San Girolamo Miani
Emiliani
Fondatore della Congregazione dei Chierici regolari di Somasca
Nobile veneziano e capitano militare, Girolamo Emiliani si convertì dopo una liberazione miracolosa dalla sua prigionia per opera della Vergine Maria. Consacrò la sua vita e la sua fortuna al sollievo degli orfani e dei malati, fondando la Congregazione dei Somaschi. Morì nel 1537 curando le vittime della peste.
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SAN GIROLAMO MIANI O EMILIANI,
Carriera militare e prova della prigionia
Girolamo Emiliani si arruolò nell'esercito veneziano nel 1493 e difese coraggiosamente Castelnuovo contro la Lega di Cambrai prima di essere catturato e imprigionato dai tedeschi.
Le armi interruppero il corso dei suoi studi e risvegliarono in lui il coraggio marziale che alcuni dei suoi antenati avevano manifestato.
Nel 1493, i veneziani levarono truppe e Girolamo Emilian i si arruolò in Jérôme Emiliani Fondatore dei Somaschi e protettore degli orfani. quella milizia, senza curarsi delle lacrime di sua madre, la quale, avendo perso il marito da poco, riceveva nuovi dolori dall'allontanamento di Girolamo, che considerava l'unica consolazione rimastale nella sua vedovanza, sebbene fosse l'ultimo dei suoi figli: temeva di perderlo, forse in più di un modo.
Fu dunque all'età di quindici anni che Girolamo prese la via delle armi e si lasciò presto trascinare nel torrente delle dissolutezze che regnano tra la maggior parte delle persone di questa professione. I rimproveri di sua madre e dei suoi fratelli non servivano a nulla: solo l'ambizione pose qualche limite ai suoi disordini. Per giungere alle alte cariche della Repubblica, bisognava aver tenuto una condotta onorevole. L'anno 1508, servì di nuovo nell'esercito che i veneziani levarono per opporsi alla Lega di Cambrai formata contro di loro dall'imperatore Massimiliano I, dal re di Francia Luigi XII, dal re d'Aragona Ferdinando il Cattolico e dal papa Giulio II. Il senato di Venezia affidò a Emiliani la difesa di Castelnuovo ai confini di Treviso. Vi era app ena entrat Castelnovo Piazzaforte difesa da Emiliani contro la Lega di Cambrai. o con alcune truppe, che il governatore, vedendo le mura rovinate dall'artiglieria e i nemici pronti a sferrare un assalto generale, si ritirò segretamente durante la notte, lasciando lo spavento tra la guarnigione. Emiliani, per riparare alla viltà del governatore, fece riparare le brecce e risolse di difendere il luogo fino all'estremo. Sostenne diversi assalti, ma infine il castello fu forzato, la guarnigione quasi interamente passata a fil di spada e Emiliani gettato in un'oscura prigione. I tedeschi gli misero i ferri al collo, alle mani e ai piedi, con una palla di marmo, non gli diedero per tutto nutrimento che pane e acqua e gli fecero mille oltraggi.
Conversione e liberazione miracolosa
Incatenato, Girolamo si rivolge alla Vergine di Treviso; viene miracolosamente liberato dalla Madre di Dio e consacra le sue catene come ex-voto.
Nulla gli sembrava più atroce della morte che attendeva in ogni momento. Ma presto temette qualcosa di ben più vivo della perdita del suo corpo: quella della sua anima. Senza alcun soccorso umano, non vedeva altra risorsa che in Dio: Dio che aveva dimenticato per così tanto tempo, Dio che aveva così gravemente offeso! Di qui gli amari rimpianti per i suoi disordini; riconobbe, versando un torrente di lacrime, che Dio era solo giusto e che aveva meritato ciò che stava soffrendo. Mentre questi tristi pensieri lo gettano in un'estrema afflizione, improvvisamente un'illuminazione divina rischiara la sua anima e vi riporta la calma: si ricorda di Nost ra Signora di Treviso Notre-Dame de Trévise Luogo del santuario della Vergine dove il santo adempì il suo voto. , la Consolatrice degli afflitti, il Rifugio dei peccatori. Subito, sciogliendosi in lacrime e preghiere, la supplica di avere pietà del più miserabile dei peccatori e di ottenergli dal suo Figlio grazia e misericordia. Fa voto di visitare a piedi nudi il suo santo tempio a Treviso, di farvi celebrare messe, di pubblicarvi i suoi benefici a viva voce e tramite dipinti.
Appena ha pronunciato il suo voto, la prigione è illuminata da una luce celeste. La Madre di Dio gli appare, lo chiama per nome, gli dà le chiavi delle sue catene e della sua prigione, gli ordina di uscire e di eseguire fedelmente la sua promessa. Lo conduce allo stesso modo attraverso l'esercito nemico, fino alla porta di Treviso. Vi entra, si reca alla chiesa della Vergine, depone ai piedi del suo altare le chiavi della sua prigione, le catene del suo collo, dei suoi piedi e delle sue mani, sospende alla volta la sua palla di marmo, pubblica tutti questi fatti a viva voce, li fa registrare davanti a un notaio e dipingere in dei quadri.
Ritorno alla vita civile e ascetismo
Dopo essere stato podestà, rinuncia ai suoi incarichi per occuparsi dei nipoti e intraprende una vita di penitenza e carità sotto la guida di un canonico lateranense.
Alla pace, essendo state restituite ai Veneziani le città che erano state loro sottratte, non appena ebbero ricevuto Castelnovo, il senato, per riconoscere la generosità di Emiliani che aveva difeso così coraggiosamente quel luogo, concesse questo castello alla sua famiglia affinché ne godesse per trent'anni, ed Emiliani ne fu fatto podestà o capo della giustizia; ma non esercitò a lungo questo impiego, avendolo lasciato dopo la morte di suo fratello, per andare a Venezia a prendere la tutela dei suoi nipoti. Mentre faceva fruttare i loro beni, ebbe grande cura di farli educare nella pietà; servì loro persino da esempio: poiché, da quando ebbe lasciato la carica di podestà, adempì alle promesse che aveva fatto a Dio di cambiare vita; e, non volendo fare nulla senza il parere di un saggio direttore, scelse un canonico regolare della Congregazione Lateranense , che univa molta piet Congrégation de Latran Ordine del direttore spirituale di Girolamo. à a una profonda sapienza, e si abbandonò interamente alla guida di questo santo religioso, che gli fece calpestare tutto ciò che sapeva di vanità e di lusso. Emiliani rinunciò dunque a tutte le dolcezze e le comodità della vita. Non ebbe più altri sentimenti verso se stesso se non quelli che un'umiltà profonda poteva ispirargli. Dimenticò la nobiltà e le dignità della sua casata, e non conservò, di tutti i vantaggi della sua nascita, che una certa cortesia, che gli servì in seguito a guadagnare molte anime a Dio. Affliggeva il suo corpo con digiuni e macerazioni straordinarie: gli concedeva solo poche ore di sonno, passando il resto della notte in preghiera e orazione. Le sue occupazioni, durante la giornata, erano di visitare le chiese e gli ospedali, procurando ai malati tutti i soccorsi spirituali e temporali di cui avevano bisogno. Le sue liberalità non si estendevano solo ai poveri degli ospedali e agli indigenti che trovava per le strade; ma, quando vedeva che alcune fanciulle erano in pericolo di prostituire il loro onore, procurava loro doti e partiti vantaggiosi per provvedere a loro.
Dedizione durante la carestia del 1528
Durante la carestia del 1528, vende i suoi beni per nutrire i poveri, sopravvive a una grave malattia e abbandona definitivamente il suo rango di senatore per la povertà.
Tutti furono sorpresi da questo cambiamento; ma Emiliani lo era ancora di più lui stesso, quando considerava di essere stato così a lungo senza sentire il peso delle catene e tutti gli orrori della schiavitù da cui Dio lo aveva liberato: non poteva pensare ai disordini della sua vita passata senza versare torrenti di lacrime. Più avanzava nel cammino della virtù, più si sentiva infiammato d'amore per Dio e per il prossimo. Ebbe occasione di esercitare questa virtù durante una carestia generale che colpì l'Italia nell'anno 1528. Le popolazioni delle campagne, per mancanza di pane, erano costrette a mangiare persino gli animali più immondi, o ad accontentarsi di alcune radici per conservare la loro vita languente. La morte ne portava via ogni giorno e lasciava sul volto di coloro che restavano funebri indizi che il loro turno non avrebbe tardato ad arrivare. I prefetti dell'annona o degli approvvigionamenti, a Venez ia, se Venise Luogo finale del trasferimento delle reliquie nel 1200. ppero dapprima, con le loro cure, rimediare alla penuria, facendo arrivare grano da diversi luoghi; ma questa specie di abbondanza che avevano procurato alla capitale vi attirò da ogni parte una così grande quantità di gente, che la penuria ricominciò presto. Emiliani, più di tutti gli altri, ebbe compassione di tanti miserabili; vendette persino i suoi mobili per soccorrerli, e la sua casa divenne un ospedale dove li riceveva e procurava loro tutti i soccorsi che poteva offrire in quell'occasione. Una specie di malattia contagiosa essendo succeduta a questa carestia, san Girolamo Emiliani ne fu attaccato e ridotto a tale estremo che, dopo aver ricevuto tutti i Sacramenti, attendeva solo il momento della morte. Ma, temendo di non aver abbastanza soddisfatto per i suoi peccati con la penitenza, chiese a Dio la salute, per fare in questo mondo una penitenza più lunga, e per eseguire ciò che Egli avrebbe giudicato opportuno ordinargli per la salvezza del prossimo. La sua preghiera fu esaudita: le sue forze tornarono, continuò i suoi esercizi di pietà con ancora più zelo. Per adempiere alle promesse che aveva appena fatto a Dio, rese conto dell'amministrazione dei loro beni ai suoi nipoti, si spogliò della veste di senatore, indossò un abito povero che aveva comprato per qualche indigente, prese delle scarpe logore e apparve in questo stato in mezzo alle strade di Venezia. Alcuni ne ridevano come di un uomo che avesse perso il senno; altri, che lo conoscevano meglio, ammiravano la sua umiltà; molti rimasero in sospeso e attesero quali sarebbero stati gli effetti di questo nuovo modo di vivere. Non tardarono molto a vederli.
L'opera degli orfani a Venezia
Fonda una casa per accogliere gli orfani di Venezia, offrendo loro educazione, mestieri e istruzione religiosa, sostenuto da Gaetano di Thiene e Pietro Carafa.
La carestia e il contagio avevano portato via un gran numero di persone, tanto in città quanto in campagna; si trovava ovunque una folla di orfani, privi di genitori e di soccorso, ridotti all'accattonaggio, senza alcuna educazione e perciò esposti a ogni vizio. Per amore di Dio, Emiliani si fece padre e madre di coloro che non ne avevano più. Dispose una casa per accoglierli, andò a cercarli per le strade e le piazze, procurò loro dei maestri per insegnare dei mestieri, senza permettere che alcuno di loro mendicasse più, supplendo con la sua carità a ciò che ancora mancava al beneficio del loro piccolo lavoro. Aveva cura soprattutto della salvezza delle loro anime. Al mattino, faceva loro recitare le preghiere, ascoltare la santa messa, imparare a leggere, per scacciare ogni cattivo pensiero: il lavoro manuale era variato da momenti di silenzio, da letture che venivano fatte loro, dal canto di inni e litanie, in particolare del santo rosario. Due volte al giorno, prima e dopo il lavoro, insegnava loro gli elementi della dottrina cristiana. Lavandosi le mani, prima di mettersi a tavola, recitavano il Miserere per le anime del purgatorio. Si confessavano ogni mese e nelle principali feste di Nostro Signore e della santa Vergine. Erano tutti vestiti di bianco. Nei giorni di festa, il nostro Santo li conduceva in processione, cantando litanie per le strade e le piazze di Venezia, a visitare i principali santuari o ad ascoltare qualche sermone. Tutta la città accorreva a questo edificante spettacolo. Si era commossi fino alle lacrime nel vedere questo nobile senatore, questo bravo capitano vestito da povero e divenuto il padre degli orfani.
La pietà, la modestia di questi fanciulli intenerivano tutti i cuori; la maggior parte degli spettatori piangeva di gioia; altri, facendo coro con i fanciulli che cantavano le litanie della santa Vergine, rispondevano devotamente Ora pro nobis. Fu una commozione di pietà per tutta la città. Tutti vollero vedere la casa degli orfani. Ciò che vi si vide di ammirevole attirò presto soccorsi sufficienti.
San Girolamo Emiliani si mise allora a visitare i dintorni di Venezia. Trovò una miseria più grande, giovani e vecchi ridotti a morire di fame: ebbe cura degli uni e degli altri. Venezia gli affidò l'ospedale degli Incurabili. Emiliani se ne fece carico di gran cuore, di concerto con i suoi due amici, san Gaetano di Thiene e san Pietro Carafa, di Napoli. Del resto, ave saint Gaëtan de Thienne Santo che collaborò con Girolamo presso l'ospedale degli Incurabili. va a ncora altri potenti saint Pierre Caraffe Futuro papa che collaborò con Girolamo a Venezia. sostegni. Quando voleva ottenere da Dio qualche grazia particolare, faceva pregare con lui quattro piccoli orfani al di sotto degli otto anni, e mai mancava di ottenere ciò che chiedeva.
Espansione delle opere in Lombardia
Girolamo estende la sua azione a Padova, Verona, Brescia e Bergamo, creando ospedali e rifugi per le donne pentite, mentre evangelizza le campagne.
Lo zelo di Emiliani per le opere di misericordia cresceva con il successo. Vedendo dunque quelle di Venezia in uno stato prospero, ne affidò la cura ad alcuni pii amici e venne a fondarne di simili a Padova e a Verona. In quest'ultima città, visse per qualche tempo sconosciuto tra i poveri, mendicando il pane come loro, al fine di avere un'occasione più naturale di istruirli nelle verità della religione cristiana. L'ospedale di Verona fu costruito per suo interessamento. Passato da questa città a Brescia, in Lombardia, vi fondò una seconda casa per orfani, con lo stesso ordine di Venezia. Un ricco borghese di Brescia volle, in punto di morte, farlo suo erede universale; ma egli rifiutò la donazione e persuase quest'uomo a dare i suoi beni al grande ospedale, a condizione che fosse obbligato a fornire agli orfani le medicine quando fossero stati malati, a dare ornamenti alla loro chiesa e a far costruire la loro casa: ciò che san Carlo Borromeo, trovandosi a Brescia in qualità di visitatore apostolico, fece eseguire dagli amministratori di quell'ospedale.
A Bergamo, i n Lomba Bergame Città in cui il santo fondò diversi stabilimenti ed evangelizzò. rdia, e nei dintorni, trovò altre occasioni per esercitare la sua carità. A causa della carestia e della peste, la maggior parte delle case erano prive di abitanti, soprattutto in campagna. Era il tempo della mietitura: i grani erano maturi, ma non c'erano né mietitori né falci; il raccolto stava per andare perduto. Emiliani, facendosi tutto a tutti, raccoglie da ogni parte falci e quanti più contadini può ingaggiare, si mette alla loro testa e miete il grano, nonostante i calori insopportabili della canicola in Italia. Mentre gli altri si riposano o mangiano, egli si dedica alla preghiera, accontentandosi per tutto nutrimento di un po' di pane e acqua. Non è tutto. Per alleviare il loro penoso lavoro, i mietitori avevano l'abitudine di mormorare qualche canzone frivola o addirittura cattiva. Emiliani, con la sua grazia abituale, seppe distoglierli. Intonava egli stesso con voce armoniosa, ora l'Orazione domenicale, ora il Saluto angelico o il Simbolo degli Apostoli; gli altri mietitori ripetevano dopo di lui, così che tutta la campagna risuonava delle lodi di Dio.
Nella città stessa di Bergamo, fondò due istituti per orfani, uno per i ragazzi, l'altro per le ragazze. Ma soprattutto intraprese un'opera del tutto nuova: quella di sottrarre al disordine le ragazze e le donne perdute. Avendone convertite alcune, le collocò dapprima presso dame virtuose. Andò a trovare i proprietari le cui case servivano al libertinaggio e ottenne che le chiudessero d'ora in poi allo scandalo. Essendosi convertito allora un numero maggiore di prostitute, le riunì in una casa a parte, con un regolamento per confermarle nei loro buoni propositi e preservarle dalla ricaduta.
Il vescovo di Bergamo era allora Luigi Lappomani, prelato illustre per la sua dottrina e per l'innocenza della sua vita, che fu più tardi uno dei presid enti del Concil Louis Lappomani Vescovo di Bergamo e sostenitore di Girolamo. io ecumenico di Trento. Fu un generoso sostegno di san Girolamo Emiliani nelle sue buone opere a Bergamo. Con la benedizione di questo pio e dotto vescovo, il nostro Santo percorse come apostolo i villaggi e le frazioni più remote della diocesi, accompagnato da alcuni bambini tra i più istruiti nella dottrina cristiana. Ecco quale era il suo metodo: arrivato in un luogo, andava prima in chiesa a implorare la grazia di Dio e l'intercessione del santo patrono sulla sua impresa. Una campanella portata appositamente invitava poi tutti gli abitanti a riunirsi. Quando erano in un certo numero, Emiliani si rivolgeva ai più poveri e ai bambini, insegnava loro in modo familiare i principali misteri della fede cristiana, l'Orazione domenicale, il Saluto angelico, il Simbolo degli Apostoli, i Comandamenti di Dio e della Chiesa, talvolta persino a fare il segno della croce; poiché l'ignoranza di alcuni arrivava fino a quel punto. I suoi piccoli catechisti lo assecondavano a meraviglia e si legavano di preferenza agli altri bambini della loro età. Il successo fu prodigioso. Meglio istruiti, i poveri della campagna iniziarono una vita migliore, rinunciarono alle loro inimicizie, alle loro bestemmie e ai loro furti. Tutti questi vizi furono sostituiti dalle virtù contrarie. L'esempio di sant'Emiliani era ancora più efficace delle sue parole: notte e giorno lo vedevano occupato a istruire, a pregare o a visitare i malati.
Quando tornò a Bergamo, dove la fama aveva pubblicato tutte queste meraviglie, due santi sacerdoti si unirono a lui: erano Alessandro Besuzio e Agostino Barilo; ricchi dei beni della terra, li distribuirono agli indigenti, per imitare la povertà volontaria di sant'Emiliani. In quello stesso tempo, questi creava due nuovi istituti a Como, grazie alle liberalità di Bernardo Odescalchi, che finì per donargli la propria persona. Un altro illustre associato fu il conte Primo, discendente di una sorella di Desiderio, l'ultimo re dei Longobardi, contemporaneo di Carlo Magno.
Nascita della Congregazione dei Somaschi
Stabilì la sede della sua comunità a Somasca, fondando l'ordine dei Chierici Regolari Somaschi dedicato all'educazione, approvato in seguito dalla Santa Sede.
Si trattò allora più che mai tra i pii amici di formarsi in Congregazione regolare e di scegliere un capoluogo. Non volevano affatto metterlo nelle città, ma in qualche luogo ritirato che potesse servire loro da seminario. Il villaggio di Somasca, tra Milan o e Berg Somasque Villaggio scelto come sede della congregazione e luogo di morte del santo. amo, parve loro favorevole per questo. Da qui il loro nome di Chierici Regol ari Somaschi. È stato dato Clercs réguliers Somasques Ordine religioso che officia presso la chiesa di Santa Maria a Milano. loro talvolta anche il nome di Congregazione di San Maiolo, perché questo Santo è patrono di un collegio di Pavia, la cui direzione san Carlo Borromeo affidò a questa Congregazione. Dopo aver cercato una casa comoda per accogliervi i poveri orfani, vi presero dimora, e il santo Fondatore vi prescrisse i primi regolamenti per il mantenimento della congregazione. La povertà vi appariva sopra ogni cosa, tanto negli abiti quanto nei mobili. I cibi delicati erano banditi dalla loro tavola, e si accontentavano del nutrimento dei contadini e dei poveri. Si faceva la lettura durante i pasti. Il silenzio era esattamente osservato e le austerità molto frequenti. Vi era una santa emulazione tra loro, a chi praticasse il maggior numero di mortificazioni, ed Emiliani era il primo a eccitare gli altri con il suo esempio. Univano alla mortificazione una pronta obbedienza e molta umiltà, impiegavano una parte della notte all'orazione, e, durante il giorno, conferivano insieme di cose sante, o si occupavano di qualche lavoro manuale, e andavano nei dintorni a servire i malati e istruire la povera gente di campagna. Lo scopo principale dei Somaschi era fin da allora ed è ancora oggi l'istruzione dei fanciulli e dei giovani ecclesiastici.
Nel 1540, la Congregazione dei Somaschi fu approvata come Ordine religioso da Paolo III. Pio V e Sisto V confermarono questa approvazione sotto la regola di Sant'Agost ino, l'u Paul III Papa che ha approvato l'ordine dei Somaschi nel 1540. no nel 1571, l'altro nel 1586. I Somaschi hanno case solo in Italia e nei cantoni svizzeri che professano la religione cattolica. Il loro Ordine è diviso in tre province: quella di Lombardia, quella di Venezia e quella di Roma. Il generale è triennale e tratto alternativamente da ciascuna di queste province.
Ultimi giorni e riconoscimento ecclesiale
Muore di peste nel 1537 a Somasca. Viene canonizzato nel 1767 e riconosciuto come patrono degli orfani e di diverse città italiane.
San Girolamo Emiliani si recò a Milano e a Pavia per fondare altri istituti, ai quali Francesco Sforza, duca di Milano, contribuì notevolmente. Passando di nuovo per Somasca, si spinse fino a Venezia, ma non vi fece un lungo soggiorno. Avendo un'orribile peste invaso il territorio di Bergamo, vi ritornò prontamente per servire i malati. Fu colpito egli stesso e morì a Somasca, l'8 febbraio 1537, all'età di cinquantasei anni.
Fu beatificato da Ben edetto XIV Benoît XIV Papa che ha beatificato Girolamo Emiliani. e canonizzato da Clemente XI Clément XIII Papa che concesse indulgenze per il culto di san Gregorio. II. Nel 1769, la Santa Sede approvò un ufficio composto in suo onore e ne permise la recita il 20 luglio.
San Girolamo Emiliani viene rappresentato: 1° con in mano delle catene e vicino a sé delle palle di cannone, per ricordare la sua prigionia; 2° avendo talvolta vicino a sé o sotto i piedi una corazza, per indicare che rinunciò alle dignità militari; 3° avendo al suo fianco i piccoli sventurati che si fece gloria di sollevare, come abbiamo riportato nella sua vita.
È patrono dei Somaschi, di Venezia e di Treviso.
Cl. Vita di san Girolamo Emiliani, scritta in latino da Agostino Tortora, Milano, 1629; Hélyot, Histoire des Ordres religieux; Redonnant.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Arruolamento nella milizia veneziana nel 1493
- Difesa di Castelnovo contro la Lega di Cambrai nel 1508
- Prigionia e liberazione miracolosa per opera della Vergine Maria
- Nomina a podestà di Castelnuovo
- Conversione radicale e tutela dei nipoti a Venezia
- Dedizione agli orfani durante la carestia del 1528
- Fondazione della Congregazione dei Somaschi nel villaggio di Somasca
- Morto di peste mentre assisteva i malati
Miracoli
- Apparizione della Vergine Maria in prigione che gli consegna le chiavi delle sue catene
- Liberazione invisibile attraverso l'esercito nemico fino a Treviso