Antico nobile e militare sicambro, Valberto divenne il terzo abate di Luxeuil nel VII secolo. Sotto il suo governo di quarant'anni, l'abbazia conobbe un prodigioso splendore, ottenendo l'esenzione pontificia e fondando numerosi monasteri in tutta la Gallia. Concluse i suoi giorni nel 665, lasciando il ricordo di un saggio amministratore e di un miracoloso protettore della regione.
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SAN VALBERTO, TERZO ABATE DI LUXEUIL
Origini e vocazione monastica
Nobile sicambro ed ex soldato, Walberto rinuncia alla sua carriera militare per unirsi a san Colombano a Luxeuil, offrendo i suoi beni e le sue armi all'abbazia.
Dio vuole che con la vostra condotta chiudiate la bocca agli ignoranti e agli stolti. I Pt., II, 15 . San Walbert Saint Walbert Nobile franco, guerriero e confessore del VII secolo. o succedette a sant'Eustasio, che a sua volta era succeduto a san Colombano, il fondatore della celebre casa di Lux Luxeuil Monastero dove Achaire fu formato. euil: ne era stato compagno e allievo. Nato da stirpe sicambra, da una famiglia nobile e ricchissima, si era fatto notare per la sua buona condotta in guerra prima di arruolarsi nella milizia del missionario irlandese. Ma l'attrazione del chiostro prevalse sulla passione bellicosa del Franco. Quando ebbe preso la sua decisione, si recò a Luxeuil, portandovi non solo la donazione di tutti i suoi vasti possedimenti, ma anche l'abito militare, di cui non volle spogliarsi se non nel monastero stesso. Offrì allo stesso tempo le armi che gli avevano conquistato una così bella fama e che sospese alla volta della chiesa, dove furono conservate nel corso dei secoli, come un monumento della più nobile vittoria che sia dato all'uomo di riportare quaggiù. Aveva ottenuto la libertà di vivere solo nel cavo di una roccia, vicino a una sorgente d'acqua viva, in mezzo ai boschi, a tre miglia dall'abbazia. Fu lì che, alla morte di Eustasio, primo successore di Colombano, e dopo il rifiuto di Gallo, i monaci di Luxeuil andarono a cercare Walberto per farne il loro terzo abate. Li governò per quarant'anni con splendore e successo. Il suo nome è rimasto, nelle contrade circostanti, il più popolare tra tutti coloro che hanno onorato la grande abbazia sequana. Vi mantenne la disciplina e lo zelo per i solidi studi, aumentando al contempo i possedimenti della comunità, dapprima con le sue stesse donazioni, poi con quelle che la buona fama della casa attirava da ogni parte.
L'ottenimento dell'esenzione pontificia
Sotto l'impulso di Walberto e del re Clodoveo II, papa Giovanni IV concede a Luxeuil un privilegio di esenzione, proteggendo il monastero dall'autorità abusiva dei vescovi.
All'indipendenza temporale così assicurata venne ad aggiungersi una sorta di indipendenza spirituale, vivamente ricercata da allora da tutti i grandi monasteri, e che essi si affrettavano a sollecitare sia dai Papi, sia dai concili provinciali. Si trattava di metterli al riparo, tramite un privilegio solenne, dagli abusi di autorità e dalle vessazioni che il vescovo diocesano, in virtù della sua giurisdizione spirituale, poteva far loro subire, sia andando ad alloggiare presso di loro contro la loro volontà, con un numeroso seguito, sia facendosi pagare a caro prezzo il sacro Crisma e l'ordinazione dei loro fratelli, sia soprattutto ostacolando la libertà delle loro elezioni interne. Lerino aveva ottenuto questo privilegio dal concilio di Arles, nel 451, e Agauno dal concilio di Chalon, nel 579. Luxeuil non poteva mancare di far valere gli stessi diritti e le stesse necessità.
Sotto l'abbaziato di Walberto, e su preghiera fatta in nome del re minorenne Clodoveo II, papa Giovanni IV concesse i l privilegio dell'esenzio monastère de Saint-Pierre Monastero dove Achaire fu formato. ne dall'autorità episcopale «al monastero di San Pietro, fondato», dice il diploma pontificio, «dal venerabile Colombano, scozzese, giunto come straniero, ma tutto fervente di zelo e di santità, nel regno dei Franchi... Se, che Dio non voglia, i monaci del suddetto monastero si intiepidissero nell'amore di Dio e nell'osservanza degli istituti dei loro Padri, che siano corretti dall'abate, vale a dire dal Padre del monastero; e se è lui stesso a cadere nel torpore e nel disprezzo della regola paterna, la Santa Sede vi provvederà».
Irraggiamento e colonizzazione monastica
L'abbazia conosce una crescita prodigiosa con 600 monaci, diventando il focolaio di una vasta colonizzazione religiosa attraverso le Gallie sotto le regole di Benedetto e Colombano.
Seicento monaci formavano, sotto il pastorale di Valberto, la guarnigione permanente di questa cittadella monastica, da cui uscivano giornalmente missionari isolati o riuniti in gruppi per andare a fondare lontano nuove colonie religiose. Giunse un momento in cui la moltitudine dei religiosi che premevano in folla per entrarvi sembrò imbarazzare l'abate Valberto, e in cui egli cercò i mezzi per collocarli altrove e lontano. Poiché sotto di lui, ancor più che sotto i suoi predecessori, la fecondità di Luxeuil divenne prodigiosa. «È soprattutto alla sua epoca che si vide», ci dice un contemporaneo, «pullulare attraverso le Gallie, nei castelli e nelle città, in seno alle campagne come nei deserti, eserciti di monaci e sciami di religiose che portavano ovunque la gloria e le leggi di Benedetto e di Colombano.»
Sarebbe un arduo compito voler ritracciare il quadro fedele di questa colonizzazione monastica della Gallia franca, di cui Luxeuil fu il focolaio per tutto il VII secolo.
Studi e amministrazione interna
Walberto favorisce il lavoro intellettuale, la copia di manoscritti e lo sviluppo di una scuola aperta ai laici che insegna le arti liberali.
L'amministrazione di Walberto non era meno saggia all'interno che feconda all'esterno. Egli consigliava lo studio ai suoi religiosi come il mezzo più potente per dimenticare il mondo. Si faceva dunque procedere, a Luxeuil, il lavoro dell'intelligenza di pari passo con il lavoro delle mani: i religiosi vi leggevano i Padri greci e latini. Si era avuto cura di predisporre per loro una vasta biblioteca e, al fine di accrescerla, questi buoni fratelli, incoraggiati da san Walberto, copiavano assiduamente. «La funzione di copista», dice Cassiodoro, «dà il segreto di predicare con la mano, di parlare con le dita, di annunciare la salvezza agli uomini mantenendo il silenzio; ed è verissimo che Satana viene trafitto da tanti colpi quante sono le parole del Signore che un copista trascrive». Non parleremo qui della scuola per i laici, che si teneva fuori dal monastero senza arrecare il minimo disturbo; se san Walberto non ne fu il fondatore, è certo almeno che contribuì al suo sviluppo, sia attirandovi per il suo merito e la sua reputazione un maggior numero di allievi, sia moltiplicando gli oggetti dell'insegnamento: vi si apprendevano i diversi sensi della Bibbia, con altri rami della scienza ecclesiastica, il canto, la musica e tutto ciò che si comprende sotto il nome di arti liberali e di lettere umane.
Non è possibile considerare l'opera di san Walberto senza riconoscere in lui l'uomo di Dio, il braccio della Provvidenza, il prodigio del suo secolo. Così, durante i quarant'anni in cui governò il monastero di Luxeuil, vediamo questa casa circondata da una considerazione universale.
Amicizia con san Miget e trapasso
Legato da un patto spirituale al vescovo di Besançon, Walberto muore nel 665 dopo quarant'anni di abbaziato e viene sepolto dal suo amico.
Nel mezzo di tutte le sollecitudini interne ed esterne, Walberto sapeva ancora trovare del tempo per i suoi amici. I legami di una pia amicizia lo univano in particolare a san Miget, vesc saint Miget Vescovo di Besançon e caro amico di Walberto. ovo di Besan çon, e q Besançon Sede episcopale restaurata da san Niceto. uesta unione era così dolce per entrambi che vollero prolungarla oltre la tomba. A tal fine, convennero tra loro che chi fosse sopravvissuto avrebbe reso all'amico gli ultimi doveri, ed è lecito pensare che tali termini non indicassero soltanto la deposizione del defunto nel luogo della sua sepoltura, ma anche quel lutto che lo Spirito Santo raccomanda di fare nell'amarezza della propria anima, e principalmente le preghiere e i sacrifici, che consolano il defunto nel giorno della sua partenza. Fu san Miget a rimanere incaricato di questa cura, al tempo stesso così dolce e così piena di amarezza. Walberto toccava il quarantesimo anno del suo governo: quest'anno fu per lui l'ultimo; sostenuto dalla presenza del vescovo, e ancor più dal ricordo delle sue stesse opere, rese dolcemente l'ultimo respiro, il sesto giorno di maggio del 665. Alla notizia della sua morte, le popolazioni circostanti accorsero da ogni parte. Venivano a mescolare le loro lacrime a quelle di tutti i religiosi del monastero, e a respirare ancora, sulla tomba del Santo, il buon odore delle virtù di cui era stato il modello. Questa tomba, magnificamente lavorata a spese di san Miget, fu deposta nella chiesa di San Martino. Era un pegno d'amore e di protezione. In effetti, diversi autori hanno notato che, durante i molti anni in cui il suo corpo riposò in quel luogo, i nemici della fede furono impotenti a penetrare nella città, e che dopo il trasporto di questo prezioso deposito, si assistette alla scena di desolazione causata dai Saraceni, sotto il governo dell'abate Mellino.
Miracoli postumi e peregrinazioni delle reliquie
Le reliquie di Walberto operano numerose guarigioni e proteggono il monastero contro le invasioni normanne e le spoliazioni signorili.
Qualunque sia questa congettura, è certo che numerosi miracoli si operarono in seguito, per la virtù delle reliquie di san Walberto. Adso, che li racco nta, Adson Monaco di Luxeuil e agiografo del X secolo. ci dice in generale che la vista fu resa ai ciechi, il piede agli zoppi, la salute ai malati, il vigore agli infermi, la consolazione ai cuori afflitti. Segnala poi diversi prodigi in particolare. Così, durante l'invasione dei Normanni, nell'888, l'urna del santo abat invasion des Normands Minaccia militare nell'887 che provocò il trasferimento delle reliquie a Digione. e, che già non si trovava più nella chiesa di Luxeuil, fu trasportata al villaggio di Herly, di cui i Barbari si erano impadroniti: subito questi stessi Barbari, trascinati come da una forza segreta, abbandonano il paese, e un giovane libertino, che si avvisa di insultare i monaci, è improvvisamente colpito da idiotismo. In un altro borgo, che potrebbe ben essere la città di Provins, si trovava un personaggio abbastanza considerevole che ne rivendicava il possesso a pregiudizio del monastero: vi si trasferirono ugualmente le sante reliquie e, alcuni giorni dopo, questo temerario espiava la sua colpa con una caduta mortale. In Alsazia, dove i religiosi passarono carichi del loro tesoro, la guarigione di due ciechi e di due uomini paralizzati in tutti i loro membri attirò sui confini della contea di Montbéliard una folla innumerevole di curiosi, se non di persone devote nei confronti del nostro Santo. Presso i Varaschi, due nuove guarigioni, ancora più eclatanti, finirono di legare al giogo della fede queste popolazioni recentemente convertite da sant'Eustasio. Non vi fu fino agli oggetti di cui san Walberto si era servito, ai quali Dio non volesse attribuire una virtù soprannaturale: e ne abbiamo acquisito la prova certa in tempi più vicini a noi. Un vaso che gli è appartenuto, e che ci è stato trasmesso da una costante tradizione, è stato, in diverse circostanze, il mezzo di cui Dio si è servito per ricompensare la pietà dei fedeli: «Questo vaso, di semplice radice», dice uno storico del secolo scorso, «è stato lo strumento di un'infinità di guarigioni: i febbricitanti si affrettano ancora a bervi, e ad imitare a questo proposito la pia antichità, e, come essa, vi provano il potere del santo abate di Luxeuil: ne ho visto degli effetti che hanno del prodigioso; ne devo rendere qui una testimonianza solenne». È così che gli amici di Dio sono onorati e glorificati. Mentre le ossa dell'empio, piene dei vizi della sua giovinezza, dormono nella tomba, le spoglie di coloro che hanno vissuto santamente fremono, e il loro corpo inanimato profetizza ancora.
Culto e memoria contemporanea
Il culto di Valberto rimane vivo nella Franca Contea, segnato dalla conservazione delle sue reliquie e dal restauro del suo eremo nel XIX secolo.
Il nome di san Valberto è sempre stato in venerazione in Borgogna, in Svizzera e soprattutto nella diocesi di Besançon. Nessuno dei santi che hanno onorato il monastero di Luxeuil ha ottenuto, nella Franca Contea, un culto così popolare. Un gran numero di parrocchie lo invoca ancora oggi come patrono e, per lungo tempo, le popolazioni sono accorse alla chiesa dell'abbazia per prostrarsi davanti alla sua cassa e invocare, presso la sua tomba, colui che era stato ammirato durante la sua vita. Nel X secolo, un dotto monaco di Luxeuil, Adsone, scrisse il racconto dei numerosi miracoli che si operarono per intercessione del santo abate.
Nel XII secolo, vediamo un monastero posto sotto il titolo del nostro Santo. È il priorato di Saint-Walbert-lez-Héricourt, che dipendeva dall'abbazia di Luxeuil. Ma un luogo ancora più colmo del suo ricordo è l'eremo di san Valberto, situato a una lega da Luxeuil, in una valle circondata da una cintura di boschi e rocce. È lì che si vede ancora la grotta, scavata nel suolo, dove l'illustre solitario visse a lungo solo con Dio, dopo aver rinunciato al mondo e alle sue illusioni. Lì, tutto parla di lui: il suo nome inciso sulle pareti, la statua dove è rappresentato nell'atteggiamento della preghiera e quella solitudine dove, liberato dal tumulto del mondo, passeggiava con il pensiero in mezzo agli splendori del paradiso, godendo così nel deserto della compagnia degli angeli.
Nel 1570, una cappella in onore di san Valberto fu eretta e consacrata in questi luoghi per cura di Guillaume, sacrestano dell'abbazia. Questo oratorio, che appartiene oggi al seminario di Luxeuil, è stato restaurato nel 1846. Fino a pochi anni fa, una festa popolare, che si celebrava il giorno dopo Pasqua, attirava ancora all'eremo di san Valberto le popolazioni vicine. Le reliquie del nostro Santo sono state spesso trasportate in Alsazia, in Champagne e fino in Piccardia, nelle terre che egli aveva donato al suo monastero. Ma venivano sempre riportate a Luxeuil, dove erano conservate in una cassa di vermeil, ad eccezione della sua testa, racchiusa in un busto d'argento. Uno dei suoi ossi è ancora oggi depositato in una teca adeguata ed esposto alla venerazione dei fedeli nella cappella del seminario di Luxeuil. Sua Eminenza il cardinale Matthieu, arcivescovo di Besançon, ne ha constatato l'autenticità il 17 febbraio 1852. Il seminario di Luxeuil possiede anche la scodella di cui questo Santo si serviva nel monastero. È in questo vaso che bev écuelle Oggetto appartenuto al santo, utilizzato per guarigioni miracolose. evano i malati che speravano di ottenere la guarigione per intercessione del santo abate.
Il nome di san Valberto è iscritto al 2 maggio in diversi martirologi e in alcuni calendari redatti fin dalla fine dell'VIII secolo, al tempo di Carlo Magno. Tritemio, Bucello, H. Menard, du Saussay, Wien, Moïanne e Chatelain ne fanno ugualmente memoria. — Cfr. Bailliot, 2 maggio; Moines d'Occident, t. II; Saints de Franche-Comté, t. II.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Carriera militare presso i Franchi
- Ingresso nel monastero di Luxeuil e donazione dei suoi possedimenti
- Vita eremitica nella cavità di una roccia per diversi anni
- Elezione a terzo abate di Luxeuil dopo il rifiuto di Gallo
- Ottenimento del privilegio di esenzione dall'autorità episcopale presso papa Giovanni IV
- Governo dell'abbazia per quarant'anni
Miracoli
- Ritirata degli invasori normanni a Herly in presenza della sua teca
- Caduta mortale di un usurpatore a Provins
- Guarigioni multiple (ciechi, storpi) in Alsazia e presso i Varaschi
- Guarigioni ottenute tramite l'uso della sua scodella di radice
Citazioni
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Dio vuole che, operando il bene, voi chiudiate la bocca all'ignoranza degli stolti.
1 Pt 2,15 (in epigrafe)