20 aprile 4° secolo

San Marcellino di Embrun

Vescovo di Embrun

Festa
20 aprile
Morte
13 avril 374 (naturelle)
Epoca
4° secolo
Luoghi associati
Africa , Roma (IT)

Originario dell'Africa, Marcellino divenne il primo vescovo di Embrun nel IV secolo dopo essere stato inviato in missione dal Papa. Grande taumaturgo, convertì la città con i suoi miracoli, in particolare quello di un battistero che si riempiva da solo e la riparazione di un vaso rotto. Nonostante le persecuzioni ariane che lo costrinsero all'esilio tra le montagne, finì i suoi giorni in pace, lasciando dietro di sé un culto segnato da guarigioni miracolose.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 9

SAN MARCELLINO, VESCOVO DI EMBRUN

Missione 01 / 09

Origini e vocazione missionaria

Originario dell'Africa, Marcellino si reca a Roma con Vincenzo e Domnino per ricevere l'approvazione di papa Eusebio prima di partire per evangelizzare le Gallie.

Onoriamo questi uomini di carità e di misericordia, le cui pie opere sussisteranno sempre. Hurli, XIV, 10. San Mar cellino, che vi Saint Marcellin Primo vescovo di Embrun nel IV secolo. ene considerato il primo vescovo della città di Embrun, nell e Gall Embrun Città episcopale e luogo di nascita del santo. ie, era nato in Africa. Pio e illustre, si applicò fin da giovane alle sacre lettere. Sollecitato dallo Spirito di Dio a portare il Vangelo nelle Gallie, scelse come compagni Vincenzo e Domnino e, imbarcat osi all Vincent Diacono di Desiderio, martirizzato con lui. 'ins aputa Domnin Compagno di missione di Marcellino, inviato a Digne. dei suoi genitori, arrivò felicemente a Roma, sotto il pontificato di Eusebio e l'impero di Dioclez iano. Eusèbe Papa e confessore, successore di Marcello I. Il Papa approvò il disegno di questi generosi predicatori e li indirizzò, per essere guidati, a Eusebio, vescovo di Vercel li, il quale, con spirito Eusèbe, évêque de Verceil Futuro vescovo di Vercelli, battezzato e istruito da papa Eusebio. profetico, annunciò loro in anticipo tutto ciò che avrebbero dovuto soffrire e li esortò fortemente ad adempiere con coraggio la loro penosa missione. La iniziarono subito, gettando, al loro passaggio, il seme della fede divina. Dopo aver varcato le Alpi, arrivarono a Embrun: lo stato di quella cristianità era allora deplorevole, non rimaneva quasi più nulla dei principi della vera religione stabiliti sotto il regno di Nerone dai santi Nazario e Celso.

Fondazione 02 / 09

Istituzione della diocesi di Embrun

Dopo aver costruito un oratorio, Marcellino viene consacrato vescovo di Embrun da Eusebio di Vercelli ed Emiliano di Valence, per poi inviare i suoi compagni a Digne.

Marcellino inizia erigendo un oratorio vicino alla città, ed è lì che si prepara, con i suoi compagni, a eseguire il suo pio disegno. Dio diede alla parola di questi predicatori tanta forza che, crescendo ogni giorno il numero dei fedeli, fu necessario costruire una chiesa più grande. Si pregò Eusebio di Vercelli di venire a consacrarla. Questo prelato, assistito da Emiliano, vescovo di Valence, impose le mani a Marcellino, nonostante le sue resistenze, e lo stabilì vescovo di Embrun. Trovandosi così racchiuso nei confini di una diocesi, e desiderando nondimeno evangelizzare i paesi circostanti, Marcellino inviò, a tal fine, Vincenzo e Domnino nella città di Digne.

Miracolo 03 / 09

Il miracolo delle acque battesimali

Un battistero si riempie miracolosamente di acqua viva durante le feste di Natale e di Pasqua, un prodigio che dura sette giorni e guarisce i malati.

