Nobile inglese divenuto monaco a Molesme e poi cofondatore di Cîteaux, Stefano Harding strutturò l'ordine cistercense con la redazione della Carta di Carità. Sotto il suo abbaziato, l'ordine conobbe un prodigioso sviluppo con l'arrivo di san Bernardo e la fondazione di numerose abbazie. È riconosciuto per il suo amore per la povertà, il suo rigore liturgico e il suo lavoro di revisione della Bibbia.
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SANTO STEFANO, TERZO ABATE DI CITEAUX
Giovinezza e formazione
Nato in Inghilterra, Stefano si forma nel monastero di Sherborne e poi a Parigi, prima di compiere un pellegrinaggio ascetico a Roma.
San Stefano, soprannominato Har Saint Étienne, surnommé Harding Terzo abate di Cîteaux e cofondatore dell'ordine cistercense. ding, nacque in Inghil Angleterre Paese d'origine del beato Raoul. terra da genitori nobili e ricchi. Si formò, nelle scienze e nella pietà, presso il monastero di Sherborne, venne a continuare i suoi studi a Parigi e compì il viaggio verso Roma con un suo amico; pregavano e cantavano le lodi di Dio camminando, e univano il digiuno e le altre macerazioni del corpo alle fatiche del cammino. Non mancarono un solo giorno alla recitazione del Salterio.
Da Molesme a Cîteaux
Dopo un periodo a Molesme, Stefano segue Roberto e Alberico per fondare Cîteaux al fine di ritrovare una rigorosa povertà monastica.
Al suo ritorno, il nostro Santo, sentendo celebrare le virtù e le austerità dei religiosi di Molesme, abbazia recentemente fondata da san Roberto, nella diocesi di Langres, vi si recò per consacrarsi al servizio di Dio. La più grande povertà regnava in quel deserto, dove spesso non si aveva altro nutrimento che erbe selvatiche. Gli abitanti del vicinato, colpiti da tanta indigenza e virtù, provvidero abbondantemente ai bisogni dei religiosi. Ma questa profusione divenne un principio di decadenza spirituale; il rilassamento si introdusse a Molesme. Roberto, Alberico e Stefano, avendo inutilmente e a più riprese tentato di attuare una riforma, si ritirarono, con alcuni altri religiosi, a Cîteaux, deser to palu Cîteaux Casa madre dell'ordine cistercense dove Bernardo compì il suo noviziato. doso a cinque leghe da Digione, e, sul terreno che fu loro ceduto dal visconte di Beaune, si costruirono delle celle con le proprie mani.
L'ideale di povertà cistercense
Divenuto abate, impose una semplicità assoluta nell'ornamentazione liturgica e nei costumi, escludendo il lusso e l'influenza dei principi.
San Alberico, Saint Albéric Secondo abate di Cîteaux. alla morte del beato Roberto, fu incaricato di governare il nuovo istituto che era, per così dire, ancora solo abbozzato. Stefano lo completò. Vi mantenne soprattutto lo spirito di ritiro e di povertà. Prese provvedimenti affinché né i duchi di Borgogna, sebbene benefattori della casa, né altri principi, chiunque essi fossero, venissero mai a tenere la loro corte a Cîteaux come erano soliti fare nei monasteri un po' considerevoli, principalmente nei giorni di grande festa. Ordinò che si bandisse dalla chiesa la magnificenza, utile nelle parrocchie per eccitare la devozione del popolo, ma superflua presso dei monaci che hanno fatto voto di povertà e sono abituati a una vita tutta spirituale. Alle croci d'oro e d'argento se ne sostituirono altre di legno. Fu stabilito che non vi sarebbe stato che un candeliere, e che sarebbe stato di ferro, così come gli incensieri: per le casule, le stole, i manipoli, si proscrissero anche l'oro e l'argento. Godescard riproduce lo spirito, ma non la lettera di questi regolamenti, quando dice che si bandì anche dal monastero la seta, il cui uso non fu introdotto in Francia che nel XV secolo. I piviali, le dalmatiche, le tuniche furono soppressi come ornamenti superflui. L'oro si trovava escluso da tutto, ma l'argento e il vermiglio erano ammessi nei calici e nelle cannucce o piccoli tubi di cui ci si serviva per bere il sangue di Gesù Cristo alla comunione. Poiché l'uso della comunione sotto le due specie durò a lungo nell'ordine di Cîteaux, anche presso le religiose.
I monaci di Cîteaux dividevano il loro tempo tra la preghiera, il lavoro manuale e lo studio. San Stefano fece, per l'uso del suo monastero, una copia della Bibbia, in 4 volumi in-folio. Al fine di far meglio scomparire le incorrettezze dei copisti precedenti, si servì di un gran numero di manoscritti e consultò abili ebrei che gli spiegarono il testo ebraico.
Prove e arrivo di san Bernardo
Nonostante le critiche e un'epidemia devastante, l'ordine sopravvive grazie all'arrivo provvidenziale di san Bernardo e dei suoi compagni nel 1113.
