Vergine nobile di Alessandria, Teodora rifiuta di sacrificare agli idoli e viene condannata all'infamia. Viene salvata da un luogo di perdizione dal cristiano Didimo, che scambia i suoi vestiti con lei. Entrambi finiscono per ottenere la corona del martirio per decapitazione nel 304 sotto Diocleziano.
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SANTA TEODORA E SAN DIDIMO, MARTIRI
L'interrogatorio di Teodora
Teodora viene condotta davanti al prefetto Eustrazio Proculo ad Alessandria, dove afferma la propria libertà come cristiana nonostante le minacce di prostituzione.
Il vostro cuore è forte, perché amate la castità. Luglio, XV, 11. Eustrazio Proculo, prefetto augustale di Alessandria, si fece condurre la vergine Teodora Théodora Vergine e martire ad Alessandria nel IV secolo. al suo tribunale. Iniziò l'interrogatorio chiedendole di quale condizione fosse. «Sono cristiana», rispose Teodora. — Il Prefetto: «Siete schiava o di condizione libera?» — Teodora: «Sono cristiana. Gesù Cristo venendo al mondo mi ha affrancata, e d'altronde sono nata da genitori che il mondo chiama liberi». — Il Prefetto: «Si faccia venire il curatore della città». — Quando fu arrivato, il Prefetto gli chiese cosa sapesse di Teodora. Egli disse che la conosceva come libera e di una famiglia molto buona della città. Il Prefetto, rivolgendosi a Teodora: «Perché, essendo nata da genitori nobili, non siete sposata?» — Teodora: «È per piacere a Gesù Cristo. Facendosi uomo, ci ha liberati dalla corruzione, e spero che me ne preserverà, se sarò fedele». — Il Prefetto: «Gli imperatori ordinano che le vergini sacrifichino agli dei o siano esposte in un luogo di prostituzione». — Teodora: «Credo che non ignoriate che Dio, in ogni azione, guarda la volontà; se dunque persisto nella risoluzione di conservare la mia anima pura, non sarò affatto colpevole della violenza che si potrà farmi». — Il Prefetto: «La vostra nascita e la vostra bellezza mi ispirano per voi sentimenti di compassione; ma questa compassione vi sarà inutile se non obbedirete. Sì, lo giuro per gli dei, o sacrificherete, o diventerete l'obbrobrio della vostra famiglia e il rifiuto delle persone oneste».
Il dibattito sulla verginità
La santa rifiuta di sacrificare agli idoli, affermando che la sua purezza dipende dalla sua volontà e dalla protezione di Gesù Cristo.
Il Prefetto insistette ancora sull'ordinanza degli imperatori; ma la Santa diede sempre la stessa risposta, poi aggiunse: «Se mi fate tagliare una mano, un braccio, la testa, sarò io la colpevole? non sarà piuttosto colui che commetterà questa violenza? Sono unita a Dio dal voto di verginità che gli ho fatto; il mio corpo e la mia anima gli appartengono: mi abbandono tra le sue mani; egli saprà conservare la mia fede e la mia castità». — Il Prefetto: «Ricordate la vostra nascita e non coprite la vostra famiglia di un obbrobrio eterno». — Teodora: «Gesù Cristo è la fonte del vero onore; è da lui che la mia anima trae tutta la sua bellezza: egli sarà abbastanza potente da sottrarre la sua colomba dagli artigli dello sparviero». — Il Prefetto: «Quanto compiango la vostra cecità! Potete riporre la vostra fiducia in un uomo crocifisso? C'è ragione di credere che difenderà la vostra castità in un luogo infame?» — Teodora: «Sì, credo e credo fermamente che questo Gesù, che ha sofferto sotto Ponzio Pilato, mi libererà d alle mani di Ponce-Pilate Governatore romano citato nella confessione di fede di Teodora. coloro che hanno cospirato per la mia rovina, e che mi conserverà pura e senza macchia. Giudicate, dopo questo, se io possa rinnegarlo».
Il Prefetto: «È da molto tempo che vi ascolto con pazienza; ma infine, se persistete nella vostra ostinazione, non avrò più riguardi per voi che per l'ultima delle schiave». — Teodora: «Vi abbandono il mio corpo, poiché ne siete il padrone; ma quanto alla mia anima, essa è in potere di Dio solo». — Il Prefetto: «Le si diano due schiaffi per guarirla dalla sua follia e per insegnarle a sacrificare agli dei». — Teodora: «Per Gesù Cristo, che è il mio protettore, non sacrificherò affatto ai demoni, e non mi risolverò mai ad adorarli». — Il Prefetto: «Dovete forse costringermi a fare pubblicamente un simile affronto a una fanciulla del vostro rango! Siete giunta al colmo della follia». — Teodora: «Questa santa follia, che ci fa confessare il Dio vivente, è una vera sapienza, e ciò che voi chiamate affronto sarà per me il principio di una gloria eterna». — Il Prefetto: «Alla fine, perdo la pazienza, e farò eseguire l'editto. Mi renderei io stesso colpevole di disobbedienza verso gli imperatori, se differissi ancora a punire la vostra». — Teodora: «Voi temete di dispiacere a un uomo; come potete farmi un crimine del fatto che io temo di dispiacere al sovrano Maestro del cielo e della terra?» — Il Prefetto: «Non temete di testimoniare disprezzo per le ordinanze degli imperatori e di abusare della mia pazienza? Ebbene! vi do tre giorni per pensare maturamente a ciò che avete da fare; ma scaduto questo termine, se non vi troverò sottomessa, per gli dei, vi farò esporre in un luogo di perdizione, affinché nessuna donna sia tentata di imitarvi». — Teodora: «Non avete che da supporre i tre giorni già scaduti, poiché non cambierò affatto sentimento. C'è un Dio che si prenderà cura di me. Fate dunque ciò che vi piacerà. Se tuttavia mi concedete i tre giorni, ho una grazia da chiedervi: che non si attenti al mio onore prima che abbiate reso il vostro giudizio». — Il Prefetto: «Ciò è giusto. Così ordino che Teodora sia custodita per tre giorni; voglio che non le si faccia alcuna violenza, e che la si tratti in una maniera conforme alla sua nascita».
La condanna all'infamia
Dopo un periodo di tre giorni, Teodora viene condotta in un luogo di perdizione dove prega Dio di proteggere la sua castità.
Trascorsi i tre giorni, il Prefetto si fece condurre Teodora. Vedendo che persisteva ancora nella sua prima risoluzione, le disse: «Il timore di incorrere nell'indignazione degli imperatori mi obbliga ad eseguire i loro ordini. Prendete dunque la decisione di sacrificare, o pronuncerò la sentenza. Vedremo se il vostro Gesù Cristo, per il quale persistete nel rifiuto di obbedire, vi libererà dall'infamia alla quale state per essere condannata». — Teodora: «Che ciò non vi preoccupi. Il Dio che è stato finora il custode della mia purezza, se ne renderà il protettore contro la violenza di alcuni uomini perduti che vorranno attentarvi».
Pronunciata la sentenza, Teodora fu condotta in un luogo di perdizione. Entrandovi, levò gli occhi al cielo e disse: «Dio onnipotente, Padre di Nostro Signore Gesù Cristo, soccorrete la vostra serva e ritiratela da questo luogo infame. Voi che liberaste san Pietro dalla prigione, s enza che ave saint Pierre Apostolo menzionato per la fissazione della data della processione. sse sofferto alcun oltraggio, degnatevi di essere il protettore e il custode della mia castità, affinché tutti riconoscano che io sono vostra».
Nel frattempo, una schiera di libertini accorse alla casa; guardavano già quell'innocente bellezza come una preda che non poteva sfuggire loro; ma Gesù Cristo vegliava sulla custodia della sua sposa e le inviò uno dei suoi servitori per liberarla.
Il sacrificio di Didimo
Il giovane cristiano Didimo si introduce nel lupanare sotto le spoglie di un soldato per scambiare i suoi abiti con quelli di Teodora e permetterne la fuga.
Vi era tra i cristiani di Alessandria un giovane pieno di zelo per la gloria di Dio: si chiamava Didimo. Brucian do dal Didyme Giovane cristiano di Alessandria che salvò Teodora prima di subire il martirio insieme a lei. desiderio di trarre la Santa dal pericolo, si vestì da soldato ed entrò audacemente nel luogo in cui ella si trovava. Teodora, vedendolo avvicinarsi, sentì gelarsi il sangue nelle vene. Fuggì davanti a lui e percorse ogni angolo del luogo in cui era rinchiusa. Didimo le disse: «Non temete nulla, sorella mia; non sono ciò che vi sembro, sono vostro fratello in Gesù Cristo: ho fatto ricorso a questo travestimento per strapparvi da questo luogo. Datemi i vostri abiti e prendete i miei. Salvatevi poi e io resterò al vostro posto». Teodora fece ciò che Didimo esigeva da lei; si vestì da soldato, si calò un cappello sugli occhi e se ne andò senza essere riconosciuta da nessuno. Il suo liberatore le aveva raccomandato di camminare con gli occhi bassi, senza fermarsi, senza parlare con alcuno, e di assumere l'atteggiamento vergognoso e la fretta imbarazzata di un uomo che esce da simili luoghi. Quando si vide fuori da ogni pericolo, la sua anima prese il volo verso il cielo, testimoniando la sua riconoscenza al Dio che l'aveva appena liberata.
Il processo di Didimo
Scoperto dalle autorità, Didimo confessa il suo atto e la sua fede cristiana, accettando la condanna a morte con gioia.
Qualche tempo dopo, un libertino entrò e fu estremamente sorpreso di trovare un uomo al posto di una donna. Quando ebbe ascoltato il racconto di ciò che era accaduto, uscì e andò a informarne i suoi compagni. Il giudice, informato della faccenda, mandò a cercare il giovane e gli chiese il suo nome. Questi rispose che si chiamava Didimo. — Il Prefetto: «Chi ti ha spinto a fare ciò che hai fatto?» — Didimo: «Dio stesso me lo ha comandato». — Il Prefetto: «Prima che io ti faccia sottoporre a tortura, dichiara dove si trova Teodora». — Didimo: «Vi giuro che non ne so nulla. Tutto ciò che posso dirvi è che lei è una vera serva di Dio e che Egli l'ha conservata pura e casta per aver confessato suo Figlio, Gesù Cristo». — Il Prefetto: «Di quale condizione sei?» — Didimo: «Sono cristiano e liberto di Gesù Cristo». — Il Prefetto: «Si applichi la tortura due volte più forte dell'ordinario, per punire l'eccesso della sua insolenza». — Didimo: «Vi prego di eseguire puntualmente gli ordini dei vostri padroni nei miei confronti». — Il Prefetto: «Per gli dei, puoi aspettarti di essere tormentato come meriti, a meno che tu non sacrifichi. L'obbedienza è l'unico mezzo che ti resta per ottenere grazia per il tuo primo crimine». — Didimo: «Vi ho già dato prova che non temo affatto di soffrire per la causa di Gesù Cristo. Agendo come ho fatto, mi sono proposto due cose: salvare una vergine dall'infamia e confessare pubblicamente il Dio che adoro. Spero di uscire vittorioso da tutti i tormenti ai quali potrete condannarmi. La vista della morte più crudele non mi determinerà mai a sacrificare ai demoni». — Il Prefetto: «Ordino che, in punizione della sua audacia, gli venga tagliata la testa e che il suo corpo sia bruciato». — Didimo: «Benedetto sia il Dio Padre di Nostro Signore Gesù Cristo, per non aver respinto le mie preghiere, per aver liberato Teodora, sua servante, e per avermi giudicato degno di una doppia corona». Conformemente alla sentenza del giudice, fu tagliata la testa a Didimo e il suo corpo fu bruciato. Qui finiscono gli atti dei santi Martiri.
Il martirio finale
Teodora raggiunge Didimo sul luogo dell'esecuzione; dopo una pia disputa per la corona del martirio, entrambi vengono decapitati.
Sant'Ambrogio, Saint Ambroise Padre della Chiesa citato per una massima sulla forza. che racconta la storia di Teodora, dice che ella corse al luogo dove giustiziavano Didimo e che volle morire al suo posto. Egli fa una bella descrizione della pia contesa che vi fu tra loro. Teodora confessava a Didimo di essergli debitrice per la conservazione del suo onore; ma aggiungeva che non aveva intenzione di cedergli la sua corona. «È per la mia castità», gli diceva, «che vi siete fatto mio garante, non per la mia vita; finché la mia verginità è in pericolo, va bene che abbiate risposto per me. Non è così quando mi si chiede la vita; sono in grado di saldare un tale debito. D'altronde la sentenza è stata emessa solo a causa mia. La fuga è stata l'occasione della vostra morte. Non sono fuggita per non morire, ma per non essere disonorata. Il mio onore non corre più rischi. Il mio corpo è capace di soffrire per Gesù Cristo».
Teodora e Didimo ottennero ciò che desideravano; furono decapitati entrambi; ma Didimo ottenne per primo la palma del martirio. Egli è annoverato tra coloro che soffrirono sotto Diocleziano ad Alessandria, nel 304. I due Santi sono menzionati nel Martirologio Romano al 28 aprile.
Posterità e fonti storiche
Il testo menziona l'iconografia della santa e precisa che il racconto si basa su atti autentici e sulla testimonianza di sant'Ambrogio.
Santa Teodora viene dipinta velata, per esprimere sia la sua confusione, sia il cambio di abiti.
Abbiamo sostituito alla narrazione di Padre Gi Père Giry Agiografo francese, autore della versione del racconto presentata. ry gli Atti stessi dei santi Martiri, una parte dei quali è stata copiata dai registri pubblici e il resto scritto da un testimone oculare.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Interrogatorio da parte del prefetto Eustratius Proculus
- Condanna a essere esposta in un luogo di perdizione
- Liberazione da parte di Didimo che scambia i suoi abiti con lei
- Pia disputa con Didimo per la palma del martirio
- Decapitazione
Miracoli
- Preservazione miracolosa della sua castità grazie all'intervento di Didimo
Citazioni
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Gesù Cristo è la fonte del vero onore; è da lui che la mia anima trae tutta la sua bellezza: egli sarà abbastanza potente da sottrarre la sua colomba dagli artigli dello sparviero.
Teodora davanti al Prefetto -
Questa santa follia, che ci fa confessare il Dio vivente, è una vera sapienza.
Teodora