10 gennaio 12° secolo

San Guglielmo di Bourges

Arcivescovo di Bourges

Festa
10 gennaio
Morte
10 janvier 1209 (naturelle)
Epoca
12° secolo

Nato nel XII secolo nel Nivernese, Guglielmo fu un rigoroso monaco cistercense, abate di Chalis, prima di essere eletto arcivescovo di Bourges nel 1199. Difensore dell'autorità papale di fronte a Filippo Augusto, si distinse per la sua austerità, la sua carità verso i poveri e i suoi numerosi miracoli. Morì nel 1209 dopo aver predicato la crociata contro gli Albigesi.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 9

SAN GUGLIELMO, ARCIVESCOVO DI BOURGES

Vita 01 / 09

Giovinezza e formazione monastica

Nato ad Arthel in una nobile famiglia, Guglielmo viene formato dallo zio a Soissons prima di diventare canonico, per poi cercare una vita più austera a Grandmont e a Cîteaux.

Nato nel XII secolo, morto nel 1209. — Papi: Eugenio III; Innocenzo III. — Re di Francia: Luigi VII il Giovane; Filippo II Augusto.

«Quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli uomini che digiunano. Mt 6,16.»

Proveniente da un'antica e nobile famiglia che avrebbe dovuto illustrarsi ulteriormente con un'alleanza con la casa di Francia, vide la luce nel borgo di Arthel, ne bourg d'Arthel Luogo di nascita del santo. l Nivernese, nella prima parte del XII secolo, e fu affidato da sua madre Maëncia a suo zio Guglielmo, arcidiacono di Soissons, chiamato l'eremita per le sue virtù austere, il quale gli insegnò fin da giovane a conoscere i pericoli della vita, a disprezzare le ricchezze e a preferire ai vani piaceri del secolo le sane gioie dello studio e della pietà.

Giunta l'età, non esitò a votarsi al culto degli altari e fu, sebbene ancora molto giovane, nominato successivamente canonico delle chiese di Soissons e di Parigi. Ma questa esistenza secolare non sembrandogli abbastanza severa, rassegnò i suoi benefici per entrare nel monastero di Grandmont, nella diocesi di Limoges, che non tardò a lasciare ugualmente, a causa delle deplorevoli controversie sollevate tra i fratelli conversi e i fratelli laici riguardo all'esercizio degli affari temporali e spirituali.

Infastidito da tanto rumore in un luogo dove aveva creduto di trovare la calma e il silenzio, venne a prendere l'abito dei novizi di Cî teaux, nell'abbazi novices de Cîteaux Ordine monastico a cui appartengono Bernardo e l'abbazia di Grandselve. a di Pontigny.

Vita 02 / 09

Responsabilità abbaziali

Guglielmo divenne priore a Pontigny, poi abate di Fontaine-Jean e di Chalis, dove condusse una vita di ritiro e di studio fino al 1199.

Dopo aver edificato questa casa, di cui divenne il priore claustrale, le sue virtù gli valsero nuovi onori e lo chiamarono più tardi a dirigere, come abate, due monasteri della filiazione di Pontigny, quello di Fontaine-Jean, nella diocesi di Sens, poi quello di Cha lis, f Chalis Monastero cistercense di cui Guglielmo fu abate. ondato nel 1136 vicino a Senlis dal re Luigi il Grosso, dove continuò a gustare le dolcezze del ritiro fino all'anno 1199.

Vita 03 / 09

L'elezione miracolosa alla sede di Bourges

Dopo la morte di Enrico di Sully, Guglielmo viene scelto come arcivescovo di Bourges da Oddone di Sully tramite un sorteggio considerato una manifestazione divina.

In quell'epoca, essendo deceduto l'arcivescovo Enrico di Sully, c he aveva occupat siège de Bourges Città in cui Leopardino riceve la benedizione episcopale. o la sede di Bourges dopo Guérin de Galardon, i canonici si riunirono per scegliergli un successore, e trascorsero dapprima un'intera giornata senza riuscire a trovare un accordo.

Vi erano tre modi di procedere in tale materia: la postulazione o via dello Spirito Santo, il compromesso e lo scrutinio. Si iniziava con la postulazione, e si incaricava un canonico di indicare un candidato. Se tutti i votanti si alzavano, questo assenso unanime, attribuito all'ispirazione dello Spirito Santo, terminava la prova. Nel caso contrario, si passava al compromesso, vale a dire che si rimetteva la nomina sia a un membro del capitolo, sia a un personaggio estraneo al capitolo; ma, in tal caso, era necessario che il mandatario fosse designato da tutti i suffragi. Infine, in mancanza di risultati con questo secondo mezzo, si ricorreva allo scrutinio e si contavano i voti.

Essendo stata tentata invano la postulazione, si passò al compromesso, e si convenne di affidare l'elezione all'arcivescovo di Parigi, Oddone di Sully, il qua Eudes de Sully Arcivescovo di Parigi che designò Guglielmo per Bourges. le, avendo conservato il suo titolo di cantore della chiesa di Bourges, faceva parte del collegio. Tuttavia, si limitò la sua scelta ai nomi di tre abati di Cîteaux e, giunta la notte, si rimandò la designazione al giorno seguente.

Oddone, non osando decidere egli stesso la questione, ricorse a una sorta di sorteggio noto con il nome di sortes sanctorum, considerato da alcuni come un appello al giudizio di Dio, ma sospettato da altri come rischioso e anticanonico. Giunto il giorno, si recò solitario alla chiesa di Notre-Dame-de-Sales, depose sotto la tovaglia dell'altare tre biglietti, ognuno dei quali portava il nome di uno dei tre abati cistercensi, poi, dopo aver celebrato la messa, estrasse uno dei biglietti, su cui si trovava scritto il nome di Guglielmo, il degno abate di Chalis.

Il capitolo si era riunito fin dal mattino nella chiesa di Santo Stefano e, nella sua impazienza di conoscere la decisione di Oddone, gli aveva inviato diversi messaggi, supplicandolo di far ricadere la sua scelta su Guglielmo. I messaggeri arrivarono nel momento in cui l'arcivescovo di Parigi aveva appena spiegato il biglietto la cui designazione, conforme al desiderio generale, apparve come una manifestazione miracolosa. Oddone si recò in tutta fretta a Santo Stefano e, dall'alto dell'altare maggiore, raccontò ai canonici e al popolo quanto era appena accaduto, e quando proclamò che la volontà del cielo poneva l'abate di Chalis sulla sede di Bourges, l'intera assemblea, pervasa di gioia, esplose in rumorose azioni di grazie.

Vita 04 / 09

Rigore e virtù episcopali

Nonostante le sue nuove funzioni, conserva l'abito monastico, il cilicio e l'astinenza dalla carne, praticando al contempo una larga ospitalità e una grande carità.

La notizia della sua elezione fu accolta da Guglielmo con una sorpresa mista a timore; non occorse nulla di meno che gli ordini dell'abate di Cîteaux e del legato pontificio per determinarlo a lasciare il suo caro ritiro. Prese tristemente la via di Bourges, dove era atteso da tutti i vescovi di Aquitania, che si contesero l'onore di consacrarlo.

Prendendo possesso della sua diocesi, la prima cura di Guglielmo fu di regolare il suo esteriore così come il suo interiore, secondo le massime del Vangelo, poiché era persuaso che ogni uomo, e principalmente un vescovo, debba cominciare con lo stabilire in sé il regno di Cristo. Raddoppiò le austerità, perché doveva espiare, diceva, i propri peccati e quelli del suo popolo. Inverno come estate, conservò il suo abito monastico, sotto il quale portava continuamente un cilicio. Fedele alla regola cistercense, si interdisse per sempre l'uso della carne, sebbene ne facesse servire agli stranieri che mangiavano alla sua tavola, e che credeva di poter trattare senza peccato con un'onorevole e larga ospitalità.

Contesto 05 / 09

Conflitti con il potere reale e il clero

Affronta Filippo Augusto applicando l'interdetto papale e gestisce le tensioni con i chierici della sua cattedrale prima di ristabilire la concordia.

All'inizio del suo pontificato, Guglielmo dovette subire prove crudeli e pericolose. Si attirò l'ira di Filippo Augusto, eseguendo nella sua diocesi la sentenza di interdetto lanciata dal papa Inno cenzo III contro pape Innocent III Papa che inviò Pietro di Castelnau contro gli Albigesi. quel monarca, che aveva appena ripudiato la moglie Ingelburga per unirsi con legami adulterini ad Agnese di Merania. Lungi dal piegarsi davanti alla minaccia o dall'unirsi a coloro che scongiuravano il Santo Padre di revocare il suo decreto, Guglielmo, con le lacrime agli occhi, ordinò la sospensione del culto. Alla sua voce gli organi tacquero, i canti cessarono nelle chiese, si rifiutò la sepoltura ai morti, e la città, in preda al terrore, offrì presto lo spettacolo più lugubre.

Invano i cortigiani, più solleciti dei favori di quaggiù che di quelli di lassù, gli consigliarono con apparente benevolenza di placare al più presto il re con una prudente sottomissione; invano, passando dalle carezze alla violenza, lo minacciarono della decadenza e della confisca dei suoi beni, la colonna della Chiesa rimase incrollabile.

E tuttavia, colui che separò la creatura dal Creatore, l'antico nemico degli uomini, gli preparava altri dolori non meno crudeli, suscitando i più deplorevoli conflitti tra lui e i chierici della cattedrale, a tal punto che questi, dimenticando ogni ritegno, afflissero il santo prelato con gravi affronti.

Ma, col tempo, Dio riportò la concordia tra il padre e i figli; cambiò il cuore del re, che, pentito e sottomesso, rientrò nel grembo della Chiesa e restituì a Guglielmo la sua stima e la sua amicizia. Dal canto loro, vergognosi dei loro errori, i chierici vennero a umiliarsi davanti al loro vescovo e, passando dalla ribellione alla più profonda obbedienza, vollero abbandonargli, così come ai suoi successori, il diritto di conferire le prebende che, secondo le leggi canoniche, apparteneva allora all'universalità dei chierici. Pieno di gioia, il santo prelato si affrettò a risollevarli e a stringerli tra le sue braccia, rifiutando tuttavia offerte che recavano pregiudizio alle prerogative della Chiesa.

Vita 06 / 09

L'affronto di Pietro di Courtenay

Guglielmo impone una penitenza pubblica al suo pronipote Pietro di Courtenay, futuro imperatore di Costantinopoli, dopo un atto di sacrilegio legato a un interdetto.

Tuttavia, questa eccessiva mansuetudine, questo tenero amore per il prossimo, si univano meravigliosamente in lui al senso del dovere, che non dimenticò mai. Ebbe l'occasione di darne una nuova prova quando, nel 1204, assistette alle severe riparazioni imposte dalla Chiesa al figlio di sua nipo te, Pietro di Court Pierre de Courtenay Pronipote del santo e imperatore di Costantinopoli. enay, lo stesso che fu più tardi imperatore di Costantinopoli, e i cui domini erano stati posti sotto interdetto dal vescovo di Auxerre in seguito a violente discussioni. Una madre desolata, presentatasi davanti a lui con il cadavere del proprio figlio a cui era stata rifiutata la sepoltura a causa dell'interdetto, il conte, irritato, lo fece seppellire nella stanza stessa del prelato. Un tale affronto superava ogni misura; l'ora dell'espiazione arrivò e, stanco di combattere, dovette sottomettersi. La domenica delle Palme, alla presenza di una folla immensa, Pietro si recò a piedi nudi, in camicia, nell'appartamento del vescovo e dovette esumare con le proprie mani e portare al cimitero pubblico il corpo del bambino. Durante questa lunga e funebre cerimonia, san Guglielmo rimase accanto al nipote, non smettendo di esortarlo alla pazienza e alla rassegnazione, e bevendo egli stesso la parte più grande di quell'amaro calice.

Miracolo 07 / 09

Doni di guarigione e miracoli

Il testo narra numerose guarigioni di ciechi e paralitici, oltre a un esorcismo spettacolare presso la porta Gourdaine di Bourges.

E tuttavia, come tutti i grandi predestinati, l'illustre arcivescovo aveva ricevuto dall'alto il dono dei miracoli, di cui non fece mai un vano sfoggio e di cui si servì solo per la gloria di Dio, a beneficio dei malati e degli afflitti. Senza turbare gli elementi, i suoi miracoli salutari ammorbidivano le leggi rigide della natura. Era un bambino morente che restituiva pieno di vita e di forza alla madre incantata, un paralitico le cui membra venivano sciolte dalla sua benedizione, un indemoniato a cui restituiva la pace del corpo e dell'anima, un prigioniero di cui spezzava le catene. Al solo contatto della sua mano, i ciechi, i sordi e i muti rientravano in possesso dei loro sensi.

Un giorno, dopo la dedicazione di una chiesa, essendosi ritirato in un prato per prendere un po' di riposo e qualche nutrimento con i suoi chierici, una donna incinta, di nome Humberge, si presentò davanti a lui in lacrime ed espresse i suoi timori riguardo al suo prossimo parto, poiché quattro gravidanze precedenti le avevano dato solo quattro figli morti. Guglielmo, toccato dal dolore di questa donna, le fece assaggiare i suoi cibi e la sua bevanda, e benedisse il bambino che portava in grembo. Appena tornata a casa, la pia Humberge diede alla luce un figlio con tutti i segni della salute, e in seguito ebbe molti altri figli ugualmente robusti e vivaci.

Il Padre Labbe riporta un'altra tradizione, che egli dice di non aver incontrato in alcuno scritto, ma che la memoria del popolo e le belle sculture della tomba di san Guglielmo hanno perpetuato.

C'era nella città di Bourges un miserabile indemoniato, una sorta di folle furioso, che correva da ogni parte, attaccando i passanti e sfidandoli alla lotta. Per vendicarsi di san Guglielmo, di cui aveva molto di cui lamentarsi, il diavolo decise di rapire subdolamente questa pecora smarrita. Prendendo dunque una forma umana, si appostò sul cammino dell'indemoniato, accettò la sua sfida, lo atterrò, lo prese alla gola e si vide sul punto di fargli rendere l'anima in stato di peccato mortale. Ma, avvertito della scena che si svolgeva alla porta Gourdaine, il santo pastore si affrettò ad accorrere per esorcizzare l'impuro demone, che lasciò subito la sua preda ruggendo e si ritirò pieno di confusione e a mani vuote, come un ladro davanti al giudice.

Vita 08 / 09

Ultimo impegno e trapasso

Impegnato contro l'eresia albigese, si ammala predicando la crociata e muore nel gennaio 1209, circondato dai suoi canonici.

All'epoca in cui la pestilenzial e eresia degli Albige hérésie des Albigeois Contesto religioso che spinse Pietro Nolasco a lasciare il Lauragais. si infieriva più forte, trasformava le chiese in stalle e minacciava di estinguere il culto, il papa Innocenzo III aveva tentato dapprima di vincerla con la persuasione, inviando agli scismatici dei religiosi dell'ordine di Cîteaux, che furono respinti con gravi ingiurie. Costretto a ricorrere ad altre vie, il pontefice aveva lanciato in tutte le province una lettera pressante che esortava il popolo a sollevarsi per la distruzione del flagello e il mantenimento della fede.

Guglielmo, rispondendo tra i primi all'appello, aveva preso la croce e, nonostante la sua età, si preparava a marciare in persona alla testa dei fedeli cattolici della sua diocesi, quando, all'inizio di gennaio 1209, la domenica prima dell'Epifania, prese freddo predicando la guerra santa in un luogo della cattedrale esposto a tutti i venti, e tornò al palazzo episcopale con una febbre violenta. Il giorno seguente, nonostante questa indisposizione che credeva passeggera, volle riprendere la sua predicazione, che un raddoppio della febbre lo costrinse a interrompere.

Alle idi di gennaio, si mise a letto per l'ultima volta e, i paurosi progressi del male annunciandogli la sua fine imminente, fece testamento e chiese l'Estrema Unzione. In effetti, gli istanti premevano e l'agonia cominciava. Tuttavia, quando gli fu presentato il corpo di Cristo, Guglielmo lasciò il suo letto con uno sforzo supremo e si inginocchiò sul pavimento, dicendo che non poteva ricevere altrimenti il suo divino maestro.

Dopo la comunione e quando fu ricollocato sul suo giaciglio, supplicò i canonici di lasciare che il suo corpo fosse preso dai frati di Chalis, e non acconsentì a concedersi un po' di riposo se non dopo aver strappato loro questa promessa. Poi, raccomandò loro la sua chiesa, il suo caro gregge, li benedisse un'ultima volta e li congedò, poiché le tenebre della morte si addensavano attorno a lui.

Rimasto con alcuni fedeli servitori, confidenti dei suoi pensieri, si fa rivestire dei suoi abiti pontificali, chiede che gli portino gli ornamenti che servirono il giorno della sua consacrazione, e con i quali desidera essere sepolto. Li esamina, li rigira tra le mani e infila alle dita i suoi anelli pastorali. Lascia in eredità alla chiesa i suoi altri gioielli e i suoi altri vestiti, ai poveri i suoi tesori, a ciascuno dei suoi servitori un ricordo prezioso. Terminata questa distribuzione, incrocia le mani, volge lo sguardo al cielo e si assorbe nella preghiera. I suoi occhi brillano già di una luce celeste, la sua bocca sorridente mormora vaghe e soavi parole; conversa con gli angeli, i suoi futuri compagni.

Essendo suonata l'ora dell'ufficio del mattino, ordina di recitare le preghiere consuete, e lui stesso, facendo il segno della croce, tenta di intonare il *Domine, labia*; ma in quel momento la voce gli manca, non può continuare, e un venerabile sacerdote termina il versetto. Allora, il patriarca fa segno di essere sollevato dal letto e posto a terra su un cilicio coperto di cenere. Appena vi è deposto, vede distintamente gli angeli battere le ali sopra la sua testa. Tende loro le braccia, li chiama, e la sua anima, esalata in un melodioso sospiro, vola via con loro verso le celesti regioni, il venerdì, quarto giorno delle idi di gennaio (10 gennaio) dell'anno di grazia 1209, sotto il regno di Filippo Augusto e il pontificato di Innocenzo III.

Culto 09 / 09

Culto postumo e destino delle reliquie

Canonizzato nel 1218, le sue reliquie furono oggetto di traslazioni e devozioni prima di essere in gran parte distrutte dagli Ugonotti nel 1562.

Alla notizia della morte del beato Guglielmo, la città si commuove e si solleva tutta intera. Uomini, donne, anziani, bambini, in abiti da lutto e armati di ceri, seguono il corpo fino alla chiesa di Santo Stefano dove viene esposto, a volto scoperto, su un brillante catafalco. Il giorno e la notte trascorrono tra canti e pianti. Il sabato, allo spuntar del giorno, il popolo delle campagne si unisce a quello della città, lasciando le case in abbandono e le porte aperte, senza preoccuparsi degli interessi terreni. Madri, portando i loro figli al seno, ingrossano il corteo; altre, temendo di perdere l'ora, dimenticano i loro lattanti, che restano esposti agli attacchi degli animali domestici o delle bestie selvatiche; pia incuria di cui non avranno a pentirsi, poiché, al ritorno, ritrovano le loro case intatte e i loro figli dormire tranquillamente sotto l'ala dell'angelo custode.

E affinché la terra non ignorasse il suo trionfo, un globo di fuoco, simile alla più bella stella, staccandosi dal firmamento, aleggiava sopra la chiesa durante le esequie, e nuovi prodigi provavano che la potenza del glorioso vescovo gli sopravviveva.

Un giovane ragazzo che, da tre anni, non poteva servirsi dei suoi piedi e delle sue mani, aveva nondimeno voluto essere portato in chiesa per baciare come gli altri il corpo del Santo. Mentre compie questo pio dovere, un grande scricchiolio che sovrasta il rumore della folla si fa sentire nelle sue membra. Terminata la cerimonia, la madre si mette in cammino verso il suo alloggio, tenendo sempre suo figlio tra le braccia, quando, a pochi passi dalla chiesa, questi le dice:

— Madre, il beato Guglielmo era veramente l'amico di Dio, e i suoi benefici superano ogni parola. Perché affaticarti a portarmi? Non piangere più, cara madre, mettimi a terra, e guarda l'effetto delle virtù di nostro padre.

Sentendo queste parole, la madre stupita depone al suolo il bambino, che si mette a correre verso la chiesa dove rientra proclamando la sua guarigione e le lodi dell'illustre defunto.

Alla vista di questo prodigio, i monaci di Chalis, che erano accorsi in tutta fretta con un carro per portare via il corpo del loro antico abate, ma che cominciavano a lasciarsi scuotere dai rimpianti dei canonici e dalle minacce del popolo, si ritirarono convinti che la volontà del cielo fosse che questa preziosa spoglia restasse proprietà della chiesa di Bourges.

