Quinto abate di Cluny nell'XI secolo, Odilone è celebre per aver istituito la commemorazione dei defunti il 2 novembre. Grande diplomatico e promotore della Tregua di Dio, si distinse per la sua immensa carità verso i poveri e il suo zelo per il suffragio dei defunti. Morì a Souvigny dopo aver guidato il suo ordine per cinquantasei anni.
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SANT'ODILONE, ABATE DI CLUNY.
Fonti e origini
La biografia si basa sui racconti di Pier Damiani e del discepolo Jotsaud. Odilone nasce in Alvernia nel 962 all'interno di una famiglia nobile e pia.
Riporteremo qui, con maggiore libertà, le azioni ammirevoli di questa grande luce dell'Ordine di Cluny, attingendole da due fonti purissime, nelle quali non si deve temere che vi sia alcuna mescolanza di errore. Intendo parlare della vita scritta dal beato Pier Damiani, cardinale e vescovo di Ostia, su sollecitazione di sant'Ugo, successore dello stesso sant'Odilone nell'abbazia di Clun y; e di un'a saint Odilon Abate di Cluny nel X secolo, istitutore della commemorazione dei defunti nel suo ordine. ltra, composta da uno dei suoi discepoli, chiamato Lotsalde o Jotsaud, che ebbe l'onore di dimorare a lungo con lui e di essere testimone di gran parte delle meraviglie che Dio operò per suo mezzo.
Nacque in Alvernia, da genitori illustri secondo Dio e secondo il mondo, nell'anno del Signore 962, sotto il regno di Ottone I in Germania e di Lotario in Francia, durante il pontificato di papa Giovanni XII. Suo padre, signore di Mercœur, si chiamava Beraldo, soprannominato il Grande, sia per la grandezza del suo coraggio nelle armi, sia per una probità e una sincerità così riconosciute che si prestava più fede alle sue parole che ai giuramenti e alle imprecazioni di chiunque altro. Sua madre si chiamava Gerberga; dopo la morte del marito, con il quale aveva sempre vissuto in perfetta obbedienza e onestà, si fece religiosa a Saint-Jean d'Autun, dove perseverò a lungo nell'esercizio di tutte le virtù, lasciando in punto di morte una grande reputazione di santità. Ebbe anche diversi fratelli che si resero celebri nel mondo e una sorella di nome Blismonda, badessa, che visse quasi cento anni, servendo Dio notte e giorno nell'esatta osservanza della regola. Essendo ancora bambino e sotto la custodia di una nutrice, il nostro Santo divenne talmente paralizzato in tutte le membra da non poterle muovere: fu guarito da questo male in modo assai straordinario. Un giorno, mentre suo padre si recava in campagna con tutta la sua famiglia, accadde che, passando per un villaggio dove era necessario fermarsi, la nutrice lo lasciò per un istante alla porta di una chiesa dedicata alla santa Vergine. Questo bambino, vedendosi solo, si agitò a tal punto da rotolare poco a poco fino all'altare, dove, aggrappandosi al paramento, si sforzò di levarsi in piedi; per una miracolosa assistenza della stessa Vergine, le sue membra si sciolsero, si mise in piedi e cominciò a correre di qua e di là attorno all'altare.
L'ascesa monastica
Dopo gli studi a Brioude, Odilone entra a Cluny sotto san Maiolo. Diventa rapidamente coadiutore e poi abate generale, sviluppando considerevolmente l'Ordine.