Egli aveva ricevuto, secondo la promessa di Gesù Cristo fatta ai suoi discepoli, la virtù dei miracoli, al fine di poter confermare la dottrina che annunciava ai pagani. All'avvicinarsi delle feste di Natale un gran numero di catecumeni si preparava a ricevere la grazia del battesimo; e mentre ci si disponeva a riempire d'acqua l'antico battistero dove ancora si battezzava, quello che Marcellino aveva fatto costruire con la nuova chiesa si riempì insensibilmente di acque vive e limpide. Il miracolo durò sette giorni, dopo i quali le acque si ritirarono a poco a poco come per permettere che il miracolo potesse rinnovarsi ogni volta che fosse piaciuto a Dio di manifestare così la sua potenza. I malati che bevvero di quest'acqua furono guariti dalle loro infermità. Il popolo, nell'ammirazione e nella gioia più viva, fece esplodere la sua riconoscenza verso il Signore, che benediceva sia le opere di san Marcellino che i generosi sforzi della città di Embrun, gradendo l'edificio che era stato appena solennemente consacrato alla sua gloria. Ma la gioia non conobbe più confini, quando si vide, il sabato santo dello stesso anno, il prodigio scoppiare di nuovo e durare similmente sette giorni. Doveva essere così per più di cinquecento anni, vale a dire, tanto tempo quanto il monumento sarebb e rimasto in piedi. San Saint Grégoire de Tours Vescovo e storico che menziona il martirio di Antoliano. Gregorio di Tours e sant'Adone di Vienne attestano questo fatto; e quest'ultimo aggiunge che esso si rinnovava ancora ai suoi tempi.

Conversione 04 / 09

Conversione dell'ultimo idolatra

Marcellino converte l'ultimo pagano di rilievo della città ricostituendo miracolosamente una coppa di cristallo infranta durante un pasto.

Questo miracolo, unito a tutti quelli che Marcellino operava abitualmente sui malati, gli infermi e gli ossessi dal demonio, fece sì che tutta la città di Embrun abbracciasse la fede cristiana. Non vi restava più che un solo idolatra di rango distinto; ecco come quest'uomo ostinato si convertì:

Un giorno, avendo il nostro Santo invitato diverse persone alla sua tavola, l'infedele si trovò tra i commensali. Durante il pasto, il pio vescovo gli rivolse alcune parole benevole e gli disse graziosamente che i cristiani non avevano l'abitudine di mangiare con i gentili e che, scorgendolo nella loro santa compagnia, credeva di vedere in questa occorrenza il felice presagio della sua prossima conversione. «Oh! quanto sarei felice», aggiungeva con una bontà toccante, «di vedervi seguire l'esempio dei vostri fratelli! Non è forse sorprendente che, istruito e sapiente come siete, rimaniate il solo incredulo in mezzo ai vostri concittadini?» — «Ho ben sentito parlare», risponde quest'uomo, «di diversi prodigi che vi si attribuiscono, ma non ne sono stato testimone; non vi ho visto operare fino a questo giorno nulla che possa farmi dimenticare il grande Apollo».

A queste ultime parole, Dio permette che una coppa di cristallo sfugga dalle mani del coppiere, cada a terra e si rompa. «Ordinate», dice subito l'infedele, voltandosi con aria incredula verso il santo Prelato, «ordinate a questa coppa di tornare integra». Marcellino, gemendo in se stesso per questa sfida derisoria, scongiura Dio di non indurire quest'anima, ma di salvarla, e pieno di quella fiducia che comanda al cielo stesso e alla quale esso obbedisce, fa un segno di croce e subito i frammenti del vaso infranto si riuniscono. Il pagano, singolarmente colpito da questa meraviglia, cade ai piedi dell'uomo di Dio e chiede istantemente il battesimo: era un giorno di festa; questo favore gli fu accordato in presenza di una grande moltitudine, rendendo grazie a Dio per una così eclatante conversione. Il taumaturgo si servì, per il resto dei suoi giorni, della coppa miracolosa.

Vita 05 / 09

L'umiltà di fronte all'oltraggio

Accettando di portare un pesante fardello imposto da viaggiatori rozzi, Marcellino dà prova di un'umiltà cristica prima che un miracolo punisca e poi converta i suoi aggressori.

La sua fede, la sua santità, la sua abnegazione, la sua dedizione per gli altri, i prodigi operati in mille incontri, fecero benedire e venerare il suo nome in tutte queste contrade.

Ecco un tratto che, meglio di ogni discorso, farà conoscere il rispettoso attaccamento che gli abitanti di queste aspre montagne portavano al nostro Santo, testimoniando al contempo la sua dolcezza e la sua umiltà.

Ritornava da una lontana escursione e procedeva, secondo la sua consuetudine, recitando salmi, quando vide, a una certa distanza da Embrun, una folla piuttosto numerosa ferma sulla pubblica via. Non sapendo di cosa si trattasse, affrettò il passo e si avvicinò. Alle grida che sentì levarsi, comprese la situazione: dei viaggiatori si stavano recando in città, una delle loro cavalcature, troppo stanca o troppo carica, si era abbattuta e non riuscivano a risollevarla. Il Santo arrivò; rivolse la parola a quegli stranieri e li esortò a non scoraggiarsi, soprattutto a non proferire bestemmie. Ma, irritati da quell'imprevisto e spinti dal demonio, si scagliarono contro il Santo e arrivarono al punto di caricargli un fardello opprimente sulle spalle.

Marcellino si sottomise a tutto senza lasciar sfuggire la minima lamentela; si limitò a dire loro: «Se il Salvatore ha voluto prendere su di sé le iniquità di tutti noi, perché non dovrei portare, per suo amore, il peso che mi imponete?». Poi, rivolgendosi a Dio, ripeté con emozione questo testo del Salmista: «Sono davanti a te, o mio Dio, come una bestia da soma, ma sono ancora con te!». Entrando in città, uno di quei miserabili, prima di aver ripreso il carico, ebbe l'insolenza di schernire l'umiltà del Santo. Il popolo, attirato dalla singolarità dello spettacolo, si radunò e riconobbe il proprio vescovo. Immediatamente circondarono gli stranieri rozzi e inumani; ognuno si armò di pietre, volendo assolutamente sterminarli. Ma Dio stesso si incaricò di glorificare il suo ministro oltraggiato: un turbine di fuoco avvolse improvvisamente il più furioso di quella truppa empia, facendogli provare dolori inconcepibili. Spaventato, disperato, lanciò grida lamentevoli, si gettò ai piedi del Prelato, facendo capire che attendeva da lui la sua liberazione e il suo perdono. Il fuoco, infatti, non lo abbandonò finché l'uomo di Dio, liberato dal pesante fardello, non ebbe pregato per la vita del colpevole. Toccati da una così grande clemenza, quegli uomini gli offrirono dei doni e lo pregarono vivamente di accettarli, ma egli non volle mai acconsentire e, dopo aver placato il suo popolo, lo scongiurò di ritirarsi in pace.

Miracolo 06 / 09

L'attraversamento dell'Ubaye

In cammino per consacrare una chiesa a Seynes, Marcellino permette alla folla di attraversare il fiume Ubaye in piena all'asciutto grazie alla preghiera.

Poco dopo, Marcellino apprese che era stata appena costruita una nuova chiesa a Sey Seynes Piccola città dove Marcellino consacra una chiesa. nes, piccola città distante da Embrun sedici miglia o sette leghe comuni.

Evangelizzata da diversi anni, Seynes non solo aveva perseverato nella vera fede, ma aveva visto le popolazioni vicine seguire il suo nobile esempio e ricevere il battesimo; aveva chiesto il permesso di costruirsi una chiesa e, terminato l'edificio, aveva invitato il santo Pontefice a venire a farne la solenne consacrazione.

Partì da Embrun, accompagnato da una folla di fedeli. Il pio concorso crebbe lungo la strada: ma giunto al fiume Ubaye, che scende dall a valle di Barc rivière d'Ubaye Fiume attraversato miracolosamente da Marcellino. elonnette, lo trovò talmente ingrossato dall'abbondanza delle piogge e dallo scioglimento delle nevi, che ognuno perse coraggio e giudicò impossibile andare oltre. Marcellino si rivolge allora a quella moltitudine triste e sconcertata; la esorta a riporre in Dio la sua speranza ed esclama: «Fiducia, figli miei, il Signore ci darà i mezzi per compiere questo pellegrinaggio; tutto è possibile a chi crede». Si mette in preghiera, fa il segno della croce e le acque, miracolosamente respinte su se stesse, permettono a Marcellino e al suo seguito di attraversare all'asciutto il letto del fiume. Da allora fu chiamato col nome di torrente santificato.

Questo prodigio eclatante, attestato da un numero considerevole di testimoni oculari, fece grande rumore in tutta la provincia e confermò nella fede questi nuovi cristiani.

Teologia 07 / 09

Resistenza di fronte all'arianesimo

Il santo si oppone attivamente all'eresia ariana, sfugge a un arresto imperiale tramite un esorcismo e sopravvive miracolosamente a un tentativo di defenestrazione.

Queste consolazioni che il santo Prelato poté gustare in mezzo al suo popolo, docile alla voce della grazia, furono dolorosamente turbate dalle lotte violente nelle quali l'ariane simo spin arianisme Eresia combattuta da Colombano in Italia presso i Longobardi. se l'Oriente, l'Italia, le Gallie e persino le Alpi: lotte della fede contro l'errore, combattimenti sacri che ebbero anch'essi le loro vittime o, piuttosto, i loro martiri.

In occasione dei vari concili che furono tenuti in queste tristi circostanze, Marcellino si permise un passo che rende testimonianza del suo zelo e della sua prudenza, e che fece molto onore alla sua Chiesa. Inviò dei messaggeri affiliati verso i difensori della fede, che si trovavano a Vienne, ad Arles, a Béziers e nelle altre parti della Gallia, per premunirli contro ogni sorpresa. Questo messaggio fu fatto a nome della chiesa di Embrun. Nonostante la saggia riserva con cui il pontefice aveva agito, pare che l'imperatore fosse venuto a conoscenza di questo passo e che volesse punirlo, poiché, un giorno in cui il santo Confessore, non sospettando nulla, era occupato sulla piazza pubblica in un'opera di zelo, gli emissari dell'imperatore si presentarono per arrestarlo. Uno di loro lo riconobbe e, alzando il braccio, stava per colpirlo al volto con una frusta che teneva in mano, quando una forza invisibile atterrò lui stesso prima che avesse consumato il suo attentato. Il colpevole si rotola nella polvere, si agita, digrigna i denti. I suoi compagni, testimoni del suo strano supplizio e colti dal più grande terrore, riconoscono la mano di Dio che li colpisce. Non osano avvicinarsi al santo Vescovo per implorare la sua clemenza e la sua onnipotente intercessione in favore del loro sventurato compagno; ma Marcellino, con la sua bontà abituale, previene la loro richiesta. Esce dalla casa dove si era già ritirato e avanza verso la vittima distesa per terra. All'avvicinarsi del santo Pontefice, lo spirito delle tenebre grida, per la bocca dello sventurato posseduto: «O Marcellino, non è dunque abbastanza che tu ci abbia cacciati dalle rive dell'Africa? Bisogna ancora che tu venga a turbare il nostro riposo nelle Gallie?». Il Santo, all'istante, gli impone silenzio; poi, invocando il soccorso del Dio di cui è ministro e rivolgendosi al demonio: — «Spirito impuro», gli dice, «te lo comando nel nome di Gesù Cristo, esci e allontanati per sempre da quest'uomo che Dio ha degnato di creare a sua immagine». A quest'ordine, il demonio vinto si ritira dal posseduto, che, riprendendo l'uso dei suoi sensi, apre gli occhi alla luce, piange il suo crimine, riceve con molti altri il battesimo e accetta con azioni di grazie il dolce e amabile giogo del Salvatore.

Un altro giorno, degli Ariani si impadronirono di san Marcellino e, conducendolo al bordo della roccia sulla quale la città di Embrun è costruita, lo sommarono di sottoscrivere agli ordini dell'imperatore, minacciandolo, in caso di rifiuto, di precipitarlo da quel luogo elevato. Il crimine seguì da vicino la minaccia; ma gli angeli di Dio sostennero senza dubbio il santo Confessore nella sua caduta, poiché la tradizione, viva ancora oggi a Embrun, afferma che egli si rialzò senza aver provato la più leggera ferita.

Tuttavia la tempesta, invece di diminuire di violenza, cresceva sempre. L'imperatore aveva inviato un formulario in tutta la Gallia e dato ordini severi ai magistrati in tutte le città per far sottoscrivere tutti i vescovi. I portatori di questo formulario erano accompagnati da chierici ariani che deferirono all'imperatore i magistrati negligenti nel far eseguire queste prescrizioni. Così, per un rovesciamento strano che non poteva essere che opera dell'errore, i laici diventavano i giudici della fede. I vescovi comparivano davanti ai tribunali profani per rendervi conto della loro credenza, e lì, si diceva loro: Sottoscrivete o lasciate le vostre Chiese; l'Imperatore lo ordina. Sulla resistenza dei vescovi, li si spogliava dei loro beni e li si imprigionava. Si maltrattavano anche i laici che prendevano la loro difesa e, siccome perdendo la fede si perde ordinariamente ogni pudore, non ci si vergognava di flagellare pubblicamente le vergini cristiane inviolabilmente attaccate alla fede di Nicea.

