30 marzo 15° secolo

Beato Amedeo IX, Duca di Savoia

Duca di Savoia

Festa
30 marzo
Morte
30 mars 1472 (naturelle)
Categorie
sovrano , confessore
Epoca
15° secolo
Luoghi associati
Thonon (FR) , Bresse (FR)

Duca di Savoia nel XV secolo, Amedeo IX si distinse per la sua profonda pietà e la sua immensa carità verso i poveri, soprannominando il suo Stato il 'paradiso dei poveri'. Nonostante una salute fragile segnata dall'epilessia, governò con saggezza, giustizia e dolcezza. Morì a 37 anni, lasciando una reputazione di santità confermata da numerosi miracoli.

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Sezioni di lettura: 8

IL BEATO AMEDEO IX, DUCA DI SAVOIA

Vita 01 / 08

Origini e alleanza reale

Amedeo IX nasce nel 1435 nella casa di Savoia, nipote dell'antipapa Felice V, e il suo matrimonio con Iolanda di Francia suggella la pace tra le due nazioni.

Amedeo IX Amédée IX Duca di Savoia e di Piemonte, noto per la sua carità e la sua pietà. , terzo duca di Savoia, era figlio di Ludovico I e di Anna di Cipro, e nipote del celebre Amedeo VIII, in favore del quale la contea di Savoia era stata eretta a ducato, nell'anno 1414, dall'imperatore Sigismondo. Amedeo VIII, essendosi dimesso dal suo governo per prendere l'abito e condurre vita da eremita, era stato eletto antipapa dagli scismatici di Basilea, sotto il nome di Felice V (1439), dopo la deposizione di Eugenio IV: essi lo opposero a Niccolò V; nel 1449, rinunciò volontariamente alla tiara per far cessare uno scisma scandaloso. Ritornò al convento di Ripaglia e vi passò il resto dei suoi giorni. Suo nipote, di cui parliamo, nacque a Thonon il 1° febbraio, nell'anno di grazia 1435, e appena vide la luce, fu causa di pace tra la Francia e la Savoia, attraverso il matrimonio che fu stabilito tra lui e Iolan Yolande Sposa di Amedeo IX e figlia di Carlo VII. da, figlia di Carlo VII, re di Francia.

Non si possono lodare abbastanza le belle ed eccellenti qualità che apparvero in lui fin dalla giovinezza; esse furono estremamente aiutate e sostenute dalla buona educazione che gli diedero il duca e la duchessa reale, sua madre. Non vi era nulla di meglio fatto del suo corpo; il suo volto aveva tutte le grazie che si possono desiderare in un principe; la maestà era unita in lui alla dolcezza e all'affabilità, e il suo storico non fa alcuna difficoltà a dire che lo si sarebbe preso per un angelo, se le malattie dalle quali Dio lo visitò non avessero fatto vedere che era un uomo. Le perfezioni del suo spirito erano ancora più rare di quelle del suo corpo: aveva molta prudenza e discrezione; era franco, aperto e pieno di bontà; non aveva altra inclinazione che fare del bene a tutti; cominciò fin dai suoi più teneri anni a essere pio e devoto; ascoltava ogni giorno la messa; non intraprendeva nulla se non dopo la preghiera; meditava assiduamente i misteri della Passione di Nostro Signore; si confessava spesso, e il suo spirito era tutto in Dio.

Poiché era molto docile, non si ebbe difficoltà a formarlo a tutti gli esercizi della pace e della guerra, dei quali l'erede di un grande Stato doveva essere istruito. Quando fu in età, Carlo VII da una parte, e il duca suo padre dall'altra, pensarono al matrimonio che era stato stabilito fin dalla sua nascita. Sposò dunque, nell'anno 1451, Iolanda di Francia, figlia primogenita del re Carlo VII e sorella di Luigi XI, e le volontà di queste due persone si trovarono così perfettamente uniformi, che l'unione dei loro cuori non fu minore di quella dei loro corpi. I principi Carlo, Filiberto, Bernardo, Gian Carlo, Gian Ludovico e Claudio Galeazzo, e le principesse Anna e Luisa, furono gli illustri frutti di un così felice matrimonio; ma la maggior parte morì giovanissima e non sopravvisse di molto al padre.

Vita 02 / 08

Ascensione al ducato e governo

Dopo essersi ritirato in Bresse, Amedeo prende possesso della Savoia e del Piemonte nel 1465, instaurando un regno fondato sulla giustizia e sulla pietà.

Il nostro principe, dopo questa alleanza, si ritirò nella Bresse, che il duca Ludovico, suo padre, gli aveva dato come appannaggio e per il mantenimento della sua casa, e vi si compiaceva tanto più che, essendo lontano dalla corte e fuori dall'imbarazzo degli affari di Stato, vi viveva più tranquillamente e aveva maggiore comodità di praticare i suoi esercizi di devozione. La morte di suo padre essendo avvenuta nell'anno 1465, egli p rese p Savoie Regione in cui il culto di Vitale è popolare sotto il nome di Viard. ossesso della Savoia e del Piemonte, ricevette il giuramento di fedeltà di tutti i suoi sudditi e convocò gli Stati delle province di qua e di là dai monti, a Chambéry, dove diede udienza agli ambasciatori di Luigi XI, suo cognato, e a quelli di Filippo, duca di Borgogna. Le sue prime cure, dopo essere stato riconosciuto duca, tesero a far sì che Dio fosse ben servito e che la religione fiorisse in tutte le terre della sua obbedienza; ogni mattina entrava nella sua cappella, dove ascoltava la messa e faceva devotamente le sue preghiere; in seguito, si recava nella camera del suo consiglio, dove si poteva ammirare la sua saggezza. Era così zelante per la giustizia che non tollerava nulla che le fosse contrario, senza una punizione molto rigorosa. Non volle mai vendere le cariche di magistratura, non ne diede mai alcuna per favore e senza essersi assicurato della capacità e della virtù di colui al quale la conferiva. Non tollerava alla sua corte empi, libertini, spergiuri e bestemmiatori, e se avesse saputo che qualcuno dei suoi ufficiali avesse proferito una bestemmia, fosse pure il più valoroso dei suoi capitani, e che tutti i principi della terra avessero interceduto per lui, non lo avrebbe trattenuto un'ora al suo servizio. Il suo esempio ebbe tanto potere che il duca di Milano, a sua imitazione, impose una multa a tutti i suoi cortigiani che si fossero lasciati andare a questo crimine, e se ne ornò una cappella, chiamata per questo la Cappella delle bestemmie. Quando un povero litigava contro un ricco, egli inclinava sempre dalla parte del povero, e si faceva come suo protettore e suo avvocato, per quanto la giustizia glielo potesse permettere. Era d'altronde, per servirmi dei termini di Giobbe, l'occhio dei ciechi, il piede degli zoppi, il padre degli orfani e il protettore di tutti gli infelici, il che fece sì che quello stesso duca gli dicesse un giorno ridendo: «In verità, fratello mio, la vostra Savoia, rispetto alle nostre province, è la terra degli Antipodi, poiché ovunque altrove è meglio essere ricchi che essere poveri: ma qui i poveri sono in favore, e i ricchi nello scarto». Ma il virtuoso principe gli diede subito questa risposta piena di spirito: «Anche, fratello mio», gli disse, «i poveri sono le mie truppe veterane e i miei vecchi gendarmi: e li considero come la più sicura guardia dei miei Stati; poiché i miei altri soldati mi guardano soltanto contro gli uomini, ma quanto a loro, mi guardano contro gli uomini, contro i demoni, contro il peccato e contro tutti i miei nemici». La Savoia fu chiamata sotto il suo regno il paradiso dei poveri.

Vita 03 / 08

La carità verso gli indigenti

Soprannominato il 'paradiso dei poveri', il suo regno si distinse per un'immensa carità, preferendo il duca la compagnia dei mendicanti a quella dei cortigiani.

Questo affetto per i poveri faceva sì che non ne rimandasse mai nessuno senza aver fatto l'elemosina, e voleva farla solitamente con le proprie mani, portando per questo una borsa piena di monete d'argento; se accadeva che il numero dei poveri fosse così grande che la sua borsa si svuotasse, non si faceva alcuno scrupolo di dare, per il loro sollievo, ciò che aveva addosso. Un ambasciatore si vantò un giorno che il suo signore si dilettava molto nella caccia e che possedeva mute di cani per ogni tipo di venagione. «E io», replicò il santo Duca, «voglio farvi vedere quali sono le mie mute e i miei cani da caccia». Qualche tempo dopo, prese quell'ambasciatore e, avendolo condotto sul suo balcone, gli fece vedere delle tavole circondate da poveri, ai quali faceva dare da mangiare, e gli disse: «Ecco le mie mute e i miei cani da caccia: poiché è per mezzo di questi poveri che vado a caccia della virtù e del regno dei cieli». L'ambasciatore rispose: «Sì, ma ci sono poveri ipocriti, poveri pigri e poveri viziosi». Amedeo replicò: «Non vorrei giudicare i poveri troppo severamente, per timore che Dio, se agisse allo stesso modo verso di noi, avesse motivo di ritirarci i suoi benefici». Un'altra volta, ricevette la visita del duca di Milano, di cui abbiamo appena parlato; quel principe trascinava al suo seguito una muta numerosa. Amedeo volle fargli capire, senza dirglielo, che ci sono occupazioni più ragionevoli e più cristiane della compagnia dei cani. Organizzò dunque le cose in modo che, durante il soggiorno del suo ospite a corte con i cani, lui, Amedeo, si trovasse sempre circondato da una schiera di poveri. Ecco i miei più fedeli servitori e i miei migliori cortigiani, diceva il santo duca, indicandoli. Si racconta anche che spezzò il collare del suo Ordine per darlo ai mendicanti.

Vita 04 / 08

Gestione dello Stato e vita interiore

Nonostante la sua generosità, gestisce saggiamente le finanze pubbliche conducendo al contempo una vita di austerità e di intensa preghiera.

La sua liberalità si estese anche alle chiese: ne riparò alcune a proprie spese, ne liberò altre dai debiti, donò ornamenti assai preziosi alla chiesa di Sant'Eusebio di Vercelli. Fece costruire ospedali per i poveri e per i malati; e in un viaggio che fece a Roma, per visitare le tombe dei santi Apostoli, vi furono poche chiese che non beneficiarono dei suoi atti di benevolenza. Tuttavia, ben lungi dal rovinare le sue finanze e il suo Stato, come temevano coloro che non avevano occhi abbastanza illuminati, regolò così saggiamente tutte le sue spese che, senza creare nuove imposte e senza contrarre debiti, ebbe di che maritare riccamente le sue tre sorelle minori e di che dare appannaggi ragionevoli ai suoi fratelli per mantenerli secondo il loro rango; e, inoltre, riscattò alcuni fondi che i suoi antenati avevano impegnato, e lasciò ancora del denaro nei suoi risparmi, che aveva trovato totalmente esauriti. La parola del Vangelo sarà eternamente vera: «Cercate prima il regno dei cieli e i beni della terra vi saranno dati in sovrappiù».

Tutti questi esercizi esteriori non lo occupavano così tanto da impedirgli di ritirarsi spesso nel segreto del suo gabinetto per contemplarvi le verità eterne e assaporarvi le delizie del cielo, ed era un tempo in cui non era permesso interromperlo. La sua austerità era grande per la sua condizione, la sua costituzione e le sue malattie; mangiava assai poco e, per coprire con un pretesto il rigore dei suoi digiuni, faceva credere che fossero necessari per la sua salute. Ho già detto che si accostava spesso ai sacramenti: voleva che il suo confessore, invece di perdonargli i difetti, glieli rivelasse interamente.

Vita 05 / 08

Impegno politico e miracoli in Francia

Si impegna nella difesa della cristianità contro i Turchi e opera guarigioni miracolose durante un viaggio a Parigi presso Luigi XI.

Del resto, con tutta questa devozione, non cessava di essere coraggioso e magnifico, e di darne prova nelle occasioni. In una dieta che fu tenuta ai suoi tempi a Mantova, dopo la caduta di Costantinopoli, per deliberare sulla guerra contro i Turchi, fu lui a parlare con la maggiore generosità. Offrì i suoi beni, le sue truppe e la sua stessa persona per andare a respingere questo nemico comune del nome di Gesù Cristo, e volle essere subito arruolato tra i confederati: ma questa santa lega non ebbe seguito. Non mostrò minor coraggio quando Giacomo, bastardo del re di Cipro e vescovo di Nicosia, avendo abbandonato mitra e pastorale, si impadronì di quel regno a danno di Carlotta, figlia legittima dello stesso re, che aveva sposato Luigi di Savoia, fratello del nostro Beato. Considerando che ne andava dell'interesse di suo fratello e, al contempo, di quello della religione, poiché quell'usurpatore aveva prestato giuramento di fedeltà al sultano d'Egitto, voleva assolutamente andargli a fare guerra di persona, se la sfortuna degli affari dei cristiani non avesse reso l'impresa impossibile. Se mantenne la pace con i suoi vicini, non fu per mancanza di valore, ma per l'amore che portava al suo popolo, al quale la guerra non poteva che essere molto pregiudizievole, e per un santo orrore che provava nello spargere sangue cristiano. La sua magnificenza appariva anche nel numero dei suoi ufficiali e nello splendore di tutta la sua corte, che era una delle più belle d'Europa. La fece soprattutto apparire nel viaggio che compì in Francia, presso il re Luigi XI, dove non risparmiò nulla per ren dere il Louis XI Re di Francia che arricchì il reliquiario degli Innocenti a Parigi. suo seguito considerevole. E il re, da parte sua, lo ricevette con tutto l'onore possibile; e, per testimoniargli maggiore amicizia, volle che prendesse il suo posto alla cerimonia del fuoco di San Giovanni, a Parigi, e che lo accendesse, cosa che i re erano allora soliti fare; e, in quell'occasione, operò guarigioni miracolose di malati e zoppi: si vide così che non meritava meno quell'onore come santo, che come duca di Savoia e cognato del re.

Vita 06 / 08

Clemenza verso i nemici e malattia

Egli dà prova di una dolcezza eroica verso i suoi rivali e i suoi fratelli ribelli, sopportando al contempo con rassegnazione l'epilessia.

Ciò che elevava sovranamente il suo merito era la sua dolcezza e benevolenza verso i suoi nemici e coloro che gli volevano del male. Aveva grandi motivi di scontento contro gli Sforza, duchi di Milano; Galeazzo, fig lio di Galéas Duca di Milano, inizialmente nemico e poi alleato di Amedeo IX. Francesco, avendo ricevuto in Delfinato la notizia della morte di suo padre, per andare a prendere più prontamente possesso dei suoi Stati, volle passare in incognito per la Savoia: ma fu scoperto e arrestato a Novalesa, ai piedi del Moncenisio, dall'abate di Case-Neuve e dal signore d'Arbent. Il santo Duca, avendolo appreso, ben lungi dall'approfittare di questo vantaggio, fece trattare splendidamente Galeazzo e lo fece condurre con onore nei suoi Stati di Milano; e, poiché quell'ingrato gli fece in seguito guerra, ne arrestò il corso e lo rese suo amico dandogli in sposa sua sorella Bona. Non usò minore dolcezza nei confronti di Giovanni, duca di Borbone, e di Guglielmo, marchese del Monferrato, che volevano intraprendere azioni sulle sue terre; poiché, dopo essersi messo in condizione di non temerli, agì con loro in modo così obbligante che non poterono fare a meno di preferire la pace alla guerra. Per quanto riguarda i suoi fratelli, che si mossero più volte contro di lui, è una meraviglia vedere la pazienza con cui sopportò le loro rivolte, che non erano tuttavia fondate che su scontenti immaginari, che l'ambizione, la gelosia e l'impeto della giovinezza ispiravano loro; e lo si accuserebbe persino di un certo eccesso, se non si considerasse che bisogna dare molto all'amore per il proprio sangue e all'amicizia fraterna; d'altronde, il nostro santo Duca sperava di ricondurli a sé in seguito, e lo avrebbe fatto senza dubbio dopo i loro ultimi attacchi, se la sua vita fosse durata più a lungo. Ma, o profondità dei giudizi di Dio! questo saggio Principe, degno di una salute perpetua, fu per tutta la vita mal caduc Malattia di cui soffriva Amedeo, vissuta come una prova spirituale. soggetto al mal caduco; e quello fu il vero teatro in cui tutte le sue virtù apparvero con splendore: poiché, quando, tornando in sé, vedeva tutta la sua gente sciogliersi in lacrime, quasi disperata, e la duchessa, sua sposa, quasi morta di dolore, li consolava lui stesso, dicendo che questa malattia era uno dei più grandi favori che Dio gli avesse fatto. Tale era la rassegnazione di questo santo Duca, e il suo male non gli impediva di amministrare molto bene gli affari del suo Stato, così come lo stesso male non impedì a Ercole di domare tutti i mostri della terra; né a Cesare di rendersi padrone del mondo; né a Platone di essere il divino filosofo; né a molti altri grandi uomini di compiere azioni assai brillanti.

Vita 07 / 08

Ultimi istanti e testamento politico

Amedeo muore nel 1472 a Vercelli dopo aver esortato i suoi figli alla giustizia e all'amore per i poveri.

Infine, piacque alla divina Bontà di liberare il suo servo dalle miserie di questa vita e di coronare i suoi meriti con un felice trapasso. Egli comprese che l'ora era vicina a causa di una grave malattia che lo colse al trentasettesimo anno di età: il cielo predisse abbastanza chiaramente questa sventura al popolo di Savoia e del Piemonte; poiché per lo spazio di quattro giorni di seguito, un fuoco apparve tra le nubi, il quale, essendo cresciuto continuamente in luminosità, svanì e scomparve all'improvviso, con grande stupore di tutti. La prima cosa che fece il santo Duca fu di avvertire la sua corte che la sua morte non era lontana; in seguito, ordinò che il suo corpo fosse inumato ai pie di dei Verceil Città dove Gaudenzio iniziò il suo ministero sotto Eusebio. gradini dell'altare maggiore di Sant'Eusebio di Vercelli, come il luogo della Chiesa più calpestato dai fedeli. Dichiarò la duchessa reggente dei suoi Stati, raccomandandole l'educazione dei suoi figli: e diede la sua benedizione a questi ultimi, a condizione che vivessero nel timore di Dio e nel rispetto verso la loro madre, senza di che disse loro che non li avrebbe riconosciuti come suoi figli; poi esortò i signori della sua corte a mantenere in tutto la giustizia e ad amare i poveri, promettendo loro per questo mezzo la pace e una grande prosperità. Dopo aver così parlato, ricevette solennemente tutti i Sacramenti della Chiesa, ma con tanta tenerezza e consolazione, che si sarebbe detto che godesse già delle delizie del paradiso.

Infine, il crocifisso in mano, le lacrime agli occhi, la contrizione nel cuore e tutto trasportato in Dio, rese il suo beato spirito tra le sue mani l'anno 1472, il 30 marzo.

Culto 08 / 08

Riconoscimento del culto e miracoli

La sua santità è confermata da prodigi celesti e da numerosi miracoli presso la sua tomba, che portarono all'autorizzazione del suo culto da parte di Innocenzo XI.

La sua gloria fu manifestata da un nuovo prodigio: un cerchio luminoso apparve vicino al sole; esso rappresentava un uomo seduto su un trono e, essendosi apparentemente avvicinato alla terra, ritornava al cielo; ciò fu visto dal vescovo di Torino, durante una processione generale che aveva ordinato per la salute del santo Duca, e da più di trentamila persone che lo seguivano a piedi nudi e vestite di bianco. Il suo corpo fu sepolto nella chiesa di Sant'Eusebio, a Vercelli, sotto i gradini dell'altare maggiore. Si era così persuasi della sua santità che i vescovi che assistevano ai suoi funerali deliberarono a lungo se dovessero celebrare la messa dei defunti; ma alla fine l'arcivescovo di Torino celebrò la messa della Santa Vergine e il vescovo di Vercelli quella dello Spirito Santo.

La sua beatitudine fu ulteriormente dichiarata da un gran numero di miracoli che avvennero al suo sepolcro; così, in poco tempo, fu circondato da un'infinità di piedi, mani, teste e corpi di cera donati come ex-voto. Sul racconto che gliene fu fatto, Galeazzo, duca di Milano, di cui abbiamo già parlato più volte, avendo detto per scherno a Bona, sua moglie, sorella del defunto, che suo fratello, il duca, era diventato un mercante di cera, divenne improvvisamente immobile sul suo seggio e non poté essere liberato da quel male se non riconoscendo la sua colpa e chiedendo perdono al nostro Beato.

Questi miracoli e altri ancora, affermati da san Franc esco di Sal Innocent XI Papa che ha autorizzato l'ufficio di santa Edvige il 17 ottobre. es al papa Paolo V, determinarono Innocenzo XI a permettere il culto del beato Amedeo in tutta l'estensione del ducato di Savoia.

Spesso san Amedeo è stato dipinto con un cartiglio recante queste parole, che sono come il suo testamento politico lasciato ai suoi figli: «Siate giusti; amate i poveri e il Signore concederà la pace ai vostri Stati». È particolarmente onorato a Vercelli, in Savoia e a Nantua (Ain). Quest'ultima città faceva un tempo parte del ducato di Savoia, così come tutta la Bresse e il Bugey.

La sua vita è stata scritta in italiano da Francesco Mulet, canonico regolare di San Giovanni in Laterano, e in seguito, in latino, dal cardinale Bellarozio, e in francese, dal Padre Etienne Binet, della Compagnia di Gesù. Samuel Guichenon ne ha fatto anche un compendio cronologico nella Storia genealogica della casa di Savoia.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita a Thonon il 1° febbraio 1435
  2. Matrimonio con Iolanda di Francia nel 1451
  3. Ritiro in Bresse come appannaggio
  4. Ascesa al trono di Savoia e del Piemonte nel 1465
  5. Viaggio a Roma per visitare le tombe degli Apostoli
  6. Viaggio in Francia presso Luigi XI
  7. Morto all'età di 37 anni a Vercelli

Miracoli

  1. Guarigioni di malati e zoppi durante il falò di San Giovanni a Parigi
  2. Apparizione di un fuoco nelle nubi per quattro giorni prima della sua morte
  3. Cerchio luminoso che rappresenta un uomo su un trono visto da 30.000 persone alla sua morte
  4. Paralisi punitiva di Galeazzo di Milano dopo una derisione

Citazioni

  • I poveri sono i miei soldati veterani e le mie vecchie guardie: e li considero come la più sicura difesa dei miei Stati. Risposta al duca di Milano
  • Siate giusti; amate i poveri e il Signore concederà la pace ai vostri Stati. Testamento politico

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo