Nato schiavo in Sicilia da genitori africani, Benedetto fu affrancato alla nascita e condusse dapprima una vita da eremita rigorosa prima di unirsi ai Frati Minori. Sebbene analfabeta e semplice frate, fu nominato superiore del suo convento in ragione della sua santità e della sua sapienza infusa. Morì a Palermo nel 1589, celebre per i suoi numerosi miracoli e la sua profonda umiltà.
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SAN BENEDETTO IL MORO (1589).
Origini e giovinezza in Sicilia
Benedetto nasce in Sicilia da genitori schiavi di origine africana e ottiene la libertà fin dalla nascita. Cresce nella pietà lavorando come pastore, distinguendosi per la sua pazienza di fronte alle derisioni dei suoi coetanei.
Benedetto il M Benoît le More Religioso francescano siciliano di origine africana, canonizzato per la sua pietà e i suoi miracoli. oro nacque in Sic Sicile Isola italiana dove il santo ha esercitato il suo ministero. ilia, verso l'anno 1526, da genitori schiavi e appartenenti alla razza africana; da qui derivò a san Benedetto il suo soprannome di Moro (negro). Cristoforo Manasseri, suo padre, e Diana Lercari, sua madre, erano cristiani. San Filadelfo, antico villaggio della Sicilia, oggi chiama San-Fratello Paese natale di San Benedetto in Sicilia. to San Fratello, senza dubbio in memoria del nostro Santo, era il luogo in cui abitavano. Sebbene nessuno dei due godesse della libertà corporale, possedevano per le loro virtù quella che appartiene a tutti i veri figli di Dio in qualunque condizione si trovino. La religione aveva benedetto il loro matrimonio; ma, per non dare alla luce figli schiavi come loro, vivevano nella continenza. Sulla promessa che fece loro il padrone di affrancare il loro primogenito, il cielo donò loro san Benedetto. Benedetto fu allevato con cura nella pietà e nell'amore di Dio da genitori che si distinguevano per una fede viva, un grande amore per la Santa Vergine e una carità ardente. Di buon'ora gli fu affidata la custodia delle greggi di cui suo padre aveva l'intendenza; privo di ogni scienza umana, fece rapidi progressi nella scienza divina. I suoi lavori gli permettevano di occuparsi di Dio: perciò lo si trovava senza sosta assorto nella preghiera e nella meditazione; passava lunghe ore in ginocchio in mezzo alle pianure in colloqui intimi con il cielo. I suoi piccoli compagni, ai giochi dei quali rifiutava di unirsi, lo perseguitavano in ogni modo, prendendolo in giro, deridendolo e sommergendolo di ingiurie e scherni. San Benedetto cercava di evitarli, non per sottrarsi alle sofferenze, ma perché la sua solitudine era turbata.
L'incontro con Girolamo Lanza
A 21 anni, dopo aver lavorato come bracciante, incontra l'eremita Girolamo Lanza che lo invita a seguirlo. Benedetto vende i suoi beni per abbracciare una vita di radicale austerità in varie solitudini siciliane.