E ora, lasciamo alla leggenda il compito di conservare la memoria degli innumerevoli miracoli che, per secoli, si compirono sulla tomba e per i meriti di san Guglielmo. Al solo contatto di questa pietra sacra, alla semplice invocazione di questo nome venerato, le malattie e le ferite mortali sono guarite, i demoniaci liberati, gli insensati riacquistano la ragione, i muti parlano, i sordi odono, i ciechi vedono, le prigioni si aprono, le catene cadono, dei bambini rapiti dai lupi vengono ritrovati sani e salvi, a giocare con i piccoli e nella tana delle bestie feroci. Ogni giorno genera nuove meraviglie, e mi vedo costretto a declinare un compito a cui non sono bastati la penna e la pergamena dei monaci.

Infine la fama del nuovo santo prese tale slancio che Guy-Coquille, lo storico del Nivernais, ricorda «che nell'Università di Parigi, la nazione di Francia, che è una e la principale delle quattro nazioni che formano il corpo della suddetta Università, lo aveva preso per patrono e protettore».

Fu su queste prove eclatanti che nel 1218 il beato Guglielmo ebbe l'onore di essere iscritto nel catalogo dei santi, per mano di papa Onorio III.

Si rappresenta san Guglielmo come arcivescovo, con il pallio; una stella bri lla sopra la sua pape Honorius III Papa che ha istruito la causa di canonizzazione. testa. — Lo si trova anche inginocchiato davanti al Santissimo Sacramento, o mentre tiene in mano un ostensorio, simbolo della sua devozione verso Nostro Signore Gesù Cristo. — Era un tempo il patrono dell'Università di Parigi.

[APPENDICE: RELIQUIE DI SAN GUGLIELMO.]

Al momento della canonizzazione, nel 1218, il corpo di san Guglielmo, deposto nel primo sepolcro delle catacombe della cattedrale, fu rinchiuso dall'arcivescovo Gérard de Cros in una magnifica cassa d'oro e d'argento, e trasferito dietro l'altare maggiore della navata stessa. Questa imponente cerimonia, approvata da una nuova bolla del Santo Padre, ebbe luogo il 7 maggio 1218.

Girard o Géraud, il suo successore, fece nel 1217 la traslazione delle sue reliquie, e Onorio III diede il decreto di canonizzazione nel 1218. La festa di san Guglielmo fu spostata dopo l'Ottava dell'Epifania, e fissata al 16 gennaio, sebbene il martirologio romano ne faccia menzione il 10 dello stesso mese.

Nel 1222, la contessa di Nevers, pronipote del Santo, donò alla chiesa di Bourges delle rendite sulle sue terre del Nivernais affinché si accendesse una lampada che doveva bruciare a perpetuità davanti alla tomba di suo zio.

Qualche anno dopo, l'abbazia di Châlis ottenne un osso del braccio di san Guglielmo, e il collegio di Navarra, a Parigi, una delle sue costole.

Il Padre J. Branche, nella sua Vie des Saints et Saintes d'Auvergne et du Velay, dice (10 gennaio) che la chiesa di Saint-Léger, in Alvernia, nella diocesi di Le Puy, fu onorata della maggior parte delle reliquie di san Guglielmo. Esse furono, come quelle di Bourges, disperse dai Calvinisti. Ma gli abitanti ne raccolsero alcune parti: il femore, le due falci delle gambe, la maggior parte del cranio, con alcuni altri pezzi della testa, alcune costole e un gran numero di piccole ossa delle dita e altre parti del corpo; «sono state messe da allora in una cassa di legno, coperta all'interno di una bella tela, all'esterno di latta, e chiusa da una buona chiave, ben elevata dietro l'altare maggiore, dove ho avuto l'onore di vederle da poco e di conferire con i signori curati di Saint-Léger e di Saint-Paul, e con messer Guillaume Molinar, sacerdote, che mi hanno giurato sulla loro fede che molti malati che vanno a fare la loro devozione davanti a questo santo Sepolcro vi ritrovano la salute, e segnatamente coloro che sono travagliati dalla febbre. Dei bambini piccoli che non possono camminare al tempo segnato dalla natura, ottengono la loro guarigione sul luogo stesso, e altri dopo aver fatto voto di farsi portare lì, o di andare a visitare le sante reliquie. Proprio contro questa chiesa c'è una fontana la cui acqua guarisce dalla scrofola, bagnandovisi».

Ci siamo rivolti alla diocesi di Le Puy per sapere cosa resti oggi di tutte le cose di cui parla il P. Branche. M. Alirol ha avuto la gentilezza di darci le seguenti informazioni: «Saint-Léger era, prima della grande Rivoluzione, una piccola parrocchia della diocesi di Le Puy. Al ristabilimento del culto, la chiesa era in rovina, la popolazione non superava le 150 anime. Saint-Léger fu riunita alla parrocchia di Sembadel. Queste due località sono nelle vicinanze di La Chaise-Dieu, che, prima della Rivoluzione, apparteneva alla diocesi di Clermont.

«Le reliquie che possedeva la chiesa di Saint-Léger sono state disperse, forse bruciate, nel 1793. Pensavo che fossero state forse raccolte a Sembadel, e ho consultato i verbali di visita pastorale di quest'ultima chiesa. Non vi trovo a questo proposito che queste tre parole:

**Reliquie senza autentiche.**

Ciò che restava delle reliquie nella cattedrale di Bourges fu bruciato nel 1562 e le ceneri gettate al vento dagli Ugonotti».

Si hanno diverse vite di san Guglielmo: una scritta da un ecclesiastico che lo aveva conosciuto particolarmente a Bourges, Surius l'ha abbreviata; l'altra è stata fatta da Pietro, monaco di Châlis, poco tempo dopo la canonizzazione del beato; Du Fossé ne ha fatta una delle due nella nostra lingua, e Dom le Nain le ha seguite nella sua *Histoire de l'Ordre de Clénoxe*, t. VII. Si vedano ancora le note di Bellandoz che riportò un frammento di una terza vita di san Guglielmo; gli autori del *Gallia christiana nova*, t. II, p. 60, *l'Hagiographie nivernaise*, di Mons. Crosnier; le *Pieuses légendes du Berri*, di M. Veillat.

--**SAN NICANORE, MARTIRE (I secolo).**

San NICANORE, uno dei 72 discepoli; uno dei primi 7 diaconi; uno dei testimoni immediati di G.C.; uno dei primi martiri, perseguitato dapprima con santo Stefano a Gerusalemme; messo a morte in seguito nell'isola di Cipro. — Le tradizioni su san Nicanore appaiono opposte in quanto alcune pongono il martirio di san Nicanore sotto Vespasiano, l'anno 76 d.C., e le altre al 34° o 35° anno d.C. Ma queste tradizioni si conciliano molto bene se si ammette che san Nicanore soffrì dapprima la persecuzione con santo Stefano e che consumò il suo martirio nell'isola di Cipro sotto il regno di Vespasiano, quando ebbe portato il Vangelo in vari luoghi. Baronius dà un parere differente: pensa che i Ciprioti abbiano trasferito presso di loro le reliquie di san Nicanore e che per questa ragione celebrassero la memoria del suo martirio il giorno di questa traslazione.

Cf. *Histoire des soixante-douze disciples*, ecc.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita nel borgo di Arthel nel XII secolo
  2. Canonico di Soissons e di Parigi
  3. Ingresso nel monastero di Grandmont
  4. Noviziato presso l'abbazia di Pontigny
  5. Abate di Fontaine-Jean e poi di Chalis (1136)
  6. Elezione alla sede di Bourges per sorteggio (1199)
  7. Conflitto con Filippo Augusto riguardo all'interdetto papale
  8. Predicazione della crociata contro gli Albigesi (1209)
  9. Morto il 10 gennaio 1209
  10. Canonizzazione da parte di Onorio III nel 1218

Miracoli

  1. Guarigione di un bambino in fin di vita
  2. Liberazione di un ossesso alla porta Gourdaine
  3. Guarigione di un paralitico durante i suoi funerali
  4. Protezione miracolosa dei neonati lasciati soli durante i suoi funerali
  5. Apparizione di un globo di fuoco sopra la chiesa durante i suoi funerali
  6. Benedizione di Humberge che permette la nascita di figli sani

Citazioni

  • Quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti Mt 6,16 (citato in epigrafe)
  • Come descrivere la grazia e la dolcezza di quest'uomo, dal quale, in cambio della mia ostilità e del mio malvolere, non ricevetti mai altro che benefici e premure Un contemporaneo anonimo

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo