Vescovo di Amnice in Armenia nel IV secolo, Gregorio fuggì dalle persecuzioni per intraprendere lunghi pellegrinaggi nelle Indie, a Gerusalemme e a Roma. Dopo aver incontrato san Martino di Tours, si stabilì nelle Alpi dove evangelizzò la regione di Tallard. Morì all'altare nel 404, lasciando dietro di sé una reputazione di taumaturgo le cui reliquie sopravvissero miracolosamente alle fiamme durante le guerre di religione.
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SAN GREGORIO, VESCOVO DI AMNICE,
Origini e giovinezza
Gregorio nasce in Armenia da genitori virtuosi e riceve un'accurata educazione cristiana sotto l'influenza del suo padrino, l'eremita Luca.
dell'Eufrate. Costantino, suo padre, e sua madre Zoziana, si gloriavano più della loro fede che della loro nobiltà. Come Tobia e Sara, sua sposa, si spronavano a vicenda alla virtù attraverso l'esempio dei costumi innocenti dei patriarchi, e nei due trasporti del loro pio entusiasmo, esclamavano: «Noi siamo figli dei Santi; attendiamo quella vita che Dio darà a coloro che non cambiano mai la fede che gli hanno giurato». Così il Signore benedisse il matrimonio di questi virtuosi sposi donando loro quattro figli, che furono la gioia della loro vita per il loro inviolabile attaccamento alla legge di Dio. Il primo, di cui la storia ci ha tramandato solo il nome, si chiamava Stefano. Dopo di lui veniva Gregorio che ci accingiamo a far conoscere. Le altre due erano due figlie: una si santificò in un monastero, e l'altra tra le preoccupazioni e gli impegni del matrimonio.
Contrariamente all'uso generale della Chiesa in quell'epoca, Gregorio fu rigenerato nelle acque del battesimo immediatamente dopo la sua nascita. Un pio eremita, di nome Luca, lo present ò a Luc Eremita e padrino di san Gregorio. l fonte battesimale. Le cure e gli esempi di questo padrino ebbero una grande influenza sui costumi del fanciullo. Da parte loro, Costantino e Zoziana furono i primi precettori della loro giovane famiglia che si mostrò degna del loro affetto e dei loro insegnamenti religiosi. Gregorio, in particolare, provò loro, con la sua docilità alle loro lezioni e con la sua esattezza nel metterle in pratica, che la grazia di Dio operava meravigliosamente in lui.
Elezione alla sede di Amnice
Notato per i suoi talenti di teologo, Gregorio viene eletto vescovo di Amnice nonostante la sua resistenza iniziale e la sua fuga.
Non appena fu in età di dedicarsi allo studio delle lettere, la sua educazione fu affidata ad abili precettori. Dotato di rari talenti, fece nelle scuole progressi così rapidi che, ancora giovane, meritò di essere annoverato tra i filosofi e i teologi più ragguardevoli di quel tempo. Nonostante la sua profonda umiltà, le brillanti qualità di Gregorio gli attirarono ben presto lo sguardo e l'ammirazione dei suoi concittadini. Così, essendo venut o a ma Amnice Città episcopale di Gregorio situata vicino all'Eufrate. ncare il vescovo di Amnice, essi lo credettero visibilmente suscitato per essere il successore di colui di cui si piangeva la perdita, e la voce del popolo lo chiamò sulla sede episcopale di quella città. Il santo giovane aveva solo bassi sentimenti di sé: si stupisce, si spaventa, rifiuta questa sublime dignità; teme di soccombere sotto il peso degli obblighi che impone la pienezza del sacerdozio. L'apostolo san Paolo ha detto che, per tenere in mano il bastone pastorale, bisogna essere l'immagine vivente di Gesù Cristo. Questo oracolo penetra Gregorio di un santo timore e lo decide a prendere la fuga, per sottrarsi alle onorevoli violenze che allarmano la sua debolezza. Ma Dio aveva parlato per bocca del clero e dei fedeli; il rifiuto di Gregorio fu inutile; non fece che aumentare la fiducia che si aveva in lui. I suoi compatrioti lo inseguirono nel suo ritiro, lo riportarono in mezzo a loro e lo costrinsero ad arrendersi ai loro ardenti desideri. Non ebbe appena pronunciato, con voce interrotta dai singhiozzi, che, volendolo il cielo, sarebbe stato il loro vescovo, che subito grida di gioia risuonarono da ogni parte. I cristiani ringraziarono solennemente il Signore per aver offerto loro una guida così illuminata; si misero in preghiera per l'eletto; e il vescovo di Cesarea gli impose le mani a Erivan, sede di san Gregorio, martirizzato sotto il regno di Diocleziano.
Episcopato e invasione
Il suo ministero è segnato dalla carità e dai miracoli, prima che l'invasione dei Romani e dei barbari devastasse la città di Amnice.
Abbondanti benedizioni ricompensarono il nuovo vescovo dell'immenso sacrificio che si era imposto, e giustificarono, allo stesso tempo, la scelta del popolo. Alla sua voce, si vide l'impero del demonio crollare, e sulle sue rovine elevarsi l'impero di Gesù Cristo. La Chies L’Église d’Amnice Città episcopale di Gregorio situata vicino all'Eufrate. a di Amnice brillò di un vivo splendore; il numero dei suoi figli crebbe rapidamente e, come nei primi secoli del cristianesimo, non ebbero che un cuore e un'anima sola. Dopo essersi acquittato delle più sublimi funzioni dell'Apostolo, visitava, da padre e da amico, gli ospedali e le prigioni; alleggeriva le catene del prigioniero e addolciva le infermità del malato; non usciva mai dalla dimora dell'infelice senza lasciarvi la gioia, la pace e l'elemosina che allevia la miseria. Provava tanta felicità nel trovarsi in mezzo ai poveri, che aveva fatto del suo palazzo il loro asilo. Seguendo l'esempio del divino Maestro, distribuiva loro il cibo, che, più di una volta, si moltiplicò miracolosamente sotto la sua mano.
Ma questa calma prosperità della Chiesa di Amnice non fu di lunga durata. Un'improvvisa irruzione dei Romani e dei barbari, che tentarono di ristabilire, a ogni costo, dice lo storico Eusebio, il culto degli idoli in tutta l'Armenia, venne a gettare, in questa città, il turbamento e la desolazione. Irritati dalla resistenza dei cristiani che avevano preso le armi per difendere i loro focolari e la loro fede, i pagani misero tutto a ferro e fuoco nella contrada. Durante questa tempesta, Gregorio non esitò punto: seppe sempre affrontare il pericolo per fortificare il suo popolo contro l'apostasia. Il cielo benedisse i suoi sforzi, e nessuno di coloro che erano affidati alla sua custodia ebbe la sventura di rinnegare la propria fede. Ma la sua cara città episcopale fu consegnata al saccheggio e trasformata in un mucchio di cenere. Il suo coraggio, al di sopra di questi deplorevoli eventi, non vacillò un solo istante. Il santo vescovo continuò a tenersi in contatto con i resti del suo gregge disperso, finché il suo zelo, avendo sollevato contro di lui personalmente l'odio dei nemici della religione, non fu scongiurato con insistenza di fuggire da quel teatro di carneficina e di orrore.
Esilio e missione in Oriente
Costretto all'esilio, Gregorio evangelizza popolazioni idolatre prima di partire in pellegrinaggio verso la tomba di san Tommaso nelle Indie.
Lascia dunque il suo ritiro, seguito da alcuni sacerdoti esposti, con lui, ai più grandi pericoli. Ma non si allontana; come il buon pastore, corre dietro alle pecore smarrite per ricondurle all'ovile; va di roccia in roccia per evangelizzare i poveri; esorta, scongiura, porta a tutti la buona novella della salvezza, e i pagani, cedendo alla potenza della grazia, vengono ai suoi piedi ad abiurare i loro errori e a rendere gloria all'Altissimo. La carità di Gregorio aveva spianato gli ostacoli che avevano tenuto costoro separati dai fedeli di Amnice, loro fratelli. Così, nuove conversioni coronavano i suoi incessanti lavori. L'apostolo pensava di portare più lontano i suoi passi e la sua potente parola, quando le sue numerose conversioni lo segnalarono al furore dei barbari, padroni di Amnice. La sua testa fu messa a prezzo, e i suoi compagni, Giovanni, Paolo, Marco e Policarpo, attivamente ricercati. Tennero allora consiglio tra loro sul luogo dove sarebbero andati a cercare un rifugio, poiché non era più possibile intraprendere nulla senza nuocere alla missione delle montagne. Con il cuore straziato dal dolore, risolsero di affidarsi alle acque del grande fiume per scendere poi verso le Indie. La loro intenzione era di andare a piangere sulla tomba del glorioso saint Thomas Apostolo delle Indie la cui tomba fu visitata da Gregorio. apostolo san Tommaso, e di mettere sotto la sua alta protezione la loro sventurata patria, così consegnata ai più terribili assalti dello spirito infernale.
Appena in mare, furono assaliti da una furiosa tempesta; ma Dio, che li aveva salvati dalla rabbia dei barbari, non voleva inghiottirli nell'abisso. I suoi pensieri non sono i nostri pensieri; egli non distoglie questi eroi dal loro corso se non per offrire un nuovo campo al loro zelo instancabile, e nuove tribolazioni alla loro sublime costanza. Gettati su una terra sconosciuta, i nostri pellegrini si impegnano audacemente in un sentiero tortuoso di cui ignoravano l'esito, e, contro le loro aspettative, arrivano in una popolazione idolatra, non lontana dal luogo in cui erano approdati.
Convinto che il cielo lo abbia spinto in una direzione opposta alla meta del suo viaggio per procurare la salvezza di questi infedeli, san Gregorio lavora subito alla loro conversione. La dolcezza della sua voce, la calma dei suoi tratti, la sua rassegnazione in mezzo alle avversità gli conquistano tutti i cuori e li dispongono ad abbracciare la dottrina che insegna. In poco tempo, i proseliti divennero numerosi, e il pio Pontefice poté dare loro il battesimo; essi calpestano le loro antiche divinità, adorando la Trinità santa nel nome della quale sono appena stati rigenerati. Gregorio non li lascia finché non siano istruiti a fondo nella dottrina cristiana, e finché non li abbia resi uomini perfetti nella scienza della salvezza. Prima della sua partenza, dedica un tempio all'Altissimo, e offre, con azioni di grazie, su questa terra purificata, l'unica vittima di soave odore.
Dopo tre mesi di un soggiorno così ben utilizzato, il vescovo di Amnice e i suoi compagni proseguirono il loro pellegrinaggio. Dio inviò i suoi angeli per custodirli nelle loro vie; fu dato loro di camminare sull'aspide e sul basilisco, e di calpestare il leoncino e il dragone; il male non si avvicinò a loro, e arrivarono sani e salvi a Nobie. I nostri cinque viaggiatori incontrarono in questo luogo una popolazione già convertita che li ricevette con una carità veramente ospitale, e ben capace di far loro dimenticare le privazioni del cammino. Respirarono con un indicibile felicità l'aria pura di questo paese cristiano: era l'assa ggio dei Méliapour Luogo di pellegrinaggio in India che custodisce le reliquie di san Tommaso. piaceri e delle delizie che li attendevano a Meliapur, oggetto dei loro desideri. Un po' ripresi dalle loro estreme fatiche, riprendono dunque il loro cammino con un nuovo coraggio, sperando che Dio, così buono per coloro che lo servono, voglia concedere loro ciò che sono venuti a cercare da così lontano: la felicità di venerare le reliquie del primo apostolo delle Indie.
Prigionia e miracoli nelle Indie
Catturato da un re barbaro, sfugge al martirio guarendo il figlio del sovrano, provocando numerose conversioni reali.
Giunti finalmente a Meliapore o Cœléminès, al di qua del Gange, corsero a prostrarsi davanti alle ossa sacre del glorioso sa n Tommaso; l saint Thomas Apostolo delle Indie la cui tomba fu visitata da Gregorio. e inondarono di lacrime, posarono con rispetto, con amore, le loro labbra sulla preziosa cassa e implorarono con fervore, per sé e per i loro sventurati concittadini, l'assistenza del celebre taumaturgo. Così ritemprati nel vigore sacerdotale alla vista del corpo di questo generoso martire, colpito da un colpo di lancia alla porta del luogo santo di cui difendeva l'ingresso ai sacrificatori degli idoli, e incoraggiati dai suoi grandi esempi, pensarono di riprendere la via di Amnice; speravano di lenire i mali della loro cara patria, annunciandole il potente soccorso che si erano appena assicurati con il loro lungo e laborioso pellegrinaggio. Ahimè! Il cielo aveva disposto diversamente. Liberati dai mostri, i nostri zelanti pellegrini caddero in potere degli emissari di un re barbaro, che li caricarono di catene e li condussero verso il loro padrone, ancora più inumano dei suoi servitori. Questo capo ordinò di rinchiuderli in un oscuro carcere, fece loro subire ogni sorta di tortura e finì per condannarli a morte.
Né questi tormenti, né l'aspetto dell'ultimo supplizio scossero la fermezza dei generosi prigionieri. Sanno che il regno dei cieli soffre violenza e che solo a questo prezzo lo si può conquistare; che le tribolazioni sono la sorte ordinaria dei Santi quaggiù e che il martirio è la via più breve che conduce sicuramente alla vera gloria. Questi pii pensieri li riempiono di gioia; come san Tommaso, si dicono, avranno la felicità di versare il loro sangue per la fede; lo pregano dunque di ottenere loro l'eroismo che trionfa sulla morte. Ma Dio, contento del sacrificio che hanno fatto nel loro cuore, non vuole vedere in loro che dei martiri della carità; non solo li libera, ma li glorifica in presenza di colui che, agli occhi del popolo, li aveva coperti di obbrobrio.
Mentre il tiranno detta la sentenza fatale, suo figlio, l'erede presuntivo della corona, è improvvisamente colpito da una malattia sconosciuta; la sua morte appare inevitabile. La regina, persuasa che gli dei puniscano, nella persona del figlio, la crudeltà del padre, scongiura il suo sposo di ritrattare la sentenza; corre lei stessa verso il carcere ad annunciare la lieta novella agli innocenti prigionieri; prega Gregorio di accettare la sua libertà e di sollecitare, presso il Dio che adora, la guarigione di questo figlio, sua unica consolazione e tutta la sua gioia. Il santo confessore, ancora più desideroso di procurare a questo fanciullo la vita dell'anima che la vita del corpo, chiede al cielo un prodigio, ed è esaudito. Fa poi conoscere alla madre e al giovane principe colui che tiene tra le sue mani i destini dei mortali; li istruisce nella dottrina evangelica e, prima di lasciarli, li rigenera nelle acque del battesimo.
Il nuovo pericolo al quale Gregorio e i suoi compagni erano appena scampati accrebbe ancora la loro fiducia in Dio, che li proteggeva in modo così visibile, e, sotto la salvaguardia della sua provvidenza, si misero senza timore in cammino. Il Pontefice non si stancava mai di predicare il Vangelo ovunque passasse. Il suo zelo lo condusse un giorno al palazzo di un capo di tribù idolatra che voleva ascoltarlo. Convinto che quest'uomo, potente in opere e in parole, insegnasse dogmi divini, questo capo si convertì e i suoi sudditi lo imitarono. Accreditò persino il suo benefattore presso altri cinque re, che, al suo esempio, abbracciarono la fede cristiana, trascinando con sé le province sottomesse al loro dominio.
Pellegrinaggio a Gerusalemme e Roma
Dopo aver visitato i Luoghi Santi, Gregorio si reca a Roma dove viene ricevuto da papa Anastasio.
Questi principi avevano trovato nella conoscenza delle verità della fede e nella partecipazione ai nostri santi Misteri, una felicità ben superiore a tutte le delizie della loro corte. Fu dunque per testimoniare la loro gratitudine al Signore che presero la risoluzione di lasciare, per qualche tempo, i loro Stati e di andare, sotto l'umile abito di pellegrini, a visitare i luoghi santificati dalla vita e dalla morte del Figlio di Dio.
Gregorio, al quale nessun sacrificio sembrava impossibile quando si trattava della gloria del suo Dio e della salvezza delle anime, incantato d'altronde di trovare così sante disposizioni nei suoi figli spirituali, acconsentì a prolungare il suo esilio, per condurre questi neonati della Chiesa nei luoghi dove essa stessa prese nascita. Il viaggio, sebbene lungo, fu felice; arrivarono senza incidenti a Gerusalemme. Alla vista di questa regina delle nazioni, vedova della sua gloria, coperta di rovine, sottomessa alla dominazione straniera, calpestata dalle legioni romane, Gregorio e tutto il suo nobile seguito piansero sullo strano accecamento dei Giudei, che avevano osato consegnare alla morte l'autore della vita, e, di fatto, attirarsi così grandi sventure. Visitarono, nel raccoglimento e nella tristezza, tutti i luoghi santificati dalla Passione del Dio Salvatore: il giardino del Getsemani, testimone del suo sudore di sangue; la casa di Pilato, dove apparve, coronato di spine, con una canna in mano; quella via dolorosa attraverso la quale, esausto di sofferenze e di fatiche, saliva al Calvario, soccombendo sotto il peso della sua pesante croce. Poi, dopo aver soddisfatto la loro devozione in questi luoghi di dolorosi ricordi, si trasferirono a Betlemme, al Tabor, alla famosa valle di Giosafat, e, colmi di gioia per aver compiuto il loro voto, pensarono al ritorno. I principi, richiamati nei loro Stati dal bisogno dei loro popoli, non potevano ritardare oltre la loro partenza; ma fu impossibile a Gregorio, che era caduto malato a Gerusalemme, in seguito alle grandi fatiche che aveva sopportato nei suoi lunghi viaggi, mettersi in cammino con loro.
Durante il loro soggiorno nella città santa, Gregorio e i suoi compagni avevano ricevuto tristi e spiacevoli notizie sullo stato della Chiesa di Amnice.
L'Armenia era ancora al potere degli idolatri, e gli editti di proscrizione lanciati contro i ministri di Gesù Cristo non erano stati ritirati. Il dolore che Gregorio ne provò aumentò la sua malattia, e fu presto ridotto all'estremo. Vedendolo in questa situazione disperata, i suoi chierici raddoppiarono le loro preghiere e promisero di recarsi in pellegrinaggio a Roma, se Dio avesse voluto ristabilire quella salute che era loro così cara, e restituire loro la loro guida e il loro padre. Il Signore accolse questo voto di affetto filiale. Qualche tempo dopo, il santo Pontefice recuperò la salute, e subito, ci si diresse verso Roma, dove la gloria dell'antica Gerusalemme sembrava essersi rifugiata. La città eterna fu edificata dalle lunghe visite dei nostri pii viagg iatori alle t pape Anastase Papa che accolse Gregorio a Roma. ombe degli Apostoli, alle quali deve il suo nuovo splendore. Il papa Anastasio, le cui virtù san Girolamo esalta, occupava allora la cattedra di Pietro; ricevette Gregorio con la distinzione che meritavano le sue virtù e le sue sventure.
Incontro con san Martino di Tours
Attratto dalla fama di san Martino, Gregorio si reca in Gallia e riesce a intrattenersi con lui poco prima della sua morte.
A quell'epoca, la Chiesa d'Occidente non era più racchiusa entro Roma, si estendeva lontano nelle Gallie, dove un gran numero di vescovi ne accresceva lo splendore con la loro dottrina e la santità della loro vita. Tra loro, brillava l'illus tre Martino di Martin de Tours Modello spirituale di Aquilino. Tours, le cui opere e i cui prodigi furono, anche prima della sua morte, conosciuti in tutto il mondo. Meravigliato da tutto ciò che la fama pubblicava su questo santo Pontefice e sulle fiorenti Chiese delle Gallie, Gregorio cedette al desiderio di visitarle. Ma, appena lasciata l'Italia, apprese che Martino, soccombendo sotto il peso dell'età, delle sue prolungate fatiche e delle sue austere penitenze, era giunto alla sua ultima ora. Questa triste notizia non gli fece tuttavia cambiare proposito. Determinato a rendere il tributo della sua venerazione alle spoglie del taumaturgo, se non avesse goduto del piacere di trovarlo vivo, proseguì il suo cammino e poté arrivare a Tours ancora abbastanza presto per vedere l'illustre malato.
San Gregorio ebbe con san Martino alcuni pii colloqui che addolcirono molto il dolore che provava per essere da così tanto tempo lontano dalla Chiesa di Amnia, sua sposa, abbandonata al furore e alle devastazioni dei Romani e dei Barbari. Così consolato e fortificato dai saggi consigli del santo vegliardo, riprese la via dell'Italia, attraversò le Gallie evangelizzando, e arrivò nelle Alpi verso l'anno 402.
Ultima missione a Tallard e morte
Terminò i suoi giorni evangelizzando la regione di Tallard nelle Alpi, dove morì all'altare nel 404.
La diocesi di Gap era allora governata da un vescovo, confessore della fede. Gregorio soggiornò presso di lui per qualche tempo e fece parte del santo corteo che lo accompagnò durante la consacrazione di una chiesa costruita dai cattolici ad Allabon, l'odie rna Tal Tallard Luogo dell'ultima missione e della morte di san Gregorio. lard. Gli abitanti di Allabon non vivevano tutti sotto le leggi di Cristo: molti di loro erano ancora dediti alle superstizioni dell'idolatria; lo stesso valeva per le popolazioni circostanti. Il vescovo di Gap, pieno di riguardi per gli esuli e conoscendo il loro zelo apostolico, incoraggiò Gregorio e i suoi compagni a continuare l'opera di conversione in quelle montagne, e non cessò di onorarli con la più cordiale amicizia. Per due anni, il Santo adempì, con l'ammirazione di tutti, le funzioni di pastore o di apostolo a Tallard e nei dintorni, lavorando con ardore, nonostante la sua tarda età e le austerità della sua vita, alla propagazione della fede cristiana. Qui, come ovunque, il Signore rese fecondi i suoi lavori e l'idolatria scomparve interamente da quella valle. Si credeva volentieri a un vescovo dai capelli bianchi, il cui contegno, la cui condotta e i cui discorsi annunciavano che non cercava la propria gloria, ma la gloria di colui che lo inviava; si cedeva senza fatica a colui che veniva, senza alcun motivo di interesse, e che si esponeva a ogni sorta di pericoli per insegnare la retta via che conduce all'eterna felicità.
Talvolta Gregorio si sedeva, come Gesù, in mezzo ai fanciulli per istruirli e prepararli a versare il loro sangue per la fede, al momento della prova, nonostante la debolezza della loro età. Talvolta andava a curare gli infelici, respirando l'aria infetta dei loro oscuri tuguri, non temendo di medicare le loro piaghe, non arrossendo nel sollecitare per loro il soccorso dei ricchi; Dio solo era il movente di questa caritatevole condotta; Dio solo lo fortificava nelle sue pene; Dio solo lo rendeva raggiante di gioia in mezzo ai suoi lavori più duri; un amore immenso gli faceva sopportare tutto per la gloria del sovrano Maestro. I fedeli, alla vista di tanto eroismo, levavano le loro mani supplicanti verso il cielo per scongiurarlo di prolungare i giorni di un pastore, divenuto loro padre, che rendeva la loro vita così dolce e la salvezza così facile.
Ma quello era il termine che Dio aveva assegnato alla sua missione straordinaria, dopo la quale voleva coronarlo e metterlo in possesso della suprema beatitudine. Lo chiamò a sé il 21 settembre dell'anno 404. Gregorio morì all'altare, colpito da apoplessia, nell'istante stesso in cui aveva appena consumato il santo sacrificio; è in quel giorno che si celebra la sua festa a Talla Tallard Luogo dell'ultima missione e della morte di san Gregorio. rd e che da tutte le parrocchie vicine si compie un grande concorso alla tomba del Beato.
Culto e protezione delle reliquie
Le sue reliquie, miracolosamente preservate da un rogo nel XVII secolo, sono oggetto di una devozione confermata da diversi papi.
## CULTO E RELIQUIE.
Il pio vescovo di Gap che, due anni prima, aveva consacrato la chiesa di Tallard, venne egli stesso a rendere gli onori della sepoltura a questo pastore tanto rimpianto. Consolò i fedeli, mostrando loro quanto fossero fortunati a possedere, nelle spoglie mortali del santo prefetto, un così ricco tesoro. La voce del popolo e del clero, come si usava allora, acclamò Gregorio col nome di Beato, e si venne da lontano a pregare sulla sua tomba. Il Signore non tardò a giustificare questo culto, permettendo che vi si operassero diversi miracoli: zoppi vi furono raddrizzati, muti vi trovarono la parola, ciechi la vista; più di una volta cadaveri, deposti su questa tomba sacra, furono richiamati alla vita.
La città di Tallard, riconoscente verso il suo benefattore, costruì in suo onore una cappella, dove furono deposti i suoi gloriosi resti racchiusi in una bella teca d'argento. Gli eretici del XVII secolo, che devastarono con tanta furia questo paese per rovesciarvi il culto cattolico, non mancarono di prendersela con coloro che lo avevano stabilito. Profanarono la chiesa parrocchiale e la cappella di San Gregorio eretta nello stesso luogo, portarono via la teca e le reliquie del Santo; e, come se avessero temuto la potenza di quelle ossa inanimate, vollero annientarle. Per eseguire questo progetto sacrilego, accesero un fuoco sulla piazza pubblica e ve le gettarono, alla vista dei fedeli addolorati per questo atroce attentato e che chiedevano, a gran voce, vendetta per un tale insulto fatto alla loro pietà. Dio, geloso della gloria dei suoi Santi come della propria, esaudì questa preghiera: il cielo, scintillante di lampi, si coprì di fitte nubi: una grande pioggia venne a spegnere il fuoco del rogo; cadeva così abbondante che le strade di Tallard furono trasformate in torrenti. Tuttavia le acque, trascinando nei loro flutti tutto ciò che incontravano, rispettarono le ossa del Beato e le lasciarono all'asciutto. Questo prodigio coprì di confusione gli empi profanatori; temendo che il fulmine si abbattesse sulle loro teste per punire all'istante il loro misfatto, si affrettarono a fuggire. Una donna pia raccolse le sante reliquie e le rimise, nella chiesa, al parroco della parrocchia.
Di secolo in secolo fino a noi, prodigi sorprendenti hanno illustrato la tomba del beato Gregorio. Il rispetto profondo che tutti i religiosi abitanti della contrada gli portavano, la folla che vi si accalcava ogni anno, con la consolazione di esservi frequentemente esauditi, lo spirito di fervore che animava la maggior parte dei pellegrini, venuti a rendere i loro doveri all'apostolo zelante al quale i loro padri avevano dovuto la loro conversione, fecero sì che si sollecitasse, presso Innocenzo X, la beatificazione di s an Gregori Innocent X Papa presso il quale fu sollecitata la beatificazione. o. Il Papa, dopo esame canonico, permise che si rendessero a questo illustre pontefice gli onori dovuti ai Beati. Più tardi, Clemente XIII, con un breve in data 5 settembr e dell'anno Clément XIII Papa che concesse indulgenze per il culto di san Gregorio. 1768, vistato a Gap dall'Ordinario, l'11 maggio 1770, concesse, per sette anni, un'indulgenza plenaria, il giorno della festa di san Gregorio, e anche un altro giorno designato dal vescovo della diocesi (questo giorno era la prima domenica dopo il 21 settembre), a tutti i fedeli di entrambi i sessi che, veramente pentiti, essendosi confessati e avendo fatto la comunione, visiteranno devotamente, nell'Ottava della festa, la chiesa parrocchiale di San Gregorio, a Tallard, nella diocesi di Gap, e che vi pregheranno per la pace dei principi cristiani, l'estirpazione delle eresie e l'esaltazione della santa Chiesa, nostra madre. I vescovi di Gap, dal canto loro, favorirono questo culto di san Gregorio, e lo incoraggiarono non solo con le loro parole, ma anche con l'autorità del loro esempio. Tra tutti, si sono fatti notare Mons. Arthur de Lionne e Mons. de Pérouus, prelati di gloriosa memoria, che circondarono le sante reliquie del beato patrono di Tallard di una grande venerazione e di una fiducia intera.
Estratto dalla Histoire hagiologique du diocèse de Gap, di Mons. Depéry.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Elezione alla sede episcopale di Amnice
- Fuga dall'Armenia in seguito all'invasione dei Romani e dei barbari
- Pellegrinaggio alla tomba di san Tommaso nelle Indie
- Viaggio a Gerusalemme e Roma
- Incontro con san Martino di Tours
- Evangelizzazione della valle di Tallard
- Morto all'altare durante la celebrazione della messa
Miracoli
- Moltiplicazione del cibo per i poveri
- Guarigione miracolosa del figlio di un re barbaro
- Protezione contro le fiere (aspide, basilisco, leoncino)
- Preservazione delle reliquie dal fuoco e dall'acqua a Tallard nel XVII secolo
Citazioni
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Siamo figli dei Santi; attendiamo quella vita che Dio darà a coloro che non cambiano mai la fede che gli hanno giurato
Costantino e Zoziana (genitori)