Ma questo fervore, questa regolarità, queste austerità di Cîteaux suscitarono i mormorii dei monasteri vicini, che vi vedevano una condanna della loro mollezza. Stefano si vide accusato da ogni parte come un innovatore pericoloso, e quasi trattato da scismatico. Il santo Abate fu vivamente afflitto e turbato da queste calunnie: poiché la malattia portò via la maggior parte dei suoi religiosi, negli anni 1111 e 1112, e non si presentava nessuno per sostituirli. Comandò, in virtù della santa obbedienza, a un religioso che era in fin di vita, di tornare dopo la sua morte a dichiarargli se questo rigore di vita fosse gradito a Nostro Signore o meno. Qualche tempo dopo, il defunto gli apparve tutto splendente di luce, e gli dichiarò che Dio gradiva il genere di vita dei suoi figli, e che di lì a poco avrebbe potuto ben dire queste parole di Isaia: «Il mio alloggio è troppo stretto, dammi spazio affinché io vi dimori».
In effetti, l'anno seguente, trenta giovani uomini, avendo a loro capo il gra nde san Bernardo, v grand saint Bernard Abate di Chiaravalle e maestro spirituale di Raoul. ennero a presentarsi al santo Abate, che li ricevette a braccia aperte; e, da allora, l'Ordine si è meravigliosamente moltiplicato sotto la sua saggia guida. Fondò i monasteri di La Ferté, vicino a Châlons, di Pontigny, vicino ad Auxerre, di Clairvaux e di Morimond, nella diocesi di Langres, e altri nove. Ebbe, morendo, la consolazione di vedere stabilite un centinaio di case, figlie di Cîteaux.
Legislazione ed espansione dell'Ordine
Stefano struttura l'ordine con la Carta di Carità, istituisce i capitoli generali e fonda numerose abbazie figlie.
Superiore generale di tutti questi monasteri, non trascurò nulla per farvi fiorire ovunque le stesse regole: a tal fine, stabilì che la visita di ogni casa venisse effettuata ogni anno e istituì i capitoli generali, che si dice fossero sconosciuti prima di lui. Il primo si tenne nel 1116 e il secondo nel 1119. Fu in quest'ultimo che sant'Etienne pubblicò gli statuti chiamati: *Carta di Carità*, che il papa Callisto II confermò l'anno seguente. Fece poi redigere una raccolta delle cerimonie e delle consuetudini di Cîteaux, che da allora è sempre stata il codice dei Cister censi. Fece Cisterciens Ordine monastico a cui appartengono Bernardo e l'abbazia di Grandselve. anche scrivere una storia abbreviata degli inizi dell'Ordine.
Se dobbiamo credere al P. Helyot, nella sua storia degli Ordini monastici, si è sminuita la gloria di sant'Etienne per ingrandire senza necessità quella di san Bernardo. Secondo questo storico, sant'Etienne sarebbe il vero istitutore delle religiose dell'Ordine di Cîteaux, falsamente chiamate Bernardine, poiché fu lui a fondare, nel 1120, l'abbazia di Tart-sur-Ouc he, la casa pi Tart-sur-Ouche Prima abbazia di monache cistercensi. ù antica e la capitale delle religiose di quest'Ordine.
Esempi di virtù e miracoli
Il testo riporta la sua umiltà, la pratica della mendicità e interventi miracolosi per nutrire la sua comunità in tempi di carestia.
Le virtù del santo Abate, come abbiamo già detto, contribuivano più dei suoi precetti all'edificazione del suo Ordine. Dava soprattutto l'esempio del raccoglimento e della povertà. Aveva l'abitudine, ogni volta che entrava in chiesa per cantare le lodi di Dio, di fermarsi alla porta per dire ai suoi pensieri: «Aspettatemi qui, pensieri estranei, affetti terreni: ma tu, anima mia, entra sola e libera nella gioia del tuo Dio». Trasmise questa pratica al suo discepolo san Bernardo. Andava spesso a mendicare, con la bisaccia sulle spalle, ma riceveva solo i doni più legittimi. Un giorno riprese severamente uno dei suoi religiosi che aveva accettato l'elemosina di un prete simoniaco. Una volta ci fu carestia nell'abbazia: non si sapeva di cosa si sarebbe vissuto il giorno seguente, che era il giorno di Pentecoste. Ciò non impedì affatto ai religiosi di celebrare la festa con santa gioia. Sebbene già abbattuti dalla fame e senza provviste, cantarono l'ufficio senza preoccuparsi del pasto che doveva seguire. Dopo la messa, videro arrivare in abbondanza, da diversi luoghi, cibo inaspettato.
In un'altra circostanza, iniziando a mancare tutto nella casa, i religiosi erano minacciati di morire di freddo oltre che di fame. Stefano disse al provveditore di andare al mercato di Vézelay, prendere tre carri, ciascuno trainato da tre forti cavalli, di farli caricare di stoffe, di farina, e di portarli. Il fratello disse che era pronto a obbedire, ma che non poteva fare nulla senza denaro. Il Santo gli rispose: «Prendi questi tre denari, è l'unica moneta che si è trovata in tutta la casa. Sii persuaso che Gesù Cristo provvederà al resto per misericordia, e invierà il suo angelo davanti a te, per prepararti le vie». Il fratello partì. In viaggio, avendo alloggiato nella casa di un amico dei Cistercensi al quale fece parte del suo imbarazzo, costui andò a trovare un ricco del vicinato che si preparava a morire facendo elemosine considerevoli: egli diede almeno tutto il denaro necessario affinché potesse assolvere al suo incarico. Quando si videro arrivare al monastero i tre carri carichi, la riconoscenza verso Dio fu così grande che andarono a riceverli in processione e cantando salmi: l'Abate era rivestito dei suoi abiti sacri, aveva il pastorale in mano; i suoi ministri, precedendolo, portavano la croce e l'acqua benedetta.
Ultimi anni e morte
Dopo aver partecipato alla vita della Chiesa del suo tempo, si dimise dal suo incarico nel 1133 e morì umilmente l'anno seguente.
Nel 1125, san Stefano Harding visitò il monastero di Saint-Waast, ad Arras; nel 1128, assistette, con san Bernardo, al Concilio di Troyes. Uscì ancora dal suo ritiro, nel 1132, per chiedere alcune grazie al papa Innocenzo I pape Innocent II Papa regnante durante la vita del santo. I, che era venuto in Francia. Stefano, vescovo di Parigi, ed Enrico, arcivescovo di Sens, lo pregarono di aiutarli con il suo credito presso Luigi Louis le Gros Re di Francia contemporaneo di Goffredo. il Grosso, re di Francia; egli lo fece e rese loro tutti i servizi che dipendevano da lui.
Dopo aver saggiamente e santamente governato il suo Ordine per più di vent'anni, Stefano, vedendosi ormai logorato dalla vecchiaia e vicino alla fine, si dimise dal suo incarico di abate, in un capitolo generale celebrato nell'anno 1133, e consacrò il poco tempo che gli restava per prepararsi alla morte: essa arrivò l'anno seguente, alla presenza di venti abati del suo Ordine, che erano venuti a visitarlo. Egli mostrò loro, morendo, la stessa umiltà che durante la sua vita: poiché quando fu in agonia, alcuni degli assistenti dicevano sottovoce che era ben felice e non doveva temere nulla dopo una vita così penitente, così meritoria; egli raccolse abbastanza forze per dire loro: «Vi assicuro che me ne vado a Dio, con tanto timore e tremore come se non avessi mai fatto alcun bene, poiché se la divina Bontà ha prodotto qualche frutto attraverso la mia debolezza, temo di non aver corrisposto come dovevo alla grazia.» Rese l'anima a Dio, il 28 marzo 1134, e fu sepolto nel chiostro, vicino alla chiesa. Fu deposto nella tomba del beato Alberico, suo predecessore, che si vedeva ancora prima della Rivoluzione del 1789. Diversi miracoli mostrarono la gloria di cui godeva in cielo. La sua camera, alla sua morte, apparve risplendente di luci, e fu inebriata dei più soavi profumi; si vide sopra la chiesa, vicino alla quale fu sepolto, una bella croce formata da cinque brillanti stelle. Come san Alberico, era stato favorito da diverse apparizioni della Santa Vergine, per la quale nutriva una tenera devozione.
Posterità e iconografia
Descrizione degli attributi iconografici del santo e menzione della sua collocazione nel Martirologio Romano al 17 aprile.
Si rappresenta san Stefano mentre riceve dalle mani della Vergine una cintura bianca; un uccello gli porta un pesce; si racconta che, essendo malato e rifiutando il suo stomaco ogni nutrimento, un messaggero celeste venne a porgli questa delicatezza in bocca; va a ricevere in processione il confratello che tornava dalla fiera con tre carri carichi e tre buoni cavalli.
Il Martirologio Romano nomina san Stefano il 17 aprile, giorno che si suppone sia stato quello della sua canonizzazione.
*Histoire des Ordres religieux; Acta Sanctorum.*
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Studi a Shirburn, Parigi e viaggio a Roma
- Ingresso nel monastero di Molesme
- Fondazione di Cîteaux con Roberto e Alberico
- Elezione a terzo abate di Cîteaux
- Redazione della Carta di Carità (1119)
- Accoglienza di san Bernardo e dei suoi compagni (1113)
- Fondazione dell'abbazia di Tart-sur-Ouche per le religiose (1120)
- Partecipazione al Concilio di Troyes (1128)
Miracoli
- Apparizione di un religioso defunto che conferma l'approvazione divina della regola
- Arrivo miracoloso di provviste dopo una preghiera durante una carestia
- Guarigione tramite un messaggero celeste che porta un pesce
- Luci e profumi soavi alla sua morte
- Croce di cinque stelle sopra la chiesa al momento della sua sepoltura
Citazioni
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Aspettatemi qui, pensieri estranei, affetti terreni: ma tu, anima mia, entra sola e libera nella gioia del tuo Dio.
Tradizione orale riportata dal testo -
Vi assicuro che vado a Dio con tanto timore e tremore come se non avessi mai fatto alcun bene.
Parole in agonia