Nato Filippo Latini in Sicilia, questo calzolaio dal temperamento violento si convertì dopo una vita di duelli ed eccessi. Divenuto frate cappuccino col nome di Bernardo, si distinse per una penitenza eroica, la sua dedizione ai malati e la sua pazienza durante una prigionia presso i Barbareschi. Morì in concetto di santità a Palermo nel 1667.
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IL B. BERNARDO DA CORLEONE, FRATE LAICO CAPPUCCINO
Origini e giovinezza dissipata
Nato a Corleone nel 1607 con il nome di Filippo, conduce una giovinezza segnata dal gioco, dalla menzogna e da una mancanza di pietà nonostante gli sforzi del padre.
1667. — Papa: Clemente IX. — Re di Spagna e sovrano di Sicilia: Carlo II.
Nel mezzo della sua vita dissipata, conservò una certa devozione per un'immagine del Salvatore e per san Francesco d'Assisi.
Manuale del Terz'Ordine di San Francesco.
Il cielo, che è la parte delle anime innocenti, è ugualmente aperto ai peccatori che ritornano a Dio, anche dopo lunghi smarrimenti, e che riparano le loro colpe con una sincera penitenza. È così che il beato Bernardo, dopo essere stato schiavo delle sue passioni, ha meritato di ottenere con la vivacità del suo pentimento, non solo la misericordia del Signore, ma anche i più preziosi favori spirituali.
Questo santo religioso ebbe la Sicilia per patria, e nacque l'8 febbraio 1607, a Corleone, città distante venti miglia da Palermo; fu chiamato Filippo al battesimo. Suo padre, c Philippe Frate laico cappuccino siciliano, ex soldato convertito. hiamato Leonardo Latini, era u n semplice con Léonard Latini Padre di Bernardo da Corleone. tadino che, obbligato a guadagnarsi il pane col sudore della fronte, non poté applicarsi a domare il carattere duro e i costumi corrotti di questo fanciullo. Tuttavia lavorava per dargli un'educazione virtuosa e per gettare nel suo cuore, fin dai suoi più teneri anni, il seme di una pietà sincera; ma, questo seme prezioso fu a lungo senza portare frutti. Filippo era insensibile alle promesse, alle minacce e ai castighi. Quando fu in età di lavorare lo si mise presso un artigiano; e avendo finito il suo apprendistato, si dedicò al lavoro per conto proprio; ma, lungi dal vivere cristianamente nell'umile professione di calzolaio, che era la sua, la sua inclinazione per la menzogna e il gioco, il suo amore per il piacere e il suo ardore per le ricchezze lo trascinarono nei più grandi disordini.
La morte di suo padre, che perse di buon'ora, dandogli più libertà, contribuì ancora a renderlo più criminale. Le sue passioni non conobbero più limiti; e vi si abbandonò con tutta la foga che si vede troppo spesso nei giovani che hanno interamente bandito dal loro cuore il timore di Dio.
Violenza e giustizia sommaria
Filippo si distingue per un temperamento violento, commettendo omicidi e aggressioni, pur manifestando talvolta slanci di giustizia cavalleresca.
Si comprenderà facilmente che il carattere di Filippo, naturalmente violento e irascibile, non poteva addolcirsi con un simile genere di vita; al contrario, divenne in qualche modo feroce. Avendogli un commissario di guerra parlato con alterigia, gli abbatté la testa con un colpo di sciabola. Tagliò il braccio a un gentiluomo che aveva alzato la mano per dargli uno schiaffo. Fiero e determinato, uccise a Palermo tre banditi che volevano dargli la morte e disarmò diversi soldati che avevano cercato di misurarsi con lui. In mezzo a questi eccessi, mostrava tuttavia talvolta sentimenti di equità e di giustizia. Ecco diversi esempi. Filippo apprende che due soldati hanno sottratto a un suo compatriota il denaro del grano che quest'uomo aveva venduto a Palermo. Mosso a compassione, insegue i ladri, li raggiunge, li minaccia, li intimidisce e li obbliga a consegnargli la borsa che va immediatamente a restituire al povero contadino. La sua condotta fu ancora più generosa verso una giovane persona che sentì gridare in un bosco attraverso il quale passava con un suo amico. Si dirige verso il luogo da cui partono le grida e vi trova una giovane ragazza che si difendeva con coraggio contro quattro rapitori. A questo spettacolo, Filippo, colto da una giusta indignazione, spara un colpo di pistola al più determinato di questi libertini, mette gli altri in fuga, rassicura l'innocente vittima e la riaccompagna subito dai suoi genitori.
Lo scandalo e la conversione
Dopo aver provocato uno scandalo in una chiesa, si rifugia in un santuario dove la vista di un crocifisso scatena un profondo pentimento e il desiderio di entrare in religione.
