Tribuno militare sotto Diocleziano, Giorgio di Palestina confessò la sua fede cristiana durante le persecuzioni imperiali. Dopo essere sopravvissuto a vari supplizi e aver provocato la caduta degli idoli, fu decapitato nel 303. Figura universale, è celebre per la leggenda del drago ucciso, simbolo della sua vittoria sull'idolatria.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 9
SAN GIORGIO, MARTIRE
Origini e carriera militare
Giorgio nasce in Palestina in una famiglia cristiana benestante e diviene tribuno militare sotto l'imperatore Diocleziano.
San Giorgio v Saint Georges Santo verso il quale Teodoro nutriva una grande devozione. enne al mondo nell'anno 280 a Diospoli o Lidda di Palestina. I suoi genitori erano ricchi e soprattutto buoni cristiani. Suo padre era al servizio dell'imperatore: l'educazione di Giorgio rimase dunque affidata alla madre.
All'età di diciassette anni, abbracciò anch'egli la professione delle armi: i buoni e leali servizi del padre, che a quell'epoca era morto, furono ricompensati nel figlio. Giorgio d'altronde era bello, intelligente, ben fatto e di una squisita cortesia: piacque all'imperat empereur Dioclétien Imperatore romano sotto il quale sarebbe avvenuto il martirio. ore Diocleziano, che lo elevò successivamente ai gradi e lo creò tribuno militare nella sua guardia.
L'inizio della persecuzione
Diocleziano, influenzato da un oracolo di Apollo che designava i cristiani come ostacoli, rilancia una violenta persecuzione.
Un giorno in cui il cesare Diocleziano, molto devoto ad Apollo, consultava il dio su un affare che interessava il governo dello Stato, si dice che dal fondo del suo antro oscuro, Apollo gli rispose: «I giusti che sono sulla terra mi impediscono di dire la verità; per causa loro l'ispirazione dei tripodi sacri è ridotta alla menzogna». Costernato di vedersi così giocattolo dell'errore, l'infelice principe volle conoscere chi fossero i giusti sulla terra. Uno dei sacerdoti del dio gli rispose: «Principe, sono i cristiani». Questa risposta fu un'esca che l'imperatore colse con avidità; da quel momento divenne furioso e crudele. La persecuzione contro i cristiani si era rallentata; egli la riaccese più terribile di prima.
Rinuncia e confronto
Indignato dalla crudeltà imperiale, Giorgio distribuisce i suoi beni ai poveri e interpella direttamente l'imperatore per difendere i suoi fratelli di fede.
Fin dal primo giorno, le atroci crudeltà esercitate contro i cristiani e il decreto del senato, le cui rigidezze nulla poteva mitigare, suscitarono l'indignazione di Giorgio: egli biasimò ad alta voce le misure più che violente di cui erano oggetto i suoi fratelli nella fede. Invano i suoi amici gli raccomandarono prudenza e gli ricordarono i benefici dell'imperatore; Giorgio aveva visto più di una volta l'ira del principe abbattersi sui suoi favoriti, quando questi avevano la fortuna di essere cristiani: comprese che la sua ora sarebbe potuta giungere presto. Di conseguenza, si affrettò a distribuire il suo denaro e i suoi vestiti ai poveri, rese la libertà agli schiavi che aveva presso di sé; e quanto agli assenti, regolò la loro sorte nel modo che giudicò più opportuno.
Così preparato alla morte, Giorgio affrontò l'imperatore stesso e perorò la causa dei cristiani innocenti, reclamando per loro almeno la libertà, poiché tale libertà non nuoceva a nessuno. — «Giovane uomo, si limitò a rispondere Diocleziano, pensa al tuo futuro». — Giorgio non aveva allora molto più di vent'anni. — Mentre l'intrepido soldato di Gesù Cristo stava per replicare, la finta benevolenza del tiranno si mutò in furore. Le guardie ricevettero l'ordine di condurlo dapprima in prigione; là lo gettarono a terra, gli passarono i piedi nei ceppi, poi caricarono sul suo petto un'enorme pietra; così aveva ordinato il despota. Ma il Beato, sempre paziente in mezzo ai supplizi, non cessò di rendere grazie a Dio.
Supplizi e miracoli
Sottoposto alla ruota e a vari tormenti, Giorgio beneficia di visioni divine che rafforzano la sua fede e provocano conversioni.
Il giorno seguente, fu nuovamente presentato a Diocleziano; ma questo principe, non avendo potuto ottenere nulla dalla costanza di questo illustre Martire, lo fece mettere in una ruota armata da ogni lato di punte d'acciaio, affinché lo facesse a pezzi: durante questo supplizio, fu consolato da una voce dal cielo che si rivolgeva a lui, dicendogli: «Giorgio, non temere nulla, perché io sono con te». Fu anche consolato dall'apparizione di un uomo, più brillante del sole e vestito con una veste bianca, che gli tese la mano per abbracciarlo e incoraggiarlo nelle sue pene. Nuovi supplizi non ebbero altro risultato che far brillare maggiormente la fermezza eroica del guerriero; i cristiani ne erano rapiti, i pagani confusi. Alcuni tuttavia si convertirono; Potoleo, tra gli altri, e Anatolio, entrambi pretori, che persero la vita per Gesù Cristo.
Distruzione degli idoli e morte
Dopo aver infranto gli idoli di Apollo con il segno della croce, Giorgio viene decapitato il 23 aprile 303.
L'imperatore, vedendo la costanza di Giorgio alla prova dei suoi supplizi, impiegò la dolcezza per tentare di scuoterlo. Ma questo generoso Confessore della verità, non volendo più rispondere con le parole, ma con i fatti, gli chiese di andare al tempio per vedere gli dèi che adorava. Diocleziano, credendo che Giorgio fosse finalmente tornato in sé e stesse per cedere, fece riunire il senato e il popolo, affinché fossero presenti al celebre sacrificio che Giorgio doveva offrire. Tutti avendo gli occhi su di lui per vedere cosa avrebbe fatto, egli si avvicina all'idolo di Apollo; poi, stendendo la mano e facendo il segno della croce: «Vuoi», gli disse, «che ti faccia dei sacrifici come a Dio?». Il demone, che era nella statua, rispose: «Io non sono Dio, e non vi è altro Dio se non quello che tu predichi». In quello stesso istante, si udirono voci lugubri e orribili che uscivano dalla bocca di quegli idoli, ed essi caddero infine tutti a terra ridotti in pezzi e in polvere. I sacerdoti di quel tempio esortarono il popolo a mettere le mani sul santo Martire, dicendo all'imperatore che bisognava sbarazzarsi di quel mago e tagliargli la testa, per impedire che il male aumentasse ulteriormente. Fu dunque condotto al luogo del supplizio, dove, dopo aver fatto la sua orazione, fu decapitato, il 23 aprile dell'anno 303.
Il simbolismo del drago
L'immagine classica di San Giorgio che trafigge il drago è interpretata come il trionfo della fede sull'idolatria e sul demonio.
San Giorgio viene solitamente rappresentato come un cavaliere che attacca un drago per difendere una fanciulla che implora il suo soccorso; ma si tratta piuttosto di un simbolo che di una storia, per dire che questo illustre Martire ha purificato la sua provincia, rappresentata da questa fanciulla, dall'idolatria, raffigurata da questo drago uscito dagli inferi; oppure ancora che ha vinto con la sua fede il demonio, designato sotto il nome di drago nella Scrittura.
Reliquie e patronati
Le sue reliquie sono disperse in Europa, in particolare a Nancy e Chevrières, mentre egli divenne il patrono dei guerrieri e di diverse nazioni.
## RELIQUIE E CULTO DI SAN GIORGIO.
Le sue reliquie furono divise e trasportate in molte chiese: a Roma, a Ferrara, a Venezia, a Parigi, ad Amieux, a Bordeaux, ecc. La chiesa parrocchiale di Chevrières, vicino a Compiègne (Oise), possiede ancora oggi un'insigne reliquia di questo Santo, che ne è il patrono. Si tratta di una parte di una cassa; l'autenticità è stata riconosciuta e la teca che la racchiude, sigillata, nel 1859, dal vescovo diocesano. Egli è il patrono principale di Cerisy-Gailly, d'Hargicout, d'Havercas, di Massil-Saint-Georges, di Villers-Bocage. Delle cappelle gli sono state erette ad Applaincourt e a Gomiécourt, dove ci si reca a invocarlo per le malattie erpetiche. Si conservano sue reliquie a Cerisy-Gailly (due ossa), presso le Clarisse di Amieux, a Saint-Riquier, a Picquigny e a Villers-Bocage.
Un accostamento, che non manca né di pertinenza né di importanza, deve trovare qui il suo posto. Nel 1339, Rodolfo, duca di Lorena, fondò, in una parte del suo palazzo a Nancy, una collegiata di canonici che pose sotto il patronato della santa Vergine e di san Giorgio. Il 10 gennaio 140 René d'Anjou Genero di Margherita ed erede del trono di Lorena. 1, Renato d'Angiò fece offrire, al Capitolo di questa chiesa, una preziosa reliquia proveniente dal priorato di Saint-Honoré d'Alichamps, la quale consisteva «nell'osso di una delle cosce di san Giorgio dall'alto fino al ginocchio». Questo principe l'aveva ottenuta dal cardinale di Foix, legato della Santa Sede, e fatta incastonare in argento «in un cosciale fatto nella forma e sembianza della coscia di un uomo armato, seduta su un cuscino d'argento decorato con le sue armi». Si fa menzione di questa insigne reliquia negli inventari del tesoro della collegiata redatti nel 1552 e nel 1604. Vi si legge persino la menzione di «un braccio d'argento di san Giorgio». E un'altra: «Il capo di san Giorgio con un rosario dorato».
Si ignora cosa sia avvenuto della quasi totalità delle reliquie e degli oggetti di valore che componevano il tesoro di san Giorgio. Al momento della fusione del Capitolo ducale con quello della primaziale, nel 1743, i canonici della fondazione di Rodolfo fecero trasportare, nella chiesa della loro nuova destinazione, una parte del loro mobilio liturgico. Non si sa se il cosciale di san Giorgio vi fosse compreso, se i canonici ne disposero per non introdurlo in un santuario di cui il santo Martire non sarebbe stato il patrono, o se lasciò il paese solo all'epoca della spoliazione rivoluzionaria del '93. In ogni ipotesi, non sarebbe abbastanza verosimile che «l'osso di una coscia» di san Giorgio che possiede oggi «la chiesa parrocchiale di Chevrières, vicino a Compiègne (Oise)», non sia altro che il «cosciale» portato in Lorena dal duca Renato, e che una serie di eventi vi abbia fatto arrivare!?
I guerrieri hanno scelto san Giorgio come loro patrono, e la Chiesa romana ha l'abitudine di invocare san Giorgio, san Sebastiano e san Maurizio, come i principali protettori della Chiesa contro i suoi nemici, perché furono al contempo valorosi guerrieri e fedeli cristiani.
La devozione della gente di guerra a san Giorgio era principalmente fondata sulla somiglianza di professione; lo era anche sull'autorità di una relazione il cui autore assicurava che il Santo era apparso all'esercito dei cristiani crociati prima della battaglia di Antiochia e che gli infedeli erano stati sconfitti per sua protezione. Si diceva ancora che lo stesso Santo fosse apparso a Riccardo I, re d'Inghilterra, quando marciava contro i Saraceni, e che le truppe di questo principe, essendone state istruite, si sentirono animate da un nuovo coraggio e fecero a pezzi il nemico. Tutti questi fatti contribuirono molto a rendere il nome di san Giorgio famoso tra i militari.
Espansione del culto in Oriente e Occidente
Il culto di Giorgio si estende da Costantinopoli all'Inghilterra, sostenuto da imperatori come Giustiniano e re come Edoardo III.
Questo Santo è onorato nelle chiese d'Oriente e d'Occidente come uno dei più illustri Martiri di Gesù Cristo. I Greci gli hanno persino conferito a lungo il titolo di grande Martire, e la sua festa è ancora per loro di precetto. Vi erano un tempo a Costantinopoli cinque o sei chiese a suo nome, e si pretende che la più antica fosse stata edificata da Costantino il Grande. Si attribuisce anche a questo principe la fondazione di quella che sorgeva sulla tomba del Santo, in Palestina. Comunque sia riguardo al fondatore di queste due chiese, è almeno certo che furono edificate sotto i primi imperatori cristiani. Gli imperatori Giustiniano e Maurizio ne fecero erigere altre due sotto l'invocazione di san Giorgio: una si trovava a Bizanes, nell'Armenia Minore, e l'altra a Costantinopoli.
È riportato, nella vita di san Teodoro di Siceone, che egli servì Dio a lungo in una cappella che portava il nome di San Giorgio, che nutriva una devozione particolare per questo glorioso Martire e che ne raccomandò il culto al conte Maurizio, quando gli predisse l'impero.
Vi era un grande concorso di popolo presso una delle chiese del Santo, a Costantinopoli: si chiamava Manganes ed era annessa a un monastero situato sul lato della Propontide. È da lì che l'Ellesponto o lo stretto dei Dardanelli ha preso il nome di Braccio di san Giorgio. Il Santo è onorato in questo giorno da diverse chiese d'Oriente, principalmente in Georgia, con la qualità di patrono titolare. Leggiamo, negli autori della Bizantina, che si è operato un gran numero di miracoli per sua intercessione e che gli si è stati debitori della vittoria in diverse battaglie.
Il suo culto fu diffuso in Occidente da coloro che, nei loro pellegrinaggi a Gerusalemme, visitavano spesso la sua chiesa e la sua tomba, che si trovavano a Diospoli, in Palestina, dove si pensa che uno dei suoi servitori lo trasportò dopo il suo martirio: secondo l'opinione più probabile, questo martirio ebbe luo go a Nico Nicomédie Città d'origine di santa Nicarete. media, in Bitinia. Diospoli si chiama oggi Iydis: vi si vede ancora una chiesa magnifica edificata da Giustiniano e consacrata a san Giorgio. Essa si trova nella provincia di Damasco e conta 2.000 abitanti. Si vede, da san Gregorio di Tours, che egli era assai celebre in Francia fin dal VI secolo. San Gregorio Magno ordinò di riparare un'antica chiesa edificata in suo onore, che era sul punto di cadere in rovina. Si trova il suo ufficio nel sacramentario di questo santo Papa e in molti altri. Santa Clotilde, moglie del re Clodoveo, eresse altari sotto il suo nome e volle che la chiesa del monastero di Chelles, di cui era fondatrice, fosse anch'essa dedicata sotto la sua invocazione. È detto, nell'antica vita di san Doctrovée, «che furono portate delle reliquie di san Giorgio a Parigi e che furono depositate nella chiesa di San Vincenzo, oggi di Saint-Germain-des-Prés, quando ne fu fatta la dedicazione». Fortunato di Poitiers compose un componimento in versi su una chiesa dello stesso Santo che si trovava a Magonza. Risulta da tutte queste autorità che il culto di san Giorgio è assai antico in Occidente e soprattutto in Francia.
Egli era il primo Patrono della repubblica di Genova. Gli Inglesi, sotto i loro re normanni, riportarono dalle crociate una grande devozione a san Giorgio e lo invocarono come Patrono in guerra. Il concilio nazionale, tenuto a Oxford nel 1222, ordinò che la sua festa fosse di precetto in tutta l'Inghilterra. Fu sotto la sua protezi one che Edo Édouard III Re d'Inghilterra fondatore dell'Ordine della Giarrettiera. ardo II I pose l'Ordine della Ordre de la Jarretière Ordine cavalleresco inglese posto sotto la protezione di san Giorgio. Giarrettiera, che istituì nel 1330.
Fonti e analisi critica
Gli storici e gli agiografi come Baronio e Assemani confermano l'antichità del culto nonostante le incertezze dei racconti leggendari.
Si vede, da tutto ciò che è stato appena detto, che il nome di san Giorgio è sempre stato in grande venerazione nella Chiesa. L'antichità e l'universalità del suo culto sono ben stabilite. Gli Atti, che abbiamo di lui, concordano tutti nel dire che soffrì a Nicomedia, sotto Diocleziano. Monsignor Assemani ha provato, con il consenso unanime delle chiese del mondo cristiano, che il martirio di san Giorgio avvenne il 23 aprile a Nicomedia, sotto Diocleziano.
Il cardinale Baronio ha ricercato molto esattamente, e raccolto con una severa critica tutte le storie di san Giorgio che si trovano nelle più antiche biblioteche; abbiamo creduto di poter seguire, senza alcuna difficoltà, un autore così autorevole. — Jean Darche ha pubblicato a Parigi nel 1562, una *Vita di san Giorgio*, in-12 di 499 pagine, di cui ne dedica più di 100 a provare la realtà del drago abbattuto da san Giorgio. In linea di principio, non siamo affatto contrari all'interpretazione letterale delle leggende; ma la storia vera di san Giorgio è così difficile da tracciare; regna una tale sconnessione, una tale incertezza nei suoi Atti, che abbiamo creduto di poterci qui attenere al senso simbolico: è del resto l'opinione più generalmente ammessa. — Vedere nella vita di santa Opportuna, p. 592, nota 2, qui sopra, che siamo lungi dall'essere dei sostenitori estremisti dell'interpretazione simbolica.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Diospolis nel 280
- Carriera militare sotto Diocleziano e nomina a tribuno
- Distribuzione dei suoi beni ai poveri dopo il decreto di persecuzione
- Supplizio della ruota armata di punte d'acciaio
- Distruzione degli idoli del tempio di Apollo tramite il segno della croce
- Decapitazione il 23 aprile 303
Miracoli
- Voce celeste e apparizione di un uomo luminoso durante il supplizio della ruota
- Distruzione delle statue del tempio di Apollo tramite il segno della croce
- Apparizione ai crociati prima della battaglia di Antiochia
Citazioni
-
Io non sono Dio, e non vi è altro Dio se non quello che tu predichi
Il demone che esce dalla statua di Apollo