Discepola di Cristo identificata con l'emorroissa guarita, Veronica è celebre per aver asciugato il volto di Gesù durante il trasporto della croce, raccogliendo così il 'Santo Volto'. Dopo aver guarito l'imperatore Tiberio a Roma, avrebbe evangelizzato l'Aquitania con San Marziale e suo marito Sant'Amatore. Terminò i suoi giorni in solitudine a Soulac, dove fu inizialmente sepolta.
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SANTA VERONICA * (70).
Origini e identità biblica
Il testo esplora le origini di Veronica, spesso identificata con l'emorroissa guarita da Gesù e presentata come cugina di san Giovanni Battista secondo le visioni di Caterina Emmerich.
Una lunga tradizione ha difeso di secolo in secolo l'esistenza e la missione di santa Veronica.
*Origini cristiane di Bordeaux.*
Se bisogna credere alle visioni di Cater ina Emmerich, nel Catherine Emmerich Mistica le cui visioni fungono da fonte principale per i dettagli biografici. suo libro della *Dolorosa Passione*, Veronica era cugina di san Giovanni Battista, poiché suo padre e Zaccaria erano figli di due fratelli. È senza dubbio a causa della sua parentela con il precursore che ottenne di penetrare nella prigione dove Giovanni era stato decapitato e di raccogliervi il suo sangue; — preziosa reliquia di cui fu più tardi arricchita la città di Bazas.
In seguito Veronica appare nel Vangelo di Nicodemo. Nel momento in cui i Giudei chiedono a gran voce la morte di Gesù Cristo, Pilato, per salvarlo, fa appello ai testimoni a discarico e lascia loro il tempo di presentarsi e di parlare. Allora, continua il racconto, «una donna di nome Veronica si mise a gridare da lontano: Ero emorroissa, ho toccato il lembo del suo mantello, e subito si è arrestato un flusso di sangue che durava da dodici anni».
Il Vangelo di Nicodemo è annoverato tra gli apocrifi. Ma nel respingere questi libri dal canone delle scritture divine, la Chiesa, lo si sa, non ha inteso negare loro ogni valore storico. «Qualunque sia la loro autenticità, la loro antichità almeno non è contestabile, e tra essi ve ne sono alcuni che la Chiesa d'Oriente ha conservato nella sua liturgia. Gran numero di autori non hanno esitato a ricevere da questa fonte la storia e il nome di Veronica, e ad affermare che «essa è quella donna che il Signore guarì da un flusso di sangue attraverso il contatto del suo mantello, e che ricevette da lui, al tempo della passione, la sua santa imma sainte image imprimée sur un linge Panno recante l'impronta miracolosa del volto di Cristo. gine impressa su un lino»». Così parla l'autore del *Parterre des Saints*, e dopo di lui tutti coloro che, in occasione del prodigio del santo volto, risalgono al prodigio della guarigione, come a un primo legame di riconoscenza e di devozione tra il Salvatore e la sua pia serva. Un'autorità di un ordine più elevato sostiene questo accostamento: è una messa comune a tre messali molto antichi, uno ambrosiano, l'altro della chiesa di Jaén, in Spagna, e il terzo di Aosta. Nelle orazioni, si invoca santa Veronica che asciugò il volto di Nostro Signore; nella prosa, si adora questa immagine divina, e il vangelo riporta la guarigione dell'emorroissa.
Per rispondere a coloro che, con Eusebio, pretendono che l'emorroissa fosse fenicia, e non giudea; non abitante di Gerusalemme — sebbene sia molto possibile, come ha persino avanzato uno storico, che Veronica abbia vissuto talvolta in Fenicia, talvolta a Gerusalemme — il signor Faillon ha espresso un altro parere che crediamo al riparo da ogni contestazione: «Può esserci stata», dice, «una santa chiamata Veronica guarita dal Salvatore da una perdita di sangue, ma non si deve concludere da ciò che questa donna sia stata l'emorroissa siro-fenicia».
Così Veronica non sarà, se si vuole, l'emorroissa del capitolo 8 di san Luca, ma sarà certamente l'emorroissa alla quale si applicheranno queste parole del capitolo 14 di san Matteo: «Molti malati lo pregavano che permettesse loro soltanto di toccare il lembo del suo mantello, e tutti coloro che lo toccarono furono guariti». Essa sarà certamente compresa in questo gruppo così puro e così devoto delle donne che Gesù «aveva liberato dagli spiriti maligni e guarito dalle loro infermità, che lo seguivano» tanto quanto i dodici, e «lo assistevano con i loro beni», mentre egli «andava di città in città, e di villaggio in villaggio, predicando il Vangelo e annunciando la parola di Dio».
Vita evangelica e vicinanza a Cristo
Veronica è descritta come un'amica intima della Santa Famiglia, che ha assistito Gesù durante il suo ministero e ha testimoniato in suo favore davanti a Pilato.
Dopo aver assistito all'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, il giorno delle Palme, Veronica venne ad assisterlo nelle sue sofferenze. Depose in suo favore davanti a Pilato con i testimoni inconfutabili dei suoi miracoli: Lazzaro, il cieco nato, Simone il lebbroso, Giairo, l'indemoniato, la donna curva. Tutti insieme esclamano:
«Oh, quest'uomo qui è un santo profeta!»
Non è tutto: la parentela con gli alleati di Giuseppe e di Maria, le relazioni precedenti e del tutto primitive con Gesù della donna che doveva riceverne il più prezioso dei pegni, sono state ammesse d'istinto, sono state dipinte con entusiasmo. La poesia ne trasmette da un secolo all'altro le incantevoli immagini. In un poema polacco, intitolato: *La Santa Famiglia*, Giuseppe e Maria hanno smarrito Gesù a Gerusalemme; Elisabetta viene ad annunciare loro che è stato ritrovato. «È dunque al tempio o da Veronica!» risponde subito la madre divina. Qualche giorno dopo, la santa famiglia scende dalla cugina: «Da più lontano che poteva, Gesù salutava con gioia la vecchia Elisabetta, così come Veronica, Marta e Salomè. Lì, Giuseppe faceva la preghiera usata per la benedizione dei doni. Gesù, assumendo il ruolo di santificatore, spezzava il pane e lo benediceva; e Veronica portava in giro il cesto, distribuendo il pane ai commensali... Tutti, a orecchie tese, ascoltavano il Fanciullo, e assaporavano con premura la sua parola come il pane celeste, come l'alimento che poteva placare la fame delle loro anime per tutta l'eternità».
È ancora più in alto che inizia la vita evangelica della nostra Santa, se aggiungiamo fede alla *Vita di Gesù Cristo*, alla *Vita della Santa Vergine* e alla *Dolorosa Passione di Gesù Cristo*, secondo le rivelazioni di Caterina Emmerich. Questi tre scritti forniscono un elemento nuovo che non saprei scartare. Le persone pie tra le quali diventano sempre più popolari si stupirebbero del mio silenzio al loro riguardo. Ogni lettore ha il diritto di esigere che io li esponga e li controlli nei dettagli che appaiono dubbi e avventati.