Non sappiamo nulla di particolare sulla sua giovinezza, se non che la trascorse nello studio delle scienze e nella pratica della pietà. All'età di 26 anni, ricevette la tonsura clericale nella chiesa di San Giuliano, a Brioude, e poco tempo dopo entrò nell'Ordine di Cluny, dove fu accolto da san Maiolo che n saint Mayeul Quarto abate di Cluny e predecessore di Odilone. e era il terzo abate, o il quarto contando Bernone, suo fondatore, e primo abate di Guiniac (990). Ci sono alberi che portano frutti solo molto tempo dopo essere stati piantati; ma sant'Odilone ne portò subito di così eccellenti e in tale abbondanza, che era al tempo stesso motivo di stupore e un perfetto modello di virtù per tutto quel grande monastero. Perciò san Maiolo lo scelse come suo coadiutore nel 991, sebbene il giovane professo avesse solo ventinove anni. Tre anni ancora dopo, il santo abate, ammalatosi a Souvigny-en-Bourbonnais, non ebbe alcuna difficoltà a designarlo come suo successore. I religiosi di Cluny sottoscrissero ben volentieri questa scelta del loro santo Padre; di modo che il giovane Odilone, dopo essere stato eletto canonicamente e ordinato sacerdote da Leutaldo, arcivescovo di Besançon, fu posto, nonostante tutte le sue resistenze, su quella cattedra abbaziale che era a capo di tutto l'Ordine. Non si era sperato invano che il suo governo sarebbe stato felice; appena fu elevato su quel candelabro, diffuse da ogni parte un'ammirabile luce. Ingrandì meravigliosamente quel santo Ordine di cui era abate generale; costruì nuovi conventi; ristabilì gli antichi che la miseria delle guerre o altri incidenti avevano rovinato. Perfezionò quelli che erano i più fiorenti, e soprattutto quello di Cluny di cui abbellì la chiesa, aumentò gli edifici e rifì il chiostro tutto a nuovo, mettendovi colonne di marmo al posto di quelle di legno che vi erano in precedenza. Infine, riunì un gran numero di santi religiosi che resero la sua congregazione molto illustre in tutto il mondo.
Devozione e purezza
L'abate si distingue per una vita di preghiera intensa, una profonda devozione mariana e una castità esemplare che gli vale il soprannome di «vergine centenario».
Questa sollecitudine pastorale era sostenuta da tutte le virtù; egli aveva una devozione così costante che, nei cinquantasei anni in cui fu sacerdote e abate, a stento passò un solo giorno senza offrire il venerabile sacrificio della messa, sebbene la moltitudine dei suoi affari, l'incomodità dei suoi viaggi e i dolori acuti da cui era spesso tormentato, sembrassero rendere questa grande regolarità quasi impossibile. Così, essendo sul letto di morte e volendo conoscere il numero di messe che aveva celebrato, ne fece fare il conto solo su quello dei giorni trascorsi dal tempo della sua ordinazione. Era molto assiduo nella lettura dei libri divini, nella salmodia e nell'orazione mentale, e compiva i suoi esercizi con tale ardore e pietà che spesso li accompagnava con sospiri, gemiti e una grande abbondanza di lacrime. Persino il suo sonno non trascorreva senza pregare; si addormentava recitando salmi e cantici spirituali, e li continuava sempre come se fosse stato sveglio. A questa devozione verso Dio rispondeva un affetto singolare per la santa Vergine. Non essendo ancora religioso, si offrì a lei con la corda al collo, ai piedi di un altare a lei dedicato, per essere suo servitore perpetuo. Quando nel coro si cantava questo versetto del Te Deum: Tu, ad liberandum suscepturus hominem, non horruisti virginis uterum, «Signore Gesù, per rivestirti della carne umana, non hai disdegnato il seno di una vergine», entrava in un tale sentimento di rispetto per lei che non poteva fare a meno di prostrarsi fino a terra, e ogni volta che pronunciava o sentiva pronunciare il nome di Maria, provava una gioia estrema e faceva un profondo inchino. Si sforzava soprattutto di piacerle attraverso l'amore per la purezza, e questa virtù era così profondamente entrata nel suo cuore che in un'estrema vecchiaia mostrava ancora la circospezione e il pudore di una giovane vergine; veniva persino chiamato la vergine di cent'anni, Virgo centenarius.
La carità durante la carestia
Durante la grande carestia del 1030, Odilone esaurisce le risorse di Cluny e vende i tesori della chiesa per nutrire i poveri, percorrendo le città per raccogliere fondi.
La sua carità e la sua misericordia per il prossimo erano meravigliose: egli era l'occhio dei ciechi, il piede degli zoppi, la consolazione degli afflitti, la speranza degli infelici, la ricchezza dei poveri e il nutrimento di coloro che soffrivano la fame. Talvolta elargiva l'elemosina con tale profusione che sembrava essere prodigo piuttosto che liberale, e quando gli si faceva qualche rimostranza, diceva che preferiva essere giudicato con misericordia per aver un po' ecceduto nella misericordia, piuttosto che essere giudicato senza pietà per non aver avuto pietà delle calamità del prossimo.
Una delle più crudeli carestie di cui la storia faccia menzione desolava allora il regno di Francia. Iniziò nell'anno 1030 e durò tre anni, durante i quali piogge quasi continue impedirono ai raccolti e agli altri frutti della terra di giungere a maturazione. Dire quante miserie e atroci sofferenze vi furono in quell'epoca sarebbe cosa difficile. La Chiesa fu allora la Provvidenza dei disgraziati affamati. Il monastero di Cluny era uno dei più ricchi del mondo cristiano; sant'Odilone lo rese povero per alleviare la miseria pubblica. Per il sostentamento dei suoi religiosi, si affidava alle cure della Provvidenza; ma per quello dei poveri, credeva che si dovessero innanzitutto impiegare i beni del suo monastero. La sua liberalità era così grande che fu accusato di profusione: rimprovero che in tali circostanze è un vero elogio. Quando il santo abate ebbe esaurito le provviste del suo monastero, vendette i calici, i vasi sacri e gli ornamenti preziosi della sua chiesa, e non risparmiò nemmeno la corona d'oro che l'imperatore sant'Enrico aveva donato a San Pietro di Cluny. Poiché nonostante ciò le sue entrate e i suoi tesori erano troppo modesti per alleviare la miseria di tutti i poveri, andava di città in città e di castello in castello, al fine di spronare i principi, i signori e le persone ricche, tanto ecclesiastici quanto laici, ad aprire le loro borse per alleviare le necessità pressanti di tanti miserabili. Si assicura che abbia preservato, con questo mezzo, diverse migliaia di persone da una morte crudele, in cui la carestia le avrebbe precipitate. Un giorno, andando da Saint-Denis a Parigi, incontrò sulla strada maestra due bambini morti di fame e di freddo, che erano esposti alla vista dei passanti: un oggetto così tragico lo riempì di dolore e di compassione; scese da cavallo e, spogliandosi della camicia di saio che portava, li avvolse con le proprie mani e, avendo ingaggiato dei becchini per seppellirli, li condusse egli stesso alla sepoltura. Chi può dubitare che non abbia eguagliato, con questa azione, quella che ha reso san Martino così celebre e glorioso in tutta la Chiesa? Un'altra volta, un lebbroso avendolo fatto supplicare di andarlo a visitare, il Santo non solo andò a vederlo, ma lo abbracciò e si intrattenne a lungo con lui, senza che una malattia così infetta fosse capace di ispirargli orrore.
Segni e prodigi
Numerosi miracoli gli vengono attribuiti: guarigioni di ciechi e lebbrosi, moltiplicazione del vino e protezione divina durante i suoi viaggi.
Questa grande misericordia, di cui il suo cuore era colmo, lo portava talvolta a compiere miracoli in favore di coloro che vedeva nella miseria. Restituì la vista al figlio di uno dei suoi fittavoli, che era cieco dalla nascita; guarì un novizio del suo monastero di Paternac, che era crudelmente afflitto da scrofola; in un altro dei suoi monasteri, situato sul monte Giura, liberò un bambino, di nome Gerardo, che soffriva spesso del mal caduco, facendolo comunicare alla sua messa e dandogli da bere, nel calice di san Maiolo, dell'acqua santificata dalla sua benedizione; un uomo nobile, essendo stato pericolosamente ferito a un occhio da una scheggia di legno e soffrendovi grandi dolori, fu da lui guarito con il segno della croce; soccorse, con lo stesso segno, un ecclesiastico di Tours che aveva un carbonchio al braccio; infine restituì l'intelligenza a un gentiluomo che la follia portava a tali eccessi che, abbandonata la sua casa, correva senza pudore e lanciava grida orribili nelle campagne. Così, attingeva incessantemente dal fondo di Dio e dal tesoro infinito della sua potenza, per sollevare ogni sorta di bisognosi e per soddisfare le inclinazioni della sua carità. Nostro Signore, da parte sua, compiva spesso altri prodigi per ricompensare questa carità e per mostrare quanto essa gli fosse gradita. Un giorno, mentre il Santo passava per uno dei suoi monasteri chiamato San Martino, fu visitato da un gran numero di religiosi che venivano a ritemprarsi nell'unzione spirituale di cui i suoi discorsi erano sempre pieni. La sua carità lo obbligò a trattenerli la sera con lui e a far servire loro il pesce che era stato destinato a lui; ma sebbene ce ne fosse assai poco, nondimeno tutti ne furono pienamente saziati, e ne restò ancora abbondantemente per i domestici e per i poveri. Un'altra volta, aveva fatto distribuire a dei poveri viaggiatori tutto il vino che veniva trasportato per il suo ristoro e quello della sua compagnia; quando poi ci si mise a tavola, si trovarono i recipienti pieni di vino come se non vi si fosse toccato nulla. Questa moltiplicazione o riproduzione del vino è avvenuta anche in altre occasioni.
Istituzione della Commemorazione dei Defunti
Ispirato da rivelazioni sul purgatorio, Odilone istituisce il 2 novembre come giorno di preghiera per i defunti, pratica poi adottata dalla Chiesa universale.
È tempo di parlare di ciò che ha maggiormente brillato nella carità di sant'Odilone, e di ciò che lo ha reso più celebre e glorioso in tutta la Chiesa, intendo dire il suo zelo per il sollievo e la liberazione delle anime del purgatorio. La pratica di pregare per esse è stata in uso fin dal tempo della legge scritta, come è facile vedere nella storia dei Maccabei. Impariamo anche, dai santi Padri e dalle antiche liturgie, che essa è sempre stata osservata molto religiosamente fin dal tempo degli Apostoli; ma non vi era alcun giorno, nel corso dell'anno, che le fosse particolarmente dedicato. Sant'Odilone fu il primo a compiere questa pia istituzione. Egli aveva avuto grande cura, fin dai primi anni della sua prelatura, di far compiere, nel suo Ordine, molte preghiere, digiuni ed elemosine, di offrire spesso, e di far offrire il sacrificio incruento del corpo e del sangue di Gesù Cristo, per queste anime sofferenti e oppresse sotto il peso della giustizia di Dio. Ma la sua compassione per esse crescendo di giorno in giorno, volle provvedere loro, per i secoli a venire, di un soccorso ordinario che non potesse essere così facilmente interrotto. Fu inoltre spinto da rivelazioni che furono fatte ad alcuni dei suoi monaci, e in particolare a un santo eremita.
Un religioso francese, di ritorno da Gerusalemme, fu gettato dalla tempesta in un'isola vicina alla Sicilia, dove incontrò un eremita che vi trascorreva i suoi giorni in un'austera penitenza, non avendo per abitazione che una caverna. Questo santo recluso lo ricevette molto caritatevolmente; e avendo appreso che era francese di nazione, chiese notizie di Cluny e del suo abate così celebre in tutto il mondo, e gli disse: «Qui vicino ho visto spesso fiamme spaventose e fuochi che sembrano essere capaci di divorare tutto questo paese: escono dagli abissi della terra, elevando con loro un milione di anime, che sopportano tormenti insopportabili ed espiano i loro peccati in questo incendio. Esse lanciano grida lamentevoli, in mezzo alle quali ho distinto gli orribili urli dei demoni che ho visto, sotto forme spaventose, lamentarsi con rabbia del fatto che molte di queste anime vengono loro sottratte prima del tempo e sono condotte al cielo in trionfo, grazie alle preghiere, ai sacrifici e alle penitenze di tutti i fedeli, e specialmente alle continue mortificazioni, ai sacrifici e alle preghiere dell'abate di Cluny e dei suoi religiosi, che si dedicano a quest'opera di carità e di fervore con più zelo di tutti i figli della Chiesa». Detto ciò, esortò vivamente il religioso, non appena fosse arrivato in Francia, a darne avviso a quel buon abate e a pregarlo da parte sua di continuare e raddoppiare i suoi santi esercizi, e di spingere i suoi religiosi a fare lo stesso per la gloria di Dio, per la liberazione delle povere anime del purgatorio, e per la confusione dei demoni, che sono alla disperazione quando si toglie loro il mezzo di nuocere al genere umano. Il religioso, giunto in Francia, si recò prontamente a Cluny, dove raccontò a sant'Odilone ciò che aveva udito; questi ne concepì una grande gioia e fece pregare tutti i monasteri sotto la sua dipendenza di rendersi più zelanti che mai in questi caritatevoli esercizi.
Fu allora che stabilì che, ogni anno, il secondo giorno di novembre, che è il giorno successivo alla festa di tutti i Santi, si facesse nei monasteri della sua obbedienza la Commemorazione di tutti i fedeli defunti, e che questo giorno fosse interamente consacrat Commémoraison de tous les fidèles défunts Istituzione liturgica creata da Odilone per sollevare le anime del purgatorio. o a procurare loro, presso Dio, la remissione delle loro pene e il loro beato ingresso nel regno dei cieli. La Chiesa universale ha trovato questa ordinanza così ragionevole, che se l'è appropriata e ne ha fatto una legge per tutti i fedeli, come è espressamente notato nel Martirologio romano, al primo giorno di gennaio. Il papa Benedetto VIII fu uno dei principali a risentire gli effetti di ques ta caritatevole pape Benoît VIII Papa sostenuto da Enrico II contro un antipapa. compassione del nostro Santo; poiché il beato Pier Damiani, e molti autori dopo di lui, raccontano che, essendo stato condannato a un lungo purgatorio, ne fu liberato dai suoi suffragi e da quelli dei suoi figli spirituali. Questo fatto fu rivelato a Eldeberto, religioso di santa vita e consumato negli esercizi della misericordia verso i poveri.
Un mediatore europeo
Consigliere di papi e imperatori, rifiuta l'arcivescovado di Lione e svolge un ruolo diplomatico di primo piano, in particolare per la città di Pavia e il regno di Polonia.
Dopo esserci soffermati così a lungo sulla carità di sant'Odilone, bisogna dire una parola sulle sue altre virtù. La sua prudenza e la sua discrezione erano così riconosciute che i papi stessi, gli imperatori e i re lo consultavano come un oracolo e tenevano in grandissima considerazione i suoi pareri. Con quale abilità non preservò la città di Pavia, a lui molto cara, dagli omicidi e dall'incendio da cui era minacciata, sotto gli imperatori Enrico e Corrado! Quale saggezza non mostrò quando gli ambasciatori di Polonia vennero da lui per richiedere il loro re Casimiro, che si era rifugiato nel suo monastero di Cluny, vi aveva preso l'abito, fatto professione e persino ricevuto l'ordine del diaconato! Un altro, meno discreto di lui, o avrebbe vilmente concesso ciò che chiedevano, vinto dalle loro ragioni e dalle loro lacrime, o li avrebbe al contrario disperati con un rifiuto impietoso; ma il Santo seppe così bene temperare ogni cosa, che li accontentò senza concedere loro nulla; li rimandò al Sommo Pontefice, facendo loro sperare che Sua Santità avrebbe avuto riguardo per la salvezza di quel grande regno, che sembrava dipendere dal ristabilimento del suo re legittimo. La sua giustizia non era minore della sua prudenza. Non faceva mai alcun torto a nessuno, ma era molto esatto nel rendere a ciascuno ciò che gli era dovuto. Onorava i suoi superiori, amava i suoi pari, vegliava con molta cura sui suoi inferiori. Per questo il suo storico assicura che era ovunque considerato e rispettato come un angelo. I lavori continui ai quali il dovere del suo ufficio lo obbligava, e mille altri che intraprendeva per il bene della Chiesa e dello stato monastico, e per il sollievo dei popoli, hanno spesso mostrato quanto il suo coraggio e la sua pazienza fossero invincibili. Ne diede ancora grandi prove nelle malattie acute da cui fu tormentato; poiché non aveva allora altra lamentela in bocca, se non che non soffriva quanto i suoi peccati meritavano.
Possedeva eccellentemente quelle due virtù che Nostro Signore vuole che impariamo dal suo esempio, la dolcezza e l'umiltà. La sua dolcezza era così meravigliosa che i più zelanti se ne lamentavano talvolta, riconoscendovi dell'eccesso; ma egli rispondeva loro, con spirito tranquillo, che, se doveva essere dannato, preferiva che fosse per essere stato troppo dolce che per essere stato duro e crudele. Non c'era nulla di così umile né di così modesto come lui. Gli onori che gli venivano resi, sia dai religiosi, sia dagli abati, suoi confratelli, sia dai principi ecclesiastici o laici, gli erano insopportabili. Non si poté mai obbligarlo ad accettare l'arcivescovado di Lione, sebbene tutto il clero e il popolo lo chiedessero con molta insistenza, e che il papa Benedetto IX lo avesse nominato a tale dignità e gli avesse persino inviato il pallio e l'anello per costringerlo a piegare le spalle sotto un peso di tale importanza.
Essendo a Montecassino, fu pregato dall'abate Tebaldo, che nutriva una singolare venerazione per i suoi meriti, di celebrare la messa solenne nel giorno di san Benedetto: ben lungi dal ritenersi degno di tale onore, non volle nemmeno prendere il pastorale, o il bastone pastorale, che quell'abate gli presentava come segno della sua prelatura. L'unica grazia che gli chiese fu che gli fosse permesso di baciare umilmente i piedi di tutti i religiosi della sua comunità; e, avendola infine ottenuta con una santa importunità, lo fece con tanto affetto e una così grande dimostrazione di disprezzo di sé, che riempì di stupore tutti coloro che lo videro e trasse loro le lacrime dagli occhi. Quando voleva operare qualche guarigione miracolosa, aveva questa accortezza, che non poteva venire che da un'umiltà consumata: dava da bere dell'acqua ai malati nel calice di san Maiolo, affinché il miracolo non fosse attribuito ai suoi meriti, ma a quelli del Santo. Che dirò della sua austerità e del rigore estremo che esercitava contro il suo corpo? Dormiva pochissimo, portava continuamente un cilicio, si stringeva di tanto in tanto le membra con legami di ferro che gli causavano dolori insopportabili, si estenuava con lunghissimi digiuni e, sebbene si trovasse ordinariamente in refettorio con i suoi religiosi e che, per evitare la singolarità, vi mangiasse ciò che gli veniva servito, tuttavia ne mangiava in così piccola quantità che irritava il suo appetito invece di saziarlo.
Questa ammirevole riunione di tutte le virtù lo faceva amare da tutti. Fu estremamente caro ai papi, agli imperatori e ai re che regnarono ai suoi tempi, e principalmente al papa Clemente II, agli imperatori sant'Enrico e Enrico III, al nostro piissimo re Roberto, figlio di Ugo Capeto, a Enrico I di Francia, a santo Stefano, re d 'Ungheria Henri III Imperatore presente al momento dell'annuncio della morte di Bardon. , e a Sancho il Grande, re di Spagna. In qualunque luogo andasse, sia in Francia che in Italia, vi era ricevuto con gioia e plauso generale; e si radunava attorno a lui un così gran numero di religiosi, che il B. Fulberto, vescovo di Chartres, lo chiamava per questo l'Arcangelo dei religiosi.
Trapasso e posterità
Odilone muore a Souvigny nel 1049. Le sue reliquie, a lungo venerate, furono distrutte durante la Rivoluzione francese nel 1793.
