3 aprile 9° secolo

San Niceta di Medicio

Abate

Festa
3 aprile
Morte
3 avril 824 (naturelle)
Categorie
abate , confessore , eremita
Epoca
9° secolo

Abate del monastero di Medicio nel IX secolo, Niceta fu un eroico difensore del culto delle immagini di fronte all'eresia iconoclasta. Dopo aver subito lunghi anni di prigione ed esilio sotto l'imperatore Leone l'Armeno, terminò i suoi giorni in penitenza vicino a Costantinopoli. È riconosciuto per la sua santità, la sua umiltà e i suoi numerosi miracoli.

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Sezioni di lettura: 7

SAN NICETA, ABATE

Vita 01 / 07

Giovinezza e vocazione

Nato a Cesarea di Bitinia, Niceta viene affidato alla nonna dal padre Filarete, che si ritira dal mondo. Da giovane, sceglie la vita solitaria prima di unirsi a un monastero.

Il Santo di cui descriveremo le belle azioni nacque a Cesarea, in Bitinia. Suo padre si chiamava Filarete; godeva di grande reputazione in quella città a causa della vita irreprensibile che vi conduceva. Diede prova della sua eminente virtù quando Dio ritirò da questo mondo la sposa che gli aveva dato, e con la quale lavorava per acquisire le più eroiche virtù del Cristianesimo; poiché questa pia donna, essendo morta otto giorni dopo aver dato alla luce il piccolo Niceta di cui pa rliamo, Nicétas Abate del monastero di Medikion e confessore della fede contro l'iconoclastia. questo padre afflitto risolse, per ispirazione celeste, di lasciare il secolo di cui conosceva la malizia, e di ritirarsi in qualche luogo solitario dove fosse sconosciuto a tutti i suoi parenti. Per eseguire questo progetto, affidò suo figlio Niceta alle cure della nonna, dopo avergli tuttavia tagliato i capelli e averlo offerto a Dio come un altro piccolo Samuele, al quale augurò e diede ogni sorta di benedizioni. In seguito se ne andò e non pensò più che alla grande faccenda della sua salvezza. La storia non segna il seguito della sua vita, che non può essere stata che molto felice; ma quanto a suo figlio Niceta, non appena fu in grado di discernere il bene dal male, e la corruzione del mondo dalla santità della vita degli antichi eremiti, disse addio a tutti i suoi parenti e a tutti i suoi amici, per andare a godere, in un luogo appartato, delle delizie della vita solitaria.

Per riuscire nel suo disegno, andò a trovare un santo vecchio che viveva nell'esercizio di grandissime mortificazioni, in una povera grotta costruita sulla riva di un fiume, in un deserto. Avendo lo spirito molto docile e cercando solo di essere istruito, apprese, in brevissimo tempo, da quel buon maestro, tutte le regole della vita solitaria e religiosa; il santo vecchio, scoprendo nel suo discepolo belle disposizioni per vivere in comunità e rendervi grandi servizi, gli consigliò di andare al monastero di Medicio, fond ato da poco sul mon monastère de Médice Monastero fondato sul monte Olimpo dove Niceta fu abate. te Olimpo da san Niceforo (che ne era il s uperiore), sott saint Nicéphore Fondatore e primo abate del monastero di Medicio. o l'invocazione di san Sergio, e con la regola degli Acoemeti. Niceta obbedì a questo consiglio; andò a presentarsi e fu ricevuto in quel monastero; vi fece così grandi progressi nella virtù che, dopo qualche tempo, fu giudicato degno di ricevere il carattere sacro del sacerdozio, che gli fu conferito da san Tarasio, patriarca di Costa ntinopoli (79 saint Taraise Patriarca di Costantinopoli che ordinò Niceta. 0).

Vita 02 / 07

Vita monastica a Medicio

Su consiglio di un eremita, raggiunse il monastero di Medicio sul monte Olimpo, diretto da san Niceforo. Lì fu ordinato sacerdote da san Tarasio nel 790.

Qualche tempo dopo, Niceforo riconobbe in lui tanta prudenza e tanta virtù, che gli affidò interamente la guida dei suoi religiosi; affinché avesse modo, tuttavia, di occuparsi solo di far osservare la regolarità per lo spirito, il santo Abate gli diede come procuratore un altro religioso di eminente virtù, chiamato Atanasio. Era una cosa degna di ammirazione vedere questi due saggi religiosi, l'uno vegliante sullo spirito, SAN NICETA, ABATE. 177 e l'altro sul temporale, lavorare ugualmente alla loro santificazione, senza che le loro grandi cure facessero loro diminuire nulla delle austerità che avevano intrapreso. La singolare pietà di questi due santi personaggi appariva soprattutto quando erano occupati nella celebrazione della santa messa, Niceta in qualità di sacerdote e Atanasio che gli serviva da diacono. Il primo appariva come colto da un così profondo rispetto stando all'altare, che si sarebbe detto che vedesse Gesù Cristo con i suoi occhi corporei; e il secondo, voglio dire il diacono Atanasio, era di solito così raccolto ed elevato nella contemplazione di questo alto mistero, che non poteva arrestare il torrente delle sue lacrime; il popolo si faceva un dovere di assistere a una cerimonia così edificante, a un sacrificio offerto da mani così pure.

Vita 03 / 07

Abbazia e miracoli

Dopo la morte dei suoi mentori Atanasio e Niceforo, Niceta divenne abate. La sua vita esemplare e la sua umiltà gli valsero il dono dei miracoli, in particolare guarigioni ed esorcismi.

Il beato Niceta si trovò, qualche tempo dopo, privato della più dolce consolazione che potesse avere sulla terra, perdendo dapprima Atanasio, suo intimo amico, e in seguito il beato Niceforo, che considerava come un vero padre: questi virtuosi personaggi morirono entrambi per andare a ricevere la ricompensa della loro insigne pietà. L'afflizione di Niceta fu accresciuta dal peso dell'incarico che tutti i religiosi gli imposero, scegliendolo per succedere a Niceforo, sotto il quale aveva governato fino ad allora. Non ci si ingannò in questa scelta: poiché si vide, nella persona di questo degno abate, un perfetto modello di tutte le virtù religiose; egli vegliava talmente sul temporale della casa, al posto di Atanasio, che non trascurava nulla tuttavia di tutto ciò che aveva rapporto alla perfetta regolarità. Egli stesso era una regola vivente, poiché si vedeva nella sua condotta tutto ciò che esigeva dagli altri.

Una vita così esemplare e così innocente, accompagnata da una perfetta umiltà e da una semplicità straordinaria, gli fecero meritare il dono dei miracoli: scacciava i demoni dai corpi degli ossessi, rendeva la parola ai muti e l'uso del perfetto ragionamento agli insensati, e operava molte altre meraviglie che si potranno vedere nel racconto intero della sua vita dato dal suo discepolo Teoctisto.

Contesto 04 / 07

La persecuzione iconoclasta

L'imperatore Leone l'Armeno rilancia l'eresia iconoclasta. Niceta, rifiutandosi di cedere, viene gettato in un carcere infetto e poi esiliato in condizioni climatiche proibitive.

Ma non possiamo omettere le lotte che dovette sostenere per la fede. L'imper atore Leone, l'Armeno, rinn L'empereur Léon, l'Arménien Imperatore bizantino iconoclasta che scatenò la persecuzione contro le immagini. ovando l'eresia degli Iconoclasti, o dis hérésie des Iconoclastes Movimento religioso che rifiuta il culto delle immagini, causa della persecuzione dei due santi. truttori di immagini, che la pia imperatrice Irene aveva quasi estinto, scatenò contro gli ortodossi una nuova persecuzione. Aveva fatto riunire un falso Concilio nella chiesa di Santa Sofia. Vedendo che i vescovi cattolici che vi si incontrarono non volevano affatto acconsentire alle proposte degli eretici, fece chiamare tutti i capi dei monasteri nel suo palazzo per farli piegare alle sue volontà; ma non poté ottenere nulla da quei cuori invincibili, che rimanevano fermi nei sentimenti della fede ortodossa; decise allora, dopo aver usato le vie della dolcezza, di esercitare sulle loro persone grandi crudeltà; e poiché Niceta era uno dei più ragguardevoli, e colui che incoraggiava maggiormente gli altri a rimanere costanti nella loro fede, lo fece gettare in un orribile carcere, il cui solo odore era insopportabile. Alcuni empi, senza religione, aggiunsero insulti e oltraggi a questo supplizio per compiacere maggiormente l'imperatore. Il Santo sopportò questa persecuzione con una generosità ammirevole, essendo ben lieto di soffrire e persino di morire, se fosse stato necessario, per una tale causa: ma il consiglio dell'imperatore, avendo giudicato opportuno allontanare questo grande uomo, la cui reputazione era troppo nota in tutto il paese, lo fece condurre in un luogo molto lontano e lo rinchiuse in un castello di campagna, dove gli fece subire nuove persecuzioni. Si

VIES DES SAINTS. — TOME IV. 12 ebbe la durezza di lasciarlo in un luogo completamente scoperto, senza alcun mobile e persino senza letto: era costretto a sopportare, in pieno inverno, le piogge, le nevi, il freddo e le altre incomodità di una così dura stagione, senza che nessuno avesse alcuna compassione per lui in quello stato. Lo lasciarono in quella triste dimora, privo di ogni soccorso, per lo spazio di circa un anno; in seguito, lo condussero ancora più lontano, sotto la guardia di un crudele e barbaro conduttore; ma il Santo, animato dallo spirito dei martiri perseguitati, conservava una grande gioia nel suo cuore per essere stato trovato degno di soffrire tanti mali per la difesa della verità.

Vita 05 / 07

La caduta e il pentimento

Ingannato da un astuto stratagemma imperiale, Niceta comunica brevemente con il falso patriarca Teodoto. Resosi conto della sua colpa, fa penitenza e torna a sfidare l'imperatore a Costantinopoli.

Un anno dopo, l'imperatore, volendo ammansire gli animi per farli accondiscendere alle sue volontà, fece venire a Costantinopoli tutti i vescovi e tutti gli abati; molti furono abbastanza vili da acconsentire ai desideri del principe, di cui temevano l'indignazione. Quanto a coloro che perseverarono nella ferma risoluzione di morire piuttosto che tradire la propria coscienza, l'imperatore fece esporre loro maliziosamente che si esigeva soltanto che comunicassero una sola volta con il patriarca Teodoto, patriarche Théodose Patriarca iconoclasta intruso sulla sede di Costantinopoli. che era stato posto sul trono episcopale al posto del vero patriarca, mandato in esilio. Non comprendendo appieno il disegno del principe e non scorgendo l'inganno che veniva loro teso, costoro andarono a trovare il pio abate Niceta nella prigione in cui era tenuto rinchiuso, e gli addussero tante ragioni per indurlo ad andare con gli altri a comunicare una sola volta con il nuovo patriarca, che egli si lasciò convincere, non per viltà, né per evitare le pene dell'esilio e della prigione, ma per un motivo di sottomissione alla volontà di tanti grandi uomini, che lo sollecitavano a compiere un passo che egli non credeva pericoloso per il fondamento della causa. Niceta e gli altri Padri conferirono dunque ancora con Teodoto come l'imperatore desiderava, senza tuttavia acconsentire agli errori che egli sosteneva; e, terminata l'assemblea, tutti ebbero la libertà di tornare nel proprio paese; ma il santo abate Niceta, più lungimirante degli altri e più zelante dei suoi confratelli per gli interessi della Chiesa, si accorse presto di aver commesso una colpa e che il passo che aveva compiuto poteva avere grandi conseguenze; invece di tornarsene contento come gli altri nel suo monastero, pensò di fare una durissima penitenza e di cercare i mezzi per riparare al male che credeva di aver fatto. Guidato da questo sentimento, salì su una nave che lo condusse nell'isola di Proconneso, verso le coste dell'Ellesponto; ma una nuova luce gli fece conoscere che era più opportuno che riparasse la sua colpa nel luogo stesso in cui l'aveva commessa.

Niceta dunque, essendo pronto a subire il martirio se fosse stato necessario, tornò a Costantinopoli, dove dichiarò senza timore di riconoscere di aver agito male comunicando con il falso patriarca Teodoto. L'imperatore, avendo appreso quanto stava accadendo, gli ordinò di tornare nel suo monastero, altrimenti lo avrebbe fatto punire come meritava. Il generoso confessore rispose a quel principe che non temeva affatto le sue minacce e che era ben lieto di fargli sapere che era stato indotto a compiere un passo che non avrebbe dovuto fare, e che il solo rispetto per tanti venerabili anziani glielo aveva fatto compiere; che per il resto, se ne pentiva e che non era affatto in comunione con lui; ma che si atteneva all'antica tradizione della Chiesa e dei santi Padri che lo avevano preceduto.

Martirio 06 / 07

Esilio e liberazione

Imprigionato di nuovo dall'empio Antimo, sopporta sei anni di privazioni estreme. Viene liberato nell'820 dopo l'assassinio dell'imperatore Leone.

L'imperatore diede subito ordine a un ufficiale, di nome Zaccaria, di tenerlo rinchiuso sotto la sua custodia. Zaccaria obbedì al suo principe; ma conosceva così perfettamente il merito di Niceta, che lo trattò con ogni sorta di dolcezza, e aveva un così grande rispetto per la sua persona, che non osava guardarlo in faccia. L'imperatore, avvertito di questa buona accoglienza che Zaccaria riservava al santo Confessore, inviò Niceta in esilio in un'isola molto lontana, sotto il comando di un empiissimo mago, Antimo Anthime, surnommé Caïphe Fratello di Cosma e Damiano, martire insieme a loro. , soprannominato Caifa a causa della sua vanità. Questo uomo malvagio, per mantenersi nelle buone grazie degli eretici e dell'imperatore, gettò il beato Niceta in un oscuro e profondo carcere dove il Santo era privato della luce del giorno e del commercio di tutti gli uomini; gli dava per tutto nutrimento, al giorno, qualche pezzo di pane nero e tutto ammuffito, che faceva gettare attraverso lo spiraglio della fossa dove si trovava, e, per la sua bevanda, non gli dava che acqua corrotta. Questo empio credeva di guadagnare così qualcosa sullo spirito del santo Confessore, e di obbligarlo a cedere alle volontà del principe; ma Niceta, che aveva compreso quale fosse la gloria e la felicità di coloro che soffrono la persecuzione e la morte stessa per le verità della fede, rimase incrollabile; era più risoluto che mai a dare di buon cuore la sua vita, piuttosto che approvare delle eresie. L'invincibile Confessore rimase cinque o sei anni in questa prigionia, sopportando pene inconcepibili; ma se il suo corpo era nel disagio nel suo carcere, il suo spirito godeva di una libertà sovrana: poiché, oltre all'alto grado di orazione in cui fu elevato, Dio lo favorì ancora del dono dei miracoli; liberò, con le sue preghiere, il suo amico Zaccaria, che era stato preso dai barbari mentre si recava nella provincia di Tarso; e tre giovani fratelli, che conoscevano il suo insigne merito, furono ancora salvati da un naufragio evidente invocando il suo nome. Ma infine Dio, accontentandosi della volontà sincera che Niceta aveva di spargere il suo sangue e di dare la sua vita per la sua gloria, lo rese vincitore della malizia dei suoi nemici; poiché l'imperatore Leone, essendo stato massacrato ai piedi stessi degli altari, il giorno di Natale dell'anno 820, la pace fu resa alla Chiesa; e Niceta, godendo del privilegio accordato a tutti gli altri Confessori, uscì dalla sua prigione, meno contento di questa libertà, che se gli avessero fatto soffrire la morte per la causa che difendeva.

Culto 07 / 07

Ultimi anni e culto

Terminò i suoi giorni in un ritiro ascetico vicino a Costantinopoli e morì nell'824. Il suo corpo fu solennemente trasferito al monastero di Medicio.

Questo generoso Confessore, non vedendosi più sottomesso alla crudeltà dei tiranni e non avendo più nemici che gli muovessero guerra, divenne egli stesso il proprio persecutore e si armò contro il proprio corpo, per compiere, con la spada della penitenza, il sacrificio che avrebbe desiderato consumare nella persecuzione attraverso il martirio. Cercò dunque una solitudine dove potesse compiere il suo disegno; ne trovò una che era poco distante dalla città di Costantinopoli; vi costruì un piccolo ritiro dove conduceva una vita più angelica che umana; ma le nuove austerità che vi praticava, aggiunte alle estreme durezze che gli avevano fatto soffrire per lo spazio di sei anni nella prigione sotterranea in cui era stato gettato, lo condussero presto alla tomba. Cadde gravemente malato e, dopo diversi giorni di languore, durante i quali si era preparato all'ultimo passaggio comune a tutti gli uomini, rese pacificamente il suo spirito a Dio, il 3 aprile 824.

Non appena si seppe della sua morte nella città di Costantinopoli, tutti testimoniarono dolore e rispetto: si implorava in ogni occasione il soccorso di questo venerabile personaggio, che aveva mostrato una costanza apostolica per la difesa della fede. Teofilo I, arcivescovo di Efeso, e Giuseppe, arcivescovo di Tessalonica, assistettero ai suoi funerali e condussero il suo santo corpo nel suo monastero di Medicio. Quando questo deposito sacro giunse al monastero, fu posto nel sepolcro di san Niceforo, che san Niceta aveva fatto costruire egli stesso durante la sua vita.

Surius e i Bollandisti.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita a Cesarea in Bitinia
  2. Ingresso nel monastero di Medicio sul monte Olimpo
  3. Ordinazione sacerdotale da parte di san Tarasio nel 790
  4. Elezione ad abate del monastero di Medicio
  5. Imprigionamento ed esilio sotto l'imperatore Leone l'Armeno per la difesa delle immagini
  6. Liberazione nell'820 dopo la morte dell'imperatore
  7. Ritiro solitario vicino a Costantinopoli fino alla morte

Miracoli

  1. Esorcismi di ossessi
  2. Guarigione di muti e folli
  3. Liberazione miracolosa di Zaccaria, prigioniero dei barbari
  4. Salvataggio di tre fratelli da un naufragio tramite l'invocazione del suo nome

Citazioni

  • Gettate il servo inutile nelle tenebre esteriori. Mt 25,30 (citato nell'introduzione)

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo