13 aprile 6° secolo

Sant'Ermenegildo

Giovanni

Re e Martire

Festa
13 aprile
Morte
13 avril, l'an 586, 587 ou 588 (martyre)
Categorie
re , martire
Epoca
6° secolo

Principe visigoto convertito al cattolicesimo dall'influenza di sua moglie Ingonda e di san Leandro, Ermenegildo si oppose all'arianesimo di suo padre, il re Leovigildo. Dopo una guerra civile e una lunga prigionia, preferì la morte alla comunione eretica. Fu decapitato nel 586, diventando un martire il cui sacrificio portò alla conversione della Spagna sotto suo fratello Recaredo.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 9

SANT'ERMENEGILDO, RE, MARTIRE

Vita 01 / 09

Origini e alleanza reale

Ermenegildo, figlio del re visigoto ariano Leovigildo, viene associato al trono e sposa la principessa cattolica Ingonda.

Ermenegildo Herménigilde Principe visigoto di Spagna, martire per la fede cattolica. era il figlio primog enito di L Leuvigilde Re visigoto di Spagna. eovigildo, re dei Visigoti in Spagna, e professava, come lui e la maggior parte dei Visigoti, l'arianesimo.

Leovigildo aveva un altro figlio di nome Recaredo; poiché la corona era stata fino ad allora elettiva presso i Goti di Spagna, questo sovrano, volendola assicurare ai propri discendenti, associò i suoi due figli al regno. Diede persino a ciascuno una porzione dei suoi Stati da governare. Siviglia fu la capitale del territorio che toccò in sorte a Ermenegildo. Suo padre gli cercò una sposa, la cui famiglia fosse abbastanza potente da elevare e consolidare la sua regalità. Chiese tramite u na pompos Indegonde Principessa d'Austrasia, sposa cattolica di Ermenegildo. a ambasceria, e ottenne, Ingonda, figlia di Sigeberto, re d'Austrasia e nipote di Clodoveo. Il matrim onio dov Goswinde Seconda moglie di Leovigildo, persecutrice di Ingonda ed Ermenegildo. ette essere inizialmente gradito a Gosvinda, seconda moglie di Leovigildo e madre di Brunechilde, moglie del re Sigeberto; ella ebbe la soddisfazione di vedere riunito il sangue delle due famiglie reali.

Conversione 02 / 09

Conversione e battesimo

Sotto l'influenza della sposa e di san Leandro, Ermenegildo abiura l'arianesimo e riceve il battesimo cattolico col nome di Giovanni.

Ingonda, accompagnata dai principali signori della corte e seguita da un gran numero di signori franchi, fu condotta in Spagna; vi fu accolta con grandi acclamazioni e, ovunque passasse, le furono resi gli onori dovuti alla sua nascita, al suo merito e al suo rango. Il principe Ermenegildo, che la considerò più attentamente di chiunque altro, avendo notato che era perfetta, ne concepì una gioia che non si può esprimere; le donò subito tutto il suo amore e tutta la sua stima e, fin dal primo incontro, sentì il suo spirito conquistato da una così dolce violenza, che gli sembrò che questa principessa straniera venisse per trattare con lui di un amore ben diverso da quello della carne e del sangue. Ingonda, che se ne accorse facilmente, si insinuò ancora più profondamente nello spirito del principe suo marito e, vedendo infine che la loro amicizia era così strettamente legata che nulla era capace di allentarla o romperla, intraprese la sua conversione. Iniziò col rappresentargli che la loro unione non le sarebbe mai parsa compiuta finché avesse visto tra loro un muro di divisione che li separava per fede e sacramenti. «Per quanto mi riguarda», gli diceva con tenerezza, «se vedessi il minimo raggio di verità nella setta che professate e qualche speranza di salvezza, vi aderirei di buon cuore per legarmi maggiormente alla vostra persona, che amo dopo Dio più di ogni altra cosa al mondo; ma è certo che voi siete nell'errore, che seguite un fantasma invece della verità e che, morendo in questo stato, perdereste la vostra anima, che vorrei riscattare al prezzo di tutto il mio sangue».

Ermenegildo non sapeva cosa rispondere alla forza della verità e dell'amore; diceva solo che questa faccenda meritava bene che ci riflettesse e che tali cambiamenti, nelle persone del suo rango, erano soggetti a molte censure se non avessero avuto grandi ragioni per spiegare la loro condotta. Questa principessa, dopo avergli dato il tempo di riflettere, fece così bene, con la sua abilità, che lo convinse a trattarne con san Leandro, arcivescovo di Siviglia. Questo saggio prelato guidò così bene lo spirito del principe che, con l'assistenza di Dio e i buoni uffici di Ingonda, che non risparmiava nulla per questa conversione, lo trasse dall'errore. Così si verificò ciò che dice san Paolo: «Che l'uomo infedele è guadagnato a Dio e santificato da una donna fedele». Non appena questo generoso principe si vide illuminato dalla verità, volle seguirla. Ricevette dunque il santo Battesimo dei cattolici dalle mani di san Leandro, poiché quello degli Ariani, che non era amministrato nel nome e per l'invocazione della santissima Trinità, era nullo. Il santo vescovo gli diede il nome di Giovanni, sebbene quello di Er mene Jean Principe visigoto di Spagna, martire per la fede cattolica. gildo, come il più noto, gli sia sempre rimasto. Gli amministrò poi il sacramento della Confermazione: il principe lo ricevette con tanta pompa e solennità che fece coniare appositamente delle monete d'oro, sulle quali fece incidere la sua immagine con queste parole: «Evitate l'uomo eretico», per distribuirle durante quella cerimonia.

Contesto 03 / 09

La persecuzione di Ingonda

La regina Gosvinda tenta violentemente di costringere Ingonda all'arianesimo, ma la principessa rimane incrollabile nonostante le torture.

Gosvinda, suocera di Ermenegildo, irritata da questo cambiamento e attribuendolo alla principessa Ingonda, che ne era effettivamente la causa, la fece venire nel suo palazzo, sperando di avere qualche potere su di lei, in qualità di regina madre. Usò tutti gli artifici immaginabili per pervertirla e renderla eretica; ma vedendo che dopo i suoi sforzi non aveva ottenuto nulla, trasportata dall'ira e schiumante di rabbia le disse che «poiché non voleva essere battezzata all'ariana, le preparava un battesimo che l'avrebbe lavata dalla testa ai piedi». Infatti, secondo il resoconto di Gregorio di Tours e di molti altri, dopo aver trascinato lei stessa questa povera principessa per i capelli, fino all'effusione di sangue, la fece prendere da due o tre delle sue serve e ordinò loro di spogliarla, di legarla con delle corde sotto le braccia e di immergerla in questo stato in una peschiera, in una stagione piuttosto fredda.

Era uno spettacolo degno di compassione vedere la figlia di un re di Francia trattata così indegnamente, nello stesso luogo in cui poco prima era entrata con tanta magnificenza. L'empia Gosvinda era tuttavia sul bordo della peschiera; presiedeva a questa ingiusta esecuzione, comandando alle sue sventurate serve di non immergerla tutta in una volta, ma poco a poco, per farle sopportare un martirio più lungo. Ad ogni momento, la malvagia regina le gridava: «Dite che siete ariana e vi salverete». Ma la santa principessa, che non temeva tanto la morte quanto la nudità del suo corpo, rispose costantemente: «Io sono cattolica e voglio morire cattolica. Toglietemi la vita su questa confessione; né l'acqua né il fuoco avranno mai abbastanza forza su di me per indurmi a ritrattare». Sopportò a lungo questo supplizio: la sua costanza stupì quella matrigna che la faceva tormentare. Infine riprese i suoi abiti, essendo uscita dall'acqua come da un anfiteatro dove aveva gloriosamente combattuto e trionfato.

Vita 04 / 09

Guerra civile e riconciliazione effimera

Scoppia un conflitto armato tra padre e figlio, seguito da una riconciliazione mediata da Recaredo.