Una vita così santa e meravigliosa non poteva mancare di essere coronata da una bella morte. Prima che essa giungesse, sant'Odilone fu tormentato per cinque anni da gravissime malattie e cadde in un grande languore. Credendosi vicino alla fine, volle rendere i suoi ultimi doveri alle tombe dei beati apostoli san Pietro e san Paolo, e per questo si recò a Roma. Il papa Damaso II, che fu eletto verso quel tempo (1048), gli diede testimonianze di una perfetta amicizia e si intrattenne spesso con lui. Tutto ciò che vi era di più considerevole a Roma gli fece visita, e soprattutto Lorenzo, arcivescovo di Amalfi, illustre per la sua scienza e per la sua pietà, che contrasse una stretta amicizia con lui. Desiderava terminare la sua carriera in questa grande città, sotto la protezione dei santi Apostoli; ma Dio avendogli restituito la salute, dopo un soggiorno di quattro mesi, si credette obbligato a tornare in Francia, nella sua abbazia di Cluny. Vi passò ancora quasi un anno, in un'orazione continua e in un'austerità straordinaria, per prepararsi meglio alla morte. In seguito, sentendo un po' di vigore, intraprese di fare un'ultima volta la visita dei suoi monasteri, persuadendosi che non poteva finire più gloriosamente i suoi giorni che nell'esercizio del suo incarico. Essendo arri vato a S Souvigny Luogo di morte e di sepoltura di San Maiolo. ouvigny, nel Borbonese (oggi dipartimento dell'Allier, a 15 km a sud-ovest di Moulins), dove abbiamo già detto che san Maiolo, il suo predecessore, era deceduto, predicava al popolo i misteri dell'avvento e della nascita temporale di Nostro Signore, la cui festa era vicina, quando sentì rinnovarsi i suoi antichi dolori: predisse allora che sarebbe morto verso la festa della Circoncisione, cosa che l'evento giustificò; poiché la notte stessa di questa festa, dopo aver ricevuto tutti i sacramenti che la Chiesa conferisce all'ora della morte, e bagnato il suo letto con le lacrime di una santa compunzione, rimise tranquillamente la sua anima tra le mani del suo Dio. La purezza ammirevole della sua vita, unita alle sue ammirevoli penitenze, non impedì al demonio di presentarsi a lui al tempo della sua agonia, con una figura spaventosa, per spaventarlo e portarlo al peccato. Ma il Santo, fortificato dalla grazia di Dio a cui era sempre stato fedele, respinse questo mostro così vigorosamente, che lo costrinse a scomparire. La sua morte avvenne il primo giorno dell'anno 1049 o (secondo alcuni, che credono che morì prima di mezzanotte) l'ultimo giorno dell'anno 1048. Aveva ottantasette anni, di cui ne aveva passati ventisei nel mondo, cinque nel chiostro prima di essere abate, e cinquantasei nell'incarico di abate. Apparve la notte stessa della sua sepoltura a un religioso chiamato Gregorio, e, la Quaresima seguente, a un virtuoso ecclesiastico chiamato Alberone, e rivelò loro la sua felicità. Il suo corpo, dopo essere rimasto per quasi trecento anni nella tomba, ne fu rimosso, con molta solennità, il 24 giugno dell'anno 1345, da Ruggero il Forte, arcivescovo di Bourges, con il permesso di Clemente VI, alla presenza di altri due vescovi e di diversi abati, priori e altri personaggi ecclesiastici; e, essendo stato messo in un'urna, fu collocato molto onorevolmente nella chiesa del priorato di Souvigny. Una prima traslazione aveva avuto luogo sotto il pontificato di Urbano II, che era stato monaco di Cluny; se ne celebrava la festa il 13 novembre. Si faceva anche una commemorazione annuale della scoperta del suo corpo il 13 maggio, e un'altra della ricezione del suo capo, il 19 aprile. Tutte queste feste provano quanto fosse celebre il culto di sant'Odilone. Prima del saccheggio dei Calvinisti, si vedeva nella chiesa di Cluny la statua in vermeil del nostro santo abate; portava una mitra arricchita di zaffiri; ai piedi della statua, quattro angeli d'argento erano seduti su uno sgabello sostenuto da quattro leoni dello stesso metallo.
Le reliquie di sant'Odilone furono bruciate nel 1793, con tutti i ricchi ornamenti e tutte le preziose reliquie che racchiudeva il tesoro del priorato di Souvigny. Si vedono ancora nella chiesa due specie di urne o armadi in pietra di Apremont riccamente scolpiti. È un piccolo monumento del XV secolo. I ritratti di due grandi santi, Maiolo e Odilone, sono dipinti sui pannelli delle due porte; ma il reliquiario è completamente vuoto. Il nome di sant'Odilone è ancora in venerazione nella parrocchia di Souvigny; lo è molto meno tuttavia di quello di san Maiolo, il suo predecessore.
Il priorato di Souvigny sussiste ancora in grandissima parte; ma è diventato un'abitazione privata che si degrada purtroppo ogni giorno. L'appartamento del priore, separato interamente da quello dei monaci, è in miglior stato di conservazione. Il magnifico recinto annesso al priorato e al monastero è stato tagliato da una strada da circa dieci anni.
Si possiede ancora la bella chiesa principale, diventata chiesa parrocchiale dopo il ripristino del culto. È, nonostante le mutilazioni subite nel 1793, il monumento più bello e più completo del Borbonese. Le sue vaste dimensioni, la varietà dei suoi generi di architettura, la severità dello stile romanico delle navate laterali, la ricchezza delle sue cappelle ogivali che racchiudono la tomba dei duchi di Borbone, la bellezza del santuario, ne fanno la meraviglia della provincia. Ha bisogno di un pronto restauro per salvarla da una rovina imminente. Apprendiamo con piacere che si sta per soddisfare su questo punto il desiderio di tutti gli amici dell'arte.
La Tregua di Dio e gli scritti
Contribuisce all'istituzione della Tregua di Dio e lascia un'opera letteraria che comprende sermoni e le biografie di santa Adelaide e san Maiolo.
San Odilone contribuì molto, insieme al B. Riccardo, abate di Saint-Vannes, di Verdun, a far accogliere l a tregua di D trêve de Dieu Convenzione di pace medievale che limitava i giorni di guerra. io, convenzione tra i signori con la quale si impegnavano a cessare ogni ostilità dal mercoledì sera fino al lunedì mattina, per rispetto dei giorni in cui si sono compiuti gli ultimi misteri della vita di Gesù Cristo. La prima tregua di Dio fu stabilita in un sinodo tenutosi a Elne, nel Rossiglione, nel 1027.
Odilone era succeduto a un Santo ed ebbe un Santo come successore: sant'Ugo di Cluny. Ebbe anche altri discepoli molto illustri, tra i quali si può annoverare Ildebrando, che fu in seguito Sommo Pontefice con il nome di san Gregorio VII.
## SCRITTI DI SAN ODILONE.
Abbiamo di san Odilone diversi sermoni sulle feste di Nostro Signore e della santa Vergine: lettere e poesie, in Bibl. Clun., p. 370, e in Bibl. Patr., tom. XVII, p. 653. Dom Martène ha pubblicato Anecdot., tom. V, due nuovi sermoni, sotto il nome del Santo. San Odilone scrisse, verso l'anno 1047, la vita di santa Adelaide, nella quale si qualif ica come frat. Odilo, vie de sainte Adélaïde Opera agiografica redatta da Odilone verso il 1047. Cluniensium pauperum cunctorum peripsema. Bannage, in Lec., Ant. Canisii, tom. III, part. 1, p. 71, vuole sottrarre al Santo l'onore di quest'opera; la considerò persino come la produzione di un cortigiano ambizioso e affamato, che faceva la corte all'imperatrice per ottenerne denaro, cariche e onori. Ma è stato solidamente confutato da Dom Rivet, Hist. litt. de la Fr., tom. VII, p. 418, e da Dom Coillier, tom. XX, p. 237, antica edizione. San Odilone ha dato anche la vita di san Maiolo.
Le fonti da cui abbiamo attinto questa biografia si trovano in Bollandus, al primo giorno di gennaio. Il Martirologio romano fa anche menzione di san Odilone in questo giorno, come abbiamo visto, tuttavia, la festa è rimandata nel suo Ordine al secondo giorno, poiché il primo è occupato dalla solennità della Circoncisione di Nostro Signore.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita in Alvernia (962)
- Guarigione miracolosa dalla paralisi in una chiesa della Vergine
- Tonsura clericale a Brioude (988)
- Ingresso nell'Ordine di Cluny (990)
- Elezione a coadiutore (991) e poi Abate di Cluny (994)
- Istituzione della Commemorazione di tutti i fedeli defunti (2 novembre)
- Promozione della Tregua di Dio
- Morto a Souvigny all'età di 87 anni
Miracoli
- Guarigione dalla sua paralisi infantile davanti a un altare della Vergine
- Moltiplicazione del vino per i suoi religiosi e per i poveri
- Trasformazione dell'acqua in vino a Orval
- Riparazione miracolosa di un vaso di cristallo infranto
- Attraversamento di fiumi senza bagnarsi i piedi
Citazioni
-
Preferisco essere giudicato con misericordia per aver ecceduto un po' nella misericordia, piuttosto che essere giudicato senza pietà per non aver avuto pietà delle calamità del prossimo.
Testo fonte -
Io dormo, ma il mio cuore veglia per voi!
Cantico dei Cantici (citato dall'autore)