Nata Barbe Avrillot a Parigi, condusse una vita di madre di famiglia esemplare prima di diventare la figura centrale dell'introduzione del Carmelo riformato in Francia. Dopo la morte del marito, entrò in religione come semplice suora conversa ad Amiens e poi a Pontoise. È riconosciuta per la sua carità inesauribile, il suo spirito mistico e il suo ruolo di fondatrice.
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LA BEATA MARIA DELL'INCARNAZIONE,
SUORA CONVERSA CARMELITANA
Giovinezza e prime aspirazioni
Nata a Parigi nel 1565, Barbe Avrillot manifesta presto una pietà profonda e un desiderio di vita religiosa, in particolare durante la sua educazione presso le Clarisse di Longchamps.
Questa Santa nacque a Parigi il 1° febbraio 1565. Suo padre era Nicolas Avrillot, signore di Champlâtreux, vicino a Luzarches, consigliere del re e maestro ordinario nella sua Camera dei Conti a Parigi; e sua madre, Marie l’Huillier, entrambi molto pii e provenienti dalle più antiche famiglie di questa grande città. Avevano già avuto alcuni figli, ma non ne avevano potuto allevare nessuno; li avevano persi tutti subito dopo la nascita. Infine, in una nuova gravidanza, Marie l’Huillier votò la sua bambina alla santa Vergine e a san Claudio, e promise a Dio di vestirla di bianco fino all'età di sette anni e di offrirgliela, in una chiesa della santa Vergine. Le sue preghiere furono esaudite, poiché mise al mondo una figlia piena di salute, che fu battezzata con il nome di Barbe, il gior no do Barbe Mistica orsolina e fondatrice in Canada. po la Purificazione della santa Vergine. Barbe fu fin dall'infanzia colmata da Dio di grazie che annunciavano la sua santità futura. In effetti, sembrava che non fosse affatto soggetta ai difetti degli altri bambini; poiché, ben lungi dall'essere fastidiosa, ostinata e leggera, aveva una dolcezza ammirabile, una docilità che accontentava tutti, un'obbedienza puntuale verso i suoi genitori e una modestia angelica che la rendeva gradita a tutte le persone che le parlavano. All'età di sette anni, sua madre la condusse a Nostra Signora di Loreto per adempiere al suo voto e farle lasciare i suoi abiti bianchi, che aveva portato fino ad allora, e che furono donati ai poveri. All'età di undici anni, fu messa in pensione a Longchamps: era una casa religiosa vicino a Parigi, detta dell'Umiltà di Nostra Signora, dell'Ordine di Santa Chiara, dove aveva una zia da parte di madre. Fu in questo santo luogo che cominciò a gustare quello spirito di devozione che non ha mai più abbandonato. Manifestò una così forte inclinazione per la virtù e un desiderio così fervente di perfezione, che si sarebbe detto che fosse entrata in quel monastero solo per darvi esempi di pietà. Vi fece la sua prima comunione all'età di dodici anni; e sembra che Dio prese allora un nuovo possesso della sua anima attraverso i potenti richiami che il suo Spirito divino vi versò, per legarla inviolabilmente a sé. In effetti, ha confessato di avervi ricevuto tanto fervore e tenerezze così deliziose del santo amore, che sentì un grande disgusto per tutte le cose della terra e un ardore insaziabile per quelle del cielo. Ripeté spesso in seguito che importava molto fare la propria prima comunione in una perfetta innocenza, perché allora l'anima, essendo suscettibile delle più grandi grazie, Dio la prende sotto la sua protezione e la fortifica contro tutte le tentazioni che possono arrivarle sulla terra. Seguì, per tre anni, la vita del chiostro con tanta gioia, che conservò nel suo cuore un grande desiderio di abbracciarla. Aveva un grande orrore del peccato: quando aveva commesso la minima colpa, voleva che le si permettesse di farne penitenza. Intraprese di buon'ora di mortificare il suo corpo con digiuni, astinenze e altre austerità che la sua pietà inventava, come se avesse voluto soffocare la concupiscenza prima ancora che potesse apparire. Si esponeva talvolta al vento, alla pioggia e alle altre ingiurie del tempo, al fine di abituarsi a soffrire mali maggiori per l'amore di Gesù Cristo.
Madame Acarie: sposa e madre
Sposata con Pierre Acarie, concilia i suoi doveri di madre di sei figli con una vita di austerità e carità, sostenendo al contempo il marito durante il suo esilio e la rovina finanziaria.
Ritornata controvoglia dai genitori all'età di quattordici anni, vi continuò la sua vita pia, interiore e austera. Sospirava lo stato religioso: le congregazioni più povere erano quelle che l'attiravano maggiormente. Per questo chiese di entrare tra le Ospedaliere dell'Hôtel-Dieu di Parigi, per servirvi, per tutta la vita, i poveri malati; ma Dio, che la destinava ad altre opere, permise che i suoi genitori si opponessero a questo disegno. Sua madre le dichiarò che non le avrebbe mai permesso di farsi religiosa. Barbe credette che Dio le parlasse per bocca di sua madre e obbedì: «I miei peccati», disse, «mi hanno resa indegna del titolo glorioso di sposa di Gesù Cristo; devo accontentarmi di essere la sua serva in uno stato inferiore». Il mondo non ebbe per questo più attrattive per lei: non amava affatto gli ornamenti né i piaceri; sua madre, giudicando che ciò significasse non tenere fede al proprio rango, ne fu molto scontenta e la riprese severamente. Una volta la punì persino chiudendola in una stanza senza fuoco, dove la lasciò così, nel mezzo dell'inverno, per diversi giorni. «I piedi le si congelarono a tal punto che si fu costretti a estrarne delle ossa che il freddo aveva guastato». Supportò questa operazione con una dolcezza angelica e non si lamentò affatto della durezza di sua madre. Tante virtù, unite a uno spirito brillante e colto e a tutte le grazie esteriori di quell'età, la fecero amare e stimare da tutti. Fu chiesta più volte in matrimonio. Tra i diciassette e i diciotto anni, sposò Pierre Acarie de Villemor, maestro dei Conti, uomo di grande nobiltà, di una pietà e di una carità ancora maggiori, che consacrò una parte della sua fortuna al sollievo dei cattolici inglesi, costretti dalle leggi sanguinose di Elisabetta a fuggire dalla loro patria e a esiliarsi in Francia. Da questo matrimonio nacquero sei figli: tre figlie e tre figli maschi. La nostra Santa li allevò con estrema cura. Si alzavano presto, recitavano insieme la preghiera del mattino, facevano la meditazione e andavano ad ascoltare la messa; seguivano poi lo studio e le ricreazioni. La madre presiedeva a tutto: li aveva talmente abituati alla sua presenza che non potevano farne a meno, e lei doveva prendere parte ai loro divertimenti. Ispirava loro la più viva orrore per la menzogna; proibiva loro di lamentarsi, sia del cibo, sia degli abiti, o dei domestici; esigeva da loro molta cura e pulizia; cercava di soffocare nei loro cuori ogni sentimento di vana gloria. Poiché la sua seconda figlia amava mostrare il suo spirito, madame Acarie aveva spesso l'aria di non sentire ciò che diceva o di non farne alcun caso. Per far amare l'elemosina ai suoi f igli, la face madame Acarie Mistica orsolina e fondatrice in Canada. va loro considerare come una ricompensa o una cosa santa; non dava loro di che distribuire ai poveri se non quando era contenta dei loro progressi nello studio, della loro condotta, o nei giorni in cui dovevano ricevere Nostro Signore nell'Eucaristia. Questi figli profittarono mirabilmente di una così bella educazione: la tenera madre esprimeva loro la sua gioia; una volta disse loro: «Ora sono veramente felice; vedo che amate Dio e so che Dio vi ama; essere la madre di figli che Dio ama è una felicità indicibile». Nel vederla allevare le sue figlie in tale pietà, si credette che le destinasse alla vita religiosa. Rispose agli amici che le ne parlavano: «Le destino ad compiere la volontà di Dio. Se fossi regina e avessi un solo figlio chiamato allo stato religioso, non gli impedirei di entrarvi; se fossi povera e avessi dodici figli senza alcun mezzo per allevarli, non vorrei essere la causa dell'ingresso di uno solo in religione: una vocazione religiosa non può venire che da Dio». Dio chiamò in effetti le sue tre figlie a essere carmelitane, e i suoi tre figli, impegnati nelle diverse carriere della magistratura, del sacerdozio e delle armi, conservarono sempre nei loro cuori i sentimenti che la loro santa madre si era sforzata di ispirare loro.
La condotta di madame Acarie verso i suoi domestici dovrebbe servire da modello a tutte le donne cristiane. Vegliava affinché adempissero ai loro doveri religiosi; li riprendeva con bontà e carità; li curava lei stessa nelle loro malattie. Associò la sua cameriera, Andrée, a tutte le sue pratiche di pietà; convennero di accusarsi, la sera, l'una davanti all'altra, delle colpe che avrebbero commesso durante il giorno; l'umile padrona si metteva in ginocchio e confessava, con grandi sentimenti di pentimento, le minime colpe alla sua serva: questa, tutta confusa, si voltava per non vedere la Santa in tale stato e si tappava le orecchie per non sentirla. Ma madame Acarie esigeva che si comportasse allora verso di lei come una superiore. Erano anche convenute che quando una avesse visto l'altra lasciarsi andare a parole leggere o superflue, le avrebbe fatto un segno o le avrebbe toccato il braccio per fermarla e ricondurla alla presenza di Dio.
Così tenera per i suoi figli, così buona per i suoi domestici, la nostra Santa era colma di rispetto, amore, obbedienza e devozione per suo marito. Non intraprendeva nulla senza avergliene chiesto il permesso. Se lui la faceva chiamare nel momento in cui stava per ricevere la santa comunione, usciva subito dalla chiesa, perché l'obbedienza è più gradita a Dio di una pratica di devozione, e il vero obbediente obbedisce sempre, in ogni luogo, in ogni cosa.
Suo marito, zelante sostenitore della Lega, per la quale aveva contratto debiti, fu esiliato da Enrico IV a diciotto leghe da Parigi. Allora i suoi creditori esigerono il rimborso e fecero mettere sotto sequestro tutti i suoi beni: questa rigorosa misura fu eseguita con tale inumanità, nell'ora in cui la nostra Santa era a tavo la, che l Son époux Sposo della Beata, maestro dei Conti e sostenitore della Lega. e tolsero il piatto nel quale mangiava e la sedia sulla quale era seduta. Lei non ne fu affatto Henri IV Re di Francia menzionato per la datazione della cappella. turbata: «Quando si crede alla Provvidenza», disse, «non si è stupiti di alcun evento. Ho grandi grazie da rendere a Dio per avermi distaccata dai beni temporali prima che me li togliessero realmente». Fu per qualche tempo privata del necessario, fino a mancare di pane, ma mai di pazienza. Essendo stato suo marito accusato di cospirazione contro il re, intraprese lei stessa la sua difesa, fornì le prove della sua innocenza, redasse le lettere e le memorie, illuminò i giudici e diresse tutte le procedure. I suoi sforzi furono coronati da successo: suo marito, assolto, fece con i suoi creditori degli accordi che, pur diminuendo molto la sua fortuna, gli lasciarono ancora una posizione considerevole nella società, e ottenne, dopo tre anni, il permesso di ritornare nella capitale. Nel momento del maggior imbarazzo dei suoi affari, era stato proposto alla nostra Santa di separare i beni da quelli di suo marito; non volle affatto negare dei debiti che sapeva reali, né fare a suo marito l'ingiuria di abbandonarlo nella cattiva sorte.
Vita mistica e dedizione sociale
Sviluppa una vita di orazione intensa, segnata da massime di distacco e da un'inesauribile carità verso i poveri, i malati e gli esclusi.
Ciò che rendeva Madame Acarie così calma, così ferma, così serena in circostanze in cui altri si lasciano andare alla collera, alla disperazione, era che aveva imparato, nei suoi colloqui con Dio, a considerare le cose dal punto di vista del cielo. Entrò per la prima volta in questo stato di contemplazione meditando questa massima in un libro di pietà: «È ben avaro colui al quale Dio non basta». Da allora si sentì tutta un'altra persona: le sembrava di non avere più la stessa anima, lo stesso cuore, lo stesso spirito, gli stessi sensi, e che camminasse, vedesse, ascoltasse e parlasse diversamente da un tempo. L'avrebbero creduta iniziata ai segreti della Provvidenza di Dio, tanto vi contava.
Scoprì, in queste specie di estasi, delle belle verità, tra le altre queste quattro massime: 1° avere uno spirito disinteressato in ogni cosa, e non agire che con grande rettitudine, una grande semplicità d'intenzione; 2° non applicarsi ad alcun affare senza un movimento interiore proveniente da Dio, o un comando dei propri superiori, espressione più sicura della volontà di Dio; 3° non cessare, mentre si agisce, di avere sempre lo sguardo fisso su Dio: quando la nostra Santa perdeva un istante la presenza di Dio, si fermava di colpo nelle sue azioni, come se non sapesse più a che punto fosse; 4° essere sempre pronta a rendere servizio al prossimo, senza distinzione di persone: seguiva soprattutto quest'ultima massima. Era così sensibile alle necessità del prossimo, che non le sentiva meno vivamente di quanto le sentissero loro stessi. La sua carità era inesauribile, e la sua casa una fonte di grazie e di benedizioni, da cui non si usciva che a mani piene, col cuore contento e lo spirito edificato. Tutti erano benvenuti da lei, al mattino, alla sera, durante il pasto e a ogni ora del giorno; testimoniava sempre che non la si poteva importunare. Si offriva con un cuore così franco, e si rendeva così pronta a fare ciò che si desiderava da lei, che la si andava a trovare con intera libertà, tanto che passava tutto il giorno e persino intere notti ad ascoltare coloro che ricorrevano a lei. Non aveva paura di consacrare troppo tempo al servizio del prossimo: «Quando si dona il proprio tempo a Dio», diceva, «se ne ha sempre abbastanza per adempiere ai propri doveri». Gli oggetti principali della sua carità furono le religiose, i nobili rovinati dagli sconvolgimenti politici, i poveri vergognosi, le fanciulle indigenti che il bisogno avrebbe potuto trascinare nel male. Ha spesso liberato dal tormento della fame, della miseria, della morte stessa, e soprattutto dal vizio, donne che, dopo aver vissuto nel libertinaggio, erano prive di tutto, malate e abbandonate. Assisteva gli agonizzanti e li preparava a morire cristianamente. Usava tutta la sua influenza per convincere coloro di cui credeva l'anima in cattivo stato a fare una confessione generale: non si saprebbe dire quante persone salvò con questo mezzo, poiché Dio donava alla sua parola un fascino soprannaturale; inoltre, la sua figura era maestosa, il suo portamento modesto e disinvolto. Aveva una grande conoscenza degli uomini e delle cose, e, sempre unita a Dio, spandeva attorno a sé luce, serenità e non so quale profumo. «Qualunque pena si avesse nell'avvicinare questa santa donna», diceva la madre del cancelliere Séguier, «non la si lasciava mai senza avere l'anima in pace; l'ho provato io stessa, e altri l'hanno provato come me». Gli eretici non erano affatto esclusi dai suoi benefici. Faceva ogni sorta di sforzo per convertire i protestanti; e quando le si diceva che le conversioni erano rare: «È vero», rispondeva, «ma una persona che ha convertito un peccatore o riportato un infedele, non ha vissuto inutilmente».
In un tempo di carestia, in Champagne, dove suo marito aveva grandi beni, convertì in denaro tutto ciò che aveva per soccorrerli; non fece loro semplici elemosine, ma organizzò dei lavori per strappare i poveri all'ozio, al vagabondaggio, e far loro guadagnare il pane. Durante l'assedio di Parigi, da parte di Enrico IV, si privava lei stessa di cibo per soccorrere gli infelici che morivano di fame. Si conosceva così bene con quanta saggezza facesse l'elemosina, e come sapesse santificarla, che le persone della più alta distinzione volevano far passare le loro liberalità attraverso le sue mani: Enrico IV e Maria de' Medici furono tra questi. Madame Acarie, nonostante il desiderio della regina, non venne che una volta a corte; ma la regina la consultava spesso su affari di religione e di carità. Compassionevole per gli altri, sembrava insensibile alle proprie sofferenze. Un giorno, tornando da Luzarches, piccola città a sei leghe da Parigi, cadde da cavallo e si ruppe il femore; questo incidente non le strappò alcun lamento, come raccontarono con ammirazione i contadini che la sollevarono e la trasportarono nella città vicina; non le sfuggì nemmeno il minimo grido, mentre il chirurgo le faceva l'operazione; tanto che questi le disse con stupore: «Ma dove siete dunque, signora? vi faccio soffrire dolori inauditi, e non gridate? siete morta o viva?». In altre due occasioni, essendole capitata la stessa sventura, mostrò la stessa pazienza. In generale, amava talmente le sofferenze che, per gustarne, se si può parlare così, tutte le delizie, non voleva distrarsi con l'orazione, che la rapiva a se stessa e la metteva tutta in Dio. Le si è sentito dire: «Credo che il desiderio di soffrire mi farà morire». Alcuni storici riportano che, per un privilegio raro, provava talvolta, il venerdì e durante la Quaresima, ai piedi, alle mani, al fianco e alla testa, dolori atti a farle comprendere quelli di Nostro Signore nella sua crocifissione.
L'introduzione del Carmelo in Francia
Figura centrale della Riforma cattolica, ebbe un ruolo determinante nello stabilimento delle Carmelitane scalze, delle Orsoline e dell'Oratorio in Francia.
Una donna così zelante, così illuminata soprattutto nelle cose di Dio, così universalmente rispettata, doveva prendere una grande parte alle diverse riforme che ebbero luogo in Francia, in quell'epoca, nel clero e negli ordini religiosi, e alla fondazione delle nuove congregazioni che ravvivarono lo spirito di pietà o fecero fiorire le scienze cristiane. Santa Teresa aveva Sainte Thérèse Santa mistica che ha profetizzato la grandezza di Giovanni Battista. appena riformato l'Ordine delle Carmelitane, in Spagna, e già, tanto era grande la fama della santa riformatrice e delle sue discepole, che pii personaggi, come gli abati di Bérulle e di Bretigny, traduttori delle opere di santa Teresa, secondati da san Francesco di Sales, si occupavano d saint François de Sales Vescovo di Ginevra che profetizzò la vocazione di Olier. i introdurre quest'Ordine in Francia; ma il successo dei loro sforzi fu dovuto principalmente a Madame Acarie che li esortava, li incoraggiava, faceva mille passi, interessava a questo stabilimento le dame più distinte della corte, e per loro il re e la regina, sollevava tutti gli ostacoli, procurava i fondi necessari. Infine, meritò il titolo di Fondatrice delle Carmelitane in Francia. Sei religiose, condotte dalla Spagna in Francia da M. de Bérulle, vi portarono lo spirito di santa Teresa, che si è mantenuto in tutta la sua purezza. Il loro convento era situato nella rue du faubourg Saint-Jacques, di fronte al Val-de-Grâce. Presto le principali città della Francia ebbero una casa di quest'Ordine.
Mentre lavorava allo stabilimento delle Carmelitane, Madame Acarie riuniva, in una casa vicino a Sainte-Geneviève, diverse giovani persone che sembravano chiamate alla vita religiosa. Lì, vivevano come in un monastero, consacrando il loro tempo alla preghiera, al ritiro e alla mortificazione. Era una prova, una preparazione alla vita religiosa. Così, alcune entrarono nell'Ordine delle Carmelitane, e altre divennero le prime Orsoline di Parigi, per l'educazione della gioventù. La nost ra Santa lavorò a Ursulines de Paris Ordine insegnante di cui favorì l'insediamento a Parigi. questo stabilimento con tanta cura e successo quanto a quello delle Carmelitane: ne conosceva e ne proclamava tutta l'importanza: «I vostri lavori», diceva alle Orsoline, «contribuiranno molto alla riforma generale dei costumi: le figlie sono più sotto la sorveglianza della loro madre che sotto quella del loro padre. Queste madri, educate a buoni principi, li trasmetteranno ai loro figli che, anche se se ne allontanassero per un istante, vi ritorneranno più tardi, perché le prime impressioni che si sono ricevute non si cancellano interamente».
Contribuì ancora allo stabilimento degli Oratoriani in Francia. Sarebbe troppo lungo raccontare tutti i frutti del suo zelo.
Suor Maria dell'Incarnazione
Divenuta vedova, entrò come semplice sorella conversa nel Carmelo di Amiens e poi di Pontoise, praticando la più profonda umiltà sotto il nome di Maria dell'Incarnazione.
Suo marito morì nel 1613. Dopo avergli reso gli ultimi doveri e aver sistemato i suoi affari, chiese di entrare tra le Carmelitane. Le fu assegnato, per compiere il noviziato, il convento di Amiens. Quando vi si presentò, la comunità era riunita per riceverla: la nostra Santa si gettò ai piedi della priora dicendo: «Sono una povera mendicante, che viene a supplicare la misericordia divina e a gettarsi tra le braccia della religione». Dopo la cerimonia della vestizione, disse tutta gioiosa: «Eccoci più poveri di coloro che chiedono l'elemosina». Furono raccolti con cura gli abiti secolari che aveva appena lasciato, e diversi malati furono guariti toccandoli.
Le dovettero assegnare i lavori più umili della casa: poiché le sue infermità non le permettevano di stare in piedi, lavava i piatti e gli utensili da cucina. Se era costretta a rimanere in infermeria, chiedeva di lavare i vestiti più vecchi e gli stracci della comunità. Pronunciò i suoi voti il 7 aprile 1615, sul suo letto, in una stanza che aveva una finestra sulla cappella. Prese il nome di Maria dell'Incarnazione, a causa del mistero che si celebrava quel gior no. Essendosi reso vac Marie de l'Incarnation Mistica orsolina e fondatrice in Canada. ante l'ufficio di Priora, fu eletta per ricoprirlo; ma rifiutò con tanta umiltà e fermezza, ed era d'altronde così debole e inferma, che non osarono costringerla. Abbiamo detto che le sue tre figlie erano entrate nell'Ordine del Carmelo. Essendo la primogenita stata eletta sottopriora in quello stesso convento di Amiens, la madre, in qualità di sorella conversa, si gettò subito ai piedi della figlia, divenuta sua superiore, e le promise obbedienza. Toccante spettacolo! Esse stesse ne erano così colpite che non riuscivano a parlare.
Essendo il convento delle Carmelitane di Pontoise poco prospero, vi fu inviata suor Maria dell'Incarna zione, a Pontoise Luogo di traslazione delle reliquie nel IX secolo. ffinché le sue cure, o almeno la sua presenza, lo tionnaire e sussistendo a stento, delle povere religiose, scampate a una stupida persecuzione, hanno tentato, cinquant'anni fa, di raccogliere la tradizione carmelitana, e la continuano nell'ombra, nella preghiera e nel lavoro:
Principites atra son tempestate columbe : Condense et divum amplexe simulacra podobant ».
Il signor Cousin si è rivolto a queste buone religiose, e la più graziosa benevolenza gli ha risposto. I documenti che gli erano necessari gli sono stati consegnati, con annali manoscritti e una raccolta di biografie ampie e dettagliate. Attingendo a queste fonti pure e inedite, il signor Cousin ha scritto pagine piene di fascino e di interesse.
Trapasso e posterità
Muore nel 1618 a Pontoise dopo lunghe sofferenze. Beatificata da Pio VI, le sue reliquie sono onorate a Pontoise e Parigi.
la rese più fiorente. In effetti, nel giro di pochi mesi, i debiti di questa casa furono saldati, l'edificio ampliato, la chiesa ornata e lo spirito di santa Teresa ristabilito. La nostra Santa vi trascorse il resto dei suoi giorni. « Si ammalò il 7 febbraio 1618; si manifestarono i sintomi dell'apoplessia e della paralisi, e non tardò a provare convulsioni: soffriva enormemente. Le fu amministrato il santo Viatico, ma si ritenne di dover differire l'Estrema Unzione. A volte sembrava perduta negli abissi dell'amore divino e appariva insensibile a tutto, ripetendo allora solo queste parole: « Quale misericordia, Signore! quale bontà verso una povera creatura! » Recitava spesso, durante la sua malattia, il ventunesimo e il centunesimo salmo, che descrivono in modo così sublime e patetico le sofferenze di Nostro Signore nella Passione. Avendole chiesto la priora di benedire tutte le religiose, ella levò le mani al cielo dicendo: « O Signore, vi supplico di perdonarmi tutti i cattivi esempi che ho dato! » — Poi, benedicendo la comunità: « Se piace a Dio onnipotente ammettermi alla felicità eterna, lo pregherò di concedervi che i disegni di suo Figlio si compiano su ciascuna di voi ». La sua ultima ora si avvicinava, le sue sofferenze divennero ancora più vive e furono senza interruzione; ma la sua pazienza non ne fu affatto alterata. Facendole osservare il medico che i suoi dolori dovevano essere molto violenti: « Lo sono in effetti », rispose, « ma quando comprendiamo che soffriamo sotto la mano di Dio, questa riflessione allevia le nostre sofferenze ».
Il giovedì santo, 12 aprile, le fu portato il Viatico. Il sabato santo si alzò ancora e ascoltò la messa. Il giorno di Pasqua, alle tre del mattino, ricevette la santa comunione e morì il 18 aprile, mentre il signor Duval, direttore della casa, le amministrava l'Estrema Unzione. Facendo osservare il medico che non c'era più, il signor Duval si fermò e, prima di recitare il Subvenite, preghiera per l'anima che è appena uscita da questo mondo, si rivolse alla comunità e disse: « Nell'istante in cui parlo, la defunta gode già della visione di Dio ».
La beata Maria dell'Incarnazione aveva vissuto cinquantadue anni, due mesi e sette giorni. Tredici anni erano trascorsi dall'insediamento delle Carmelitane in Francia e quattro dalla sua professione religiosa. Il giorno dopo la sua morte, il suo corpo fu esposto alla grata, dove il popolo della città e dei luoghi circonvicini accorse in folla per vederlo. Non ci si poteva stancare di ammirare la bellezza del suo volto; alcuni dicevano che l'avessero dipinto; altri, che fosse un volto di cera che le avevano applicato; altri ancora, che l'avessero truccato, sebbene non l'avessero nemmeno lavata; ma era una bellezza straordinaria che mostrava sulla terra l'eccellenza della beatitudine di cui la sua anima godeva in cielo. Non le si sarebbero dati più di venticinque anni, perché il suo volto rimase tutto liscio senza alcuna ruga, e con tanta grazia e dolcezza, che si sarebbe detto che fosse in una profonda orazione, gli occhi chiusi, come lei stessa li aveva chiusi morendo: il che è tanto più ammirevole, poiché essendo morta in violente convulsioni, di cui aveva avuto tre accessi all'ora della morte, ciò avrebbe dovuto naturalmente lasciarle qualche deformità.
Dio aveva abbondantemente provveduto la sua serva dei doni della natura e della grazia: la sua figura era maestosa, il suo portamento era modesto e disinvolto. Non la si poteva dimenticare una volta vista. Tutto in lei rivelava la sua pietà, la sua pace interiore, la sua attenzione alla presenza di Dio; tutto le conquistava i cuori. Aveva una concezione facile, un grande discernimento, un giudizio solido, la scienza del calcolo e una profonda conoscenza degli uomini e delle cose; ma era sempre pacifica; gli affari più complicati, i più imbarazzanti, non potevano distogliere il suo spirito dalla presenza di Dio e dalla cura che metteva nel ricevere le sue ispirazioni.
Maria dell'Incarnazione è stata beatificata da Pio VI. Il suo ufficio è stato inserito nel 1822 nel Breviario di Parigi. Le sue reliquie, che sfuggirono alle profanazioni del 1 Pie VI Papa citato come colui che ha approvato il culto di Giulia nel 1821. 793, sono state solennemente reintegrate il 7 maggio 1822 nell a cappella d Ses reliques Resti della santa conservati a Pontoise e Parigi. elle Carmelitane di Pontoise, che avevano riacquistato e ristabilito il loro monastero. Il signor de Monthiers, che aveva salvato questo corpo sacro durante la tempesta rivoluzionaria, ottenne in ricompensa alcune ossa per la cappella del suo castello di Nucourt. Un osso del braccio fu donato alla chiesa di Saint-Nicolas des Champs, a Parigi, un altro alla chiesa di Saint-Méry, dove è conservato in una bella teca di bronzo dorato. È in quest'ultima chiesa che la Beata era stata battezzata.
La si rappresenta talvolta sul suo letto di morte mentre tiene un'immagine di Nostra Signora e raccomanda alla sua superiora di non lasciar morire nessuna delle sue religiose senza essere protetta dalle livree di Maria.
Una bellissima statua della Santa, a Pontoise, la rappresenta in ginocchio.
Tutti i biografi moderni; vedere in particolare la Vita della Beata, a cura dell'abate Tron.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Parigi il 1° febbraio 1565
- Matrimonio con Pierre Acarie de Villemor verso il 1582
- Esilio del marito e difesa dei suoi interessi finanziari
- Introduzione dell'Ordine delle Carmelitane scalze in Francia
- Ingresso nel Carmelo di Amiens come sorella conversa nel 1613
- Professione religiosa il 7 aprile 1615
- Morta a Pontoise il 18 aprile 1618
Miracoli
- Guarigioni di malati al contatto con i suoi abiti secolari
- Conservazione miracolosa e bellezza del corpo dopo la morte
- Stimmate invisibili (dolori della Passione il venerdì)
Citazioni
-
È ben avaro colui al quale Dio non basta
Massima di pietà citata nel testo -
Quando si crede alla Provvidenza, non ci si stupisce di alcun evento.
Parole della Santa