Santi Giacomo, Mariano, Agapio ed Emiliano
MARTIRI IN NUMIDIA (ALGERIA).
Martiri in Numidia
Giacomo, diacono, e Mariano, lettore, furono arrestati in Numidia durante le persecuzioni del III secolo. Dopo aver subito crudeli tormenti a Cirta e aver ricevuto visioni celesti fortificanti, furono condotti a Lambesi. Lì furono decapitati con una moltitudine di chierici e laici in una valle, testimoniando la loro fede fino all'ultimo respiro.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 7
SANTI GIACOMO, MARIANO, AGAPIO, EMILIANO
MARTIRI IN NUMIDIA (ALGERIA).
Introduzione e missione dell'autore
L'autore, stretto parente e compagno dei martiri, racconta la loro storia per testimoniare la loro fede e offrire un esempio alla comunità cristiana.
Santi di Dio, ricordatevi davanti al Nostro Signore di coloro di cui conoscete bene i nomi. Iscrizione commemorativa del martirio dei santi Giacomo e Mariano, ritrovata a Costantina. Tutte le volte che i beati martiri del Dio onnipotente e del suo Cristo, nella loro corsa premurosa per afferrare la corona del regno dei cieli, fanno una richiesta ai fratelli che hanno più amato, non dimenticano la legge dell'umiltà, che sempre dona alla fede il suo più grande splendore; e più la loro richiesta è modesta, più essa è efficace. Ora, due illustrissimi Martiri del Signore ci hanno dato la missione di far conoscere la loro gloria al mondo: l'uno è Mariano, che tra tutti i nostri fratelli ci era particolarmente caro, e l'altro Giacomo; entrambi, oltre Jacques Apostolo apparso miracolosamente durante la battaglia di Xerez. agli impegni comuni del battesimo e alla professione di un medesimo culto, mi erano ancora legati, voi lo sapete, dai vincoli della famiglia. Sul punto di sostenere il loro glorioso combattimento contro i crudeli furori del secolo e gli attacchi dei gentili, desiderarono che i fratelli fossero istruiti da noi in questa lotta in cui entravano sotto la guida dello Spirito Santo. Non era affatto per far celebrare, con vana jattanza, in mezzo al mondo, la gloria della loro corona, ma per lasciare alla moltitudine dei fedeli, al popolo di Dio, un esempio che li istruisse e fortificasse la loro fede. E non fu senza ragione che la loro amicizia mi scelse per pubblicare questi racconti; poiché chi potrebbe dubitare che noi non abbiamo conosciuto e condiviso i segreti della loro vita? Vivevamo insieme nei vincoli di una stretta unione, quando il tempo della persecuzione è venuto a sorprenderci.
Contesto in Numidia e incontro con i vescovi
In viaggio in Numidia, il gruppo incontra i vescovi Agapio e Secondino, richiamati di recente dall'esilio per affrontare il martirio a Cirta.
Viaggiavamo in Numidia e avevamo riunito le persone del nostro seguito, come facevamo sempre; ma la strada che seguivamo ci portava a compiere il ministero che la religione e la fede ci avevano imposto, mentre conduceva i nostri compagni al cielo. Giunsero in un luogo chiamato Muguas, vicino ai sobborghi di Cirta, colonia romana. In quella città, in quel momento, il cieco furore dei gentili e gli ordini degli ufficiali militari avevano sollevato una crudele persecuzione, come i flutti scatenati del secolo; la rabbia del diavolo, assetato del sangue dei giusti, desiderava mettere alla prova la loro fede. Ecco perché i nostri beati martiri Mariano e Giacomo non dubitarono affatto che quello fosse un segno certo della misericordia divina che esaudiva le loro preghiere; poiché, se si trovavano così nel luogo e nel momento in cui la persecuzione infieriva con la massima crudeltà, comprendevano che era la mano di Cristo ad averli condotti alla corona del martirio. Tutti coloro che Cristo ama erano infatti oggetto dei furori ciechi del prefetto, che li faceva ricercare dai suoi soldati; la sua crudele follia non si esercitava solo contro i fedeli che servivano il loro Dio in piena libertà, dopo essere usciti vincitori dalle persecuzioni precedenti; il diavolo estendeva ancora la sua insaziabile mano su coloro che, da lungo tempo condannati all'esilio, avevano meritato con il loro desiderio, se non con l'effusione del loro sangue, la corona dei martiri.
