano, la liberò, questa seconda volta, per quelle del suo arcidiacono: questi, arrivando allora a Parigi ed essendo informato di questa cospirazione, riunì il popolo e lo distolse da un'azione così esecrabile, rimettendogli davanti agli occhi quanto lo stesso san Germano avesse stimato, durante la sua vita, questa pia vergine, e mostrò loro le eulogie che aveva ordinato, alla sua morte, di portarle. Su questa testimonianza, non solo il tumulto cessò, ma coloro che erano più risoluti a uscire da Parigi vi rimasero, e videro presto l'effetto delle preghiere e l'adempimento della profezia di Genoveffa; poiché Attila passò dalla Champagne a Orléans, e da Orléans in Champagne, senza avvicinarsi a Parigi, e fu infine cacciato da tutte le Gallie da una segnalata vittoria che i Romani, i Franchi e i Visigoti, uniti insieme, riportarono su di lui, presso Châlons-sur-Marne; ciò che accadde l'anno 451. Così la reputazione della Santa crebbe meravigliosamente, e non la si guardò più che come la salvezza della patria e come un miracolo di saggezza e di santità.
Approvvigionamento e influenza sui re
Durante le carestie e gli assedi, organizza l'approvvigionamento lungo la Senna ed esercita un'autorità morale sui re Meroveo, Childerico e Clodoveo.
Cinque o sei anni dopo, Meroveo, terzo re dei Franchi, giunse davanti a Parigi, dove i Romani avevano ancora una forte guarnigione; e, dopo un lunghissimo assedio, che alcuni storici fanno durare cinque anni, se ne rese padrone. Non bisogna stupirsi se santa Genoveffa, che si trovava all'interno, non deviò questo colpo, poiché non aveva intenzione di opporsi ai disegni di Dio, che voleva fare di questa città la capitale del più fiorente regno che sia mai esistito sulla terra. Ma ella ebbe in seguito una grande occasione di far apparire la sua carità; poiché questo assedio, avendo rovinato tutti i dintorni di Parigi, fu seguito da una carestia così grande che molti abitanti morivano di fame e gli altri erano ridotti alla miseria più estrema. La Santa, dunque, mossa a compassione, s'imbarcò sulla Senna e, andando di città in città, fece così bene presso i mercanti che raccolse, in poco tempo, il carico di undici grandi battelli di grano. Il suo viaggio fu accompagnato da miracoli. Scacciò dal fiume Senna due spiriti maligni che, nascosti sotto un grande albero, rovesciavano la maggior parte delle imbarcazioni che passavano loro vicino e tentarono persino di far perire la sua. Ad Arcis-sur-Aube, restituì la salute alla moglie di un ufficiale di nome Passivus, afflitta da quattro anni da una paralisi che la rendeva immobile. A Troyes, in Champagne, restituì la vista a dei ciechi, liberò degli ossessi e guarì un gran numero di malati. Ritornata a Parigi, si curò che il grano che aveva portato fosse distribuito agli abitanti; ma soprattutto provvide alla necessità dei poveri, facendo cuocere incessantemente per loro, nella sua casa, e dando loro il pane appena cotto; così, liberò Parigi da una rovina che sembrava inevitabile e sottrasse alla morte un'infinità di persone che ne portavano già i segni funesti sul volto.
Il rumore di queste meraviglie non rimase rinchiuso in quella città, ma volò presto per tutta la terra. San Simeone Stilita, che si trovava in Asia, vedendo ai piedi della sua colonna dei mercanti di Parigi che una santa curiosità vi aveva condotti, li supplicò di salutare da parte sua, al loro ritorno in Francia, la loro santa compatriota e di raccomandarlo alle sue preghiere. Era Dio, senza dubbio, che gliene aveva dato conoscenza tramite una rivelazione particolare. Ella era rispettata dalle persone più elevate in dignità, e persino dai re di Francia sotto i quali viveva. Il re Meroveo, nel poco tempo che sopravvisse alla resa di Parigi, le portò sempre molto onore; e, secondo l'idea che gli dava il paganesimo, la guardò come una semidea. Suo figlio, Childerico, non aveva per lei una stima minore; sebbene fosse idolatra, come i suoi predecessori, non le rifiutava mai, tuttavia, ciò che ella gli chiedeva. Un giorno, volendo assolutamente che alcuni criminali fossero giustiziati e temendo che Genoveffa venisse a chiedere la loro grazia, fece chiudere le porte della città, dove lei si trovava, mentre l'esecuzione si sarebbe svolta fuori, credendo, con questo mezzo, di impedirle l'uscita. Ma la Santa, avendo aperto le porte con le sue preghiere, ebbe tanta forza sul suo spirito che lo obbligò, contro la sua risoluzione, a perdonare quegli sventurati. Il grande Clodoveo, il nostro primo re c ristiano, ebbe Le grand Clovis Re dei Franchi, menzionato per datare l'esistenza della chiesa. ancora più affetto e venerazione per lei; su sua richiesta, liberava i prigionieri, faceva grandi elemosine al clero e ai poveri e faceva costruire belle chiese, come quella di San Pietro e San Paolo sul Monte, sopra Parigi, chiamata in seguito Santa Genoveffa, per essere stata il luogo della sua sepoltura e il teatro glorioso dei suoi miracoli. Inoltre, le fece dono di due ricche fattorie che ella destinò alla cattedrale di Reims, dove questo grande monarca era stato battezzato e aveva fatto professione di cristianesimo; san Remigio non ha omesso questo fatto nel suo testamento, dove parla anche con molto onore di questa illustre benefattrice. Infine, la regina santa Clotilde, moglie di Clodoveo, si considerava estremamente favorita q la reine sainte Clotilde Regina dei Franchi e sposa di Clodoveo, strumento della conversione della Francia. uando santa Genoveffa le faceva visita; la faceva sedere accanto a sé, nel suo gabinetto, e prendeva piacere a intrattenersi familiarmente con lei sui mezzi per piacere a Dio e assicurare la sua salvezza eterna.
Fondazioni e viaggi miracolosi
Promuove la costruzione della chiesa di Saint-Denis e compie numerosi miracoli di guarigione durante i suoi viaggi a Meaux, Orléans e Tours.
Durante l'allontanamento di Childerico dal regno, la Santa ebbe la devozione di far costruire una chiesa sulle tombe dei sant i Dionigi, R saints Denis Martire e apostolo delle Gallie per il quale Genoveffa fece costruire una chiesa. ustico ed Eleuterio, apostoli della Francia e martiri, nel villaggio di Cathœuil, a due leghe da Parigi, verso settentrione. Si tratta dell'attuale città di Saint-Denis. Non aveva alcun mezzo per eseguire tale impresa, e i sacerdoti ai quali ne parlò vi trovarono molte difficoltà, poiché non sapevano dove si potessero trovare in quel luogo, che era tutto circondato da boschi, i materiali necessari per l'edificio; ma ella disse loro, con spirito profetico, che se avessero voluto prendersi la briga di passare sul ponte, tale difficoltà sarebbe stata risolta. In effetti, essendosi recati sul posto, udirono due contadini che dicevano di aver appena scoperto, nella foresta vicina, due fornaci da calce di una grandezza straordinaria, dove la calce era pronta per essere utilizzata. Questo incontro fece loro comprendere che il disegno di Genoveffa veniva da Dio. La informarono subito di ciò che avevano appreso e le offrirono di assisterla con tutto il loro credito e il loro potere per il compimento di una così buona opera. I parigini e gli abitanti di quel luogo non mancarono di contribuire con le loro elemosine. Così questa chiesa fu costruita in poco tempo, ed è quella dove, più di centocinquanta anni dopo, Dagoberto, figlio del re Clotario II e in seguito suo successore, si salvò per evitare l'ira del padre irritato contro di lui, e dove, poco tempo prima, i suoi cani da caccia non avevano osato entrare per inseguire un cervo che vi si era rifugiato. Rimase sempre molto celebre sotto il nome di Saint-Denis de l'Estrée, finché lo stesso Dagoberto, salito al trono, fece costruire vicino a lì l'abbazia reale di Saint-Denis, dove fece trasportare i corpi dei nostri santi martiri, che furono trovati in quella chiesa, e dove lui e quasi tutti i suoi successori hanno da allora scelto la loro sepoltura.
Del resto, l'edificio di santa Genoveffa non fu completato senza miracoli; poiché, essendo finito il vino per gli operai, ella ne riempì miracolosamente il loro recipiente, che non poté essere poi esaurito fino alla fine dei lavori. Recandosi a questa chiesa con altre sante fanciulle, riaccese, con la sua preghiera, la fiaccola che serviva a guidarle, e che la violenza del vento e della pioggia, o piuttosto il demonio, al quale le sue devozioni erano insopportabili, aveva spento; prodigio che era abbastanza familiare alla nostra Santa, poiché leggiamo ancora che dei ceri si accesero divinamente tra le sue mani, nella stessa chiesa e nella sua casa, senza che nessuno vi appiccasse il fuoco. Fu lì anche che liberò dodici ossessi, che le erano stati presentati a Parigi e che aveva fatto condurre apposta in quel luogo, per poter rinviare ai santi Martiri tutta la gloria della loro liberazione: eccellente tratto di umiltà.
La vita di questa illustre Vergine è colma di una folla di altre meraviglie. Un giorno, trovandosi a Meaux, parlò con tanta eloquenza della felicità delle spose di Gesù Cristo a una giovane persona di quel luogo, chiamata Cel ina, c Céline Giovane di Meaux convertita alla verginità da Genoveffa. he era già fidanzata a uno dei partiti più ricchi e vantaggiosi del paese, che la convinse all'istante a rinunciare al matrimonio e a chiedere il velo di verginità. Il fidanzato, avendone notizia, entrò in una tale furia sia contro Genoveffa che contro quella ragazza, che venne, come un forsennato, per trafiggere i loro corpi con la sua spada; ma esse fuggirono in chiesa, e le porte, che erano chiuse, si aprirono e si richiusero da sole per salvarle; a quella vista, il giovane furioso vide bene che aveva Gesù Cristo stesso come rivale e che la risoluzione di Celina era un effetto della grazia onnipotente del Maestro dei cuori; non volle dunque opporvisi ulteriormente e la lasciò in libertà. In seguito, ella trasse così buon profitto dagli esempi e dagli insegnamenti della sua santa maestra, che divenne essa stessa una Santa e meritò un posto, in tale qualità, nel Martirologio dei Santi di Francia, al 24 ottobre, giorno in cui la chiesa di Reims onora un'altra santa Celina, madre del suo incomparabile arcivescovo san Remigio. La nostra Santa guarì ancora, nella stessa città di Meaux, due persone paralizzate negli arti. E, facendo la mietitura di un terreno che le apparteneva nel territorio di quella città, compì un miracolo sorprendente: sebbene piovesse con impetuosità tutto attorno al suo campo, tuttavia non cadde una sola goccia d'acqua sul suo grano né sui suoi mietitori. Un avvocato dello stesso luogo, che venne apposta a Parigi per implorare il suo soccorso, fu liberato da una grande sordità che lo affliggeva da quattro anni, attraverso il segno della croce che ella fece sulle sue orecchie.
Recandosi a Tours per visitare il sepolcro di san Martino, guarì a Orléans diversi malati e, tra gli altri, una giovane ragazza chiamata Claudia, che era in punto di morte. Ottenne anche in modo miracoloso il perdono per un servitore che, avendo vivamente offeso il suo padrone, non riusciva ad placarlo con le sue preghiere; questo padrone inesorabile, avendo persino respinto la Santa che chiedeva grazia per lui, fu colto all'istante da una febbre così violenta che, essendo quasi in fin di vita, fu costretto a ricorrere a lei e ad accordarle ciò che aveva appena rifiutato. Per questo mezzo, il servo ottenne il perdono della sua colpa e il padrone ricevette la guarigione dalla malattia che si era causato con la sua ostinazione. All'arrivo di santa Genoveffa a Tours, gli spiriti delle tenebre furono costretti a lasciare i corpi degli ossessi sui quali esercitavano la loro tirannia; e li si sentiva gridare pubblicamente che i suoi meriti, uniti a quelli di san Martino, erano come due bracieri dove venivano crudelmente tormentati. Non si finirebbe mai se si volessero riportare in dettaglio tutti i miracoli che compì durante la sua vita. Ma eccone ancora due che non possiamo passare sotto silenzio, perché sono troppo rimarchevoli: essendo stato presentato un bambino sordo, muto, cieco e zoppo, ella lo guarì da tutti questi mali, donandogli insieme la vista, l'udito, la parola e il cammino, attraverso l'unzione di un olio benedetto. Un altro bambino, essendo annegato in un pozzo, fu richiamato alla vita dopo che ella ebbe coperto il suo corpo con il proprio mantello e versato molte lacrime.
Morte e istituzione del culto
Genoveffa muore nel 512 e viene sepolta nella chiesa di San Pietro e San Paolo, che prenderà in seguito il suo nome a seguito di numerosi miracoli sulla sua tomba.
Infine, questa ammirevole Vergine si addormentò nel Signore il terzo giorno di gennaio dell'anno 512. ## CULTO E RELIQUIE. Il suo corpo fu inumato nel sepolcro, o cappella sotterranea, che il grande san Dionigi aveva un tempo consacrato in onore dei beati apostoli san Pietro e san Paolo, e sul quale Clodoveo aveva già iniziato, su sua istanza, un superbo edificio, terminato in seguito da santa Clotilde. Santa Genoveffa aveva lasciato in eredità morendo, alla basilica dei santi apostoli Pietro e Paolo, costruita da Clodoveo, le proprietà che i suoi genitori possedevano a Nanterre, e, da quel momento, la sua casa appartiene ai sacerdoti di questa chiesa, nella quale santa Genoveffa, che ne aveva dato l'idea, volle essere sepolta. Era un luogo che aveva spesso bagnato con le sue lacrime e da dove il suo spirito era stato più volte rapito nei cieli, per ascoltarvi quei segreti di cui non è permesso agli uomini parlare. Vi si compì subito un'infinità di miracoli. Vi si accese una lampada il cui olio non si consumava mai, sebbene ardesse sempre e si prendesse continuamente di quell'olio per servire alla guarigione dei malati. Dei ciechi vi ricevettero la vista; dei muti, l'uso della lingua; degli ossessi, la loro liberazione; delle persone tormentate dalla febbre, una pronta e perfetta salute. Una donna, ripresa perché lavorava il giorno della Natività di Nostra Signora, aveva risposto impudentemente che la Vergine era una povera donna come lei, che guadagnava la sua vita col lavoro delle sue mani; in punizione di questa bestemmia, le sue dita si erano così fortemente attaccate al pettine con cui cardava la lana, che non si potevano separarne; fu guarita pregando presso quel sepolcro. Ciò fece sì che questa chiesa aggiungesse presto al suo primo titolo dei beati Apostoli, quello di santa Genoveffa, e che nel seguito dei tempi non la si sia quasi più riconosciuta che sotto il nome di questa Santa. Dio ha fatto ancora, da allora, altre meraviglie assai rimarchevoli per onorare il suo merito. Un giorno, essendo la Senna stranamente straripata e avendo riempito tutte le chiese e le case fino all'altezza dei primi piani, si trovò il letto sul quale aveva reso il suo beato spirito, e che si conservava in un monastero di fanciulle, tutto circondato dall'acqua come da un muro, senza che potesse essere inondato, né nemmeno bagnato. Poi lo straripamento cessò, e il fiume rientrò improvvisamente nel suo primo stato.
Il miracolo degli Ardenti e le reliquie
Sotto Luigi VI, l'intercessione della santa pone fine all'epidemia del 'male degli ardenti', rafforzando la tradizione delle processioni della sua urna.
Al tempo di Luigi VI, detto il Grosso, sorse a Parigi una crudele malattia che i medici chiamano fuoco sordo. Si crede che questo fuoco sacro fosse un erisipela gangrenosa ed epidemica. Molte persone ne morivano senza che si potesse trovare rimedio. Ciò costrinse il clero e il popolo a ricorrere a santa Genoveffa, nella speranza che, per i meriti della sua purezza incomparabile, ella placasse l'ira di Dio, giustamente irritata contro le loro dissolutezze e sensualità. Fu dunque stabilito, su istanza di Stefano I, allora vescovo di quella sede, che l'urna dove riposavano le sue sante spoglie sarebbe stata solennemente portata dalla sua chiesa a quella di Notre-Dame; si risentì subito l'effetto di questa devozione, poiché tutti quei poveri ardenti, che non attendevano che la morte, furono guariti all'istante, ad eccezione di tre che mancarono di fede, o che Dio non volle guarire per cause a noi ignote. Una chiesa fu allora costruita in memoria di questo miracolo, ed era un tempo una parrocchia della città chiamata Sainte-Geneviève des Ardents; l'anno seguente, il papa Innocenzo II, informato di tutto ciò che era accaduto, ordinò che se ne facesse ogni anno memoria, il 26 novembre, nel Breviario di Parigi, e concesse grandi indulgenze a coloro che avessero visitato quella chiesa.
L'anno 1161, sotto il regno di Luigi VII, detto il Giovane, e sotto l'episcopato del celebre Pietro Lombardo, chiamato il Maestro delle Sentenze, essendosi sparsa a Parigi la voce che si fosse furtivamente aperta l'urna di santa Genoveffa e rubato il suo prezioso capo, se ne fece un'apertura solenne alla presenza dell'arcivescovo di Sens e dei vescovi di Auxerre e di Orléans, che il re vi aveva inviati appositamente; e si scoprì fortunatamente che tale voce era falsa, e che il corpo intero della Santa, con il suo capo, era nell'urna. Era stato trasportato due volte, durante il nono secolo, dall'abbazia dove riposava in luoghi sicuri, nel timore dei Normanni che devastavano tutta la Francia, e che assediarono persino Parigi e saccheggiarono quella celebre abbazia insieme a quella di Saint-Germain-des-Prés. Queste abbazie non erano ancora racchiuse nella città; ma il corpo della Santa vi era stato riportato, l'una e l'altra volta, con molta solennità, essendo andati incontro a riceverlo tutto il clero e tutti i corpi della città. Coloro che hanno scritto le storie di queste traslazioni raccontano, come testimoni oculari, una folla di guarigioni miracolose che avvennero per l'intercessione della Santa, nel corso dei due viaggi; ma ci dispensiamo dal dirne nulla, per non essere troppo lunghi, e perché simili prodigi sono ancora abbastanza ordinari alla nostra Santa.
Tutta la Francia, e principalmente la città di Parigi, implora la sua assistenza in tempo di guerra, di peste, di carestia, di siccità, di inondazione e di eccessiva abbondanza di pioggia, e in ogni altro genere di necessità e di affari importanti; allora (diceva il P. Giry nel 1685), si scopre soltanto l'urna, oppure la si discende dalle quattro grosse colonne di diaspro e dai quattro cherubini dorati da cui è sostenuta, e la si porta in processione alla chiesa cattedrale; ciò che si fa solo per ordine del re e per decreto del parlamento, con cerimonie magnifiche, che sono descritte molto a lungo nelle *Antiquités de Paris*. Vi è persino una confraternita di borghesi tra i più onorevoli della città, che sono designati per portare queste preziose reliquie in tale occasione. La relazione del miracolo degli Ardenti, scritta fin dall'anno 1131 o circa, assicura che questo modo di portare l'urna di santa Genoveffa, nelle necessità pubbliche, era inviolabilmente osservato da tempo immemorabile, il che mostra che è iniziato pochi anni dopo la morte di questa santa Vergine, e che è una devozione di quasi tutti i secoli della nostra monarchia. Inoltre non si è mai fatto ricorso a questo mezzo per placare l'indignazione di Dio e per meritare il suo soccorso e la sua protezione, senza risentirne il potere. Guerre sono state così placate, pestilenze dissipate, la serenità si è mutata in pioggia o la pioggia in serenità, e la terra, che era sterile, si è vista carica di una grande quantità di frutti. È ciò che si è sperimentato l'anno 1675, dopo la discesa e la processione dell'urna che si era fatta il diciannovesimo giorno di luglio, con un concorso infinito di popolo. Poiché, sebbene le piogge continue avessero messo tutta la campagna nella più totale desolazione e i contadini fossero fuori da ogni speranza di raccolto, si fece tutto a un tratto un cambiamento così meraviglioso, che l'anno divenne uno dei più abbondanti che si fossero visti da molto tempo per i grani e per i cereali minori; gli eretici stessi e i libertini furono costretti a riconoscere che vi era, nella disposizione della stagione, qualcosa di straordinario e di miracoloso.
L'urna della nostra illustre patrona non era un tempo che d'argento bianco e senza molti ornamenti; ma Ro berto, di La Ferté-Milon, abate di S La châsse de notre illustre patronne Reliquiario contenente i resti della santa, distrutto durante la Rivoluzione. ainte-Geneviève, ne fece fare una, l'anno 1242, dove entrarono 193 marchi e mezzo d'argento e 8 marchi e mezzo d'oro. Il cardinale di La Rochefoucauld, ultimo abate commendatario e restauratore della stessa abbazia, con le liberalità della regina Maria de' Medici, la fece ancora ridorare e arricchire di un gran numero di perle e di pietre preziose che le diedero uno splendore meraviglioso. Non si potrebbe credere quanta gente si riunisca ogni venerdì, a Sainte-Geneviève, per venerare questa Santa e per implorare il suo soccorso; quante messe vi si facciano celebrare, tanto per chiedere guarigioni quanto per ringraziare Dio di quelle che si sono ottenute; e quanti ex-voto si attacchino presso il suo mausoleo, in testimonianza delle grazie che si sono ricevute per la sua intercessione.
Distruzioni e sopravvivenza delle reliquie
La Rivoluzione del 1793 portò alla distruzione dell'urna e delle ossa, ma alcuni frammenti sopravvivono in varie parrocchie come Verneuil.
Ciò che si è appena letto non è altro che un ricordo.
Un sarcofago in pietra, nel quale riposò originariamente il corpo di santa Genoveffa, è quasi tutto ciò che Parigi possiede oggi della sua santa patrona. Un colpo di vento è bastato ad annientare ciò che tredici secoli avevano risparmiato. Questo sarcofago, deposto in una sorta di cappella, a destra del coro, nella chiesa di Saint-Étienne-du-Mont, è ancora oggetto di grande devozione, meta di numerosi pellegrinaggi. Ogni anno, il 3 gennaio, inizia, a Saint-Étienne-du-Mont e al Pantheon, che ne è vicino, una novena in onore di santa Genoveffa, che attira numerosi fedeli, nonostante il raffreddamento della fede nella grande città.
Nel 1871, le messe di Parigi, degni successori dei demolitori del '93, hanno profanato il tempio di Santa Genoveffa; la sua urna fu violata e scassinata, e le sante ossa gettate al vento: senza dubbio si tratta solo di una debole porzione delle reliquie della patrona di Parigi, poiché tutte quelle che racchiudeva l'urna conservata all'abbazia di Santa Genoveffa erano state bruciate in place de Grève, il 3 dicembre 1793; ma un certo numero di chiese di Francia possedeva alcune reliquie della Vergine di Nanterre, e Monsignor de Quélen, durante la riapertura di Santa Genoveffa, il 3 gennaio 1822, poté depositarvi diverse particelle delle ossa che aveva ottenuto da vari luoghi. La pietà dei fedeli proverà forse qualche consolazione, nell'apprendere che alcune preziose reliquie dell'augusta protettrice di Parigi esistono ancora, in particolare a Verneuil, nel dipartime nto dell Verneuil Luogo di conservazione delle reliquie superstiti della santa. 'Oise.
Vi era, a Verneuil, prima della Rivoluzione del '93, un priorato; la chiesa della parrocchia ne dipendeva, e portava il titolo di Priorato di Santa Genoveffa; era il priore che nominava il parroco. Tutti gli atti religiosi anteriori al '93 terminano così: «Fatto nella chiesa di Madame Santa Genoveffa».
Da tempo immemorabile, vi è una valle che nasce nella foresta e termina nel paese che porta, nella foresta, il nome di Fonds de Sainte-Geneviève, e là dove si coltiva, Vallée de Sainte-Geneviève. In questa stessa valle, la sorgente che dà origine a un piccolo ruscello è sempre stata, a memoria d'uomo, chiamata Sorgente di Santa Genoveffa; da una decina d'anni, è stato costruito, su questa sorgente, una magnifica roccia, che racchiude la statua di santa Genoveffa e che porta il nome di Fontana Santa Genoveffa; — l'acqua di questa fontana è riconosciuta dai medici dei dintorni per avere eccellenti proprietà, e consigliano ai malati di berne.
Un verbale, redatto il 31 dicembre 1821, che si trova nell'urna della chiesa di Verneuil, e di cui dobbiamo una copia alla cortesia dell'abate Loin, parroco di questa parrocchia (lettera del 2 ottobre 1871), ci informa che anteriormente alla persecuzione del 1793, la suddetta chiesa di Verneuil possedeva un'urna di rame dorato contenente capelli di santa Genoveffa; che quest'urna era stata portata via, nel settembre 1793, da un distaccamento dell'esercito rivoluzionario; che il nominato Jean-Baptiste Dufour, di Verneuil, portinaio del distretto a Senlis, aveva — in riconoscimento del matrimonio di suo figlio, benedetto a Verneuil — donato alla chiesa del suddetto Verneuil, tra le altre reliquie cadute in suo possesso, un osso di santa Genoveffa che sembrava essere staccato da una falange inferiore del dito, lungo 22 linee per 4 linee di larghezza media. Questo osso proveniva da un reliquiario esposto alla venerazione dei fedeli nella chiesa di Santa Genoveffa di Senlis, chiesa che si trovava in una via che portava il nome della Santa.
Quando un decreto di Luigi XVIII, emanato nel dicembre 1821, restituì al culto di santa Genoveffa il Pantheon di Parigi, gli abitanti di Verneuil decisero di offrire a quest'ultima una parte della preziosa reliquia che possedevano: si tagliò dunque l'osso in due parti, di cui una rimase a Verneuil e l'altra fu inviata a Parigi.
Jean-Baptiste Dufour, che era, durante la tormenta rivoluzionaria, diventato proprietario delle spoglie di un gran numero di chiese del distretto di Senlis, donò, inoltre, alla chiesa di Verneuil, un braccio di san Giusto, martire; un osso di san Colombano; due ossa di san Giustino, martire; un osso di san Libero, martire, e altre reliquie senza designazione.
Un'altra parrocchia della diocesi di Beauvais — Gouvieux — ha ottenuto da Roma, verso il 1866, alcune particelle delle reliquie di santa Genoveffa.
Si venerano ancora reliquie di santa Genoveffa a La Ferté-sous-Jouarre e a Dians, diocesi di Meaux.
Patrimonio architettonico e iconografia
La storia della sua abbazia e del Pantheon, così come i simboli artistici (cero, pecore, chiavi), testimoniano la sua duratura importanza per Parigi.
Abbiamo detto che Clodoveo aveva costruito la chiesa di San Pietro, dove fu inumata santa Genoveffa; ecco in quale occasione:
La regina Clotilde aveva fatto promettere al re, nel momento in cui stava per iniziare la guerra contro Alarico, che regnava sui Visigoti nel sud della Gallia, di consacrare una magnifica chiesa al servizio di Dio, se le sue armi fossero state vittoriose. Ritornato a Parigi, dopo la sconfitta di Alarico, il re mantenne la sua promessa e gettò, verso l'anno 508, le fondamenta di una basilica (chiesa di fondazione reale) in onore dei santi apostoli Pietro e Paolo, sulla cima della collina del palazzo delle Terme, in mezzo ai vigneti che ne coprivano i fianchi. Arrivato sul terreno designato, aveva lanciato la sua scure dritto davanti a sé, affinché si potesse un giorno misurare la forza del suo braccio dalla lunghezza dell'edificio. Clodoveo morì nel 511, senza aver visto terminare la chiesa; ma la regina Clotilde la fece completare e depose nel santuario i resti di Clodoveo. Clotilde, morta nel 543, fu sepolta accanto al re.
La chiesa di Santa Genoveffa fu demolita nel 1807 e la rue Clovis fu aperta sul suo sito. Già dalla metà del secolo scorso, poiché la chiesa minacciava rovina, si sentì la necessità di costruirne una nuova in un luogo poco distante; ma i canonici, non potendo far fronte a tale spesa, Luigi XV vi destinò, a partire dal 1° marzo 1755, una parte del ricavato delle lotterie e incaricò Soufflot, il suo architetto, di redigere il piano della nuova chiesa; il re ne pose la prima pietra il 6 settembre 1764. Nel 1791, l'edifi Panthéon Edificio parigino costruito sull'antica abbazia di Santa Genoveffa. cio, incompiuto, ricevette il nome di Pantheon e fu consacrato alla sepoltura degli uomini illustri; si sa di quale illustrazione!
Il 20 febbraio 1806, un decreto imperiale ordinò che fosse terminato e dedicato, come chiesa, alla sepoltura dei personaggi celebri. Restituito esclusivamente al culto nel 1821, e destinato di nuovo, nel 1830, a ricevere i resti dei grandi uomini, è infine tornato, nel 1852, a essere la chiesa di Santa Genoveffa. Dal 1852, la chiesa di Santa Genoveffa è servita da una comunità di sacerdoti composta da un decano e diversi cappellani.
Il capitolo di Santa Genoveffa era assai ricco e dipendeva solo dal Papa; aveva piena giurisdizione sulle sue terre: il suo decano, qualificato come abate, aveva il diritto di portare, nelle cerimonie, gli ornamenti pontificali, vale a dire la mitra, il pastorale e l'anello pastorale. Vi furono diverse riforme. Nel 1634, si decise che l'abate sarebbe stato nominato ogni tre anni; si formò contemporaneamente una congregazione generale, secondo i nuovi regolamenti di Santa Genoveffa, di cui questa abbazia fu il centro, e i canonici genovefani ricevettero il nome di Canonici regolari della Congregazione di Francia. L'Ordine di Santa Genoveffa contava più di novecento case in Francia e nominava a più di cinquecento parrocchie, tra le altre, quella di Saint-Étienne-du-Mont.
La chiesa anticamente chiamata Santa Genoveffa la Piccola, e che prese poi il nome di Santa Genoveffa degli Ardenti, in seguito al miracolo raccontato dal P. Giry, si trovava vicino alla cattedrale e alla casa dove la Santa era morta. Fu demolita nel 1747 per costruire l'ospedale degli Enfants-Trouvés.
Tra le vergini che si legarono a santa Genoveffa, si nominano santa Auda e santa Celina, entrambe nate nei dintorni di Meaux: anche nella Brie, il nome di Celina è frequentemente dato alle giovani ragazze.
Nel XVIII secolo, seguendo le orme delle prime compagne della Vergine di Nanterre, si stabilirono le Figlie di Santa Genoveffa, meglio conosciute con il nome di Miramiones, dal nome della loro fondatrice, Marie Bonneau, vedova del signor de Beauharnais de Miramion, consigliere al parlamento.
Diciamo una parola sul pozzo, sul sotterraneo e sulla casa di santa Genoveffa, a Nanterre.
Si mostra ancora a Nanterre un pozzo che la doppia testimonianza della tradizione e della storia assicura essere quello di cui si parla nella vita di santa Genoveffa, e con la cui acqua guarì sua madre cieca da ventun mesi. È doppiamente consacrato dalle lacrime che santa Genoveffa versò sul suo bordo e dal segno della croce che fece sulle sue acque, i cui effetti si fanno ancora sentire ai nostri giorni per tutti i mali della vista e gli ardori della febbre. Era vicino e dipendente dalla casa, dal giardino e da alcuni altri piccoli possedimenti dei genitori della Santa, al cui uso serviva esclusivamente.
Il pozzo e il terreno un tempo occupato dalla casa di santa Genoveffa erano racchiusi un tempo in una cappella di cui oggi non esistono più che i muri di cinta; e tuttavia, nonostante le sventure dei tempi, questo luogo è sempre oggetto della venerazione del popolo cristiano.
Si vede vicino al sito della casa, a sinistra e scendendo alcuni gradini, una specie di sotterraneo o cantina dove la Santa si ritirava per pregare con più raccoglimento. La pietà dei fedeli aveva, da tempo immemorabile, consacrato questo luogo con l'erezione di un altare che fu distrutto verso la fine del XVI secolo, ed era completamente abbandonato dal 1582, quando nel 1642 lo zelo dei cristiani vi riedificò un nuovo altare dove si celebravano i santi misteri, e ai piedi del quale la folla dei pellegrini veniva ancora, prima della prima rivoluzione, a pregare Dio nello stesso luogo dove santa Genoveffa lo aveva così spesso invocato. I disordini politici fecero abbandonare questa pia pratica; presto l'altare scomparve e l'oratorio non tardò a diventare una cantina di un mercante di vino.
Il parroco di Nanterre, che ha appena sottratto a mani profane questi luoghi pieni di pie memorie, possiede in questo momento solo la metà di questa cantina, che è tagliata in due dal muro di una casa vicina, la cui acquisizione potrebbe completare allo stesso tempo l'altra parte del prezioso sotterraneo e le proprietà di santa Genoveffa da quel lato. Questa cantina, così come il pozzo, ha subito le invasioni del terreno e la sua volta semi-ogivale è molto bassa.
Secondo alcuni autori, il monte Valérien, divenuto celebre nella guerra della Francia contro la Prussia, nel 1870-71, dovrebbe il suo nome al padre di santa Genoveffa, che si sarebbe chiamato Severo-Valeriano, e al quale il monte sarebbe appartenuto in piena proprietà.
Sul fianco di questa montagna si mostra ancora il Clos de Sainte-Geneviève: una sorgente scorre vicino e porta anch'essa il nome di Fontana di Santa Genoveffa. È lì, dicono coloro che credono che santa Genoveffa sia stata pastorella, che veniva a dissetarsi e a far bere il suo gregge. All'epoca in cui, sull'altezza del monte Valérien, esisteva un calvario al posto delle formidabili opere di guerra che vi sono state erette, i fedeli che vi si recavano il giorno della festa dell'Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre, andavano a bervi per devozione. Nel luogo attraversato oggi dalla strada da Nanterre a Chatou, si trovava il Parco di Santa Genoveffa. Non resta più alcun vestigio del recinto che racchiudeva questo parco, né della cappella che vi era stata costruita.
Quando santa Genoveffa si recò da Parigi a Troyes e Arcis-sur-Aube, per acquistare viveri, si fermò, secondo la tradizione, tra queste due città, in un paese chiamato la Chapelle-Vallon. Si vede in quest'ultima località un monumento di alta antichità, dedicato alla buona santa Genoveffa, restaurato, nel 1842, dagli abitanti.
Degli ex-voto, che si vedono ancora ai nostri giorni a Saint-Méry e a Saint-Étienne-du-Mont, a Parigi, attestano il celebre miracolo degli ardenti. La memoria di questo fatto miracoloso fu conservata attraverso i secoli da una festa che si celebrava un tempo il 26 novembre, nella chiesa di Santa Genoveffa la Piccola, nella città di Parigi: questa chiesa era stata eretta sul sito della casa dove la Vergine di Nanterre aveva esalato il suo ultimo respiro.
La cripta dell'antica basilica di Santa Genoveffa, la cui torre, unico resto che ne rimane, fa oggi parte delle costruzioni di un liceo, racchiudeva le tombe di Clodoveo e di santa Clotilde; ma il più celebre dei monumenti ospitati da questo santuario era quello della patrona di Parigi, questa tomba, preziosa per un cristiano, ci è stata conservata. L'abate Amable des Voisins, morto vescovo nominato di Saint-Flour, ottenne, durante la soppressione della vecchia chiesa di Santa Genoveffa, di far trasportare in quella di Saint-Étienne-du-Mont, di cui era parroco, questa pietra che aveva contenuto il corpo di santa Genoveffa per un così gran numero di anni. La santa reliquia della Vergine di Nanterre fu resa alla venerazione pubblica l'8 novembre 1803.
Ciò che attira principalmente i cristiani a Saint-Étienne-du-Mont è, come abbiamo già detto, la cappella dove si trova la tomba di santa Genoveffa, decorata in stile gotico fiammeggiante e i cui disegni sono stati forniti, nel 1846, dal celebre Padre Martin, gesuita.
Santa Genoveffa è specialmente onorata a Thieulley-l'Abbaye, a La Mirande, a Hédeuville, ad Assainvillers. Vi è pellegrinaggio in queste due ultime località dove la si invoca contro le febbri infiammatorie. È la patrona di Flaucourt, di Framerville e di Guémicourt. Una cappella le è dedicata vicino a Equancourt. Si conservano reliquie della Santa alla cattedrale, ai Louvencourt e alle Orsoline di Amiens, a Liancourt-Fosse, a Tilley-les-Conty (in un'urna).
Le arti hanno dato di santa Genoveffa, e al suo riguardo, le diverse rappresentazioni seguenti: 1° Un diavolo si sforza di spegnere il suo cero, e un angelo lo riaccende; nel medioevo, questo diavolo era armato di un mantice; 2° rende la vista a sua madre; 3° custodisce delle pecore filando con la sua conocchia. Questa maniera, secondo il P. Cahier, non è anteriore al XVII secolo; nulla, d'altronde, prova che santa Genoveffa sia stata pastorella. Quando si è perso il senso dei simboli del medioevo, si sarà preso il suo cero o un troncone di cero per un bastone da pastore; poi, poiché anteriormente a quell'epoca, l'episodio dell'assedio di Parigi era stato rappresentato allegoricamente, che santa Genoveffa era posta sui bastioni tra delle pecore (gli abitanti di Parigi) che custodisce, e dei lupi che respinge (gli Unni), si sarà stati condotti a prendere l'allegoria per la realtà. Questo errore è più perdonabile di quello di uno scultore contemporaneo che, in un gruppo posto sotto il portico del Pantheon, mette santa Genoveffa ai piedi di Attila. Mai santa Genoveffa ha avvicinato Attila e, in ogni caso, è lecito credere che non si sarebbe gettata ai suoi piedi. I figli di Dio hanno più fierezza e più dignità; un'infinità di esempi dello stesso genere lo provano; 4° porta delle chiavi: sono quelle della città di Parigi, che era affidata alla sua protezione; 5° appare, nel cielo, sopra numerosi malati che l'invocano nella malattia del fuoco degli ardenti; 6° riceve dalla mano di san Germano d'Auxerre una medaglia con l'effigie del Crocifisso e se la mette al collo; 7° porta del pane nelle pieghe della sua veste, per designare sia le sue carità ordinarie, sia il soccorso che diede al popolo di Parigi, durante una carestia; 8° vicino a un pozzo dove guarisce sua madre.
Il celebre Carl Van Loo ci ha rappresentato santa Genoveffa con una medaglia che pende sul suo petto: è quella che san Germano diede alla Vergine di Nanterre.
La chiesa di Saint-Jacques-du-Haut-Pas, di Parigi, possiede un quadro dovuto al pennello del signor Carbillet, nel quale san Germano, presentando santa Genoveffa a suo padre e a sua madre, dice loro: «Quanto siete felici di possedere una tale figlia!»
Un pannello di legno, scolpito verso l'anno 1700, e posto alla destra dell'altare di santa Genoveffa, nella chiesa parrocchiale di Nanterre, rappresenta la Santa che riceve da san Germano il sacramento della Confermazione.
La sua vita fu scritta diciotto anni dopo la sua morte, da un autore di cui non si conosce il nome, e alcuni religiosi della sua abbazia, a Parigi, vi hanno aggiunto, in diversi tempi, le relazioni delle sue traslazioni e dei suoi miracoli. Hollandus le ha riportate nel suo primo tomo del mese di gennaio. Non vi è Martirologio che non ne faccia una menzione molto onorevole. San Gregorio di Tours, Costanzo, autore della vita di san Germano; Sigeberto, Aimonio, Pietro de Natalibus e molti altri storici ne parlano anche. E nessuno di coloro che hanno scritto, in questi due ultimi secoli, la Vita dei Santi, l'ha omessa. Abbiamo tratto dai più antichi, vale a dire dalle prime fonti, ciò che ne abbiamo riportato qui; ma abbiamo lasciato molte cose che il lettore potrà ricercare in questi atti primitivi.
Uno dei più illustri teologi della Compagnia di Gesù, il Padre Petau (la cui opera più celebre, i *Dogmi teologici*, è in vendita presso i CELESTINI, a Bar-le-Duc), ha cantato, in un doppio poema, santa Genoveffa, che gli aveva restituito la salute.
Non è fino a Voltaire che non abbia celebrato le lodi della patrona di Parigi, in versi che sanno di collegiale, come si può giudicare dai seguenti, i meno cattivi del componimento:
Lontano da una fortuna opulenta, Ai tesori che vi presento Il mio solo ardore dà valore; E se questo ardore può piacervi, Accettate che osi farvi Un omaggio dei miei scritti.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Nanterre verso il 422 o 423
- Incontro con san Germano d'Auxerre a Nanterre
- Voto di verginità e ricezione di una medaglia incisa con una croce
- Guarigione miracolosa di sua madre Geronzia
- Trasferimento a Parigi dopo la morte dei genitori
- Protezione di Parigi contro Attila nel 451
- Rifornimento di Parigi durante la carestia sotto Meroveo
- Costruzione della chiesa di Saint-Denis
- Morta nel 512 e sepolta nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo
Miracoli
- Guarigione dalla cecità di sua madre con l'acqua di una fonte
- Rifornimento miracoloso di undici navi di grano
- Ceri che si accendono divinamente tra le sue mani
- Moltiplicazione del vino per gli operai di Saint-Denis
- Resurrezione di un bambino annegato in un pozzo
- Miracolo degli Ardenti (postumo)
Citazioni
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Avete grande motivo di benedire il giorno che vi diede una tale figlia; gli Angeli si sono rallegrati della sua nascita.
San Germano d'Auxerre