Tuttavia i principi di religione che aveva ricevuto nella sua prima infanzia non erano interamente cancellati dal suo spirito; e, sebbene fosse ben lontano dal farne la regola della sua condotta, se li ricordava talvolta, e quei momenti erano per lui quelli delle sue buone azioni. Così, avendo un giorno vinto al gioco una somma considerevole: «È giusto», disse, «riscattare i miei peccati». Entra subito nell'ospedale di Palermo, getta quel denaro nel tronco destinato a ricevere le elemosine per i malati, e si ritira con precipitazione. Ma quelli non erano che lampi passeggeri che facevano prontamente posto alle passioni più criminali. L'odio era una di quelle che lo dominavano di più; e non contento di esercitarlo verso i suoi nemici viventi, volle manifestarlo verso un uomo morto che un tempo gli era dispiaciuto. Si celebravano in chiesa i funerali di quest'uomo; e Filippo, dimenticando tutto in una volta il rispetto dovuto al luogo santo e i riguardi che merita una famiglia afflitta, mostra pubblicamente, nel tempio stesso, la gioia che provava per il trapasso di questo preteso nemico. Abitava un paese dove, allora almeno, la religione era rispettata e protetta; un simile scandalo non poteva dunque restare impunito. La sua azione empia fu deferita ai magistrati che si affrettarono a indagare contro di lui. Il timore di un processo criminale di cui è minacciato lo obbliga a nascondersi; ma presto abbandonato da tutti, disperato e perseguitato dagli uomini della giustizia, non ha altra risorsa che rifugiarsi in una chiesa per godere del diritto d'asilo. Era lì che la misericordia di Dio attendeva questo grande colpevole per toccarlo e convertirlo. Nell'istante in cui aveva dato lo scandalo che causava la sua pena, aveva sentito la sua colpa: e d'altronde era stato maltrattato dai parenti del defunto, alla memoria del quale insultava. Queste circostanze riunite avevano fatto su di lui qualche impressione; ma il momento di un pentimento efficace non era ancora arrivato. Fu dunque in quella chiesa dove si era rifugiato, che avendo gettato gli occhi su un crocifisso, cominciò a comprendere quanto fosse criminale davanti a Dio. La grazia agendo allora nella sua anima, innaffia il pavimento delle sue lacrime, offre al Signore il sacrificio di un cuore contrito e umiliato, che non è mai respinto, rinuncia per sempre al mondo, e prende la risoluzione, se Dio vorrà accoglierlo, di entrare tra i Cap puccini Capucins Ordine religioso a cui il santo si è unito. per passarvi il resto dei suoi giorni nella pratica della penitenza.
Ingresso tra i Cappuccini
Dopo aver chiesto perdono alle sue vittime, viene ammesso al noviziato dei Cappuccini con il nome di Bernardo da Corleone e viene sottoposto a prove di pazienza.
Filippo non differì di un momento l'esecuzione della risoluzione che aveva preso; si presentò al padre guardiano del convento di Palermo, dove desiderava essere ammesso; ma il superiore, conoscendolo di fama, lo trattò con rigore, gli rinfacciò i suoi vizi e lo rimandò al padre provinciale, che stava allora compiendo la sua visita in quella zona. Questi non ricevette meglio il penitente; poi, vinto dalle sue sollecitazioni, gli diede la speranza che sarebbe stato accolto se avesse voluto riparare ai suoi scandali e soprattutto all'oltraggio che aveva fatto a un'intera famiglia. Sebbene nato in una condizione umile, questo sventurato giovane aveva un'anima elevata e capace di grandi cose. Era uno di quei caratteri vivaci che hanno un'uguale ardore per il bene e per il male; ebbe dunque il coraggio di vincere la sua fierezza naturale e di andare a gettarsi ai piedi di coloro che aveva offeso. Avendo ottenuto da loro il perdono, ritornò dai Cappuccini, che lo ammisero al novizia to e cambiarono il Bernard de Corléon Frate laico cappuccino siciliano, ex soldato convertito. suo nome di Filippo in quello di Bernardo da Corleone. Si vedono troppo spesso nel mondo uomini che, avendo intrapreso la loro conversione, lasciano imperfetta quest'opera importante e guardano indietro dopo aver messo mano all'aratro. Tale non fu il nuovo novizio. Lavorò con tanta cura ad acquisire le virtù quanta ne aveva messa un tempo a soddisfare le sue passioni. I duri trattamenti e le umiliazioni che gli fecero subire per metterlo alla prova non poterono scoraggiarlo né stancare la sua pazienza. Il luogotenente del re di Palermo venne egli stesso al convento con diversi ufficiali della guarnigione, spinto dalla curiosità e desiderando accertarsi della conversione di Filippo, la cui cattiva condotta non gli era ignota. Gli parlò dapprima con alterigia e disprezzo; ma ne ricevette risposte così umili che quel magistrato, non dubitando più del suo cambiamento, lo abbracciò, gli fece le sue scuse per averlo trattato in quel modo e si raccomandò alle sue preghiere.
Vita religiosa e mortificazioni
Divenuto professo, si dedica ad austerità estreme e si prodiga al servizio dei malati, in particolare durante le epidemie.
Il fervore di fra Bernardo, essendosi mantenuto costante durante tutto il tempo del suo noviziato, permise ai suoi superiori di fargli pronunciare i voti. Il popolo dei dintorni di Corleone accorse in folla alla cerimonia della sua professione per accertarsi se fosse veramente convertito; egli fece il suo sacrificio con tanta pietà e gioia che dissipò tutti i dubbi degli astanti e li commosse fino alle lacrime. Questo aspetto edificante non era, del resto, che l'espressione dei sentimenti del suo cuore. Quando si vide professo, e perciò più padrone di seguire la sua inclinazione per la mortificazione, dichiarò una guerra crudele al suo corpo e si applicò a spegnere fino all'ultima scintilla delle sue antiche passioni. Si disciplinava fino al sangue, digiunava nel modo più rigoroso, si nutriva solo di pane e acqua, dormiva sul pavimento della sua cella e si abbandonava a molte altre austerità, non cessando mai di affliggere il suo corpo per sottometterlo allo spirito.
Quanto fra Bernardo era stato un tempo amico dell'indipendenza e geloso di seguire in tutto la propria volontà, tanto si mostrò, fin dal suo ingresso in religione, sottomesso e obbediente. I minimi segni dei suoi superiori erano per lui ordini che si affrettava ad adempiere. Indifferente a qualsiasi incarico, fu scelto per ricoprire quello di infermiere, in un'epoca in cui regnava nel convento una malattia contagiosa che rendeva questo ufficio al tempo stesso più difficile e più pericoloso. Lungi dal fare la minima lamentela, vi si consacrò con gioia, prestò ai malati le cure più assidue, rese loro i servizi più umilianti e provò a tutti di essere animato, nei confronti del prossimo, dalla carità più viva e sincera.
Carità e prigionia
Moltiplica gli atti di carità prima di essere catturato dai pirati barbareschi e ridotto in schiavitù per sedici mesi.
Questa stessa ardente carità spinse il servo di Dio a sollecitare dal padre provinciale il permesso di recare soccorso agli abitanti del borgo di Scarlato, tra i quali si era dichiarata una malattia epidemica e molti morivano per mancanza di rimedi. Ottenutolo, fece in loro favore una questua generale nella città di Palermo; essa fu così abbondante che gli diede i mezzi per assistere quei poveri malati e provvedere a tutti i bisogni degli indigenti di quel luogo. Non si limitava a rendere al prossimo servizi di questo genere. Bastava che qualcuno fosse nel dolore perché fra Bernardo cercasse di liberarlo. Un pover'uomo di Palermo, padre di famiglia, entrò una notte nell'orto di un giardiniere e gli rubò settantasette piante; questi, scoperto il colpevole, lo perseguì in giustizia e lo fece condannare alle galere per diversi anni. La moglie di questo disgraziato, disperata per non aver potuto in alcun modo piegare il giardiniere e liberare il marito, va a trovare il santo religioso e lo prega di volerla aiutare nella sua necessità. Bernardo, prestandosi volentieri al desiderio di questa donna, si reca dal giardiniere, gli parla così efficacemente che finisce per vincere la sua ostinazione, lo determina a desistere, fa revocare la sentenza e rende la libertà a quel disgraziato.