Vita 08 / 09

Esilio nelle montagne e ritorno

Costretto a nascondersi nelle montagne di Crévoux per sfuggire alle persecuzioni, rientra nella sua sede solo all'avvento di Giuliano l'Apostata.

Fu in queste penose circostanze che, sulle vive istanze del suo clero che temeva da un giorno all'altro di vederlo esiliato o messo a morte, san Marcellino, già esausto per le sue fatiche, si ritirò nelle gole delle montagne situate a est di Embrun; tornava solo di nascosto e di notte nei dintorni della sua città episcopale per trasmettervi i suoi ordini ed esercitarvi nell'ombra le auguste funzioni del santo ministero. Quanto questa separazione dovette straziare il cuore del Pontefice e il cuore del suo popolo fedele! Oggi, gli abitanti di Crévoux mostrano ancora la roccia sotto la quale il nuovo Elia si riparava un tempo e passava le notti, esposto agli attacchi delle bestie feroci, meno da temere per lui di quelle degli Ariani furiosi.

Infine, Costanzo morì tr a le bracci Constantius Imperatore romano associato all'eresia ariana. a dell'eresia il 3 novembre dell'anno 361, dopo venticinque anni di regno. Giuliano l'Apostata, il suo più crude Julien l'Apostat Imperatore romano persecutore dei cristiani. le nemico, divenne il suo successore. Questo principe filosofo, che, più tardi, si dichiarò nemico di Gesù Cristo, tollerò dapprima la fede cristiana, senza distinzione di comunione. Tutti i vescovi e i sacerdoti banditi furono richiamati e reintegrati nelle loro Chiese. Il nostro santo Prelato, modello dei pastori prudenti, zelanti e fedeli, poté rientrare a Embrun, e ricevervi con commozione gli omaggi del suo clero e di tutto il suo popolo.

Culto 09 / 09

Morte e miracoli postumi

Marcellino muore nel 374; la sua tomba diventa un luogo di miracoli, producendo un olio guaritore e proteggendo la città dagli assedi e dalla peste.

San Marcellino morì colmo di meriti, dopo aver illuminato con la luce della fede la maggior parte delle Alpi Marittime (13 aprile 374). I suoi miracoli non terminarono con la sua vita. Avendo la città di Embrun fatto ricorso a questo santo Patrono, quando truppe nemiche la assediavano, si vide subito il santo Pontefice nel cielo, con una croce folgorante che opponeva ai nemici, i quali si diedero alla fuga. In tempo di peste, un ecclesiastico di Embrun fu guarito mediante unzioni fatte con l'olio che colava miracolosamente dal sepolcr huile qui coulait miraculeusement du sépulcre Olio che trasuda dalla tomba del santo, utilizzato per le guarigioni. o di san Marcellino. A questa notizia, tutta la città implorò il Santo e fu liberata dal flagello. «Al sepolcro di questo Santo», dice Gregorio di Tours, «brucia una lampada che, una volta accesa, dura parecchie notti di seguito senza che la si alimenti: se il vento la spegne, essa si riaccende da sola. L'olio di questa lampada è un rimedio per i malati».

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita in Africa e studio delle sacre scritture
  2. Viaggio a Roma sotto il pontificato di Eusebio e l'impero di Diocleziano
  3. Missione di evangelizzazione delle Gallie con Vincenzo e Domnino
  4. Arrivo a Embrun e costruzione di un oratorio e successivamente di una chiesa
  5. Consacrato primo vescovo di Embrun da Eusebio di Vercelli
  6. Persecuzione da parte degli ariani e dell'imperatore Costanzo
  7. Esilio sulle montagne di Crévoux
  8. Ritorno a Embrun sotto Giuliano l'Apostata

Miracoli

  1. Riempimento miracoloso del battistero con acqua viva per sette giorni
  2. Ricongiungimento dei frammenti di una coppa di cristallo infranta
  3. Attraversamento a piedi asciutti del fiume Ubaye
  4. Sopravvivenza senza ferite dopo essere stato precipitato da una roccia dagli ariani
  5. Liberazione di un ossesso tramite semplice comando
  6. Olio del sepolcro e lampada che si riaccende da sola

Citazioni

  • Sono davanti a te, o mio Dio, come una bestia da soma, ma sono ancora con te! Salmi (citato dal Santo)
  • Se il Salvatore ha voluto prendere su di sé le iniquità di tutti noi, perché non dovrei portare io, per suo amore, il peso che mi imponete? Parole di San Marcellino

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo