21 aprile 7° secolo

Sant'Anastasio Sinaita

Sacerdote e monaco

Festa
21 aprile
Morte
Après l'an 686 (naturelle)
Epoca
7° secolo

Monaco e sacerdote sul monte Sinai nel VII secolo, Anastasio fu un tenace difensore dell'ortodossia contro le eresie monofisite. Soprannominato il 'nuovo Mosè' dai greci, è l'autore di numerosi trattati teologici e spirituali, tra cui l'Hodegos. Si distinse per la sua scienza, la sua umiltà e le sue celebri dispute pubbliche ad Alessandria.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 8

SANT'ANASTASIO SINAITA, SACERDOTE E MONACO

Contesto 01 / 08

Contesto e formazione

Il testo descrive il declino della vita monastica in Oriente nel VII secolo, segnato dall'eccesso di discussioni teologiche a scapito della preghiera, prima di presentare l'educazione pia di Anastasio in Siria o Palestina.

La vita monastica cominciava ad indebolirsi in Oriente. I monaci erano diventati teologi: la discussione turbò la solitudine e prese il posto della preghiera. Verrà il momento in cui, per non essersi attaccati, come quelli d'Occidente, alla cattedra di Pietro e ai suoi insegnamenti, declineranno poco a poco nella loro forza e sprofonderanno gradualmente nel nulla. Da secoli, ciò che ne resta è ridotto alla più affliggente impotenza.

Dio suscitò tuttavia uomini potenti nelle opere e nelle parole, per mostrare loro l'abisso. Di questo numero fu certamente san Anastasio il Sinaita, le cui predicaz saint Anastase le Sinaïte Sacerdote e monaco sul monte Sinai, difensore dell'ortodossia contro i monofisiti. ioni e i cui scritti furono soprattutto diretti contro i monaci turbolenti e i sacerdoti prevaricatori.

San Anastasio nacque in Siria o in Palestina: non si sa nulla di certo a questo proposito; ma ciò che non è dubbio, è che ricevette un'eccellente educazione. Gli fu insegnato fin dall'infanzia ad adorare Nostro Signore Gesù Cristo con un profondo rispetto, come il Dio onnipotente, il creatore dell'universo e lo splendore del Padre celeste. Quando leggeva o sentiva leggere il Vangelo, era con la stessa fede come se avesse udito la voce di questo divino Salvatore. Riceveva il suo corpo sacro alla comunione con gli stessi sentimenti come se lo avesse tenuto tra le sue braccia; e contemplava le sue sante immagini come se avesse visto Lui stesso.

Vita 02 / 08

Vocazione e vita al Sinai

Dopo un pellegrinaggio a Gerusalemme, Anastasio si unisce ai solitari del monte Sinai in Arabia, dove si distingue per la sua obbedienza assoluta e la sua umiltà.

Queste eccellenti disposizioni lo portarono ad abbracciare la vita religiosa. Il suo fervore lo spinse poi a visitare i luoghi santi di Gerusalemme; il che prova che il suo monastero non si trovava nelle vicinanze di quella città, poiché fu come un pellegrinaggio che vi compì; e di lì, spinto dal desiderio di una vita più austera di quella che aveva condotto fino ad allora, sebbene fosse già molto rigorosa, passò in Arabia presso i solita ri del mon mont Sinaï Luogo della prima vita monastica di Simeone. te Sinai, le cui virtù rapirono il suo cuore e lo fissarono nella loro solitudine.

Si applicò principalmente a obbedire ciecamente e a servire tutti i fratelli; cosa che faceva con tanta umiltà, che i religiosi attribuirono in seguito a queste sante pratiche i doni meravigliosi di scienza e di sapienza che ricevette da Dio in abbondanza, e che furono per gli altri una fonte di istruzione e di edificazione.

Teologia 03 / 08

Difesa dell'ortodossia

Divenuto sacerdote, combatte le eresie monofisite (Eutichiani, Acefali, Severiani e Teodosiani) che dividevano l'Oriente sulla natura di Cristo.

In effetti, lo spirito di Dio che risiedeva in lui, e che lo destinava a confermare i suoi fratelli nella fede, in un tempo in cui le chiese d'Oriente erano turbate dagli eretici, non lo lasciò ozioso. Anastasio divenne, con i suoi consigli particolari, con le sue vive esortazioni, con le sue discussioni pubbliche e con la sua penna, come il flagello dell'errore, il faro della verità, il fermo sostegno degli ortodossi e la consolazione della Chiesa afflitta.

Il carattere di sacerdote, di cui fu allora rivestito, gli diede ancora più autorità e credito per difenderla contro gli Eutichiani, che non ammettevano in Gesù Cristo che una natura — la natura divina — nella quale, a sentir loro, la natura umana si era confusa e perduta, come si confonde con l'acqua la goccia di aceto gettata nel mare, ma soprattutto contro gli Acefali che dicevano la stessa cosa, pur rifiutando l'autorità dei primi autori dell'eresia.

Gli Acef ali, che face Les Acéphales Sette eretiche monofisite divise sulla corruttibilità del corpo di Cristo. vano banda a sé, erano essi stessi divisi in due sette principali: i Severiani e i Teodosiani, così chiamati dai loro capi. I Severiani sostenevano che Gesù Cristo fosse stato incorruttibile, per timore che, dicendolo corruttibile, fossero stati obbligati ad ammettere una distinzione tra il corpo di Gesù Cristo e il Verbo di Dio, distinzione che li avrebbe trascinati a riconoscere le due nature. Ma se Gesù Cristo è incorruttibile, non ha potuto soffrire; di conseguenza, l'intera economia della Redenzione era rovesciata. Per salvarla, i Teodosiani dicevano dunque che il corpo di Gesù Cristo era corruttibile. In somma, tutti erano d'accordo nel sostenere la confusione delle due nature in Gesù Cristo: differivano sul modo di spiegarla. Sono soprattutto i Severiani e i Teodosiani che facevano rumore ad Alessandria, infestavano l'Egitto, la Siria, la Palestina, ed è contro di loro che san Anastasio dovette soprattutto lottare.

Missione 04 / 08

Dispute pubbliche ad Alessandria

Ad Alessandria, Anastasio utilizza un rigoroso metodo dialettico per confondere i capi eretici e smascherare le falsificazioni dei testi patristici.

Poiché possedeva una profonda conoscenza delle divine Scritture e delle opere dei santi Padri, e d'altronde non ignorava alcuno degli artifici degli eretici, non li attaccava mai senza trarne vantaggio, e nessuno poteva resistere alla forza del suo zelo e dei suoi ragionamenti. Dovendo disputare con loro, spiegava, mediante definizioni chiare e distinte, il senso dei termini che doveva impiegare per evitare ogni equivoco, e conveniva con loro su ciò che poteva concedere senza toccare la fede, al fine di fissarsi unicamente sull'oggetto della controversia; e, affinché non eludessero la forza delle sue ragioni con sottigliezze e scuse, come facevano solitamente quando non potevano rispondere, li teneva saldamente ancorati alla questione. Spesso esigeva da loro confessioni su punti di dottrina che non potevano rifiutargli senza manifestare troppo l'empietà dei loro dogmi; li obbligava a sottoscriverle con lui e, partendo da lì, li spingeva poco a poco e come per gradi, conducendoli così sottilmente e abilmente da farli cadere in contraddizione, sommergendoli con passi della Scrittura e dei Padri, sbaragliandoli e riducendoli all'impossibilità di replicare.

Si vede il suo metodo spiegato a lungo nel libro che ha composto sul modo di disputare contro gli eretici, che ha per titolo: *Hodegos o la Guida*, e vi segna quanto gli riuscì nelle diverse conferenze che ebbe con loro. Ne ebbe parecchie ad Alessandria, ora in privato e ora in pubblico, alla presenza del patriarca, di tutto il clero, dei pers onaggi più Alexandrie Luogo di rifugio e di studio durante la persecuzione. qualificati della città e di tutto il popolo. Gli Acefali, i Severiani e i Teodosiani si riunirono contro di lui e gli opposero quanto di più dotto e abile avessero nella loro setta per la disputa; tra gli altri, un certo Gregorio e un monaco chiamato Giovanni Ziga, che consideravano come il loro Achille; ma egli li confuse con tale splendore che il popolo, indignato per gli errori con cui avevano voluto sedurlo, aggiunse alla confusione che essi provavano nel vedersi vinti quella di caricarli di ingiurie, e per poco non li lapidò.

Egli ci narra a questo proposito un aneddoto che dovette coprire di vergogna i seguaci di Eutiche e indignare contro di loro tutte le persone che avessero qualche sentimento di probità. Accadde che, dopo la morte del patriarca sant'Eulogio, giunse ad Alessandria un prefetto augustale della setta dei Severiani, il quale condusse e mantenne a lungo presso di sé quattordici scrittori o copisti tra i più abili che poté trovare, per falsificare i manoscritti dei santi Padri, e principalmente quelli di san Cirillo; di modo che il Santo, avendo voluto in seguito servirsi di uno di questi manoscritti per op porlo agli er saint Cyrille Padre della Chiesa che ha elogiato Massimiano. etici, ebbe il dolore di vedere che era stato corrotto; ma l'impostura fu presto scoperta confrontandolo con l'esemplare che si conservava presso il patriarca, e che gli eretici non avevano potuto avere per corromperlo come gli altri; poiché, essendo stato prodotto da Isidoro, prefetto della biblioteca, vi si riconobbero i veri sentimenti di san Cirillo, che gli eretici volevano rendere favorevole agli occhi del popolo grazie a queste alterazioni.

Si vede qui fino a che punto giunga la malizia degli eretici e quanto il loro accecamento sia volontario e deplorevole al tempo stesso. Poiché cosa potevano pretendere alterando così il testo dei santi Padri? O questi santi dottori avevano veramente pensato come loro, e in tal caso, perché toccare i loro scritti? Non dovevano far altro che produrli così com'erano: o avevano pensato diversamente da loro, e allora i cambiamenti che facevano maliziosamente nei loro scritti accusavano loro stessi davanti a Dio e al tribunale della propria coscienza, e rimproveravano ancora più altamente l'empietà dei loro dogmi, che non potevano sostenere se non spogliandosi di ogni sentimento di probità e d'onore. Notiamo questo espressamente, perché non è in questa sola occasione che gli eretici hanno messo in atto questi mezzi diabolici. Essi hanno in ogni tempo proceduto per le stesse vie per attaccare la verità; e cosa ci si può aspettare da coloro che sono chiamati i figli primogeniti del padre della menzogna, se non travestimenti e imposture?

Per tornare a sant'Anastasio, gli eretici, vedendosi vinti, chiamarono in loro soccorso alcuni vescovi della loro setta, che avevano in Egitto e che credevano essere ancora più abili di quelli che gli avevano opposto. Questa risorsa non riuscì loro meglio. I vescovi eretici, recandosi subito ad Alessandria, si rivolsero al prefetto per conferire con Anastasio. Questo governatore cita il Santo e gli comunica l'intenzione dei prelati. Ci si riunisce, e l'esordio degli eretici è quello di accusare il Santo davanti al prefetto di non causare altro che turbamento nella città, tra il popolo e nelle loro chiese. Anastasio non fu affatto scosso da queste declamazioni; disse loro con molta dolcezza: «Miei venerabili Padri, non mi avevate ancora visto; non ho mai avuto con voi un colloquio privato; non avete appreso i miei sentimenti e la mia dottrina dalla mia bocca; potete negarlo? — Ciò è vero, dissero i vescovi. — Fatemi dunque la grazia di ascoltarmi, aggiunse, dopo di che mi lusingo che le vostre accuse cesseranno e che mi renderete più giustizia di quanto abbiate fatto». Il Santo aveva davanti a sé dei Teodosiani.

Dopo questo preludio, chiese carta e penna ai notai che erano presso il prefetto e scrisse queste parole: «Io, Anastasio, monaco della santa montagna del Sinai, confesso che il Verbo di Dio, generato dal Padre prima di tutti i secoli, è stato crocifisso e sepolto, che ha sofferto e che è risorto». «Non parlavo, disse, in questa formula, né della carne che il Verbo aveva preso, né della sua discesa e della sua conversazione tra gli uomini, né in una parola della sua incarnazione, ma solo della sua divinità, e lo feci apposta per obbligarli a manifestare l'empietà che nascondevano nell'anima insieme a tutti quelli della loro setta. Presentai loro poi il foglio e, avendolo letto, lo lodarono come ottimo. Ma, dissi loro, se convenite che è conforme alle regole, non resta che sottoscriverlo, e siamo d'accordo; comunicheremo con voi senza difficoltà. Lo sottoscrissero subito. Ripresi il foglio e, rivolgendomi a quello tra loro che passava per il più abile e il più saggio, gli dissi: Ricordatevi almeno che "Cristo ha sofferto nella carne", come dice l'apostolo san Pietro, e non nella sua divinità. Cadreste nell'empietà di Severo se aveste sottoscritto il foglio che vi ho presentato prendendolo nel senso che la divinità ha sofferto in se stessa: ed è per questo che, in questo scritto, non ho fatto menzione di tutto ciò che riguarda l'incarnazione, non avendo avuto di mira, con questa omissione, che obbligarvi a mostrare la vostra empietà dichiarandovi Severiani, o a intendere la mia proposta nel senso che il Verbo ha sofferto nella carne e non in se stesso, e che di conseguenza vi sono due nature in Gesù Cristo, come la fede ortodossa ci insegna.»

«A queste parole, aggiunge, gli eretici, stupiti come uomini che ritornano in sé dopo una lunga ebbrezza, fecero tutto il possibile affinché rendessi loro lo scritto che avevano firmato; ma fu inutilmente. Risposi loro che non l'avrebbero mai avuto e che lo avrei opposto loro al giudizio universale alla presenza di Gesù Cristo».

Predicazione 05 / 08

Produzione letteraria e dogmatica

Presentazione dei suoi scritti principali, in particolare l' 'Hodegos' (La Guida), i suoi commenti sull'Esamerone e i suoi discorsi liturgici.

## SCRITTI E DOTTRINA SPIRITUALE DI SANTO ANASTASIO.

Non possediamo tutte le opere del Sinaita; molte sono andate perdute a causa dell'ingiuria del tempo, e tra queste abbiamo motivo di rimpiangere le *Vite dei santi Padri* che aveva scritto; vale a dire, di diversi santi solitari del Monte Sinai e dei deserti vicini. I Bollandisti ritengono tuttavia che la vita di san Giovanni Climaco, che ancora possediamo, sia opera sua.

1° Il principale tra quelli che ci restano è il suo *Hodegos*, o la *Guida del vero cammino*; tratta solo di dogma. Si deve notare che la prima regola che egli dà a coloro che combattono gli eretici è di condurre una vita pura e innocente, e di rendersi degni di ricevere le luci dello Spirito Santo, e di diventarne l'organo per difendere più potentemente la verità; poiché, per quanto la scienza sia necessaria, e non sia permesso impegnarsi a disputare con i nemici della fede senza essere ben istruiti nelle materie di controversia, e senza essere in grado di sostenere il dogma e di combattere l'errore; è certo che la pietà e l'innocenza della vita attirano grandi luci e potenti soccorsi per confondere gli eretici e persino per convertirli, e ciò appare abbastanza dalle benedizioni che Dio ha diffuso in ogni tempo sul ministero dei Santi che ha impiegato per la conversione delle anime, come si è visto in particolare in san Domenico, san Francesco Saverio, san Francesco di Sales e san Vincenzo de' Paoli, senza parlare di tanti uomini apostolici nei secoli anteriori, che hanno esteso il regno di Gesù Cristo tanto con la pietà quanto con le luci del loro zelo.

2° Abbiamo ancora, di sant'Anastasio, delle considerazioni sull'Esamerone, o l'opera dei sei giorni della creazione. È un'esposizione delle parole di Mosè sulla creazione del mondo, che egli fa in un senso mistico e allegorico, senza tuttavia pretendere di distruggere il senso letterale, né contraddire le spiegazioni letterali che i Padri ne hanno dato.

3° Abbiamo anche di lui un discorso che fu predicato la quinta domenica di Quaresima, e che ha per titolo: Della sacra Liturgia. Questo discorso è pieno di eccellenti istruzioni. Lo inizia con un elogio dei salmi di Davide che si cantavano ogni giorno nelle assemblee dei fedeli.

Egli aggiunge che l'assiduità alla preghiera e il gusto che vi si prende, così come alla lettura delle divine Scritture, è come la madre delle virtù; poiché non può accadere che una persona, che si applichi assiduamente e con pietà a questo esercizio, non giunga a conoscere veramente Dio, e a ottenere dalla sua bontà i soccorsi di cui la sua anima ha bisogno. Dice che se coloro che vogliono acquisire la conoscenza delle arti vi si applicano per diversi anni, a maggior ragione coloro che vogliono giungere a conoscere bene Dio e a servirlo fedelmente, devono applicarvisi con l'esercizio della preghiera, che è un mezzo efficace per condurveli.

Predicazione 06 / 08

Insegnamenti sulla carità e il giudizio

Il santo insiste sul perdono delle offese, sul divieto di giudicare il prossimo e sulla potenza delle lacrime di penitenza attraverso vari racconti edificanti.

Dopo una bella spiegazione di alcune parti del santo Sacrificio, secondo il rito antico, come si vede ancora nelle liturgie che ci restano, e che portano il nome di san Giacomo, di san Basilio e di sant'Anastasio, egli insiste molto sul perdono dei nemici, e prova che il ricordo delle ingiurie nel desiderio di vendicarsi è, tra tutti i peccati, quello che pone il maggior ostacolo alla misericordia di Dio e che causa più rapidamente la perdita eterna del peccatore. Colui che ha la sventura di cadere in un peccato di impurità, o che commette un omicidio, rientrando poi in se stesso, è colto dall'orrore del suo crimine, ne concepisce un vivo rimpianto ed entra in sentimenti di penitenza; ma quando l'odio e la vendetta si sono insinuati nel cuore di un uomo, egli ne è continuamente preoccupato; se si corica, si addormenta con questo cattivo sentimento; se si sveglia, è il primo pensiero che si presenta al suo spirito; se prega, se cammina, in qualunque luogo si trovi, e qualunque cosa faccia, porta questo veleno nella sua anima; e quando una volta questo vizio vi ha gettato le sue radici, tutto gli diventa inutile: il digiuno, la preghiera, le lacrime, la confessione, l'orazione, la verginità, l'elemosina e tutte le altre buone azioni che compie; l'odio contro il proprio fratello distrugge tutto. Notate, aggiunge, che Nostro Signore non ci ha detto: «Se avete qualcosa contro vostro fratello, andate a riconciliarvi con lui»; ma ha detto: «Se vostro fratello ha qualcosa contro di voi». Se dunque siamo obbligati a guarire la malizia del nostro fratello, quale speranza di perdono può avere colui che conserva l'odio contro di lui? Sento spesso persone che dicono: «Guai a me, non so che fare per salvarmi; non posso né digiunare, né vegliare, né conservare la continenza; mi è troppo duro anche lasciare il mondo, come mi salverò?». Voi mi chiedete come? Ecco il mezzo in due parole: «Perdonate e vi sarà perdonato». Ecco una via breve e sicura per arrivare alla salvezza. Eccone un'altra ancora: «Non giudicate e non sarete giudicati».

