Solitario del XII secolo vissuto nella diocesi di Treviri, Schetzelon condusse una vita di estrema austerità, vivendo nudo nei boschi e nutrendosi di radici. La sua santità fu riconosciuta da san Bernardo che gli inviò il suo discepolo Achard. Morì nel 1139 dopo aver trascorso i suoi ultimi anni in totale indigenza, rifiutando persino l'abito religioso per spirito di povertà.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 7
SAN SCHETZELON O SCOCELIN, CONFESSORE
Introduzione e fonti
Il racconto si basa sulla testimonianza di Achard, discepolo di san Bernardo, pur ammettendo l'assenza di informazioni sulle origini e sulla giovinezza del santo.
4439. — Papa: Innocenzo II. — Imperatore di Germania: Corrado III.
*Omnibus modis est utilis a mundo secessum.* L'allontanamento dal mondo è utile, in qualunque modo lo si consideri. S. Diodoricus, *de Perf. spirit.*, c. XVIII.
La vita di questo eccellente solitario è così straordinaria che non l'avremmo mai esposta alla lettura del comune dei fedeli, se non fosse approvata da san Be rnardo, di cu saint Bernard Abate di Chiaravalle e maestro spirituale di Raoul. i la Chiesa rispetta tutti i sentimenti, e riportata da autori degni di fede. Lo storico Achard, disc epolo Achard Discepolo di san Bernardo e abate, principale testimone oculare della vita di Schetzelon. dello stesso san Bernardo, inviato dal suo beato Padre presso questo meraviglioso anacoreta per rendergli omaggio, presentargli da parte sua un abito
del suo Ordine e supplicarlo di non dimenticarlo nelle sue preghiere, non ci dice nulla dei suoi genitori, né del luogo della sua nascita, né del suo modo di vivere nell'infanzia e nella giovinezza, né dell'occasione del suo ritiro nel deserto; ma ciò che ci insegna basterà a mostrarci fino a che punto di distacco dalle cose della terra la grazia possa portare un'anima così fedele, e quanto i Santi siano vigilanti su se stessi per evitare le più piccole ricerche della natura e dell'amor proprio.
Una vita eremitica estrema
Schetzelon conduce una vita di solitudine assoluta nella Bassa Germania, praticando un'ascesi radicale che include la nudità e un'alimentazione selvatica.
Schetzelon Schetzelon Eremita del XII secolo celebre per il suo ascetismo estremo e la sua nudità volontaria. , secondo il resoconto di questo autore, viveva nell e solitudini della Bassa German solitudes de la Basse-Allemagne Regione in cui il santo praticava il suo eremitismo. ia, al tempo in cui san Bernardo illuminava tutta l'Europa con i suoi dotti scritti e con la sua eminente santità. Era un uomo tutto celeste e un angelo vivente sulla terra, che non aveva altra occupazione se non quella di contemplare le verità dell'altra vita, di conversare familiarmente con i beati e di sacrificare se stesso, attraverso la penitenza, per i bisogni della Chiesa che ancora combatte nelle miserie di questo esilio. Trattava il suo corpo con tale rigore e un'austerità così sorprendente, che si poteva dire di lui, non solo ciò che Nostro Signore dice di san Giovanni Battista, che non mangiava né beveva, ma anche ciò che san Bernardo aggiunge a questo elogio, ovvero che non era vestito. Era simile a quegli uomini divini di cui parla san Paolo nella sua Epistola agli Ebrei, e dei quali assicura che il mondo non era degno, i quali andavano, erranti e vagabondi, per le montagne e le solitudini, e si nascondevano nei buchi e nelle caverne della terra, dove vivevano solo degli alimenti di cui gli animali sono soliti nutrirsi. In effetti, questo santo eremita non aveva né cella né dimora fissa; ma andava da un deserto all'altro, non avendo altro tetto che il cielo, altro nutrimento che quello delle bestie feroci che popolano le foreste: vale a dire erbe selvatiche e radici; se mangiava talvolta delle ghiande o di quei frutti che crescono sui faggi, considerava ciò come delle grandissime delizie.
Sopravvivenza e carità invernale
Durante i rigidi inverni, il santo accetta il soccorso minimo dei contadini più poveri, preservando al contempo il suo anonimato e il suo distacco.
Visse dieci anni in questo modo, soffrendo la fame, la sete, il freddo, il caldo, le punture dei moscerini e le ferite che gli procuravano le spine e le punte dei sassi sui quali era costretto a camminare, con un coraggio e una pazienza invincibili, e senza cercare alcun sollievo nel commercio e nella società degli altri uomini. Al termine di questo periodo, e durante gli ultimi quattro anni della sua vita, quando il freddo era estremo, che la neve o il ghiaccio coprivano tutta la terra, e che era impossibile estrarne radici, non potendo più prolungare così a lungo il suo digiuno, si avvicinava alle cascine più isolate della campagna, dove la povera gente aveva cura di mettergli, all'esterno o nel cortile, un po' di paglia o un sacco per coricarsi, con un pezzo di pane d'orzo o di crusca per il suo sostentamento. Vi arrivava solo a notte fonda, e ne ripartiva prima dell'alba, per non vedere nessuno e non essere visto da nessuno. Conosceva, per una luce divina e profetica, le capanne alle quali doveva rivolgersi, che erano sempre quelle dei più poveri e delle persone dabbene. Coloro ai quali Dio faceva la grazia di ricevere un ospite così illustre gli portavano tanto rispetto, che non osavano avvicinarsi a lui, né intrattenerlo senza il suo permesso che ottenevano solo raramente: e allora gli gettavano qualche vecchio straccio per coprirsi; poiché, sebbene la sensualità fosse talmente morta in lui, come in santa Maria Egiziaca, che la sua nudità non gli recava più vergogna, egli si guardava bene tuttavia dall'esporsi in quello stato agli occhi delle persone alle quali permetteva di parlargli. Accettava anche talvolta, in quei tempi di ghiaccio e di neve, un piccolo sacco che appendeva al collo, e dove metteva i resti del pezzo di pane che gli era stato dato; li portava al deserto, affinché potesse rimanervi più a lungo senza tornare. Ecco tutto il bene che quest'uomo divino possedeva sulla terra; ricco nella sua povertà, e sovranamente ricco, poiché non aveva nulla ed era contento di non avere nulla.
L'incontro con Achard
Inviato da san Bernardo, l'abate Achard offre un abito di Cîteaux al solitario, che lo accetta brevemente per obbedienza prima di riprendere la sua vita di privazioni.
La reputazione di un uomo così straordinario si diffuse presto in tutta la Francia e giunse fino alle orecchie di san Bernardo; quest'ultimo apprese anche per rivelazione che la condotta e il modo di vivere del solitario erano da Dio e che lo Spirito Santo glieli aveva ispirati per dare al mondo il modello della più grande povertà e del più perfetto spogliamento di cui si sia mai visto lo spettacolo. Desiderava dunque avere una santa unione di amicizia con lui; e, poiché aveva inviato uno dei suoi discepoli, chiamato Achard, nella diocesi di Treviri per fondarvi l'abbazia del Chiostro della Vergine, in un luogo chiamato Hemmerode, gli ordinò di andare a trovare quest'uomo celeste e, come testimonianza del legame che il suo Ordine voleva avere con lui, di presentargli un abito comple to da religioso di C religieux de Cîteaux Ordine monastico a cui appartengono Bernardo e l'abbazia di Grandselve. îteaux, affinché se ne rivestisse. Achard fu entusiasta di questa missione; si informò subito dove avrebbe potuto trovare il santo solitario e, avendo appreso il luogo in cui doveva recarsi una notte, vi giunse prima dell'alba con alcuni altri religiosi del suo monastero, che ardevano dal desiderio di intrattenersi con questo Angelo visibile. Ma la sua vigilanza fu inutile, poiché san Schetzelon, avendo conosciuto per rivelazione che dei religiosi dovevano venire a parlargli, uscì prima di mezzanotte dal cortile dove si era ritirato e fuggì così lontano nel deserto che non si poteva sperare di scoprirlo. L'incertezza se sarebbe tornato alla stessa fattoria, o in quale momento vi sarebbe tornato, ruppe tutti i piani di Achard; così, tutto ciò che poté fare fu pregare il padrone di casa affinché, quando il servo di Dio fosse tornato, gli dicesse che lo supplicava, per l'amor di Dio e per la considerazione del venerabile abate di Chiaravalle, che lo aveva inviato, di permettergli di vederlo una sola volta e di godere un momento della sua conversazione. L'ospite non mancò di farlo, e san Schetzelon, che conosceva per spirito di profezia i meriti incomparabili di san Bernardo, si arrese infine a ciò che desiderava il suo discepolo. Quando Achard e i suoi compagni videro il beato solitario, che si era coperto, come d'abitudine, con uno straccio per parlare loro, furono colmi di un meraviglioso stupore. L'abate gli presentò i rispetti del suo beato Padre e lo assicurò che, sebbene non l'avesse mai visto, era nondimeno legato a lui dai vincoli di una perfetta carità; come prova, gli offrì da parte sua delle eulogie, cose benedette che i fedeli si inviavano reciprocamente come testimonianze della comunione che vi era tra loro. Schetzelon ricevette questo dono in modo molto obbligante e assai cortese. In seguito l'abate lo pregò di ricevere ancora, da parte del suo maestro, l'abito di Cîteaux che gli inviava. Il solitario lo prese con molto rispetto, lo baciò e se ne rivestì, dicendo: «Benedetto sia Dio, che ha ispirato al vostro padre, uomo veramente apostolico, di ricordarsi di me, che non sono che un miserrimo peccatore». Poi lo tolse, aggiungendo che se ne era rivestito per obbedienza e per rispetto verso un così grande uomo, che aveva degnato di inviarglielo; ma che non poteva tenerlo oltre, perché non gli era necessario e che, d'altronde, quel Santo non gli aveva comandato di conservarlo.
La tentazione del leprotto
Schetzelon confida ad Achard la sua più grande tentazione: il desiderio fugace di accarezzare un leprotto venuto a cercare calore contro il suo viso nella neve.
Achard e i suoi religiosi, vedendo la dolcezza e l'affabilità di Schetzelon, per quanto selvaggio fosse il suo aspetto, presero la libertà di chiedergli se non fosse più tormentato dalle tentazioni del demonio o dagli stimoli della carne. A che l'uomo di Dio, dopo un piccolo sorriso, poiché era allegro di natura e molto piacevole nella conversazione, rispose loro in questi termini: «È da molto tempo, miei carissimi fratelli, che, per la grazia di Dio, mi trovo quasi interamente liberato dalla rivolta delle passioni. Ma, poiché la vita dell'uomo è una tentazione continua, chi si glorierà di avere il cuore puro? E l'apostolo san Giovanni non dice forse che se ci vantiamo di non avere alcun peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi? Non vi è che una protezione straordinaria della mano onnipotente di Dio che ci possa far evitare tutte le insidie dei nostri nemici da cui siamo perpetuamente circondati. Vi dirò dunque la più forte tentazione che abbia avuto da alcuni anni a questa parte, da cui potrete giudicare di quali attacchi e di quali combattimenti io sia talvolta provato. Un giorno che il freddo era più vivo e il gelo più forte del solito, ero coricato tutto nudo sulla terra, con le membra rigide e intirizzite; il Creatore dell'universo, che, secondo il Profeta, fa cadere la neve come lana, mi diede, al posto di un abito, un grandissimo tappeto di neve, dello spessore di un cubito; tutto il mio corpo ne era coperto, ma all'altezza della mia bocca, che aveva ancora un po' di calore, si formò una piccola apertura. Accadde dunque che un leprotto, correndo qua e là per la campagna in cerca di un giaciglio, incontrò per caso questa apertura e, essendo attratto dal poco calore che vi sentiva, vi si fermò di colpo e si mise dolcemente sul mio viso. Questo incidente mi fece fare un piccolo sorriso, persi la mia gravità abituale e mi lasciai andare a una vana gioia. Mi venne persino in mente di mettere la mano su questo animale e di prenderlo, il che mi era facilissimo, non per trattenerlo, ma per accarezzarlo e ricrearmi, senza temere di impiegare in questo vano divertimento il tempo che deve essere consacrato alle lodi di Dio e alla penitenza. Tuttavia, dopo aver a lungo resistito alla violenza di questa tentazione, la superai infine e la dissipai per la grazia di Dio. Di modo che, rimanendo immobile al mio posto, lasciai riposare su di me questo animale senza toccarlo, finché non se ne andò da solo. Ecco la più grande tentazione che io ricordi di aver avuto da molto tempo, e sono stato ben lieto di raccontarvela per soddisfare la vostra richiesta, in riconoscenza della vostra cara visita, sebbene forse l'abbia riferita un po' più liberamente di quanto avrei dovuto, di che sono molto dispiaciuto. La mia anima è talvolta inquietata da simili vanità che le passano per la mente come mosche importune, non do loro tuttavia alcun consenso; ma vedete quale sia la debolezza dell'uomo». Dopo che san Schetzelon ebbe ricreato l'abate Achard e i suoi religiosi con questi discorsi pieni di innocenza e di pietà, li scongiurò molto istantemente di raccomandarlo alle preghiere del loro padre san Bernardo, assicurandoli che era un grande servitore di Dio. In seguito, per soddisfare il loro desiderio, diede loro la sua benedizione e, senza fermarsi oltre, fuggì prontamente nel deserto, come una cerva che è scappata dalle reti dei cacciatori e un uccello che si è liberato dal laccio dell'uccellatore. È così che lo riporta lo stesso abate Achard in una conferenza che tenne su questo argomento ai suoi novizi.
Morte e traslazione delle reliquie
Il santo muore nel 1139 dopo aver ricevuto il Viatico; i suoi resti sono in seguito trasferiti a Lussemburgo per esservi onorati.
Ci sarebbero molte altre meraviglie da raccontare di questo ammirevole solitario se, per un'alta sapienza che è la vera prudenza dei Santi, non le avesse tenute nascoste senza avere altro testimone che Dio, gli Angeli e i Beati. Infine, avendo conosciuto per una rivelazione divina che l'ora della sua morte si avvicinava, venne nella chiesa più vicina, dove ricevette il santo Viatico; dopo di che, senza che nessuno se ne accorgesse, si addormentò pacificamente in Gesù Cristo, il 6 agosto, giorno consacrato alla solennità della Trasfigurazione di Nostro Signore, verso l'anno 1139.
Il suo santo corpo fu sepolto nella chiesa dove aveva ricevuto gli ultimi Sacramenti. La sua tomba divenne subito splendente per grandi miracoli e guarigioni soprannaturali. Poiché questo luogo non fu giudicato abbastanza sicuro per custodire a lungo un così grande tesoro, lo si traspo rtò, per conservarlo, château de Luxembourg Luogo di traslazione e di riposo finale delle reliquie del santo. al castello di Lussemburgo, dove riposa nella chiesa di Nostra Signora.
Critica agiografica
L'autore discute le fonti antiche e rettifica errori geografici riguardanti il luogo di culto del santo.
Melanus, nelle sue Addizioni al martirologio di Usvard, e Arnold Wien, nel suo Martirologio monastico, lo collocano nel ducato di Mons, nell'Hainaut; ma hanno scritto Mons per Lussemburgo, come osserva il R. P. Chrysostome Henriques, nel suo Martirologio dell'Indice di Cleome. — Oltre a questi autori, si trova la vita di san Sencelin nel libro delle Reliquie sacre del deserto, e il R. P. de Saint-Jans ne riporta una parte nella sua opera intitolata: l'Uomo spirituale.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Ritiro nelle solitudini della Bassa Germania
- Dieci anni di vita in totale indigenza (nudità, erbe selvatiche)
- Ultimi quattro anni di vita trascorsi ad avvicinarsi alle cascine durante l'inverno
- Incontro con Achard, discepolo di san Bernardo
- Ricezione e immediata restituzione dell'abito di Cîteaux
- Morto il giorno della Trasfigurazione dopo aver ricevuto il Viatico
Miracoli
- Luce divina e profetica per identificare le capanne dei poveri benestanti
- Conoscenza per rivelazione dell'arrivo dei religiosi
- Guarigioni soprannaturali sulla sua tomba
Citazioni
-
Benedetto sia Dio, che ha ispirato a vostro padre, uomo veramente apostolico, di ricordarsi di me, che non sono che un miserrimo peccatore
Parole riportate da Achard