Discepolo di san Policarpo a Smirne, Andeolo fu inviato a evangelizzare le Gallie nel II secolo. Dopo quarant'anni di missione in Provenza e nel Vivarais, fu arrestato a Bergoïate dall'imperatore Severo. Subì il martirio nel 208, con la testa spaccata a croce da una spada di legno.
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SANT'ANDEOLO
Origini e invio in missione
Formato alla scuola di Smirne da san Policarpo, Andeolo viene inviato a evangelizzare le Gallie con tre compagni per ordine dello Spirito Santo.
La giovinezza di Andeolo ci è quasi sconosciuta. Di buon'ora, frequentò la celebre scuola di Smirne, vera fucina di Apostoli e di Martiri, che aveva avuto come fondatore san Giovanni l'Evangelista e che aveva come continuatore l'ammir abile Policarpo. Come l'admirable Polycarpe Vescovo di Smirne e maestro spirituale di Ireneo. ad Antiochia, lo Spirito Santo aveva detto: «Separate per me Saulo e Barnaba per l'opera alla quale li ho chiamati», fu rivelato a san Policarpo che Benigno, Andochio, Tirso e Andeolo sarebbero andati a lavorare per la salvezza dei popoli delle Gallie. I primi due erano sacerdoti, Tirso diacono e il beato Andeolo suddiacono. Tuttavia, si giungeva al momento supremo; la nave stava per salpare: «Fratelli, dateci il vostro addio», disse Policarpo; e lacrime scorrevano dai suoi occhi. Questo nobile e santo vecchio, di oltre ottant'anni, non poteva lasciare senza una profonda emozione dei figli che amava teneramente. La nave che portava san Andeolo e i suoi compagni fu costretta, a quanto si crede, a fare scalo nell'isola di Corsica. Le leggende raccontano che, essendosi levata una furiosa tempesta, tale che i marinai non ricordavano di averne mai vista una simile, si fu costretti a soggiornare, per alcuni giorni, in quest'isola, i cui abitanti erano stati evangelizzati da san Paolo. Ristabilitasi la calma, si riprese il largo e i missionari salutarono presto la nuova patria dove li inviava la Provvidenza. Avendo preso terra a Marsiglia, si incamminarono direttamente verso Lione, dove furono accolti da san Potino e da sant'Ireneo.
L'apostolato nelle regioni del Rodano
Dopo un passaggio a Lione, Andeolo predica a Carpentras, Mazan e Camaret, preparando il terreno per i futuri pastori come un nuovo Giovanni Battista.
Sebbene sia impossibile fissare la data della sua partenza, appare più certo che Andeolo non prolungò di molto il suo soggiorno a Lione. Ricevette la missione di portare il Vangelo a Carpentras e nelle regioni meridionali fertilizzate dal Rodano (166).
Dio lasciò san Policarpo più di ottant'anni sulla terra, per rendere testimonianza alle verità che aveva appreso dagli Apostoli. Questa lunga vita, interamente spesa al servizio della Chiesa e alla gloria di Dio, fu coronata da un glorioso martirio, nel sesto anno dell'impero di Marco Aurelio, che è il centosessantaseiesimo dopo Gesù Cristo.
Questa data è molto importante per noi. Innanzitutto, fissa, in modo certo, l'epoca dell'arrivo di sant'Andeolo nelle Gallie. Infatti, facendo seguire il martirio del vescovo di Smirne, il più vicino possibile, all'invio dei quattro missionari, non si potrà collocare questo invio più tardi dell'anno 166. Avvicinando a questa data quella della morte di sant'Andeolo (208), per differenza, si ottiene, in modo preciso, il minimo della durata del suo soggiorno nelle Gallie, cioè quarantadue anni. Se si limita a pochi mesi, come è probabile, il tempo che trascorse a Lione, resteranno circa quarant'anni per la vita apostolica del nostro Santo. Questo calcolo ha ricevuto la più alta sanzione nelle liturgie romana e viennese, dove si legge, ogni anno, nell'ufficio divino, nel giorno della festa di sant'Andeolo.
Abbiamo visto che sant'Andeolo, lasciando Lione, si diresse verso Carpentras.
Infatti, nel cantone di Carpentras, si trovano luoghi dove il ricordo delle sue predicazioni è sopravvissuto, nonostante tutti gli ostacoli, nella memoria riconoscente dei popoli. Vogliamo parlare del borgo di Mazan. In questo comune, c'è un quartiere detto di sant'Andeolo, dove esisteva, prima della rivoluzione dell'89, una cappella antichissima, dedicata al nostro Santo. Era costruita su una collina ai piedi della quale si vedevano resti di monumenti antichi. Una tradizione immemorabile in questo paese vuole che sant'Andeolo vi si sia fermato per evangelizzarlo.
Un po' più in alto, non lontano da Orange, a Camaret, si ritrovano le stesse tradizioni e gli stessi omaggi. Si assicura persino che l'Apostolo di Gesù Cristo vi fu battuto con le verghe e si mostra ancora il luogo dove si compì per il quale è stato inviato in Francia per predicare il Vangelo, così come è detto nel martirologio romano e attestato da san Girolamo, Eusebio, ecc... adotteremmo volentieri. Eccellenza, l'ufficio particolare che recitate il giorno della sua festa, poiché avremmo così la felicità di unire quel giorno le nostre preghiere alle vostre, e di rinsaldare così i legami della carità tra la chiesa di Smirne, una delle sette dell'Apocalisse, e la rispettabile chiesa di Viviers.
* Vogliate gradire, Eccellenza, l'assicurazione, ecc.
* † ANTONIO, arcivescovo di Smirne a.
Estratto dalla Storia del Vicarais, t. I, p. 179.
SANT'ANDEOLO. 169 questa crudele esecuzione. Sant'Andeolo possiede in questa parrocchia un antico santuario costruito da Ludovico il Pio.
Nell'adempimento dell'opera della salvezza delle anime, il coraggioso suddiacono, come un altro san Giovanni Battista, svolgeva il ruolo di precursore. Ovunque andasse, invitava a fare penitenza e annunciava la venuta del regno di Dio. Quando coloro che hanno occhi per vedere e orecchie per ascoltare avevano formato il desiderio di abbracciare la vita nuova, li catechizzava e conferiva loro il battesimo. Poi, contento di aver compiuto la sua missione in quel luogo, si ritirava, cedendo il posto, senza dubbio, ai veri Pastori delle anime, a coloro che Gesù Cristo ha rivestito dei poteri più estesi del sacerdozio. Secondo tutte le probabilità, percorse in questo modo una parte della Provenza, il Delfinato e la Franca Contea che evangelizzavano allo stesso tempo i discepoli di sant'Ireneo, san Ferreolo e san Ferruccio, apostoli di Besançon; san Felice, apostolo di Valence.
La tradizione sembra abbastanza esplicita su questo punto: riferisce che san Felice e i suoi compagni hanno anche evangelizzato il Vivarais; d'altro cant o, le nu Vivarais Regione montuosa evangelizzata dal santo. merose parrocchie o cappelle della diocesi di Valence che conservano ancora il nome di sant'Andeolo danno a pensare che avesse preceduto i discepoli di sant'Ireneo in quelle contrade: il suo cammino lo conduceva naturalmente verso quelle terre. Ma è tempo di seguirlo nel Vivarais, l'Elvia di Cesare, l'attuale dipartimento dell'Ardèche.
L'arrivo in Elvia e a Bergoïate
Il santo sceglie di stabilirsi a Bergoïate (Bourg-Saint-Andéol) piuttosto che ad Aps, predicando con successo presso il popolo della riva sinistra.
Coloro che hanno studiato le origini del cristianesimo sanno che i primi missionari della fede avevano una predilezione ben nota per i grandi centri di popolazione.
Sembra naturale vedere san Andeolo rimanere fedele a questa disciplina e venire, intraprendendo la conversione degli Elvi, a stabilire la sua dimora ad Aps, la loro città principale.
Tuttavia, egli le preferì una città, certamente meno popolosa, ma che non cessava di essere considerevole, Bergoïate, chiamata oggi Bourg-Saint-A ndéol. In quest'ul Bourg-Saint-Andéol Sede definitiva della Congregazione a partire dal 1819. tima città, la più meridionale del Vivarais, si trovava più vicino ai paesi che aveva percorso in precedenza. Dio, d'altronde, la cui Provvidenza dispone ogni cosa per il bene delle anime e per la gloria dei Santi, voleva, conducendo il suo servitore in questa città, dare come teatro ai suoi ultimi lavori e alle sue lotte supreme un luogo più duraturo di Aps, che i Vandali distrussero interamente due secoli dopo l'epoca di cui parliamo.
Prima di spingere oltre il nostro racconto, è necessario, per la comprensione dei fatti, prendere un'esatta conoscenza della città, oggetto delle predilezioni di san Andeolo.
La città si componeva di due agglomerati ben distinti, separati dal fiume, ma portanti lo stesso nome e retti dalla stessa amministrazione urbana: Bergoïate della riva destra e Bergoïate della riva sinistra, che si designavano con queste parole: Alto o Basso-Bergoïate. Il Basso-Bergoïate o Gentibe occupava l'ubicazione dell'attuale città di Bourg-Saint-Andéol.
Di questi due agglomerati, Bergoïate-l'Alto ci appare essere stato il più considerevole all'origine: era il centro dell'attività, del commercio e dell'industria, la città dei lavoratori e del piccolo popolo, circostanza che ci spiega le predilezioni dell'Apostolo, che ne aveva fatto la sua residenza e la sede della sua predicazione. L'altro, al contrario, posto per la sua situazione un po' al di fuori del tumulto e del movimento degli affari, meno popolato, sempre calmo e silenzioso, era il soggiorno preferito dei nobili gallo-romani le cui fastose ville si estendevano sul fronte delle colline circostanti, e dei sacerdoti votati al servizio degli dei del paganesimo. La prima conservò fino alla metà del medioevo la preponderanza di cui godeva sotto gli imperatori romani; la seconda dovette alla scoperta della tomba del nostro santo Martire di essere tratta all'improvviso dalla sua oscurità e di conquistare in poco tempo la celebrità e la preminenza che i suoi dei un tempo non avevano potuto assicurarle; a partire dal XII secolo, i successivi accrescimenti di questo semplice piccolo borgo gli diedero presto l'aspetto e le proporzioni di una città importante, mentre il Bergoïate della riva sinistra, desolato dai flagelli delle guerre e delle inondazioni, si avviava con uguale rapidità verso il suo declino e verso la sua rovina. Abbandonato ogni giorno da alcuni dei suoi abitanti, che andavano a cercare rifugio nella città di san Andeolo, non era più, alla fine del XIII secolo, che un luogo completamente deserto: la figlia aveva divorato la madre.
Il processo davanti a Settimio Severo
L'imperatore Severo, di passaggio nella regione, fa arrestare Andeolo e tenta invano di sottometterlo al culto degli idoli con promesse e minacce.
Fu dunque a Bergoïate-le-Haut che Andeolo era sceso al suo arrivo; è lì che predicava il vangelo di Gesù con un successo meraviglioso. In quel frangente, l'imperat ore Severo, che a l'empereur Sévère Imperatore romano sotto il cui regno Clemente fu ordinato sacerdote e perseguitato. ttraversava le Gallie per recarsi in Britannia, dove stava per sottomettere le tribù selvagge della Caledonia, giunse anch'egli a Bergoïate, dirigendosi verso Valence, e vi si accampò con una parte delle sue truppe. Ora, al momento dell'arrivo di questo principe, vi era in quel luogo un concorso straordinario di popolo. La folla si accalcava attorno a un personaggio che discorreva in pubblico: tutta presa dal fascino di quella parola sconosciuta, gettava appena uno sguardo distratto sullo spettacolo imponente delle legioni romane che marciavano, con le insegne spiegate, sotto gli ordini del loro imperatore. Pungolato nella curiosità e forse anche nell'orgoglio, Severo chiese la causa del raduno. Terribile fu l'ira del cesare nell'apprendere che il personaggio che attirava così l'attenzione e le simpatie del popolo non era altri che un capo dei cristiani, che propagava in pieno giorno gli errori della sua setta. Ordinò che si prendesse immediatamente Andeolo e che lo si conducesse davanti a lui. Un tribunale viene eretto in fretta; accanto sono esposti tutti gli strumenti ordinari della tortura, e in mezzo a questo funereo apparato siede Severo in persona. È lui stesso che, con tono minaccioso, interroga Andeolo sul suo nome, il suo paese, l'oggetto della missione che si è dato. — «L'Oriente è la mia patria», risponde l'Apostolo con calma, «e vengo da Smirne, inviato dal vescovo di quella città con molti altri che sono i miei padri e i miei maestri, per annunciare il Salvatore Gesù Cristo e predicare la sua dottrina ai popoli che l'ignorano: se volete sapere il mio nome, Cesare, mi chiamo Andeolo». — «Sei dunque venuto», esclama il tiranno, «per disonorare i nostri dei e calpestare gli editti degli imperatori! Pensi davvero alla severità dei castighi che ti attendono, a te e agli sventurati Elvi che seduci?» Assumendo poi un'aria e un tono di dolcezza affettata, esorta l'Apostolo a rinunciare alle sue chimeriche idee piuttosto che esporre la sua persona al rigore dei tormenti: che abbandoni una setta empia, che acconsenta a offrire incenso agli dei, potrà vivere felice nel seno di un dolce riposo, gratificato da una delle funzioni più onorevoli del palazzo, colmo di distinzioni e di ricchezze, che gli assicura la munificenza degli imperatori. — «Presta dunque orecchio ai miei consigli», aggiunge, «lascia stare questa religione che professi, la quale è stata inventata da poco da un certo Cristo che ignoro e che è stato crocifisso, si dice, predicandola. Maledici questo Cristo, e rendi omaggio agli dei immortali». — «Io non adoro che un Dio», replica Andeolo, «il Dio unico e vero, che ha creato il cielo e la terra. Quanto alle vostre stupide divinità, Cesare, le disprezzo; non sono che idoli sordi e muti, fabbricati dalla mano degli uomini, che il demone vi persuade ad adorare».
Martirio ed esecuzione
Sottoposto ad atroci torture e imprigionato nel tempio di Marte, Andeolo viene infine giustiziato con un colpo di spada che gli fende il cranio a forma di croce.
Irritato dalla santa audacia di questo linguaggio, l'imperatore Severo ordina che Andeolo sia consegnato alla tortura. Allora si rinnova una delle scene consuete della sanguinosa tragedia a cui il mondo pagano non cessava di assistere fin dalla nascita del cristianesimo. Quando le parole di seduzione, le promesse come le minacce erano fallite davanti alla fede ferma e generosa del cristiano, il tiranno politeista chiamava in suo aiuto i carnefici: bisognava allora esaurire su bambini, vergini delicate, deboli anziani, tutte le risorse della crudeltà e tutta la scienza delle torture, senza riuscire a scuotere la loro costanza. Così, al segnale dato per iniziare il supplizio, Andeolo viene steso a terra, legato per i piedi e le mani a corde che vengono tese e poi rilasciate con violenti strappi per mezzo di archi e carrucole: e, nel mezzo di questa spaventosa tensione, che rende tutti i nervi del corpo umano simili alle corde di uno strumento musicale, il santo Confessore viene duramente battuto con verghe armate di aculei e punte di ferro; poi gli si lacera la carne con unghie arrossate al fuoco; poi questo corpo tutto contuso e sanguinante viene legato a una ruota sollevata sopra un braciere nel quale si versa olio a fiotti per attivare l'ardore delle fiamme!
Dall'alto di questa ruota infuocata, come su un letto di riposo, Andeolo tranquillo, il volto radioso e sereno, levava gli occhi al cielo e pregava: «Siate benedetto, mio Dio», diceva, «vi rendo grazie, Signore Gesù, che mi concedete di soffrire per il vostro nome. Non abbandonatemi in questo supremo combattimento; fate, al contrario, che perseverandovi con una costanza incrollabile, io meriti di presentarmi davanti alla vostra maestà con la palma del vincitore». Lo si udì anche fare questa bella e toccante invocazione: «O santo Policarpo, mio benedetto maestro, voi amico di Cristo, che bril Ô saint Polycarpe Vescovo di Smirne e maestro spirituale di Ireneo. late in cielo come una pietra preziosa, pregate per il vostro servo, affinché sia munito di pazienza e coraggio, e che possiate trionfare con gioia della vostra dottrina e della mia vittoria nel Signore». In effetti, il coraggio del santo Martire sembrava rinascere a mano a mano che si moltiplicavano i tormenti. I carnefici erano stanchi, la furia di Severo, disperata, ma non vinta: volendo riservare Andeolo a nuovi supplizi per l'indomani, ordina che lo si conduca in prigione. Allora Gericio, tribuno di una delle legioni dell'esercito, propone all'imperatore di rinchiudere il cristiano in una cripta del tempio dedicato al dio Marte, sull'altra riva del Rodano: condurre così, carico di catene, il nemico degli dei fino nel loro santuario era una sorta di riparazione che avrebbe toccato il cuore degli immortali e li avrebbe resi propizi. Il superstizioso Cesare applaude a questa idea; il fiume gli sembra d'altronde un'eccellente barriera da interporre tra l'Apostolo, di cui teme l'influenza, e questo popolo, colpevole di troppa simpatia per il cristiano. Andeolo è dunque rinchiuso nella cripta sotterranea del tempio di Marte.
Ora, verso la metà della notte, le guardie di Andeolo videro all'improvviso dei raggi di luce brillare attraverso le porte della sua prigione: tutto l'interno del sotterraneo ne era illuminato. Poi delle voci di una dolcezza incantevole si fecero udire; un colloquio misterioso si stabilì tra Andeolo e invisibili personaggi; parlavano dei combattimenti del santo Martire e della gloria che lo attendeva: «Coraggio, fratello caro», dicevano queste voci, «domani riceverete la corona del martirio. Percorrete fino alla fine la sanguinosa carriera, e Cristo vi riceverà egli stesso in trionfo, decorato della palma del martirio, nella gloria del paradiso». Andeolo, dal canto suo, esprimeva ai suoi celesti visitatori tutta la gioia che inondava la sua anima; li ringraziava del balsamo che avevano sparso sulle sue sofferenze, e li pregava affinché l'esempio della sua pazienza nella lotta suprema completasse la conversione dei gentili alla fede. — Un concerto di una deliziosa armonia succedette a questi discorsi: le voci sembravano salire nell'aria, affievolirsi gradualmente e perdersi nel lontano. Il silenzio e l'oscurità tornarono nella prigione; la visione celeste era scomparsa.
Quando si venne, per ordine di Severo, a trarre l'Apostolo dalla prigione, tutte le piaghe che, la vigilia, coprivano il suo corpo erano cicatrizzate e interamente guarite: Andeolo sembrava aver recuperato le forze e l'energia della sua giovinezza. Il feroce imperatore, avendo appreso da una delle guardie i dettagli della visione notturna, giurò, per il dio Marte e per le sue vittorie, che avrebbe saputo impedire al mago di sedurre più a lungo i popoli e di rovinare la potenza dei suoi dei. Si affrettò a pronunciare la sentenza di morte, e ordinò che fosse eseguita in sua presenza. All'istante, un soldato si arma di una di quelle spade di legno molto duro, di cui i gladiatori si servivano per schermire, e, mentre Andeolo rivolge al cielo un'ultima preghiera in un ultimo sguardo, il carnefice di Severo gli spacca la testa a forma di croce.
Sepoltura miracolosa per opera di Tullia
Gettato nel Rodano, il suo corpo raggiunge miracolosamente la riva dove una cristiana di nome Tullia lo raccoglie per inumarlo segretamente.
Così consumò il suo martirio, il 1° maggio dell'anno 208, secondo l'opinione più comune, il beato Andeolo, primo apostolo degli Elvi. Severo, il cui odio fanatico trovava ancora modo di esercitarsi persino sulle membra inanimate del santo Martire, fece legare il corpo con una catena di ferro alla quale era sospesa un'enorme pietra, e gettare questo pesante fardello nel Rodano, affinché, sepolti sotto i flutti, i resti venerati di Andeolo sfuggissero agli onori che la pietà dei fedeli riservava loro. Ma la Provvidenza, che veglia sulle ossa dei suoi Santi, spinse la preziosa spoglia verso la riva occidentale del fiume. Si dice che l'Apostolo, prima di lasciare la sua prigione, avesse pregato il Signore di permettere che riposasse, dopo la sua morte, in quel luogo dove la gloria di Dio e dei suoi Angeli lo aveva visitato. E Dio, per esaudire quest'ultimo desiderio del suo servitore, sembrò essersi compiaciuto nel moltiplicare i prodigi. Così la pesante catena avvolta attorno al corpo mutilato del Martire, e che doveva col suo peso trascinarlo sul fondo del fiume, si ruppe da sola, come uno di quei legami fragili che la mano di un bambino spezza giocando, e scomparve da sola sotto le acque. Il santo corpo, al contrario, sostenuto e guidato da un braccio invisibile, prese la sua strada attraverso i flutti rapidi, tagliando la corrente del fiume in linea retta: arrivato al bordo, fu sollevato da un'onda e portato dolcemente a una distanza di circa due tese sulla riva. Da cinque giorni era lì esposto alle ingiurie dell'aria, senza mostrare la minima traccia di corruzione, protetto da una virtù misteriosa che imponeva rispetto alle bestie e agli uccelli da preda. Ogni notte, si assicurava, canti e suoni, dolci e armoniosi come quelli di una melodia celeste, si erano fatti udire, e si era vista brillare una luce che circondava il santo corpo di un'aureola splendente. Il racconto di queste meraviglie, portato lontano di bocca in bocca, giunse alle orecchie di una dama ricca e di n obile Tullie Nobile cristiana che seppellì segretamente il corpo del martire. condizione, chiamata Tullia. Si recava, proprio quel giorno, in una delle sue ville situate nei dintorni di Bergolate. Seguendo la via romana, incontrò, vicino al luogo dove giaceva il corpo di sant'Andeolo, un gruppo numeroso di pagani che la novità dello spettacolo vi aveva attirati. Facendo fermare il suo carro, interrogò alcune delle presenti e raccolse dalle loro bocche tutti i dettagli che abbiamo appena raccontato: dettagli molto consolanti per la sua fede e per la sua pietà, poiché era cristiana. Risolse subito di dare una sepoltura onorevole ai resti venerati del santo Martire. Ma, non osando affidare a nessuno l'esecuzione del suo pio disegno, venne lei stessa, accompagnata dai suoi schiavi più fedeli e sicuri, e, approfittando del silenzio e dell'oscurità della notte, rimosse il corpo segretamente, e lo depose in un sarcofago pagano che fece interrare nello stesso luogo, a una grande profondità, al fine di sottrarre la preziosa spoglia al furore sacrilego dei persecutori.
Si rappresenta sant'Andeolo in piedi, in costume da suddiacono, tenendo in mano una palma e un libro, il catechismo senza dubbio. Un coltello di legno è conficcato orizzontalmente sulla sommità del capo del santo martire.
Invenzione delle reliquie e fervore medievale
Le reliquie vengono ritrovate nell'858 sotto l'episcopato di Bernoin; il culto si sviluppa con il sostegno di Carlo il Calvo e la consacrazione da parte di Callisto II.
[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE DI SANT'ANDÉOL.]
Le reliquie del beato Andéol rimasero così nascoste per seicento anni, fino al giorno della loro prima invenzione, che ebbe luogo nell'858 sotto il regno di Carlo il Calvo e l'episcopato di Bernoin, vescovo di Viviers.
Pur lasciando il sarcofago nello stesso luogo e alla stessa profondità in cui lo aveva collocato, Tullia fece costruire sopra di esso una piccola cripta che ha conservato il suo nome. Questo prezioso monumento esiste ancora, sotto la chiesa di San Policarpo, così come fu ricostruito nel IX secolo. È sempre stato conosc iuto con il nome di cripta della crypte de la bienheureuse Tullie Nobile cristiana che seppellì segretamente il corpo del martire. beata Tullia. Il popolo la chiamava la grotta o cripta della santa Romana. Il nome di Santa Roumelle, che si trova in alcuni documenti, è evidentemente una corruzione di Santa Roumaine o Santa Romana.
È in questo modesto santuario che i primi cristiani di Bergolate venivano a inginocchiarsi, presso la tomba venerata del loro Apostolo.
Per quanto venerabile fosse la cripta della beata Tullia, appena riportata alla luce con il santo deposito che aveva così fedelmente conservato, era un luogo troppo stretto e troppo povero per lasciarvi più a lungo la tomba di sant'Andéol. La chiesa di San Policarpo stessa era ormai insufficiente. Occorreva un edificio al tempo stesso più vasto e più magnifico, degno della gloria del santo Martire e dell'affluenza dei fedeli. Secondo note redatte nel XVIII e nel XIX secolo, Carlo il Calvo contribuì con le sue elargizioni all'erezione di questo edificio. È a partire dalla costruzione di questa chiesa che Bergolate prese il nome di Bourg-Saint-Andéol. Nonostante i restauri del XII secolo e alcune mutilazioni di data posteriore, l'opera di Bernoin è giunta fino a noi. Sebbene rimasta vuota dopo la traslazione delle reliquie di sant'Andéol, la cripta della beata Tullia fu conservata con la massima cura e circondata da un profondo rispetto. Fino alla fine del secolo scorso, vi si veniva a pregare e a offrire il santo sacrificio della messa come in un luogo santissimo. L'abate Paradis, ex allievo dell'École des Chartes, ha acquistato la chiesa di San Policarpo e la cripta, per restituirle al culto.
Quando la vittoria e l'editto del grande Costantino ebbero assicurato la pace della Chiesa e permesso al culto cristiano di prendere il suo posto al sole, i fedeli si affrettarono a perpetuare con monumenti il ricordo delle scene che abbiamo appena descritto. Sulle rovine del tempio di Marte, sopra la cripta sotterranea che era servita da prigione per Andéol, costruirono una chiesa dedicata al santo Salvatore e un'altra sopra la tomba di sant'Andéol, posta sotto l'invocazione di san Policarpo; questa antichità cristiana, che possedeva al massimo grado il sentimento delle cose religiose, consacrava così, associandole l'una all'altra, la gloria del discepolo attraverso la memoria venerata del maestro. Sul luogo stesso del martirio, non fecero altro che erigere un troncone di colonna antica, e questo monumento così semplice, circondato per ogni ornamento da una agreste vegetazione, ha attraversato i secoli, conosciuto fino a questi ultimi tempi con il nome di saint Pilon. Ogni anno, nel giorno della festa di sant'Andéol, si vedevano accorrere intere popolazioni che venivano a ravvivare la loro fede al contatto di questa terra bagnata dal sangue del primo apostolo della contrada. La parte superiore del Pilon si copriva, in primavera, di un'effervescenza rossastra, che il popolo, nella sua fede semplice e ingenua, scambiava per le macchie stesse del sangue di sant'Andéol, che riapparivano a ogni anniversario del suo martirio. Questo prezioso monumento era scomparso in seguito alla grande Rivoluzione. Lo si credeva distrutto. Era stato, infatti, segato in più pezzi, e i suoi frammenti erano entrati come vili materiali nella costruzione degli edifici di una fattoria. Ma si è avuta la fortuna di ritrovarne uno dei frammenti più considerevoli.
Il nome con cui si designava questo monumento, la venerazione di cui era oggetto, portano a pensare che la scelta non fu abbandonata all'arbitrio né al caso; ma che questo Pilon fosse una horse o un palo d'ormeggio, che i carnefici incontrarono sul luogo del supplizio, e di cui approfittarono per la sanguinosa esecuzione. La credenza popolare vuole che sia stato così.
All'inizio del XIII secolo, la chiesa di Saint-Andéol si trovò, a causa delle guerre feudali, ridotta a uno stato di estrema miseria. Per risollevarla, Léger, vescovo di Viviers, la cedette ai canonici di Saint-Ruf, che la officiarono fino al 1774, epoca della loro soppressione. Léger non si accontentò di riparare le rovine spirituali del santuario: la chiesa di Saint-Andéol minacciava rovina, la fece riparare e abbellire rispettando scrupolosamente il piano di Bernoin: poi ottenne che il papa Callisto II venisse di persona a consacrarla (27 le pape Calixte II Arcivescovo di Vienne divenuto papa, presente ai placiti di Dio nel 1116. febbraio 1119). Il ricordo di questa consacrazione è stato celebrato con una festa speciale fino alla Rivoluzione.
Distruzioni e restaurazione contemporanea
Dopo le devastazioni del barone des Adrets e la profanazione rivoluzionaria del 1793, nuove reliquie vengono autenticate e ricollocate nel XIX secolo.
Nel 1562, il fin troppo famoso barone de baron des Adrets Capo militare il cui assedio di Apt causò la spoliazione del reliquiario. s Adrets, dopo aver seminato morte e incendio nel Delfinato, venne ad attaccare Bourg-Saint-Andéol, che non poté resistere contro forze di numero troppo superiore. Appena le bande protestanti vi furono entrate, corsero alle chiese. Le porte di quella di Sant'Andéolo furono abbattute, gli altari rovesciati, la tomba del santo Martire aperta: tutto fu orribilmente saccheggiato e profanato. Il feroce barone consegnò la città al saccheggio. I consigli si videro costretti a consegnare l'argenteria delle chiese. La cassa di sant'Andéolo, gli altri reliquiari e i vasi sacri furono fusi e servirono a pagare il salario dei fanatici. Ritirandosi, il barone des Adrets lasciò una guarnigione, sotto gli ordini del signore di Saint-Bénézé.
In quei tempi di devastazione e di accanimento contro le reliquie dei Santi, che ne fu di quelle di sant'Andéolo? Esse furono fortunatamente salvate dalla furia dei protestanti. Quando si affidò la cassa d'argento alla custodia dei consigli, il capo del Ma rtire ne era stat le chef du Martyr Reliquia principale sopravvissuta alle guerre di religione. o ritirato precedentemente e posto in una piccola cassa di legno, con alcuni altri frammenti. Dopo la fine dei torbidi, il capo di sant'Andéolo fu ritirato dalla cassa di legno per essere posto in un reliquiario nuovo di una magnificenza in rapporto con la sua destinazione. Era d'argento, come l'antico, e sormontato parimenti da un busto in argento, all'effigie del glorioso Martire. Il protestantesimo passò nella città di Bourg come un torrente devastatore; non poté prendervi radice. Grazie alla sua fiducia in sant'Andéolo, questa città divenne, al contrario, fino alla fine dei torbidi religiosi, il baluardo del cattolicesimo nel Vivarese.
Gli stemmi della città di Bourg-Saint-Andéol ci forniscono il perfetto simbolo di questa fiducia dei suoi abitanti verso il loro santo Patrono. Sono di rosso a tre bordoni d'argento, al capo cucito d'azzurro caricato di un coltello d'argento guarnito d'oro. Nel coltello si riconosce senza fatica il segno tradizionale del genere di morte che ha terminato il martirio di sant'Andéolo. I bordoni rappresentano l'affluenza dei pellegrini alla sua tomba e la devozione verso di lui. Ce ne sono tre, forse a causa dei tre quartieri della città, che formavano altrettante parrocchie. Il motto finisce di chiarire questo simbolismo: «His fulta manebit unitas, Appoggiata su queste cose l'unità ci resterà», vale a dire, finché fiorirà tra le nostre mura la devozione verso il nostro illustre e santo Patrono, siamo certi che egli estenderà su di noi la sua protezione e che non permetterà all'errore di spezzare tra noi l'unità della fede. Questo carattere rimarchevole della protezione di sant'Andéolo sulla città che gli è particolarmente consacrata, è stato riconosciuto e accettato dall'autorità più competente. Esso si trova, infatti, annotato nella leggenda dell'ufficio del santo Martire. Vi si attribuisce al suo potente patrocinio il privilegio che la città di Bourg-Saint-Andéol possiede, sola tra le città circonvicine, di essere rimasta sempre vergine nella sua fede.
I pochi anziani che hanno visto la fine del XVIII secolo e che sopravvivono ancora, si ricordano dei segni inequivocabili di venerazione di cui si circondavano allora non solo le ossa sacre del santo Martire, ma tutti i monumenti illustrati e santificati dal suo ricordo. Raccontano che nel giorno della festa di sant'Andéolo, si vedevano popolazioni intere venire a rendere omaggio al Santo che aveva evangelizzato i loro padri. Si accorreva, non solo dai luoghi circonvicini, ma da Grenoble, da Carpentras, da Vaison, da Orange e dal fondo della Provenza. Uno di questi anziani ha affermato al signor abate Mirabel, autore di una vita di sant'Andéolo, che la Spagna stessa aveva inviato deposizioni, che ne erano giunte parecchie volte dalla Catalogna. Questo stato di cose perseverò fino ai giorni nefandi della grande Rivoluzione.
Come tanti altri culti che i secoli avevano circondato del loro rispetto, quello di sant'Andéolo sprofondò, per un tempo, nell'immenso cataclisma che venne a abbattersi sulla Francia, dopo il 1789. Nel 1791, il parroco e i vicari di Saint-Andéol avendo prestato giuramento alla costituzione civile del clero, il servizio religioso ne soffrì molto. Gli uffici furono disertati dai parrocchiani più istruiti e più ferventi. A partire dal 1° febbraio 1794, le porte di Saint-Andéol furono chiuse. Cinquanta cittadini ebbero il coraggio di chiedere alla municipalità la facoltà di riaprire questa chiesa e di mantenervi dei ministri del culto a loro spese; ma le loro lamentele non furono ascoltate. Il venerato santuario non si aprì che davanti ai commissari del governo. In nome della sovranità popolare, questi ultimi vennero a portare via l'argenteria e a consegnare il monumento alla devastazione. L'altare maggiore, rimarchevole per la sua bellezza, fu distrutto. La tomba di sant'Andéolo, profanata e gettata in strada. Le statue dei Santi, i vessilli, i reliquiari in legno, messi in pezzi e gettati tra le fiamme di un rogo acceso sulla piazza pubblica. Bisogna rendere giustizia allo sventurato sacerdote che aveva dato l'esempio della defezione ai suoi parrocchiani: in queste congiunture, egli fece tutti i suoi sforzi per salvare dalla distruzione le ossa di sant'Andéolo. Chiese che fossero depositate agli archivi del comune, con i documenti annessi, per esservi conservate a titolo di antichità. Si dice anche che avesse tentato di nasconderle. Ma tutti i suoi sforzi furono inutili; il santo corpo fu gettato tra le fiamme, sotto i suoi occhi. I rivoluzionari di Parigi, persuasi che occorra un culto al popolo, gli avevano dato quello della dea Ragione. La nuova divinità fu stabilita nel santuario di Saint-Andéol, sul frontespizio del quale si mise questa iscrizione: *Tempio della Ragione*. Nel 1806, si mise mano all'opera per riparare la chiesa parrocchiale, dedicata a sant'Andéolo, che minacciava rovina. Il restauro interno ed esterno dell'edificio fu presto completo. Ma mancava a questo santuario la cui giovinezza era appena stata raddoppiata; gli mancava, almeno qualche particella dei resti venerabili del suo illustre Patrono. Abbastanza a lungo si amò credere che una parte del santo corpo, nascosta da mani pie, nel 1793, fosse sfuggita alle fiamme. In questa speranza, numerose ricerche erano state fatte, ma inutilmente, non avendo il vandalismo sacrilego dei rivoluzionari risparmiato nulla. Tuttavia, Dio voleva non restare sordo a desideri così conformi ai suoi disegni. Infatti, appena i lavori di restauro furono terminati, delle reliquie arrivavano da due parti contemporaneamente. Le prime sono state tratte da due reliquiari in legno conservati all'ospizio di Bourg-Saint-Andéol e muniti delle lettere e del sigillo di Monsignor de Savines, vescovo di Viviers. Uno di questi reliquiari, inviato a Roma per le cure del signor arciprete di Bourg-Saint-Andéol, fu presentato all'esame della Congregazione delle Sante Reliquie, che, trovandolo munito di tutti i segni di autenticità desiderabili, permise, con lettere firmate dal cardinale vicario, di esporlo pubblicamente alla venerazione dei fedeli. L'altro reliquiario, in tutto simile al precedente, è stato riconosciuto e dichiarato autentico da Monsignor Delcasy, vescovo di Viviers. Una particella di queste reliquie è stata posta nel nuovo altare di sant'Andéolo; un'altra, in un reliquiario, a parte, per essere più facilmente presentata alla venerazione dei fedeli. Delle reliquie più considerevoli si conservavano, a Valence, nell'antico priorato di Saint-Félix, che appartenne a lungo all'Ordine di San Rufo, e dove sono attualmente delle religiose di San Vincenzo de' Paoli. Esse erano racchiuse in un cofanetto, che si trovò, nel 1850, nell'altare maggiore della cappella del priorato, facendo alcune riparazioni. Grazie all'iniziativa del signor Paradis, la chiesa di Bourg-Saint-Andéol ha appena recuperato integralmente questa insigne reliquia. Per terminare la sua buona opera, il donatore ha racchiuso questi resti venerabili in un bel reliquiario. La traslazione di questi frammenti del capo dell'illustre Martire è stata fatta domenica 3 maggio 1868.
Cfr. Histoire de l'Église de Viviers, del signor abate Roushier, e Vie de saint Andéol, del signor abate Mirabel.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Formazione presso la scuola di Smirne sotto san Policarpo
- Invio in missione nelle Gallie nel 166
- Evangelizzazione di Carpentras, Mazan e Camaret
- Predicazione a Bergoïate (Bourg-Saint-Andéol)
- Arresto da parte dell'imperatore Severo
- Martirio mediante spaccatura del capo a forma di croce con una spada di legno
Miracoli
- Cicatrizzazione spontanea delle ferite in prigione
- Visione celeste e canti angelici nella sua prigione
- Corpo che galleggia miracolosamente sul Rodano nonostante una catena e una pietra
- Apparizione di un'effervescenza rossastra sul monumento del Pilon
Citazioni
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L'Oriente è la mia patria, e vengo da Smirne, inviato dal vescovo di questa città... per annunciare il Salvatore Gesù Cristo.
Risposta all'imperatore Severo