Il Santo prende occasione da queste ultime parole per esortare a non giudicare male il proprio prossimo. «Anche se», dice, «l'aveste visto con i vostri occhi cadere nel peccato, ricordatevi che non c'è che un solo Giudice, un solo Signore che renderà a ciascuno secondo le sue opere». Il giudizio è riservato a Gesù Cristo; compariremo tutti un giorno davanti a lui per subirlo e ricevere la ricompensa o il castigo che avremo meritato. Colui che giudica prima dell'avvento di Gesù Cristo, usurpa i suoi diritti ed è una specie di Anticristo. Avete visto quest'uomo commettere un peccato, ma non sapete se ne farà penitenza, né quale sarà la fine della sua vita. Il ladro, che era stato crocifisso con Gesù Cristo, ottenne, in un momento, il suo perdono, sebbene fosse stato ladro e omicida; e Giuda divenne, in un momento, da apostolo e discepolo di Gesù Cristo, un traditore e un perfido. Questi fu perduto e l'altro fu salvato.

Andiamo ancora oltre. Convengo con voi che quest'uomo a cui avete visto commettere questo peccato è condannabile; ma siete testimone di tutte le sue altre azioni? Forse che, dopo aver peccato sotto i vostri occhi, egli fa in segreto una grande penitenza, e mentre voi lo conoscete nel vostro cuore come un grande peccatore, egli è già giustificato davanti a Dio.

Non dovete dunque giudicare nessuno, e ancor meno il sacerdote, su colpe segrete e incerte di cui vi si sarà detto che è colpevole. Non dite che deve essere giudicato. Sì, deve esserlo: ma non è da voi che deve essere esaminato e giudicato; è Dio che deve giudicarlo o il suo vescovo. Perché voi, che non siete che al rango dei laici, vi attribuite un potere che appartiene solo a Dio?

Infine, sant'Anastasio termina il suo discorso con una storia molto edificante, che si adatta molto bene al suo soggetto. «C'era», dice, «in un monastero, un religioso che viveva nel suo stato con molta tiepidezza e negligenza. Essendo caduto malato della malattia di cui morì, non ne fu affatto spaventato; al contrario, ne rese grazie a Dio e guardava con aria ridente il momento in cui stava per uscire dal mondo». Era l'uso, in quel monastero, che quando qualcuno dei fratelli si trovava vicino alla morte, tutti gli altri, con il superiore, si riunivano attorno a lui per assisterlo nei suoi ultimi momenti, e non se ne allontanavano finché non avesse reso l'anima. La sicurezza del moribondo stupì particolarmente uno dei Padri che erano presenti. Si avvicinò a lui e gli disse con fiducia: «Fratello mio, non ci siamo mai accorti che abbiate adempiuto ai vostri doveri con molta esattezza; al contrario non abbiamo visto in voi che una grande negligenza; diteci dunque, ve ne prego, perché siete così tranquillo, e che, ben lungi dal temere in questo temibile passaggio, non testimoniate, al contrario, che gioia? Fateci conoscere, per la gloria del Signore, quale grazia vi ha fatto che vi dà questa sicurezza?».

Allora il malato, alzandosi dolcemente, per quanto le sue forze glielo permettevano, disse all'assemblea: «Miei venerabili Padri, non saprei dissimulare le negligenze della mia vita passata, e, a quest'ora, gli angeli di Dio mi hanno presentato e hanno letto davanti a me un memoriale che conteneva tutti i peccati che ho commesso da quando ho abbandonato il secolo, e mi hanno poi chiesto se li riconoscevo. Ho risposto loro di sì e che non potevo negarlo; ma ho detto loro, allo stesso tempo, che da quando ho avuto la felicità di essere monaco, non ho mai giudicato nessuno, né conservato il ricordo delle ingiurie che avevo ricevuto, e che così scongiuravo Nostro Signore di farmi sentire, perdonandomi, l'effetto della promessa che ci ha fatto quando ha detto: «Non giudicate e non sarete giudicati; perdonate e vi sarà perdonato». Appena ho detto queste parole, gli angeli hanno strappato il memoriale dei miei peccati; ciò che è stata tutta la sollecitudine della mia vita passata: ecco dunque che spero di andare a Dio con questa gioia di cui siete testimoni». Dopo aver parlato così, rese in pace l'ultimo respiro, lasciando ai suoi confratelli un esempio ugualmente utile ed edificante.

4° Abbiamo alcuni altri discorsi di sant'Anastasio, che sono pieni di istruzioni e di sentimenti molto pii. Tra gli altri ce ne sono due che ha fatto in diversi tempi sul sesto salmo. Esso può servire da modello di atto di contrizione, poiché ruota tutto intero sul rimpianto che si deve avere delle proprie colpe, e mostra, allo stesso tempo, come si può meditare sui salmi, e formare da sé sentimenti interiori su quelli che questi santi cantici racchiudono.

Si vede, dall'esordio di questo discorso, che il Santo lo predicò all'inizio del digiuno della Quaresima; e il salmo, che vi spiega, conveniva a questo tempo di penitenza.

Egli distingue, nel seguito del suo discorso, diverse specie di lacrime; le une che sono naturali, che si versano alla morte di un parente o di un amico, o che vengono dall'abbondanza degli umori, o che nascono dal dispiacere di non essere riusciti in qualche progetto ambizioso che si era formato; le altre che vengono da un principio migliore, come dal timore di Dio, dall'apprensione della morte e delle pene dell'inferno; e queste conducono, quando vi si persevera, a lacrime più perfette: a queste lacrime sante che l'amore di Dio e il desiderio di possederlo fa scorrere dagli occhi dell'anima penitente; e sono quelle che egli dice che il Re profeta versava nell'amarezza del suo cuore, dopo aver avuto la sventura di peccare contro Dio.

Ma per eccitare i peccatori a ritornare al Signore con questa umile e tenera fiducia, egli termina il suo discorso con due esempi, di cui uno, che è abbastanza conosciuto, è riportato da san Clemente Alessandrino. È quello di un giovane che san Giovanni l'Evangelista, dopo avergli ispirato i primi sentimenti di pietà, aveva affidato al vescovo di Efeso per sostenerlo nella pietà durante la sua assenza. Questo giovane, essendosi poi sottratto alla guida di questo vescovo e avendo frequentato cattivi compagni, si era fatto capo di una banda di ladri, e aveva perseverato in questi brigantaggi, finché il santo Apostolo, essendo tornato a Efeso e avendo appreso i suoi disordini, andò lui stesso a cercarlo, lo ricondusse alla chiesa, gli fece concepire sentimenti di una sincera penitenza, e lo fece rientrare in grazia con Dio.

Il secondo esempio non ci è noto che per il racconto che ne fa sant'Anastasio. Egli dice che, al tempo dell'imperatore Maurizio (582-602), c'era, sulle frontiere della Tracia, un insigne ladro, che esercitava crudeltà orribili; di modo che spandeva il terrore ovunque, e che nessuno osava più viaggiare in quelle contrade. Si erano inviati spesso soldati per catturarlo; gli si erano tese diverse trappole, ma nulla era riuscito; infine l'imperatore prese il partito di inviargli lui stesso i suoi ordini tramite un giovane che incaricò di portarglieli. Il ladro non li ebbe appena visti che, come se fosse stato colpito da una verga divina, abbandonò tutto il suo umore sanguinario, e, come un dolce agnello, venne a gettarsi ai piedi dell'imperatore, gli fece l'ammissione dei suoi crimini, e si abbandonò alla sua clemenza.

Ottenne il perdono, e, alcuni giorni dopo, cadde malato e fu condotto all'ospedale, dove il suo male peggiorò così tanto, che fu presto all'estremo. Vedendosi vicino a morire, e ripassando nella notte i suoi peccati passati nel suo spirito, ne concepì un vivo rimpianto, e rivolse questa preghiera a Gesù Cristo: «Non vi chiedo nulla di nuovo, o dolcissimo Salvatore, implorando la vostra misericordia. Come l'avete esercitata verso quel ladro che era crocifisso al vostro fianco, degnatevi allo stesso modo di esercitarla verso di me, e ricevere le lacrime che verso agli approcci della morte. Avete ricevuto favorevolmente coloro che non erano venuti al lavoro che all'undicesima ora, sebbene non avessero fatto nulla di considerevole; degnatevi anche, per la stessa bontà, di accontentarvi delle mie deboli lacrime, e fate che esse mi servano, per la vostra misericordia, come di un secondo battesimo, per purificarmi e ottenermi l'indulgenza e il perdono intero dei miei crimini passati. Il tempo mi manca, poiché sto per rendere presto la mia anima tra le vostre mani; ma vi scongiuro di non respingere l'umile preghiera che vi faccio, e non esigete da me il conto delle buone opere che non ho fatto. I miei crimini mi circondano da ogni parte, e mi trovo alla fine della mia vita, dopo averla tutta passata nell'iniquità. Ma, o mio Dio! voi che avete accettato le lacrime che il vostro Apostolo versò dopo che vi ebbe rinnegato tre volte, accettate le mie, e versatele sul memoriale della vostra giustizia, dove i miei crimini innumerevoli sono scritti, e che la vostra misericordia infinita sia come una spugna che li cancella tutti».

Fece questa preghiera in presenza di diverse persone che erano attorno al suo letto, e che ne resero poi testimonianza; e l'accompagnò con tante lacrime, che il suo fazzoletto ne era inzuppato. Infine, spirò in questi vivi sentimenti di contrizione. Nello stesso tempo il medico, che frequentava l'ospedale, uomo molto abile e di grande reputazione, ebbe un sogno, o piuttosto una visione dormendo, dove gli sembrò di vedere attorno al letto di questo malato una truppa di Etiopi, che avevano ciascuno un foglio dove i suoi crimini erano scritti; e vide anche due personaggi sfavillanti di luce che si presentarono per esaminare se non avesse fatto buone opere. Si portò una bilancia, e gli Etiopi avendo messo in uno dei piatti tutti i fogli dove i suoi peccati erano segnati, esso cadde subito e fece alzare l'altro piatto ben in alto. I due angeli, che erano presenti, dissero: «Cosa! non avremo nulla qui da mettere nell'altro piatto che lo faccia pendere più di quello dei suoi crimini? Ma cosa potremmo trovare? Appena quest'uomo ha lasciato i suoi brigantaggi, come potremmo lusingarci che abbia fatto da allora una buona azione? Esaminiamo tuttavia ancora meglio». Frugarono nel letto e trovarono il fazzoletto con il quale aveva asciugato le sue lacrime, e dissero: «Mettiamolo nel piatto vuoto, e Dio aggiungendovi il peso della sua clemenza, avremo senza dubbio ciò che desideriamo». Non l'ebbero appena messo che il piatto cadde, e i fogli, che erano nell'altro piatto, scomparvero. «La misericordia di Dio», esclamarono gli angeli, «ha prevalso sull'iniquità di questo peccatore». Tolsero subito la sua anima, e gli Etiopi, coperti di confusione, presero la fuga.

Il medico si svegliò dopo questa visione e si recò sul momento all'ospedale per assicurarsi della verità di ciò che aveva visto in sogno; trovò che il malato era appena spirato, e che aveva ancora sui suoi occhi il suo fazzoletto inzuppato delle sue lacrime. Apprese anche da coloro che erano presenti alla sua morte i segni di penitenza che aveva dato, e, prendendo il fazzoletto, andò dritto all'imperatore per farglielo vedere, raccontandogli la visione che aveva avuto e ciò che aveva appreso dagli altri, e aggiunse: «Voi non ignorate, o piissimo imperatore, ciò che il Vangelo ha detto del ladro che ottenne da Gesù Cristo il perdono dei suoi crimini quando era vicino a morire; eccone uno a cui questo divino Salvatore viene di accordare la stessa grazia sotto il vostro impero».

Abbiamo riportato questo, conclude sant'Anastasio, come verissimo; ma non bisogna prenderne occasione di attendere l'ultima ora per prepararsi a questo terribile passaggio tramite la penitenza. Quanti questa presunzione non ne ha ingannati? Quanti ce ne sono stati che sono stati sorpresi da una morte improvvisa, senza avere il tempo di parlare, di piangere, né di fare il loro testamento? Chi ci è garante che a quest'ora che deve decidere della nostra sorte eterna, avremo le lacrime di questo ladro penitente, per offrirle a Dio in espiazione dei nostri crimini? Non attendiamo fino allora di piangerle; preveniamo questo tempo con una sincera penitenza. Anche non ho riportato questi esempi per favorire la pigrizia delle anime vili, ma piuttosto per eccitarle a uscire dalla loro tiepidezza, e per renderle più ardenti a lavorare alla loro salvezza, affinché, avendo fatto opere degne di penitenza, ed espiato le loro colpe, esse siano trovate degne del regno dei cieli.

Predicazione 07 / 08

Saggezza e questioni teologiche

Estratti dalle sue 'Centocinquantaquattro Questioni' che trattano dell'umiltà, dell'Eucaristia, della Provvidenza e della responsabilità dei principi.

5° Terminiamo con alcuni pensieri o massime tratti dall'opera di sant'Anastasio intitolata: *Le sue Centocinquantaquattro Question Ses Cent cinquante-quatre Questions Raccolta di massime e risposte sulla fede e la morale cristiana. i*:

«Sebbene non si possa essere veri cristiani senza la fede e le buone opere, non si può essere cristiani perfetti se non si accompagnano la fede e le buone opere con l'umiltà.

«Sebbene si possa pregare e adorare Dio in ogni luogo; sebbene il silenzio e il riposo abbiano la loro utilità, il sacrificio esteriore dell'Eucaristia è la cosa più gradita a Dio.

«Prima di accostarsi alla comunione, bisogna esaminare se stessi e purificarsi dalle proprie colpe; chiunque faccia così, può accostarvisi quando meglio crede.

«Dio solitamente non ci abbandona se non per punirci o convertirci.

«Colui che crediamo peccatore è spesso giusto agli occhi di Dio.

«Con il denaro dell'iniquità con il quale Gesù Cristo dice che "dobbiamo farci degli amici in cielo", non si devono intendere le ricchezze acquisite per vie malvagie, ma quelle che non ci sono necessarie per il nostro sostentamento».

«Non saremo dannati per non aver ornato le chiese, ma per non aver soccorso i poveri.

«Gli esempi di Giobbe, di Abramo e di Davide che erano sposati, che avevano figli e molti beni, che erano conseguentemente gravati da molte cure, devono togliere alle persone del mondo ogni pretesto per trascurare la propria salvezza.

«L'Apostolo dice "che ogni potere viene da Dio"; ma non dice "che non vi sia principe che non sia stabilito da Dio". Ne dà talvolta di cattivi per punire i popoli, ma non li dà tutti. Permette soltanto che siano scelti o che giungano per altre vie. Quando Foca giunse all'impero (602-610), fece spargere molto sangue. Un santo monaco di Costantinopoli, che gemeva per le sue crud eltà, Phocas Imperatore bizantino che concesse il Pantheon al papa. se ne lamentò con Dio più volte con la fiducia che gli dava la sua semplicità. "Signore", diceva, "perché avete dato un tale principe al vostro popolo?" Udì una voce che gli disse: "Perché non ho potuto trovarne uno peggiore".

«Fortuna è un termine di cui un cristiano che confessa che Dio governa tutto non deve servirsi, perché esclude la Provvidenza particolare di Dio.

«Per compiere il precetto della preghiera continua, non è necessario occuparsi in ogni momento della preghiera, è sufficiente soprattutto applicarsi a qualcosa di utile, di buono e di gradito a Dio.

«Se vi sono più divisioni e scismi tra i cristiani che tra gli infedeli, è perché il diavolo, autore di queste divisioni, non ne ha bisogno per guadagnare i popoli che, per mancanza di battesimo, sono già suoi».

Fonte 08 / 08

Chiarimento storico

Analisi critica che distingue Anastasio il Sinaita (monaco) dai suoi omonimi, i patriarchi di Antiochia, spesso confusi dagli storici antichi come Baronio.

«San Anastasio il Sinaita, dice Baronio nelle sue annotazioni al *Martirologio romano*, è nominato, in questo stesso giorno, nei menologi greci. Fu soprannominato il Sinaita, perché prima di essere vescovo di Antiochia, era stato solitario sul Monte Sinai. Fiorì sotto i regni di Giustiniano e di Giustino il Giovane; fu esiliato da quest'ultimo per la fede cattolica. Fu reintegrato nella sua sede sotto il regno dell'imperatore Maurizio e sotto il pontificato di san Gregorio Magno. Questo Papa gli indirizzò diverse lettere che sono contenute nel suo *Registro*. Morì nel 598. San Gregorio scrisse anche al suo successore, chiamato come lui Anastasio, dopo aver ricevuto la sua professione di fede, secondo l'uso. Niceforo si sbaglia quando scrive che Anastasio il Sinaita fu ucciso dagli Ebrei. È il suo successore, il secondo Anastasio, che ebbe questa fine. Questo evento ebbe luogo nel settimo anno del regno di Foca, in una sedizione eccitata dagli Ebrei; ora, Anastasio il Sinaita era uscito da questo mondo nove anni prima, sotto l'imperatore Maurizio. Il Sinaita ha lasciato alcuni scritti, tra gli altri un'eccellente opera *Sui Dogmi veri*, e alcuni sermoni che aveva composto nel suo ritiro del Monte Sinai. Tradusse in greco il *Pastorale* di san Gregorio».

Così parla Baronio, il quale, avendo preso lo storico Niceforo come guida, è caduto con lui in un doppio errore o piuttosto in uno solo che ne trascina un altro.

Vi sono stati alla fine del VI secolo e all'inizio del VII tre santi personaggi di nome Anastasio.

Il primo fu patriarca di Antiochia nel 561 e morì nel 598. È quello del martirologio romano, meno il titolo di Sinaita.

Il secondo, soprannominato il giovane, succede a quello che nomina anche il martirologio romano e fu massacrato dagli Ebrei.

Il terzo è quello a cui appartiene il titolo di Sinaita, che non fu vescovo, ma solo sacerdote e monaco sul Monte Sinai. Abbiamo appena dato la sua vita.

Ora, Niceforo ha fatto di questi tre Anastasio un solo Anastasio; Baronio ne ha ben indicati due, ma confonde il primo con il terzo; e quando dice che i menologi greci citano oggi san Anastasio il Sinaita, dovrebbe aggiungere che questi menologi non gli danno il titolo di vescovo. Da cui segue che se non gli danno il titolo di vescovo, il qualificativo di Sinaita non appartiene affatto al patriarca di Antiochia; o quantomeno non è quest'ultimo che hanno voluto designare i menologi. Del resto, questi tre personaggi sono perfettamente conosciuti negli annali della Chiesa così come in quelli della letteratura sacra: sono perfettamente distinti.

Il tomo LXXXIX della Patrologia greca riproduce tutti gli scritti di san Anastasio di Antiochia.

Cfr. Dom Collier; *Vies des Pères du Désert*, dal Padre Marin; *Acta Sanctorum*.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita in Siria o Palestina
  2. Pellegrinaggio ai luoghi santi di Gerusalemme
  3. Ritiro sul monte Sinai in Arabia
  4. Lotta contro le eresie degli eutichiani e degli acefali
  5. Dispute pubbliche ad Alessandria contro i severiani e i teodosiani
  6. Redazione dell'Hodegos (La Guida)

Miracoli

  1. Meravigliosi doni di scienza e sapienza attribuiti alla sua obbedienza

Citazioni

  • Perdonate e vi sarà perdonato. Ecco una via breve e sicura per giungere alla salvezza. Discorso sulla sacra Liturgia
  • Chi giudica prima della venuta di Gesù Cristo, usurpa i suoi diritti ed è una specie di Anticristo. Discorso sulla sacra Liturgia

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo