Re di Borgogna convertito dall'arianesimo, Sigismondo fu segnato dal tragico omicidio di suo figlio Sigerico, atto per il quale fece una penitenza esemplare nell'abbazia di Agaune. Catturato dai figli di Clodoveo, fu messo a morte nel 524 e gettato in un pozzo a Coulmiers. Il suo culto, associato alla guarigione dalle febbri e al privilegio reale delle scrofole, si è esteso dalla Borgogna fino a Praga.
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SAN SIGISMONDO, RE DI BORGOGNA
Conversione e contesto familiare
Figlio del re ariano Gundobado, Sigismondo si convertì al cattolicesimo sotto l'influenza del vescovo Avito di Vienne, rompendo con l'eresia familiare.
Una delle opere più belle del cristianesimo è la conversione di quei popoli barbari che invasero l'Occidente nel V secolo e che la religione strappò, con tanti sforzi, a costumi sanguinari, per far loro comprendere e praticare le virtù evangeliche. Era difficile che quest'opera di rigenerazione si compisse in modo completo in quelle anime feroci. Così, nonostante l'influenza della religione, la natura barbara riprendeva talvolta il sopravvento. Da qui deriva quel miscuglio di virtù e vizi, di crudeltà e dolcezza, che si ritrova nei caratteri di quell'epoca, in cui il male si mostra spesso in ciò che ha di più odioso, e il bene in ciò che ha di più sublime. Tuttavia, la fede finiva quasi sempre per prevalere sugli istinti della barbarie, e se le anime si lasciavano andare a qualche crimine, il pentimento giungeva presto a chiederne e ottenerne l'espiazione, come vediamo nella vita di san Sigismondo.
Sigismondo era figlio di Gundobado, re di Borgogna, che se ne era r Sigismond Re di Burgundia e martire, fondatore di Agauno. eso interamente padrone facendo uccidere suo fratello Chilperico, padre di santa Clotilde di Francia. Gregorio di Tours ha lodato la pietà di Caretena, sua madre. Fu questa principessa a far costruire a Lione la chiesa di San Michele, dove fu inumata (506). Aveva messo la massima cura nell'educare suo figlio Sigismondo nella religione cattolica. Ma il suo zelo non ottenne tutto il successo che aveva cercato. Il re Gundobado era ariano e l'esempio del padre fu fatale alla fede del figlio, che abbracciò anch'egli l'arianesimo.
Tuttavia, un santo prelato, che era allora l'oracolo delle Chiese della Gallia, Avito, vescovo di Vienne, lavorava con ardore per ricondurre Gundobad Avitus, évêque de Vienne Vescovo di Vienne, mentore spirituale di Sigismondo. o nel seno della Chiesa. Se i suoi sforzi non furono coronati da successo, ebbero almeno il risultato di illuminare Sigismondo, il quale, più fedele alla grazia e più docile alla voce di Avito, abiurò l'errore e tornò alla vera fede. Questa conversione avvenne molto tempo prima della morte di Gundobado, che non sembra esservisi opposto; poiché egli stimava Avito e riconobbe persino più volte segretamente la verità del dogma cattolico, senza osare professarlo in pubblico.
L'esempio di Sigismondo fu seguito dai suoi figli, che erano stati educati, come lui, nel seno dell'arianesimo. Sua figlia, chiamata Suavegotta, e suo figlio Sigerico, si convertirono alla voce di Avito. Questo santo vescovo ebbe così la gioia di vedere l'errore scomparire quasi interamente da quella potente famiglia, che pesava allora con così grande peso sui destini della Gallia. Egli pronunciò, in quell'occasione, un'omelia di cui ci resta solo il titolo e che era, dice Agobardo, ammirevole tanto per la bellezza dei pensieri quanto per l'armonia delle espressioni.
Ascesa al trono e politica
Associato al trono a Ginevra nel 513, Sigismondo consolida il suo potere attraverso un matrimonio con la figlia di Teodorico il Grande e gestisce i territori burgundi.
Sigismondo, prima di essere elevato al trono, fu nominato, come suo padre, patrizio dell'impero nelle Gallie. I principi burgundi si ritenevano molto onorati di questa dignità, che conferivano loro gli imperatori d'Oriente, dei quali si gloriavano di essere i mandatari. Sigismondo aveva sposato, fin dall'anno 493 o 494, Ostrogota, figlia di Teodorico, re d'Italia. Suo padre, facendogli contrarre questa unione, aveva voluto assicurarsi in Teodorico un potente alleato contro le imprese di Clodoveo, re dei Franchi, la cui vicinanza lo inquietava. Nel 513, Gundobado associò suo figlio al trono e lo fece inc oronar Genève Sede teorica della sua diocesi, allora in mano ai protestanti. e a Ginevra. Da quel giorno, Sigismondo dovette governare specialmente questa
I Burgundi si stabilirono dapprima lungo la Vistola, in Prussia. Nel 407, passarono il Reno ed entrarono nelle Gallie. Nel 419, Gundicaro, il loro primo re, conquistò il paese situato tra l'Alto Reno, il Rodano e la Saona. Poco dopo, estese il suo dominio; e lo Stato che formò comprendeva ciò che fu chiamato in seguito il ducato di Borgogna, la Franca Contea, la Provenza, il Lionese, il Delfinato, la Savoia, ecc. Regnò fino al 463, come si vede dalla sua lettera a papa Ilario e dalla risposta di questo Papa, che lo chiama suo figlio, ecc.
Chilperico, suo figlio e successore, fu uno zelante cattolico. Dopo un regno di ventotto anni, fu assassinato con sua moglie, i suoi figli e suo fratello Godemaro, da Gundobado, il suo altro fratello, che aveva abbracciato l'arianesimo. Questi morì nel 515 e lasciò due figli, Sigismondo e Godemaro. Riformò il codice delle leggi burgunde, chiamato dal suo nome *lex Gambetta*. Fece venire a Ginevra, dove era la sua corte, le due figlie di suo fratello Chilperico; Crona, la maggiore, prese il velo; Clotilde, la minore, sposò Clodoveo, re dei Franchi. Questi dichiarò guerra a Gundobado per vendicare la morte di Chilperico; ma in seguito fece pace con lui. Clodomiro, re d'Orléans, e i suoi fratelli, attaccarono san Sigismondo, che fu fatto prigioniero e messo a morte nel 524. Dieci anni dopo, i re di Francia si spartirono tra loro il regno di Borgogna. Gontrano, figlio di Clotario I, prese il titolo di re di Borgogna e regnò a Chalon-sur-Saône, sebbene Sigeberto, suo fratello, possedesse una gran parte di questo paese. Childeberto, figlio di Sigeberto, e Teodorico II, figlio di Childeberto, presero lo stesso titolo. Esso si estinse nel 613; ma Carlo, l'ultimo dei figli dell'imperatore Lotario, lo fece rivivere con quello di re di Provenza, poi di re di Arles. L'Alta Borgogna fu chiamata Franca Contea, perché doveva solo il servizio militare.
Vediamo i Burgundi cristiani e cattolici, poco tempo dopo che ebbero passato il Reno e che si furono stabiliti in Francia. Socomene pone la loro conversione verso l'anno 317. Non è dunque vero che caddero nell'arianesimo quasi subito dopo aver abbracciato il cristianesimo. Secondo Socrate, Niceforo, Grose, ecc., furono zelanti cattolici fino alla fine del V secolo; non persistettero nell'arianesimo che durante il regno di Gundobado, che fu il terzo dei loro re. (Vedi Mille, *Abr. chron. de l'Hist. cycl., ecclés. et littér. de Bourg.*, anno 1771.)
parte degli Stati di Borgogna, che comprendeva l'Elvezia occidentale e la Sequania, con Ginevra come capitale.
Fondazione del monastero di Agauno
Il re restaura il monastero di Agauno in onore della legione tebana, istituendovi la salmodia perpetua (laus perennis).
Sigismondo, elevato alla dignità reale e illuminato dalla luce della fede, si applicò a riparare con le sue buone opere il torto che aveva fatto alla religione con i suoi errori. È in quest'ottica che iniziò, fin dall'anno 515, a riedificare e ad ampliare il celebre monastero monastère d'Agaune Monastero nel Vallese dove Amato fu istruito e divenne monaco. di Agauno. Questo monastero era stato fondato, in un'epoca anteriore, dai religiosi di Condat. Ma era, da allora, caduto in decadenza e, in quel momento, sacerdoti e laici vi abitavano confusamente. Allora, ci dice un cronista dell'epoca, san Massimo, vescovo di Ginevra, esortò il re Sigismondo a rimettere in onore questo luogo, santificato un tempo dal martirio della legione tebana, e ad allontanarne quella folla di persone di ogni sesso e di ogni condizione, che vi avevano stabilito la loro dimora. Era giusto che un luogo illustrato dal coraggio di generosi atleti della fede non fosse abitato che da uomini consacrati alla preghiera, i cui voti avrebbero invocato sul principe le benedizioni del cielo. Il re riunì dunque un consiglio a questo proposito. Si decise che tutte le donne e i secolari stabiliti ad Agauno ne sarebbero stati esclusi e che vi si sarebbe stabilita una comunità di monaci occupati a celebrare notte e giorno le lodi di Dio.
Grazie alla munificenza del principe, il monastero e la chiesa furono ricostruiti in vaste proporzioni. Sant'Avito, vescovo di Vienne, san Massimo di Ginevra e san Viventiolo di Lione avevano a cuore di risollevare la vita monastica in quei luoghi e furono i principali promotori di questa impresa. Nel frattempo il re Gundobado morì (516) e Sigismondo, elevato sul trono di suo padre, spezzò i vincoli che pesavano ancora sulle Chiese della Gallia e rese ai vescovi tutta la libertà di cui avevano bisogno per riunire concili e compiere grandi opere. Essendo terminati gli edifici del monastero di Agauno, il re vi convocò, il 1° maggio 516, un'assemblea di vescovi e signori. Si sostituì l'antica regola con una costituzione nuova, secondo la quale i religiosi sarebbero stati esenti dal lavoro manuale e tenuti a cantare nel coro senza interruzione, presso le reliquie venerate dei martiri tebani. È ciò che fu chiamato laus perennis o salmodia perpetua.
Per adempiere a questo ufficio, il numero dei religiosi doveva essere considerevole. Se ne fecero venire da Lerino, da Grigny, dall'Île-Barbe e da Condat, e fu dato loro sant'Imnemodo come abate. Sigismondo provvide al loro sostentamento con una liberalità veramente reale. Fece redigere un atto autentico delle donazioni che faceva ai monaci di Agauno.
L'anno che seguì questa donazione (517), ventiquattro vescovi, che appartenevano alle otto province ecclesiastiche della Borgogna, si riunirono, il 6 settembre, in concilio nazionale a Epaone, per accordarsi sulle riforme da introdurre nelle Chiese della Gallia. Fu dopo questo concilio che ebbe luogo la dedicazione della basilica di Agauno, il 22 settembre, giorno della festa dei martiri tebani, e sant'Avito pronunciò in questa circostanza un discorso di cui non ci resta che il titolo.
Il crimine e il pentimento
Manipolato dalla sua seconda moglie, Sigismondo fa strangolare il figlio Sigerico prima di sprofondare in un profondo pentimento nel monastero di Agauno.
Sigismondo governava il suo popolo con giustizia e tutto sembrava annunciare la prosperità del suo regno, quando un evento tragico gettò su di lui vergogna e sventura. Qui lasciamo parlare Gregorio di Tours: «Sigismondo», dice, «avendo perduto la sua prima moglie, Ostrogota, figlia di Teodorico, re d'Italia, dalla quale aveva avuto un figlio di no me Sige Sigéric Figlio di Sigismondo, vittima di un parricidio ordinato dal padre. rico, ne sposò una seconda. Ma questa, secondo l'usanza delle matrigne, cominciò a maltrattare il figlio di suo marito e a suscitargli contro delle contese. Ora, un giorno di festa, il giovane, riconoscendo su di lei gli abiti di sua madre, le disse, col cuore pieno di collera: Non eri degna di portare sulle tue spalle questi abiti, che si sa essere appartenuti alla tua padrona, vale a dire a mia madre. Trasportata dalla furia, ella eccita allora Sigismondo con parole insidiose: Questo figlio perverso, dice, aspira a impadronirsi del tuo regno e si propone, dopo averti fatto perire, di estendere i suoi Stati fino in Italia, rendendosi padrone del regno che possedeva in quel paese suo nonno Teodorico. Egli sa bene che finché tu vivrai non può compiere il suo disegno e che non si eleverà se non attraverso la tua rovina. Sigismondo, eccitato da queste accuse perfide e lasciandosi andare ai consigli della sua malvagia moglie, divenne un crudele parricida. Un giorno, nel pomeriggio, mentre suo figlio era appesantito dal vino, gli ordina di andare a dormire e, durante il suo sonno, gli passano attorno al collo un fazzoletto annodato sotto il mento; poi due servitori, tirando ciascuno un capo di questo fazzoletto, lo strangolano (522). Non appena ciò fu fatto, il padre, pentendosi, ma troppo tardi, si precipitò sul cadavere di suo figlio e cominciò a piangere amaramente. Si racconta che un vecchio gli disse allora: — È su te stesso che devi piangere ora, tu che, a seguito di un perfido consiglio, sei divenuto un crudele parricida; colui che hai fatto perire innocente non ha bisogno che lo si pianga. Tuttavia il re si recò al monastero di San Maurizio e vi passò un gran numero di giorni tra le lacrime e i digiuni per implorarvi il suo perdono».
Il crimine di Sigismondo era grande senza dubbio. Ma ciò che sembra diminuirne l'orrore è che questo principe, persuaso che suo figlio fosse colpevole, si credette obbligato a mettere la ragion di Stato al di sopra dei sentimenti della natura. Del resto, i rimorsi da cui fu dilaniato, le lacrime che versò, la penitenza alla quale si condannò, gli ottennero grazia davanti al cielo. Poiché se Dio punì il suo crimine con la rivolta dei suoi sudditi, glorificò il suo pentimento illustrando la sua tomba con dei miracoli, e la religione lo onorò più tardi del titolo di santo, come aveva onorato Davide penitente e Maddalena pentita.
Guerra contro i Franchi e martirio
Attaccato dai figli di Clodoveo, Sigismondo viene catturato da Clodomiro e giustiziato con la sua famiglia vicino a Orléans nel 524.
Sigismondo si umiliava ad Agauno, sotto la cenere e il cilicio, scongiurando il cielo di vendicare in questo mondo il male che aveva fatto, e di non riservarne la punizione dopo questa vita. Dio esaudì il re penitente e gli inviò delle disgrazie per salvarlo eternamente. I principi franchi, meno toccati dal suo pentimento che colpiti dal suo parricidio, credettero l'occasione favorevole per impadronirsi dei suoi Stati. Speravano che i grandi del regno di Borgogna, irritati contro il loro re, non avrebbero preso la sua difesa, e che Teodorico, colto da orrore nell'apprendere la morte di suo nipote, avrebbe abbandonato Sigismondo alla vendetta dei principi e alla giustizia di Dio. La regina Clotilde stessa eccitava i suoi figli a vendicare contro i Burgundi la morte di suo padre Chilperico, che Gundobado aveva fatto uccidere. Sigismondo, risvegliato da queste voci di guerra, esce dal suo ritiro e viene a Lione. Per interessare alla sua causa il più potente dei figli di Clodoveo, Teodorico, re d'Austrasia, gli aveva dato in sposa sua figlia Suavegota. Di conseguenza, Teodorico rimase neutrale in questa guerra. Ma i figli di Clotilde, Clodomiro, Clotario e Childeberto, erano già in campagna con un potente esercito. Presentarono battaglia a Sigismondo e a suo fratello Gundomaro. Questi due principi, troppo deboli per sostenere l'attacco dei Franchi, furono subito messi in rotta. Gundomaro riuscì a salvarsi. Ma Sigismondo, avendo tentato di fuggire verso Agauno per cercarvi asilo, fu inseguito dai suoi stessi sudditi, che si unirono ai Franchi. Scoperto in un luogo chiamato Versallis, dove si era rivestito di un abito da monaco, fu preso e consegnato a Clodomiro, che fece condurre a Orléans questo re sfortunato, con sua moglie e i suoi due giovani figli (523).
Tuttavia, la maggior parte dei soldati burgundi era rimasta fedele alla causa del loro principe. Gundomaro li raduna e vuole ancora una volta tentare la fortuna alla testa di questo esercito. Attacca i Franchi, li respinge sulle loro terre, riprende la loro conquista e si fa proclamare re di Borgogna. Ma questa vittoria fu tanto poco duratura q uanto er Clodomir Re di Orléans, figlio di Clodoveo, ammonito da sant'Avito. a stata rapida. «Clodomiro», dice Gregorio di Tours, «disponendosi a marciare di nuovo contro i Burgundi, risolse di far morire Sigismondo. Il beato Avito, abate di Saint-Mesmin de Micy, a circa due leghe da Orléans, sacerdote famoso in quel tempo, gli disse in quell'occasione: — Se, volgendo il tuo sguardo verso Dio, cambi disegno, e se non soffri che si uccida quella gente, Dio sarà con te, e otterrai la vittoria; ma se li fai morire, sarai consegnato tu stesso nelle mani dei tuoi nemici; e subirai la loro sorte: accadrà a te, a tua moglie e ai tuoi figli ciò che avrai fatto a Sigismondo, a sua moglie e ai suoi figli. Ma Clodomiro, disprezzando questo avviso, rispose ad Avito: — Sarebbe una grande sciocchezza lasciare un nemico in casa mia quando marcio contro un altro: poiché l'uno mi attaccherebbe alle spalle, e l'altro di fronte, e mi troverei gettato tra due eserciti. La vittoria sarà più sicura e più facile se li separo l'uno dall'altro. Il primo una volta morto, sarà facile anche sbarazzarsi del secondo». Consegnò dunque al gladio Sigismondo, con sua moglie e i suoi due figli, e li fece gettare in un pozzo, vicino a Coulm iers, vil Coulmiers Luogo in cui Sigismondo e la sua famiglia furono gettati in un pozzo. laggio del territorio di Orléans (524).
Tale fu la fine tragica di questo principe, la cui morte fu presto seguita dalla rovina definitiva del suo regno. In effetti, Clodomiro, dopo l'omicidio di Sigismondo, si diresse contro i Burgundi, che attaccò vicino al villaggio di Véséronce, tra Vienne e Belley. Fu ucciso nella mischia. Ma questa sventura, lungi dall'abbattere i Franchi, esasperò il loro coraggio e, secondo Gregorio di Tours, misero in fuga Gundomaro, schiacciarono i Burgundi e sottomisero tutto il paese al loro potere.
Culto e reliquie
Venerato come martire, i suoi resti furono trasferiti ad Agaune e poi parzialmente a Praga, mentre il suo culto si diffuse in Savoia e nell'Europa centrale.
## CULTO E RELIQUIE DI SAN SIGISMONDO.
La morte violenta di Sigismondo parve un'espiazione sufficiente delle sue colpe, e i popoli che la sua caduta aveva colpito non pensarono più che alla penitenza che egli ne aveva fatto. Forse, dice uno storico, se tutto il suo regno fosse stato senza macchia, non avrebbe servito il Signore né con abbastanza umiltà, né con abbastanza timore. Gli fu dato, secondo l'usanza di quel tempo, il titolo di Martire, che si attribuiva ai santi immolati per una causa qualsiasi. Il suo corpo, quelli di sua moglie e dei suoi figli, rimasero tre anni nel pozzo di Coulmiers, e durante questo tempo, dicono i suoi Atti, vi si vide spesso una lampada miracolosamente accesa. I popoli accorsero in quel luogo per venerarvi il santo re; e piacque a Dio di operarvi miracoli per l'intercessione di san Sigismondo. Vi si costruì, in seguito, una cappella, e le case che sorsero a poco a poco attorno a questo santuario formarono un villaggio che, fin dal tempo di Carlo il Calvo, si chiamava il Pozzo di san Sigismondo, o semplicemente Saint-Sigismond. Vi si costruì ugualmente un priorato dell'Ordine di San Benedetto, la cui collazione apparteneva all'abate di Saint-Mesmin.
Ma è soprattutto ad Agaune che il culto di san Sigismondo fu in onore. Ambrogio, abate di quel monastero, con l'aiuto di Ansémonde, signore burgundo, che era sempre stato fedele al re, ottenne dal re Teodorico il permesso di ritirare il suo corpo dal pozzo di Coulmiers. Lo fece trasportare ad Agaune, dove lo si seppellì onorevolmente nella chiesa di San Giovanni Evangelista. È là che i fedeli vennero a implorare la protezione del re penitente, e le grazie che vi si ottennero, scriveva Gregorio di Tours, sono una prova che egli è messo nel numero dei Santi. Vi si celebrava una messa speciale in suo onore, e lo si invocava particolarmente per essere liberati dagli attacchi della febbre. Il culto di san Sigismondo è molto diffuso nella Savoia, che aveva fatto parte del suo regno di Borgogna. Saint-Sigismond-sur-Aime, Saint-Sigismond, vicino ad Albertville (diocesi di Tarentaise), Saint-Sigismond vicino ad Aix-les-Bains (Chambéry), Saint-Sigismond, vicino a Cluses (Annecy), passano per essere contemporanei dell'epoca burgunda; vi si trova una quantità abbastanza grande di antichità romane.
Alcune reliquie di san Sigismondo furono successivamente trasportate a Notre-Dame des Ermites, in Svi Prague Capitale della Boemia e luogo di sepoltura finale. zzera, e a Praga, in Boemia, dove si celebrava la sua festa l'11 maggio, sotto il rito doppio di seconda classe. Fu l'imperatore Carlo IV che, l'anno 1306, fece trasportare a Praga il capo di san Sigismondo. Ad Agaune, esse erano conservate in un'urna d'argento, con quelle dei figli del santo re, Giscaldo e Gondelando. Una delle sue reliquie è al Carmelo di Amicoa.
Il nome di Sigismondo è iscritto nei più antichi Martirologi, e in particolare nel Martirologio romano. La sua festa, celebrata in un gran numero di chiese di Boemia, di Germania, d'Italia (Cremona), di Spagna, di Svizzera, ecc., lo è anche da lungo tempo nella diocesi di Besançon, sotto il rito doppio (30 aprile). — Gli attributi di san Sigismondo nelle arti sono una chiesa che porta sulla mano, e la figura di un pozzo. Il suo genere di morte spiega quest'ultimo simbolo, e la fondazione dell'abbazia di San Maurizio, il primo.
Vedi l'epitaffio della madre di san Sigismondo, in Duchesne, t. 1; consultare inoltre, sui vari eventi che si riferiscono alla vita di san Sigismondo: Greg. di Tours, De miraculis S. Juliani, c. 7 e 8; Hist. des Francs, l. iii, c. 5; De gloria Martyr., l. iv, c. 75; Epitome, c. 34; le opere di sant'Agobardo, di Lione, e di sant'Avito, di Vienne; Fradcard, Hist. de Brines, l. ii; Dom Flansher, Hist. de Bourgogne, passim; la Cronaca di Sigabert e l'Histoire de France di Almoin; Ch. de Saussaye, Annales de l'église d'Orléans; il Sacramentario gallicano, edito da Mabillon, che dà la Messa propria di san Sigismondo; il Messale di Praga del XV secolo, dove si trova una bella prosa in suo onore; i Bollandisti al 22 settembre, e infine la Vie des Saints de Franche-Comté, Besançon, 1656.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Conversione dall'arianesimo al cattolicesimo per opera di Sant'Avito
- Incoronazione a Ginevra nel 513
- Restaurazione del monastero di Agauno nel 515
- Assassinio di suo figlio Sigerico nel 522
- Penitenza pubblica ad Agauno
- Sconfitta contro i figli di Clodoveo e cattura
- Ucciso da Clodomiro e gettato in un pozzo
Miracoli
- Lampada miracolosamente accesa nel pozzo di Coulmiers per tre anni
- Numerose guarigioni sulla sua tomba ad Agaune
- Fonte del potere dei re di Francia di guarire la scrofola
Citazioni
-
È su te stesso che devi piangere ora, tu che, a causa di un perfido consiglio, sei diventato un crudele parricida.
Un anziano anonimo citato da Gregorio di Tours