Ora, tra coloro che venivano così richiamati dall'esilio per essere presen tati al Agapius Vescovo martire che appare in visione a Giacomo per invitarlo al banchetto celeste. pre fetto, vi Secundinus Vescovo martire, compagno di Agapio. erano Agapio e Secondino, entrambi vescovi, entrambi raccomandabili per la loro tenera carità verso i fratelli, ma uno di loro soprattutto per la santità della sua continenza. Non era da un supplizio a un altro supplizio che li trascinavano, come potevano credere i gentili; piuttosto andavano da una gloria a un'altra gloria, da un combattimento a un altro combattimento. Dopo aver strappato alle pompe del secolo e sottomesso al giogo di Cristo i loro compagni di prigionia, andavano, con il coraggio che ispira una fede consumata, a calpestare sotto i piedi il pungiglione della morte. E certamente, sarebbe stato un crimine non correre alla vittoria in queste lotte quaggiù che durano solo un istante, quando il Signore si affrettava incontro a loro per averli accanto a sé. Così Agapio e Secondino andavano al nobile combattimento che era stato, è vero, preparato da una potenza della terra, ma al quale Cristo stesso li chiamava. Abbiamo avuto la fortuna di offrire ospitalità a questi due pontefici, che dovevano unire alla gloria del sacerdozio la palma del martirio. Tale era lo spirito di grazia che li animava, che non contenti di offrire a Dio il prezioso sacrificio del loro sangue in una generosa e santa testimonianza, volevano fare di tutti i fedeli altrettanti martiri, ispirando loro il proprio coraggio nella fede. È vero che il solo spettacolo della loro dedizione e della loro costanza sarebbe bastato a confermare la fede dei fratelli; ma la loro carità, il loro tenero affetto per noi, voleva assicurare maggiormente la nostra perseveranza. Lasciarono cadere sulle nostre anime, come una celeste rugiada, la parola della salvezza; poiché era dato loro di vedere colui che è chiamato il Verbo o la parola di Dio, e non potevano tacere le sue meraviglie. Non mi stupisco affatto se, durante i pochi giorni che rimasero con noi, le nostre anime hanno largamente attinto vita e coraggio dalle loro sante esortazioni; poiché già Cristo, alla vigilia della loro passione, faceva risplendere in loro la sua grazia.
Arresto e primi tormenti
Giacomo e Mariano vengono arrestati a Muguas e condotti a Cirta, dove confessano le loro funzioni di diacono e lettore prima di essere torturati.
Infine, quando ci lasciarono, i loro esempi e le loro istruzioni avevano disposto Mariano e Giacomo a seguire la stessa via, camminando sulle loro gloriose tracce. Non erano passati nemmeno due giorni dalla loro partenza, che già la palma del martirio veniva essa stessa a trovare questi due fratelli tanto amati. Non era più, come altrove, uno o due soldati di guarnigione, era un'intera centuria che cercava vittime per la persecuzione.
Questa truppa armata dalla violenza, e con essa una moltitudine empia, era accorsa in folla alla villa che abitavamo, come al potente baluardo della fede. Attacco mille volte glorioso per noi! Beata allerta degna di essere celebrata con trasporti di gioia! Si veniva a noi affinché il sangue dei giusti, di Mariano e di Giacomo, compisse quaggiù i disegni della misericordia di Dio. Abbiamo difficoltà qui, fratelli carissimi, a contenere la gioia di cui i nostri cuori sono colmi. Appena due giorni fa, dei santi si sono strappati ai nostri abbracci per andare a subire la loro gloriosa passione, e abbiamo ancora con noi dei fratelli che saranno martiri! Quando si avvicinò l'ora della divina bontà, essa degnò di darci anche una parte nella gloria dei nostri fratelli; fummo trascinati da Muguas nella colonia di Cirta. Mariano e Giacomo, i nostri fratelli carissimi, ci seguirono; destinati alla palma, il loro amore per noi e la misericordia di Cristo li guidavano sui nostri passi; poiché, per un contrasto che merita di essere notato, seguivano coloro che tuttavia avrebbero aperto la marcia a tutti gli altri. Non attesero a lungo: ci esortavano con un santo trasporto di zelo, e proclamavano ad alta voce e senza timore che anche loro erano cristiani. Subito dunque furono interrogati; poiché perseveravano nel confessare coraggiosamente il nome di Cristo, furono condotti in prigione.
Allora furono sottoposti a tormenti crudeli e numerosi da un soldato di guarnigione, il carnefice degli uomini giusti e pii. Aveva preso, per aiutare la sua crudeltà, i magistrati di Centurio e di Cirta, che si facevano così sacerdoti del diavolo; come se la fede si spezzasse con le membra in colui che non conta nulla la cura del proprio corpo! Ma Giacomo, che era sempre apparso più forte nella sua fede, perché aveva già trionfato nella persecuzione di Decio, ripeteva con nobile fierezza che non solo era cristiano, ma che in più era diacono. Dal canto suo, Mariano provocava i supplizi, confessando di essere let tore: diacre Apostolo apparso miracolosamente durante la battaglia di Xerez. lo era infatti. Come dire i tormenti nuovi che inventarono contro di loro i crude lecteur Lettore e martire, figlio di Maria, noto per le sue visioni e il suo coraggio sotto tortura. li artifici del diavolo, sempre troppo abile a scuotere la fede? Mariano fu sospeso per essere straziato; in modo che, per una provvidenza speciale di Dio, il supplizio stesso del martire era veramente la sua esaltazione. Il nodo che lo teneva in aria gli stringeva, non le mani, ma l'estremità delle dita, affinché la massa del corpo, sostenuta da membra così deboli, aumentasse il dolore. Si ebbe persino la crudeltà di attaccargli ai piedi pesi gravosi; in modo che, tirata in senso contrario, l'intera struttura del corpo si slogava; i nervi erano spezzati, le viscere straziate; ma, o barbara empietà dei gentili, contro il tempio di Dio, contro il coerede di Cristo, tu non hai fatto nulla! Hai sospeso le membra di un martire, aperto i suoi fianchi, messo a nudo le sue viscere; ma il nostro Mariano ha riposto la sua fiducia in Dio; e più si sono moltiplicati i tormenti del suo corpo, più è cresciuto il suo coraggio. Infine la furia dei carnefici fu vinta, e fu necessario ricondurlo in prigione, tutto gioioso del suo trionfo. Là, con Giacomo e gli altri fratelli, celebrò, con preghiere lunghe e ferventi, la vittoria del Signore.
Visioni mistiche in prigione
Mariano, Giacomo ed Emiliano ricevono visioni divine, tra cui l'apparizione di San Cipriano e promesse di corone celesti.
Gentili, ora cosa farete? Credete che i cristiani sentano i tormenti di una prigione, che saranno spaventati dalle tenebre di questo mondo, loro che attendono le gioie dell'eterna luce? Il loro spirito, fortificato dalla speranza della grazia di cui presto godrà, abbraccia i cieli nei suoi nobili slanci, e non è più ai supplizi con cui lo si vuole punire. Invano gli uomini cercheranno, per esercitare i loro castighi, un ritiro profondo, gli oscuri orrori di un altro, un soggiorno di tenebre; quando si spera in Dio, nessun luogo è orrendo, nessun tempo appare triste. I cristiani consacrati a Dio, loro padre, ricevono, sia di giorno che di notte, le consolazioni di Cristo, loro fratello. Così accadde a Mariano. Dopo i tormenti con cui gli avevano straziato il corpo, si addormentò di un sonno profondo e tranquillo; e, al suo risveglio, ci raccontò lui stesso in questi termini ciò che la divina bontà gli aveva fatto vedere per sostenere e incoraggiare le sue speranze: «Miei fratelli», ci diceva, «ho visto ergersi davanti a me, a una grande altezza, un tribunale di uno splendore abbagliante, sul quale sedeva un personaggio che svolgeva l'ufficio di giudice. Dominava una pedana su cui si saliva per numerosi gradini. Si facevano avvicinare i confessori uno a uno, per ordine, davanti al giudice, che li condannava a essere decapitati, quando all'improvviso udii una voce chiara e potente che gridò: «Si conduca Mariano!» e subito salii sulla pedana. In quel momento, scorsi, seduto alla destra del giudice, Cipriano, che non avevo ancora visto; mi porse la mano, mi elevò fino al più alto gradino della pedana e mi disse sorridendo: «Vieni a sederti con me». Mi sedetti infatti; e l'interrogatorio degli altri confessori continuò. Alla fine, il giudice si alzò, e noi lo conducemmo fino al suo pretorio. Camminavamo attraverso luoghi dove si dispiegavano piacevoli prati, e che abbelliva il ridente fogliame dei boschi; alti cipressi e pini la cui cima si elevava fino al cielo, estendevano lontano la loro ombra; si sarebbe detto che il verde delle foreste circondasse quei luoghi come un'immensa corona. Nel mezzo, le acque pure di una fonte abbondante riempivano fino all'orlo un vasto bacino. Ma ecco che all'improvviso il giudice scompare ai nostri occhi; allora Cipriano, prendendo una coppa che per caso si trovava sul bordo della fontana, la riempì di nuovo, me la porse e io stesso ne bevvi con felicità. Infine, mentre rendevo grazie a Dio, il suono della mia voce mi svegliò». A questo racconto, Giacomo si ricordò che Dio si era degnato di mostrargli la corona che gli era riservata. Infatti, alcuni giorni prima, Mariano e Giacomo, e io con loro, viaggiavamo insieme sullo stesso carro. Verso la metà del giorno, in un punto in cui la strada era rocciosa e difficile, Giacomo era stato colto da un sonno profondo; lo chiamammo, e quando si fu svegliato: «Miei fratelli», ci disse, «ho appena provato una grande emozione; ma è la gioia che trasportava la mia anima; anche voi, rallegratevi dunque con me. Ho visto un giovane di una statura prodigiosa; aveva per veste una tunica di un candore così sfolgorante che gli occhi non potevano contemplarla; i suoi piedi non toccavano la terra, e la sua fronte si nascondeva tra le nuvole. Mentre passava rapidamente davanti a noi, ci gettò due cinture di porpora, una per te, Mariano, e una per me, e ci disse: «Seguitemi prontamente». In un tale sonno, quale forza contro il nemico! Quale veglia gli può essere paragonata! Com'è felice il riposo di colui che veglia nella fede! Le membra terrene solo sono incatenate, poiché non c'è che lo spirito che possa vedere Dio. Come, dopo ciò, descrivere i trasporti di gioia e i sentimenti generosi dei nostri martiri, che, sul punto di soffrire per confessare il santo nome di Dio, avevano avuto la felicità di ascoltare Cristo e di vederlo offrirsi ai loro sguardi. Nulla aveva potuto fermarlo, né l'agitazione rumorosa di un carro, né la chiarezza, né il calore del giorno, nel mezzo della sua corsa. Non aveva atteso l'ora silenziosa della notte; e, per una grazia speciale e tutta nuova, aveva scelto, per mostrarsi al suo martire, un tempo in cui non ha l'abitudine di rivelarsi ai suoi santi. Del resto, i due fratelli non furono i soli a godere di questo favore celeste. Emiliano, che, nei ranghi della gentilità, apparteneva all'ordine equestre, era anche in prigione co n gli a Emilien Eremita nella foresta di Pont-Gibaut e primo maestro spirituale di Braque. ltri cristiani. Era giunto fino all'età di cinquant'anni senza aver perso il privilegio della castità. Aveva ancora raddoppiato nella prigione i suoi lunghi digiuni; le sue preghiere più moltiplicate erano, con il Sacramento del Signore, il solo nutrimento che, tutti i giorni, sosteneva la sua anima e la preparava al combattimento. Ora, Emiliano ugualmente, nel mezzo del giorno, si era addormentato, e, quando si svegliò, ci raccontò in questi termini i segreti della sua visione: «Uscivo di prigione», ci disse, «quando all'improvviso incontrai un gentile, mio fratello secondo la carne. Con una voce piena di insulto mi chiese nostre notizie, e mi interrogò con curiosità come ci trovassimo nelle tenebre della prigione e dei suoi digiuni forzati. Gli risposi che, per i soldati di Cristo, la parola di Dio era, nel mezzo delle tenebre, la più sfolgorante luce, e nei digiuni, un nutrimento che colma tutti i desideri. A queste parole, riprese: «Sappiate, voi tutti che siete trattenuti in prigione, che se vi ostinaste a non cambiare, la pena di morte vi attende». Ma io, che temevo che fosse una menzogna inventata a piacere per ingannarci, volevo la conferma di una notizia che colmava tutti i miei voti: «È vero», gli dissi, «che soffriremo tutti?» Ripeté di nuovo le sue prime parole, e disse: «Presto il vostro sangue scorrerà sotto il gladio. Ma vorrei sapere se voi tutti, che disprezzate così la morte, riceverete in cielo ricompense uguali, o se le vostre corone saranno differenti». Gli risposi: «Non sono capace di dare un parere su una questione così elevata. Tuttavia», gli dissi, «alza un po' gli occhi verso il cielo; vi vedrai risplendere l'innumerevole esercito delle stelle. Forse che tutte queste stelle brillano dello stesso splendore? E la luce in tutte è uguale?» A questa risposta, la curiosità del gentile trovò ancora una domanda da fare: «Se dunque», mi disse, «deve esserci tra voi una differenza, chi sono coloro che meriteranno la preferenza nelle buone grazie del vostro Dio?» — «Tra tutti gli altri, gli risposi, ce ne sono due soprattutto di cui non devo dirti i nomi, ma che Dio conosce. Sono coloro la cui vittoria è più difficile e quasi senza esempio; più rara, di conseguenza, la loro corona è più gloriosa. È per loro che è stato scritto: È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli».
Trasferimento a Lambesi e attesa finale
I condannati vengono trasferiti a Lambesi. Mentre i laici vengono giustiziati in massa, i chierici attendono il loro turno, sostenuti da nuove visioni di Agapio.
Dopo queste visioni, rimasero ancora alcuni giorni in prigione; poi furono condotti di nuovo davanti al tribunale, affinché il magistrato di Cirta, non contento delle prime pene con cui aveva onorato la generosa professione della loro fede, li rimandasse ancora al prefetto. In quel momento, uno dei nostri fratelli, che si trovava tra gli spettatori, attirò su di sé gli occhi di tutti i gentili; poiché, avendo avuto la felicità di proclamare la sua fede, sembrò che lo splendore di Cristo brillasse sul suo volto come nelle sue parole. Gli empi, nell'impeto della loro furia, gli chiedevano se anche lui fosse della religione dei martiri e portasse lo stesso nome loro. Subito, con una pronta confessione della sua fede, meritò di condividere la loro felicità. Così i beati martiri, mentre li si preparava al supplizio, guadagnarono a Dio numerosi testimoni. Infine, furono inviati al prefetto; percorsero con gioia quella strada difficile e penosa; al loro arrivo, furono presentati a quel magistrato; dopodiché furono gettati per la seconda volta nelle prigioni di Lambesi. Poiché le prigioni sono l'unica ospitalità che i gentili sappiano offrire ai giusti.
Per diversi giorni, il sangue fu versato senza pietà e un gran numero dei nostri fratelli fu inviato al Signore; tuttavia la rabbia insensata del prefetto non poteva giungere fino a Mariano e a Giacomo, e agli altri chierici vittime; tanti erano i laici che venivano colpiti; poiché quell'empio, crudelmente abile, aveva separato i diversi Ordini della nostra religione, sperando che i laici, così isolati dai chierici, cedessero alle tentazioni del secolo e ai loro stessi terrori. Ecco perché i nostri due amici, i fedeli soldati di Cristo, e con loro il resto dei chierici, si affliggevano che i laici li avessero preceduti nel combattimento e nella gloria, e che fosse stata riservata a loro una vittoria così lenta e tardiva.
