Venerabile Benoîte Rencurel
E LA VENERABILE BENOÎTE RENCUREL.
Pastorella del Laus
Benoîte Rencurel, umile pastorella del Delfinato, fu destinataria di apparizioni mariane quotidiane per cinquantasei anni a partire dal 1664. Sotto l'ispirazione della Vergine, fondò il santuario di Nostra Signora del Laus dedicato alla conversione dei peccatori. Nonostante le persecuzioni gianseniste, condusse una vita di preghiera e di carità eroica fino alla sua morte nel 1718.
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NOSTRA SIGNORA DEL LAUS ;
E LA VENERABILE BENOÎTE RENCUREL.
Origini e infanzia della pastorella
Benoîte Rencurel nasce nel 1647 a Saint-Étienne in una famiglia povera e diventa pastorella all'età di otto anni dopo la morte del padre.
NOTRE-DAME D'ÉRABLE, NOTRE-DAME DES FOURS, ECC.
Ho chiesto il Laus al mio divino Figlio per la conversione dei peccatori ed Egli me l'ha concesso... Ho destinato questa chiesa alla conversione dei peccatori. La Santissima Vergine a suor Benoîte nel 1664 e 1665.
Notre-Dame du Laus, situata a otto chilometri da Gap, fu fondata due secoli fa da una semplice pastorella di nome Benoîte Benoîte Rencurel Pastorella mistica e fondatrice del santuario di Nostra Signora del Laus. Rencurel, e più tardi chiamata comunemente suor Benoîte, perché si era associata al Terz'Ordine di San Domenico.
Quest'anima eletta, avendo sentito un predicatore dire dal pulpito che la Santa Vergine è tutta buona e tutta misericordiosa, concepì un violento desiderio di vederla e chiese a Maria, con le più ardenti preghiere, di mostrarsi a lei. Maria glielo concesse, e le apparve, non una volta, ma frequentemente, e ciò per cinquantasei anni interi.
Fu senza alcun dubbio per una segreta disposizione della Provvidenza che la bambina che, dalla culla alla tomba, doveva essere in balia dei peggiori trattamenti degli spiriti infernali e resistere loro così coraggiosamente, nacque il giorno in cui la Chiesa celebra la festa del nobile Arcangelo, vincitore di Lucifero.
In effetti, il 29 settembre 1647, nel piccolo villaggio di Saint-Étienne, separato dal Laus da un prato stretto, nasceva, in una famiglia di poveri contadini rimasti sconosciuti al mondo, una bambina, alla cui nascita nessuno fece caso. Si ignorava che di lì a pochi anni gli angeli l'avrebbero chiamata «mia sorella», e che sarebbe stata l'allieva e la figlia prediletta della Regina degli angeli e degli uomini. In seno a una povertà laboriosa, accettata con pietà, la prima infanzia di Benoîte Rencurel trascorse sotto il tetto di paglia che presto avrebbe dovuto lasciare per vedere la sua povertà ereditaria accrescersi ancora e la sua umile condizione abbassarsi sempre più. Tutta l'educazione e l'istruzione date da madre Rencurel a sua figlia si limitarono a raccomandarle di essere sempre saggia e di pregare bene Dio, e, per pregare bene Dio, le insegnò solo il Pater e l'Ave Maria; ma con queste preghiere, cadute dalle labbra divine e angeliche, si può recitare il Rosario: era abbastanza per apprendere tutta la scienza della salvezza alla nostra giovane bambina; il Rosario divenne presto la sua devozione di predilezione, e spesso i santi angeli vennero a recitarlo visibilmente con lei. Benoîte aveva solo sette anni quando Dio chiamò a sé suo padre Rencurel, e l'anno seguente un indegno parente spogliò la vedova e i tre orfani del loro tetto di paglia e dei loro piccoli campi. Il pane mancò, e Benoîte, a otto anni, entrò come pastorella al servizio di due padroni contemporaneamente, poiché uno solo non avrebbe potuto nutrirla durante la carestia che regnava allora nel paese; custodiva dunque allo stesso tempo, ogni giorno, due greggi per un pezzo di pane nero, che questi due padroni le servivano a turno durante otto giorni. Lasciando sua madre, Benoîte non le aveva chiesto per tutto dono che un rosario.
Virtù e primi miracoli
La giovane pastorella si distingue per la sua carità estrema, condividendo il suo pane con gli affamati, e manifesta i suoi primi doni spirituali attraverso la conversione del suo padrone brutale.
I due padroni di Benoîte non si stancavano di ammirare la sua pietà, la sua dolcezza, la sua docilità, e si stupivano molto di non vedere in lei nessuno di quei piccoli difetti inerenti all'infanzia. Contenta del pezzo di pane duro e grossolano che riceveva ogni mattina alla partenza, non rubò mai nulla ai suoi padroni; mai la sua mano si tese nemmeno per cogliere passando lungo i frutteti senza recinzione una mela o un chicco d'uva. Il suo pezzo di pane inzuppato nell'acqua del torrente componeva tutto il suo pasto. Il suo giovane cuore era già così infiammato dell'amore divino, che poco le importava il nutrimento materiale; ma siccome non si può amare Dio senza amare gli uomini, che Egli ha tanto amato, ella li amò in Dio e per Dio. Così il suo unico pezzo di pane non le apparteneva nemmeno più non appena incontrava un bambino che aveva fame, e lo divideva con lui. Presto la sua carità la porta a dare tutto, ed ecco in quale occasione: Jean Rolland, uno dei suoi padroni, poteva senza fatica, nonostante la penuria crescente, togliere dalla sua tavola sette pezzi di pane in quindici giorni; ma non era lo stesso presso il suo altro padrone, Louis Astier, di cui custodiva il piccolo gregge insieme a quello del ricco fattore Rolland. Tuttavia, siccome la moglie Astier amava la sua dolce pastorella, preferiva darle, a spese del proprio appetito, la stessa quantità di pane che nei giorni migliori. Benoîte, dopo aver ricevuto senza dir parola quel pane così raro, lo distribuiva segretamente ai sei figlioletti Astier, che lo mangiavano senza comprendere che quei frammenti di pane erano come pezzi della vita della pia fanciulla. Quanto a lei, Benoîte si diceva per fortificarsi: «Ah! è ben abbastanza che io mangi la prossima settimana presso il mio altro padrone». Partiva dunque a digiuno per condurre i suoi greggi in montagna; tornava a digiuno e si coricava allo stesso modo, e questo per sette volte ventiquattro ore consecutive! Soffriva tanto la fame, che il sangue le zampillava dalla bocca e dalle narici; ma gli angeli delle Alpi raccoglievano ogni goccia di quel sangue così puro, per farlo ricadere più tardi in torrente di grazie sui peccatori.
Con il suo pane, il suo cuore e i suoi rosari, Benoîte donava la sua compassione a tutte le sventure che venivano a sua conoscenza. Un giorno, apprende che una donna ha appena perso conoscenza e che il suo stato è grave; subito corre verso la chiesa trascinando dietro di sé tutte le bambine che incontra sul suo cammino, e, di concerto con loro, recita il rosario con grande fervore. Prima di allontanarsi dal suo gregge, gli aveva detto con quella fede che sposta le montagne: «Non toccherete punto questo prato, né quello, né quell'altro», e il gregge, durante la sua assenza, restò a brucare pacificamente nel luogo che gli aveva designato.
Dopo il Rosario, la schiera infantile andò a vedere l'ammalata, tutta pronta a tornare in chiesa se ce ne fosse stato bisogno. Ma Dio l'aveva esaudita: l'ammalata aveva riacquistato la conoscenza e la parola, e il primo uso che ne fece, fu per ringraziare e benedire quei bambini e soprattutto Benoîte. Alle preghiere, la giovane e santa pastorella sapeva all'occasione unire le esortazioni. Parlava con tanta eloquenza di Dio, del cielo, dell'inferno, che trovava la strada dei cuori più induriti. È così che Jean Rolland, uno dei due padroni che serviva contemporaneamente, uomo brutale, irascibile e bestemmiatore, vinto dall'eloquenza della sua dolce pastorella, diede a tutto il paese l'esempio di una conversione tanto inaspettata quanto eclatante. Era dunque attraverso l'esercizio delle più sublimi virtù che Benoîte si preparava, senza saperlo, per la più grande missione alla quale era predestinata.
Le apparizioni della Vergine
Nel 1664, dopo una visione di san Maurizio, Benoîte incontra la Vergine Maria che la istruisce per quattro mesi e le rivela la sua identità.
Benoîte contava diciassette primavere; la sua angelica purezza, che rallegrava lo sguardo degli angeli e impressionava persino le persone rozze in mezzo alle quali viveva, l'aveva resa particolarmente cara alla Regina delle Vergini.
Un bel giorno del mese di maggio 1664, aveva condotto le sue greggi sul monte di Sai nt-Maurice ed Saint-Maurice Martire della Legione Tebea di cui Eucherio scrisse gli Atti. era entrata nella cappella in rovina dedicata all'illustre capo della legione tebana per recitarvi il rosario, quando questo santo le apparve e la esortò a condurre d'ora in poi il suo gregge nella valle di Saint-Étienne, perché sarebbe stato lì che, secondo il suo desiderio, avrebbe visto la santa Vergine.
Il giorno seguente, fin dall'aurora, il gregge prendeva da solo la strada della valle e Benoîte lo seguiva con aria gioiosa, senza rendersi conto dei suoi pensieri. C'era in fondo alla valle e all'ingresso del bosco una piccola grotta dove aveva l'abitudine di ritirarsi per dire il suo Rosario.
Appena arrivata di fronte alla grotta, Benoîte vi vide una dama di una bellezza incomparabile che teneva tra le braccia un bambino di una bellezza non meno ammirevole. Nonostante la predizione del Santo, la santa e ingenua pastorella non poteva credere che la santa Vergine fosse scesa dal cielo per esaudire l'immenso desiderio che aveva di contemplarla; credeva dunque di non avere davanti agli occhi che una semplice mortale e le offre ingenuamente un pezzo del suo pane nero. La dama sorride di questa semplicità infantile e non le risponde nulla.
Il giorno seguente e per quasi quattro mesi, Benoîte contemplò in quel luogo colei che fa la gioia degli angeli e l'ornamento del cielo. Fin dal primo giorno, il volto della giovane pastorella apparve agli occhi di tutti trasfigurato come la sua anima, la sua bellezza aveva assunto un carattere tutto celeste e le sue parole avevano acquisito una virtù irresistibile. Faceva parte del suo bonheur a tutti con una semplicità gioiosa e ognuno, vedendo il cambiamento che si era operato in lei, si diceva: «Se fosse la santa Vergine quella che vede!». Quanto all'umile pastorella, non lo sapeva ancora e non pensava nemmeno di chiedere a colei che le dava tutta quella gioia chi fosse.
Prima di fare di Benoîte la sua amica e la dispensatrice delle sue grazie, la santa Vergine degnò di farne la sua allieva e, quando si fu strettamente legata l'anima della giovane pastorella con l'attrazione irresistibile della sua bellezza, cominciò a parlarle, e fu per istruirla, provarla, incoraggiarla. Per mettersi alla portata dell'intelligenza poco coltivata della figlia delle montagne, scese a familiarità che ci stupirebbero, se non sapessimo che la bontà di Maria è senza limiti. Non disdegnò nemmeno di insegnarle a pregare, come fanno le madri, ripetendo parola per parola una preghiera ai loro figli; è così che le insegnò le sue litanie, ancora sconosciute nel paese, e ingiungendole di insegnarle a sua volta alle sue compagne e di ripeterle ogni sera con loro. Le giovani ragazze di Avançon e di Valserre si misero prontamente come quelle di Saint-Étienne a recitare ogni sera le litanie della divina Vergine; tutte le processioni che arrivano al Laus le cantano salendo la montagna; ogni messa celebrata all'altare di Maria è seguita dalle sue litanie, che si ripetono ancora tutti i sabati e tutte le domeniche su un'aria che si sente solo al Laus e che muove tutte le fibre dell'anima! Se quasi tutti gli abitanti della valle credevano che fosse veramente la santissima Vergine ad apparire a Benoîte, alcuni dubitavano ancora; ma quando due empi, che avevano bestemmiato pubblicamente contro la bella dama di Benoîte, ebbero ricevuto un castigo rigoroso ed esemplare, tutti credettero che in effetti la Stella del mare si fosse levata su quella felice valle. La voce di queste cose attraversò le montagne e arrivò a Gap, mentre il signor Grimaud, uomo capace e integro, giudice della valle, ordinò a Benoîte di chiedere a colei che le appariva se non fosse la Madre di Dio e se non volesse che le si erigesse in quel luogo una cappella.