Questa amica familiare e di cuore della Santa Vergine, Caterina Emmerich ce la dipinge all'età di dieci o dodici anni, cresciuta già nel tempio quando Maria venne ad abitarvi, contraendo uno stretto legame con la futura Madre del Salvatore, e assistendo al suo matrimonio con Giuseppe. Quando Gesù sfuggì per tre giorni alla tenerezza dei suoi genitori per insegnare in mezzo ai dottori, Veronica gli diede cibo e ospitalità in una casa, vicino alla porta di Betlemme, dove lo nutrì ancora durante i giorni che precedettero la Passione. Lo seguì nelle sue corse apostoliche, e si trovò tra i testimoni delle sue meraviglie ad Ainoa, ad Azanoth, a Dothan, a Jezrael. Viaggiava o si fermava come lui, ora a Ebron, ora a Cafarnao. Mentre Marta provvedeva al necessario per il Signore e i suoi discepoli, lei vegliava particolarmente ai bisogni delle sante donne. Tutte si riunivano per cucire, per lavorare agli abiti destinati alla comunità apostolica, o di cui si faceva la distribuzione ai poveri. Nessuna previdenza di carità era loro estranea.
Alle nozze di Cana, Veronica preparò per la tavola un cesto di fiori. Ma era soprattutto la gloria del divino Maestro, il successo della sua predicazione, di cui si preoccupava. Assillava Maria Maddalena con le sue visite, al fine di ritirarla dalla sua vita disordinata e di riavvicinarla a Gesù. Durante l'ingresso trionfale del Salvatore a Gerusalemme, raccolse da tutti degli abiti per gettarli sotto i suoi passi, e stese sul cammino il velo con il quale doveva più tardi asciugare il suo volto. Tanto devozione chiamava nuove grazie: il suo ruolo nella Passione di Gesù Cristo e la sua venuta a Roma con la santa immagine di cui aveva ereditato.
Il prodigio del Volto Santo
Durante la Passione, Veronica asciuga il volto insanguinato di Gesù con un lino, sul quale i lineamenti del Salvatore si imprimono miracolosamente.
Fin dal III secolo, san Metodio, vescovo di Tiro, lodato da san Girolamo per le sue opere e per la sua scienza tanto quanto per la sua santità, ha narrato la storia di Veronica.
Se ora si vogliono osservare i passi di Veronica e il prodigio che ricompensò la sua pietà, bisogna ascoltare Caterina Emmerich. La sua narrazione è piena di semplicità e di interesse; si adatta mirabilmente alla trama evangelica. Non è difficile ammettere che le cose abbiano potuto svolgersi così:
«Il corteo entrò in una lunga strada che piegava un poco a sinistra e nella quale sboccavano diverse vie trasversali. Molta gente ben vestita si recava al tempio e parecchi si allontanavano alla vista di Gesù, per un timore farisaico di contaminarsi, mentre altri mostravano una certa pietà. Erano stati percorsi circa duecento passi da quando Simone era venuto a portare la croce con il Signore, quando una donna alta e di aspetto imponente, tenendo una fanciulla per mano, uscì da una bella casa situata a sinistra e si gettò davanti al corteo. Era Serafia... chiamata Veronica... p er ciò che fece in quel giorn Séraphis... appelée Véronique Presunta sposa di Zaccheo/Amatore. o.
«Serafia aveva preparato in casa sua dell’eccellente vino aromatizzato, con il pio desiderio di farlo bere al Salvatore sul suo cammino di dolore. Avanzò velata nella strada; un lino era sospeso sulle sue spalle; una fanciulla di circa nove anni, che aveva adottato, stava accanto a lei e, all’avvicinarsi del corteo, nascose il vaso pieno di vino. Quelli che marciavano davanti vollero respingerla, ma ella si aprì un varco tra la folla, i soldati e gli arcieri, giunse fino a Gesù, cadde in ginocchio e gli presentò il lino che dispiegò davanti a lui dicendo: “Permettetemi di asciugare il volto del mio Signore”. Gesù prese il lino, lo applicò al suo volto insanguinato e lo restituì con un ringraziamento. Serafia lo mise sotto il mantello dopo averlo baciato e si rialzò. La fanciulla sollevò timidamente verso Gesù il vaso di vino, ma i soldati e gli arcieri non gli permisero di dissetarsi. L’audacia e la prontezza di quell’azione avevano suscitato un movimento nel popolo, che fermò il corteo per quasi due minuti e permise a Veronica di presentare il sudario. I farisei e gli arcieri, irritati da quella pausa, e soprattutto da quell’omaggio pubblico reso al Salvatore, si misero a colpire e a maltrattare Gesù, mentre Veronica rientrava in fretta nella sua casa.
«Appena rientrata nella stanza, stese il sudario sulla tavola posta davanti a lei e cadde priva di sensi; la fanciulla si inginocchiò accanto a lei singhiozzando. Un amico che veniva a farle visita la trovò così, accanto a un lino dispiegato, dove il volto di Gesù si era impresso in modo meraviglioso, ma impressionante. Fu molto colpito da quello spettacolo, la fece rinvenire e le mostrò il sudario, davanti al quale ella si mise in ginocchio piangendo ed esclamando: “Ora voglio lasciare tutto, perché il Signore mi ha dato un ricordo”.
Venerazione a Gerusalemme e casa della santa
La casa di Veronica a Gerusalemme divenne un luogo di pellegrinaggio storico, integrato in seguito dalla Chiesa nelle stazioni della Via Crucis.
I luoghi in cui si svolse questa azione non furono meno amati né meno venerati della persona che la compì. La storia della casa di Veronica proietta così i suoi riflessi sulla stessa Veronica.
Bernardo di Breydenbach, decano di Magonza, assicura di «aver percorso, il 14 luglio 1483, questa lunga via attraverso la quale Cristo fu condotto dal palazzo di Pilato al luogo della crocifissione, e di essere passato davanti alla casa di santa Veronica, distante cinquecentocinquanta passi dal palazzo di Pilato».
Adrichomius, di Colonia, descrive i luoghi con precisione ancora maggiore: «La casa di Veronica occupava l'angolo di una strada... Dal luogo in cui ella gli venne incontro, fino alla porta giudiziaria dove egli cadde per la seconda volta sotto la sua croce, Cristo percorse trecentotrentasei passi e undici piedi».
Non si può esigere, credo, una descrizione più autentica e meglio seguita attraverso le devastazioni dei tempi. Molti altri pellegrini sono altrettanto precisi: tutti si raccomandano per la scienza e per il carattere. La maggior parte dei loro viaggi, apparsi alla nascita della stampa, sono illustrati con piante e incisioni. Essi scrivono ciò che hanno visto, ciò che hanno raccolto su questa terra, dove «i cristiani», ha detto Gibbon, tanto istruito quanto ostile alla religione, «fissarono con una tradizione non dubbia la scena di ogni evento memorabile». Che cosa occorre di più in favore della casa di Veronica? E tuttavia essa ha ricevuto un onore che eclissa tutti gli altri: la Chiesa la annovera tra i luoghi santi.
Con una bolla del 16 delle calende di agosto 1561, Pio IV conferma e ratifica le indulgenze che si leggono in un ottimo quadro «custodito presso il santissimo sepolcro di Nostro Signore Gesù Cristo». Sisto V, Benedetto XIII, Gregorio XVI le hanno successivamente riconosciute e pubblicate. Ora, sul quadro del santo sepolcro, riprodotto dal *Bollaire de la Terre-Sainte*, nella nomenclatura dei luoghi santi ai quali queste indulgenze sono legate, si legge: «Nella casa di santa Veronica, vi sono sette anni e altrettante quarantene». Di conseguenza, questa stazione è stata conservata nell'esercizio noto sotto il nome di Via Crucis. La Santa Sede, interrogata a questo proposito, ha risposto che, sotto nessun pretesto, è lecito modificarne le stazioni, e il quadro che ne ha pubblicato determina così la sesta: Veronica asciuga il volto di Gesù.
Quale non è dunque l'errore di alcuni scrittori, che hanno preteso che il culto di questa pia donna tendesse a svanire tra i cattolici istruiti! Qual è la chiesa che non abbia la sua Via Crucis e che, con questa pratica tanto popolare quanto fondamentale, non presenti Veronica a tutti i punti della cristianità, come modello e avvocata presso Gesù sofferente?
«Questa santa schiera (Maria e le altre donne, nel numero di diciassette), venne alla casa di Veronica, e vi entrò perché Pilato tornava per quella strada con i suoi cavalieri. Le sante donne guardarono piangendo il volto di Gesù impresso sul sudario, e ammirando la grazia che egli aveva fatto alla sua fedele amica, presero il vaso di vino aromatizzato che non era stato permesso a Veronica di far bere a Gesù e si diressero tutte insieme verso la porta del Golgota. Salirono al Calvario dal lato del ponente, dove la pendenza è più dolce. La madre di Gesù, sua nipote Maria, figlia di Cleofa, Salome e Giovanni si avvicinarono fino alla piattaforma circolare; Marta, Maria, Eli, Veronica, Giovanna, Cusa, Susanna e Maria, madre di Marco, si tennero a una certa distanza, attorno alla Maddalena, che era come fuori di sé. Più lontano erano altre sette di loro». Di una fedeltà a tutta prova, Veronica condivise la sollecitudine di queste sante donne, «che diedero del denaro a un uomo affinché comprasse agli arcieri il permesso di far bere a Gesù (che si spogliava delle sue vesti), il vino aromatizzato». Ciò fu rifiutato. Ella le aiutò quando, al momento dell'apertura del costato, «raccolsero il sangue e l'acqua in fiale, e asciugarono la ferita con dei panni; quando prepararono il lino, gli aromi, l'acqua, le spugne, i vasi», per l'imbalsamazione del corpo del Salvatore. Ella era con loro quando seguirono Nicodemo, Giuseppe e gli altri uomini che portavano il corpo su una barella; quando, nella notte che precedette la risurrezione, si ritirarono al cenacolo per prendere sonno e uscirono a mezzanotte per andare al sepolcro; quando infine presero parte alle apparizioni di Gesù Cristo ai suoi apostoli, all'Ascensione e alla discesa dello Spirito Santo il giorno di Pentecoste.
Tuttavia, si continuava a venire da Veronica, ad adorare il prezioso ricordo che ella possedeva.
«Poche ore dopo la crocifissione», e quante volte in seguito, «molti amici e discepoli di Gesù contemplavano il sudario di Veronica, dove il volto del Signore, con tutte le sue ferite e la sua barba insanguinata, era riprodotto in tratti di sangue denso, e tuttavia ben distinti».
Missione a Roma e guarigione di Tiberio
Chiamata dall'imperatore Tiberio, Veronica si reca a Roma con il sacro sudario; la vista dell'immagine divina guarisce l'imperatore dalla sua malattia.
Il velo miracoloso impresso con i tratti del Salvatore sofferente non doveva rimanere una proprietà privata. Era un dono di Gesù Cristo alla sua Chiesa, una reliquia destinata al centro della cattolicità. Veronica lo portò dunque a Roma: questo fatto è già stato enunciato, ma a motivo della sua importanza, della sua occasione, dei suoi incidenti, richiede uno studio speciale.
Ecco come lo ripercorre Filippo da Bergamo:
« Veronica, donna di Gerusalemme, discepola di Cristo, di grande santità e purezza, fu chiamata in quel tempo da Gerusalemme a Roma con il sudario di Gesù Cristo , per ordine Tibère-César Imperatore romano guarito dal Volto Santo portato da Veronica. di Tiberio Cesare, e per le cure di Volusiano, valoroso soldato e familiare della corte. L'imperatore era trattenuto a letto da una grande malattia. Non appena ebbe ricevuto questa santissima donna e toccato l'immagine di Cristo, si trovò completamente guarito. In seguito a questo miracolo, Veronica fu in grande venerazione presso questo principe ».
Di questo miracolo, riportato anche da Ferrari nel *Catalogo dei Santi d'Italia*, Caterina Emmerich fornisce la seguente descrizione:
« Nel terzo anno che seguì l'ascensione di Cristo, vidi l'imperatore romano inviare qualcuno a Gerusalemme per raccogliere le voci relative alla morte e alla risurrezione di Gesù. Quest'uomo portò con sé a Roma Nicodemo, Serafia (Veronica), e il discepolo Epafra, parente di Giovanna di Cusa. Questi, che era stato addetto al servizio del tempio, aveva visto Gesù risorto, nel cenacolo e altrove. Vidi Veronica presso l'imperatore, egli era malato; il suo letto era elevato su due gradini; la camera era quadrata, non molto grande, non c'erano finestre, ma la luce veniva dall'alto. Veronica aveva con sé, oltre al sudario, uno dei lini di Gesù, e spiegò il sudario davanti all'imperatore che era tutto solo. Il volto di Gesù vi era impresso solo con il suo sangue. Questa impronta era più grande di un ritratto, perché il lino era stato applicato tutto attorno al viso. Sull'altro drappo c'era l'impronta del corpo flagellato di Gesù. Non vidi l'imperatore toccare questi lini, ma fu guarito dalla loro vista ».
La guarigione miracolosa di Tiberio spiegherebbe ciò che Eusebio, Paolo Orosio e molti altri storici raccontano della condotta di questo imperatore nei confronti di Gesù Cristo e della sua religione. Informato da Pilato della morte, della risurrezione e dei miracoli di quest'uomo straordinario, volle farlo ammettere nel numero degli dei. Il senato, irritato di non essere stato consultato per primo, respinse la proposta e decretò lo sterminio dei cristiani. Tiberio se ne vendicò minacciando del supplizio estremo chiunque li denunciasse, e colpendo a morte o all'esilio tutti i senatori, due soli eccettuati. Si limitò a erigere una statua del Salvatore nel suo palazzo.
Quanto all'inviato dell'imperatore, che Caterina Emmerich non nomina, l'autore dei *Fiori dei Santi*, come Filippo da Bergamo, lo chiama Volusiano, e le prefazioni ambrosiane aggiungono che anch'egli trovò nel contatto del sudario la guarigione di un'infermità di cui era affetto. « Si fa di lui antichissima memoria », dice Luzidi, « nella chiesa di Milano, in occasione di santa Veronica, di cui vi si solennizza la festa il 4 febbraio... Non solo vi si faceva memoria di Veronica e di Volusiano nelle ore canoniche, ma anche alla messa, che aveva una prefazione particolare con semplice menzione di Volusiano... È ancora oggi rappresentato in dipinti, sebbene ben moderni, della cripta della basilica di San Pietro, e se ne parla in due antichi libri della biblioteca del Vaticano. Nel primo, scritto al tempo di Alessandro III, nel 1160, si racconta che Volusiano era amico di Tiberio, e che inviato da lui a Gerusalemme, ne aveva, con Veronica, portato il sudario...
Qualunque sia, del resto, l'ambasciatore, egli ha solo un ruolo secondario in questa traslazione attribuita a santa Veronica da mistici come Lansperge e Mallonius, da teologi come Gerber e Suarez, da storici come Stengel e Paléati, da agiografi o archeologi come Galesinius, Gervais e Biondo. Calcaginus, citato da Sandini e riprodotto dall'arcidiacono Pamelius, appoggia questa opinione con queste parole: « L'immagine di Cristo, che la tradizione dice essere stata data a Veronica sul sudario », esiste ancora, e in una così grande venerazione, che non solo i miracoli, ma anche la vista « stessa di questa immagine non permettono più di sollevare alcun dubbio al suo riguardo ». Molanus riporta questa citazione del sentimento di Abbric che, nel suo dizionario dell'anno 1350, tiene lo stesso linguaggio: « C'è nella biblioteca del Vaticano », aggiunge il dottore belga, « una storia della traslazione di questa immagine a Roma sotto Tiberio, di una redazione seria e di una scrittura antichissima. Il celebre teologo inglese Thomas Stapleton, mi ha riferito di averla letta tutta intera ». Baronius conferma l'esistenza di questo prezioso manoscritto. « Nella chiesa di Santa Maria dei Martiri, all'altare del Crocifisso, si conservano preziosamente i resti tarlati di una cassa di legno che servì al trasporto della santa reliquia ». Il dotto canonico Barbier de Montault ha copiato in questa diaconia l'iscrizione che attesta come, per le mani di santa Veronica, il santo sudario venne dalla Palestina a Roma. Ecco perché i Bollandisti, colpiti da un accordo così generale, formulano queste due conclusioni: « Ciò che riguarda il sudario dato a santa Veronica è fuori dubbio per i cristiani ortodossi; che santa Veronica abbia portato a Roma questa santa immagine, è l'opinione unanime di tutti gli scrittori ».
Culto romano e reliquia del Vaticano
Il sudario divenne una reliquia centrale della basilica di San Pietro, onorata da numerosi papi e celebrata da artisti come Dante.
Da quel momento, la preziosa reliquia divenne l'eredità di san Pietro, di san Clemente e dei loro successori. I Papi istituirono in suo onore feste, ostensioni e processioni. I loro cerimoniali, le loro bolle, da Celestino II fino a Clemente VI, VII, VIII e Gregorio XIII, attestano un culto che non fa che accrescersi e presuppone sempre l'esistenza della donna alla quale il Salvatore diede questa testimonianza singolare del suo amore. Un libro intitolato: *Somme delle Chiese di Roma*, fu pubblicato per ordine di Sisto V. Vi si legge che: «All'estremità della chiesa di San Pietro, verso la porta Santa, vi è la cappella e l'altare del Santo Sudario, in bellissimi mosaici, consacrati da Giovanni VII alla beata Vergine, e su questo altare, in un tabernacolo di marmo, il santiss imo sudario di Cristo, dett très-saint suaire du Christ Panno recante l'impronta miracolosa del volto di Cristo. o di santa Veronica, sul quale la piissima donna, asciugando il volto del Salvatore mentre veniva condotto alla morte, ricevette la sua immagine impressa. Lì si conserva questo velo, e nei giorni stabiliti i canonici lo mostrano ai fedeli che vi si accalcano in folla». Poi, nel catalogo delle reliquie della stessa basilica, è menzionato il sudario donato a Veronica. Benedetto XIV apporta a questo proposito il suo carattere particolare di scienza e di critica: «Nella basilica del Vaticano, oltre al ferro della lancia, si conserva con grande venerazione il sudario che ha perfettamente conservato e conserva ancora i tratti del volto di Nostro Signore Gesù Cristo, bagnato di sudore e di sangue». Alla voce dei suoi pontefici, il popolo è accorso da tutti i punti della cristianità. Nei tempi di giubileo, nei giorni privilegiati di esposizione del venerabile Volto, una folla immensa ingombrava la chiesa di San Pietro, e cantava l'inno e l'orazione liturgici: «Santa, santa Faccia del nostro Redentore, sulla quale riluce lo splendore della gloria divina; impressa su un velo di una bianchezza di neve in segno d'amore. O Dio! che dopo averci segnati con la luce del vostro volto, avete voluto, alla richiesta della beata Veronica, lasciarci questo ricordo nella vostra immagine impressa sul sudario, accordateci per la vostra santa Croce e la vostra gloriosa Passione, dopo avervi visto sulla terra, adorato attraverso lo specchio e il simbolo, di meritare di vedervi, gioiosi e affrancati da ogni timore, nei cieli». I pellegrini, dopo aver adorato il santo Volto, ne portavano con sé le immagini. Il delfino di Vienne, Umberto II, verso il 1333, ne faceva provvista, così come di molti altri oggetti di pietà, che acquistava percorrendo le chiese di Roma. Nel XVII secolo, Jean de Dumen era alla corte di Roma il pittore ufficiale incaricato di fornire queste Veronique alla cristianità. Oggi, si vendono ancora impresse su tela con un'incisione che data di circa un secolo, e autenticate dalla firma e dal sigillo di un canonico. Santa Brigida rimproverava, da parte di Gesù Cristo, a molti dei suoi contemporanei, i loro dubbi sul suo santo Volto. Dante, traducendo la credenza della sua epoca, incontrava Veronica nel paradiso ed esclamava: «O mio Signore Gesù Cristo, Dio vero! fu dunque questa la tua sembianza!». Jean Dorat, altro poeta, la celebrava «come la più ammirabile di tutte le pitture, perché è stata tracciata sul velo di Veronica, non da mano d'uomo, ma dal volto stesso di un Dio».
Questa devozione applicata al suo duplice oggetto non ha perso nulla della sua vivacità. Roma vede sempre lo stesso concorso. Un monumento notevole ne fa fede. Nella basilica di San Pietro, in questo primo tempio del mondo dove tutto è cattolico e significativo, una statua di santa Veronica, che tiene il santo volto, alta quindici piedi e dovuta allo scalpello di Mochi, scultore italiano del XVII secolo, occupa una delle quattro nicchie inferiori dei pilastri della cupola. Essa condivide questo onore con santa Elena che porta una grande croce, con san Longino che tiene una lancia e con l'apostolo sant'Andrea. Dei tabernacoli sormontati da cibori in marmo proveniente da Gerusalemme e posti sopra le statue, racchiudevano particelle della vera croce, il ferro della santa lancia e del santo volto.
Questa conquista non saprebbe essere compromessa dalla confusione nella quale alcuni autori hanno gettato le diverse immagini di Gesù Cristo conosciute sotto il nome di acheropite o immagini non fatte da mano d'uomo. L'Oriente si gloriava di possedere un volto di Cristo che il Salvatore stesso avrebbe inviato impresso su un lino ad Abgar, re di Edessa. La si trova due volte nel *Menologio dei Greci*: dapprima il 16 agosto, tenuta da un angelo dalle ali spiegate, con questa indicazione: *Memoria dell'immagine di Cristo che non è stata fatta da mano d'uomo*; poi l'11 ottobre: *Memoria del santo Sinodo, settimo di Nicea*, nel 787, contro gli Iconoclasti, presentata da due Padri del concilio, davanti al trono di Costantino e di Irene, in prova della venerazione dovuta alle immagini. Questo volto, di cui Niceforo, Evagrio, Procopio, hanno scritto la storia, trasportata da Costantinopoli a Roma, sarebbe, secondo Cariceti, la stessa che possiede oggi la chiesa di San Silvestro. Costantino Porfirogenito nota l'unanimità degli scrittori sulla sua origine: «In ciò che vi è di essenziale su questo punto, tutti hanno lo stesso sentimento e confessano che il volto del Signore si è miracolosamente impresso sul lino, alcuni dissensi di circostanze e di tempo non intaccano in nulla il fondo della verità...»
L'autenticità di questa immagine non segue quella del sudario di Veronica. I loro tratti sono perfettamente distinti come la loro storia. M. Éméric David, che li ha studiati dal punto di vista artistico, riconosce che la seconda è «quella di tutte in cui la testa di Gesù Cristo ha più dignità». M. Raoul-Rochette, che non vuole risalire oltre, ammette almeno che essa data dal VII secolo, «e che fin dall'inizio dell'VIII in cui fu posta da Giovanni VII, nella basilica del Vaticano, non ha mai cessato di eccitare la venerazione del mondo cristiano».
Tra molti santi volti celebri, due soprattutto hanno condiviso questo culto: uno a Milano, l'altro a Jaén in Spagna. Si appoggiava il loro pregio su questa opinione professata da alcuni scrittori e, tra gli altri, in una *Storia di Cristo scritta in Perù*:
«Veronica piegò il suo velo in tre per asciugare il volto benedetto del Salvatore, e quando lo spiegò trovò la sua vera immagine impressa su ogni parte». A queste chiese giustificare e difendere il loro possesso. Se Veronica non è una donna del Vangelo, come Marta e Maddalena, perché il suo nome non vi figura, essa è almeno la donna della tradizione più costante e più venerabile. Il servizio che ha reso al Salvatore, il sudario di cui ha ereditato e che ha portato a Roma, la guarigione di Tiberio, ecco dei fatti acquisiti alla nostra causa.
Arrivo in Gallia ed evangelizzazione
Veronica accompagna san Marziale e il suo sposo sant'Amatore (Zaccheo) in Aquitania per predicare il Vangelo, portando reliquie della Vergine.
Ma è morta a Roma? Ferrari sembra indicarlo. Se Veronica è morta a Roma, come mai non vi si mostrano né il suo corpo, né la sua tomba? La basilica di San Pietro conserva tutto di lei: la sua statua eretta nel luogo più eminente; il suo altare, il suo ciborio, la sua storia scritta e dipinta, il suo sudario soprattutto, e avrebbe lasciato perdere il corpo e la tomba di cui aveva ricevuto il deposito? Avrebbe lasciato cancellare ogni traccia del posto che occupavano? Roma, così gelosa della gloria dei suoi Santi, Roma che conserva come i suoi gioielli più preziosi i minimi ricordi dei suoi Martino e Agnese, si sarebbe lasciata sottrarre dal tempo, e senza tenerne conto, il corpo di una donna glorificata da un miracolo eclatante, colmata d'onore da Tiberio; di una donna che i suoi rapporti intimi con il Salvatore rendevano così cara e venerabile alla Chiesa primitiva?
Questa supposizione è inammissibile. Veronica non è morta a Roma. È morta a Gerusalemme? Caterina Emmerich lo pretende e lo racconta così: «Tiberio voleva trattenerla a Roma e darle una casa e degli schiavi, ma lei chiese il permesso di tornare a Gerusalemme, per morire nel luogo dove Gesù era morto. Vi tornò in effetti, e durante la persecuzione contro i cristiani, che ridusse alla miseria e all'esilio Lazzaro e le sue sorelle, lei fuggì con alcune altre donne. Ma la presero e la rinchiusero in una prigione dove morì di fame per il nome di Gesù a cui aveva così spesso dato il nutrimento terreno». Se questo racconto fosse vero, Gerusalemme, che mostra ancora la casa della santa donna, ne avrebbe conservato ben altri ricordi. La sua prigione non vi sarebbe sconosciuta, la sua sepoltura nell'oblio, mentre il suo nome vi è così vivace. No, Veronica non è affatto morta a Gerusalemme, né più né meno che a Roma. Una tradizione secolare ci attesta che è venuta a morire in Gallia.
La venuta di Veronica in Gallia è attestata innanzitutto da un uomo di alta reputazione storica, Bernardo di Gui, domenicano, vescovo di Lodève. Dopo aver assegnato la missione di san Marziale all'anno 47 della nostra era, a ggiunge: «Da saint Martial Primo apostolo dell'Aquitania e discepolo del Signore. diverse antiche cronache si conclude anche e si sostiene che lo stesso san Marziale, venendo nel paese d'Aquitania, portò con sé del sangue prezioso e generoso del beato protomartire Stefano, e ebbe in sua compagnia un uomo di Dio chiamato Amatore, e la sua sposa di nome Veronica che era st Amateur Eremita del Quercy identificato con il Zaccheo biblico. ata amica familiare e di cuore della beata Vergine, Madre di Dio. Questi due coniugi, Amatore e Veronica, per una disposizione particolare di Dio, portarono con loro del latte, dei capelli e delle scarpe della beata e benedetta Vergine Maria... Quando san Marziale ebbe consacrato in onore del protomartire Stefano la prima chiesa di Bordeaux dove fu più tardi sepolto san Seurin, e nel momento in cui si disponeva a dedicarne una più vasta a san Pietro, il beato apostolo gli apparve e gli disse: Sappi che mio fratello Andrea è stato oggi elevato sulla croce per Gesù Cristo; affrettati a erigere questa chiesa in suo onore. È ciò che fece san Marziale.»
«Per Amatore, di una predilezione particolare per la solitudine, rimase a lungo nella roccia che ha preso da lui il nome di Roc-Amadour. Il beato Marziale vi consacrò un altare in onore della Vergine, Madre di Dio..., e là sant'Amatore, in un corpo che si vede ancora esente da corruzione, attende la santa risurrezione.
«Quanto alla sua sposa Veronica, fedele a seguire ovunque il beato Marziale nelle sue predicazioni e ad ascoltarlo con tanta pietà quanta devozione, oppressa infine dalla vecchiaia, si ritirò vicino ai bordi del mare sul territorio bordolese. Là il santo uomo di Dio, Marziale, elevò e consacrò in onore della Vergine, Madre di Dio, una cappella che porta il nome di Soulac, perché il latte della Vergine, Madre di Dio, fu la sola reliquia che vi si pose, essendo le altre della Santa Vergine che possedeva san Marziale state distribuite in vari luoghi.»
Il racconto di Bernardo di Gui si ripeterà d'ora in poi come l'espressione di una credenza generale. Nel 1425, il papa Martino V, dichiarando che la chiesa di Roc-Amadour risale alla fondazione del cristianesimo, riconosce che sant'Amatore non è altro che Zaccheo, discepolo di Cristo, e che ha avuto Veronica come sposa. — Nel XVIII secolo, i breviari di Limoges, Tolosa Zachée Eremita del Quercy identificato con il Zaccheo biblico. , Bordeaux, Cahors, Carcassonne, Tulle, Agen, Angoulême, Périgueux, conservavano tutti la sostanza delle antiche leggende. L'ufficio approvato nel 1852 dalla congregazione dei riti per la diocesi di Cahors, in onore di sant'Amatore, si è ispirato a questi vecchi titoli.
Ma, si dirà, c'è tra Bernardo di Gui e il XIX secolo un'immensa lacuna! Questa lacuna è colmata dalla leggenda di san Marziale, la cui antichità e autenticità sono state messe al riparo da ogni contestazione. Ora, secondo questa leggenda, sant'Amatore e santa Veronica furono i cooperatori di san Marziale nella predicazione del Vangelo.
Fondazione di Soulac e reliquie
Fonda la chiesa di Notre-Dame de Soulac, dove depone la reliquia del 'Latte della Vergine' e termina i suoi giorni nella solitudine.
Diciamo una parola su Soulac, meta del pellegrinaggio di santa Veronica e della reliquia del latte della sant relique du lait de la sainte Vierge Reliquia portata da Veronica a Soulac, proveniente da Betlemme. a Vergine, la cui presenza avrebbe dato a questa località il nome di Soulac. Cosa si deve intendere per latte della santa Vergine? Lasciamo prima parlare Catherine Emmerich. I Magi, racconta, si erano appena ritirati; la santa famiglia, inseguita dagli emissari di Erode, lasciò la grotta e si rifugiò in una caverna vicino alla tomba di Maraba. Ma in un momento in cui si credette sorpresa, Giuseppe fuggì con il Bambino. «Vidi allora la Santa Vergine», continua Catherine, «abbandonata alle sue inquietudini, restare sola nella grotta senza il Bambino Gesù per lo spazio di mezza giornata. Quando giunse l'ora in cui doveva essere chiamata per allattare il Bambino, fece ciò che fanno le madri premurose quando sono state agitate violentemente da qualche spavento o da qualche viva emozione. Prima di dare da bere al Bambino, espresse dal suo seno il latte che le sue angosce avevano potuto alterare, in una piccola cavità dello strato di pietra bianca che si trovava nella grotta. Parlò della precauzione che aveva preso a uno dei pastori, uomo pio e grave che era venuto a trovarla (probabilmente per condurla presso il Bambino). Quest'uomo, profondamente convinto della santità della Madre del Redentore, raccolse più tardi con cura il latte verginale che era rimasto nella piccola cavità della pietra, e lo portò con una semplicità piena di fede a sua moglie che aveva un lattante che non poteva soddisfare né calmare. Questa donna prese questo alimento sacro con rispettosa fiducia, e la sua fede fu ricompensata, poiché il suo latte divenne subito molto abbondante. Da questo evento, la pietra bianca di questa grotta ricevette una virtù simile, e ho visto che ancora ai nostri giorni, anche degli infedeli maomettani ne fanno uso, come di un rimedio, in questo caso e in molti altri. Da quel tempo, questa terra passata nell'acqua e pressata in piccoli stampi è stata diffusa nella cristianità come un oggetto di devozione; è da essa che si compongono le reliquie chiamate latte della santissima Vergine».
Mgr Mislin, constatando la persistenza di questi ricordi fino ai nostri giorni, li collega alla loro origine citando diversi scrittori intermedi: «A pochi minuti dal convento (di Betlemme), verso Sud, è la Grotta del latte, Crypto lactea; porta questo nome, secondo una tradizione locale, perché la Santa Vergine, spaventata dalle minacce di Erode, avrebbe perso il suo latte, e non lo avrebbe recuperato se non rifugiandosi in questa grotta che le offriva un asilo ancora più nascosto della grotta della Natività. Secondo un'altra tradizione (ce ne sono qui una quantità, ognuno ha la sua), la Santa Vergine sarebbe venuta spesso in questo luogo per allattare il suo divino Bambino; una goccia del suo latte, cadendo su questa pietra, le avrebbe dato questo colore bianco e allo stesso tempo il dono di essere utile alle nutrici. Comunque sia, ciò che è certo è che tutte le donne dei dintorni, ebree, cristiane e maomettane, hanno una tale devozione per questa grotta, che ce ne sono sempre che vengono a farvi la loro preghiera. La roccia nella quale si trova la grotta è un gesso estremamente bianco e friabile; lo si riduce facilmente in polvere e se ne fanno piccoli pani che si inviano in tutti i paesi».
Si tratti del vero latte della Santa Vergine o di uno di quei piccoli pani di gesso che si possedevano a Soulac? Non sapremmo decidere. Sta di fatto che è stato scoperto, nel terreno, qualche anno fa, vicino alla chiesa nuova di Soulac, un reliquiario che portava questa iscrizione: Latte della beata Vergine. All'interno era incastonata una pietra bianca, simile all'alabastro: non era forse una di quelle pietruzze estratte dalla grotta della Natività a Betlemme?
Numerosi titoli, che ci è persino impossibile nominare, fanno risalire a san Marziale e a santa Veronica la fondazione della chiesa primitiva di Notre-Dame de Soulac o della Fin-des-Terres. La situazione di Soulac, alla foce della Garonna, è decisiva a favore del cammino del cristianesimo che l'avrebbe presa come punto di partenza sulle coste della Guienna, poiché, in tutte le epoche, il movimento politico, militare, commerciale vi è approdato.
Ma, tra tutti i monumenti dell'antichità che si ritrovano a Soulac, nessuno parla con tanta autorità quanto la sua meravigliosa basilica che scuote, in questo momento, il sudario di sabbia sotto il quale il tempo l'aveva sepolta. Questo Lazzaro di pietra richiamato alla vita da Sua Eminenza il cardinale Donnet, che si è fatto sentire su questa spiaggia abbandonata ai nuovi pellegrini accorsi in folla; questo morto di otto secoli in piedi nelle sue forme grandiose alle quali ritornano con il culto, con frequenti pellegrinaggi, con un parroco di nuova istituzione, con i bagnanti, lo splendore, il movimento e la vita; questo testimone del XIV secolo racconta ciò che l'ha preceduto... Delle sue tre absidi principali, quella di destra è consacrata a Veronica.
Un secondo altare eretto in suo onore nella navata laterale opposta, faceva fronte alla magnifica porta romanica che è appena uscita dalla sua tomba di sabbia e che era stata aperta, in larghe proporzioni, all'accesso del popolo. È su questo secondo altare, specialmente preparato per la sua devozione, che si prestavano i giuramenti ai quali si attribuiva il maggior rispetto e solennità. Ai suoi piedi scorreva una fontana detta di Santa Veronica, alla quale i malati venivano a bere e a strofinarsi gli occhi. Le acque venivano ricevute a questo scopo in un abbeveratoio che portava il nome di Acquasantiera di santa Veronica. La sua statua, che poco tempo fa ancora alcuni ultimi anziani ricordavano di aver visto, si ergeva accanto all'acquasantiera posta vicino alla porta ben più moderna dell'Est. Dopo aver fatto il segno della croce, si era soliti rivolgere un saluto a dama Veronica. È a lei che si è pensato disegnando al centro di un ogiva una testa di donna velata?
Questa scultura, che si nota tra i detriti, raccolti oggi con cura, dell'altare maggiore elevato dal venerabile Pierre Berland alla santissima Vergine, non conviene alla Madre di Dio, ma potrebbe appartenere alla nostra Santa. E non bisogna forse applicare a questa testa la parola di Padre Bonaventura, nel 1680: «C'è ancora un pilastro dietro l'altare di Soulac, dove lei [Veronica] è rappresentata?» È lei che si deve riconoscere tra i personaggi di un altare di san Giovanni Battista, in legno scolpito del XVIII secolo, che è passato dall'antico al nuovo Soulac. Di fronte a san Giovanni, patrono dell'altare, si trova san Benedetto, il patrono dei religiosi che lo servivano. All'estremità del retablo, dal lato dell'Evangelo, l'uomo in costume ebreo, senza alcuno degli attributi che distinguono gli apostoli, non è forse Zaccheo? Dal lato dell'Epistola, la donna che tiene un sasso in mano, non è forse Veronica che porta a Soulac il sasso tinto di sangue raccolto vicino al martire santo Stefano e annoverato tra le reliquie che vi si custodivano fin dalla più alta antichità? Infine, come traccia di un culto profondamente inciso nelle idee del popolo, si è conservata fino ai nostri giorni tra gli stregoni che si sa essere stati comuni nel Médoc, una formula di scongiuro per Zaccheo e per Veronica.
Non si ha difficoltà ad ammettere queste tradizioni e gli inizi come i progressi di Notre-Dame de la Fin-des-Terres, quando li si accosta agli inizi e ai progressi di Notre-Dame de la Mer, in Provenza. Veronica approda alla foce della Gironda; Maddalena, Marta, le Marie Jacobé e Salomé alla foce del Rodano. Sul litorale dell'Aquitania, Veronica costruisce un oratorio, un altare, una cella di terra impastata e vede scaturire una fonte miracolosa e benedetta; così Marta e le sue sante compagne, sul litorale della Provenza. In entrambi i luoghi, l'oratorio fu dedicato alla Madre di Dio da san Marziale, qui visitando solo Veronica, là Marta, con san Massimino e altri discepoli del Signore. Vicino a questi due oratori ugualmente degni di essere chiamati la prima di tutte le chiese marittime della loro contrada, morirono e furono sepolte, da una parte Veronica, dall'altra le Marie. Come Baronius ha errato nell'assegnare Gerusalemme come origine al culto delle sorelle Salomé perché ignorava il luogo della loro morte, così ci si è sbagliati nel collocare quella di Veronica a Gerusalemme o a Roma, perché non si conosceva la sua tomba. Come da tempo immemorabile, il 25 maggio vide nascere la festa delle due sorelle in Camargue, ad Arles, a Bordeaux dove avevano il loro altare nella cattedrale, così quella della solitaria di Soulac nacque dalla celebrità della sua sepoltura. Agli stessi momenti, Notre-Dame de la Barque e Notre-Dame de la Fin-des-Terres si ingrandivano in costruzioni romaniche, in foreste, prati e altre dipendenze, in monasteri dove dei religiosi fornivano i soccorsi necessari al doppio pellegrinaggio in onore della Santa Vergine e delle Sante che si erano, consacrandole la loro vita, per sempre poste vicino a lei dopo la loro morte. Una così grande analogia tra le persone, i monumenti, il modo di procedere, non indica forse la comunità d'origine? Se la missione e la fine di Veronica somiglia tanto alla missione di Marta e delle Marie, non è forse perché avevano portato dallo stesso focolare istruzioni, ricordi, reliquie simili?
Morte e traslazione a Bordeaux
Veronica muore nell'anno 70 a Soulac; il suo corpo viene più tardi trasferito nella chiesa di Saint-Seurin a Bordeaux, dove le sue ossa testimoniano la sua tarda età.
La storia di santa Veronica dopo la sua morte, o la storia della sua tomba e delle sue reliquie, è una prova ancora più convincente di ciò che fece durante la sua vita. «Morì», dice Padre Bonaventure, «nell'anno 70 di Nostro Signore e fu sepolta a Soulac. Tuttavia, a causa di guerre o altre desolazioni del paese, il suo corpo fu trasportato a Bordeaux e riposa nella chiesa Bordeaux Città e diocesi di cui Amando fu vescovo. di Saint-Seurin».
Questo corpo venerabile è esso stesso molto più prezioso ed eloquente della tomba che gli è servita a lungo da dimora. L'aspetto delle ossa rivela una grande antichità. Il piccolo numero di frammenti che mancano corrisponde alle seguenti indicazioni: «Durante la consacrazione della chiesa della Certosa, il vescovo di Condom, consacrando gli altari di San Giovanni Battista e di San Luigi, pose nell'uno le reliquie di san Fort e di santa Veronica, e nell'altro le reliquie di sant'Amando e di santa Benedetta». Il 10 ottobre 1659, nell'inventario delle reliquie contenute nella cripta di Saint-Fort sotto la chiesa di Saint-Seurin, il capitolo di Bordeaux donò al parroco di Saint-Eustache di Parigi l'osso femore della parte superiore, uno di quelli che mancano oggi, poiché vi era a Saint-Eustache di Parigi una celebre confraternita stabilita sotto il nome di santa Veronica.
Le ossa di santa Veronica offrono soprattutto una soluzione davvero provvidenziale all'obiezione capitale che domina tutta la sua missione e che la distruggerebbe, se non fosse essa stessa distrutta da un fatto decisivo. «È possibile», ci si dice, «che la Veronica di Gerusalemme e di Roma sia la stessa di Soulac? Come ammettere che questa donna che assistette al matrimonio della Santa Vergine con san Giuseppe e aveva allora cinque anni più di lei; che, al tempo della Passione e quando ricevette il velo impresso con i tratti del Salvatore, ne aveva più di cinquanta, abbia intrapreso nel 48 dell'era cristiana, vale a dire all'età di sessantaquattro o sessantacinque anni, il lungo viaggio, la penosa missione delle Gallie, per morirvi nel 70, all'età di conseguenza di circa ottantasette anni?»
Ebbene! Accettate tutte queste date e venite a leggerle iscritte sulla fronte venerabile della Santa, con il dottor Oré, membro della commissione d'inchiesta, che vi segnala «un punto molto importante da notare, visto che permette fino a un certo punto di determinare l'età del soggetto; è l'ossificazione completa delle articolazioni che uniscono i parietali al frontale». E ancora: «È facile constatare alla sua estremità superiore (del femore sinistro) una rarefazione del tessuto osseo che indica una tarda età».
Eredità iconografica e patronato
La vita della santa è immortalata dalle vetrate di Saint-Seurin ed ella rimane la patrona delle lavandaie in diverse città della Francia.
Come Soulac e Bordeaux, Roc-Amadour conserva, nella sua chiesa sotterranea di costruzione romanica, ricordi inconfutabili di santa Veronica. Essa vi risplende dei colori che un restauro recente ha restituito alle antiche pitture. La si vede dapprima con san Marziale e sant'Amatore ai piedi della santissima Vergine, mentre porta il santo volto, mentre il suo sposo presenta a Maria l'oratorio che egli eresse in suo onore. In seguito essa riappare in una serie di quadri consacrati alla leggenda di Zaccheo e accompagnati da iscrizioni analoghe.
Due vetrate moderne della chiesa di Saint-Seurin di Bordeaux, una sopra la porta della sacrestia, l'altra sopra l'ingresso dell'abside, raccontano in un linguaggio brillante la pia e poetica leggenda di Veronica.
Primo medaglione, a sinistra, sopra la sacrestia. — Colei che una folla di autori ha chiamato l'amica familiare e del cuore della santa Vergine, è in piedi sulla soglia del tempio di Gerusalemme, e vi riceve Maria, all'età di tre anni, all'epoca della sua presentazione.
Secondo medaglione. — Veronica, in ricco costume della sua condizione, riceve in un vaso d'argento il sangue prezioso di Giovanni Battista, nella prigione di Macheronte.
Terzo medaglione. — Pilato, seduto sul suo trono, discute la sorte di Gesù. Veronica e Zaccheo, chiamati come testimoni a discarico, parlano in favore dell'innocenza del Redentore degli uomini.
Quarto medaglione. — Veronica asciuga il Volto del Salvatore.
Il quinto medaglione fa assistere Veronica alla sepoltura del Signore.
Nel sesto medaglione, la santa Vergine compie il pio pellegrinaggio della via della Croce, accompagnata da Marziale, da Amatore, da Veronica, ecc.
Al vertice del rosone, i lobi racchiudono un'apoteosi di santa Veronica, che dispiega il santo Volto che due angeli in volo incensano. È il culto del santo Volto nella sua origine e nella sua perpetuità.
Nella corona del rosone, si snodano i fatti che si riferiscono al viaggio di Roma, alla guarigione di Tiberio (N. 1, 2 e 3).
Più lontano (n. 4), in piedi in una barca senza remi, Veronica approda a Soulac.
Il n. 6 ci conduce da Soulac a Bazas, dove santa Veronica deposita la celebre conchiglia che racchiude il sangue del Precursore.
L'ultimo medaglione ci offre santa Veronica morente a Soulac (Anno 70 di Gesù Cristo). La missione di santa Veronica si completa con i soggetti finali della finestra opposta. L'ottavo medaglione di questa finestra ci rappresenta Veronica che porta religiosamente il vaso che contiene il latte della beata Vergine Maria, e si prepara ad entrare nella chiesa di Notre-Dame di Soulac.
Altrove, si vede la traslazione del corpo della Santa a Saint-Seurin, verso il XII secolo.
A Rouen, a Valenciennes, in tutto il nord della Francia e in Belgio, santa Veronica, sotto il nome di Venice o Venise, era invocata dalle donne nelle loro malattie. A Parigi e a Liegi, essa era la patrona delle lavandaie.
La vita di santa Veronica è una novità nelle raccolte del genere della nostra; e non è la sola. Abbiamo lasciato cadere dalla nostra penna la parola novità per obbedire a un resto di pregiudizio che ci ha lasciato il secolo precedente, poiché prima del XVIII secolo, la leggenda di santa Veronica era accettata dalla Chiesa di Francia, e non è che davanti al soffio dell'incredulità giansenista o gallicana che essa è impallidita un istante. Abbiamo analizzato e il più delle volte riprodotto il capitolo 2 della notevole opera di M. Cirot de la Ville, intitolata: *Origines chrétiennes de Bordeaux*. In questo capitolo, consacrato all'apparizione di santa Veronica nel Médoc, il dotto professore di teologia di Bordeaux ci sembra aver stabilito in maniera invincibile la tesi dell'esistenza e della missione di santa Veronica.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Guarigione dell'emorroissa tramite il contatto con il mantello di Gesù
- Asciugatura del volto di Gesù durante la Passione (Santo Volto)
- Viaggio a Roma per guarire l'imperatore Tiberio
- Arrivo in Gallia (Aquitania) con San Marziale e Sant'Amatore
- Fondazione dell'oratorio di Soulac
- Morta a Soulac all'età di circa 87 anni
Miracoli
- Impressione miracolosa del volto di Cristo su un panno
- Guarigione dell'imperatore Tiberio attraverso la vista del sudario
- Fonte miracolosa a Soulac
Citazioni
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Permettetemi di asciugare il volto del mio Signore
Caterina Emmerich