Durante questa lunga attesa, Giacomo fu consolato da una nuova visione. Agapio, quel santo pon tefice Agapius Vescovo martire che appare in visione a Giacomo per invitarlo al banchetto celeste. di cui abbiamo parlato, aveva, da molto tempo ormai, consumato il suo martirio. Due giovani fanciulle, Tertulla e Antonia, che egli amava di una tenerezza tutta paterna, avevano sofferto con lui. Spesso aveva chiesto a Dio per loro di associarle al suo martirio, e Dio si era degnato di ricompensare la sua fede, dandogliene l'assicurazione con queste parole: «Perché chiedi senza sosta ciò che hai meritato da molto tempo con una sola preghiera?». Ora, Agapio apparve a Giacomo nella sua prigione, nel mezzo del sonno. Infatti, sul punto di ricevere il colpo della morte, mentre si attendeva l'arrivo del carnefice, si udì Giacomo che diceva: «Quanto sono felice! Sto per raggiungere Agapio, sto per sedermi con lui e tutti gli altri martiri al banchetto celeste. Questa notte stessa, l'ho visto, il nostro beato Agapio; in mezzo a tutti coloro che erano stati rinchiusi con noi nella prigione di Cirta, appariva il più felice; un gioioso e solenne banchetto li riuniva. Mariano ed io, trasportati dallo spirito di direzione e di carità, vi correvamo come ad agapi, quando tutto a un tratto venne incontro a noi un giovane fanciullo, che riconobbi per uno dei due fratelli gemelli che, tre giorni prima, avevano sofferto con la loro madre. Una collana di rose era passata al suo collo e, nella mano destra, teneva una palma di una ridente verzura. "Dove correte?" ci disse; "gioite, siate nell'esultanza; domani cenerete con noi". Oh! quanto è grande, quanto è magnifica la bontà di Dio verso i suoi! Quale tenerezza paterna nel cuore di Cristo Nostro Signore, che dona ai suoi figli diletti ricompense così belle e fa loro conoscere in anticipo i benefici che la sua clemenza riserva loro!»
Esecuzione di massa e profezie
In una valle vicino a un fiume, i martiri vengono decapitati in gran numero. Mariano profetizza flagelli mondiali prima di morire.
Tuttavia il giorno succedette alla notte in cui questa visione fu manifestata, e presto la sentenza del prefetto servirà all'adempimento delle promesse di Dio. È una condanna, ma che libera dalle tribolazioni del secolo Mariano e Giacomo con gli altri chierici, per renderli partecipi della gloria, nella società dei Patriarchi. Furono dunque condotti al luogo del loro trionfo; era una valle profonda, attraversata da un fiume le cui rive si elevavano dolcemente in collina, e formavano così, da entrambi i lati, come i gradini di un anfiteatro. Il sangue dei martiri scorreva fino al letto del fiume; e questa scena non era affatto priva di mistero per i santi che, battezzati nel loro sangue, stavano ancora per ricevere nelle acque come una nuova purificazione.
Avreste visto allora l'ingegnoso sistema di una barbarie che abbrevia i suoi colpi per moltiplicarli. Circondato da tutto un popolo di martiri la cui testa è destinata al gladio, il carnefice li ha disposti con arte su lunghe file, in modo che i suoi colpi sacrileghi sembravano correre da una testa all'altra, trasportati da una cieca furia. Così nulla arrestava il suo crudele ministero; era il mezzo più rapido per consumare questa barbara esecuzione. Se, infatti, li avesse colpiti tutti nello stesso posto, i cadaveri si sarebbero ammassati in un enorme mucchio; il letto del fiume stesso, presto colmato, non sarebbe bastato a un così spaventoso massacro. Seguendo l'usanza, prima di colpire le vittime, furono loro bendati gli occhi; ma le tenebre non poterono oscurare le loro anime; una luce vasta, immensa, li inondava dei suoi ineffabili splendori. Un gran numero, nonostante il velo che sottraeva loro lo splendore del giorno, raccontavano ai loro compagni nella morte e ai fratelli testimoni del loro supplizio, che vedevano scene di una bellezza meravigliosa, destrieri, più bianchi della neve, montati da giovani le cui vesti bianche gettavano un vivo bagliore. Altri, allo stesso tempo, tra i martiri pure, confermavano i racconti dei loro compagni, con la testimonianza di un altro senso; avevano udito i fremiti dei destrieri e il rumore dei loro passi. Quanto a Mariano, già colmo dello spirito di profezia, annunciava, con un'assicurazione piena di coraggio, che il giorno era vicino in cui il sangue dei giusti sarebbe stato vendicato. Prediceva le piaghe numerose di cui il mondo era minacciato, la peste che sarebbe scesa dal cielo sulla terra, la cattività, la carestia, i terremoti, i diluvi di insetti le cui punture sarebbero state mortali. Con queste profezie, non solo la fede del Martire confondeva i gentili; esse erano ancora un potente pungolo, o piuttosto come il suono della tromba nei combattimenti, per eccitare e fortificare il coraggio dei fratelli, ricordando loro che nel mezzo delle piaghe spaventose del mondo, i giusti di Dio non dovevano lasciarsi sfuggire l'occasione così bella di una morte pia e onorevole.
Quando il sacrificio fu compiuto, la madre di Mariano, trasportata da una gio ia degna della mère de Marien Madre di Gesù, promette una ricompensa a Disma per la sua ospitalità. madre dei Maccabei, e assicurata ora della sorte di suo figlio il cui martirio era consumato, lo felicitò per la sua felicità e si compiacque essa stessa di aver dato alla luce un tale figlio. Abbracciava quel corpo che le sue viscere avevano portato e che faceva oggi la sua gloria. Le sue labbra, con una religiosa tenerezza, depositavano numerosi baci sulla ferita ancora sanguinante. O Maria, quanto sei felice! felice di essere la madre di un tale figlio, felice di portare un così bel nome! Chi non crederebbe alla felicità che porta con sé un nome così grande, vedendo questa nuova Maria ricevere una simile gloria dal frutto delle sue viscere? Veramente essa è ineffabile la misericordia del Dio onnipotente e del suo Cristo, verso coloro che hanno riposto la loro fiducia nel suo nome. Non solo la sua grazia li previene e li fortifica, ma ancora, riscattandoli col suo sangue, egli dona loro la vita. Chi potrebbe misurare la grandezza dei suoi benefici? La sua paterna misericordia opera senza sosta e sparge su di noi i doni che la fede ci mostra come il prezzo del sangue del nostro Dio. A lui siano la gloria e l'impero nei secoli dei secoli! Amen.
Culto e posterità
Le reliquie dei santi sono oggi conservate a Gubbio in Italia, mentre la loro memoria rimane viva in Algeria.
San Giacomo e san Mariano sono patroni di Gubb io, in Gubbio Città italiana di cui Giovanni da Lodi fu vescovo. Umbria: le loro reliquie sono custodite nella cattedrale di questa città. La loro festa si celebra in Algeria il 30 marzo. Questi Atti fanno parte della collezione di Dom Ruinart.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Viaggio in Numidia durante la persecuzione
- Ospitalità offerta ai vescovi Agapio e Secundino
- Arresto presso la villa di Muguas
- Interrogatorio e tortura a Cirta
- Trasferimento e prigionia a Lambèse
- Esecuzione di massa tramite decapitazione in una valle fluviale
Miracoli
- Visione di San Cipriano che offre una coppa d'acqua a Mariano
- Visione di un angelo che getta cinture di porpora a Giacomo
- Visione di un fanciullo con la palma che annuncia il banchetto celeste
- Profezie di Mariano sui flagelli futuri prima della sua morte
Citazioni
-
Sappiate, voi tutti che siete trattenuti in prigione, che se vi ostinerete a non cambiare, la pena di morte vi attende.
Il fratello di Emiliano (visione) -
Domani cenerete con noi.
Il fanciullo con la palma (visione di Giacomo)