Benoîte rivolse dunque alla bella dama la richiesta che il pio giudice le aveva suggerito; la santa Vergine le rispose:
«Io sono Maria, Madre di Gesù», poi aggiunse: «Mio Figlio vuole essere onorato in questa parrocchia, ma non in questo luogo...» La santa Vergine, volendo autorizzare pubblicamente la credenza nella rivelazione che aveva appena fatto, comandò poi a Benoîte di condurre le ragazze di Saint-Étienne in processione alla grotta; questa rispose a tale ordine con la sua profonda ingenuità: «Può darsi che non vogliano credere: scrivetelo». — «Ciò non è necessario», rispose la Madre delle misericordie scomparendo.
La missione del Laus
Guidata da profumi celestiali, Benoîte scopre la cappella di Bon-Rencontre al Laus, dove la Vergine le chiede di costruire una grande chiesa per la conversione dei peccatori.
Non solo le ragazze di Saint-Étienne si recarono con premura alla processione ordinata da Maria, che ebbe luogo il 30 agosto; ma il signor Fraisse, parroco della parrocchia, e il giudice di pace, vi vennero pure per osservare attentamente ciò che sarebbe accaduto, e ne stesero verbale. La santissima Vergine apparve a Benoîte davanti a tutti, e poiché, quando tutti se ne furono andati, lei era rimasta a pregare nella valle, Maria le apparve di nuovo e le disse: «Non mi vedrete più in questo luogo!». Questa valle era infatti troppo poco estesa perché vi si potesse erigere una chiesa.
Per un mese intero, Benoîte non vide più la sua divina maestra; ne provava un dolore così vivo che, ancora per poco tempo, non avrebbe potuto sopravvivervi. Guidava di preferenza il suo gregge in un pascolo da cui il suo occhio esplorava senza sosta i due versanti della montagna, mentre chiedeva gemendo alle nuvole che passavano sopra la sua testa, agli uccelli che volteggiavano ai quattro venti del cielo, se non le avrebbero portato presto notizie della sua beneamata.
Un giorno benedetto, dall'altra parte del torrente e a mezza costa della collina dietro la quale si ripara il Laus, riconosce, nonostante lo splendore straordinario che la circonda, la divina Vergine; esclama: «Oh! mia buona Madre, perché mi avete privata così a lungo della felicità di vedervi?» poi attraversa, con l'aiuto di una delle sue capre, il torrente ingrossato, e si getta ai piedi della Regina del cielo.
Tutto ciò che Benoîte rivelò di questa apparizione è che la santa Vergine le disse: «Non mi rivedrete più che nella cappella del Laus, cercatela, la riconoscerete ai soavi profumi che ne esaleranno fin dalla porta!».
Nella solitudine allora così profonda del Laus, alcuni pii montanari avevano, nel 1640, eretto una piccola cappella dedicata a Nostra Signora di Bon-Rencontre. Questo umile edificio, coperto di paglia, non racchiudeva che uno spazio di poco più di due metri, un altare in muratura che, per tutto ornamento, aveva due candelabri di legno e un santo ciborio di stagno. Era lì che la Regina del cielo attendeva la giovane pastorella, come nella stalla di Betlemme aveva ricevuto i pastori della Giudea. Benoîte non conosceva questa cappella, la cercava piangendo, quando attirata dall'odore dei profumi annunciati, la scopre infine; entra, e vedendo la radiosa Vergine sull'altare, cade in ginocchio, muta di felicità. La Madre di Gesù le fa udire la sua voce celestiale, ma è per rimproverarle dolcemente le lacrime che ha versato e per esortarla alla rassegnazione. Benoîte risponde umilmente alla sua buona Madre: non è più che così che parlerà di Maria, e questo appellativo, nuovo nella chiesa, è rimasto in tutta la valle dove la santissima Vergine è sempre invocata sotto il nome di Buona Madre.
Benoîte, rialzandosi, vede l'altare già così povero di per sé, e dove la Regina del cielo non disdegna di posare i suoi piedi tutti coperti di polvere; esclama: «Mia buona Madre, acconsentite che io stacchi il mio grembiule per metterlo sotto i vostri piedi, è tutto bianco. — No, risponde la santa Vergine, tenetelo; tra poco, nulla mancherà qui, né tovaglie, né ornamenti; voglio farvi costruire una chiesa in onore del mio carissimo Figlio e al mio, dove molti peccatori e peccatrici verranno a convertirsi; sarà grande come la voglio; ed è lì che vi apparirò spesso. — Dove si prenderà il denaro per costruire questa chiesa? chiese la giovane ragazza che conosceva la grande miseria del paese. — Siate senza inquietudine, il denaro non mancherà, e voglio che sia quello dei poveri».
Si era allora alla fine di settembre 1664; dopo un lungo colloquio, Maria congedò la pastorella affinché fosse rientrata dai suoi padroni prima della notte. Ogni giorno, fino alla primavera successiva, Benoîte tornò a passare lunghe ore ai piedi della sua celeste maestra, tanto quanto la neve e i suoi doveri glielo permettevano.
Vita mistica ed edificazione
Benoîte entra nel Terz'Ordine domenicano e supervisiona la costruzione della chiesa (1665-1669), finanziata dalle offerte dei poveri e segnata da guarigioni miracolose.
