Santi Gioventino e Massimo
Martiri
Ufficiali della guardia imperiale sotto Giuliano l'Apostata, Gioventino e Massimo furono condannati per aver criticato le persecuzioni anticristiane. Dopo aver rifiutato di sacrificare agli idoli, furono battuti e decapitati ad Antiochia nel 363. Un magnifico sepolcro fu eretto in loro onore dopo la morte dell'imperatore.
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SANTI GIOVENTINO E MASSIMO, MARTIRI (363).
Contesto e identità
I santi Gioventino e Massimo erano ufficiali della guardia imperiale di Giuliano l'Apostata, la cui festa veniva celebrata ad Antiochia.
La festa di questi due santi marti ces deux saints martyrs Ufficiali della guardia imperiale e martiri ad Antiochia. ri si celebrava nella chiesa d i Antioc Antioche Antica città dove risiedeva santa Publia con la sua comunità. hia, il giorno dopo quella di san Babila, come si vede nell'omelia che san Giovanni Crisostomo pronunciò nel giorno di questa stessa festa. Erano due soldati romani, ufficiali nella compagnia delle guardie dell'imperatore G iuliano l'Aposta Julien l'Apostat Imperatore romano persecutore dei cristiani. ta. Accadde loro un giorno, mentre erano a tavola, di parlare abbastanza apertamente delle violenze che venivano esercitate contro i cristiani. Giuliano, informato delle loro parole, li fece venire. Quando furono al suo cospetto, il Cesare volle obbligarli a ritrattare e a sacrificare agli idoli. Avendo i due Santi rifiutato, egli confiscò i loro beni, li condannò ad essere battuti crudelmente, poi li mandò in prigione, dove furono decapitati qualche giorno dopo (363). I cristiani sottrassero i corpi dei martiri per seppellirli; un magnifico sepolcro fu eretto sulle loro sante spoglie dopo la morte di Giuliano, che avvenne se i mesi d Théodore Storico ecclesiastico e vescovo, fonte principale del racconto. opo, giorno per giorno. Teodoreto racconta il loro martirio nella sua Storia, lib. III, cap. 14; vi si leggono queste parole verso la fine: «Piena di venerazione per questi coraggiosi atleti della pietà, Antiochia li ha deposti in un magnifico sepolcro, e fino a questo giorno, onora la loro mem oria con Nécéspore Storico bizantino che cita i santi. una festa pubblica annuale». Anche Niceforo ne parla, lib. II, cap. 12.
Confronto con l'imperatore
Dopo aver criticato le persecuzioni contro i cristiani, si rifiutano di sacrificare agli idoli davanti all'imperatore Giuliano.
La festa di questi due santi martiri si celebrava nella chiesa di Antiochia, il giorno dopo quella di san Babila, come si vede nell'omelia che san Giovanni Crisostomo pronunciò il giorno di questa stessa festa. Erano due soldati romani, ufficiali nella compagnia delle guardie dell'imperatore Giuliano l'Apostata. Accadde loro un giorno, mentre erano a tavola, di parlare abbastanza apertamente delle violenze che si esercitavano contro i cristiani. Giuliano, informato delle loro parole, li fece venire. Quando furono in sua presenza, il Cesare volle obbligarli a ritrattare e a sacrificare agli idoli. Avendo i due Santi rifiutato, egli confiscò i loro beni, li condannò a essere battuti crudelmente, poi li mandò in prigione, dove furono decapitati qualche giorno dopo (363). I cristiani sottrassero i corpi dei martiri per seppellirli; un magnifico sepolcro fu eretto sulle loro sante spoglie dopo la morte di Giuliano, che avvenne sei mesi dopo, giorno per giorno. Teodoreto racconta il loro martirio nella sua *Storia*, lib. III, cap. 14; vi si leggono queste parole verso la fine: «Piena di venerazione per questi coraggiosi atleti della pietà, Antiochia li ha deposti in un magnifico sepolcro, e fino a questo giorno onora la loro memoria con una festa pubblica annuale». Anche Niceforo ne parla, lib. II, cap. 12.
Martirio e sepoltura
Condannati a essere fustigati e poi decapitati nel 363, i loro corpi furono recuperati dai fedeli per essere deposti in un magnifico sepolcro.
La festa di questi due santi martiri si celebrava nella chiesa di Antiochia, il giorno dopo quella di san Babila, come si vede nell'omelia che san Giovanni Crisostomo pronunciò il giorno di questa stessa festa. Erano due soldati romani, ufficiali nella compagnia delle guardie dell'imperatore Giuliano l'Apostata. Accadde loro un giorno, mentre erano a tavola, di parlare abbastanza apertamente delle violenze che si esercitavano contro i cristiani. Giuliano, informato delle loro parole, li fece venire. Quando furono in sua presenza, il Cesare volle obbligarli a ritrattare e a sacrificare agli idoli. Avendo i due Santi rifiutato, egli confiscò i loro beni, li condannò a essere fustigati crudelmente, poi li mandò in prigione, dove furono decapitati qualche giorno dopo (363). I cristiani sottrassero i corpi dei martiri per seppellirli; un magnifico sepolcro fu eretto sulle loro sante spoglie dopo la morte di Giuliano, che avvenne sei mesi dopo, giorno per giorno. Teodoreto racconta il loro martirio nella sua *Storia*, lib. III, cap. 14; vi si leggono queste parole verso la fine: «Piena di venerazione per questi coraggiosi atleti della pietà, Antiochia li ha deposti in un magnifico sepolcro, e fino a questo giorno onora la loro memoria con una festa pubblica annuale». Anche Niceforo ne parla, lib. II, cap. 12.
Fonti e posterità
Il loro culto è attestato da san Giovanni Crisostomo e dagli storici Teodoreto e Niceforo.
La festa di questi due santi martiri si celebrava nella chiesa di Antiochia, il giorno dopo quella di san Babila, come si vede nell'omelia che san Giovanni Crisostomo pronunciò il giorno di questa stessa festa. Erano due soldati romani, ufficiali nella compagnia delle guardie dell'imperatore Giuliano l'Apostata. Accadde loro un giorno, mentre erano a tavola, di parlare abbastanza apertamente delle violenze che venivano esercitate contro i cristiani. Giuliano, informato delle loro parole, li fece venire. Quando furono al suo cospetto, il Cesare volle obbligarli a ritrattare e a sacrificare agli idoli. Avendo i due Santi rifiutato, egli confiscò i loro beni, li condannò a essere battuti crudelmente, poi li mandò in prigione, dove furono decapitati qualche giorno dopo (363). I cristiani sottrassero i corpi dei martiri per seppellirli; un magnifico sepolcro fu eretto sulle loro sante spoglie dopo la morte di Giuliano, avvenuta sei mesi dopo, giorno per giorno. Teodoreto racconta il loro martirio nella sua *Storia*, lib. III, cap. 14; vi si leggono queste parole verso la fine: «Piena di venerazione per questi coraggiosi atleti della pietà, Antiochia li ha deposti in un magnifico sepolcro, e fino a questo giorno onora la loro memoria con una festa pubblica annuale». Anche Niceforo ne parla, lib. II, cap. 12.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.