Nato vicino a Ravenna, san Guido rinunciò a una vita mondana per diventare eremita e poi abate della celebre abbazia di Pomposa nell'XI secolo. Sotto la sua guida, il monastero conobbe un immenso splendore spirituale e materiale, segnato da numerosi miracoli e una disciplina rigorosa. Morì nel 1046 a Parma mentre si recava dall'imperatore Enrico III.
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SAN GUIDO, ABATE DI POMPOSA
Giovinezza e conversione
Nato vicino a Ravenna, Guido rinuncia alla sua vanità per gli abiti e si consacra a Dio dopo un pellegrinaggio a Roma.
San Guido nacque vicino a R avenna, Ravenne Città natale del santo e luogo della sua ultima missione. in Italia, nel villaggio di Casemar. Suo padre, chiamato Alberto, e sua madre, di nome Maria o Marozia, erano persone di onesta famiglia e di insigne pietà; ricevette da loro una perfetta educazione e forti inclinazioni al bene: e si vide in lui, fin dalla giovinezza, insieme all'amore per lo studio e per le belle lettere, la moderazione e la maturità di un uomo fatto. Aveva tuttavia un difetto: amava vestirsi in modo più splendido di chiunque altro della sua condizione, sebbene lo facesse solo per compiacere i suoi genitori. Ma Dio, che voleva farne un uomo secondo il suo cuore, lo prevenne con un movimento della sua grazia così forte ed efficace, che concepì all'improvviso un estremo disprezzo per quella vanità, e si determinò a cambiare lo splendore dei suoi abiti mondani con un saio che lo rendesse spregevole davanti al mondo.
Si recò dunque a Ravenna la notte stessa in cui si celebrava la festa del famosissimo martire sant'Apollinare, patrono della città; si spogliò dei suoi abiti preziosi, li diede ai poveri e si rivestì al loro posto con un abito vile e strappato. In questo stato, se ne andò a Roma, all'insaputa dei suoi genitori, per visitarvi le tombe dei santi Apostoli, e vi rimase per qualche tempo; vi ricevette persino la tonsura clericale e, poiché il desiderio della perfezione infiammava il suo cuore sempre più, prese la risoluzione di passare in Palestina per visitarvi i Luoghi santi e non tornare più nel suo paese.
Formazione monastica ed elezione
Sotto la guida dell'eremita Martino, Guido entra nell'abbazia di Pomposa, di cui diviene infine abate dopo aver diretto il convento di San Severo.
Ma mentre pensava al modo di intraprendere quel viaggio, Dio gli ispirò di tornare a Ravenna e di porsi sotto la disciplina di un santo eremita, di nome Martino, che viveva in solitudine in una piccola isola del fiume Po. Egli andò dunque a trovarlo e, preso l'abito religioso, visse tre anni sotto la sua guida con molta obbedienza e docilità. Al termine dei tre anni, Martino, al quale il Papa aveva affidato la cura dell'abbazia di P omposa, e che la abbaye de Pompose Monastero principale diretto da San Guido. governava tramite un santo religioso di nome Guglielmo, il quale svolgeva per lui l'ufficio di abate, vi fece entrare il suo discepolo Guido, affinché potesse apprendere, in quella grande comunità, gli esercizi della vita monastica. Fu lì che egli fece risplendere le eminenti virtù che il segreto di un eremitaggio aveva fino ad allora nascosto. Di modo che, dopo aver ricoperto tutti gli incarichi del monastero e averli assolti con piena soddisfazione di tutti i religiosi, dopo aver anche governato santamente il convento di San Severo a Ravenna, di cui Martino, suo maestro, gli aveva affidato la direzione, essendosi l'abate Guglielmo dimesso dal suo ufficio per abbracciare la vita solitaria, e essendo deceduto Giovanni l'Angelo, che aveva lasciato come successore, Guido fu unanimemente eletto abate di Pomposa.
Miracoli e vita ascetica
L'abate Guido moltiplica i miracoli per i suoi operai e conduce una vita di estrema austerità, delegando gli affari temporali per consacrarsi all'orazione.
La sua reputazione divenne d'un tratto così grande che molti vennero a porsi sotto la sua guida; tra gli altri Alberto, suo padre, e Gerardo, suo fratello. Costretto a costruire un nuovo monastero, preservò dalla morte, con le sue preghiere, alcuni operai che stavano per essere travolti dalle macerie. Un giorno, mentre gli operai si lamentavano ad alta voce di essere lasciati senza viveri, egli uscì per andare a cercarne a Ravenna; il suo viaggio non fu lungo; incontrò subito due barche cariche di grano e di vino che la divina Provvidenza gli inviava nel suo bisogno. Fece anche sì che un vaso pieno di vino, caduto da un muro, non si rompesse, né il vino si spargesse. Molte altre volte, vasi di terra e di vetro, cadendo dalle mani dei suoi discepoli, non si ruppero; l'acqua con cui si era lavato le mani guariva le febbri e altre malattie; era una cosa abbastanza ordinaria che l'acqua che gli veniva servita a tavola si mutasse in vino: cosa che grandi prelati hanno persino sperimentato con ammirazione.
La sua vita, durante tutto il tempo del suo ministero, fu più angelica che umana: si spogliò di ogni cura temporale e la affidò a diversi abati che fece successivamente suoi vicari; quanto a lui, non attendeva che allo spirituale; per essere più capace di elevare le anime a Dio, aveva sempre il suo spirito e il suo cuore nel cielo. Si ritirava solitamente in una solitudine, a una lega dal monastero, dove la sua astinenza era così grande e la sua orazione così continua, che sembrava non vivere più che di digiuno e di preghiera. Trattava il suo corpo con tanta severità, principalmente in Quaresima, che il suo storico non ha difficoltà a dire che i tiranni e i carnefici avrebbero avuto difficoltà a trattarlo con maggior rigore. Tuttavia, aveva una dolcezza estrema e una carità veramente paterna per i suoi religiosi; e loro, dal canto loro, lo amavano molto teneramente.
Autorità sulle anime
Il santo manifesta il suo potere spirituale resuscitando brevemente un monaco e liberandone un altro dalle tentazioni demoniache legate al suo passato.
Uno di loro, Martino, essendo morto a tre o quattro leghe dal monastero, il suo corpo vi fu portato per essere sepolto: ma dopo che la messa e le altre preghiere per i defunti furono terminate, mentre si stava per deporlo nella terra, egli cominciò a dare segni di vita e chiamò a gran voce il suo santo Abate. Il Santo gli chiese da dove venisse, cosa avesse visto e cosa gli avesse restituito la vita. Egli rispose: «di aver visto un luogo di tormenti orribili, dove si trovavano molti dei suoi parenti e conoscenti; mentre li osservava con orrore, gli era apparso san Michele e, dopo avergli fatto gustare un miele di una dolcezza straordinaria, gli aveva ordinato di tornare per tre giorni nel suo corpo». In effetti, questo buon religioso visse ancora tre giorni, avendo sempre il gusto di quel miele in bocca, e, alla fine di questo tempo, dopo aver ricevuto la benedizione del suo Abate, spirò molto santamente.
Un altro, chiamato Bartodo, cadde malato in punto di morte. Nella sua agonia, fu così orribilmente tentato dai demoni che, nelle pene in cui si trovava, sembrava dare segni di disperazione. La comunità ne fu tutta spaventata: ma il santo Superiore ottenne tanto con le sue preghiere, che la calma e la serenità succedettero a quel grande combattimento. I suoi confratelli gli chiesero cosa gli avesse causato paure e agitazioni così terribili; egli disse loro: «Ho visto gli spiriti maligni in forme spaventose, ed estremamente accaniti contro di me, sebbene non avessero da rimproverarmi che un solo peccato, che ho commesso molto tempo fa e di cui non avevo più memoria: era quello di aver appreso nel mondo una specie di magia, che tuttavia non ho esercitato. Ma per la grazia di Nostro Signore Gesù Cristo e per le preghiere del nostro santo Abate e le vostre, essi si sono ritirati con vergogna e mi hanno lasciato in pace». Ricevette poi l'assoluzione da questa offesa e rese l'anima in grande pace.
Questo beato Abate, col consenso del suo Capitolo, aveva ordinato che non si mangiasse pesce né il mercoledì né il venerdì. In sua assenza, il priore ne fece servire: ma nello stesso momento, una mandria dell'abbazia si disperse talmente nella foresta che fu impossibile riunirla, e non tornò che dopo che il Santo, essendo stato informato di questa trasgressione, l'ebbe punita con una severa penitenza.
Conflitto con l'arcivescovo Eriberto
Perseguitato dall'arcivescovo di Ravenna, Guido trionfa sull'ostilità attraverso la penitenza collettiva e la dolcezza, convertendo il suo persecutore.
Ma, sebbene la sua santità fosse così ammirevole, non mancò di essere esposto alla persecuzione. Eriberto, arcivescov o di Ra Ravenne Città natale del santo e luogo della sua ultima missione. venna, concepì un tale odio contro di lui che risolse di rovinarlo e di condurre persino dei soldati nel suo monastero per saccheggiarlo e distruggerlo. San Guido non volle opporsi a questa tirannia con altre armi se non quelle spirituali dell'orazione e della penitenza: ordinò dunque ai suoi religiosi di digiunare per tre giorni a pane d'orzo e acqua pura, e durante lo stesso tempo, di mangiare solo a terra, di portare sempre il cilicio e di prendere spesso molto duramente la disciplina; egli stesso serviva loro da esempio, e questa austerità, secondo quanto la santa Vergine aveva rivelato a uno dei suoi grandi servitori, fu così potente da disarmare quel prelato, per quanto violento e furioso fosse. Egli giunse al monastero, accompagnato da uomini d'arme; Guido, alla testa dei suoi religiosi, gli andò incontro, lo ricevette con una gravità e una modestia angeliche, lo condusse in chiesa, secondo l'usanza, con molta solennità, e lo Spirito Santo toccò così profondamente Eriberto che, sciogliendosi in lacrime e chiedendo perdono per quel cattivo disegno, giurò al Santo e a tutta la sua comunità un'amicizia e una protezione perpetue.
Morte e traslazione delle reliquie
Chiamato dall'imperatore Enrico III, Guido muore a Parma nel 1046. Le sue spoglie vengono contese prima di essere trasferite a Verona e poi a Spira.
Infine, questo grande uomo, essendo stato chiamato dall'impera l'empereur Henri III Imperatore del Sacro Romano Impero che accompagnava Brunone durante il suo incidente. tore Enrico III, che voleva avvalersi del suo consiglio in affari molto importanti, si recò a Parma, dove, tre giorni dopo, avendo avuto solo una malattia brevissima, rese lo spirito a Dio, nell'anno 1046 e l'ottavo del suo governo. Mentre i religiosi riportavano il suo corpo alla loro abbazia, i parmigiani, avendo riconosciuto, per la guarigione che operò su un cieco e per le loro campane che suonarono senza alcun intervento umano, la grandezza del tesoro che stavano portando via, se ne impadronirono e ne divennero i padroni. Ma l'imperatore di Germania, Enrico III, sopraggiunto in quel momento, lo fece portare dapprima a Verona, dove fu deposto nella chiesa di San Zeno e vi operò molte guarigioni miracolose. L'anno seguen te, l Spire Città della Germania dove riposano le reliquie del santo. o fece trasportare a Spira, in Germania, nella chiesa di San Giovanni Evangelista, la quale, da quel momento, ha preso anche il titolo di San Guido o San Witen; vi si celebra questa traslazione il 4 maggio. Per quanto riguarda il giorno odierno, è quello della sua morte.
Eredità e fonti agiografiche
Amico di Pier Damiani, Guido fu rapidamente canonizzato. La sua vita è documentata dai Bollandisti e dal Proprio di Magonza.
Non si deve omettere che il nostro Santo aveva un particolare legame di amicizia con il beato Pier Damiani, e che lo trattenne per due anni interi a Pom posa pe Pompose Monastero principale diretto da San Guido. r insegnare ai suoi religiosi la Sacra Scrittura. È il beato Pier Damiani a informarci che il religioso abate di Pomposa fu annoverato tra i Santi, come san Romualdo, poco tempo dopo la sua morte, per autorità della Chiesa.
Il convoglio di imbarcazioni che approdano vicino al suo monastero nel momento in cui le provviste stavano per mancare agli operai impegnati a costruire la sua abbazia, è l'attributo iconografico di san Guido di Pomposa. — È uno dei patroni di Spira.
I continuatori di Bollandus ci hanno fornito due vite di san Guido di Pomposa: entrambe ci sono servite per comporre questa. — Cfr. Proprio di Magonza, alla data odierna.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Casemar vicino a Ravenna
- Rinuncia al mondo a Ravenna durante la festa di sant'Apollinare
- Pellegrinaggio a Roma e ricezione della tonsura clericale
- Vita eremitica di tre anni sotto la guida di Martino sul Po
- Elezione ad abate di Pomposa
- Riconciliazione miracolosa con l'arcivescovo Eriberto
- Morto a Parma dopo essere stato convocato dall'imperatore Enrico III
Miracoli
- Arrivo provvidenziale di due navi cariche di grano e vino per gli operai
- Trasformazione dell'acqua in vino a tavola
- Preservazione di vasi di vetro e di terracotta durante le cadute
- Guarigione da malattie tramite l'acqua delle sue abluzioni
- Resurrezione temporanea del monaco Martino per tre giorni
- Guarigione di un cieco dopo la sua morte
- Suono miracoloso delle campane di Parma