Mentre si occupava così con tanto zelo a fare del bene ai suoi fratelli e a procurare loro tutti i sollievi che erano in suo potere, si dimenticava interamente di se stesso, vivendo nella privazione più assoluta. Rigido osservatore del voto di povertà, non aveva per suo uso che il misero abito che lo copriva, un rosario, una croce, una disciplina, un cilicio e alcuni altri strumenti di penitenza. Così espiava il piacere che aveva provato un tempo a dedicarsi al gioco e il desiderio di vincervi. Dio, che voleva renderlo perfetto, permise che dovesse anche espiare, ma nel modo più rude, il suo antico amore per l'indipendenza. Frate Bernardo, andando per obbedienza da Palermo a Messina e facendo il viaggio per mare, l'imbarcazione su cui si trovava fu catturata da un corsaro degli Stati barbareschi. Il santo religioso, ridotto in schiavitù, d ovette soffrire tu États barbaresques Luogo di prigionia del santo. tto ciò che si può immaginare di più duro da parte del padrone al quale era stato venduto; ma per quanto penosa fosse la sua condizione, essa lo afflisse meno delle sollecitazioni impudiche di una giovane schiava. La resistenza che oppose alla passione criminale di questa infelice irritò talmente quest'ultima che, approfittando dell'ascendente che aveva sullo spirito del loro padrone comune, lo fece mettere ai ferri, gettare in un orribile carcere e accanirsi contro di lui con percosse. Vi passò sedici mesi, privato di tutti i soccorsi esteriori della religione e non avendo altra risorsa che la preghiera. Alla fine di questo tempo, fu scambiato e tornò in Sicilia, dove si risarcì con ferventi comunioni della pena che aveva provato durante la sua prigionia di non poter ricevere questo divino nutrimento.
Ultimi atti e morte
Tornato in Sicilia, assiste gli appestati a Castelnuovo prima di spegnersi a Palermo nel 1667, consumato dalle sue penitenze.
Il servo di Dio, dopo il suo ritorno dagli Stati barbareschi, diede nuove prove della pietà più sincera e solida. Si notava soprattutto la sua tenera devozione per la passione del Salvatore, per la santa Eucaristia e per l'augusta madre di Dio. La sua carità verso il prossimo sembrava crescere incessantemente. Essendosi manifestata la peste nel 1666 a Castelnuovo, città della Sicilia, f ra Bernardo Castelnuovo Città siciliana colpita dalla peste nel 1666. , che ricopriva nel convento di Palermo l'ufficio di questuante, chiese ai suoi superiori come una grazia di accompagnare sei religiosi cappuccini che si recavano nei luoghi infettati dal contagio. Giuntovi, si dedicò interamente alla cura dei malati nelle case private e negli ospedali; tuttavia il flagello lo risparmiò: ma non sopravvisse a lungo a quest'ultimo atto di carità. Consumato dalle fatiche e soprattutto dalle sue rigorose mortificazioni, fu colto da una forte febbre che rese necessario il suo ricovero in infermeria. La malattia fece presto dei progressi di cui Bernardo stesso si accorse. Avendo chiesto il santo Viatico, lo ricevette con sentimenti di umiltà e un fervore che commossero tutti i presenti. Si è creduto che conoscesse il momento della sua morte, per la cura che ebbe di far contare le ore quando fu vicino alla fine. Il sacerdote che lo assisteva avendogli detto che erano le tre, avvicinò con rispetto alla sua bocca il crocifisso che teneva, e si addormentò nel sonno dei giusti, all'età di quasi sessant'anni, il 12 gennaio 1667.
Culto e beatificazione
La sua reputazione di santità è confermata da miracoli e dall'incorruttibilità del suo corpo, portando alla sua beatificazione da parte di Clemente XIII nel 1768.
Si aveva un'idea così alta della sua santità che i nobili del regno di Sicilia vollero portarlo alla sepoltura sulle proprie spalle. Il suo corteo funebre sembrò un trionfo, per l'innumerevole folla di popolo che vi assisteva e che, prima di questa cerimonia, si era gettata sui suoi poveri abiti per conservarli come reliquie. Molti miracoli si operarono presto sulla sua tomba e determinarono l'arcivescovo di Palermo a lavorare al processo di beatificazione. Il suo corpo, esumato dopo sette mesi per essere collocato in un luogo più idoneo, fu trovato senza alcun segno di corruzione. Il pap a Clemente X Clément XIII Papa che concesse indulgenze per il culto di san Gregorio. III beatificò questo servo di Dio il 15 maggio 1768.
Vedere la vita del beato Bernardo da Corleone, scritta in italiano dal Padre Modigliana, in-4°, Roma, 1769, e l'abbreviato francese della stessa vita, dal Padre Jean Chrysostome de Bethune, cappuccino, 1751, in-18.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Corleone l'8 febbraio 1607
- Vita da duellante e disordini a Palermo
- Conversione dopo aver cercato asilo in una chiesa
- Ingresso nel noviziato dei Cappuccini
- Prigionia di sedici mesi presso i corsari barbareschi
- Dedizione verso gli appestati a Castelnuovo nel 1666
- Morto a Palermo all'età di 60 anni
- Beatificazione da parte di Clemente XIII il 15 maggio 1768
Miracoli
- Incorruttibilità del corpo constatata sette mesi dopo la morte
- Guarigioni avvenute presso la sua tomba
Citazioni
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È giusto espiare i miei peccati
Parole riferite durante un'elemosina all'ospedale di Palermo