Ermenegildo, venuto a conoscenza del crudele affronto che la sua matrigna Gosvinda aveva inflitto a sua moglie, ne fu così ferito che dapprima fece esplodere la sua rabbia con violenza, risoluto a vendicare quell'ingiuria fatta alla persona al mondo che gli era più cara. Il padre, vecchio ombroso, si sentì fortemente offeso dalle parole del figlio, e la matrigna, che non cessava di aizzarlo, portò presto le cose all'estremo.

Ecco dunque la guerra dichiarata; il padre compie grandi leve di uomini armati, il figlio fortifica Siviglia e Cordova e invia una celebre ambasceria al l'imperatore d Constantinople Città in cui il santo esercita il suo ministero e il suo patriarcato. i Costantinopoli, che era allora Tiberio II, per ottenerne grandi soccorsi. Si compiono atti di ostilità da entrambe le parti; e, infine, Ermenegildo viene assediato a Siviglia e vi si difende vigorosamente per lo spazio di due o tre anni.

La guerra avrebbe potuto durare ancora a lungo, se la principessa, stanca di vedere queste calamità nate da un affronto che aveva cercato di dissimulare con prudenza, non avesse supplicato il marito, tra le lacrime, di riconciliarsi con suo padre. Questo principe, sentendosi toccato e interiormente mutato, va a prostrarsi davanti all'altare, per protestare, alla presenza di Dio, che abbandonava tutta la giustizia della sua causa alle sole considerazioni della pietà, e che sarebbe morto piuttosto che continuare oltre queste dissensioni a pregiudizio del rispetto che doveva a suo padre. Queste notizie diedero molta gioia a Leovigildo, che inviò subito il suo secondo figlio, chiamato Recaredo, che era all'esercito con lui, affinché convincesse il fratello maggiore, sapendo bene che i loro caratteri simpatizzavano molto.

Quando questo giovane principe entrò nell'accampamento di Ermenegildo, si fermò di colpo e gridò da lontano: «Mio fratello, prima che io vi abbracci, voglio sapere se vengo da un amico o da un nemico». Ma questo buon fratello, senza dargli altra risposta, si avanzò e lo abbracciò teneramente alla vista di tutto il suo esercito. Recaredo lo assicurò che il re lo attendeva con impazienza per abbracciarlo, che gliene dava la sua parola sulla vita e sull'onore. Ermenegildo, dopo aver dato a suo fratello segni della buona volontà che aveva sempre conservato per lui e per il re suo padre, si reca alla corte. Recaredo lo precede, per informare suo padre del successo della sua missione e per dare notizia dell'arrivo di suo fratello, di cui il re si mostrò estremamente contento. Il principe seguì poco dopo, si gettò ai piedi del re e gli chiese perdono. Il re, sia che dissimulasse la sua passione o che fosse veramente toccato, lo abbracciò con molta tenerezza, dicendogli: «Siate il benvenuto, mio carissimo figlio; dove avete lasciato la principessa vostra moglie?». Il principe rispose che sarebbe stata presto a corte.

Vita 05 / 09

Complotto e arresto

Gosvinda manipola il re con calunnie, portando all'arresto di Ermenegildo per presunto tradimento.

Gosvinda non mancò di trovarsi lì e di mostrare al figliastro ogni possibile amicizia. Ciò rassicurò talmente lo spirito di Ermenegildo che, dimenticando ogni diffidenza passata, si preparava a far venire Ingonda: tuttavia, avendogli un amico detto all'orecchio di non affrettarsi tanto, trattò segretamente con il luogotenente dell'imperatore per mettere al sicuro tutto ciò che aveva di più caro al mondo, e per far passare in Africa, e di lì a Costantinopoli, la sua sposa Ingonda, con un figlio che Dio gli aveva donato.

La parola di quell'amico fu fin troppo veritiera; la detestabile Gosvinda temeva che, se Ermenegildo fosse rientrato nelle grazie di suo padre, come sembrava probabile, egli si sarebbe vendicato di lei per l'attentato che aveva commesso contro la persona di sua moglie, e che se non lo avesse prevenuto abilmente e con sollecitudine, egli avrebbe scoperto i suoi artifici e radunato il suo partito; ella riunì un funesto consiglio, dove fu deciso di rovinare quel povero principe. Corruppe dunque delle anime venali, che fecero false denunce al re Leovigildo; corruppe dei testimoni, fece produrre delle lettere e, unendo l'impostura alla calunnia, spinse la sua passione fino ad assicurare al re, suo marito, che la riconciliazione di suo figlio non era che una finzione per meglio giungere al fine dei suoi disegni: «Egli aveva giurato la rovina di suo padre ed era diventato così orgoglioso che non poteva nemmeno soffrire che fosse associato al regno; era certo che tutti i Romani lo portassero al trono, che avesse fatto alleanza con l'imperatore di Costantinopoli, di cui si producevano lettere espresse, e, come prova che si trattava di un affare già fatto, aveva fatto passare in Africa la sua stessa moglie, che era uno spirito artificioso e turbolento, per andare di lì a Costantinopoli e condurne tutte le forze dell'impero per piombare sulla Spagna; non vi era altro rimedio che prevenire al più presto il suo disegno e fargli sentire cosa può una dolcezza disprezzata».

Ne diceva così tanto, e i suoi agenti erano così abili nel forgiare mille calunnie che sembravano confermare quella congiura, che infine Leovigildo dichiarò suo figlio colpevole di lesa maestà, lo fece arrestare prontamente e gettare indegnamente in una stretta prigione. Quel principe vi fu trattato con tanta crudeltà che, dopo averlo coperto di un cilicio, lo caricarono di catene: ne era tutto curvo, senza poter alzare la testa. Conobbe bene che non poteva vivere a lungo in quello stato e che la sua ora doveva essere vicina. Rinunciando dunque interamente a tutte le preoccupazioni della vita, cominciò a prepararsi coraggiosamente alla morte.

Teologia 06 / 09

Il processo e la confessione di fede

Davanti a suo padre, Ermenegildo nega il tradimento politico ma afferma con forza la sua fede cattolica romana.

Il re, accompagnato da alcuni commissari, ai quali aveva dato l'incarico di istruire il processo contro suo figlio, volle vederlo; ma non appena lo scorse, lasciandosi andare a furiosi trasporti d'ira, lo chiamò ingrato, parricida e scellerato. Il Principe gli rispose dolcemente: «Sire, se sapessi indovinare, saprei bene cosa ho fatto e di cosa sono accusato; ma poiché non mi viene nulla in mente, morirò nel silenzio». Il padre replicò che la sua cattiva coscienza gli diceva abbastanza, e che sapeva fin troppo bene i disegni che aveva avuto sullo Stato e sulla vita di suo padre; che parlasse liberamente e, se avesse avuto modo di giustificarsi, lo avrebbe ascoltato volentieri.

Ermenegildo fece allora una bella apologia di tutto il corso della sua vita e si lamentò dell'attentato di Gosvinda contro la persona di sua moglie, la quale, sebbene figlia, sorella e nipote di re, era stata calpestata da quella matrigna e maltrattata fino al sangue, come una criminale. Ma il padre, che era uno spirito bollente, lo interruppe su questo punto e gli chiese dove fosse sua moglie, e se non l'avesse mandata in Africa e di lì a Costantinopoli, per complottare. Il principe rispose che l'aveva mandata in Africa per la sicurezza della sua persona, non sapendo quale esito avrebbero avuto i suoi affari.