Maria, che la preparava a entrare nel Terz'Ordine di San Domenico, le insegnava fin da allora a unire la vita attiva alla vita contemplativa, e l'avvertiva sempre, affinché la lasciasse abbastanza in tempo perché il suo dovere non ne soffrisse e perché continuasse a lavorare e a obbedire nella sua umile condizione di pastorella. Voleva insegnarle a disprezzare i vani ornamenti del mondo e a non occuparsi che dell'ornamento della sua anima; le proibì dunque di indossare un bell'abito che il governatore di Gap, il signor du Saix, le aveva inviato. La formava a poco a poco, con una dolcezza e una pazienza di madre, per la missione alla quale la destinava, e le raccomandava senza sosta di pregare bene per i peccatori. Le ne fece sentire così bene l'importanza, che già la giovane pastorella si mostrava animata dal più grande zelo nel compiere il suo sublime compito. Non la si incontrava più se non con gli occhi impressi di una dolce gravità e il suo rosario in mano. Nelle sue apparizioni, la santa Vergine le aveva insegnato che nessuna offerta le era più gradita di quella della corona mistica del Rosario, che nessuna preghiera era più efficace per strappare i peccatori dall'abisso del male e le anime sofferenti dall'abisso del purgatorio: così prese da allora la risoluzione alla quale non venne mai meno, di recitare ogni giorno, oltre a molte altre preghiere, quindici rosari e quindici corone per onorare doppiamente il numero sacro dei misteri del Rosario, e poiché il giorno non le bastava per tante preghiere, durante il sonno dei suoi padroni, lasciava senza rumore la casa, e, nonostante le tenebre, il freddo e la pioggia, andava ad inginocchiarsi sulla soglia della chiesa del villaggio, dove i primi raggi del giorno la trovavano spesso ancora. Qualche volta, così come accadde al glorioso san Domenico, un angelo le apriva la porta della chiesa, e da allora gli angeli l'assistettero in molte circostanze della sua vita. Un giorno di quello stesso autunno del 1664, i suoi padroni l'avevano mandata a tagliare dell'erba, non lontano dalla chiesa di Valserre; entrò nel luogo santo con l'intenzione di farvi solo una breve preghiera; ma presto la sua anima lasciò la terra e si elevò verso le regioni celesti. Quando tornò dalla sua estasi, il sole era già scomparso dietro le montagne, e la notte arrivava rapidamente; uscì con inquietudine dalla chiesa e trovò, con una gioiosa sorpresa, che mentre lei faceva l'ufficio degli angeli, uno spirito celeste aveva fatto il suo, tagliato e legato un grosso fascio d'erba con la corda che aveva lasciato alla porta della chiesa.
Durante questo tempo, il pubblico attendeva con una religiosa impazienza, presagendo che grandi cose si preparavano in quel luogo, e per tutto l'inverno, le ragazze di Avançon sfidarono i ghiacci e le nevi per andare ogni giorno a cantare al Laus le litanie e i cantici della divina Maria.
Il numero dei visitatori divenne presto così grande, che fu necessario, per ascoltare le loro confessioni e dare loro la comunione, allestire confessionali e altari nella campagna. Il 25 marzo 1665, in particolare, meno di un anno dopo la prima apparizione, fiumi di persone invasero la cappella, un tempo deserta; e il 3 maggio seguente, vi si incontrarono trentacinque parrocchie contemporaneamente, marciando ciascuna sotto la propria insegna. Maria ricompensò tanto zelo per la sua cappella con guarigioni miracolose, conversioni inattese, prodigi diversi il cui racconto è annotato nei voluminosi manoscritti che si conservano al Laus. Uno dei più notevoli fu ottenuto dal giudice stesso del luogo: aveva una figlia muta dalla nascita; ne chiese la guarigione nella santa cappella, e gli fu subito accordata.
Il 14 settembre dello stesso anno, arrivò al Laus il vicario generale della diocesi, accompagnato da diversi uomini di grande merito; veniva a fare un'inchiesta giuridica sui fatti di cui tutti parlavano. All'annuncio di questa inchiesta, l'umile pastorella fuggì spaventata nel bosco, per pregare e consultare la santa Vergine, e tornò presto rassicurata da lei. Benoîte rispose a tutto con molta calma e pertinenza; e sull'osservazione che le fu fatta che, se non si fossero più fatti miracoli, l'avrebbero allontanata dal Laus, e che avrebbero demolito la cappella: «Dopo tutto quello che ho visto e sentito», disse, «non dubito che se ne faranno ancora di più in futuro che in passato». Terminata l'inchiesta, il vicario generale tentò due volte di partire; e due volte ne fu impedito da una pioggia violenta, che cominciava nel momento in cui montava a cavallo. Non fu senza un disegno di Dio. Poiché il giorno stesso, fu testimone di un miracolo eclatante che si operò nella cappella del Laus. Catherine Vial, privata dell'uso delle sue gambe disse ccate, e talme Catherine Vial Donna miracolosamente guarita dalla paralisi alle gambe al Laus. nte ripiegate all'indietro che sembravano incollate al suo corpo, fu improvvisamente guarita, l'ultimo giorno della sua novena. Il gran vicario redasse verbale del fatto; i testimoni lo firmarono, e la guarigione fu così completa, che un mese dopo, essendo venuta la sua parrocchia in processione a ringraziare la santa Vergine, era Catherine Vial stessa che portava l'insegna.
Nonostante questi fatti, vi furono uomini che accusarono Benoîte di ingannare il popolo con le sue fantasticherie; si volle arrestarla e metterla in prigione; e tre volte la santa Vergine la sottrasse alle persecuzioni dei suoi persecutori. Persone pie si legarono persino contro di lei, sostenendo che non avesse alcuna virtù, e tentarono di farla cacciare dal Laus dai superiori ecclesiastici. In risposta a queste accuse, Dio, verso quello stesso tempo, operò al Laus un nuovo miracolo. Uno dei primi ufficiali della corte di Savoia, orgoglioso e impudico, violento e irascibile, entra nella cappella a testa alta, gli occhi smarriti, senza dare alcun segno di rispetto. All'improvviso, si sente preso da orrore di se stesso; e immobile per più di un'ora, ripassa nella sua coscienza i crimini della sua vita, ne concepisce un dolore profondo, va a confessarsi ed esce convertito, pienamente riconciliato con Dio.
Questa cappella dove si operavano tanti prodigi, poteva a malapena contenere dieci o dodici persone; e la folla, che si accalcava tutto intorno, doveva subire le intemperie delle stagioni. Era dunque indispensabile sostituirla con una chiesa più vasta. Nel 1665, Benoîte, senza altra risorsa che la sua fiducia in Maria, intraprende l'opera. Ne traccia le fondamenta, in modo da stabilire il coro e l'altare maggiore della nuova chiesa nello spazio stesso della cappella di Bon-Rencontre; poi chiama in suo aiuto tutte le anime che amano la santa Vergine, e comunica loro il suo santo ardore. Una povera donna, che viveva di elemosine, si presenta per prima, e offre una moneta d'oro; gli abitanti dei dintorni portano ciascuno la propria offerta, gli uni in natura, gli altri in denaro; tutti coloro che salgono al Laus prendono una o più pietre nel torrente che scorre in fondo alla valle, e le portano sull'altura. Un anno fu così impiegato a preparare i materiali; e quando tutto fu pronto, si mise mano all'opera. Benoîte, dal canto suo, presiedeva lei stessa ai lavori, li attivava e li dirigeva. Preparava i pasti degli operai, faceva la preghiera con loro, e diceva loro di tanto in tanto parole di salvezza; altre volte vi mescolava avvisi utili per prevenire gli incidenti, di modo che, per tutta la durata delle costruzioni, non fu udita una sola bestemmia, non accadde un solo incidente. In quattro anni, questa chiesa fu terminata. Questo grande edificio era iniziato con nulla; le mani dei poveri ne avevano assemblato i materiali, le elemosine dei fedeli ne avevano scavato le fondamenta, la Provvidenza ne elevò i muri, e la fiducia in Dio lo terminò. Il portale solo restava da fare, ma l'arcivescovo di Embrun, ambasciatore di Francia in Spagna, essendo caduto a Madrid gravemente malato, si ricordò dei prodigi che operava Nostra Signora del Laus. La invocò, e fece voto di costruire il portale se fosse tornato in salute. Prontamente guarito, eseguì prontamente il suo voto; e così non mancò più nulla al santo edificio.
Il fenomeno dei soavi profumi
Il santuario diviene celebre per i suoi profumi soprannaturali, percepiti dalla folla come un segno della presenza di Maria e degli angeli.
Benoîte era nel suo ventesimo anno quando fu posta la prima pietra della chiesa che, quattro anni dopo, fu completata e ricevette il nome di Nostra Signora del Laus. Il 25 dicembre, dopo la messa di mezzanotte, un gran numero di spiriti celesti celebrarono l'inaugurazione della nuova chiesa, facendo tre volte il giro dell'edificio sacro al canto del Gloria in excelsis. Suor Benoîte, che era rimasta, secondo la sua consuetudine, a pregare nel luogo santo, seguiva la processione angelica. Le persone che si trovavano all'esterno erano per così dire abbagliate dalla viva luce che brillava dalle finestre e inebriate dai soavi profumi che si sprigionavano dalla chiesa, sebbene le porte fossero chiuse. I primi storici di Nostra Signora del Laus sono unanimi nel parlare dei soavi e celesti profumi del Laus, e ne parlano come di un fatto pubblico di cui un'infinità di persone può rendere testimonianza. Questi profumi erano talvolta così intensi che si diffondevano dalla cappella in tutta la valle. Il vicario generale di Gap si esprime così a questo proposito: «Gli odori di Maria sono così soavi, così deliziosi, e danno una così grande consolazione che colui che li sente crede già di godere di un pregustamento del cielo. Man mano che colpiscono l'olfatto, elevano l'anima e tutte le sue potenze, e riempiono il cuore di gioia; i profumi dei fiori non sono nulla in confronto a questi, perché sono effluvi della divinità».
Suor Benoîte, che respirava questi profumi alla loro fonte e i cui sensi erano tutti purificati dalla santità, ne era tutta compenetrata. Quando tornava dalla sua buona Madre, il suo volto, come quello di Mosè che scendeva dal Sinai, appariva tutto luminoso, le sue vesti restavano a lungo e profondamente impregnate del celeste odore, e la sua anima era talmente inebriata di consolazioni che per diversi giorni non poteva né bere, né mangiare, né dormire. I soavi profumi erano dunque per la folla che non vedeva la santa Madre di Dio, una prova sensibile della sua presenza, poiché erano meno una grazia particolare che un attributo della natura celeste di Maria.
Secondo le osservazioni di Benoîte, le gerarchie angeliche si distinguerebbero per dei profumi che Dio spande in abbondanza su tutta l'estensione dei cieli come un elemento di felicità, così come per la chiarezza, l'agilità e gli altri elementi più o meno conosciuti della celeste felicità. Così la giovane pastorella aveva notato che, se tutti gli angeli esalano dolci profumi, tale angelo profumava più fortemente o diversamente da tale altro, ma sempre in una maniera ben inferiore alla Regina degli angeli e degli uomini. Per quanto riguarda i profumi che si sprigionavano dalla sacra e adorabile persona di Nostro Signore Gesù Cristo, che ebbe la felicità di contemplare più volte, essi superavano in maniera infinita tutto ciò che aveva provato in questo genere. Non possiamo stupirci che sia così per le anime beate, poiché il nostro Padre San Domenico e suor Benoîte, sua degna figlia, hanno dato, essendo ancora sulla terra, segni di questo privilegio, così come molti altri Santi. Tutto ciò che apparteneva alla santa pastorella era profumato; il suo alito, tutto ciò che toccava e l'aria che attraversava. Non aveva ancora parlato che il soffio delle sue labbra preveniva deliziosamente l'olfatto prima di andare a commuovere il cuore, e questo profumo era tanto più soave e più penetrante quanto più grandi erano i trasporti del suo amore attuale per Dio. Quando il suo cuore si era ancora riscaldato al focolare dell'amore attraverso una fervente comunione, un'estasi, una visione, inebriava allora dei suoi profumi tutti coloro che l'avvicinavano.
I profumi di Nostro Signore Gesù Cristo, della santa Vergine, degli angeli e della nostra suor Benoîte compongono ciò che la tradizione ha chiamato i buoni odori del Laus: il fascino così pio di questa parola dura ancora, e di tanto in tanto anime privilegiate percepiscono i celesti profumi del Laus.
Persecuzioni gianseniste
Benoîte subisce violenti attacchi dal clero giansenista, incluse minacce di scomunica e un temporaneo allontanamento dal pellegrinaggio.
Nel momento in cui Benoîte godeva del successo della sua opera, si levarono contro di lei inaudite contraddizioni, soprattutto tra i ranghi del clero allora infetto dal vel venin janséniste Movimento teologico al quale i canonici di San Rufo rimasero opposti. eno giansenista. L'odio giunse fino a fabbricare e affiggere, alle porte dell a catt Embrun Città episcopale e luogo di nascita del santo. edrale di Embrun, un interdetto contro questa santa fanciulla, con la minaccia di scomunica per ogni sacerdote che avesse celebrato nella cappella del Laus. Si misero in gioco la gelosia e l'interesse, sostenendo che la nuova devozione a Nostra Signora del Laus avrebbe distrutto l'antica devozione a Nostra Signora di Embrun, che era solita ricevere numerosi pellegrini portatori di ricche offerte. L'antico vicario generale, protettore del Laus, era morto; colui che lo sostituiva non conosceva affatto lo stato delle cose. Ma, in questo abbandono generale, Benoîte non si disperò affatto. «La devozione del Laus, le disse il suo angelo custode, il 18 marzo 1700, è opera di Dio, che né l'uomo né il demonio saprebbero distruggere, e che sussisterà fino alla fine del mondo, fiorendo sempre più e portando grandi frutti ovunque». In effetti, il nuovo vicario generale convoca Benoîte a Embrun, la sottopone a un serio esame, ne conclude che la devozione alla cappella del Laus viene da Dio e che la virtù dell'umile pastorella è non solo incontestabile, ma eminente. Cosa notevole, durante i quattordici giorni in cui Benoîte rimase a Embrun per questa faccenda, non prese alcun nutrimento; e né la sua salute né le sue forze ne furono alterate. La vigilia della sua partenza, trascorrendo la giornata in preghiera nella metropolitana, ricevette durante la messa solenne una visita della santa Vergine, la quale la esortò alla pazienza contro le persecuzioni che avrebbero potuto ancora sopraggiungerle. Il giorno seguente, al momento di arrivare al Laus, vide in visione Gesù crocifisso, tutto coperto di sangue; e questa vista le straziò il cuore, al punto che ne perse la parola per due giorni. Maria venne a consolarla, raccomandandole di pregare per i peccatori, per i quali Gesù Cristo ha tanto sofferto. Il nuovo arcivescovo di Embrun, Monsignor de Genlis, fu per lei un secondo consolatore. Questo prelato, giunto al Laus, fu talmente commosso entrando in chiesa, che esclamò: Vere Dominus est in loco isto; veramente Dio è in questo luogo. Interrogò poi Benoîte; e le sue risposte, che scrisse di sua propria mano, gli ispirarono tanta venerazione per la sua persona, che dichiarò di non aver mai incontrato né virtù più solida né fanciulla più semplice.
Tuttavia, senza smettere di ammirare Benoîte, Monsignor de Genlis la lasciò perseguitare. Alla pietosa rivalità della metropolitana, il Giansenismo, assai potente allora, venne a prestare il suo concorso e scatenò contro la nostra eroica pastorella una guerra lunga, perfida e tenebrosa. Si attribuisce anche ai Giansenisti il disegno di farla passare per strega e condannarla come tale. Si parlò ancora di rapire, insieme a Benoîte, il pio eremita di Nostra Signora dell'Acero, vicino al Laus, per pubblicare poi che erano fuggiti insieme.
Tuttavia le popolazioni, sempre trascinate dalla grande voce dei miracoli, continuavano ad affluire al Laus, quando si trovò il modo di rallentare il loro zelo sostituendo i santi sacerdoti che, fin dall'origine, si erano consacrati al nuovo pellegrinaggio, con direttori Giansenisti che fecero penetrare con loro la disperazione e lo scoraggiamento nel santuario di Maria. Il nemico era dunque al cuore del luogo; il rifugio dei peccatori era chiuso, Benoîte stessa non aveva più un confessore! Vi fu allora nello slancio delle popolazioni verso il Laus un tempo di arresto forzato che i suoi storici hanno chiamato: Eclissi del Laus... Ma presto all'eclissi doveva succedere un radioso sole.
L'immagine di Maria, che faceva la gloria di Embrun, scomparve senza che si potesse ritrovarla, e mezzo secolo più tardi, non solo il Laus, ma Embrun, fu dato alla diocesi di Gap, che, fin dall'origine, si era mostrata devota al nuovo santuario di Maria.
Ultime grazie e trapasso
Dopo molteplici visioni di Cristo, di san Giuseppe e delle anime del purgatorio, Benoîte muore nel 1718 all'età di 71 anni.
Benoîte, dal canto suo, ricevette consolazioni proporzionate alle sue terribili prove. Oltre alle frequenti apparizioni degli angeli e di alcuni Santi, la nostra sorella godette in sei diverse occasioni della visione del casto Giuseppe, sposo di Maria e padre putativo del Bambino Gesù, che ebbe la felicità di contemplare più volte sotto forma di un grazioso bambino, nella santa Eucaristia, prima che, divenuta ancora più avanzata nelle vie della perfezione, lo contemplasse nei dolori della sua passione. Di tutte queste apparizioni, quella che la incantava di più era la dolce presenza della sua buona Madre che la colmava di mille favori. Un giorno, alcuni bravi operai avendo offerto, per carità, alla povera madre di Benoîte di dare alla sua piccola vigna la coltivazione di cui aveva bisogno, essa incaricò sua figlia di condurveli e di servire loro il modesto pasto. Nell'attesa, Benoîte entra nella chiesa che era molto vicina alla vigna. Appena vi fu entrata, la divina Vergine le apparve, ed essa cadde in un'estasi che durò il resto della giornata e tutta la notte seguente, di modo che gli operai dovettero provvedere da soli ai loro bisogni. La loro carità non se ne era formalizzata, e il mattino seguente li si vide continuare il loro lavoro nella piccola vigna della povera vedova. Benoîte non sapeva con quale scusa avrebbe potuto avvicinare queste brave persone, quando la Regina del cielo, prima di lasciarla uscire dalla cappella al mattino, riempì il suo grembiule di rose fresche e di un profumo squisito affinché le distribuisse agli operai, che le ricevettero come un prezioso dono del cielo, poiché non si era che al 15 marzo, e nessuna vegetazione appariva ancora sotto l'aspro clima alpestre.
Più tardi, nel suo cinquantaduesimo anno, Maria accordò, il giorno dell'Assunzione 1698, una grazia ancora più segnalata alla nostra pia sorella, portandola con sé in cielo, dove presto, senza che con san Paolo potesse dire se fosse con o senza il suo corpo, nuotò in flutti di luce, di armonia e di profumi, attraversando le diverse falangi dei beati: «Al rango più elevato», le disse la sua divina conduttrice, «sono i martiri vestiti di rosso; vengono poi le vergini vestite di bianco, e i colori variati distinguono al rango inferiore gli altri beati». Tra questi, Benoîte riconobbe un dolce direttore, morto da diversi anni, e la sua pia madre che la guardava con una tenerezza ineffabile. Avrebbe voluto parlare loro, ma Maria la trascinò più lontano, e vide ancora molte cose così ammirevoli che non poteva riferirle. Nel momento in cui la notte volgeva al termine, lo stesso corteggio angelico, che aveva portato via la santa pastorella, la riportava nella sua cella, talmente inebriata di consolazioni che passò quindici giorni senza prendere alcun nutrimento. Fu solo per obbedienza che confidò al suo direttore questa visione così notevole. Una sera di Ognissanti, la nostra sorella restò molto tardi ai piedi della croce di Avançon a pregare per le anime del purgatorio, quando, secondo la sua espressione, scorse uscire dalla valle una nube di un quarto di lega, composta da una moltitudine di anime sotto forme umane, avendo a loro capo la santa Vergine e due angeli. Un'anima, staccandosi dall'immensa coorte, venne a lei e le disse: «Siamo anime che usciamo dal purgatorio. Durante la nostra vita, siamo venute qui a pregare con fiducia la Madre di Dio, che ci libera in questo bel giorno; i suoi meriti, così come le vostre preghiere e le vostre sofferenze, cara sorella, hanno abbreviato il tempo della nostra espiazione. Prima di introdurci nella celeste patria, la divina Vergine ci conduce a rendere grazie a Dio nel suo santuario». Quando questa moltitudine ebbe ringraziato, nella chiesa del Laus, Gesù e Maria per la sua liberazione, salì al cielo, dove Benoîte la seguì con lo sguardo e con i suoi desideri. La familiarità degli angeli e della nostra pia sorella era come quella che esiste sulla terra tra fratelli e sorelle ben uniti, tanto la sua purezza senza macchia la avvicinava agli spiriti angelici. Quando il demonio l'aveva depositata su qualche roccia inaccessibile, il suo angelo veniva a trarvela, le apriva il passaggio attraverso le rocce, i ghiacci e i cespugli carichi di nevi; la riportava dai luoghi sconosciuti dove si trovava perduta, l'aiutava a varcare il torrente impetuoso che le sbarrava il passaggio, e, nelle notti oscure, diventava luminoso per illuminare il suo cammino. Più di venti volte, quando fu lasciata dal demonio sul tetto della cappella di Nostra Signora dell'Acero, un angelo l'aiutava a scenderne, le apriva la porta della cappella e vi recitava il rosario con lei. Senza dubbio, per sostenerla nelle sue crudeli prove, lo spirito celeste le enumerava tutte le grazie che aveva ottenuto, tutti i mali che aveva allontanato, tutti i peccatori che aveva convertito. Quando le persecuzioni che il demonio le faceva subire ebbero raggiunto il loro apice, gli angeli, sotto la nuova forma di piccoli uccelli che cantavano, pregavano e profumavano l'aria, venivano ad assistere al suo sacrificio, non per sollevarla, ma per venerarla. Poiché erano luminosi, lei li guardava di tanto in tanto: un giorno, li vedeva bianchi; il giorno dopo, rossi; un altro giorno, i due colori si alternavano nella corona che formavano volando sopra la sua testa. Nulla conveniva meglio, in effetti, attorno a una vittima così pura e così provata, che il colore della verginità unito a quello del martirio; e, affinché non dimenticasse i mistici rapporti che avevano i suoi dolori con la passione di Cristo, i celesti uccelli cantavano il più abitualmente, accompagnandola al suo ritorno nella sua cella, le litanie della Passione. Tuttavia una volta, affinché provasse, come il suo Salvatore, il dolore di un completo isolamento, restò due giorni, senza alcun soccorso, sulla roccia dove l'aquila nidifica, dove Satana l'aveva rudemente lasciata cadere.
Quando i Giansenisti erano i padroni al Laus, un angelo offrì a Benoîte di darle il suo Beneamato; il tabernacolo si aprì da sé, l'angelo prese il ciborio e presto Gesù entrava nel cuore della santa pastorella, mentre un altro angelo assisteva alla pia cerimonia. I due direttori, che l'avevano lasciata per andare a ricevere in cielo la ricompensa della loro fede e del loro zelo, venivano, come gli angeli, a visitarla, incoraggiarla e consolarla. Un giorno, nel momento in cui la visione si allontanava, Benoîte testimoniò il suo desiderio di lasciare la terra per seguirla in cielo: «Non ancora, rispose l'anima beata del suo direttore, pazienza; bisogna ancora soffrire».
Tuttavia gli uomini ostili che officiavano il pellegrinaggio furono allontanati, e l'autorità diocesana sostituì loro i sacerdoti di Santa Guardia, veri uomini di Dio, che fecero rifiorire la solitudine del Laus. Benoîte, vedendo così tutte le cose in buono stato, comprese che la sua missione era finita, e che non aveva più che da prepararsi alla morte. Un angelo venne ad annunciarglielo; e questo fu per lei motivo di grande gioia. Morì in odore di santità, il giorno dei santi Innocenti 1718, all'età di settantun anni e tre mesi; e, da quel momento, la sua memoria è sempre più venerata; la voce pubblica chiede la sua canonizzazione, e cedendo a tanti voti quanto alle sue convinzioni personali, Mons. Bernadou, vescovo di Gap, istruisce in questo momento il processo, raccoglie le informazioni per trasmetterle alla Santa Sede, alla quale solo appartiene di pronunciare.
Suor Benoîte fu sepolta vicino all'altare maggiore e a quella balaustra della comunione, dalla quale così spesso durante la sua vita mortale aveva allontanato le anime indegne di parteciparvi. Sebbene una neve spessa fosse caduta nei giorni precedenti e avesse reso le strade impraticabili, il concorso del popolo che assistette ai suoi funerali fu così considerevole che l'atto mortuario della nostra sorella credette di doverne fare menzione. La folla in lacrime si accalcava attorno alla bara scoperta per vedere ancora una volta i tratti di colei che chiamava sua madre e sua benefattrice, e far toccare al suo corpo o ai suoi vestiti croci, rosari, medaglie, ecc.; infine una grossa pietra fu sigillata sul sepolcro e sottrasse, agli occhi di tutti, questo corpo santo, e il dono dei miracoli, promesso dalla santa Vergine, continuò a far conoscere alle generazioni seguenti la potenza presso Dio dell'intercessione della sua servante. Questa pietra si vede ancora nella chiesa del Laus, a fior di suolo, con la sua iscrizione, incisa da una mano inesperta, e così concepita: *Tomba di suor Benoîte, morta in odore di santità, il 28 dicembre 1718*. Un quadro del 1688, che si vede ancora nella chiesa del Laus, ci dà un'idea dei tratti della nostra santa pastorella. Era alta e bella, tutte le sue membra erano in una perfetta armonia con la sua statura. Le linee del suo viso sono così pure e così soavi, che nel considerarle si è piuttosto colpiti dall'aspetto di un'anima che da quello di un corpo. La sua piccola bocca sembra creata esclusivamente per pregare. I suoi capelli sono neri così come i suoi occhi, che hanno qualcosa di velato; la sua figura pallida è brunita e dorata dal sole, sebbene la pelle ne sia rimasta fine e un po' brillante; un miscuglio di fede, di dolce gravità e di rassegnazione dà a tutto il suo essere un'espressione di religiosa malinconia. È vestita di una saia grossolana, filata e tessuta al villaggio, e che ha preso la forma del costume abituale delle montagne.
Posterità e incoronazione
Il pellegrinaggio sopravvive alla Rivoluzione e riceve un riconoscimento solenne da Pio IX nel 1855 con l'incoronazione della statua della Vergine.
Dalla morte di suor Benoîte, gli stranieri come gli abitanti del luogo veneravano la povera capanna dove era nata a Saint-Étienne, come un luogo sacro; Mons. Depéry l'aveva acquistata e restaurata quando, il 28 gennaio 1850, un violento incendio divorò quasi tutto il villaggio di Saint-Étienne. Le fiamme, che avrebbero dovuto divorare per prime e interamente la povera capanna, si arrestarono come respinte da una mano potente e invisibile, quando furono entrate nel luogo dove si trovava l'alcova, culla di Benoîte. I detriti che il fuoco aveva rispettato furono raccolti come reliquie ed entrarono nella nuova costruzione. Su una lastra di marmo nero, posta sulla facciata della casa, si legge la seguente iscrizione:
QUESTA CASA È STATA ACQUISTATA E RESTAURATA NEL 1850 DA MONS. JEAN-IRÉNÉE DEPÉRY, VESCOVO DI GAP.
Il luogo dove nacque la nostra sorella, e dove la santissima Vergine degnò così spesso di conversare con lei, è stato convertito in una graziosa cappella, posta sotto il titolo di Nostra Signora dell'Infanzia. In questa casa di suor Benoîte, Mons. Depéry ha fondato una scuola per le bambine di Saint-Étienne; la religiosa, incaricata di dirigerla, dovrà sempre aggiungere al proprio nome quello di Benoîte; avrà anche sempre un piccolo giardino, una capra e delle pecore, per assomigliare alla santa pastorella del Laus.
I sacerdoti di Sainte-Garde continuarono con grandi benedizioni il loro ministero a Notre-Dame du Laus fino al 1791. Allora furono brutalmente cacciati: la loro casa, il loro mobilio, la chiesa e ciò che conteneva, i quadri, gli ex-voto, i ricchi ornamenti della statua, tutto fu venduto a vil prezzo o dato alle fiamme; ciò che non impedì agli abitanti di Réalon, parrocchia a una certa distanza da Embrun, di venire processionalmente al Laus a pregare per la cessazione della siccità che desolava il paese. Sotto il regno stesso del Terrore, i pellegrini venivano a pregare in ginocchio davanti alla porta della cappella chiusa. Al ritorno dell'ordine, Mons. Miollis, che, come vescovo di Digne, aveva il Laus sotto la sua giurisdizione, in virtù del concordato, riacquistò la santa cappella con la canonica, ottenne, alcuni anni dopo, il convento con i beni che ne dipendevano, e vi stabilì gli Oblati di Maria, fondati a Marsiglia da Mons. de Mazenod. Questi vi dimorarono fino al 1841, quando cedettero il posto alla società dei missionari della diocesi di Gap, che vi esercitano ancora e vi eserciteranno a lungo il loro santo ministero.
Il pellegrinaggio, così provvisto di bu oni op Pie IX Papa che ha canonizzato Giosafat nel 1867. erai, ricevette da Pio IX, alcuni anni dopo, il più grande onore che possa accordare la Santa Sede. Il sovrano Pontefice inviò, tramite due protonotari apostolici, due magnifiche corone, una destinata alla Vergine, l'altra al Bambino Gesù; e il 23 maggio 1855, ebbe luogo, per la cerimonia dell'incoronazione, una delle più magnifiche feste che si possano vedere sulla terra. Il Cardinale di Bordeaux la presiedeva, circondato dagli arcivescovi di Aix, di Avignone, di Torino, dai vescovi di Digne, di Grenoble, di Gap, da seicento sacerdoti e da quarantamila fedeli. Era più di quanto bastasse per risvegliare la devozione al pellegrinaggio e accrescerne la celebrità. Così, da quell'epoca, la folla vi è prodigiosa; si contano, ogni anno, fino a ottantamila pellegrini. Alcuni scelgono, per questo pio viaggio, il giorno della Natività, che ne è la festa patronale; altri, il Corpus Domini, San Giovanni, San Pietro o il Rosario; altri il 23 maggio, anniversario dell'incoronazione; ma il maggior numero viene alle feste di Pentecoste.
Année dominicaine et Notre-Dame de France.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita il 29 settembre 1647 a Saint-Étienne
- Prima apparizione della Vergine Maria nel maggio 1664 nel vallone di Saint-Étienne
- Scoperta della cappella di Bon-Rencontre a Laus nel settembre 1664
- Costruzione della chiesa di Laus tra il 1665 e il 1669
- Ingresso nel Terz'Ordine di San Domenico
- Periodo di persecuzioni da parte dei giansenisti (Eclissi di Laus)
- Morta in concetto di santità all'età di 71 anni
Miracoli
- Guarigione improvvisa di Catherine Vial (gambe atrofizzate)
- Guarigione della figlia muta del giudice Grimaud
- Profumi celestiali e soavi emananti dalla chiesa e da Benoîte
- Apparizione di rose fresche il 15 marzo
- Moltiplicazione mistica del lavoro (angelo che taglia l'erba al posto suo)
- Incombustibilità della sua casa natale durante l'incendio del 1850
Citazioni
-
Ho chiesto il Laus al mio divin Figlio per la conversione dei peccatori ed egli me l'ha concesso.
Parole della Vergine a Benoîte -
Vere Dominus est in loco isto
Mons. de Genlis entrando a Laus