2 maggio 10° secolo

Santa Viborada

Guiborat

Vergine, reclusa e martire

Festa
2 maggio
Morte
2 mai 925 (martyre)
Categorie
vergine , reclusa , martire
Epoca
10° secolo
Luoghi associati
Svevia (DE) , Roma (IT)

Nobile sveva del X secolo, Viborada si consacrò alla preghiera e alla cura dei poveri prima di diventare reclusa presso l'abbazia di San Gallo. Diresse spiritualmente santa Rachilde e Wendilgarde, e diede prova di grande austerità. Morì martire nel 925, colpita dagli invasori ungheresi nella sua cella.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 7

SANTA VIBORADA O GUIBORAT, VERGINE,

RECLUSA E MARTIRE IN SVIZZERA, — E LA SUA COMPAGNA SANTA RACHILDE

Vita 01 / 07

Giovinezza e prime virtù

Nata nella nobiltà sveva, Guiborat manifesta fin dall'infanzia un desiderio di purezza e di ritiro dal mondo, preferendo la pietà ai divertimenti della sua età.

Viborade Viborade Reclusa presso San Gallo, martire durante l'invasione ungherese. , chiamata tra noi Guiborat, e presso i tedeschi Weib-Rath, era nata da una famiglia nobile e antica in Svevia, ne ll'alt Souabe Regione storica della Germania. a Germania. Fu educata fin dalla sua più tenera infanzia nei sentimenti e negli esercizi della pietà cristiana; e il desiderio che aveva di consacrarsi unicamente a Dio, rafforzandosi sempre con l'età e la ragione, le fece preferire inviolabilmente la conservazione della purezza del suo corpo e del suo spirito, a quella stessa della sua salute e della sua vita.

Fin dall'uscita dalla culla era apparsa prevenuta da una grazia particolare, che l'aveva posta al di sopra delle debolezze e degli affetti puerili, che l'aveva portata a svezzarsi volontariamente da tutti i piaceri e passatempi con cui si è soliti intrattenere i bambini, e che le aveva ispirato un'aria di modestia e di gravità, che fece notare in tutta la sua condotta una saggezza che si trovava difficilmente nelle persone più consumate in virtù ed esperienza.

Portava nelle sue occupazioni spirituali un temperamento così giudizioso tra l'azione e la contemplazione, che sembrava avesse riunito in lei sola tutto il merito delle due sante sorelle Marta e Maria, che si trovarono degne di essere le ospitanti di Gesù Cristo. Univa il lavoro delle mani e le pratiche più penose della penitenza, alla mortificazione interiore del suo cuore e delle sue passioni.

Dalla casa di suo padre, dove viveva regolarmente come in un monastero, andava ogni mattina, il più delle volte a piedi nudi, alla chiesa, che ne era distante quasi mezza lega. Al suo ritorno si rinchiudeva per applicarsi sola alla presenza di Dio alla lettura, al lavoro e alla preghiera, fuggendo non solo la compagnia delle persone di fuori, ma anche i colloqui troppo frequenti dei suoi fratelli, delle sue proprie sorelle e di tutti quelli della casa; ciò che non le impediva di essere molto esatta nel rendere ai suoi genitori tutta la sottomissione e la deferenza che doveva loro, di sollevarli nella loro vecchiaia e di servirli nelle loro malattie con un'assiduità e uno zelo che essi stessi non potevano abbastanza ammirare.

Così, da parte loro, ebbero per lei tutta l'indulgenza che poteva desiderare per il riposo del suo ritiro e la libertà dei suoi esercizi, da quando ebbe ottenuto da loro che non l'avrebbero più assoggettata alle mode del secolo, e che non l'avrebbero più pressata riguardo al matrimonio, al quale aveva rinunciato per Gesù Cristo.

Missione 02 / 07

Servizio ecclesiale e viaggio a Roma

Assiste il fratello Hitton nel suo ministero, fonda un ospedale per i poveri e intraprende un pellegrinaggio di devozione a Roma.

La gioia che provò nel vedere suo frat ello H Hitton Fratello di santa Guiborat, sacerdote e monaco a San Gallo. itton entrare nello stato ecclesiastico, e devoto per il resto dei suoi giorni al servizio di Dio, la spinse a convertire il lavoro delle sue mani al suo uso, stimandosi felice di poter servire i ministri dell'altare. Gli confezionava lei stessa gli abiti, la biancheria, i mobili che gli inviava nell 'abbazia di San Gall abbaye de Saint-Gall Celebre monastero benedettino legato alla vita della santa. o dove si era ritirato per studiare la Sacra Scrittura e la teologia. Lavorava allo stesso tempo per i religiosi di quel celebre monastero, e si applicava principalmente a rilegare i loro libri.

Non appena suo fratello divenne sacerdote, si ritirò con lui, non solo per assisterlo nelle cure del suo temporale, ma anche nella speranza di trovare presso di lui facilitazioni maggiori per servire Dio e il prossimo. Non ne fu affatto delusa, e continuando gli esercizi di carità che faceva in precedenza presso suo padre e sua madre, si vide secondata da questo degno fratello, che non contento di abbandonarle tutto il suo reddito e la casa stessa, per farne un ospedale, andava ancora a cercarle i malati che le portava ora sulla sua giumenta, ora sulle sue stesse spalle. Ne dividevano tutte le cure tra loro, e Guiborat si faceva sempre carico di ciò che vi era di più umiliante e di più penoso.

La sua assiduità nel trattare i malati e nel nutrire i poveri che approdavano da lei da ogni parte, non diminuiva nulla della sua applicazione alla preghiera, né dello spirito di ritiro che conservava sempre in mezzo a queste apparenti distrazioni. Imparò i salmi sotto suo fratello, recitava l'ufficio con lui, e lo serviva persino al coro e all'altare. Fece con lui il pellegrinaggio di Roma, per visitare per devozione la tomba dei santi Apost oli, Rome Città natale di Massimiano. e gli altri luoghi consacrati dal sangue dei martiri. La curiosità non ebbe alcuna parte in questo grande viaggio, che lei stessa aveva sollecitato molto tempo prima presso suo fratello: unì alla fatica del cammino astinenze e austerità volontarie, distribuendo ai poveri ciò che sottraeva alle spese; e tutto il soggiorno che fece in città fu impiegato a fare preghiere e a spargere lacrime ai piedi degli altari e sulle tombe dei Santi di cui reclamava l'intercessione.

Vita 03 / 07

La prova della calunnia e il giudizio di Dio

Falsamente accusata di incesto da una serva, prova la sua innocenza davanti al vescovo di Costanza attraverso una prova giudiziaria.

Al ritorno da Roma rappresentò così vivamente a suo fratello le difficoltà che vi erano nel lavorare bene alla propria salvezza nel mondo, che lo persuase ad abbandonarlo interamente e a ritirarsi nell'abbazia di San Gallo. Dopo che egli vi ebbe fatto professione di vita religiosa, sembrava che lei dovesse seguire il suo esempio, cosa che tuttavia non poté fare se non più di sei anni dopo. Ma viveva nel secolo come un'estranea, che non ne seguiva né le leggi né gli usi. Si considerava come in un luogo di esilio, dove non poteva gustare alcuna soddisfazione se non quella che le poteva procurare la speranza di uscirne. Vi viveva come se fosse sempre stata pronta a partire e ad andare a rendere conto a Dio. Vi macerava il corpo con le veglie e i digiuni. Non mangiava carne e non beveva vino, sebbene ne venisse sempre servito sulla tavola; il che non poteva che contribuire ad aumentare ancora la sua mortificazione.

Faceva ancora molte altre austerità segrete, di cui non aveva per testimoni che due fanciulle che la servivano, alle quali aveva insegnato la discrezione insieme alla pietà, e che avevano cura di distribuire ai poveri e ai malati ciò che si credeva fosse preparato per lei.

Aveva un letto molto pulito, e non dormiva mai se non sulla terra, coperta da un semplice cilicio, avendo solo una pietra come capezzale. Perciò vi prendeva pochissimo riposo, interrompendo il suo primo sonno per rialzarsi, mentre tutti dormivano, e per passare il resto della notte in preghiera.

Un'azione così santa non mancò di essere screditata da un'altra delle sue serve che non aveva la sua confidenza. Dio, volendo provare la fedeltà di Guiborat e purificare la sua virtù sempre più, permise che la calunnia l'attaccasse dal lato più sensibile, che era quello dell'onore. Questa miserabile serva andò a pubblicare ovunque che la sua padrona si rialzava tutte le notti, ma che era per fare tutt'altro che pregare Dio; che dopo aver vissuto a lungo in un commercio incestuoso con il proprio fratello, si era abbandonata ai crimini più vergognosi che copriva con il velo della notte, perché la luce del giorno non li avrebbe potuti sopportare.

Coloro che conoscevano la Santa non ebbero che indignazione per calunnie così nere; ma vi furono fin troppe persone tra gli altri che, seguendo la pendenza naturale che si ha ordinariamente per la maldicenza, la giudicarono capace di essere caduta in tali eccessi, e credettero di farle grazia compiangendo in lei la fragilità umana.

Guiborat, senza lasciarsi abbattere sotto i colpi di una così crudele diffamazione, ripose tutta la sua fiducia nel divino protettore della sua innocenza, che lo era anche della sua verginità. Non fece alcuna difficoltà ad andare a presentarsi al tribunale del vescovo di Costanza, Salomone, per rispondere a queste accuse e per giustificare dava nti a lui la sua innocenza a évêque de Constance, Salomon Vescovo di Costanza che giudicò e protesse Guiborat. ttraverso le prove pericolose che venivano chiamate il giudizio di Dio, e che erano allora di grande uso.

Fondazione 04 / 07

L'ingresso nella clausura perpetua

Dopo quarant'anni di austerità presso la chiesa di San Giorgio, si fa rinchiudere come reclusa vicino alla chiesa di San Magno.

Il vescovo, che già stimava e onorava la virtù di Guiborat, si confermò ancor più nell'alta opinione che ne aveva quando vide che Dio si dichiarava così visibilmente in suo favore. Cercò con cura l'occasione di godere spesso della sua compagnia. Un giorno, recandosi all'abbazia di San Gallo, che faceva parte della sua diocesi, le propose di intraprendere il viaggio con lui ed ella vi acconsentì con gioia. Trovò la solitudine così conforme ai suoi desideri che, rinunciando al luogo della sua antica dimora, col pretesto di voler cedere alla malignità dei maldicenti e dei calunniatori, si fermò su una montagna vicina all'abbazia, vi si fece costruire una cella vicino alla chiesa di San Giorgio e vi rimase per quasi quarant'anni a continuare le sue austerità. Trascorreva giorni e notti in quella chiesa a pregare, rimanendovi talvolta tre giorni di seguito senza mangiare, e rientrava nella sua cella solo per concedere al suo corpo un po' di riposo o di nutrimento, quando lo vedeva ridotto agli estremi.

Le popolazioni dei dintorni, considerando che si era spogliata di tutto per Gesù Cristo e che si era impoverita per sollevare i poveri, le portavano a gara elemosine per farla sussistere; ciò la rimise in una sorta di abbondanza di cui tuttavia non volle approfittare se non per soccorrere chi era nel bisogno. La distribuzione di queste carità, di cui era occupata spesso per tutta la giornata, e le visite frequenti di coloro che le portavano di che provvedervi o che venivano a consultarla sugli affari della loro salvezza, creavano una tale distrazione al silenzio che voleva mantenere nel suo ritiro e alla contemplazione in cui desiderava essere colmata solo da Dio, che risolse infine di abbracciare l'Istituto delle recluse che conducevano la vita degli anacoreti in una clausura perpetua.

Il vescovo di Costanza le benedisse una cella vicino alla chiesa di San Magno, a una certa distanza da San Gallo, e compì la cerimonia di rinchiudervela. La vita che condusse in quel ritiro per lo spazio di trentaquattro anni ebbe molto meno rapporto con quella degli uomini che con lo stato di quegli spiriti beati che sussistono senza corpo e che sono impiegati solo a lodare Dio e a godere della sua presenza. Vi fu così nascosta che sarebbe rimasta interamente sconosciuta agli uomini, se i suoi miracoli e le sue predizioni non vi avessero fatto ostacolo.

Predicazione 05 / 07

Direzione spirituale di Rachilde e Wendilgarde

Guarisce e forma Rachilde, poi dirige Wendilgarde, nipote del re di Germania, insegnandole la mortificazione dei sensi.

Vi era nelle vicinanze una fanciulla di nobile lignaggio chiamata Rachilde Discepola e reclusa, guarita da Guiborat. Rachilde, soggetta a molte infermità corporee che l'avevano ridotta a una malattia giudicata incurabile. I suoi genitori, dopo aver impiegato inutilmente i rimedi umani, si preparavano a farla trasportare a Roma per chiedere a Dio la sua guarigione per intercessione dei santi Apostoli. Guiborat, appresa tale risoluzione e conoscendo ciò che Dio voleva fare di questa fanciulla, se la fece condurre nella sua cella. Dopo averla abbracciata, la adottò come sua figlia spirituale e le dichiarò che, per obbedire a Dio, voleva prendersi cura della sua anima e del suo corpo per il resto dei suoi giorni.

Rachilde si sentì molto consolata nelle sue sventure dalle testimonianze di una così grande bontà; e Dio, per non gratificarla a metà, le restituì una salute perfetta, tanto per le preghiere quanto per i servizi di Guiborat. I genitori di Rachilde, assai gioiosi per una guarigione così poco sperata, acconsentirono dapprima che la Santa tenesse la loro figlia presso di sé. Ma essendo scoppiat a la guerra tra Enrico di Sas Henri de Saxe, dit l'Oiseleur Padre di san Bruno e re di Francia orientale. sonia, detto l'Uccellatore, appena eletto re di Germania, e Burchard, duca di Alemannia, ovvero della Svevia, essi temettero di vederla esposta agli insulti dei soldati o alle miserie della fame, e vollero riportarla a casa. Guiborat vi si oppose e, avendo dichiarato loro la volontà di Dio sulla figlia, li congedò in pace; poco tempo dopo rinchiuse Rachilde e la fece reclusa come lei, nonostante le malattie che ritornavano a intervalli e dalle quali guariva allo stesso modo per le preghiere e le cure della sua madre spirituale.

La nostra Santa fu spesso sollecitata a prendere altre discepole, che la sua umiltà e il suo amore per la solitudine la spinsero a rifiutare. Non poté tuttavia esimersi dal ricevere una giovane dama che si credeva vedova e che cercava di servire Dio sotto la sua guida. Si trattava di We ndilgarde, Wendilgarde Nipote del re Enrico, discepola di Guiborat. nipote di Enrico, re di Germania, che aveva sposato il conte U dalrico, catt comte Udalric Conte, marito di Wendilgarde, prigioniero degli Ungari. urato dagli Ungari in battaglia poco tempo dopo il matrimonio. La convinzione che il marito fosse morto la fece ricercare subito per partiti assai vantaggiosi; ma avendo rifiutato di passare a seconde nozze, venne a chiedere all'abate di San Gallo il permesso di costruirsi una cella accanto a quella di santa Guiborat, che aveva scelto come sua direttrice. Ottenne facilmente la sua richiesta e, non avendo trattenuto che il necessario per il suo sostentamento, fece grandi elemosine del resto dei suoi beni ai poveri e ai religiosi dell'abbazia, per il riposo dell'anima di suo marito.

Poiché era sempre stata educata molto delicatamente, ebbe molto da soffrire per abituarsi alle astinenze e alle altre austerità della vita che voleva abbracciare. Amava la varietà delle carni e la dolcezza dei frutti; e sebbene Guiborat la riprendesse con molta severità, rappresentandole che quell'appetito per la varietà dei cibi non era segno di sobrietà in una donna, essa aveva pene inconcepibili a reprimere i suoi desideri su questo punto.

Un giorno, mentre era nella cella della sua maestra, la pregò di darle delle mele dolci, se ne avesse. La Santa le disse che ne aveva conservate di bellissime per i poveri e le diede uno di quei frutti selvatici che vengono chiamati mele di bosco. Wendilgarde vi si gettò sopra con un'avidità che sembrava avere qualcosa di furioso. Ma appena vi ebbe messo i denti, la rigettò e disse alla Santa: «Ah! quanto sono aspre le vostre mele, e quanto siete dura voi stessa! Piacesse a Dio che non ce ne fossero mai state altre nel Paradiso terrestre. Eva si sarebbe guardata bene dal toccarle; e noi non saremmo ridotte a tante miserie».

«Poiché parlate di Eva», rispose Guiborat, «dovreste sapere che è stata la sua concupiscenza per un frutto delizioso a causare la sua caduta e la nostra sventura; e potete giudicare da questo esempio se la vostra possa essere innocente». Questo rimprovero colpì il cuore di Wendilgarde, che si ritirò tutta confusa per andare a piangere le sue debolezze nel segreto. Da quel momento lavorò così duramente per correggersi che, con la grazia di Dio e i consigli di santa Guiborat, riuscì a mortificare interamente i suoi appetiti e a praticare una perfetta astinenza. Fece poi tanti progressi nelle altre virtù che il vescovo di Costanza, col parere del suo sinodo, credette di doverle dare il velo sacro che ella gli chiedeva.

Il suo zelo andò così lontano che, abituandosi insensibilmente alla vita più austera delle recluse, scongiurò la nostra Santa di accordarle la sopravvivenza di Rachilde, della quale si attendeva la morte di giorno in giorno, poiché tutto il suo corpo andava in putrefazione per la moltitudine di ulcere che vi si formavano. Ma Dio dispose altrimenti. Rachilde fu riservata a un lungo martirio e a lasciare alla posterità cristiana un modello compiuto della pazienza che Dio ci chiede nei mali che ci invia.

Quattro anni dopo il ritiro di Wendilgarde, giunse la notizia del felice ritorno di suo marito, il conte Udalrico, che si credeva morto e che era rimasto in cattività per tutto quel tempo sotto il potere degli Ungari o degli Slavi. Fu necessario restituirgli la moglie che egli richiedeva; e i vescovi riuniti nel loro sinodo giudicarono che la professione religiosa non potesse impedire che gliela si restituisse. Wendilgarde, così obbligata a tornare nel mondo, promise di riprendere i suoi voti se fosse sopravvissuta al marito, e consacrò fin da allora a Dio, sotto la protezione di san Gallo, il primo figlio che ne avrebbe avuto. Il conte Udalrico fu il fedele esecutore di questa promessa: avendo perso la moglie durante il parto e salvato tramite taglio cesareo il bambino, che fu poi abate di San Gallo.

Martirio 06 / 07

Invasione barbara e martirio

Rifiutandosi di fuggire davanti all'invasione degli Ungari, viene assassinata a colpi d'ascia nella sua cella il 2 maggio 925.

Tuttavia, gli Ungari, Hongrois Incursione barbara in Svevia che causò il martirio della santa. avendo ricominciato le loro scorrerie, vennero a piombare con furore in Svevia e nei paesi vicini. Ognuno si rifugiò in luoghi fortificati per provvedere alla propria sicurezza; e l'abate di San Gallo esortò vivamente santa Viborada a voler trovare rifugio in una fortezza che dipendeva dalla sua abbazia, e che era in grado di opporre resistenza ai barbari. Ma la Santa, che aveva predetto questa irruzione e che era stata avvertita interiormente di ciò che le sarebbe accaduto, ringraziò l'abate e rimandò i suoi delegati che erano venuti a prenderla, testimoniando che non voleva affatto opporsi a ciò che Dio aveva ordinato per lei. Fece mettere in salvo gli ecclesiastici che servivano la chiesa di San Magno, tra i quali suo fratello Hitton era il primo, e le altre persone che dimoravano attorno a lei, eccetto la sua cara figlia Rachilde, che era sempre inferma, e della cui salvezza rassicurò i parenti che erano venuti per portarla via.

Nel frattempo, i barbari si sparsero nella contrada, distruggendo con il ferro e con il fuoco ciò che non potevano saccheggiare. Bruciarono la chiesa di San Magno e, non essendo riusciti a fare lo stesso con la cella della Santa, che era ben chiusa, salirono sul tetto che scoperchiarono, e la trovarono in ginocchio, intenta a pregare nel suo piccolo oratorio. La spogliarono di tutti i suoi abiti, lasciandole solo il cilicio; e irritati dal non trovare denaro presso di lei, le sferrarono sulla testa tre colpi d'ascia, per i quali cadde a terra. La lasciarono mezza morta in mezzo al suo sangue, che colò fino alle pareti della sua cella in così grande abbondanza che ne apparvero imbevute per diversi anni. Visse così esausta fino al mattino seguente, quando rese l'anima al suo Creatore. Era il secondo giorno di maggio, l'anno 925.

Culto 07 / 07

Riconoscimento e posterità

Il suo culto si sviluppò rapidamente a San Gallo e fu ufficialmente canonizzata da papa Clemente II nel 1047.

Suo fratello Hitton, essendo tornato poche ore dopo dal ritiro dove lei lo aveva mandato a nascondersi, volle seppellire il corpo immediatamente, poiché temeva che i barbari lo bruciassero al loro ritorno. Ma la beata Rachilde, che quei furiosi avevano risparmiato, si oppose, e l'abate di San Gallo venne a prelevarlo con i suoi religiosi in grande cerimonia, per tenerlo in deposito, dapprima, in quella fortezza dipendente dalla sua abbazia, che distava mezzo miglio, finché non si fosse liberi dal terrore dei barbari; e di lì nella sua chiesa, dove rimase fino alla morte della sua cara figlia santa Rachilde, che le sopravvisse per ventun anni, tra infermità e languori continui, che Dio fece servire alla sua santificazione.

Tuttavia Dio faceva risplendere la gloria di cui aveva coronato santa Guiborat attraverso diversi miracoli che operava sulla sua tomba. Il suo corpo fu trasportato alcuni anni dopo nell'oratorio della sua cella, e di lì nella chiesa di San Magno che era stata restaurata. Vi fu deposto anche quello di santa Rachilde, di cui si credette di dover onorare la memoria, insieme a quella di santa Guiborat, sugli indizi che si ebbero della sua santità.

Gli onori pubblici che furono resi a santa Guiborat nell'abbazia di San Gallo si trasformarono in un culto religioso fin dal giorno del suo anniversario, di modo che la prima celebrazione della sua festa avvenne il secondo giorno di maggio dell'anno 926, come di una santa vergine e martire. Tuttavia, essa non fu canonicamente annoverata tra i Santi che nell'anno 10 47, da papa Cle pape Clément II Papa regnante al momento della morte del santo. mente II. I Martirologi di Germania e quelli dell'Ordine di San Benedetto ne fanno menzione in questo giorno; ma il Romano moderno non ne parla da nessuna parte.

Si rappresenta santa Viborada o Guiborat in piedi alla grata della sua cella murata, mentre distribuisce il pane dei buoni consigli ai suoi visitatori; poiché, senza giochi di parole, il nome tedesco di santa Viborada, Weib-R Baillet Agiografo francese, autore delle Vite dei Santi. ath, significa consiglio delle donne.

Baillet.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita in Svevia in una famiglia nobile
  2. Servizio ai poveri e ai malati con suo fratello Hitton
  3. Pellegrinaggio a Roma con suo fratello
  4. Ritiro come reclusa presso l'abbazia di San Gallo per 34 anni
  5. Direzione spirituale di santa Rachilde e di Wendilgarde
  6. Martirio per mano di invasori ungheresi (colpi d'ascia alla testa)

Miracoli

  1. Guarigione di santa Rachilde tramite le sue preghiere
  2. Dono di profezia (previsione dell'irruzione degli Ungari)
  3. Innocenza provata dal giudizio di Dio di fronte alla calunnia

Citazioni

  • Chiedi sempre consiglio ai saggi. Tb, IV, 19 (citato in epigrafe)

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo