Sant'Apollonio
Apologeta della religione cristiana
Senatore romano distinto per la sua cultura filosofica, Apollonio si convertì al cristianesimo sotto il regno di Commodo. Denunciato dal suo schiavo Severo, pronunciò una difesa memorabile della sua fede davanti al Senato prima di essere condannato alla decapitazione verso il 180.
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S. APOLLONIUS, APOLOGISTE DE LA RELIGION CHRÉTIENNE (186).
Contesto politico e conversione
Sotto il regno di Commodo, più favorevole ai cristiani rispetto a suo padre Marco Aurelio, il senatore Apollonio si convertì al cristianesimo.
Marco Aurelio aveva perseguitato la religione cristiana per zelo verso il paganesimo. Suo figlio Commodo, che gli succedette nel 180, fu, sebbene molto vizioso, meno crudele verso i discepoli del Salvatore; li favorì persino, in considerazione di Marcia, che aveva onorato con il titolo di imperatrice. Non era che questa donna credesse in Gesù Cristo; ma si interessava a una religione le cui massime le sembravano ammirevoli. Grazie a questa calma, la Chiesa vide aumentare prodigiosamente il numero dei suoi figli. Diverse persone di alto rango si schierarono sotto le insegne della Croce. Si annoverava il senatore A pollonio tra coloro sénateur Apollonius Senatore romano e filosofo cristiano, martire sotto Commodo. che avevano abiurato l'idolatria.
Denuncia e arresto
Apollonio, erudito in filosofia, viene denunciato dal suo schiavo Severo davanti al prefetto Perenne, portando all'esecuzione dell'accusatore secondo la legge in vigore.
Apollonio si distingueva per il suo merito nelle belle lettere e nella filosofia. Appena ebbe conosciuto la verità, studiò con tanto successo quanto ardore la Sacra Scrittura. Viveva tranquillo nella pratica delle buone opere, quando uno dei suoi schiavi, di nome Severo, lo acc usò di Sévère Schiavo di Apollonio che lo denunciò come cristiano. essere cristiano davanti a Perenn e, prefe Pérennis Prefetto del pretorio che giudicò Apollonio. tto del pretorio. Lo schiavo ebbe le gambe spezzate e fu condannato a morte, in conformità con un editto di Marco Aurelio, che aveva pronunciato la pena di morte contro gli accusatori dei cristiani, sebbene non avesse revocato le leggi emanate precedentemente contro questi ultimi.
Processo davanti al Senato e martirio
Dopo aver rifiutato di abiurare, Apollonio pronuncia un discorso di apologia davanti al Senato prima di essere condannato alla decapitazione verso l'anno 180.
Per q uanto rigu Apollonius Senatore romano e filosofo cristiano, martire sotto Commodo. arda Apollonio, il prefetto lo esortò vivamente ad abbandonare il cristianesimo, al fine di conservare la vita e i beni. Il Santo dimostrò con le sue risposte che non sarebbe mai diventato apostata. Essendo la sua costanza incrollabil e, Pe sénat Istituzione politica romana dinanzi alla quale comparve Apollonio. renne rinviò la causa al Senato affinché l'accusato rendesse conto della sua fede. Apollonio tenne in pieno Senato un eccellente discorso in favore della religione cristiana. Sfortunatamente, questo documento non è giunto fino saint Jérôme Padre della Chiesa e autore della biografia originale di santa Asella. a noi. Apprendiamo da san Girolamo, che lo aveva letto, che l'eleganza e la solidità vi si trovavano unite a una profonda conoscenza della letteratura sacra e profana. Il Santo, persistendo sempre nella sua prima risoluzione, fu condannato con un decreto del Senato alla decapitazione. Il suo martirio avvenne verso l'anno 180.
Analisi della giurisprudenza romana
Il testo sottolinea l'incoerenza delle leggi romane, citando Tertulliano e gli editti contraddittori di Traiano e Marco Aurelio riguardanti la ricerca e la punizione dei cristiani.
Nulla di più strano della giurisprudenza dei Romani nei confronti dei cristiani. Ne abbiamo la prova nell'editto di Marco Aurelio, di cui abbiamo appena parlato, e nella risposta di Traiano a Plinio il Giovane, il quale vietava di ricercare i cristiani e ordinava allo stesso tempo di condannarli, se fossero stati deferiti in giudizio per la loro religione. «Che incoerenza», d iceva Tert Tertullien Autore cristiano citato per la sua critica alla giurisprudenza romana. ulliano a questo proposito. «Da dove viene che siete contrari a voi stessi? Se giudicate che dobbiamo essere puniti, perché non approvate che ci si ricerchi? E se vi sembra che non dobbiamo affatto essere ricercati, perché non pronunciate la nostra assoluzione?» Quid temetipaum censura circumvenis? Si damnas, cur non et inquiris? Si non inquiris, cur non et absoicis?
Non negheremo a Marco Aurelio virtù morali e molte delle qualità che fanno i grandi principi, ma con tutta la sua pretesa moderazione, non amava i cristiani, come si vede da un'opera sua che ancora possediamo. C'era d'altronde nel suo carattere un fondo di debolezza che si ha molta difficoltà a conciliare con la saggezza che gli viene attribuita. Il suo amore per la filosofia degenerava in un fanatismo ridicolo. Era conveniente per un imperatore romano andare, in età avanzata, con il suo libro come uno scolaro, ad ascoltare le lezioni del filosofo Sesto? Dopo la vittoria miracolosa che riportò sui Quadi, nel 174, pubblicò un editto in favore dei cristiani; ma questo editto non produsse tutto l'effetto che era naturale attendersene. Se Commodo, suo figlio e successore, non perseguitò affatto i cristiani, li abbandonò senza difesa al senato che li odiava. Vi furono persino imperatori naturalmente pacifici che parvero essersi dichiarati contro il cristianesimo solo per guadagnarsi la stima del senato, sempre molto considerato. Lo scopo di queste osservazioni è stato quello di mostrare che vi sono stati martiri anche sotto gli imperatori che passano per non essere stati persecutori.
Difesa della storicità del racconto
L'autore risponde alle obiezioni critiche riguardanti la verosimiglianza della denuncia da parte dello schiavo e giustifica le possibili motivazioni di quest'ultimo.
Si obietta, contro la verità della storia di san Apollonio, che non è credibile che il suo schiavo lo abbia accusato. Come, si dice, questo schiavo si sarebbe determinato a un'azione che era punita con la morte? A ciò rispondiamo: 1° L'accusatore poteva ignorare l'editto del principe, o almeno persuadersi che non ne avesse nulla da temere; 2° la speranza di ottenere la libertà, o qualche altra ricompensa, poteva animarlo e incoraggiarlo; 3° forse dei pagani potenti lo incoraggiavano e lo lusingavano con la loro protezione, nel caso in cui fosse stato perseguito; 4° vi è ogni apparenza che volesse ingraziarsi alcune persone influenti; si sa che questo genere di persone non è sempre dispiaciuto di avere dei delatori. Queste non sono che congetture, ma congetture molto verosimili. Del resto, abbiamo attinto ciò che abbiamo detto di san Apollonio dalle fonti più pure. Per tornare ai delatori, le loro manovre e i loro spergiuri li rendevano detestabili a Roma. Tacito li chiama genus hominu m pu Rome Città natale di Massimiano. blico exitio refertum, et pœnis numquam satis coercitum — una razza di uomini schiacciata sotto il peso dell'obbrobrio pubblico e che non si saprebbe mai abbastanza punire. — Tito, Nerva e Traiano avevano emanato contro di loro editti molto severi; e quando si esigeva da san Cipriano che nom inasse i sace saint Cyprien Vescovo di Cartagine citato come esempio per il suo rifiuto di nominare i propri sacerdoti. rdoti di Cartagine, egli rispose che i delatori erano condannati dalle leggi romane. Nel caso di cui si tratta qui, il senato poteva condannare san Apollonio, in conseguenza del rescritto di Traiano a Plinio il Giovane, o degli antichi editti che non erano stati revocati; ma volle anche punire lo schiavo per intimidire i delatori. D'altronde, le leggi romane decretavano la pena di morte contro uno schiavo che accusava il proprio padrone.
Fonti documentarie
Le informazioni su sant'Apollonio sono tratte dagli scritti di Eusebio di Cesarea, di san Girolamo e di Tertulliano.
Tratto da Eus Eusèbe Storico della Chiesa e fonte principale. ebio, Hist., l. v, c. 21; da san Girolamo, Cal., c. 42; da Tertulliano, Apol.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Abiura dell'idolatria
- Accusa da parte del suo schiavo Severo
- Comparizione davanti al prefetto Perenne
- Discorso apologetico davanti al Senato romano
- Condanna a morte per decapitazione
Citazioni
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Quid temetipaum censura circumvenis ? Si damnas, cur non et inquiris ? Si non inquiris, cur non et absoicis ?
Tertulliano (citato nel testo riguardo alla giurisprudenza)