Essendo riuscito a forza di lavoro a mettere da parte qualche risparmio, il nostro Santo comprò un paio di buoi e lavorò per tre anni per conto proprio. Occupato a compiere la volontà di Dio nella condizione in cui il cielo lo aveva fatto nascere, era contento della sua sorte e non pensava a cambiare stato. La sua pietà lo portava a santificare tutte le sue occupazioni, e mentre le sue mani lavoravano per procurargli il nutrimento corporale, il suo spirito si alimentava con la meditazione delle verità sante che la religione ci insegna. Tale fu, fino all'età di ventun anni, la condotta del giovane e pio bracciante; condotta assai adatta a servire da esempio a coloro che, come lui, si dedicano all'agricoltura. Vi era allora, nei dintorni di San Fratello, un eremita chiamato fra Girolamo Lanza. Era un uomo frère Jérôme Lanza Eremita che chiamò Benedetto alla vita religiosa. di buona famiglia e sposato, che, dopo aver venduto i suoi beni, si era, col consenso della sposa, ritirato in un eremo dove ripercorreva la vita penitente degli antichi solitari d'Egitto. Un giorno che questo buon religioso camminava nella campagna, vide dei mietitori che facevano di Benedetto l'oggetto delle loro derisioni. Avendo guardato fissamente questo giovane, scoprì, sotto i tratti di un nero, gli indizi dell'anima più candida. Rimproverò ai mietitori le loro battute sconvenienti, e annunciò loro che in poco tempo avrebbero sentito parlare di colui che trattavano con disprezzo. Avendolo trovato, più tardi, nella capanna che abitava, gli disse: «Che fa qui Benedetto? vendete i vostri buoi e venite nel mio eremo». Molto più docile del giovane al quale Nostro Signore diede un tempo un consiglio pressappoco simile, il servo di Dio non esitò; e sebbene i suoi buoi avessero per lui un grande valore, per la pena che si era preso ad ammassare il denaro che gli erano costati, non tentennò, e credendo di udire la voce di Gesù Cristo che gli parlava per bocca dell'eremita, li vende subito, ne dona il prezzo ai poveri, e avendo ottenuto il consenso dei suoi genitori, si reca all'eremo di Padre Girolamo. Nell'eremo di Santa Domenica condusse la vita degli antichi solitari: si era fatto un abito di foglie di palma che non lasciò mai, trattava il suo corpo da schiavo, castigandolo duramente e non accordandogli per tutto nutrimento che erbaggi una sola volta al giorno in piccola quantità e non dandogli che un po' d'acqua per bevanda. La reputazione degli eremiti di Santa Domenica non tardò a diffondersi, e si vide il popolo affluire verso quella solitudine. San Benedetto e i suoi compagni ebbero paura della dissipazione e partirono. Si ritirarono dapprima nella valle di Nazzara, e otto anni dopo, nella solitudine arida e gelata di Mancesa: essi tolsero ai lupi le loro caverne per trovarvi riparo e vivervi.
Ingresso tra i Francescani
Dopo la fusione della sua comunità con l'ordine francescano per volere di Pio IV, Benedetto si unisce al convento di Santa Maria a Palermo. Qui esercita umilmente la funzione di cuoco, segnata da miracoli di moltiplicazione del cibo.
In seguito a un miracolo operato da san Benedetto, i malati accorsero a Mancesa: fu necessario partire di nuovo. Monte Pellegrino, a mezza lega da Palerm Palerme Città natale e luogo del miracolo principale della santa. o, fu il luogo che scelsero: vi costruirono povere celle con pezzi di roccia; ma erano così poveri che non sapevano come avere una cappella. La Provvidenza vi provvide: il viceré di Sicilia ne fece costruire una e vi aggiunse alcune celle e una cisterna d'acqua. Essendo morto il superiore degli eremiti di San Francesco, i compagni di san Benedetto lo scelsero per sostituirlo ed egli rimase alla loro guida fino al 1562. Allora gli eremiti di San Francesco furono riuniti da Pio IV all'Ordine che li aveva generati. San Benede Pie IV Papa che ha autorizzato il culto di Corrado. tto s i consacrò alla riforma che Ordre qui les avait enfantés Ordine religioso accolto da Engelberto a Colonia. cominciava a introdursi tra i figli del patriarca d'Assisi. Abitò successivamente diversi conventi dove si fece notare per le austerità della penitenza, e da ultimo quello di Santa Maria, vicino a Palermo, dove gli furono affidate le mansioni di cuoco. Un giorno la carestia colpì il convento, ed era impossibile uscire, a causa della neve, per andare a chiedere l'elemosina. San Benedetto non perse la fiducia. La sera, prese con sé il confratello che lo aiutava in cucina: riempirono d'acqua diversi grandi vasi che si trovavano lì; poi, novello Eliseo, il Santo nero invoca, con grande fiducia, la fecondità di Dio sull'oblazione della sua preghiera. La notte trascorse interamente in questa amorosa e fiduciosa orazione. Quando giunse il mattino, Benedetto e il suo compagno andarono in cucina. I vasi che avevano preparato la vigilia si trovarono pieni di pesci ancora palpitanti e in numero così grande che bastarono abbondantemente ai bisogni della comunità. Un giorno di Natale, si lasciò talmente assorbire dalla sua orazione, che dimenticò di preparare il pranzo al quale doveva partecipare l'arcivescovo di Palermo che era venuto a officiare al convento, e tuttavia, al momento di mettersi a tavola, questa si trovò servita come conveniva. Miracoli di questo genere si rinnovarono più volte in favore di san Benedetto.
Superiore e taumaturgo
Sebbene analfabeta e semplice frate, viene nominato guardiano del convento nel 1578, poi maestro dei novizi. La sua reputazione di santità e i suoi doni di profezia attirano le folle, in particolare durante il suo passaggio a Girgenti.
Nel 1578 il nostro Santo si vide, con suo grande dolore, nominato guardiano del suo convento. La sua posizione era delicata e difficile, poiché era solo un semplice frate e doveva comandare dei sacerdoti; ma mise tanta dolcezza, umiltà, mansuetudine e abnegazione nell'adempimento delle sue funzioni, che si conciliò gli animi e tutti lo ammiravano e veneravano. Erano passati tre anni da quando era guardiano del convento di Santa Maria quando dovette recarsi a un capitolo che si teneva a G irgenti. Girgenti Città siciliana dove Benedetto si recò per un capitolo del suo ordine. La folla fu tale al suo passaggio, che più volte dovette fuggire per evitarla e non poté più viaggiare che di notte. Il suo ingresso a Girgenti fu una vera ovazione: la sua umiltà ne soffrì, ma si mostrò più grande e più forte della prova a cui veniva sottoposta. L'entusiasmo popolare si spiega quando si vedono i miracoli che san Benedetto non cessava di operare attorno a sé. Sembrava che il cielo gli avesse dato ogni potere sulla vita e sulla morte: penetrava i segreti dei cuori e leggeva nel futuro; non sapeva rifiutare nulla ai poveri: quando finiva di mendicare per il suo convento, dava loro tutto ciò che aveva ricevuto, e il buon Dio, in ricompensa, gli rendeva largamente ciò che distribuiva senza calcolare.
Quando fu al termine del suo incarico, i suoi confratelli, non volendo separarsi da lui, lo nominarono successivamente vicario e maestro dei novizi. Fu un maestro ammirevole e stupì i più istruiti con la sua scienza, lui che non sapeva nemmeno leggere. Da direttore dei novizi, san Benedetto tornò a essere cuoco, e fu una felicità per lui. Era una cucina singolare la sua, poiché i visitatori, dai più grandi signori ai più umili del popolo, non cessavano di riempirla. San Benedetto aveva l'ordine di ricevere tutti, di rispondere a ciascuno, e obbediva con una pazienza che nulla turbava. Il tempo che riusciva a sottrarre e le notti quasi intere erano consacrate alla contemplazione.
Fine della vita e posterità
Benedetto muore nel 1589 dopo aver predetto il suo trapasso. Diventa il protettore degli schiavi africani e viene ufficialmente canonizzato da papa Pio VII.
Nel febbraio del 1589 il Santo si ammalò. Dio stava per ricompensare una vita così santa. Predisse l'ora della sua morte che giunse il 4 aprile. Aveva sessantacinque anni. Aveva ricevuto gli ultimi sacramenti con grandi sentimenti di pietà, e santa Orsola, verso la quale nutriva una grande devozione, era venuta a visitarlo sul suo letto di dolore e aveva inondato la sua povera cella di una luce meravigliosa. Presso la sua tomba avvennero miracoli senza numero. La sua reputazione si diffuse ovunque, e gli schiavi di razza nera lo scelsero come loro protettore e patron o. Pio Pie VII Papa che ha autorizzato il culto del beato Ranieri. VII lo ha annoverato tra i Santi.
Atti della sua beatificazione.
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## IV GIORNO D'APRILE
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita in Sicilia da genitori schiavi africani
- Affrancamento alla nascita in seguito a una promessa del padrone
- Ritiro nell'eremo di Santa Domenica con Girolamo Lanza
- Vita eremitica a Nazzara, Mancesa e Monte Pellegrino
- Ingresso tra i Frati Minori (riforma francescana) nel 1562
- Nomina a guardiano (superiore) del convento di Santa Maria nonostante il suo analfabetismo
- Incarichi di cuoco, vicario e maestro dei novizi
Miracoli
- Moltiplicazione dei pesci in vasi d'acqua durante una carestia
- Tavola imbandita miracolosamente il giorno di Natale mentre era in estasi
- Dono di profezia e lettura dei cuori
- Guarigioni di malati a Mancesa
Citazioni
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Vendete i vostri buoi e venite nel mio eremo
Frate Girolamo Lanza