Il re insiste e lo interroga se non avesse fatto alleanza con l'imperatore Tiberio; egli gli rispose che veramente gli aveva chiesto delle truppe, durante la guerra, per la difesa della sua vita; ma che alla prima apertura di pace, le aveva congedate, e che non aveva fatto, da quel momento, alcun trattato con lui. Infine, il padre vedendo che non poteva convincere suo figlio della minima mossa contro di lui, dopo la loro riconciliazione, gli chiese se non fosse cattolico romano? «È ciò che confesso, padre mio», disse il principe, «ciò che pubblico e ciò che protesto. Vorrei morire cento volte per la gloria di questo bel nome; è troppo poco una bocca per dare lodi a Dio. Comandate, se volete, che si laceri il mio corpo per la confessione della fede, e allora avrò tante bocche quante ferite riceverò, al fine di lodare il mio Salvatore». Il padre gli disse che era diventato pazzo e che nessuno odiava la sua vita, se non colui che ne aveva fatto cattivo uso. Il figlio replicò che era nell'eresia che ne aveva fatto cattivo uso, e che se ne pentiva. Fu riportato in prigione, dove ricevette tanta consolazione dalle visite di Dio, che ne rese partecipe la sua cara Ingonda, in una lettera che le scrisse a questo proposito.

Martirio 07 / 09

Il martirio di Ermenegildo

Avendo rifiutato la comunione di un vescovo ariano, il principe viene decapitato per ordine di suo padre il 13 aprile.

La festa di Pasqua arrivò qualche tempo dopo, e questo infelice padre gli inviò un vescovo ariano affinché gli desse la comunione per mano sua , mandandogli a dire saint Grégoire, pape Papa contemporaneo di San Psalmode. , dice san Gregorio, papa, che quello era l'unico mezzo per rientrare nella sua amicizia e riconciliarsi con lui. Ermenegildo rimproverò a quel vescovo la sua eresia, e gli protestò che, pur curvo sotto il peso delle sue catene, aveva lo spirito abbastanza libero per confessare con costanza la vera fede. Il vescovo andò a riferire questa risposta a Leovigildo, il quale, trasportato dall'ira, inviò i ministri della sua crudeltà nella prigione, per immolare suo figlio al risentimento della sua rabbia e della sua passione. Questo Principe, apprendendo la sentenza che suo padre aveva appena pronunciato contro di lui, ne ringraziò Dio in questi termini:

«Mio Dio, mio Signore, vi rendo grazie immortali per il fatto che, avendomi dato, per mezzo di mio padre, una vita caduca e miserevole, che mi era comune con i moscerini e le formiche, voi mi rendete per i suoi decreti una vita nobile, felice ed eterna». Secondo alcuni autori, egli pregò che gli facessero venire un sacerdote cattolico per confessarsi e disporsi alla morte. Gli fu risposto che il re lo aveva espressamente vietato; ma che, se avesse voluto un vescovo ariano, avrebbe avuto quello che voleva: «No», rispose il Santo, «poiché ho detestato e detesto ancora l'arianesimo; dato che mio padre mi rifiuta una grazia che si è soliti concedere ai criminali, morirò senza altra testimonianza che quella della mia coscienza».

Si mise in ginocchio una seconda volta, e fece la sua confessione a Dio, pregò per suo padre, la sua matrigna e i suoi nemici; pronunciò ancora in punto di morte il nome della sua cara Ingonda, confessando di avere verso di lei obblighi infiniti; e, dopo aver raccomandato la sua anima a Dio, e invocato la Santissima Vergine e il suo buon Angelo, ebbe la testa troncata con un colpo d'ascia, il 13 aprile, l'anno 586, 587 o 588.

Eredità 08 / 09

Segni celesti e conversione della Spagna

Miracoli circondano la sua morte, portando più tardi alla conversione di suo fratello Recaredo e di tutto il regno.

È così che questo Principe ricevette la corona del martirio; per uno scettro mortale che il rigore di suo padre gli fece perdere nel mondo, egli si acquistò una gloria immortale. La sua gloria rifulse attraverso prodigi straordinari; secondo il racconto del grande papa san Gregorio, si udì, nel silenzio della notte, il canto di una salmodia celeste attorno al corpo di questo re martire. Molti, aggiunge lo stesso Papa, assicurano che si videro anche apparire, nel mezzo delle tenebre, delle torce accese, per far sapere ai fedeli che dovevano rendergli gli onori dovuti ai Martiri. La più grande di tutte le meraviglie che si potessero desiderare, era la conversione di questo padre snaturato, che aveva così fatto perdere la vita a suo figlio; e in effetti, vedendo i miracoli che si compivano attorno al suo corpo e altrove, per provare la verità della fede cattolica, egli riconobbe il suo crimine ed ebbe orrore della crudeltà che aveva esercitato contro il proprio sangue; ma non ebbe abbastanza coraggio per fare un'abiura pubblica dell'arianesimo, e morì nell'eresia. San Gregorio dice soltanto che, essendo sul letto di morte, raccomandò a san Leandro, che aveva da poco richiamato dall'esilio, di fare, per il suo secondo figlio Recaredo, ciò che aveva fatto per Ermenegildo; e Recaredo, assistito dallo spirito di Dio e dall'intercessione di suo fratello sant'Ermenegildo, abiurò l'eresia e ristabilì la fede cattolica in tutto il suo regno di Spagna, e fu un ottimo re, come abbiamo visto in precedenza nella vita dello stesso san Leandro, arcivescovo di Siviglia.

Per quanto riguarda la principessa Ingonda, la storia dice che, ricevendo le notizie della morte del suo beato marito, con l'ultima lettera che le scrisse dalla sua prigione, non volle più vivere; poiché vedendo che il martirio le aveva rapito il suo caro sposo, e che una malattia le toglieva ancora suo figlio Ermenegildo, l'unico pegno che le restava del suo amore, ella pregò Nostro Signore che la ritirasse lei stessa da questo mondo, per andare a godere in cielo della compagnia di colui che non aveva avuto la libertà di possedere sulla terra. Fu esaudita; e, pochi giorni dopo, tutta consumata dall'amore e dalle sofferenze, morì in Africa.

Culto 09 / 09

Riconoscimento liturgico

Descrizione degli attributi iconografici del santo ed estensione del suo culto da parte dei papi Sisto V e Urbano VIII.

San Ermenegildo è stato rappresentato con le fattezze di un bel giovane alto. Una lunga capigliatura, paragonabile a quella dei Nazareni, gli ricade sulle spalle. L'aureola dei Santi corona la sua nobile e fiera testa. Il manto reale è appuntato sul petto e ricade in pieghe ondulate fino a terra. Con la mano destra tiene la palma dei Martiri, e con la mano sinistra mostra tracciato sul suo cuore il monogramma di Gesù Cristo Dio, l'Alfa e l'Omega (λ + α). Questo attributo del crisma designa specialmente coloro che hanno combattuto l'arianesimo. Infine, ai suoi piedi si trova la scure micidiale e la corona terrena che egli sta per scambiare con una corona immortale.

Il martirologio romano e altri tre fanno memoria di san Ermenegildo; il p apa Sis Sixte V Papa che ha curato l'edizione delle opere di Ambrogio. to V permise di celebrare il suo ufficio, come quello di un Martire, in tutte le ch iese di Spa Urbain VIII Papa che ha beatificato Giosafat. gna. Urbano VIII ha ordinato che fosse celebrato come semidoppio in tutta la Chiesa, con lezioni, inni e un'orazione propri, che ha fatto aggiungere al Breviario. — Acta Sanctorum.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Associazione al trono da parte di suo padre Leovigildo
  2. Matrimonio con la principessa cattolica Ingonda
  3. Conversione al cattolicesimo e battesimo da parte di san Leandro
  4. Guerra civile contro il padre ariano e assedio di Siviglia
  5. Imprigionamento e rifiuto della comunione ariana
  6. Esecuzione per decapitazione per ordine del padre

Miracoli

  1. Canto di una salmodia celeste attorno al suo corpo dopo la morte
  2. Apparizione di torce accese nelle tenebre vicino alle sue spoglie

Citazioni

  • Io sono cattolico e voglio morire cattolico. Toglietemi la vita per questa confessione; né l'acqua né il fuoco avranno mai abbastanza forza su di me per indurmi a ritrattare. Parole di Indegonda riportate nel testo
  • Mio Dio, mio Signore, vi rendo grazie immortali poiché, avendomi dato, per mezzo di mio padre, una vita caduca e misera... mi rendete per i suoi decreti una vita nobile, felice ed eterna. Ultima preghiera di Ermenegildo

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo